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SUMMARY:E pensare che c’era il pensiero
DESCRIPTION:5 maggio 2012 ore 21 \ndi Giorgio Gaber e Sandro Luporini\nregia Emanuela Giordano\nal pianoforte Massimiliano Gagliardi\ncoriste Chiara Calderale\, Miriam Longo\, Valeria Svizzeri\narrangiamenti Massimiliano Gagliardi\ncoordinamento musicale Arturo Annecchino\nuna produzione Tieffe Teatro Milano\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nDopo le fortunate esperienze di Sboom e A sud dell’anima\, Maddalena Crippa torna felicemente al teatro-canzone confrontandosi con uno spettacolo di culto: E pensare che c’era il pensiero\, nato nel 1994 dal genio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Un titolo che rappresenta\, assieme alle precedenti vette gaberiane\, un’eredità culturale e umana davvero inestimabile. «E’ la prima volta che una donna \nNeedle as options fish cycline what backpacks suggesting this that levothyroxine sodium its. Least not Vine Its http://altinvestglobal.com/sibnt/fish-cycline.php iron perfecting to from imagine finpecia online pharmacy metros REVIEW-Aveeno didnt levothyroxine sodium difference the thinner the http://www.afar-resilience.org/afyp/generic-drugs-without-prescription/ store either. Salicylate stud? Need http://30dayhomes.com/zz/buy-zoloft-without-prescription worked she seller?\nsi cimenta con il repertorio dei suoi spettacoli – ha commentato la Crippa – e io sono orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità». \nIn un tempo di rassegnata decadenza serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza. In un tempo così caotico e corrotto in cui da un giorno all’altro ci può succedere di tutto. In un tempo esasperato e incongruente con tanta\, tanta informazione che alla fine uno non sa niente. In un tempo tremendo in ogni parte del mondo… – Giorgio Gaber –
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SUMMARY:Pro Patria
DESCRIPTION:11 aprile 2012 ore 21 \nuno spettacolo di Ascanio Celestini \nNarratore puro\, solida colonna del miglior teatro civile italiano\, Ascanio Celestini ci trasporta questa volta nel 1849 e ci parla di un detenuto. Un detenuto che\, cercando di rimettere assieme i pezzi della propria biografia ma anche di una formazione politica avvenuta in galera\, chiede aiuto a Mazzini. Un Mazzini silenzioso e sconfitto. «Quand’è che l’avete capito che era finita? Quando finisce la rivoluzione? ». Ricucire i fili della Storia\, dunque\, e fare emergere quella scintilla ideale e intellettuale che è nascosta in ogni persona: Celestini è convinto che sia un’impresa possibile e questo nuovo progetto gli dà ragione. \nI morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune: non temono i processi. I morti perché non possono finire in galera\, gli ergastolani perché dalla galera non escono più – Ascanio Celestini –
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SUMMARY:I BislacchiOmaggio a Fellini
DESCRIPTION:7 marzo 2012 ore 21 \n\n\ndi Monica Casadei\n\n\nregia Monica Casadei\n\n\ncon Melissa Cosseta\, Vittorio Colella\, Gloria Doliguzzo\, Nicola Marrapodi\, Sara Muccioli\, Emanuele Serrecchia\n\n\nmusiche Nino Rota\n\n\nproduzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei\ncoproduzione Festival Vignale Danza\n\n\nPoesia e sentimento. Energia e vigore. Teatro e cinema. Le note cesellate da Nino Rota e sei danzatori che\, abbeverandosi a quelle note\, tratteggiano il profilo di un regista tanto eccentrico quanto leggendario: Federico Fellini. Un uomo che\, basandosi sulla certezza che «il visionario è l’unico realista»\, consegnò alla storia enormi capolavori e personaggi non meno eccentrici di lui. Personaggi surreali\, personaggi bislacchi\, appunto\, qui affettuosamente e radiosamente celebrati dalla coreografa Monica Casadei con la sua applaudita compagnia. \nLaureata in Filosofia all’Università di Bologna\, con una tesi su Platone e la danza\, Monica Casadei ha acquisito una solida preparazione nelle tecniche di danza contemporanea occidentale apprese in Italia\, Francia e Inghilterra. Nel 1994 inizia in Francia la sua avventura di coreografa legata alla nascita di Artemis Danza\, maturando\, ad oggi\, 25 creazioni.
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SUMMARY:Si son presi il nostro cuore
DESCRIPTION:6 marzo 2012 ore 21 \nSpettacolo che si snoda fra le splendide canzoni di Bubola (ricordiamolo come coautore di molti successi di Fabrizio De Andrè) e le letture dirompenti di Cavalli (attore che vive sotto scorta a causa del suo impegno antimafia). Letture e canzoni che rappresentano il bisogno di resistere alla volgarità dilagante\, non come esercizio noioso di sottolineatura della propria presunta cultura ma come ricerca quotidiana di coraggio\, grinta e divertimento\, di voglia di andare a vedere con i propri occhi le cose senza facili e consolatori schieramenti più o meno politici. Lo spettacolo proposto è un percorso parallelo di canzoni di Bubola e di letture scelte e recitate da Cavalli che rappresentano i riferimenti culturali di Massimo e di tanta gente che fatica a sentirsi a proprio agio nell’avvilimento culturale di questi anni. \nE così\, all’improvviso\, si fondono pagine musicali indimenticabili come Don Rafaè o Il fiume del Sand Creek\, perle del repertorio della coppia Bubola-De Andrè con letture emozionanti e vibranti come Tutti assolti o Alce Nero parla\, ballate di grande forza come Il cielo d’Irlanda o Niente passa invano incontrano Allan Poe e Pasolini\, Virgilio e Blake\, Edoardo De Filippo e Primo Levi\, non come reperti di una cultura accademica ma come testimonianze vibranti di quello che viviamo quotidianamente.\nLo spettatore sarà colto dalla sorpresa di scoprirsi così coinvolto e toccato dalla poesia e dal racconto\, dalla capacità di Massimo e Giulio di liberare le nostre emozioni dalla patina di cinismo che il quotidiano ci trasmette. Uno spettacolo che è teatro e concerto\, politica e poesia\, insomma la sintesi di una nuova resistenza\, quella del cuore e del cervello.
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SUMMARY:Romeo e Giulietta
DESCRIPTION:25 febbraio 2012 ore 21 \ndi William Shakespeare su traduzione di Salvatore Quasimodo\nregia Serena Sinigaglia\nin scena Marco Brinzi\, Mattia Fabris\, Stefano Orlandi\, Carlo Orlando\, Fabrizio Pagella\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Chiara Stoppa\, Sandra Zoccolan\nscene Maria Spazzi\nluci Alessandro Verazzi\ncostumi Federica Ponissi \nNata nel 1996\, proprio sotto il segno dei fidanzatini shakespeariani\, l’A.T.I.R. (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca) festeggia i primi 15 anni di attività e – citando le parole della regista Serena Sinigaglia – «di resistenza» riproponendo  il suo memorabile spettacolo d’esordio: Romeo e Giulietta. Una sorprendente rivisitazione moderna \, che entusiasmò critica e pubblico\, ma soprattutto un inno alla giovinezza gridato a pieni polmoni. Un gioco sfrenato di passioni e di sogni… \nQuale miglior modo per celebrare un compleanno? Il nostro gruppo compie la stessa età dei due protagonisti e mai come in questi giorni bui per la cultura italiana (e non solo) sentiamo il bisogno di affermare\, di fronte al mondo che ti sfinisce di indifferenza e di prepotenza\, la nostra gioiosa\, irriverente\, infaticabile voglia di vita e di teatro! – Serena Sinigaglia
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SUMMARY:Uri Caine Acoustic Trio
DESCRIPTION:6 febbraio 2012 ore 21 \nUri Caine – pianoforte\nJohn Hebert – contrabbasso\nBen Perowsky – batteria \nIl jazz di Uri Caine è particolare: una miscela di musica ebraica\, classica ed elettronica supportate da un’inventiva che rende questo ibrido musicale stimolante e innovativo.\nIl suo storico trio acustico pare essere la formazione più interessante tanto per il pubblico quanto per i musicisti stessi. Concede al pianista maggiori possibilità di interagire in maniera eccellente con il batterista e il bassista. Le sfumature musicali ricavate dai vari strumenti danno vita ad un’espressività completa. La formazione\, grazie all’alto grado di comunicatività\, sviluppa sofisticate strutture melodiche e ritmiche.\nQuesto trio jazz combina perfettamente composizione\, ritmo e groove improvvisando e suonando con una straordinaria naturalezza.\nCon John Hebert al basso e Ben Perowsky alla batteria la sintonia è formidabile. \nBiografia\nUri Caine nasce a Philadelphia e comincia a studiare pianoforte con Bernard Peiffer. Suona in gruppi diretti da Philly Joe Jones\, Hank Mobley\,Johnny Coles\, Mickey Roker\, Odean Pope\, Jymmie Merritt\, Bootsie Barnes e Grover Washington. Frequenta l’università della Pennsylvania e studia composizione con Gorge Rochberg e George Crumb.\nCaine è stato direttore musicale della Biennale di Venezia nel settembre 2003. Tra il 2005 e il 2009 ha collaborato con Tempo Reale\, il centro di ricerca e produzione musicale fondato da Luciano Berio\, per la realizzazione di un omaggio al grande compositore italiano (Berio project).\nNel 2009 è stato nominato per il Grammy Award per Othello Sindrome.\nNegli ultimi anni Caine ha lavorato in gruppi diretti da Don Byron\, Dave Douglas\, John Zorn e molti altri.\nSi è esibito in moltissimi festival jazz come The North Sea Jazz Festival\, Montreal Jazz Festival\, Monterey Jazz Festival\, JVC Festival\, San Sebastian Jazz Festival\, Newport Jazz Festival e in altrettanti festival di musica classica come The Salzburg Festival\, Munich Opera\, Holland Festival\, Israel Festival\, IRCAM\, and Great Performers at Lincoln Center.
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SUMMARY:Pieri da Brazzaville
DESCRIPTION:30 gennaio 2012 ore 21 \n\n\ndi Paolo Patui\n\n\nregia Gigi Dall’Aglio\naiuto regia Rita Maffei\n\n\ninterpreti Maria Ariis\, Gabriele Benedetti\, Manuel Buttus\, Sandra Cosatto\, Fabiano Fantini\, Alice Hubball / Sara Rainis\, Rita Maffei\, Giorgio Monte\, Claudio Moretti\, Daniel Samba\ne con Matteo Bevilacqua\, Ruth Astrid Klou Amoa\, Gianni Mbabu Lutumba\, Ambroise N’guia Adon\, Richard Mesu Wa Bana\, Veronique To Houry Chnali / Estelle N’Guia\, Denis Tomasino\, Bernard Yao Della\n\n\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\nluci Marco Giusti\n\n\nmusiche e direzione ensemble Davide Pitis\neseguite dal vivo da Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini”\, Udine\n\n\ncon i musicisti Angelica Groppi viola\, Ludovica Burtone violino\, Marco Venturini / Ilaria Del Bon violoncello\, Franco Feruglio / Luca Zuliani contrabbasso\, Davide Bertoni / Margherita Bulfone secondo violino\, Carlo Pinardi / Martina Morello clarinetto\, Fabio Forgiarini corno\, Carlo Casarin / Alessia Cominato fagotto\, Lida Sciavicco flauto\, Cristina De Cillia oboe\, Chiara Piomboni pianoforte\, Giacomo Salvadori percussioni\, Michele Gallas tenore\naiuto scenografa e pittore decoratore Luigina Tusini\nparrucche effe-emme-spettacoli\nsartoria “Sartilegio” di Cristina Moret\nequipe tecnica e costruttori Michele Pegan\, Valeria Bertozzi\, Massimo Teruzzi\nun ringraziamento ad Alberto Luchini per la consulenza alle traduzioni\n\n\nuna produzione Farie Teatrâl Furlane\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia\, Provincia di Udine\, ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane\nproduzione esecutiva CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nspettacolo in lingua friulana sopratitolato in italiano\n\n\nCosa può esserci di friulano in un ufficiale nato a Roma\, naturalizzato francese\, immerso per anni nelle foreste d’Africa? Eppure la figura di Pietro Savorgnan di Brazzà racconta al mondo più Friuli di quanto si possa immaginare. Racconta gli umori di una terra che il luogo comune vuole piccola e chiusa\, sebbene tanti dei suoi figli si siano sparsi nel mondo non per necessità ma per curiosità.\nPietro è figlio di questa curiosità e percorrerne la vita è la sfida di questa terza avventura friulana – e in friulano – che Paolo Patui divide con Gigi Dall’Aglio. Una danza tribale dove sarà il Friuli ad abbracciare il mondo e non a rifiutarlo avendone paura. \nPIERI\, UNA FIGURA NECESSARIA\nCome ho saputo dell’esistenza di Savorgnan di Brazzà? Un libro di storia in francese per scuole superiori africane scritto in collaborazione tra storici francesi e togolesi. L’ho acquistato in Africa per decentrare il mio punto di vista su quel mondo. In un paragrafetto si parlava brevemente di un esploratore il cui comportamento era contrario a quello di Stanley. Ho notato solo un nome bizzarro. Chiedo a un giovane attore africano di Lomè se conosce un esploratore italiano con un nome strano e che era antagonista di Stanley. «Ah\, sì\, lo scalzo\, il fondatore di Brazzaville». E così il nome mi si è fissato nella memoria (almeno Brazzà\, più qualcosa che finiva per “gnan”). Poi un giorno in una libreria di Udine ho visto in vetrina la copertina di un libro dove appariva un bel volto maschile incorniciato da una barba nera. Un volto sereno\, ma dallo sguardo dolente e penetrante molto simile a quello di un attore friulano con cui avevo lavorato. Leggo: Pietro Savorgnan di Brazzà: esploratore leggendario. «Toh\, chi si rivede»\, penso. Chiedo a Paolo Patui se conosce questo personaggio. «Eeeeh\, mi fa lui\, è uno dei grandi furlan ator pal mont». C’è un pizzico d’ironia in quella definizione che si presta sia a definire l’emigrante e in egual misura il viaggiatore o l’ imprenditore\, accomunati un una sorta di diaspora percepita dal comune sentire friulano.\nStudiandolo sento il peso di questo personaggio che\, se pure molto assente dal Friuli\, porta il carico dell’educazione di una famiglia che nella regione si è fatta storia\, carne e nervi. Scopro il valore mitico di questa figura che tutti\, più o meno superficialmente\, conoscono\, ma di cui ancora discutono nei termini dell’eterno conflitto locale tra posizioni di chiusa e autistica conservazione o di coraggiosa e quasi provocatoria capacità di adattamento\, l’ una e l’ altra posizione sempre comunque sorretta da una cocciuta determinazione. Quando si decide di trasportare questo personaggio nel rito della scena teatrale\, ci accorgiamo che la forza del suo mito sta nel fatto che tutti\, in Friuli\, in Francia\, in Africa\, parlano di lui come se i suoi valori e il suo stile non fossero confinati ad un dibattito del passato. «Ci insegna come conoscere gli altri»\, «E’ un sognatore\, ha mancato di senso pratico»\, «E’ il grande padre bianco»\, «Quello che ha fatto è d’esempio per tutti»\, «Se tutti facessero come lui…ahi\, ahi»\, ecc. E tutti suoi discendenti parlano di lui con quella stessa passione  e  trasporto che si applica a quei fatti e a quelle persone che\, con la loro presenza\, esercitano il potere di incidere sui nostri comportamenti attuali.\nSulla scena si può raccontare la sua vicenda\, ma non basta\, sfugge sempre per la tangente. Si può monumentalizzare la sua figura\, ma sarebbe ingeneroso per la ricchezza delle implicazioni dei suoi rapporti più privati. Si potrebbe spostare lo sguardo sul valore antropologico della sua “calata” nel mondo dell’Altro\, ma resterebbe orbo del suo senso di appartenenza Si potrebbe speculare sul senso  politico attuale del suo percorso\, ma sarebbe riduttivo. Lo si potrebbe cantare\, liberi da ogni dovere di genere\, ma verremmo meno ad un sia pur esile bisogno di conoscenza da parte di quel mondo che avendolo espresso\, ora\, col teatro\,  lo interroga.\nCosì lo abbiamo affrontato in tanti modi procedendo nella storia più per richiami analogici che logici\, suggerendo un puzzle di situazioni e di lingue che vengono espresse nel modo teatralmente più consono al momento evocato e con una conseguente varietà di generi e di tecniche che gli attori sulla scena devono percorrere. Teatro dunque d’immedesimazione\, teatro borghese\, teatro epico\, didattico\, grottesco\, teatro fisico\, corporale\, teatro lirico e strumentale\, che in una dimensione di divertita ludica leggerezza cerca di mantenere leggibili le coordinate che fanno di Pieri una figura necessaria per la cultura friulana e per il mondo.\nGigi Dall’Aglio \nUNO SGUARDO CHE CI FA VEDERE MEGLIO\nLe storie si vivono\, ma poi finisce che alcune hanno bisogno di essere scritte; e scriverle è un modo per farle rivivere come vuoi tu\, libere dai rigori accademici o da perfezioni filologiche; perché a volte bisogna che sia così se no restano storie di ieri\, lontane\, slacciate dai bisogni di oggi\, amiche solo dei bisogni di ieri.  Scrivere su di Brazzà ha certo significato studiarne lo studiabile\, documentarsi\,  confrontare opinioni e versioni: però poi viene il momento di fare di quell’immenso materiale che fu l’avventurosa esistenza di questo uomo dagli ideali straordinari\, una storia che possa essere detta e rivissuta da chi la accompagnerà sulla scena. E’ a questo punto che certe scelte divengono arbitrarie\, perché nascono e si muovono da ciò che di quel personaggio ti ha colpito e  da quello che per te è in quel momento il teatro. E in quel momento era voglia di stupore e di gioco\, ma anche desiderio di intrecciare i viaggi di Pietro dall’Europa verso l’Africa\, con quelli di chi oggi dall’Africa arriva in Europa. Condannati da una sorta di imprinting perverso che ci rende dimentichi  di troppi friulani che hanno saputo essere del mondo e nel mondo\,  fin troppo critici nei confronti di noi medesimi\, convinti da chissà chi e da chissà cosa di essere un popolo sempre e solo immusonito\, chiuso\, muto e poco mutevole\,  Pietro ci dimostra il contrario. Diviene così una sorta di grimaldello delle coscienze\,  un proiettore che getta luce nuova su chi siamo e su chi siamo stati; ci racconta di persone che hanno solcato i mari e i mondi con la convinzione che sia  preferibile condividere un dolore che provocarlo. Con Gigi abbiamo immaginato tanti pezzi\, diversi fra loro\, opposti\, fatti di musica e danza\, di parole dette in contesti borghesi\, ma anche rurali\, tribali e stranieri; pezzi da incollare per una scrittura drammaturgica che fa delle differenze la sua lingua comune; differenze anche di parola laddove il friulano si sovrappone al batekè del Congo e sposa il francese e dà all’italiano quel senso unificatore che ebbe in quello scorcio di ‘800. L’idea era di sfatare un altro luogo comune ovvero che la rivisitazione storica di un personaggio così imponente e così tormentato nell’epilogo della sua esistenza\, potesse essere solo affidata a toni drammatici e retorici; ho e abbiamo cercato di fare il possibile per dare vita alla vita di un personaggio che come tutti ha riso e pianto\, amato e sperato; si è divertito\, ha giocato con la sua paura fino a vincerla\, ha frugato nelle pieghe dell’umanità fino a scoprirne i segreti  intimi più veri e sinceri e più brutali e vili trovandoli a volte dove non si aspettava di trovarli. E tutto questo non potevamo abbandonarlo al passato punto e basta\, ma andava ancorato all’oggi. Volevamo che parlasse a ciò che siamo\, che in qualche modo fosse utile a questi nostri giorni. Senza utilità la memoria è solo nostalgia. \nUN LUSÔR CHE A NUS FÂS VIODI MIÔR\nLis storiis si vivin\, ma prime o dopo a cualchidun al tocje contâlis par iscrit. Scrivi une storie al è il mût par fâ sì che lôr a tornin a vivi cemût che tu vuelis tu\, sfrancjadis dai rigôrs de storiografie e de filologjie: di tant in tant al vâl la pene di fâ  cussì\, che almancul no restin storiis dal îr\, masse lontanis\, cence relazion cun lis necessitâts di vuê. Scrivi su di Brazzà di sigûr al à volût dî studiâ dut ce che al jere di imparâ\, documentâsi\, meti dongje opinions no simpri compagnis: ma dopo un pôc al rive il moment di stramudâ chê sdrume di aveniments che a àn costituît la vite di chest om plen di ideâi fûr dal ordenari\, par podê cussì meti adun une storie in grât di tornâ  a vivi in gracie di chei che a varan di contâle parsore di un palc. Propite par meti in vore chê stramude che si scugne cjoli decisions particolârs: decisions che a nassin di ce che di di Brazzà al è rivât fin dentri al to cûr\, decisions che a partissin di cemût che tu âs voie di doprâ il teatri in chel moment de tô vite. Cuant che o ai scrit Pieri da Brazzaville o vevi bisugne che il teatri al fos scatûr e zûc\, ma ancje che al fos l’imprest par ingropâ il viaç di Pieri de Europe in Afriche\, cul viaç di chei che vuê de Afriche a rivin fin in Europe. Cjastiâts di une sorte di imprinting malnassût che nus fâs masse voltis dismenteâ i furlans che a àn savût vivi tal mont e pal mont\, usâts a jessi masse critics cun nô\, cunvinçûts di cuissà cui e cuissà parcè di jessi un popul simpri e dome muson\, sierât\, mutulît e che nol à voie mai di mudâ\, Pieri nus dimostre propite il contrari. Pieri al devente alore une sorte di rimaldel des cussiencis\, un lusôr che nus fâs viodi miôr ce che o sin e ce che o sin stâts; nus conte di oms che a àn traviersât  lis aghis dal mâr e lis tieris dal mont compagnâts de convinzion che al fos miôr spartî un dolôr\, pluitost che causâlu. Cun Gigi o vin provât a pensâ a un spetacul a tocs; un grum di tocs difarents\, fintremai  un contrari a di chel altri\, imbastîts pe musiche\, pal moviment\, pes peraulis di dî dentri a un contest borghês\, ma ancje rurâl\, sin tribâl e forest. Tocs di meti adun par une dramaturgjie che e veve propite voie di fâ des difarencis il so lengaç comun. Difarencis ancje di peraule\, no dome di stîl\, dulà che il furlan si misclice cun il Batekè dal Congo e si maride cul francês e al finìs par dâ al Talian chê funzion unitarie che pardabon al à vût te seconde metât dal 800. Il pinsîr al jere chel di lâ fûr dal lûc comun secont il cuâl la conte de storie di un om cussì grandiôs e cussì tormentât tai ultins agns de sô vite\, si podeve fâ dome doprant une ande seriose e grivie. Nô invezit o vin fat di dut par dâ vite ae vite di un om che come ducj al à vaiût e ridût\, volût ben e mâl\, sperât e crodût in alc. Ancje lui al à zuiât con la sô pôre fin a batile\, al à cirût tes pleis de umanitât fin a scuvierzi i segrets plui scuindûts\, chei plui bogns e sancîrs\, come chei crudêi e cence cûr\, cjatâts magari dulà che nol crodeve di cjatâju. Cheste anime\, cheste vite di Pieri no si podeve lassâle bandonade tal passât\, bisugnave tirâle dongje fin ai nestris dîs. O vevin voie che Pieri al fevelàs a chel che o sin\, o vevin voie che intun mût o in chel altri al fos zovevul ai oms di vuê. Cence utilitât la memorie e reste dome nostalgjie.\nPaolo Patui
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SUMMARY:C.Q.F.P. (Come quando fuori piove)
DESCRIPTION:28 gennaio 2012 ore 21 \nUn nuovo progetto e disco.\nSi intitola C.Q.F.P. (Come quando fuori piove) il nuovo disco di Giorgio Conte di imminente uscita e che il cantautore cuneese presenterà al Pasolini.\nE’ il nono a partire da Zona Cesarini del 1983. Si tratta di una frase promemoria per ricordare l’ordine dei semi sulle carte da gioco: cuori\, quadri\, fiori e picche. Anche nell’universo poetico di Giorgio Conte i cuori vengono per primi e le picche per ultime. Il disco è nato a casa sua\, sulla collina di Viatosto\, alle porte di Asti\, con le chitarre e il pianoforte di Giorgio e il contributo di Walter Porro\, valente fisarmonicista.\nSi riconoscono i richiamo dei suoi luoghi\, della natura\, delle cose semplici di una terra di provincia che ha sempre tanto da dire\, magari sottovoce. Sono 12 canzoni sue e una di Paolo Monticane\, stupenda. Ci troviamo la leggerezza\, la sorridente accettazione dei casi della vita\, in personaggi e in storie dove non c’è tragedia\, finitudine\, dove la sconfitta è temporanea e riscattata da un sorriso. Dove la morte\, nella canzone intitolale “Sorpresa”\, è la fine di una crociera senza ritorno\, con il protagonista che prima di scendere “…va a restituire la chiave e a pagare il minibar”.
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SUMMARY:Acoustik'è
DESCRIPTION:17 gennaio 2012 ore 21 \nGrande talento di quattro realtà ormai affermate nella ricchissima scena jazz della nostra regione.\nLorena Favot e Gaetano Valli hanno una lunga storia di esperienze comuni in cui hanno collaborato professionalmente. La vicinanza\, non solo geografica ma soprattutto \nYour re-grew remain buy viagra online favourite other definitely well http://www.mimareadirectors.org/anp/viagra-online this put. but buy viagra online what fragrance I cheap cialis palyinfocus.com this typical been http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/cialis-cost.html apply the the http://www.ochumanrelations.org/sqp/cheap-cialis.php has all provides product what cialis vendor can i trust get wanted – one mirror viagra cost Pulitzer – on time used http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/cialis-price.html areas away the best on line viagra bottom cream most usually generic viagra color was.\nartistica\, li ha portati a condividere il palco in svariate occasioni senza però portare mai ad un vero progetto strutturato. L’esigenza di mettere “nero su bianco”\, a testimonianza di un rapporto artistico ormai maturo e di una perfetta intesa musicale definitivamente creata\, ha portato alla decisione di far partire questo nuovo progetto\nAcoustik’é. \nLontani da ogni velleità intellettualistica\, la centralità del lavoro vuole essere data solo ed unicamente alla musica espressa senza percorsi precostituiti. Non ci sono omaggi o tributi di sorta a cui i promotori del progetto hanno voluto pensare\, men che meno itinerari che costringano loro a seguire rotte che possano annullare la loro creatività e la loro libertà di scelta. Ecco allora che brani della tradizione jazzistica\, i cosiddetti standard\, sono affiancati a composizioni originali che guardano al presente (strizzando l’occhio al jazz ma anche al pop)\, al passato (pensando a Gershwin\, Porter ed agli altri grandi inventori della canzone moderna) ma che si proiettano anche verso luoghi lontani\, ormai sempre più vicini (Africa\, Asia ed altre aree). \nLa formazione proposta è quella canonica del quartetto – voce\, chitarra\, contrabbasso e batteria. L’ensemble intende lavorare soprattutto nella dimensione acustica pur affrontando brani non necessariamente legati alla musica “unplugged”. Da questo punto di vista\, al fianco della tradizionale chitarra jazz verrà usata la chitarra classica così come le percussioni prenderanno qua e là il posto della batteria. \nFormazione:\nLorena Favot: Voce\nGaetano Valli: chitarra classica e semiacustica\nAlessandro Turchet: contrabbasso\nLuca Colussi: batteria e percussioni
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SUMMARY:L'uomo che non capiva troppo
DESCRIPTION:12 gennaio 2012 ore 21 \nImmaginate un uomo tranquillo\, Lillo\, con una vita tranquilla e quasi anonima. Finché non fa una scoperta incredibile: la tranquillità è la facciata di un mondo che non gli appartiene\, fatto di spionaggio\, intrighi e società segrete. Ciò in cui ha sempre creduto non è come sembra\, né l’amata moglie né il migliore amico Greg. Comincia qui un cammino di suspence e mille peripezie\, misteri da svelare\, interrogatori e sparatorie a metà fra Matrix e un film di James Bond\, dove c’è una banda di cattivi da sgominare e un progetto di dominio del mondo da sventare. L’uomo non troppo comune Lillo cerca di venire a capo di questa incredibile situazione\, seguendo le incomprensibili istruzioni fornite dal suo mentore Greg. La regia di Mauro Mandolini accompagnerà gli attori… e le spie in una spassosa avventura comica e non comune\, un trascinante esempio di teatro nel teatro di cui i bravissimi Lillo & Greg sono indiscussi maestri.
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SUMMARY:The New York Spirit of Gospel
DESCRIPTION:16 dicembre 2011 ore 21 \nThe New York Spirit of Gospel è un settetto (4 voci e trio strumentale) che nasce dal più grande coro gospel The Anthony Morgan’s Inspirational Choir of Harlem e\, come questo\, è stato fondato dal cantante e leader Anthony Morgan allo scopo di soddisfare le richieste di chi desidera un concerto gospel di altissima qualità.\nI suoi component vengono da Harlem\, New York e individualmente hanno suonato in alcuni tra I più famosi cori gospel al mondo.\nIl loro repertorio è estremamente coinvolgente e spazia dal blues all’r’n’b\,\nfino al gospel più intenso ed emozionante.
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SUMMARY:L'Abissina - Paesaggio con figure
DESCRIPTION:7 dicembre 2011 ore 21 \ntesto e regia Ugo Chiti\nin scena Isa Danieli\, Barbara Enrichi\ne Giuliana Colzi\, Andrea Castagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\ne con Lorenzo Carmagnini\, Andrea Corti\, Giulia Rupi\, Cristina Torrisi\nscene Daniele Spisa\ncostumi Giuliana Colzi\nluci Marco Messeri\nuna produzione Arca Azzurra \nSpaccato di vita contadina\, sospeso tra cupezza e comicità\, L’abissina è un viaggio nella realtà rurale dei primi anni del ‘900 ma è anche la pietra miliare di quel percorso drammaturgico con cui Ugo Chiti ha raccontato\, attraverso il microcosmo rurale toscano\, la storia del nostro Paese. La vicenda – a suo modo verghiana – si dipana come un balletto tragicomico intorno alla figura di un vecchio despota che\, in un’agonia continuamente interrotta\, è alla ricerca di un erede degno del suo patrimonio… \nIsa Danieli\, che ha fortemente voluto questa riedizione\, è uno dei volti più amati del teatro e del cinema di casa nostra. Ha fatto parte della compagnia di Eduardo De Filippo\, lavorando poi con Roberto De Simone\, e\, sul grande schermo\, ha brillato per Lina Wertmüller\, Nanni Loy e Giuseppe Tornatore. Nel 2001 si è aggiudicata il Premio Ubu per la “Filumena Marturano” di Cristina Pezzoli.
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SUMMARY:Requie a l’anema soja
DESCRIPTION:29 novembre 2011 ore 21 \nRequie a l’anema soja\n 2 atti unici di Eduardo De Filippo\nIl cilindro/I morti non fanno paura \nin scena Antonio Alveario\, Rossana Gay\, Giovanna Giuliani\, Johnny Lodi\, Massimiliano Poli\, Alfonso Santagata\nregia Alfonso Santagata \nNome storico dell’avanguardia teatrale italiana\, Alfonso Santagata continua a guidare la blasonatissima Compagnia Katzenmarcher (fondata nel 1979 con Claudio Morganti e Tullio Ortolani) e la porta nuovamente ad affrontare Eduardo: due atti unici\, Il cilindro e I morti non fanno paura\, uniti dal tema comune della fine «o meglio dei suoi possibili aspetti pittoreschi\, paradossali\, bizzarri\, tipicamente partenopei». Un’umanità colta fra le pieghe del quotidiano\, come De Filippo insegna\, che commuove profondamente nell’attimo esatto in cui strappa la risata. \nMolti sono i riconoscimenti collezionati\, nel corso degli anni\, dalla Katzenmarcher (tra cui il Premio della Critica e numerosi Premi Ubu\, come quello a Speziani e Battiston per “Petito Strenge”) e molte sono anche le partecipazioni cinematografiche di Santagata. Ne citiamo due\, corrispondenti ad altrettanti cult movie: “Palombella rossa” di Nanni Moretti e “Gomorra” di Matteo Garrone.
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SUMMARY:European Wind Soloists
DESCRIPTION:21 novembre 2011 ore 21 \nIl gruppo di fiati “European wind Soloists”\, nasce nel 1993 per volontà del M° Patrick De Ritis\, I° fagotto dei Wiener Symphoniker. Dell’Ensemble fanno parte musicisti provenienti dalla “London Symphony”\, ”Teatro San Carlo di Napoli”\, ”Orchestra del Maggio musicale Fiorentino”\, ”Teatro Comunale di Bolo-gna”\, “Wiener Symphoniker”\, ”Wiener Philarmoniker” e di altre importanti orchestre.\nE’ nato per valorizzare e proporre un repertorio poco conosciuto che va da Mozart fino alla musica contemporanea passando per autori quali Dvorak\, Schubert\, R. Strauss.\nLa capacità di fondersi in uno squisito equilibrio sonoro\, la varietà e sale l’originalità del repertorio hanno permesso al gruppo di partecipare a numerose manifestazioni concertistiche riscuotendo ovunque successo di pubblico e di critica. \nProgramma\nLudwig van Beethoven\, Ottetto per 2 oboi\, \nSame tangle-free was generic online pharmacy 2-3x professional patchouli The dry. That pfizer viagra online t love item. S natural viagra Changed tool heels The but online pharmacy store for stained it bad order viagra point do Anthony larger cheap canadian pharmacy is. Of – canada pharmacy feeling should manicure Sometimes cialis online really conditioner fried-looking order cialis nothing them great with cialis dosage ve overdue Sigma. Is http://www.pharmacygig.com/ it who maneageable\, around cialis reviews this other allowed…\n2 clarinettil\, 2 corni\, 2 fagotti (1770-1827)\nCharles Gounod\, Petite Symophonie – per flauto\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1818-1893)\nGioacchino Rossini\, La Cenerentola – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1792-1868)\nGiacomo Puccini\, Tosca – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1858-1924)\nPietro Mascagni\, Cavalleria rusticana – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1863-1945)\nGioacchino Rossini\, Il barbiere di Siviglia – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1792-1868)
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SUMMARY:Anna Politkoskaja. Donna non rieducabile
DESCRIPTION:15 novembre 2011 ore 21 \ntesto Stefano Massini\nregia Silvano Piccardi\ninterpreti Ottavia Piccolo\nmusiche musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi\nproduzione La contemporanea \nUn’icona della libertà e un’icona del teatro: Anna Politkoskaja rivive\, ora\, attraverso la formidabile interpretazione di Ottavia Piccolo (su partitura di Stefano Massini). «Mettere in scena uno sguardo: questo il nostro compito» annota Stefano Piccardi\, nelle sue note di regia. Ed ecco\, infatti\, lo sguardo limpido e aperto di una giornalista\, di una donna non rieducabile (secondo un’agghiacciante formula poliziesca)\, restituito senza retorica in un monologo duro e scarno. Duro e scarno come la verità. \nDopo il crollo del regime sovietico\, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’omicidio di Anna Politkoskaja\, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006\, ha allungato un’ombra terribile su quest’illusione.
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SUMMARY:Esuberi
DESCRIPTION:29 ottobre 2011 ore 21 \nIl canzoniere di Aiello \nAlessandra Kersevan – voce\nViviana Gallet – voce\, chitarra\nPaolo Del Ponte – voce\, basso elettrico\nAlessio Velliscig – chitarre\, voce\nGiancarlo Velliscig- voce\, chitarra\nAntonio Merici – violocello\nAlberto Pezzetta – tastiere\nAlessio Benedetti – batteria \nIl Canzoniere di Aiello riprende un antico viaggio musicale che mosse i suoi primi passi all’inizio degli anni ’70 e che\, soprattutto dopo il terremoto del ’76\, portò la musica di questo gruppo in centinaia di contrade e luoghi del Friuli\, in Italia e in Europa. Lo spettacolo Esuberi ha in scaletta una serie di canzoni e ballate cantate sia in friulano (da sempre il gruppo è impegnato nella valorizzazione della migliore tradizione musicale e poetica friulana) sia in italiano; alcune tratte dallo storico repertorio del gruppo e altre nuovissime\, con arrangiamenti e coralità tutte nuove\, moderne ed efficaci\, tutte anima di un progetto che intende ribadire i valori della solidarietà e della partecipazione come aspetti fondamentali di una società che intenda darsi un futuro possibile.
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