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SUMMARY:Sapiens
DESCRIPTION:18 settembre – 3 ottobre 2026 ore 19:00 e 20:30\n(tranne 21-22-23-26-28 settembre)\nCervignano\, Teatro Pasolini \ntesto elaborato con il supporto di ChatGPT e NotebookLM\nsupporto generazione immagini 2D / 3D ChatGPT\, Gemini\, Skybox AI\, Hunyuan3D\nsviluppo realtà aumentata Alessandro Passoni e Saul Clemente\ncoordinamento registico Rita Maffei\ncon Klaus Martini / Francesca Osso\nspazio scenico Luigina Tusini\nmusiche originali Vittorio Vella\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \nDopo Il labirinto di Orfeo e Nel mezzo dell’inferno\, esperienze individuali con i visori della Realtà Virtuale\, il CSS aspettava l’occasione per tentare una nuova sfida\, per la prima volta teatrale: l’incontro tra la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale con la presenza di un/a attore/attrice dal vivo. \nL’ispirazione dell’esperienza in VR e AR prende spunto dalla lettura del bestseller Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità di Yuval Noah Harari\, ripercorrendo le metamorfosi che l’essere umano ha compiuto nel corso dei millenni e le trasformazioni a cui stiamo assistendo e interrogandosi sul futuro dell’umanità e sulla sua sopravvivenza. \nIl gruppo di lavoro CSS compie una ricerca che mette in discussione ciò che è reale e ciò che è virtuale in teatro\, dal vivo\, sulla scena\, per indagare le tematiche che il nostro tempo ci presenta.\nCosa accade se a raccontare la storia dell’umanità è un essere umano o se a farlo è l’Intelligenza Artificiale?\nCosa è virtuale se in scena\, davanti ai nostri occhi\, c’è una persona in carne ed ossa?\nE cosa accade di vero a quella persona e cosa invece è finzione?\nQuale narrazione mette in crisi le nostre certezze? \nDurata: 30 minuti \nLo spettacolo contiene luci e rumori intensi intermittenti potenzialmente disturbanti.\nLa visione non è consigliata a persone con disturbi fotosensibili o con patologie cardiache o altre sensibilità analoghe.\netà consigliata: 12+\n\nINFO E PREVENDITE\nTeatro Palamostre\ntel +39 0432 506925\nbiglietteria@cssudine.it\norario: dal lunedì al sabato ore 17.30 – 19.30\nAcquista online su vivaticket \ndal 1 settembre prevendita aperta al Teatro Pasolini\nPiazza Indipendenza 34\n33052 Cervignano del Friuli\ntel. +39 0431 370216\nbiglietteria@teatropasolini.it\ninfo@teatropasolini.it
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SUMMARY:Incontri di presentazione della Stagione ContattoTIG 2026-2027
DESCRIPTION:a cura di Rita Maffei – co direttrice artistica del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\n\ngiovedì 24 settembre 2026\nUdine\, Teatro S. Giorgio / dalle ore 17 alle ore 19\nvenerdì 25 settembre 2026\nCervignano del Friuli\, Teatro Pasolini / dalle ore 17 alle ore 19\nvenerdì 2 ottobre 2026\nS. Giorgio di Nogaro – Biblioteca Civica Villa Dora / dalle ore 17 alle ore 19 \nper informazioni e adesioni agli spettacoli\, agli incontri e ai laboratori\nCSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\nfrancescapuppo@cssudine.it – tel. +39 0432 504765
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SUMMARY:Rita Maffei\, Massimo Somaglino e Il Dramma Italiano di Fiume / MIO FIGLIO CAMMINA SOLO UN PO’ LENTAMENTE
DESCRIPTION:giovedì 8 ottobre 2026 ore 20:45 \ndi Ivor Martinić\ntraduzione italiana Elisa Copetti\nregia e concept scenico Marcela Serli\ncon Rita Maffei\, Massimo Somaglino\, Elena Brumini\, Serena Ferraiuolo\, Annamaria Ghirardelli\, Stefano Iagulli\, Giuseppe Nicodemo\, Mirko Soldano\, Leonora Surian Popov\nmusiche Enza De Rose\nbatteria e percussioni Filippo Angiolini\nassistente alla regia Caterina Nonis\nassistente scenografo Ivan Botički\nassistente ai costumi Karla Kučić\nassistente per i movimenti Noemi Bresciani\ndirettrice di scena Andrea Slama\nco-produzione Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Rijeka – Dramma Italiano\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Teatri Stabil Furlan \nUn intenso ritratto di famiglia dove si ride\, si litiga e si ama con ostinazione. In una casa qualunque si prepara una festa di compleanno: Branko compie 25 anni. Attorno a lui si muovono una madre che non si arrende\, un padre silenzioso\, una sorella piena di vita\, una nonna che dimentica tutto – tranne il bisogno d’amore. Tra dialoghi taglienti e momenti di struggente tenerezza\, la quotidianità diventa poesia e grottesco insieme. La malattia\, la disabilità\, la paura di invecchiare si intrecciano a desideri semplici e universali: essere visti\, essere scelti\, essere amati. Con ironia e delicatezza\, lo spettacolo ci accompagna dentro una famiglia che somiglia a tutte le famiglie\, ricordandoci che\, anche quando la vita rallenta\, il cuore continua a correre. Una storia che commuove e sorprende\, capace di parlare a tutti. \nNote di regia\nIncontrare il testo di Ivor Martinić significa accettare di avvicinarsi a una fragilità collettiva senza protezioni. È una scrittura che non concede appigli facili\, che non consola\, che non addolcisce: apre invece delle fessure\, costringendoci a guardare dentro una famiglia che traballa\, inciampa\, evita\, ride e si nasconde. Per me\, che da anni lavoro su un teatro capace di spostare lo sguardo e di rifiutare le semplificazioni emotive\, questo testo è insieme un dono e una sfida. \nLa regia nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che di solito resta fuori campo: le micro-espressioni\, i tremori\, le omissioni\, i piccoli cortocircuiti che rivelano l’incapacità di questa famiglia di vedersi davvero. Per questo scelgo di lavorare innanzitutto applicando gli stati emotivi\, attraverso un lavoro minuzioso sull’interpretazione delle attrici e degli attori. A questa indagine si affianca la presenza di una telecamera in scena\, non come effetto estetico\, ma come dispositivo politico: un occhio che insiste\, che interroga\, che obbliga a non distogliere lo sguardo. Ogni primo piano diventa un atto di responsabilità\, un modo per restituire dignità alla fragilità. \nIl lavoro con gli interpreti parte sempre dal corpo e dalla verità dei gesti. Non cerco un’interpretazione “giusta”\, ma una presenza piena e vibrante\, capace di attraversare il comico e il tremendo. In questo spettacolo chiedo alle attrici e agli attori di abitare una condizione di costante equilibrio precario: tra la tentazione di nascondersi e la necessità di esporsi\, tra il grottesco che salva per un istante e il dolore che subito dopo riaffiora. La tragicommedia qui non è un genere teatrale: è una condizione umana. \nIl tema della disabilità — fisica\, emotiva\, relazionale — viene affrontato non come etichetta ma come specchio. Tutti\, in questa famiglia\, “camminano solo un po’ lentamente”: ognuno inciampa nel proprio modo di amare\, ognuno aggira una verità. In questo senso il lavoro assume un valore profondamente politico: rifiuta la retorica\, rifiuta l’eroismo e sceglie invece di raccontare la vulnerabilità come territorio comune. \nProvengo da una biografia fatta di confini attraversati e identità in movimento. In questo testo ho ritrovato qualcosa di mio: le famiglie che parlano più lingue senza riuscire davvero a comprendersi\, le radici che tengono e quelle che cedono\, le generazioni che tentano di trasmettere ciò che non hanno saputo vivere. Per questo ho scelto di valorizzare il plurilinguismo emotivo della messinscena: l’italiano come lingua del presente\, il friulano e il fiumano come lingue della memoria\, dell’intimità e delle crepe. \nAl centro della scena c’è un compleanno. Un rito semplice e universale che dovrebbe celebrare la vita e che invece\, come spesso accade nelle famiglie\, fa emergere tutto ciò che resta irrisolto: desideri\, paure\, aspettative\, silenzi. La festa diventa così un dispositivo teatrale capace di far convivere leggerezza e vertigine\, gioco e ferita. \nDirigere Mio figlio cammina solo un po’ lentamente significa costruire un luogo instabile e mobile\, abitato da nove attori che portano in scena la fragilità delle famiglie di oggi: disgregate\, rumorose\, affettuose\, crudeli\, comiche\, disperate. Significa accompagnare il pubblico attraverso un rituale\, un compleanno impossibile che diventa lo specchio di tutte le volte in cui abbiamo cercato di essere una famiglia senza sapere davvero come farlo. \nMarcela Serli \nDurata: 95 minuti \n    
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SUMMARY:Alessandro Serra / I TURCS TAL FRIÙL
DESCRIPTION:martedì 20 ottobre 2026 ore 20:45\n\ndi Pier Paolo Pasolini\ndrammaturgia\, regia\, scene\, suoni\, luci e costumi Alessandro Serra\ncon Valerio Ameli\, Aurora Cimino\, Erika Cordisco\, Salvo Drago\, Diamara Ferrero\, Noemi Grasso\, Alessandro Maione\, Chiara Michelini\, Felice Montervino\, Francesca Pica\, Valerio Pietrovita\, Mirko Soldano\, Aida Talliente\nvoci e canti Bruno de Franceschi\nmovimenti di scena Chiara Michelini\nla produzione è parte del progetto di Cinemazero I Turcs tal Friùl 1976-2026: 50 anni dopo il terremoto\na cura di Luca Giuliani e Roberto Calabretto\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\,\ncon Teatri Stabil Furlan\, Teatro Nuovo Giovanni da Udine\ncon il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, di Confindustria Udine e di Banca 360 FVG\n\ncon il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine\nin collaborazione con Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia\, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\, i Comuni di Casarsa della Delizia e Gemona del Friuli\, Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV\nsi ringrazia per la collaborazione il Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume (HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci) \nspettacolo in friulano con sovratitoli \nIl contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà\nP.P.P. \nI Turcs è una tragedia.\nPer scriverla il giovane Pasolini si rifà alla più antica opera teatrale dell’occidente: I Persiani di Eschilo.\nLa compone in una lingua appresa da adulto\, ascoltando i contadini\, vocabolario alla mano.\nNon è un testo fonetico ma poetico e perciò\, in qualche modo\, musicale.\nOgni nuova messa in scena ha il dovere di inventare una sonorità che si emancipi da un consolatorio vernacolare.\nPasolini vive i suoi vent’anni in un paese di fascisti occupato da nazisti: cosa fare?\nAttendere pregando in chiesa o agire tra i boschi in montagna?\nDeciderà di restare mentre suo fratello\, più piccolo\, andrà partigiano e dagli altri partigiani verrà ucciso.\nNei Turcs Pauli rimane\, mentre il fratello minore\, Meni\, va in contro alla morte:\ntornerà cadavere in una scena perfettamente tragica.\nC’è la polis nei Turcs: la sacralità del paese riunito attorno alla chiesetta\, succedaneo dell’altare di Dioniso posto al centro dell’orchestra.\nC’è l’orrore dell’invasore che distrugge\, violenta e rende schiavi.\nC’è la musica nei Turcs\, sacra e cattolica\, presente in tutta l’opera. Ma è dal suo interno che si sprigionerà il canto ottomano del coro dei turchi a cui Pasolini dedica i versi più lirici.\nC’è la contrapposizione religiosa ma soprattutto musicale fra una cultura cattolica della rassegnazione e la sacrosanta bestemmia di un popolo capace\, il giorno dopo il terremoto\, di numerare le pietre e cominciare a ricostruire.\nLa stessa bestemmia intonata da Meni a cui nel finale farà eco Pauli che\, di fronte al cadavere del fratello\, con l’ultimo fiato del suo povero petto cristiano\, bestemmierà la Madonna.\nSarà questa Bestemmia a generare il vento spaventoso che fermerà i Turchi.\nAl prete non resterà che dire: Amen.\nAlessandro Serra
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SUMMARY:Come il brutto anatroccolo
DESCRIPTION:da H. C. Andersen\ntesto e regia Sandra Novellino e Delia De Marco\ncon Alessandra Ardito\, Delia De Marco\, Giuseppe Marzio\nscenotecnica e luci Michelangelo Campanale\nmusiche originali Mirko Lodedo\ncostumi Maria Pascale\ncura del movimento Valentina Elia\nconsulenza artistica Giovanni Guarino\naiuto regia Antonella Ruggiero\ntecnico luci Vito Marra / Walter Mirabile\nuna produzione Crest – Taranto \ndai 4 anni\nteatro d’attore \n \n«Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre\, quando si è usciti da un uovo di cigno?». Così chiosa Christian Andersen nel bel mezzo della sua favola\, mettendo in chiaro una delle “letture” possibili delle avventure e disgrazie che capitano ad un anatroccolo nato più grosso e più alto dei suoi fratelli. Un piccolo che accetta il suo destino di “brutto”\, senza nascondersi\, ed anzi lascia le ali protettrici di mamma anatra per il suo solitario viaggio di conoscenza del mondo e dei suoi abitanti. Case\, cortili\, prati e canneti ogni volta nuovi e diversi\, abitati da tanti e diversi animali che con alterigia rivendicano il diritto di imporre le proprie regole e abitudini solo perché sono arrivati prima ad abitare quell’angolo di mondo. Il loro angolo\, il mondo. \nBrutto\, l’anatroccolo\, nel suo cammino non si arrenderà mai alle regole e alla superbia altrui\, ed ogni volta riprenderà il viaggio\, sopportando il vento ed il ghiaccio\, accettando spintoni e insulti. Crescerà e imparerà a riconoscere e ad amare ciò che appartiene alla sua natura\, come l’acqua e il volo. Si scoprirà cigno e\, per la prima volta\, non avrà paura ma pudore. Proprio come un bambino quando si scopre ragazzo.\nIl Crest torna a parlare ai bambini più piccoli\, con la fiaba che pone per eccellenza il problema della diversità\, prefigurando il difficile e doloroso viaggio che fa approdare all’accettazione di sé\, ad una consapevole autostima. Una fiaba\, all’apparenza semplice e leggera\, narrata con maestria e fantasia dagli attori e da musiche originali che segnano il cammino. \nDurata: 50 minuti \n 
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SUMMARY:Koreja / MODUGNO\, PRIMA DI VOLARE
DESCRIPTION:mercoledì 28 ottobre 2026 ore 20:45 \nscritto da Angelo De Matteis in collaborazione con Salvatore Tramacere\nregia Salvatore Tramacere\ncon Angelo De Matteis\, Emanuela Pisicchio ed Enrico Stefanelli\nscene e luci Lucio Diana\ncostumi Lilian Indraccolo\nliberamente tratto dal libro lo\, Domenico e me di Angelo De Matteis\nuno spettacolo di Koreja-Lecce \nPochi conoscono le vere origini di Domenico Modugno. I più pensano fosse originario di Polignano a Mare\, dove effettivamente nacque. Altri credono fosse siciliano\, equivoco mai chiarito dall’interessato\, almeno fino alla vittoria del Festival di Sanremo del 1958\, quando\, diventando Mr Volare\, cambiò radicalmente il panorama della musica in Italia e all’estero. Vale allora la pena approfondire il tema delle sue origini\, recuperare la memoria del contesto storico e culturale nel quale il giovanissimo Modugno nutri la sua vena creativa cosi da rintracciare le connessioni culturali e linguistiche che hanno poi preso forma nella sua produzione artistica. Punto di partenza è un materiale variegato composto da pubblicazioni recenti e ritagli di giornale dell’epoca\, fotografie private e preziose testimonianze orali di chi visse insieme a lui gli anni del Dopoguerra in un piccolo paese del Nord Salento\, che lasciò per andare a Roma e realizzare il suo sogno: diventare attore. \nDurata: 55 minuti
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SUMMARY:GONZALO PLAYS PINO  Rileggendo Pino Daniele
DESCRIPTION:giovedì 29 ottobre 2026 ore 20:45 \nGonzalo Rubalcaba – pianoforte\nDaniele Sepe – sax\nAldo Vigorito – contrabbasso\nGiovanni Imparato – percussioni\nClaudio Romano – batteria\nGiovanni Francesca – chitarra\nMaria Pia De Vito – voce \nGonzalo Rubalcaba\, ovvero uno dei talenti musicali più luminosi del pianismo jazz contemporaneo\, con sangue cubano che lo caratterizza per una capacità di leggere e restituire meglio di chiunque altro l’anima del Sud del mondo\, mantenendone i colori e i calori\, ma filtrandola attraverso l’ordito di una cultura musicale globale e trasversale\, sostenuta da una tecnica e una padronanza eccezionali\, così come accade in questo progetto dedicato alla musica del grande Pino Daniele.\nPer affrontare questo ormai autentico mito (di cui siamo tutti orfani e che molti saccheggiano facendone spesso scempio)\, Rubalcaba decide di rileggere le sue melodie secondo un linguaggio interpretativo coraggioso e musicalmente libero\, sostenuto da una band di anima profondamente partenopea\, tra cui emergono il sax graffiante di Daniele Sepe e la voce di Maria Pia De Vito che\, senza possibili confronti e con grande personalità\, interpretano i brani davvero indimenticabili di Pino Daniele.
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SUMMARY:Piume
DESCRIPTION:testo e regia di Antonella Caruzzi\ncon Elena De Tullio\nmusiche originali Aldo Tarabella\ndisegni degli animali di Francesco Tullio Altan\nideazione e realizzazione costumi e oggetti di scena di Maria de Fornasari\nuna produzione CTA – Centro Regionale di Teatro d’Animazione e figure – Gorizia \ndai 2 anni\nteatro d’attore e di figure\n\nIntorno a uno stagno dall’acqua fresca e trasparente si raccolgono a bere\, a cercar compagnia\, o solo a chiacchierare un po’\, tutti gli animali dei dintorni: la volpe astuta capace di tesser mille inganni\, il lupo prepotente e protervo\, l’agnello timido e gentile\, il bue grande come una montagna\, i corvi sgraziati e confusionari… E c’è anche la taccola\, intelligente e saggia e buona\, ma dall’aspetto – ahimè – grigio e poco appariscente.\nQuando un giorno Zeus\, padre di tutti gli dei\, invita gli animali ad eleggere un loro re\, la taccola tuttavia decide di darsi da fare e si dà a raccogliere ogni piuma colorata caduta a qualche altro uccello in modo da destare ammirazione per la sua bellezza\, anche se finta e posticcia… Cosa accadrà? \nPiume è un piccolo spettacolo ispirato ad alcune favole di animali della tradizione classica (Esopo\, Fedro\, Orazio)\, e costruito come un gioco di parole e musica su un tappeto con tanti cuscini. \nDurata: 45 minuti
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SUMMARY:Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe / IL TEATRO CHE TI FO
DESCRIPTION:martedì 10 novembre 2026 ore 20:45 \nIn occasione del centenario della nascita di Dario Fo \n(spettacolo fuori abbonamento)\n\ncon gli allievi diplomandi Elia Bonzani\, Francesca Cozzini\, Leonardo Maria Filoni\, Davide Gavini\, Gianluca Madaschi\, Edoardo Maria Mattina\, Gaia Mencarini\, Michela Serra\, Nello Tammaro\, Giacomo Zampini\ne gli allievi del secondo anno Beatrice Barale\, Francesca Garofalo\, Umberto Ghirardo\, Andrea Macchi\, Marcello Maggiori\, Federico Mazzotti\, Chiara Ariele Paccalini\, Eleonora Pedrelli\, Enrico Simone\, Andrea Stetur Cogliati\ncanti Marco Toller\ncostumi Emmanuela Cossar\nregia e drammaturgia Claudio de Maglio\nrealizzazione Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe \nNel centenario della nascita di Dario Fo (1926–2026)\, Il Teatro che ti Fo celebra uno dei grandi maestri del teatro contemporaneo attraverso una creazione originale che intreccia memoria\, riscrittura e invenzione scenica. Dopo l’esperienza del 2012\, quando il Maestro visitò l’Accademia supervisionando uno spettacolo poi presentato con successo ad Avignone OFF\, la Nico Pepe si immerge nuovamente nel suo universo creativo. Lo spettacolo attraversa giullarate tratte da Mistero Buffo e scene ispirate alle sue celebri Commedie\, restituendo la figura del giullare: osservatore ironico\, dissacrante e poetico del presente. Corpo\, voce\, musica\, maschere e narrazione danno vita a un teatro popolare coinvolgente e partecipato.\n\nDurata: 100 minuti
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SUMMARY:Giuliano Scarpinato / LA FORESTA DEI NO
DESCRIPTION:lunedì 23 novembre 2026 ore 20:45 \nideazione\, regia\, drammaturgia\, costumi Giuliano Scarpinato\ncon Giulia Di Sacco e Lorenzo Crovo\nin video Ilaria Genatiempo\nscene/video Andrea Pizzalis\nluci/suono Giacomo Agnifili\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Viola Produzioni\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\n\n…La foresta dei no sta germogliando di nuovo. La combatterò con ogni sì\, ogni dono\, ogni gesto positivo\, generoso e di abbandono di sé che possiedo.\nPatricia Highsmith\, diari \nMia ha 14 anni e vive in una foresta diversa dalle altre: è la foresta dei NO\, fitta d’alberi dalle chiome frastagliate che le impediscono di vedere cosa ci sia al di là del suo perimetro. La ragazzina vorrebbe tanto uscire a vedere il mondo\, ma alle sue richieste Bella\, una specie di fata custode\, risponde sempre di no\, che non si può\, che non è pronta. L’incontro con il ragazzo del mare\, un coraggioso sconosciuto riuscito a penetrare nella foresta\, cambierà per sempre la vita di Mia\, portando in essa quel piccolo sì che la condurrà fuori a rivedere il cielo. \nNote di Giuliano Scarpinato\nEsiste un vero e proprio “mal d’adolescenza” che negli ultimi anni sembra essersi acuito sensibilmente tra giovani ragazzi e ragazze. Un senso di sfuturamento\, di rapina della speranza e della felicità\, di inadeguatezza rispetto a una realtà fitta di insidie d’ogni tipo pervade molti di loro. Il rifiuto e la paura del futuro si traduce spesso in un desiderio di isolamento\, o in un attaccamento ossessivo a un eterno presente moltiplicato negli specchi deformanti di social e web. L’incontro reale con l’altro\, avvolto dal mistero e dall’ignoto\, viene spesso evitato e vissuto come un pericolo. Sono\, quelli elencati\, i tratti distintivi di quella che viene chiamata “sindrome da hikikomori”: una forma di grave ritiro sociale originata e battezzata in Giappone alla fine degli anni ’90\, diffusa in soggetti con età compresa tra i 14 e i 30 anni\, prevalentemente maschi. Ma quello degli hikikomori non è un fenomeno solo nipponico\, quanto piuttosto diffuso in tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo. In Italia i dati ufficiali\, concentrati esclusivamente sugli studenti delle scuole secondarie\, stimano tra i 50mila e i 70mila casi: una realtà sconcertante\, e in continuo aumento\, davanti alla quale moltissimi genitori si ritrovano impreparati\, indifesi\, senza mezzi. Le cause di questa rinuncia al mondo da parte di giovanissimi e giovanissime possono essere varie: bullismo e sopraffazione nel gruppo dei pari\, alte aspettative da parte degli adulti\, pressioni scolastiche\, lutti e altro ancora. Come comportarsi\, dunque\, con un ragazzo o una ragazza hikkikomori? Come intervenire per far sì che la porta di quella camera possa finalmente riaprirsi? Come curare l’angoscia del presente e la paura del futuro?\nLa foresta dei no è una favola iniziatica: con il simbolismo tipico del genere\, prova a portare sul palco il cuore di questioni intime e di grande complessità\, sgombrando il campo dalla retorica e da narrazioni comode e facili sui giovani d’oggi. \nDurata: 65 minuti
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SUMMARY:SDENG! Storia di un inventore che non riesce a stare fermo
DESCRIPTION:di e con Alessandro Maione\ndramaturg Beatrice Baruffini\ninterventi sonori Alan Malusà Magno\nco-produzione La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale – Vicenza\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia – Udine \ndai 3 anni\nteatro d’attore e oggetti \n“Ehi tu! Dove vai? Torna a sederti… ascolta.”\nC’è un inventore.\nHa una chiave inglese\, tante idee e una gran voglia di fare.\nCon le mani\, con gli oggetti e con l’immaginazione\, trasforma tutto ciò che incontra. Ogni cosa può diventare un gioco\, una scoperta\, un piccolo mondo nuovo.\nMa a un certo punto arriva qualcosa di diverso: un modo preciso di fare\, di montare\, di stare. E per chi ama inventare\, fermarsi non è così semplice.\nTra legno\, viti\, bulloni\, suoni e sorprese\, SDENG! accompagna i bambini in un viaggio fatto di movimento\, tentativi e meraviglia.\nUno spettacolo delicato e giocoso per i più piccoli\, dove anche le cose più semplici possono cambiare forma e aprire nuove possibilità.
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SUMMARY:Arearea / LO SCHIACCIANOCI
DESCRIPTION:sabato 19 dicembre 2026 ore 20:45 \ncoreografia Marta Bevilacqua\ndanza Alessandro Bonacina\, Tjaša Bucik\, Martina Cinti\, Giovanni Consoli\, Margherita Costantini\, Luca Di Giusto\, Irene Ferrara\, Claudio Gattulli\, Angelica Margherita\, Fabio Pronesti\, Valentina Saggin\, Anna Savanelli\, Valentina Squarzoni\, Giulio Venturini\nscenografia Gian Carlo Venuto\nelementi di scena Sonia Squillaci\ndisegno luci Stefano Chiarandini\nmusiche Pëtr Il’ič Čajkovskij Lo Schiaccianoci\nriscrittura musicale Leo Virgili\ncostumi Marianna Fernetich\nproduzione Compagnia Arearea 2025\ncon il sostegno di MiC\, Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia \nPer la prima volta Marta Bevilacqua si confronta con un classico: Lo Schiaccianoci diventa una creazione coreografica per tredici danzatori\, una rilettura personale dello storico balletto che intreccia fedeltà poetica e sguardo contemporaneo. Attraverso le incantevoli musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la sua narrazione fantastica\, Lo Schiaccianoci ha conquistato l’immaginario collettivo\, trasformando quel piccolo soldatino di legno in un’icona delle festività. Un uomo misterioso\, giocattoli che si animano nel cuore della notte\, uno schiaccianoci magico e un viaggio nel Regno dei Dolci: per Clara\, una bambina sognante\, inizia un’avventura indimenticabile.\nNella versione firmata da Marta Bevilacqua\, i corpi dei danzatori si fanno strumenti espressivi\, in stretta relazione con la musica. La coreografia dialoga con la celebre partitura musicale in un equilibrio rispettoso degli snodi drammaturgici dell’opera originale\, arricchita da interventi musicali rivisitati in chiave attuale. Un classico che si trasforma in visione viva e contemporanea. \nDurata: primo atto 45′ – intervallo 15′ – secondo atto 45′\nadatto a tutti i tipi di pubblico
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SUMMARY:Teatro Incerto / NADÂL - STUPOR MUNDI
DESCRIPTION:martedì 22 dicembre 2026 ore 20:45 \nspettacolo fuori abbonamento\n\ndi e con Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\, Flavia Valoppi\nuna produzione Teatro Incerto / CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\ncon il sostegno di Centrofriuli – Generali\n\n \n“Il teatro deve continuare a essere teatro. Un luogo dove si crea in modo povero dedicandogli del tempo.” César Brie \nIl Presepe\, con la sua ricca storia e il suo profondo significato\, rimane un elemento fondamentale della cultura italiana e un fenomeno globale di straordinaria portata. Dalla sua umile origine in una grotta di Greccio alla sua diffusione mondiale\, il Presepe continua a ispirare e meravigliare persone di tutte le età e provenienze. \nMa più passano gli anni più il “teatrino natalizio” si smonta\, c’è sempre meno interesse a tener vivo il significato profondo della festa più bella e più attesa dell’anno\, il mondo moderno ha come fine il consumismo e tutto si trasforma in una corsa agli acquisti scintillanti. \nI nostri protagonisti si interrogano sulle sfide e le opportunità per tener viva e tramandare alle future generazioni la tradizione; in un’epoca di rapidi cambiamenti tecnologici e sociali come può questa antica pratica mantenere ancora la sua rilevanza senza perdersi nella mera nostalgia di un tempo che fu? \nMentre compongono il loro personale presepe vivono la contraddizione contemporanea tra abbandonarsi al consumismo sfrenato e “acquistare” il presepe in un negozio virtuale o mantenere integra la propria mission. Prevarrà il disincanto e l’accettazione della sconfitta o la forza della pratica che affonda le radici in un tempo che pare ormai passato? Tra situazioni comiche e paradossali i tre protagonisti cercano a tutti i costi di presentare il loro presepe vivente nonostante le difficoltà e i vincoli che devono superare perché\, per loro\, accendere le luci del Natale è sempre un momento coinvolgente e magico. \nLo spettacolo vuole collocarsi tra le proposte dedicate al periodo delle feste natalizie per tentare\, attraverso una sfumatura tragicomica\, una riflessione sulle “feste comandate” e il loro profondo significato. \nDurata: 75 minuti circa
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SUMMARY:Dorita CosaSenti
DESCRIPTION:di e con Desy Gialuz\nscenografia e oggetti di scena Luigina Tusini e Elisabetta Ferrandino\nmontaggio audio Jvan Moda\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \ndai 3 anni\nteatro d’attrice con oggetti \nDorita CosaSenti è un viaggio teatrale per bambine e bambini dai 3 anni in su\, un’avventura alla scoperta di sé e delle proprie sensazioni. La protagonista\, Dorita\, ci accompagna in una settimana di vacanza\, dove ogni giorno esplorerà e darà un nome a una nuova emozione. Ogni tappa di questo viaggio è un’opportunità per fermarsi e chiedersi: “Cosa senti?”\nFelicità\, tristezza\, entusiasmo\, paura… ogni emozione diventa un mistero da risolvere\, un abito da indossare\, per vivere ogni giorno con curiosità. In un mondo dove le parole non bastano per descrivere ciò che proviamo\, Dorita si lascia attraversare dalle emozioni e le veste con parole e immagini. \nIn scena un’attrice e tanti vestiti colorati danzano e prendono vita come le emozioni di Dorita.\nUn invito al pubblico ad ascoltare\, attraverso il cuore\, un mondo reale fatto di sensazioni\, di scoperte\, di libertà e\, soprattutto\, di empatia. \ndurata: 45 minuti \n 
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SUMMARY:Roberto Latini/Manuela Kustermann / ANTIGONE
DESCRIPTION:domenica 10 gennaio 2027 ore 20:45 \ndi Jean Anouilh\ntraduzione Andrea Rodighiero\nregia Roberto Latini\ncon (in o. a.) Silvia Battaglio (Ismene e messaggero)\, Ilaria Drago (Emone e guardie)\, Manuela Kustermann (Nutrice e coro)\, Roberto Latini (Antigone)\, Francesca Mazza (Creonte)\nscene Gregorio Zurla\ncostumi Gianluca Sbicca\nmusica e suono Gianluca Misiti\nproduzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e Teatro di Roma – Teatro Nazionale\n\nRoberto Latini porta in scena la tragedia che Jean Anouilh scrisse\, nella Francia stretta nella morsa del Nazismo\, ispirandosi all’omonimo lavoro di Sofocle\, capace di interrogare\, oggi come quando fu creata\, il nodo irrisolto tra legge e coscienza\, tra ragione politica e principio etico.\nSpiega Latini\, che è anche interprete del ruolo della protagonista: «Penso a questo testo come a una confessione intima e segreta\, nella verità vera\, scomoda\, incapace\, parziale\, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a tutti noi\, perché sappiamo che quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo ancora vivi. Anche per questo\, ho distribuito i ruoli in due modalità diverse e complementari. Alcuni personaggi corrispondono a se stessi\, altri al proprio riflesso: Antigone e Creonte\, come di fronte a uno specchio.» \nDurata: 100 minuti
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SUMMARY:Marisa Laurito e Giorgia Würth / MADRE PER SEMPRE
DESCRIPTION:martedì 19 gennaio 2027 ore 20:45 \ndi Marta Barceló\ncon Marisa Laurito e Giorgia Würth\nregia Siddhartha Prestinari\nproduzione ArtistiAssociati – Centro di Produzione Teatrale \nMadre per sempre di Marta Barceló è un testo teatrale che affronta il tema della maternità e dei legami familiari attraverso un incontro inatteso tra due donne.\nTra loro si sviluppa un rapporto costruito inizialmente su regole precise: conoscersi senza invadere la vita dell’altra\, mantenendo distanza e misura. Entrambe\, infatti\, portano con sé una mancanza profonda: una non ha figli\, l’altra non ha più una madre.\nIl rapporto evolve fino a superare i confini stabiliti\, dando forma a un legame che si configura come una famiglia “scelta”\, costruita al di fuori dei vincoli biologici.\nIl testo alterna ironia e delicatezza. Marisa Laurito ha una presenza calda e carismatica\, una grande esperienza nel dosare comicità e pathos\, un’energia “materna” ma non stereotipata\, un umorismo naturale che rende luminose anche le sfumature più malinconiche del testo. \nDurata: 100 minuti circa\, con intervallo
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SUMMARY:Barbara Apuzzo e Renato Sarti / AUSMERZENVite indegne di essere vissute
DESCRIPTION:venerdì 29 gennaio 2027 ore 20:45 \nPer la Giornata della memoria \ndi Marco Paolini\, Mario Paolini\, Michela Signori\, Giovanni De Martis\nadattamento\, regia\, scena e costumi Renato Sarti\ncon Barbara Apuzzo e Renato Sarti\nproduzione Teatro della Cooperativa – Milano\n\nAusmerzen. Viene da “aus merz”\, da marzo. Ha un suono gentile\, di terra. È una parola di pastori\, indica qualcosa che va fatto in quel tempo. A marzo le pecore e gli agnelli che nella transumanza rallentano la marcia vanno soppressi.\nI dottori dell’eugenetica alla fine della Belle Époque prendono due strade per migliorare il mondo: per gli inglesi si trattava di “to eradicate illness”\, sradicare la malattia. Per i tedeschi si trattava di “ausmerzen”: sopprimere i deboli.\nScritto da Marco Paolini\, Ausmerzen affronta il tema dell’Aktion T4\, il programma nazista che portò allo sterminio sistematico di circa settantamila persone con disabilità\, malattie mentali e bambini con malformazioni. \nLo spettacolo\, un racconto lucido e impietoso sulle radici del razzismo scientifico e dell’eugenetica di Stato\, è portato in scena da Renato Sarti insieme a Barbara Apuzzo\, attrice con disabilità\, la cui presenza restituisce concretezza e forza a questo racconto. \nDurata: 80 minuti
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SUMMARY:Il più furbodisavventure di un incorreggibile lupo
DESCRIPTION:dall’opera di Mario Ramos\ncon Andrea Coppone\nadattamento teatrale Enrica Carini\, Fabrizio Montecchi\nregia e scene Fabrizio Montecchi\nsagome Nicoletta Garioni\, Federica Ferrari (dai disegni di Mario Ramos)\nmusiche Paolo Codognola\ncoreografie Andrea Coppone\ncostumi Tania Fedeli\ndisegno luci Anna Adorno\nluci e fonica Rossella Corna / Cesare Lavezzoli / Gianluca Bernardo\nassistenti alla regia Enrica Carini\, Katja Gorečan\nrealizzazione sagome Nicoletta Garioni\, Federica Ferrari\nrealizzazione scene Sergio Bernasani\nlo spettacolo è tratto dai libri di Mario Ramos Le plus malin\, C’est moi le plus beau e C’est moi le plus fort editi da l’école des loisirs\, Parigi\nproduzione Teatro Gioco Vita – Piacenza \ndai 3 anni\nteatro d’ombre\, d’attore e danza \nNel folto del bosco un grande e cattivo Lupo affamato incontra la piccola Cappuccetto Rosso e subito elabora (dopotutto lui è il più furbo) un diabolico piano per mangiarsela. Senza esitazioni\, lo mette in pratica. Mentre si avvicina alla casa della nonna\, pregusta già il pranzetto: sarà uno scherzo da ragazzi divorarsele entrambe… Sembra l’inizio della favola che tutti conosciamo\, almeno finché il Lupo (che si crede davvero il più furbo)\, non infila la rosa camicia da notte della nonna con tanto di cuffietta d’ordinanza\, ed esce di casa… rimanendo chiuso fuori!\nCosì conciato e in attesa di elaborare un nuovo\, geniale piano\, al Lupo (che ancora si crede il più furbo)\, non rimane che nascondersi nel bosco. Ma il bosco\, ahimè\, è un luogo molto frequentato\, soprattutto dai personaggi delle fiabe\, e il nostro Lupo fa imbarazzanti incontri (i Tre Porcellini\, i Sette Nani\, il Principe Azzurro\, etc.) che mettono fortemente in crisi la sua vanità. Povero lupo! \nIl più furbo è un concentrato di leggerezza e d’ironia che fa ridere e pensare. Il lupo di questa storia suscita simpatia perché\, a fronte della sua declamata presunzione “io sono il più forte\, il più bello e il più furbo”\, si dimostra sgraziato e goffo. Ridere di lui\, in cui tutti ci possiamo riconoscere\, è ridere di noi\, e questo ci fa sentire più umani. In scena un solo attore/danzatore. Grazie al repertorio di tecniche d’ombra proprie di Teatro Gioco Vita e alla danza ci conduce dentro un mondo dove la dimensione favolistica e quella realistica s’incontrano\, producendo un effetto comico proprio della storia raccontata.
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SUMMARY:Enzo Decaro e Ànema / RENATISSIMOOmaggio a Renato Carosone
DESCRIPTION:venerdì 12 febbraio 2027 ore 20:45 \ndi e con Enzo Decaro e Ànema\nregia Paolo Bignamini\nviolino Marcello Corvino\nchitarra Biagio Labanca\ncontrabbasso Massimo De Stephanis\npercussioni Fabio Tricomi\nproduzione Centro Teatrale Bresciano\nin collaborazione con I due della città del sole \nEnzo Decaro e gli Ànema rendono omaggio a uno dei più grandi autori e interpreti della scena musicale napoletana e italiana del secondo Novecento\, Renato Carosone. La sua musica e la sua biografia sono indissolubilmente legate alla grande tradizione partenopea\, ma le sue straordinarie qualità artistiche hanno fatto il giro del mondo.\nGli Ànema reinterpretano Renato Carosone proponendo un’originale versione dei suoi grandi successi\, tra i quali Torero\, Caravan Petrol\, Tu vuò fà l’americano\, Maruzzella\, Io mammeta e tu\, Luna Rossa e altri celebri brani\, con una formazione composta da eccellenti musicisti.\nEnzo Decaro\, nella doppia veste di narratore e cantante\, intesse il racconto della vita artistica e privata di Carosone attraverso aneddoti di irresistibile comicità e vicende biografiche incredibili e surreali. \nDurata: 90 minuti
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SUMMARY:Paolo Hendel e Lucia Vasini / TERZO TEMPO
DESCRIPTION:martedì 2 marzo 2027 ore 20:45 \ndi Lidia Ravera\nliberamente ispirato all’omonimo romanzo Ed. Bompiani\ndrammaturgia Lidia Ravera e Emanuela Giordano\nregia e luci Emanuela Giordano\ncon Lucia Vasini\, Paolo Hendel\, Viola Lucio\, Marco Mavaracchio\nscene Stefano Zullo\nmusiche Tommaso Di Giulio e Leonardo Ceccarelli\nproduzione Teatro Franco Parenti\nin coproduzione con AGIDI\nin collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi\n\nDomenico e Costanza\, marito e moglie “separati ma vicini”\, affrontano con spirito opposto il passaggio alla grande età̀: lei\, impulsiva e visionaria\, vuole trasformarlo nel tempo più̀ prezioso della vita; lui\, più̀ posato e ironico\, cerca di starle dietro. In un gioco comico e affettuoso\, i due mettono in discussione convenzioni e ruoli\, sostenuti da un figlio incredulo e una giovane spettatrice partecipe.\nUn’esplosione di battute e umanità̀\, un inno disarmato e ironico all’arte di invecchiare con desideri intatti e lo sguardo rivolto avanti. A interpretare questa coppia affatto convenzionale\, due fuoriclasse del teatro comico\, Lucia Vasini e Paolo Hendel. \nDurata: 90 minuti \n  
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SUMMARY:Yllana / PaGAGnini
DESCRIPTION:venerdì 12 marzo 2027 ore 20:45 \nideazione Yllana e Ara Malikian\nregia David Ottone\, Juan Francisco Ramos\ndirezione musicale Ara Malikian\ncon\nEduardo Ortega\, violino\nThomas Potiron\, violino\nFernando Clemente\, violino\nJorge Fournadjiev\, violoncello\nproduzione Yllana e Ara Malikian\n\nin collaborazione fra CSS/Euritmica e le Stagioni di Teatro e Musica\n\nPaGAGnini unisce la musica classica con il virtuosismo e lo humour di quattro fantastici musicisti. Il risultato è un divertente e sorprendente “Dis-Concerto” che passa in rassegna alcuni dei momenti più alti nella storia della musica classica combinati in maniera ingegnosa alla musica pop.\nDa questa combinazione di stili si crea una cascata di emozioni\, un concerto in cui la serietà della musica classica si sposano perfettamente con momenti di sottile umorismo. Gli impeccabili musicisti si trasformano in showmen interpretando le arie più famose di Mozart\, Vivaldi\, Pachelbel\, de Falla e\, naturalmente\, Paganini. Tutto lo spettacolo è condito da esilaranti gag e variazioni sul tema.\nYllana è un collettivo artistico spagnolo e i loro spettacoli sono stati presentati in oltre 40 Paesi in tutto il mondo. \nDurata: 75 minuti \n  
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SUMMARY:Il tenace soldatino di piombo
DESCRIPTION:Un film da palcoscenico \ndi H.C. Andersen\nun’idea di Fabrizio Pallara\ndi Valerio Malorni e Fabrizio Pallara\ncon Valerio Malorni / Francesco Picciotti e Fabrizio Pallara / Tommaso Lo Cascio\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, teatrodelleapparizioni\, Teatro Accettella\, Associazione Tinaos \nEolo Awards 2015 come miglior spettacolo di teatro di figura\nspettacolo vincitore del Premio Operatori Piccolipalchi 2014 ⁄ 2015 \ndai 4 anni\nteatro d’attore e immagini \nUna stanza\, molti giocattoli\, una finestra che si affaccia su un esterno immaginario\, la pioggia\, le luci soffuse di un interno intimo e caldo\, per raccontare la storia del soldatino di piombo e della sua ballerina.\nLa celebre fiaba di Andersen viene reinterpretata in un gioco in cui gli oggetti prenderanno vita parlando\, combattendo\, danzando\, protagonisti di un film teatrale proiettato su un grande schermo in diretta.\nIl set e dunque la stanza dei giochi\, il luogo in cui avviene la meraviglia e qui il teatro si mostrerà\nnel suo farsi al servizio dell’occhio della telecamera che\, come il buco della serratura di una porta invisibile\, offrirà agli spettatori uno sguardo inedito e privilegiato\, per entrare nella storia osservando il piccolo e l’impercettibile.\nDue piani di azione\, due differenti visioni\, due linguaggi a confronto\, quello teatrale e quello cinematografico\, che si sveleranno e si misureranno per unirsi e raccontare una grande storia d’amore. \nDicono Valerio Malorni e Fabrizio Pallara\n“Uno spettacolo nato per tornare a pancia a terra\, come i bambini\, con gli occhi vicini\, sopra ai giocattoli\, quasi ad entrarci dentro\, per capire meglio ogni storia. L’esigenza di tornare ad uno sguardo pieno di quella voglia di raccontare: ‘Facciamo che eravamo…’\, così ci siamo ritrovati in quella stanza dei giochi che ognuno di noi ha sognato. Lì tutto è possibile.” \ndurata: 60 minuti
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SUMMARY:Les Moustaches / LA DIFFICILISSIMA STORIA DELLA VITA DI CICCIO SPERANZA
DESCRIPTION:lunedì 22 marzo 2027 ore 20:45 \ndi Alberto Fumagalli\ncon Damiano Spitaleri\, Alberto Gandolfo e Federico Bizzarri\nregia Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli\ncostumi Giulio Morini\nproduzione Società per Attori e Accademia Perduta Romagna Teatri\nRoma Fringe Festival– Miglior Spettacolo\, Premio della Critica\, Premio Fersen \nLa difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza è il racconto poetico e struggente di un ragazzo che sogna la danza in un mondo che lo rifiuta. Ciccio è cresciuto in una realtà grezza\, patriarcale e claustrofobica\, dove ogni giorno si ripete uguale al precedente.\nGrasso\, delicato e sognatore\, Ciccio desidera indossare un tutù rosa e librarsi leggero\, lontano da quella catapecchia che lo imprigiona. Intorno a lui\, un padre violento e un fratello gretto rappresentano il peso di una società che non ammette fragilità né sogni. Eppure\, con un linguaggio gutturale\, il corpo impacciato e la grazia di chi non smette di sperare\, Ciccio danza\, racconta e resiste.\nUn testo capace di parlare a tutti. Una storia d’amore verso sé stessi\, verso ciò che si è\, nonostante tutto. \nDurata: 70 minuti
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SUMMARY:Pietro De Pascalis e Anahì Traversi / BOVARY
DESCRIPTION:venerdì 9 aprile 2027 ore 20:45 \nda Madame Bovary di Gustave Flaubert\nideazione e regia Stefano Cordella\ndrammaturgia Elena C. Patacchini\ncon Pietro De Pascalis e Anahì Traversi\nscene Marco Muzzolon\ncostumi Giulia Giovanelli\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi \nEmma ha una vita tranquilla. Un marito\, una casa\, un lavoro. Eppure è sempre inquieta. Trasloca\, diventa madre\, cerca di dare un significato alla sua esistenza\, ma le sue aspettative vengono sempre deluse. La sua ultima possibilità? Vivere un amore straordinario. Così cerca una vita nuova\, ma finisce per ritrovarsi affamata soltanto di tutto quello che non c’è.\nEmma non riesce ad accettare la mediocrità da cui è circondata. Nel matrimonio\, nel lavoro\, nelle relazioni. La sua esistenza è un continuo trasloco da un desiderio all’altro. La felicità sembra essere lì\, a un passo. Ma non è mai abbastanza.\nLo spettacolo si concentra sulla relazione tra Emma e Charles Bovary. Sono scene di un matrimonio\, brevi squarci sul loro amore sempre in discussione\, sempre alla prova. \nDurata: 70 minuti
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SUMMARY:Teatro Partecipato / SENZA COPIONEStorie di silenzi ad alta voce
DESCRIPTION:sabato 17 aprile 2027 ore 20:45 \nspettacolo fuori abbonamento \na cura di Ada Delogu\nun progetto del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\nin collaborazione con la Biblioteca Civica “Giuseppe Zigaina” e col Festival del Coraggio\n\nCi sono parole che custodiamo nel profondo: silenzi familiari pesanti come pietre\, omissioni dettate dalla paura\, parole tenute a freno un secondo prima di essere pronunciate. Silenzi che a volte diventano gabbie\, altre volte scelte di coraggio\, o scudi di protezione\, o forme di libertà. \nSenza copione_Storie di silenzi ad alta voce\, è l’esito di un laboratorio di teatro partecipato che porta in scena attori e attrici non professionisti\, pronti a dare corpo e voce a ciò che di solito resta nell’ombra. Attraverso un percorso intimo e collettivo\, il palco diventa uno spazio protetto in cui il “non detto” diventa protagonista\, smette di nascondersi e si fa materia teatrale.\nUn viaggio toccante\, sincero e a tratti ironico tra le pieghe delle nostre relazioni. Perché quando le parole nascoste trovano finalmente il coraggio di uscire\, la verità rivelata non appartiene più solo a chi la porta in scena\, ma risuona in chiunque abbia talvolta scelto o dovuto tacere. \nIl laboratorio\, presentato alla Casa della Musica il 14 ottobre alle ore 18 nell’ambito del Festival del Coraggio 2026 si terrà ogni mercoledì alla Casa della Musica di Cervignano del Friuli\, con orario 17.30-19.30.\nper info: partecipa@cssudine.it
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SUMMARY:The Black Blues Brothers / LET’S TWIST AGAIN!
DESCRIPTION:sabato 8 maggio 2027 ore 20:45 \nscritto e diretto da Alexander Sunny\ncoreografie Electra Preisner e Ahara Bischoff\ncon Bilal Musa Huka\, Rashid Amini Kulembwa\, Seif Mohamed Mlevi\, Mohamed Salim Mwakidudu e Peter Mnyamosi Obunde\nscenografie Siegfried Preisner\, Loredana Nones e Studiobazart\nluci Andrew Broom\nproduzione The Black Blues Brothers e Mosaico Errante\, distribuita in esclusiva mondiale da Circo e dintorni \nLet’s Twist Again! è il secondo\, attesissimo show di The Black Blues Brothers\, i “magnifici cinque” acrobati kenioti\, come li ha definiti Franco Cordelli sul Corriere della Sera\, reduci da un tour mondiale.\nIn una sala d’aspetto di una stazione ferroviaria cinque amici\, ascoltano twist e rock’n’roll da un juke-box d’epoca e si scatenano in acrobazie incredibili.\nUno spettacolo acrobatico comico musicale\, con hit memorabili e brani dei più grandi interpreti quali Elvis Presley\, Aretha Franklin\, Glenn Miller e Keith Emerson che accompagnano un repertorio dinamico e divertente fatto di piramidi umane\, salti mortali\, esercizi con la corda\, numeri col fuoco e molto altro. \nDurata: 75 minuti\nadatto a tutti i tipi di pubblico
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