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SUMMARY:Numero primo - Studio per un nuovo Album
DESCRIPTION:9 aprile 2017 ore 21 \ncon Marco Paolini\ntesti Gianfranco Bettin e Marco Paolini\nuna produzione Jolefilm \nMarco Paolini conclude la stagione di prosa con un suo nuovo Album.\nNumero Primo è un nuovo monologo della serie degli Album con cui Paolini ha conquistato le platee italiane negli ultimi vent’anni. Un Album che guarda al futuro\, che si sforza di immaginarne uno. Un Album che parla di una generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Dell’attrazione e della diffidenza verso di essa\, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale.\nQuasi una verifica sull’avverarsi delle più pazze immaginazioni della fantascienza\, dalle videochiamate di 2001 Odissea nello spazio\, ai sottomarini supertecnologici di 20.000 leghe sotto i mari\, alle stupefacenti preveggenze di cui è pieno Le Mille e una notte\, dall’invenzione della password “apriti sesamo” al touch-screen della lampada di Aladino!\nScritto da Marco Paolini assieme a Gianfranco Bettini\, Numero Primo è una storia che racconta di un futuro probabile fatto di cose\, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare. Numero Primo è anche il soprannome del protagonista\, figlio di Ettore e di madre incerta. Ma anche le cose e le bestie hanno voci e pensieri in questa storia.
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SUMMARY:Figli di un dio minore
DESCRIPTION:19 marzo 2017\, ore 21 \ndi Mark Medoff\ntraduzione Lorenzo Gioielli\nregia Marco Mattolini\ncon Giorgio Lupano e Rita Mazza\ne con Cristina Fondi\, Francesco Magali\, Gianluca Teneggi\, Deborah Donadio\nuna produzione a.ArtistiAssociati – OTI Officine del Teatro Italiano \nNon era stato mai ancora messo in scena in Italia il testo teatrale di Mark Medoff reso celebre sul grande schermo dalla coppia da Premio Oscar interpretata da William Hurt e dall’attrice sordomuta Marlee Matlin\, nel 1986.\nCi ha pensato Marco Mattolini per la compagnia degli Artisti Associati\, a regalare ai palcoscenici italiani la storia d’amore fra Sara\, ragazza non udente (interpretata da Rita Mazza) e il suo logopedista\, il professor James (un intenso Giorgio Lupano). Una commedia intoccata dal passare del tempo per attualità e freschezza\, con la forza di un classico contemporaneo.
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SUMMARY:La bastarda di Istanbul
DESCRIPTION:13 marzo 2017 ore 21 \ndall’omonimo romanzo di Elif Shafak (traduzione di Laura Prandino – Ed. Rizzoli)\nriduzione e regia Angelo Savelli\ncon Serra Yilmaz\ne Valentina Chico\, Riccardo Naldini\, Monica Bauco\, Marcella Ermini\, Fiorella Sciarretta\, Diletta Oculisti\, Elisa Vitiello\nvideo-scenografie Giuseppe Ragazzini\ncostumi Serena Sarti\nluci Alfredo Piras\nelementi scenici Tuttascena\nI diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown\nProduzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi \n \nDal romanzo di Elif Shafak\, una delle scrittrici più influenti della letteratura turca contemporanea\, La Bastarda di Istanbul porta a teatro una meravigliosa saga inter-etnica\, con protagonista Serra Yilmaz\, splendida attrice icona del cinema del regista turco Ferzan Ozpetek. Una storia ironica\, appassionante\, che ricorda la persecuzione e lo sterminio del popolo armeno\, tanto più necessaria oggi\, nei nostri tempi di inquietudini\, insicurezze\, intolleranze.\nLa giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul – un gineceo popolato di mamme\, zie e nonne – le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L’unico uomo di casa\, lo zio Mustafà è da tempo emigrato in America. Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all’eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose\, pur avendo una figlia\, divorzia e si risposa\, per ripicca\, con un turco: Mustafà.\nQualche tempo dopo\, Armanoush\, la figlia di Rose decide di andare di nascosto a Istanbul\, presso la famiglia del patrigno\, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya\, la sua famiglia e i suoi amici\, si accorge di non odiare affatto i turchi. Un segreto lega la Turchia all’America\, i turchi agli armeni\, Asya ad Armanousch. Un segreto che forse non verrà svelato. Un segreto che ha l’aspetto di un’antica spilla di rubini a forma di melograna.
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SUMMARY:MIMI'... CON NOI. Le più belle canzoni di Mia Martini
DESCRIPTION:10 marzo 2017 ore 21 \nLa voce di  Myriam Civettini\, dal timbro straordinariamente vicino a quello di Mia Martini\, con lo spettacolo “Mimì… con noi”\, ci regalerà\, a ventun’anni dalla sua prematura scomparsa\, un po’ di quelle emozioni che la cantante calabrese ha sempre suscitato in ognuno di noi\, con pagine di assoluta bellezza da lei interpretate nel corso della sua travagliata carriera e vicenda umana e che per nulla al mondo devono essere dimenticate. Myriam\, accompagnata sul palco da una band eccezionale\, canterà le gemme più preziose del repertorio di Mimì\, come “Minuetto”\, “Gli uomini non cambiano”\, “Piccolo uomo”\, “Almeno tu nell’universo” e molte altre.
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SUMMARY:QUINTORIGO feat. Roberto Gatto in concerto
DESCRIPTION:22 febbraio 2017 ore 21 \nCercare\, inventare\, sconvolgere\, distruggere per poi ricostruire: il jazz\, il blues\, il rock. \nI Quintorigo con il loro inconfondibile stile e con l’eccezionale partecipazione di Roberto Gatto alla batteria\, destrutturano e ricompongono Charles Mingus\, Jimi Hendrix e Frank Zappa: tre giganti della musica moderna\, in Trilogy\, un compendio dalla recente produzione discografica dei Quintorigo: Play Mingus\, Quintorigo Experience\, e Around Zappa. Trilogy non è un tributo\, né un insieme di cover\, ma piuttosto un modesto\, sentito\, filologico omaggio sperimentale a queste tre immense icone della musica\, attraverso le infinite influenze e le ispirazioni che questi maestri continuano a produrre nel panorama jazz\, rock\, blues internazionale. \n 
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SUMMARY:La parola padre
DESCRIPTION:2 febbraio 2017 ore 21 \ndrammaturgia e regia Gabriele Vacis\ncon Irina Andreeva (Bulgaria)\, Alessandra Crocco (Italia)\, Aleksandra Gronowska (Polonia)\, Anna Chiara Ingrosso (Italia)\, Maria Rosaria Ponzetta (Italia)\, Simona Spirovska (Macedonia)\nscenofonia e allestimento Roberto Tarasco\ncoordinamento artistico Salvatore Tramacere\nassistente alla regia Carlo Durante\ntraining Barbara Bonriposi\nproduzione Cantieri Teatrali Koreja \nLa parola padre è uno spettacolo di donne. Sei donne di quattro diversi Paesi e culture\, a confronto nella loro relazione con la figura paterna. Tutte hanno conti in sospeso con la loro patria\, tutte hanno questioni aperte con i loro padri. In quanti modo si può dire padre? In quanti modi si declina la relazione con questa figura di riferimento\, in presenza o in assenza? Immagini\, danze\, musiche\, dialoghi e parole frullano identità impossibili\, mobili\, fluide. \nSei giovani donne si incontrano in uno dei tanti crocevia del presente. Quei non luoghi che frequentiamo senza vedere. Ola\, Anna Chiara\, Simona\, Irina\, Alessandra\, Rosaria. Tre sono italiane\, una è polacca\, una è bulgara\, una è macedone.\nTutte parlano più o meno inglese.\nQuali sentimenti coltivano sei ragazze di nazionalità diverse\, che si parlano attraverso una lingua comune superficiale?\nHanno memorie comuni? Che storie possono raccontarsi e raccontare? E\, soprattutto hanno una storia comune da raccontare?\nCon le sei ragazze ho fatto lunghe interviste che ho ripreso in video. Più che interviste sono sedute psicanalitiche.\nHo chiesto loro di raccontarmi quando hanno avuto davvero paura\, quando si sono sentite al sicuro.\nLa paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Perlopiù cose. Quindi abbiamo paura che gli altri\, che il resto del mondo\, a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo\, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via.\nAlle sei ragazze ho chiesto di raccontare storie\, non ho chiesto opinioni.\nSono venute fuori testimonianze diverse: se una ha vissuto sei\, sette anni sotto il comunismo\, ha paure e desideri diversi da una che discende da Alessandro il Macedone.\nPer queste ragazze è molto importante raccontare il padre. I loro padri…fino ad Alessandro il Macedone. E la parola padre ha la stessa radice semantica della parola patria.\nGabriele Vacis \nwww.teatrokoreja.it
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SUMMARY:LONTANO\, LONTANO... concerto per Luigi Tenco
DESCRIPTION:27 gennaio 2017 ore 21 \nUn supregruppo in un inedito progetto per ricordare il grande Luigi Tenco\, nel giorno esatto in cui il cantautore\, 50 anni fa\, si tolse la vita in una stanza d’albergo a Sanremo: un fatto tragico\, dai contorni ancora oggi poco chiari\, di cui si continua a discutere. Indiscutibile\, invece\, è la sua musica\, fatta di capolavori come “Mi sono innamorato di te”\, “Ciao amore ciao”\, “Lontano Lontano”… Testi crepuscolari\, che raccontano poeticamente le piccole ma preziose emozioni quotidiane di un controverso giovane artista degli anni ’60\, mettendo in primo piano l’originalità e l’intensità della sua vena compositiva.
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SUMMARY:Dichiaro guerra al tempo
DESCRIPTION:19 gennaio 2017 ore 21 \nda I Sonetti di William Shakespeare\ncon Manuela Kustermann e Melania Giglio\nmusiche Pink Floyd\, David Bowie\, Queen\, Rolling Stones\, Joni Mitchell\, Peter Gabriel\na cura di Daniele Salvo\nuna produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello (Roma) / Festival La Versiliana \nDue donne giacciono sprofondate negli abissi del tempo. Una in epoca elisabettiana\, l’altra in epoca moderna.\nAbitano la stessa stanza. Non si vedono\, non si parlano direttamente\, ma sicuramente si percepiscono.\nLa stanza è la stanza della memoria. Ovunque\, manoscritti\, versi\, perpetue parole\, spartiti musicali. I versi appartengono a William Shakespeare.\nIn un dialogo che pare inesauribile\, le due donne si interrogano ancora e ancora sulla vera natura dell’amore. Sul confine tra amore e amicizia.\nIn che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive?\nShakespeare nei suoi sonetti indaga tutti i possibili aspetti dell’amore. E l’amore stesso diviene così lo strumento d’eccellenza per conoscere se stessi\, l’altro\, il mondo\, la poesia\, la bellezza e la caducità.
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SUMMARY:PAOLO FRESU Devil 4et
DESCRIPTION:13 gennaio 2017 ore 21 \nSono insieme da oltre un decennio\, i musicisti del Devil Quartet. Protagonisti di un intenso viaggio musicale\, confluito nell’ultimo disco pubblicato\, “Desertico”\, tra l’Africa e il mondo occidentale attraverso il jazz\, il rock e il meticcio. \nLa poetica di Paolo Fresu è sempre in evidenza ma ugualmente trainante è l’energia ritmica e la coesione tra i componenti del gruppo\, elementi fondamentali di questa ormai storica formazione italiana. Anche in “Desertico”\, come nel precedente “Stanley Music”\, i brani sono scritti per la maggior parte da tutti i membri del gruppo. I quattro\, infatti\, non si risparmiano e creano una performance densa di emozioni\, sudore e anima. Qui ascolteremo i nuovi brani che faranno parte dell’imminente nuovo lavoro discografico.
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SUMMARY:Il solito viaggio
DESCRIPTION:10 gennaio 2017 ore 21 \ndi Matteo Oleotto e Filippo Gili\nregia Matteo Oleotto\ncon Marina Massironi\, Roberto Citran\, Luisa De Santis\, Giancarlo Ratti\, Aram Kian\nuna produzione La Contrada – Teatro Stabile di Trieste\n \nNon è un ufficio di collocamento. Non è un’agenzia interinale. Non è l’anagrafe\, né\, come di primo acchito sembra\, un’agenzia di viaggi. Lì non si comprano sogni\, case\, lavori\, svaghi: lì si aiuta nel migliore dei modi… chi vuol togliersi la vita. Buttarsi giù? E da dove? Da una montagna\, da un palazzo\, da un monumento? Barocco? Antico? Oppure sotto un treno? O meglio\, sotto una macchina? Un suicidio che lasci il segno? In più\, l’agenzia offre pacchetti ottimizzati: forse in due no\, ma in tre\, a morire in quello stravagante modo\, si può fare!… Pomeriggio inoltrato. Prima Franco\, poi Zelda\, entrano in ufficio. Da alcuni giorni hanno deciso di aprire l’attività la sera\, sperando di intercettare più clienti. Qualcuno bussa: è Bartolo\, con una donna\, Graziana\, sua madre. La situazione è strana\, si capisce che l’organizzazione viaggi copre\, in realtà\, un ben diverso servizio: favorire e ottimizzare la scelta di luoghi splendidi e originali per aspiranti suicidi. I gestori illustrano il catalogo delle loro proposte. Improvvisamente suona la porta. Entra un uomo in divisa: Anacleto. Zelda sbianca\, madre e figlio non sanno cosa fare. Dopo una serie di fraintendimenti\, si capisce che Anacleto non è lì per fare dei controlli\, è semplicemente un agente di polizia che ha voglia di farla finita. Tutti discutono animatamente sui vari pacchetti collettivi proposti dall’agenzia\, ma sul più bello ecco un black-out. Dopo i primi attimi di panico ci si rende conto che – finestre serrate\, ascensori fuori uso e scale pericolose al buio – i cinque sono prigionieri. Proteste\, lamenti\, rivendicazioni. Chi è claustrofobico\, chi ha paura del buio\, chi pretende\, in assoluta discordia con gli altri\, un’assistenza suicida immediata… Surreale e dissacrante\, la commedia di Matteo Oleotto e Filippo Gili interpreta con ironia l’insicurezza e la fragilità che pervade il nostro mondo\, il cinismo di coloro che speculano sulla debolezza altrui\, mentre in realtà si è alla ricerca disperata di un contatto con altri esseri umani per sentirsi vivi.
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SUMMARY:Souper
DESCRIPTION:20 dicembre 2016 ore 21 \ndi Ferenc Molnár\ntraduzione Ada Salvatore\nadattamento e regia Fausto Paravidino\ncon Filippo Borghi\, Adriano Braidotti\, Ester Galazzi\, Andrea Germani\, Lara Komar\, Riccardo Maranzana\, Francesco Migliaccio\, Maria Grazia Plos e Federica De Benedittis\nscene Laura Benzi\nluci Alessandro Macorigh\nsuono e video Daniele Natali\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nScandali e corruzione sono al centro di Souper nell’adattamento e messa in scena di uno dei più talentuosi drammaturghi italiani\, FAUSTO PARAVIDINO che riscopre l’attualità insita nella pièce\, ironica e tagliente\, di Ferenc Molnár (1930). \nUn direttore di banca\, il giorno del suo compleanno invita gli amici a cena. Il festeggiamento dei successi di tutta una vita con le persone con cui più sono stati condivisi viene interrotto e troncato dall’arrivo di un ispettore di polizia\, che cambia all’improvviso ogni prospettiva fra le relazioni. Le persone radunate attorno a quella tavola sono ancora gli amici che qualche istante prima brindavano e ridevano? Tutto il sostegno avuto nel costruire questa luminosa carriera è sempre avvenuto alla luce del sole e nella piena legalità? \nLa casta\, gli interessi\, la giostra di amanti\, affari\, regali e ricatti\, finiscono per ricordarci da vicino gli ingredienti di una narrazione straordinariamente presente della società e della politica del XXI secolo. \nL’attualità è nel testo e non credo che vada particolarmente forzata\, perché l’attualità vera a teatro annoia: vederla in scena ti fa assistere a qualcosa di già vecchio… Invece è più divertente trovare l’attualità nei testi scritti tanto tempo fa: si fa il percorso inverso. Si guarda la nostra attualità del momento e si scopre che non è attualità per niente\, che più o meno siamo fatti da sempre così! Ad esempio\, siamo – giustamente – così sconvolti dalla nostra corruzione\, che sembra sia stata inventata adesso… E invece i meccanismi della nostra corruzione sono così antichi che ci si scrivevano sopra commedie nel primo Novecento facendoci grandi sghignazzate.\nEcco la vera componente d’attualità.\nFausto Paravidino \nwww.ilrossetti.it
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SUMMARY:MITTELEUROPA ORCHESTRA Concerto di fine anno
DESCRIPTION:19 dicembre 2016 ore 21 \nConcerto di fine anno \ncon la Mitteleuropa Orchestra – direttore Maestro Giovanni Pacor \nIl Concerto di Fine Anno della Mitteleuropa Orchestra è diventato un appuntamento irrinunciabile per chi vuole vivere l’atmosfera natalizia impreziosita da una musica a dir poco trascinante. Un programma effervescente e raffinato\, testimonianza della gioia di vivere e della spensieratezza\, un magico e indimenticabile viaggio tra polke\, valzer\, marce e ouverture in uno spumeggiante concerto caratterizzato dalle irresistibili musiche di Gounod\, Waldteufel\, Offenbach\, Smetana\, e Lehar\, con un omaggio alle musiche di Strauss II\, famiglia di musicisti e compositori fra i più originali del panorama musicale dell’Ottocento\, non a caso tra i più eseguiti nel periodo di fine anno da tutte le più importanti formazioni orchestrali. \nPROGRAMMA \nÉ.J. Offenbach (1819-1880) La gaité parisienne\, Ouverture \nCh. Gounod (1818-1893) Walzer da Faust \nÉ. Waldteufel (1837-1915) Estudiantina\, Walzer Op. 191 \nSmetana (1824-1884) Tanz der Komödianten \nLehar (1870-1948) Gold und Silber\, Konzertwalzer Op. 79 \nStrauss II (1825-1899) Der Zigeunerbaron\, Ouverture \nJohann II e Joseph Strauss (1827-1870) Pizzicato Polka \nStrauss II Quadriglie\, da “Un ballo in maschera” \nStrauss II Tritsch-Tratsch Polka \nStrauss II Rosen aus dem Süden Walzer Op. 388
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SUMMARY:Tanti lati latitanti
DESCRIPTION:10 dicembre 2016 ore 21 \ndi Alessandro Besentini\, Francesco Villa e Antonio De Santis\nregia Alberto Ferrari\ncon Ale e Franz\nuna produzione ITC2000 \nIn tandem comico\, ALE E FRANZ ci divertono con l’infallibile dinamica della loro relazione a due: due uomini insicuri\, irrisolti\, attanagliati da dubbi\, stralunati. Tanti lati della stessa natura\, la natura umana. \nLati tanti – Tanti lati della vita e degli uomini.\n A conoscerli tutti come sarebbe più semplice poi capirsi.\n Ogni incontro nasce da una coppia. Ogni dialogo nasce da un incontro. A ogni azione verbale e non\, corrisponde una risposta… quella dell’altro.\n È così che come Ale & Franz esploriamo il mondo delle relazioni.\n L’inesauribile materiale umano è sempre il nostro punto di partenza da cui tutto nasce.\n Di tutto può parlare l’uomo. Tutto può smontare e rimontare il ragionamento umano.\n Sottolineare le cose in base alle diverse angolazioni in cui ogni persona le osserva\, diventa il segreto per ridere di noi stessi.\n Lati tanti – Tanti lati in cui riconoscersi e fingere di non vedere che siamo proprio noi questi uomini. Noi con i nostri modi di vivere\, di pensare\, i nostri tic e le nostre ingenuità e virtù\, le nostre forze e la nostra inesauribile e unica follia.\n Un vedersi allo specchio\, un cercarsi e riconoscersi tra la folla e ridere (tanto) di gusto insieme.\nAle & Franz
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SUMMARY:RossinTestaPaolo Rossi canta Gianmaria Testa
DESCRIPTION:3 dicembre 2016\, ore 21 \ncon Paolo Rossi – voce\nEmanuele Dell’Aquila – chitarre\ne I Virtuosi del Carso\ncordinamento scenico Paola Farinetti\ndsegno luci Andrea Violato\ncanzoni originali di Gianmaria Testa\nfonica Francesco Groppo \nideato e pensato da Produzioni Fuorivia in collaborazione con Teatro Colosseo di Torino. \nLa poesia del cantautore prova ad abitare la satira dell’attore in un progetto speciale ideato e pensato da Produzioni Fuorivia in collaborazione con Teatro Colosseo di Torino. \nPaolo Rossi\, il più stralunato e incisivo degli attori comici italiani\, una passione e un talento mai nascosto per la musica\, e Gianmaria Testa\, cantautore abituato a confrontarsi con il teatro -ma qui presente solo nella veste di autore\, come era previsto sin dall’inizio\, prima ancora della sua scomparsa- condividono da tempo un viaggio fatto di amicizia\, destino\, lavoro. Le canzoni di Gianmaria – scritte per alcuni lavori teatrali di Rossi fra cui il nuovo Molière – trovano nell’interpretazione di Paolo una nuova veste\, restituiscono spazio al concetto stesso del teatro-canzone che fu di Gaber e di Iannacci.\nUn concerto teatrale\, se vogliamo dirla in un altro modo\, diviso idealmente in 4 capitoli: il teatro\, con straordinarie canzoni dedicate al mestiere dell’attore e al rapporto tra persona e personaggio\, le donne\, il sociale e anche un omaggio a Jannacci\, amatissimo da entrambi\, sia da Paolo che da Gianmaria. Il tutto arricchito dalla bravura dei musicisti in scena (Emanuele dell’Aquila e i Virtuosi del Carso\, ovvero: Stefano Bembi\, Bika Blasko\, Alex Orciari e Roberto Paglieri) e da un allestimento molto curato con le belle luci di Andrea Violato e pochi\, ma molto significativi elementi scenografici realizzati dal pittore Valerio Berruti.\nUno spettacolo di musica vestita da teatro\, sogno\, speranza\, parola e risate\nIn programma anche la realizzazione di un disco\, che uscirà prossimamente.
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SUMMARY:JAMES SENESE Napoli Centrale in concerto
DESCRIPTION:2 dicembre 2016 ore 21 \nJames Senese è un artista che non avrebbe bisogno di presentazioni. Per lui parlano la sua musica e la sua storia personale. In quasi cinquant’anni di carriera\, ha scandagliato trasversalmente la canzone leggera italiana\, il funk-jazz\, il grande cantautorato. È considerato una leggenda vivente… anche per aver scritturato un allora semi-sconosciuto Pino Daniele\, con il quale ha sempre collaborato e mantenuto un’amicizia profonda sino al suo ultimo giorno. \n“O’ sanghe” è il recente lavoro discografico che segna il nuovo orizzonte del sassofonista partenopeo\, che incontreremo sul palco di Cervignano. Funk\, blues\, venature jazz\, e tanto Mediterraneo\, tanta Napoli nelle melodie e nelle storie raccontate.
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SUMMARY:In Chopin
DESCRIPTION:26 novembre 2016 ore 21 \nmusiche Frederic Chopin\ncoreografia Marco De Alteriis\ncostumi Maria Teresa Grilli\nluci Davide Rigodanza\nincursioni musicali Concetta Cucchiarelli\ndanzatori del Balletto Teatro di Torino \nSpettacolo di danza in collaborazione con Circuito multidisciplinare del Friuli Venezia Giulia \nNel comporre la coreografia Marco De Alteriis contrappone alle note di Chopin dolci o suadenti\, brillanti o melanconiche\, ma sempre classiche\, una tecnica contemporanea graffiante\, dove i danzatori lasciano esprimere il loro sentire attraverso l’ampiezza e la fisicità del movimento\, facendosi trasportare in una dimensione immaginaria che sta al di sopra del rapporto pubblico/artista.\nLa coreografia parla di storie d’amore ma anche di solitudine\, voglia di cercarsi e di scoprirsi.\nLa semplicità di uno sguardo\, il calore degli abbracci e la musica accompagnano i danzatori a vivere realmente quello che accade in scena creando un’atmosfera intima e coinvolgente.\nMarco De Alteriis
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SUMMARY:OREGON in concerto
DESCRIPTION:17 novembre 2016 ore 21 \nIl fulcro di ogni concerto degli Oregon è un abbraccio avventuroso tra quattro virtuosi improvvisatori\, che coinvolge lo spettatore all’interno del loro incredibile processo creativo. Il quartetto ha profonde radici nel jazz ma attinge a sorgenti musicali di tutto il mondo\, trascendendo le sue origini e creando una musica globale\, che si rinnova ad ogni performance. Nel corso degli anni la formazione ha subito delle variazioni e con grande piacere vediamo farne parte un vecchio amico\, Paolino Dalla Porta\, raffinato interprete del contrabbasso più affidabile e moderno. Accanto a lui\, due tra i fondatori del gruppo\, i grandissimi Ralph Towner e Paul McCandless\, vere istituzioni del jazz degli ultimi 30 anni.
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