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SUMMARY:L'intervista
DESCRIPTION:6 aprile 2009 ore 21 \ndi Natalia Ginzburg\nregia Valerio Binasco\nregista collaboratore Nicoletta Robello\ncon Maria Paiato\, Valerio Binasco\ne con Azzurra Antonacci\nscene Antonio Panzuto\nluci Pasquale Mari\nmusiche originali Antonio Di Pofi\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Eliseo / Teatro Stabile di Firenze \nL’intervista è l’ultima di una serie di commedie scritte per il teatro da Natalia Ginzburg\, la grande autrice di Lessico familiare\, e inaugurata con Ti ho sposato per allegria.\nScritta pensando per la parte della protagonista a un’amica e grande interprete come Giulia Lazzarini (affiancata allora anche da un giovane Alessandro Haber)\, e rappresentata per la prima volta al Piccolo Teatro di Milano nel 1988\, L’intervista riapre il suo gioco scenico a una nuova formidabile coppia di interpreti come Valerio Binasco e Maria Paiato (un felice ritorno a Cervignano!).\nUn giovane giornalista si reca in una casa di campagna per un’intervista. Nella vana attesa del suo intelocutore\, un uomo politico che si è reso irreperibile\, Mario si intrattiene con Ilaria\, la sua compagna. L’intervista fantasma lascia posto allora all’imprevisto rapporto che si viene a creare fra la donna e l’uomo\, un’intimità casuale e inattesa da entrambi… “Non ho voluto per nulla illuminare il mondo del giornalismo di oggi – spiegava al tempo del debutto la Ginzburg – ma piuttosto volevo che apparisse in qualche modo l’Italia di oggi\, dove tutto si dissipa e muore e ciò che resta è il desiderio confuso di mettere in salvo qualcosa che è stato bello e nobile\, qualcosa che è degno di sopravvivere alla dissipazione e alla distruzione”.
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SUMMARY:Nati in casa
DESCRIPTION:26 marzo 2009 ore 21 \ndi Giuliana Musso e Massimo Somaglino\nregia Massimo Somaglino\ncon Giuliana Musso\nuna produzione La Corte Ospitale \nSi nasceva in casa\, una volta. Nei paesi c’era sempre una donna che faceva partorire le donne. La “comare”\, la chiamavano\, era la levatrice\, l’ostetrica insomma.\nNati in casa racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un nord-est italiano ancora rurale. Scritto a quattro mani da Massimo Somaglino e da Giuliana Musso\, che ne è anche l’interprete\, lo spettacolo si basa su un catalogo di racconti di vita\, incontri\, aneddoti\, memorie di fatti eccezionali per chi li vive. L’arrivo di una giovane madre in pieno travaglio in uno dei nostri moderni ospedali pieni di monitor e flebo\, diventa l’occasione per fare un salto all’indietro ai tempi in cui di notte suonava un campanello e per la levatrice era sempre una corsa\, a piedi\, col calesse\, in bicicletta e persino a dorso d’asino. Storie di donne coraggiose\, di mamme e di bambini venuti al mondo nelle circostanze più avventurose…\nAttraverso la memoria\, lo spettacolo riesce a essere al tempo stesso un’analisi della maternità di oggigiorno\, in decalogo – serio ma anche molto divertente e ironico – sui modi\, i tempi\, i luoghi\, fra figure professionali e protagonisti reali.
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SUMMARY:Il poema dei monti naviganti
DESCRIPTION:12 marzo 2009 ore 21 \nun’idea di Roberta Biagiarelli\ndal libro La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz\nedito da Giangiacomo Feltrinelli Editore\nregia Alessandro Marinuzzi\ncon Roberta Biagiarelli e Paolo Fagiolo / Sandro Fabiani\nluci Giovanni Garbo\nmusiche Mario Mariani\nconsulenza drammaturgica Francesco Niccolini\nscene e costumi Manuela Gasperoni\nluci Giovanni Garbo\nuna produzione Regione Piemonte\, Inteatro\, Babelia&C.\ncon il sostegno di UNCEM\, Unione Nazionale Comuni Comunità e Enti Montani\ncon la collaborazione di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, La Corte Ospitale di Rubiera (RE)\, Echidna – Fili\, Salzano (VE) \nAttori che parlano come mappe geografiche\, che percorrono chilometri di parole. Settemila\, per l’esattezza\, come quelli che lo scrittore giornalista Paolo Rumiz ha percorso sulla gobba montuosa della “balena-Italia”\, lungo Alpi e Appennini\, da Fiume e il Golfo del Quarnaro a Capo Sud\, alla scoperta di un’Italia vitalissima\, ma di cui si parla sempre troppo poco.\nUn’Italia di valli senza elettricità\, case cantoniere\, bivacchi\, caverne\, santuari\, luoghi dove ti imbatti in grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern\, in parroci bracconieri\, custodi di rifugi leggendari\, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela.\nDue attori e un regista triestino innamorati di quel viaggio arcano ma ancora possibile anche in un tempo di viaggi virtuali e last minute\, si incamminano sulle orme di Rumiz con lo stesso passo fuori dal tempo per dare voce a un’umanità di pensieri\, incontri\, canzoni\, radici\, e ritrovandosi\, a ogni curva\, su ogni salita\, pieni di stupore e meraviglia.
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SUMMARY:Trio G.S.M. Girotto\, Servillo\, Mangalavite / Football
DESCRIPTION:23 febbraio 2009 ore 21 \nPeppe Servillo – voce\nJavier Girotto – saxes soprano\, baritono\, clarinetto basso e flauti andini\nNatalio Mangalavite – piano tastiere e voce\n\nCapita a volte di trovarsi all’altro capo del mondo e di incontrare inaspettatamente qualcosa che ci appartiene e che forse avevamo dimenticato.\nQuesto è successo\, si direbbe\, a Javier Girotto\, Peppe Servillo e Natalio Mangalavite\, in particolare quando i due argentini hanno riconosciuto nell’incontro con il grande Peppe Servillo della Piccola Orchestra Avion Travel un’occasione per ritornare alla propria cultura senza retorica\, giocando in prima persona la scommessa di scrivere canzoni “nuove”.\nCanzoni “antiche”\, direbbe viceversa Servillo\, che con loro si ritrova a frequentare paesaggi classici del fare musica popolare senza il rischio della ridondanza e della citazione.\nPeppe Servillo è cantante e autore dei testi degli Avion Travel. Javier Edgardo Girotto\nè il fondatore e leader degli AIRES TANGO e la sua musica è un misto di tango\, jazz\, etnica\, caratterizzato da molta improvvisazione\, scrittura e arrangiamento. Natalio Luis Mangalavite ha lavorato in svariate cornici musicali nell’ambito della musica pop e jazz. Ha accompagnato per quasi 15 anni Ornella Vanoni nei suoi concerti e ha lavorato al fianco di musicisti come Paolo Fresu\, Horacio del Negro Hernandez\, Furio Dicastri\, Antonello Salis\, Michele Ascolese.
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SUMMARY:Roberto Gatto / Progressivamente
DESCRIPTION:10 febbraio 2009 ore 21 \nOmaggio al Rock Progressive\n\nRoberto Gatto – batteria\nJohn De Leo – voce\nGianluca Petrella – trombone \nLuca Mannutza – piano e tastiere\nMaurizio Giammarco – sax\nFabrizio Bosso – tromba\nRoberto Cecchetto – chitarra e batteria \nFrancesco Puglisi – basso \nDal clima rarefatto di “Watcher Of The Skies” \, tratta da Foxtrot (1972)\, il quarto album dei Genesis\, alla bellissima “I Talk To The Wind”\, ripresa da In The Court Of The Crimson King (1969)\, opera prima dei King Crimson\, per arrivare a “Trilogy” (1972) di Emerson\, Lake & Palmer\, Gatto e i suoi compagni di viaggio celebrano la storia del Rock Progressive. E non possono certo mancare brani come “Sea Song”  e “Starting In The Middle Of The Day We Can Drinks Our Politics Away” del grande Robert Wyatt e i Pink Floyd di “Money”. Perché\, tutto questo\, è più di ogni altra cosa un ritratto\, fedele e appassionato\, di un periodo musicale indimenticabile. Per questo “lavoro d’amore”\, Roberto Gatto ha voluto al suo fianco vecchi amici come Danilo Rea e Maurizio Giammarco\, musicisti di grande sensibilità come Francesco Puglisi e Roberto Cecchetto\, figure di grande personalità della nuova scena jazz italiana come Gianluca Petrella e Fabrizio Bosso\, fino a John De Leo\, una voce che diventa strumento.
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SUMMARY:Cenerentola
DESCRIPTION:9 febbraio 2009 ore 21 \nregia Fabrizio Monteverde\nsolista Azzurra Schena (Cenerentola)\nscene Fabrizio Monteverde\nlight designer Carlo Cerri\nmusiche G. F. Haendel\ncostumi Santi Rinciari\nmaitre de Ballet e assistente alle coreografie Stefania Di Cosmo\nuna produzione Balletto di Roma \nspettacolo proposto a Cervignano in collaborazione con Circuito danza del FVG/a.Artisti Associati \nLa fiaba più famosa dei fratelli Grimm viene ampiamente riscritta dal coreografo Fabrizio Monteverde\, oggi uno dei più affermati coreografi in Italia\, per la compagnia di danza del Balletto di Roma. Le reminiscenze del racconto d’infanzia si mescolano allora con più attuali punti di vista per diventare sostanzialmente una storia di adolescenza\, con i suoi travagli psicologici ma anche con i suoi slanci e sogni.\nI due atti della coreografia – accompagnati da una raffinata colonna sonora tratta da musiche di Haendel – ci fanno ritrovare Cenerentola fra le mura di un collegio dove le rivalità fra sorelle lasciano il posto a conflitti e problematiche tipiche di tutte le ragazze della sua età\, ma al tempo stesso conservano immutati dalla fiaba il senso del valore delle persone semplici e sincere e l’importanza che nell’adolescenza ha il saper coltivare sogni con la fiducia che essi si possano avverare.
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SUMMARY:La Badante
DESCRIPTION:22 gennaio 2009 ore 21 \ntesto e regia Cesare Lievi\ncon Ludovica Modugno\, Emanuele Carucci Viterbi\, Leonardo De Colle\, Paola Di Meglio\, Giuseppina Turra\nscene Josef Frommwieser\nluci Gigi Saccomandi\ncostumi Marina Luxardo\nuna produzione CTB Teatro Stabile di Brescia \nLa Badante\, da un nuovo testo di Cesare Lievi\, è l’ultimo capitolo della “trilogia dello straniero” iniziata con  Fotografia di una stanza (visto a Contatto tre stagioni fa) e con Il mio amico Baggio. Le tre opere compongono una riflessione sui cambiamenti indotti nella nostra società dalla presenza dei nuovi immigrati\, “stranieri” che entrano nella nostra vita facendo esplodere contraddizioni sociali e mettendo in discussione abitudini quotidiane. Con il respiro di un giallo in tre parti\, La Badante si concentra sulle nuove dinamiche di famiglia fra un’anziana madre e i suoi due figli trentenni\, dal momento in cui i due decidono di affidarla ad una giovane donna dell’Est. Prima temuta e guardata con sospetto dalla signora mentre i figli la difendono\, per poi destare sentimenti opposti\, ribaltandone le rispettive posizioni\,  Ludmilla è al centro di una contesa di famiglia che ha origini nella nostra Storia recente e che investe la realtà di una società italiana che vive\, oggi\, una crisi di ruoli e responsabilità.
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SUMMARY:Marlene Kuntz in concerto
DESCRIPTION:19 gennaio 2009 ore 21\n \nDopo un riuscitissimo tour teatrale ed una stagione estiva di altrettanto successo la band cuneese ritornerà in teatro riproponendo in veste intima e raffinata suoni e parole che hanno fatto la storia del rock italiano. Cristiano Godano\, Riccardo Tesio e Luca Bergia sono accompagnati dal vivo da Luca Lagash Saporiti (La Crus) al basso e Davide Arneodo al violino\, rhodes e sinth. Una formazione ormai rodata che ha saputo emozionare un pubblico trasversale\, da chi li segue con passione da anni ma anche chi ha imparato a conoscerli e ad amarli nell’ultimo periodo\, più maturo e personale.\nIl loro ultimo album di studio è Uno\, registrato a Cuneo\, prodotto da Gianni Maroccolo\, con la straordinaria partecipazione di Paolo Conte e Greg Cohen (contrabbastista di Tom Waits).\nA impreziosire ulteriormente il contenuto del disco ci si sono messi anche alcuni importanti scrittori dell’Italia letteraria che vi collaborano offrendo un contributo in prosa. Stefano Benni\, Marco Bosonetto\, Enrico Brizzi\, Emidio Clementi\, Paolo Conte\, Babsy Jones\, Marco Lodoli\, Carlo Lucarelli\, Tiziano Scarpa e Gianmaria Testa lasciano infatti la loro impressione sulla scia delle suggestioni di ogni canzone.
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SUMMARY:Un certo signor G
DESCRIPTION:7 gennaio 2009 ore 21 \ndall’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini\nregia Giorgio Gallione\nassistente alla regia Giovanni Badino\ncon Neri Marcorè\nal pianoforte Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger\nluci Aldo Mantovani\nscene e costumi Guido Fiorato\nassistente scene e costumi: Lorenza Gioberti\nelaborazione musicale Paolo Silvestri\ndirettore di scena Fabrizio De Sanctis\nfonico Rinaldo Compagnone\nuna produzione Teatro dell’Archivolto\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nUn certo signor G fa rivivere a più di trentacinque anni di distanza – in una libera ma appassionata rivisitazione –  il personaggio nato dal genio di Giorgio Gaber che sarà il leit motiv di tutta la sua carriera. Il signor G è l’uomo qualunque\, la maschera comica e malinconica che cerca di non farsi sopraffare dall’imbecillità e il qualunquismo e si interroga sul senso della propria vita\, in maniera beffarda e buffonesca\, tenera e utopica. Neri Marcoré\, accompagnato dal vivo da due pianiste\, si confronta con un mito del teatro italiano e ci fa riscoprire la sua opera in uno spettacolo costruito in forma di “teatro canzone”\, invenzione gaberiana e geniale intreccio di monologhi\, musica e canzoni. Un amarcord che corre canzone dopo canzone\, fra note e parole del “Gaber-pensiero”\, fra album e spettacoli come Dialogo tra un impiegato e un non so e Far finta di essere sani\, i primissimi del cantautore\, passando per Polli di allevamento e arrivando all’ultimo\, controverso\, album del 2003\, Io non mi sento italiano.
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SUMMARY:IndemoniateLa soglia
DESCRIPTION:15 dicembre 2008 ore 21 \ndrammaturgia di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi\nregia Massimo Somaglino\ncon Sandra Cosatto\, Marta Cuscunà\, Riccardo Maranzana\, Federico Scridel\, Massimo Somaglino Fabiano Fantini\nscene/luci Belinda De Vito\, Claudio Parrino\nmusiche Claudio Parrino\nuna produzione Teatro Club Udine \nIndemoniate racconta uno straordinario caso di possessione collettiva che esplose in Carnia\, nel paesino di Verzegnis\, nella primavera del 1878\, come una vera e propria epidemia che coinvolse dapprima sette ragazze e poi\, in poche settimane\, si estese a una quarantina di donne\, maritate e anziane.\nLa vicenda è stata ricostruita per il teatro da Carlo Tolazzi e da Giuliana Musso sulla base di accurate ricerche e su documentazioni scritte da storici\, antropologi\, psicoterapeuti\, ognuno dei quali ha cercato di dipanare il mistero di questa “nevrosi collettiva” che riuscì a mettere in crisi contemporaneamente scienza\, religione e istituzioni e che fu risolta solo con l’uso della forza e la repressione. Diciassette donne furono infatti internate nel manicomio di Udine.\nLo spettacolo fa riemergere dall’oblio questa storia in una ricostruzione fatta attraverso le voci di un intero paese\, il prete\, il medico\, il sindaco\, il matto del paese\, le famiglie. Tutti\, tranne le “indemoniate” che tacciono le loro ragioni ma dal loro silenzio continuano comunque a interrogare la nostra identità di uomini del Duemila.
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SUMMARY:Le conversazioni di Anna K.
DESCRIPTION:30 novembre 2008 ore 21 \nliberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka\ntesto e regia Ugo Chiti\ncon Giuliana Lojodice\, Giuliana Colzi\, Andrea Costagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\nscene/luci Daniele Spisa\, Marco Messeri\nmusiche Vanni Cassori e Jonathan Chiti\ncostumi di Giuliana Colzi\naiuto regia Angelita Borgheresi\nmacchinista Nicola Monami\naiuto macchinista Andrea Garbini\norganizzazione Costanza Gaeta\, Tiziana Ringressi\namministrazione Valentina Strambi\nuna produzione Teatro Eliseo / Arca Azzurra Teatro \ntesto vincitore del 49° Premio Riccione per il Teatro \nLe Metamorfosi sono uno dei racconti più paradigmatici del Novecento: la storia dell’uomo che da un giorno all’altro si ritrova trasformato in uno scarafaggio è diventata il simbolo di una società che fatica ad accettare i “diversi”\, a partire dalla famiglia.\nUgo Chiti\, autore e regista di teatro e cinema (la sua ultima sceneggiatura è per il film Gomorra) parte da quel racconto\, ma sceglie come protagonista – per darle un nuovo risalto – uno dei suoi personaggi marginali\, la figura di Anna\, l’anziana vedova che la famiglia Sansa assume come donna tutto fare dopo la sconvolgente metamorfosi del figlio Gregorio. Giuliana Lojodice ne veste i panni in scena e rende magistrale questa “figura sottintesa”\, ne sottolinea l’umanità e la capacità di compassione\, fa trasparire i suoi dolori sofferti in silenzio in un mondo sempre più cinico e insensibile.\nIl testo dello spettacolo ha vinto nel 2007 il Premio Riccione Teatro per la capacità di “ricondurre anche la diversità più mostruosa alla consapevolezza che la vera diversità consiste nell’essere esclusi dai sentimenti”.
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SUMMARY:Remo Anzovino / Tabù
DESCRIPTION:24 novembre 2008 ore 21\n\nRemo Anzovino – pianoforte\nGianni Fassetta – fisarmonica\nMarco Anzovino – chitarre\n\nRemo Anzovino\, pordenonese\, classe 1976\, è autore di oltre 50 fra colonne sonore e musiche di scena.\nIl suo disco d’esordio\, Dispari\, del 2006\, è uno struggente lavoro strumentale che raccoglie uno splendido brano ispirato a Tina Modotti (Que viva Tina!) e alcuni temi composti per capolavori del muto come Nosferatu\, I misteri di un’anima\, Il Circo. Da allora Anzovino ha scritto melodie e commenti musicali per Ballarò\, Otto e mezzo e si sono accorti di lui in molti\, da Radio Rai (Stereonotte\, Notturno Italiano\, Hollywood Party\, Farhenheit)\, a Radio Deejay e perfino iTunes\, che ha tenuto a lungo il suo disco  nella top10 dei dischi jazz.\nA Cervignano Anzovino si esibirà nella sonorizzazione dal vivo di sequenze tratte da grandi film del cinema muto\, creando un’unica\, grande onda multimediale\, fra immagini\, musica d’atmosfera da ascoltare ad occhi chiusi/aperti\, canzoni senza parole\, melodie avvolgenti\, per un concerto rivelazione fatto di immagini ri/trovate.
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SUMMARY:Linaquella che fa brutti sogni
DESCRIPTION:13 novembre 2008 ore 21 \ndi Massimo Salvianti\nregia Pierpaolo Sepe\ncon Fulvia Carotenuto\, Irma Ciaramella\, Emanuela Lumare\, Andrea Manzalini\, Marco Natalucci\nscene Daniele Spisa\nluci Vincenzo Alterini\ncostumi Giuliana Colzi\nregista assistente Fabiana Iacozzilli\ndirezione tecnica Irene Innocenti\nmateriale elettrico Watt Studio\norganizzazione Costanza Gaeta\, Tiziana Ringressi\namministrazione Valentina Strambi\nuna produzione Arca Azzurra Teatro/Teatro Eliseo/Nuovo Teatro Nuovo\, con il sostegno di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG/Teatro Kismet OperA/Mittelfest 2008\nun progetto ExtraCandoni\, teatri in rete per la nuova promozione\, la produzione\, la diffusione della nuova drammaturgia\nproduttore esecutivo Arca Azzurra Teatro \ntesto vincitore Premio ExtraCandoni 2007 e Premio Vallecorsi 2006 \nLina è una storia inventata\, un piccolo mistero\, un delitto\, una colpa rimossa. Lina ha ucciso un uomo\, inspiegabilmente\, improvvisamente. Lina da trent’anni è in un istituto psichiatrico. Lina fa brutti sogni ma finora non importava niente a nessuno. Ora invece le si chiede di raccontarli\, di interpretarli\, di guardare in fondo al pozzo nero dal quale emergono. Lina non vuole\, oppure si\, Lina fa resistenza\, ma poi si lascia guidare\, si arrende e lentamente raggiunge il fondo di quel pozzo insieme a noi.\nLina è nato da solo\, si è fatto da sé\, strada facendo\, una parola\, una battuta\, una scena dopo l’altra. É la verità\, nessun progetto\, nessuna istanza sociale\, politica\, umana\, artistica è responsabile della sua scrittura anche se  dentro\, una volta finito il testo\, ho ritrovato umanità e politica e tutto il mondo che conosco. Non mi ha ispirato\, come altre volte era successo\, un fatto di cronaca\, un episodio autobiografico\, una cosa sentita dire\, un’emozione  proveniente da un’immagine\, da una storia.\nPrima è nato il personaggio\, Lina\, quasi autonomo\, una persona vera\, una donna forte e tragica come ce ne sono nella vita e sui palcoscenici\, poi è nato il resto\, il contesto e la vicenda.\nA posteriori posso dire che forse dentro ci sono le mie esperienze di animatore e teatrante in carceri e istituti per anziani\, ma è una  cosa che dico adesso\, cioè “dopo”.\nAnche la storia\, il mistero\, i luoghi del dramma\, i personaggi che ruotano accanto alla protagonista le sono nati intorno perché lei ne richiedeva la presenza e per una volta\, per l’autore non è stato un lavoro difficile da svolgere.\nMassimo Salvianti\n\nvai al Progetto ExtraCandoni\nvai al Progetto ExtraCandoni 2007 – Udine\n\nLa rimozione è uno stadio preliminare della condanna\, qualcosa che sta a metà tra la fuga e la condanna.\nSigmund Freud \nE’ necessario rimuovere ciò che non si è in grado di affrontare.\nE’ inevitabile.\nLa rimozione del dolore più grande.\nDell’orrore spaventoso e indicibile.\nFuggire lontano dal ricordo\, rincorsi da coloro che vorrebbero aiutarci ma che\, ai nostri occhi disperati\, non sembrano altro che mostri orrendi che cercano di estorcerci verità inaudite\, ignobili.\nUno spazio di quiete.\nUn silenzio senza domande e senza risposte.\nBisogna difenderlo con i denti.\nNon deve entrare nessuno.\nChe si fottano!\nLa loro pruriginosa curiosità da pettegole non verrà mai soddisfatta.\nNon vi faremo entrare.\nE perchè dovremmo?\nCosa ci offrite in cambio?\nLa verità?\nE che dovremmo farcene della verità?\nLa verità alle volte è brutta al punto da non volerla più.\nE’ brutta come lo stridere del ferro sul vetro.\nMolto meglio se ce ne restiamo qui a lasciarci consumare dal tempo.\nIl mio corpo si decomporrà comunque.\nNon ci sarà bisogno della verità.\nE allora molto meglio un po’ di quiete.\nE allora molto meglio fingere.\nUn giorno finirà comunque.\nE ce ne andremo col nostro segreto in un posto migliore di questo.\nDove non ci sarà bisogno di tutta questa sofferenza.\nSaremo liberi di sorridere\, allora.\nE il sorriso renderà buffi i nostri volti.\nCome quando da bambini tutto sembrava un gioco bellissimo.\nE sembrava non dovesse finire mai.\nE che tutti sarebbero stati felici.\nQuel giorno saremo liberi.\nE forse saremo capaci di volerci bene un po’ di più.\nPierpaolo Sepe
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SUMMARY:Renato Strukelj Trio / Round about Skrjabin
DESCRIPTION:5 novembre 2008 ore 21 \nRenato Strukelj – pianoforte\nSaverio Tasca – vibrafono\nGiovanni Maier – contrabbasso \nAlexandr Skrjabin (1872-1915) concepiva la musica ( l’Arte ) come mezzo per elevare lo spirito e rivelare la luce\, la verità.  Era solito dire: “non  c’è differenza tra armonia e melodia: sono una cosa sola”. Questo pensiero forse può essere considerato come l’elemento che ha spinto Renato Strukelj ad approfondire la conoscenza del sistema armonico di Skrjabin\, così moderno ed affascinante e così vicino all’approccio mentale tipico del jazz.\nIl progetto Round about Skrjabin si basa sulle opere pianistiche del primo Skrjabin con qualche escursione  nel mondo musicale più visionario  dell’ultimo periodo. Il programma della serata è costituito in particolare da citazioni originali\,  elaborazioni jazzistiche su frammenti estratti dai Preludi e dalle Sonate e da improvvisazioni libere\, intervallate da dialoghi cameristici.
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