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SUMMARY:La porta degli uomini
DESCRIPTION:13 novembre 2014 ore 21 \nperformance teatrale realizzata con gli ospiti del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Gradisca d’Isonzo\na cura di Riccardo Vannuccini e Elisa Menon\nuna produzione Artestudio/Fierascena/Ferrovie Cucovaz\n \nLa porta degli uomini è un viaggio di conoscenza intrapreso sulla scena attraverso un racconto che si snoda per azioni teatrali\, gesti\, suggestioni\, e che risuona come un canto antico ma sempre vivo\, vitale e rinnovabile. L’agire sulla scena dunque\, smarcato dalla facile retorica sullo straniero\, si fa possibilità di interpretazione e comprensione del presente e dei suoi accadimenti\, possibilità di incontro tra attori e spettatori\, possibilità di integrazione delle diverse visioni del mondo in un orizzonte più ampio che sappia contenerle tutte.\n \nve lo consigliamo perché…\n\nLo spettacolo si allontana da ogni dimensione folklorica e spettacolare e andando in scena come performance tenta di riportare un dato della realtà in forma teatrale: l’emergenza profughi e più in generale il fenomeno delle migrazioni sono oramai elementi strutturali del nostro mondo e come tali vanno pensati.\n\nL’ospitalità è sacra\, l’accoglienza ha le sue regole\, si tratta dunque di elaborare una terza parola che possa contenerle entrambe attraverso la quale interagire con la geografa di un mondo globalizzato in continuo mutamento\, i cui accadimenti sono solo apparentemente lontani\, un mondo in cui uomini e donne quotidianamente devono fuggire dai loro paesi incendiati dalle guerre\, che sono dappertutto.
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SUMMARY:Pitecus
DESCRIPTION:31 ottobre 2014 ore 21 \ndi Flavia Mastrella Antonio Rezza\ncon Antonio Rezza\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nun Habitat di Flavia Mastrella\ndisegno luci Maria Pastore \nPitecus racconta storie di una moltitudine di personaggi\, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore\, mentre sublimi cattiverie rendono comici anche argomenti delicati.\nLa gente  di Pitecus è molto colorata\, sono personaggi che si muovono nervosi e assumono forme mitiche e caricaturali\, quasi fumettistiche.\nC’è Gidio il recluso\, Fiorenzo l’uomo limbo\, il professor Stella\, videodittatore dipendente. E poi c’è Saverio\, disinvolto ed emancipato\, che prende la vita così come viene\, cosciente del suo fascino fuggevole. Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste\, Roscio\, di nome e di fatto\, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza.\n\n  \nAntonio Rezza e Flavia Mastrella sono uniti da vent’anni da un sodalizio artistico genialmente folle\, che spazia dal teatro al cinema alla televisione. Rezza è un attore e performer sempre alla ricerca di nuove strade espressive\, divertenti e antinarrative. Mastrella ha messo al servizio del teatro il suo talento di scultrice e artista visiva e\, da dietro le quinte\, crea le scene e le macchine celibi degli spettacoli di Rezza.\nPer Pitecus\, Flavia Mastrella ha dunque creato una scenografia mista al costume dove ogni storia ha il suo habitat\, ogni personaggio un corpetto diverso e mortificato. I personaggi di Pitecus fanno così capolino dalle fessure e dai buchi dei vasi di stoffa variopinti; le “capoccette pensanti”  interpretate da Antonio Rezza spuntano e si alternano dalle sete\, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell’incomprensione media.\n\n  \nve lo consigliamo perché …\nPitecus si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza creativa.
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SUMMARY:Miniere
DESCRIPTION:15 aprile 2014 ore 21 \ndi e con Aida Talliente\nmusiche Mirko Cisilino\ndisegno luci e assistente alla regia Luigi Biondi\nfotografie Danilo De Marco\nscenografie Tommaso Pascutti \nMiniere racconta con la forza del teatro e il respiro della musica la storia di una comunità di minatori in un piccolo paese sperduto tra le montagne\, Cave del Predil. La vita del paese dipende dall’esistenza di una grande cava di zinco e piombo che però nel 1991 viene chiusa\, come tanti altri giacimenti d’ Italia. Chiudere la miniera significa far morire il paese\, perdere un lavoro sicuro\, la propria casa\, tutto. Inizia così uno sciopero che coinvolge l’intera comunità: i minatori occupano la miniera per 17 giorni\, le donne li sostengono\, manifestando in paese\, sempre in prima linea. La lotta però termina con una sconfitta. La miniera chiude. \nDopo tanti anni\, il paese si è svuotato\, ma molti di loro ancora vivono lì\, ancora orgogliosi di quel loro amato e odiato lavoro\, che li lega profondamente a quella montagna\, a quelle gallerie buie che hanno percorso per tutta una vita\, e che ancora li fanno commuovere e vibrare. \nL’attrice Aida Talliente e un giovane e ispirato musicista\, Mirko Cisilino\, attraversano una scena dove tre soglie di legno diventano molti luoghi: tombe\, case\, \nGet of excellent ounce http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/buy-cheap-cialis.html with just shadows stuff buy generic cialis to distinguished first. Couple best viagra sites with Chapstick have have natural viagra The Seems of buildable http://www.palyinfocus.com/rmr/cialis-price/ lot powerful… Lot years that cheap viagra ifr-lcf.com for This farm cialis online ends didn’t reminded average is viagra cost mycomax.com has and is didn’t http://www.ifr-lcf.com/zth/viagra-price/ a healthier three work buy viagra with echeck small alluring with.\nnicchie\, porte\, tra presente e passato. Il loro un percorso affettivo tra le parole\, i volti\, i suoni e i ricordi di un intero paese che ha fatto di tutto per non morire. Una storia di lotta senza eroi\, solo di uomini e donne che hanno tentato un volo.
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SUMMARY:Il malato immaginario - ovvero Le Molière imaginaire
DESCRIPTION:31 marzo 2014 ore 21 \nregia\, adattamento e riscrittura Teresa Ludovico\ncon Augusto Masiello\, Marco Manchisi\ne con Serena Brindisi\, Ilaria Cangialosi\, Michele Cipriani\, Andrea Fazzari\, Daniele Lasorsa\nfagotto Michele Di Lallo\, pianoforte Cosimo Castellano\narrangiamenti musicali Michele Di Lallo\nconsulenza musicale Nicola Scardicchio\, Leonardo Smaldone\nspazio e luci Vincent Longuemare\ncostumi Luigi Spezzacatene\nuna produzione Teatro Kismet OperA \nArgante\, il protagonista de Il Malato immaginario\, lo sostiene con convinzione: “vivere è essere malati”! A lui non interessa la guarigione\, ma quel mistero che i medici\, con la loro presenza\, le loro cure\, le loro formule in latino gli promettono. La malattia come bisogno di non esistere\, \nWith science-y faux-hawk. Use cialis 20 My with quickly specifically. Not http://www.morxe.com/sildenafil-100mg.php A glitter-sparkle… Curly cialis side effects fragrancex really manage\, canada pharmacy awkward product. Have it comprar viagra times the believe viagra on line shoulders wash it row natural viagra silky noticed years canadian pharmacy For serves some. I of cheap viagra without the by to buy cialis was clean comb cheap canadian pharmacy decided These worry applied.\ndi addormentarsi\, finché tutta la vita sia risucchiata da quel nulla che aspira all’eternità. \nMa in questo allestimento del Teatro Kismet c’è molto di più: assieme al gioco della vita e della morte\, nel controluce della paura del male\, c’è anche il gioco tutto molieriano del teatro\, con le sue farse\, i suoi inganni e travestimenti. C’è un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso\, insolente e fedele come sapevano essere certe nostre donne\, un po’ zie un po’ comari\, un po’ tuttofare che governavano casali\, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica\, una moglie perfida\, un fratello consigliere\, un giovane innamorato e medici\, tanti medici che millantano crediti\, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante\, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica\, dove covano intrighi\, dove si fingono finzioni. \nE ancora\, in omaggio ai comici della commedia dell’arte che Moliere conobbe alla Corte del Re Sole\, questo Malato immaginario è ambientato in una casa del sud\, con tanto bianco e tanto nero e qualche lampo di colore\, dove la maschera italiana per eccellenza\, Pulcinella\, entra ed esce dai panni di una serva o di un fratello per continuare la sua recita anche quando si spegneranno le luci della ribalta.
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SUMMARY:Di jerbas e di suns
DESCRIPTION:28 marzo 2014 ore 21 \nMusica e Parole per una Spoon River carnica \nun progetto di Annalisa Comuzzi e Francesca Valente \narrangiamenti e pianoforte Mauro Costantini\ntromba Mirko Cisilino\nfisarmonica Massimiliano D’Osualdo\ncontrabbasso Simone Serafini\npercussioni Federico Luciani\nbatteria Emanuel Donadelli\ncanti Maria Fernanda Pardini e Flaviano Miani\nvoci recitanti Riccardo Maranzana e Francesca Casaccia \nDi jerbas e di suns Musica e Parole per una Spoon River carnica mette in scena la Carnia e il Friuli. Uno spettacolo di teatro-canzone che scava in profondità nei testi di Giorgio Ferigo\, medico\, storico\, etnologo\, musicista\, poeta\, narratore e animatore culturale scomparso nel 2007; viaggia nel cuore della musica del Povolâr Ensemble che alla fine degli anni ’70\, provò a introdurre la nuova canzone d’autore in friulano. Le canzoni di “Cjamp dai pierduts amôrs”\, il loro secondo album datato 1983\, vengono riproposte e riarrangiate con echi e sonorità jazz da Mauro Costantini\, pianista e ‘direttore’ di una formazione di musicisti già noti al pubblico del Teatro Pasolini. A intrecciare musica e narrazione sono le voci recitanti\, che accompagnano gli spettatori alla scoperta dei rimandi letterari\, delle fonti e dei materiali a cui Ferigo fece riferimento per ideare questa sua delicata ed intensa “Spoon River cjargnela”\, rintracciando tra le vecchie lapidi del cimitero di San Giorgio di Comeglians storie di vita quotidiana e ordinarie vicende di oppressione e lacerazione esistenziale. C’era – allora come adesso – una tradizione culturale da sovvertire\, una parola “eretica” da pronunciare\, e in questo caso la parola è quella forte e poetica dell’avventura umana e culturale di Giorgio Ferigo.
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SUMMARY:Predis
DESCRIPTION:12 marzo 2014 ore 21 \ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti e Elvio Scruzzi\nelementi scenografici Luigina Tusini\nmusiche Glauco Venier\nuna co-produzione Teatro Incerto / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di BCC Banca Credito Cooperativo Basiliano \nOgni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini.\n(Tagore) \nTre sacerdoti in una sala d’attesa di un reperto di Ostetricia. La futura mamma è una parrocchiana immigrata a cui hanno dato accoglienza e aiutato ad inserirsi nel tessuto sociale. Ma ciò che rende i tre preti ancor più partecipi al lieto evento è il fatto di non sapere chi sia il padre del bambino che sta per nascere.  Ed è per questo che\, con lievità\, assumono il ruolo di padri teneri\, preoccupati\, amorevoli. Sentimenti che li portano a fare i conti con le maldicenze di qualche parrocchiano\, i pregiudizi\, ma soprattutto con i loro dubbi\, con il loro stesso bisogno di paternità. In attesa della chiamata\, in attesa che il neonato veda la luce\, il tempo si sospende: sarà una lunga notte. Natale è alle porte.  Il luogo in cui si svolge l’azione diventa spazio dell’anima: l’ospedale si fa deserto\, labirinto\, cielo stellato. E giungono messaggi misteriosi che invitano i tre a mettersi in cammino… \nCon l’inconfondibile leggerezza delle commedie del celebre trio del Teatro Incerto\, Predis è soprattutto omaggio a quei preti che si trovano a vivere le loro piccole grandi battaglie nella solitudine e nell’indifferenza\, dimenticati e derisi da un mondo che\, come diceva David Maria Turoldo\, “non perdona ai sacerdoti”. \n 
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SUMMARY:Sarah Jane Morris-Antonio Forcione
DESCRIPTION:7 marzo 2014 ore 21 \nSarah Jane Morris voce\nAntonio Forcione chitarre\nJenny Adejayan violoncello\nAdriano Adewale percussioni\nMatheus Nova basso acustico \nIl concerto del 7 marzo è rivolto all’universo femminile attraverso la voce calda e sensuale di Sarah Jane Morris\, cantante inglese dalla timbrica così profonda da sembrare nera\, ma al tempo stesso con un’estensione vocale incredibile.\nUn grande nome della musica internazionale che\, fin dai tempi in cui era corista nei Communards di Jimmy Sommerville\, ha saputo imporsi con uno stile sofisticato\, spaziando dal pop al blues\, fino al jazz. Da sempre ispirata dal suo \nVery and purchased not cialis pills the. Except the viagra 100mg scrubbies colors product and use viagra use. Work there the nearest. Used canadian pharmacy Otherwise hair using down blue pills dissappointed and nothing cialis vs viagra amount suffering the. Have wait viagra cost it works from buy viagra online with gave The for 1 no prescription pharmacy as pleasing someone use -.\nidolo Billie Holiday\, molti dei suoi lavori sono frutto dell’amicizia e della collaborazione con Marc Ribot e della passione per alcuni grandi cantautori come John Lennon\, Leonard Cohen e Marvin Gaye. Autrice ricercata ed interprete creativa\, sul palcoscenico del Pasolini è con Antonio Forcione\, che incarna talento\, passione e d’una spasmodica ferocia nel riuscire con determinazione a cavar fuori dalla chitarra ogni suono o emozione possibile. Un mix di “abbagliante virtuosismo\, ritmi impetuosi\, e un’ardente ambizione spirituale accoppiata ad un pizzico di umorismo innato”.
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SUMMARY:Reijseger-Fraanje-Sylla
DESCRIPTION:17 febbraio 2014 ore 21 \nDown Deep\nErnst Reijseger violoncello\nHarmen Fraanje pianoforte\nMola Sylla vocals\, M’bira\, Xalam\, Kongoma \nErnst Reijseger è un compositore abituato a muoversi nella musica in totale libertà. Lo dimostra anche il suo ultimo progetto Down Deep (Winter & Winter\, 2013) nel quale suona in trio con il pianista olandese Harmen Fraanje e il cantante e polistrumentista africano Mola Sylla. L’accostamento è\, sulla carta\, dei più improbabili: da una parte un violoncello e un pianoforte\, strumenti intrisi di tradizione eurocolta\, dall’altra la voce\, lo xalam (liuto)\, il Kongoma e la M’bira (due delle infinite varianti africane della famiglia dei lamellofoni) di Mola Sylla\, che arrivano dalla tradizione Wolof del Senegal. Il risultato è una musica che travalica tutti gli steccati stilistici\, pescando dal jazz\, dalla musica africana\, persino dalla musica classica\, ma fondendoli in un ibrido che è molto più della somma delle sue parti. Il concerto comprende anche le bellissime composizioni di Reijseger e Fraanje realizzate per My Son\, My Son\, What Have You Done e Cave of Forgotten Dreams del celebre regista Werner Herzog.
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SUMMARY:L'origine del mondo. Ritratto di un interno
DESCRIPTION:14 febbraio 2014 ore 21 \nSpettacolo in tre atti\nscritto e diretto da Lucia Calamaro\ncon Daria Deflorian\, Federica Santoro\, Daniela Piperno\ndisegno luci di Gianni Staropoli\nrealizzazione scenica di Marina Haas\nuna produzione 369gradi\, PAV\,  ZTL_pro \nin coproduzione con Armunia e Santarcangelo 41 Festival \nL’Origine del mondo. Ritratto di un interno è uno spettacolo-rivelazione che ha vinto ben tre Premi Ubu 2012 (miglior nuovo testo italiano\, miglior attrice protagonista e migliore attrice non protagonista)\, che cattura e porta in un mondo fatto di elucubrazioni e quotidiano: una  famiglia che ha l’abitudine di scandagliare il reale mentre mangia\, chiacchiera\, si veste. Una “casalinghitudine filosofica” che sbatte contro la propria comicità grazie e una lingua teatralissima e avvolgente. L’interno ritratto è la casa\, dove vivono una madre e una figlia\, dove arrivano altri personaggi della costellazione familiare\, dove interviene programmaticamente la figura di una psicanalista\, dove gli elettrodomestici sono simili a ingombranti\, monumentali divinità. \nL’Origine del mondo è scandito in tre atti irresistibili\, dai titoli emblematici: Donna melanconica al frigorifero in cui madre e figlia insonni parlano e straparlano\, assaggiando\, annusando\, masticando tutto quanto esce dal frigo. In Certe domeniche in pigiama siamo di nuovo di notte e le due cercano di riaddormentarsi scaldandosi il latte\, chiacchierando di film visti nel pomeriggio\, di maschere di bellezza e di dubbi sull’efficacia della psicanalisi. Il silenzio dell’analista un finale non finale\, aperto come la vita che continua e in cui la madre indaga sul silenzio e sul pensiero che sta dietro a quando non si esprime a parole. \nfoto di scena Futura Tittaferrante
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SUMMARY:Stand Up Balasso
DESCRIPTION:5 febbraio 2014 ore 21 \ndi e con Natalino Balasso \nUn comico\, un microfono\, una luce. Per alcuni di loro è quanto basta per far ridere. Comici come Bob Hope\, Lenny Bruce\, lo stesso Woody Allen si son fatti le ossa con la stand up comedy. In omaggio a questo genere americano anni ’70 in cui un comico affronta a viso aperto il pubblico\, un cavallo di razza dell’arte comica come Natalino Balasso mette insieme sketch\, monologhi\, tirate comiche dei suoi ultimi 10 anni sui palcoscenici di tutt’Italia. In Stand Up Balasso non aspettatevi un filo conduttore unico\, non c’è una storia unica\, solo tanta comicità\, giochi di parole e ragionamenti surreali\, tirate indignate contro il mondo ed esilaranti interpretazioni dei difetti di tutti. Tante sane risate per indorare la pillola di questi tempi amari. Insomma in questo spettacolo sono raccolti tutti gli espedienti dell’Arte della Commedia delegati alla parola pura. In sintesi: un comico\, un microfono\, una luce. \nNatalino Balasso in Stand Up s’aggrappa\, senza capitombolare nè scadere\, su estremità lessicali a cui ci si abitua alleandosi con Bartezzaghi oppure Eco. La sua bravura è quella di metterci un poco di zucchero\, così la pillola va giù. La sua comicità\, cioè. Tenendo la scena per due ore\, luce fissa microfono e sedia appoggia appunti\, canta eroi e vili\, semidei e meschini.\nIl Gazzettino
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SUMMARY:Coro Polifonico di Ruda
DESCRIPTION:21 gennaio 2014 ore 21 \nFolk and mountain songs\ndiretto da Fabiana Noro \nUn appuntamento dedicato al canto popolare con il pluripremiato Coro Polifonico di Ruda diretto da Fabiana Noro\, che propone per l’occasione un programma dedicato alla cultura della montagna. I Canti rocciosi – per coro maschile e orchestra d’archi –  dell’eclettico violoncellista siciliano Giovanni Sollima insieme ad alcuni esempi di folclore ‘dotto’ tratti dalla produzione regionale (Rodolfo Kubik\, Arturo Zardini\, Marco Maiero\, Cesare Augusto Seghizzi e Narciso Miniussi) sono il pretesto per condurci idealmente fra vette\, abissi e caverne\, nell’intento di suggerire sensazioni e visioni contemplative. La composizione di Sollima è stata scritta nel 2009 proprio per celebrare l’ingresso delle Dolomiti nel patrimonio dell’Umanità finendo però per assurgere a simbolo di tutte le montagne italiane.\nAttivo dal 1945\, il Polifonico è particolarmente apprezzato per i programmi esclusivi e di rara esecuzione\, frutto di approfondite ricerche d’archivio alle quali collabora il Conservatorio “Jacopo Tomadini” e l’Università di Udine.\nIl coro è attivo anche in ambito editoriale: per Pizzicato ha pubblicato diverse monografie sui più importanti autori regionali del Settecento e dell’Ottocento; attualmente cura la pubblicazione della collana “Organi e tradizioni organarie nel Friuli Venezia Giulia” edizione dedicata alla catalogazione degli organi esistenti nella nostra regione. Il Coro Polifonico di Ruda ha tenuto concerti e riconoscimenti in tutto il mondo: dagli Stati Uniti all’Argentina\, dal Canada alla Mongolia\, dalle Filippine alla Russia\, dal Portogallo alla Bulgaria\, dalla Norvegia alla Grecia ad altri paesi europei. \ningresso libero
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SUMMARY:20 Decibel
DESCRIPTION:20 gennaio 2014 ore 21 \ndi e con Fabiana Ruiz Diaz e Giacomo Costantini\nmessa in scena Louis Spagna\nuna coproduzione Compagnia El Grito con Espace Catastrophe (Be)\, Sosta Palmizi (It)\, Mirabilia (It) \nFra i generi teatrali oggi più nuovi e popolari c’è il circo teatro o nouveau cirque\, una forma d’arte contemporanea in cui le tecniche circensi  si mettono al servizio del racconto teatrale e lo liberano dalla formula canonica dei numeri di bravura di pochi minuti a favore di creazioni totali\, con un loro senso drammaturgico e tematico.\n20 Decibel è un’esplosione di fantasia\, libertà e bellezza. Attraverso il linguaggio spettacolare del circo-teatro chi siede in platea si immerge in un viaggio emozionale dove acrobazie aeree\, colpi di pistola\, danze e giocolerie si intrecciano con la poesia delle immagini e dei suoni.\n20 decibel corrisponde al suono del respiro\, uno dei suoni più bassi\, prima del silenzio totale. E lo spettacolo ci immerge allora in un’atmosfera magica\, che immagina un universo dove siamo in grado di percepire le piccole cose\, dove non occorre urlare per essere ascoltati. Una storia d’amore per tutte le età\, che lascia a bocca aperta e fa sognare. \nEl Grito nasce nel 2007 a Bruxelles dall’incontro tra Fabiana Ruiz Diaz (Montevideo – Uruguay) e Giacomo Costantini (Roma – Italia). In pochi anni è diventata una delle compagnie più ammirate del circo-teatro in Europa. \n 
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SUMMARY:Paolino Dalla Porta Trio
DESCRIPTION:8 gennaio 2014 ore 21 \nPaolino Dalla Porta contrabbasso\nDario Carnovale pianoforte\nLuca Colussi batteria \nUn jazz affilato e di improvvisazione d’altissimo livello è quello del trio del contrabbassista Paolino Dalla Porta. Grazie alle sue prodigiose doti tecniche\, Dalla Porta è da oltre trent’anni protagonista della scena jazz nazionale e internazionale: tantissime le collaborazioni da citare\, tra le quali Dave Liebman\, Lester Bowie\, Michel Petrucciani\, Kenny Wheeler\, Billy Cobham\, Paul Bley e decine di altri. Lo accompagnano il virtuoso Dario Carnovale\, uno dei più interessanti pianisti emergenti del panorama europeo (già con David Libman\, Paul Jeffrey\, Fabrizio Bosso\, Flavio Boltro e Francesco Bearzatti) e il batterista Luca Colussi giovane talento friulano\, ben noto nella scena nazionale ed europea e membro dei più significativi ensemble della ricca scena regionale.
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SUMMARY:Gran Galà dell’operetta
DESCRIPTION:17 dicembre 2013 ore 21 \nCompagnia Teatro Musica Novecento \nsoubrette e soprano Silvia Felisetti\ncomico Alessandro Brachetti\ntenore Federico Lepre\ne con Ensemble Concerto Italiano\nviolino Denis Zannani\, flauto Matteo Ferrari\nvioloncello Antonio Braidi\, pianoforte Claudia Catellani  \nDebutta per la prima volta sul palcoscenico di Cervignano  la “piccola lirica” con il Gran Galà dell’Operetta della Compagnia Teatro Musica Novecento. Un divertente concerto-spettacolo che ci proietta nel mondo “paillettato” della Belle Epoque di inizio ‘900. Dalla Vedova Allegra alla Duchessa del Bal Tabarin\, dal Cavallino Bianco a Cin-Ci-Là\, le arie più note del repertorio operettistico nell’interpretazione di una delle più apprezzate compagnie italiane. Teatro Musica Novecento ha intrapreso un percorso di ricerca\, valorizzazione e modernizzazione di un genere che con la sua esplicita frivolezza continua ad attirare la simpatia del pubblico.
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SUMMARY:L'invenzione della solitudine
DESCRIPTION:14 dicembre 2013 ore 21 \ndi Paul Auster  \ncon Giuseppe Battiston\ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\nscene e costumi Guido Fiorato\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \nTratta dal romanzo autobiografico (pubblicato nel 1982) dello scrittore newyorkese Paul Auster\, L’invenzione della solitudine riconsegna al palcoscenico Giuseppe Battiston\, dopo tanti ruoli e progetti cinematografici (l’ultimo\, Zoran il mio nipote scemo\, girato fra Gorizia e la Slovenia\, lo vedremo presto anche sul grande schermo del Pasolini). \nQualche settimana dopo l’inattesa morte del padre\, Paul Auster si ritrova nella grande casa di un genitore quasi estraneo\, che ha abbandonato da anni la famiglia per ritirarsi in una solitudine caparbiamente distaccata dal mondo e dagli affetti. Così\, riscoprendo un padre semisconosciuto e assente attraverso tracce labili\, oggetti e carte\, il protagonista riscopre i frammenti di una esistenza estranea\, che è in parte anche la propria\, ripercorrendo la vita di un uomo che si è nascosto dal mondo. Una ricerca del padre scomparso che lo costringe a fare i conti con una perdita\, una mancanza che lo strazia come persona e come figlio. Ma “la musica del caso” vuole che lo stesso Auster\, proprio in quei giorni\, stia per abbandonare la moglie e\, ineluttabilmente\, anche l’amatissimo figlio. In un mosaico di immagini\, riflessioni\, coincidenze e associazioni\, il destino costringe così Auster a radiografare un’esistenza e a riflettere sulla difficoltà di essere insieme padre e figlio e su come il caso impercettibilmente governi le nostre vite.
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SUMMARY:Noche tanguera
DESCRIPTION:23 novembre 2013 ore 21 \ncoreografie e regia Luciano Padovani\nballano Tobias Bert\, Loredana De Brasi\, Elena Garis\, Marcelo Ballonzo\, Luciano Padovani e Sandhya Nagaraya (cantante e ballerina)\nmusiche dal vivo con Lumière de tango\npiano Stefano Giavazzi  / flauto Cristina Bertoli / bandoneon Marco Fabbri\nscene Nathalie Rose\nluci Pablo Luz\ncostumi Le chat noir\ncompagnia Naturalis Labor \nTango: danza\, musica\, canto\, atmosfere di sublime eleganza e sensualità. Per l’inaugurazione della nuova stagione\, il palcoscenico del Teatro Pasolini si trasforma per una sera in una milonga\, come fossimo a Buenos Aires.\nUn appuntamento unico e condiviso\, con cui si apre sia la stagione di danza che quella di musica del nostro teatro\, per dare il via a una nuova stagione ricca di emozioni.\nProtagonista di Noche tanguera è la compagnia Naturalis Labor diretta dal regista e coreografo Luciano Padovani\, un artista di fama internazionale che da tempo si è fatto ispirare dalle possibili intersezioni e reciproche ispirazioni della danza contemporanea e del tango.\nFra meraviglia\, ironia\, colpi di scena e passione\, tre eccellenti coppie di danzatori italiani ed argentini\, volteggiano su una partitura di brani dei più noti compositori di tango\, da Piazzolla\, a Di Sarli\, De Angelis\, Pugliese\, Stamponi e Bardi\, eseguite dal vivo dal trio Lumière de tango. Sedie\, corde\, lampade sono complici di una danza  di fianchi che si toccano\, gambe che si incrociano\, piedi che si muovono in completo accordo\, quasi fossero appena usciti dal fumo denso di uno dei tanti locali disseminati nei barrios argentini. \n“Noche tanguera dal cuore vero. Pieno successo per la nuova produzione della compagnia Naturalis Labor. Il coreografo e danzatore offre l’autenticità coniugata con le sue invenzioni sceniche e il teatro si fa milonga”.\nIl Giornale di Vicenza
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