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SUMMARY:Berto LôfLa Pimpa
DESCRIPTION:27 aprile 2001 ore 21 \n\n\ntraduzione in friulano Elio Bartolini e Paolo Patui\n\n\nregia Giancarlo Deganutti\ncon Fabiano Fantini\, Rita Maffei\, Giorgio Monte\, Claudio Moretti\, Nicoletta Oscuro\, Elvio Scruzzi e Manuel Buttus\n\n\n\nrassegna Terra di temporali e primule \n“Un cartoon è arcobaleno di colori\, orchestra di suoni e voci\, acrobazie impossibili\, disegni che sanno vivere e morire\, soffrire e gioire. Un cartoon è vivo più di quanto si possa immaginare ed è proprio per questo che basta solo provare a mettere in bocca a quei disegni animati una frase in friulano o in una qualsiasi altra lingua\, dichiarata (da saggi studiosi e dotti linguisti) morta\, per farla rivivere più frizzante che mai\, dichiara Paolo Patui\, che prosegue: “E’ un po‘ quello che è successo con l’esperienza di Berto Lôf\, prima tradotto poi doppiato in friulano nell’ambito della Farie di Maj”. Portato direttamente dentro alle case della nostra regione\, Berto Lôf è stato capace di attirare l’attenzione\, attraverso la schermo\, di adulti e bambini\, calamitati dalle frasi pronunciate da Rico il Farc o da chel Mostro di un Lôf; frasi così quotidiane\, eppure così straordinarie se ascoltate lì\, in televisione e dette da quei buffi disegni viventi. Così sotto la spinta di questa avventura è nato il progetto – realizzato all’ultima edizione della Farie di Maj\, il laboratorio sulle lingue minoritarie ideato dal CSS – di estendere l’esperimento anche alle avventure della Pimpa\, disegnate e immaginate dalla mano tenera di un vignettista friulano del calibro di Tullio Altan. Va da sé che la Pimpa possiede caratteristiche ben diverse rispetto a quelle del lupastro\, costruite attorno a storie esili eppure delicate\, scavi e nel contempo capaci di tenerezza\, di disegni pastellati\, su cui la traduzione di Elio Bartolini e Paolo Patui è intervenuta lieve\, per mantenerne freschezza e spontaneità.\nLa speranza è che la Pimpa divenga anch’essa produzione della sede regionale della Rai e che possa così entrare nelle nostre case come Berto. Per ora la Pimpa e Berto Lôf incontrano un pubblico in carne e ossa\, attraverso una forma di spettacolo-esperimento\, che prende le mosse dalla visione di un filmato nella sua originale versione italiane di Lupo Alberto e si veste in seguito con gli abiti della lingua friulana sotto la forma di un vero e proprio doppiaggio dal vivo\, ancora e sempre con il brivido di dover recitare dal vivo le battute in perfetta sincronia con le immagini che scorrono impeccabili e implacabili\, senza possibilità di replay o stop o correzione alcuna. Così accanto all’emozione di questo volo senza rete\, di questo doppiaggio in diretta\, e con le sottolineature e gli interventi in scena dei due traduttori Elio Bartolini e Paolo Patui si sposerà la gradevolezza delle immagini\, dei personaggi e delle storie pensate per un bambino\, capaci di commuovere un adulto. Sullo schermo scorreranno le immagini di La Finàl\, Votait par Berto\, Une morose par Mosè\, e La Gran corse; a seguire due episodi della Pimpa: Il Cucù e La stelute che cole.
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SUMMARY:Dal Friuli secondo Pasolini
DESCRIPTION:19 aprile 2001 ore 21 \nregia e sceneggiatura di Paolo Patui\ncon Sandra Cosatto\, Gigi Del Ponte\, Marta Giammario e Giorgio Monte\nbrani musicali eseguiti dal vivo alla chitarra classica da Claudio Pio Liviero\nuna produzione Centro Servizi e Spettacoli di Udine\, Comune di Udine\nin collaborazione con Ferrovie dello Stato\n\nrassegna Terra di temporali e primule\n \nNel teatro che\, primo in Italia\, ha legato il suo nome a Pier Paolo Pasolini non poteva mancare anche in questa stagione una dedica teatrale al poeta e intellettuale di Casarsa. Compito assolto da Dal Friuli secondo Pasolini\, uno spettacolo che rinnova la sua memoria facendo parlare lo stesso Pasolini\, attraverso le poesie\, le lettere\, le riflessioni teoriche. Al centro del racconto il Friuli letterario del secondo dopoguerra e la questione sempre cruciale della lingua. Da una parte sostenitori della koinè friulana\, dall’altra i poeti dell’Academiuta di Casarsa e la primitiva liricità della lingua madre delle poesie del giovane Pier Paolo. Una disputa non solo di carattere filologico\, ma specchio di un rapporto complesso\, a volte anche turbolento\, fra due differenti modelli culturali.
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SUMMARY:Quattro bombe in tasca
DESCRIPTION:7 aprile 2001 ore 21 \n\n\nscritto e diretto da Ugo Chiti\n\n\ncon Massimo Salvianti\, Lucia Socci\, Dimitri Frosali\, Giorgio Noè\, Anmdrea Costagli\, Giuliana Colzi\ne con Marco Natalucci\, Anna Dimaggio\, Maurizio Lombardi\, Framcesco Mancini\n\n\nscene Daniele Spisa\nluci Marco Messeri\n\n\ncostumi Giuliana Colzi\n\n\nuna produzione Arca Azzurra Teatro – Amministrazione Provinciale di Massa Carrara – Comune di Carrara – Teatro Animosi – AMAT – Comune di Camerino – Università di Camerino – ERSU – Armunia Festiva della Riviera – Regione Toscna – Teatro Comunale Niccolini \nLa memoria della Resistenza\, il suo profondo legame con la vita e l’immaginario di tante persone\, la necessità tutt’altro che demagogica di preservarne i valori e il ricordo dei fatti\, spinge oggi la nostra compagnia teatrale a realizzare uno spettacolo che a quella memoria\, a quell’immaginario diano voce e forma poetica.\nNon una rievocazione sterile e retorica\, non una lettura settaria e solo in chiave politica\, ma il racconto di fatti\, di gente\, di luoghi della Resistenza attraverso il filtro straordinario della memoria popolare che di quei fatti\, di quelle persone fa una specie di racconto epico insieme doloroso ed esaltante\, malinconico e pieno di salace umorismo\, combinando continuamente il tono tragico e crudo a quello farsesco. \nPrimavera 1944. Cinque partigiani presidiano\, da alcuni giorni\, un’importante postazione collinare. L’immobilità forzata li rende facilmente irritabili\, ma Tizzo\, momentaneamente a capo del piccolo gruppo\, è uomo capace di mantenere sotto controllo ogni nervosismo. Lontano in un campo sassoso\, una contadina detta “Soprana” intona un canto. E’ il segnale convenuto per avvertire i partigiani. Sulla strada bianca di polvere avanzano le camionette con i tedeschi\, la postazione è scoperta e deve essere immediatamente trasferita.\nQuesto l’avvio di Quattro bombe in tasca\, una vicenda corale che si dipana attraverso alcuni momenti emblematici della guerra partigiana: il rastrellamento\, la tortura\, |a rappresaglia\, il sacrificio.\nI quattro episodi sono collegati dalla narrazione che ha la funzione di “staffetta”\, ed è affidata ai protagonisti\, Tizzo\, Biondo e Fausto.\nAttorno a questi ci sono uomini e donne\, caratteri\, sentimenti\, voci\, situazioni e presenze che attingono alla fonte inesauribile del racconto orale\, la memoria collettiva che non deve restare nella storia di un secolo come eco celebrativo\, ma continuare il processo di trasmissione dolente e riflessivo.\nNella produzione di Arca Azzurra Quattro bombe in tasca è il secondo appuntamento del progetto “La recita del popolo fantastico”. Progetto già avviato con lo spettacolo Il Vangelo dei buffi\, incentrato sul tema della religiosità nel mondo contadino\, in cui è privilegiato l’aspetto visionario e fantastico.\nIn questo caso la scrittura teatrale deriva dal racconto del partigiano Piero Coccheri\, raccolto da un attore della Compagnia che si colloca nelle storie dove sopravvivono fantasmi e apparizioni notturne.\nL’insolita chiave di lettura ha permesso di accedere all’interno di una memoria drammatica\, senza rituali commemorativi\, per ritrovare il respiro epico e concentrico della ballata popolare.\n\n\nUgo Chiti
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SUMMARY:Lezioni di cattiveria
DESCRIPTION:27 marzo 2001 ore 21 \ndi Stefano Benni\, Ellekappa e Lucia Poli\ndiretto e interpretato da Lucia Poli\ne con Marco Natalucci\, Gaia Zoppi\nscene e costumi Tiziano Fario\ndisegno luci Gianni Melis\nmusiche originali Andrea Alberti e Andrea Farri\nuna produzione Compagnia “Le Parole Le Cose” \nIl nuovo spettacolo di Lucia Poli\, Lezioni di cattiveria\, è un’opera che riunisce in un unico spettacolo i nomi di due maestri della satira\, lo scrittore Stefano Benni ed la vignettista Ellekappa\, e una interprete di razza come l’attrice toscana\, una delle protagoniste indiscusse del teatro comico al femminile.\nLa collaborazione fra Lucia Poli e Stefano Benni inizia circa dieci anni fa e mette a segno cinque spettacoli scritti a quattro mani\, portati in scena sempre con grande successo dalla Poli: Corso insegnante\, Sorelle d’Italia\, Bestiacce\, bestioline\, In attesa della catastrofe e ora Lezioni di cattiveria.\nIl nuovo spettacolo — che accanto a Lucia Poli vede in scena anche Marco Natalucci e Gaia Zoppi\, diretti dalla stessa Lucia Poli – esplora con ironia diverse storie e interpretazioni di bontà e cattiveria\, fra Ottocento – un secolo popolato da grilli parlanti ma anche da maestrine dalla penna rossa — e Novecento – il nostro secolo\, un secolo in cui un termine come “buonismo” può diventare negativo\, mentre il cinismo pare essere\, soprattutto in politica\, una dote apprezzatissima.\nLa riflessione sulla cattiveria si articola quindi in tre “lezioni”. La prima storia è La matrigna\, scritta da Lucia Poli e ispirata ad una novella di Emma Perodi. Siamo nella campagna toscana in un Ottocento che affonda nel Medio Evo fantastico\, fra feudatari\, matrigne e angeli custodi che cantano canzoni popolari e accennano passi di danza. La matrigna naturalmente è cattivissima e tenta di uccidere la figliastra\, ma\, mentre la vicenda corre verso il lieto fine\, anche i buoni si rivelano crudeli e le certezze si appannano\, le distinzioni si confondono. La seconda storia\, Grimilde\, di Stefano Benni\, evoca la terribile strega di Biancaneve immaginando come possa vivere oggi\, invecchiata dimenticata\, tra orpelli del passato e maledizioni inefficaci\, con il carico dei suoi quattrocento anni e rotti\, surclassata dalla cattiveria quotidiana del mondo attuale\, dietro alla quale inutilmente arranca\, disperata. Infine\, La famiglia\, di Ellekappa\, ci fa precipitare nelle perfidia contemporanea con la forza di una satira lucidissima e spietata\, con un linguaggio deliziosamente spaventoso e ci fa specchiere nei peggiori difetti della nostra società: dell‘egoismo all’alienazione\, all’ipocrisia\, alla santificazione del denaro\, in un crescendo di stupidità trionfante che strappa il riso e l’indignazione insieme.
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SUMMARY:Minetti - ritratto di un artista da vecchio
DESCRIPTION:19 marzo 2001 ore 21 \ndi Thomas Bernhard\ntraduzione Umberto Gandini\nregia Monica Conti\ne con Gianrico Tedeschi\, Marianella Laszlo\ne con Gianfranco Candia\, Raffaele Spina\, Laura Bussani\, Antonio Merone\, Stefano Podlipnik\, Francesco Manzini\nscene Giacomo Andrico\ncostumi Stefano Nicolao\nuna produzione A. Artisti Associati \nNell’atrio di un grande albergo\, un vecchio attore attende l’arrivo del Direttore del Teatro di Flensburg per gli ultimi accordi in vista dell’allestimento di un nuovo Re Lear\, in occasione del bicentenario del teatro. Ma il direttore non si presenta. L’attesa diventa lunga e il vecchio (senza potere come il Lear dopo la rinuncia in favore delle figlie) chiede inutilmente di essere ascoltato a figure di passaggio che vivono altre disperazioni\, o semplicemente altre “stagioni”. Si sviluppa da questa ambigua situazione l’intreccio di Minetti – ritratto di un artista da vecchio\, il testo teatrale che il drammaturgo austriaco Thomas Bernhard scrisse per fare un regalo personale al grande attore Bernhard Minetti\, regalando anche a se stesso un’ora e mezza di felicità quando poi se lo vide in scena\, quel sublime clown di Minetti\, attore preciso come un orologio e nello stesso tempo libero e creativo.\nLo spettacolo è ora prodotto in una nuova versione per l’Italia dalla compagnia Artisti Associati. La regia dello spettacolo è di Monica Conti\, mentre il ruolo del protagonista è affidato ad uno dei più grandi interpreti del teatro italiano: Gianrico Tedeschi\, perfetto nel dosare smarrimento e ironia nella parte dell’anziano attore\, che si ritrova\, alter ego di un Re Lear\, solo e abbandonato nella notte più folle e surreale dell‘anno. Un Capodanno che Bernhard non esita a popolare di una folla di personaggi in cui ogni traccia di umanità sembra essere scomparsa sotto impressionanti e impietosi mascheramenti. “Come tutte le opere di Bernhard – spiega la regista – anche questa è costituita da un flusso di parole ininterrotto\, in cui la fine e il principio convergono in una “assoluta circolarità vuota di accadimenti”. E\, come sempre\, queste parole vengono fatte uscire dalle bocche di un’umanità che balbetta frasi smozzicate o tenta di “resistere” attorcigliandosi lungo la spirale del soliloquio”.
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SUMMARY:Buona notte mamma
DESCRIPTION:11 marzo 2001 ore 21 \ndi Marsha Norman\nregia Lorenzo Salveti\ncon Athina Cenci e Marioletta Bideri\nscene e costumi Paolo Bernardi \nLa protagonista di Buona notte mamma è Athina Cenci\, l’attrice toscana popolarissima\, oltre che al pubblico teatrale al quale deve la notorietà degli esordi\, al tempo del gruppo di cabaret dei Giancattivi fondato assieme a Alessandro Benvenuti Nativi\, anche a quello delle platee cine-televisive. Buona notte mamma è una storia di donne\, all’insegna del confronto più cruciale e complesso: quello fra madre e figlia. E proprio per questo\, a teatro come al cinema\, il dramma di Marah Norman ha sempre messo faccia a faccia grandi attrici. Come Ann Bancroft e Sissy Spacek\, interpreti dell‘omonimo film negli anni Settanta\, o\, in Italia\, negli anni Ottanta\, come Lina Volonghi e Giulia Lazzarini\, interpreti di un memorabile allestimento del Piccolo Teatro di Milano.\nQuesta volta nel ruolo delle protagoniste di questa nuova e aggiornata versione teatrale per l’Italia ci saranno Athina Cenci e Marioletta Bideri. Alla nota e amatissima attrice toscana va il ruolo di Thelma\, una madre istintiva\, concreta\, capace di prendere la vita con leggerezza e fantasia. Ed è un personaggio questo al quale la Cenci sa regalare i giusti toni ironici per diluire la profonda tragicità della situazione drammatica\, con grande partecipazione e immedesimazione. Marioletta Bideri invece sarà Jessie\, figlia fragile e introversa\, vinta dal male di vivere. E allora eccole\, madre e figlia\, vivere sotto lo stesso tetto\, eppure incapaci di comunicare\, di parlarsi veramente. Fino a quando… Sarà una decisione dolorosa ed estrema\, quella della figlia di togliersi la vita\, a compiere\, forse\, il miracolo. Non quello di impedire il gesto fatale\, ma almeno di riavvicinare le due donne. La ragazza infatti incontrerà una sera la madre\, consapevole che sarà per l’ultima volta. Ma\, da quello che si diranno\, entrambe si renderanno conto di parlarsi veramente solo per la prima volta. Un dialogo da cui viene fuori tutto\, mettendo a fuoco a poco a poco due vite vissute in parallelo\, il rapporto con i rispettivi mariti\, il defunto marito di Thelma e l’ex marito di Jessie\, le preoccupazioni per i figli\, le illusioni e il disinganno\, i fatti belli e quelli da dimenticare\, le malattie e soprattutto le loro reciproche incomprensioni\, quei silenzi fra loro che pesano sempre di più e che sono il loro\, unico\, vero\, rimpianto.
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SUMMARY:Dentri
DESCRIPTION:21 febbraio 2001 ore 21 \ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\nmusiche Maurizio Persello\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – Teatro Incerto \nrassegna Terra di temporali e primule \n“Un teatro d’attori più che di scrittura\, umoristico\, che chiamerei\, pomposamente\, la nuova commedia friulana”. Così Elio De Capitani\, il regista milanese che li ha diretti nell’avventura straordinaria de I turcs tal Friul e che da allora ne ha continuato a seguire le autonome “gesta comiche” – accoglieva festosamente\, qualche anno fa\, il debutto in scena di Four\, nuova creatura del Teatro Incerto\, il trio composto da Fabiano Fantini\, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi. A vedere la luce era un teatro capace sia di suscitare una comicità “fuori” da schemi di routine (come recita lo stesso titolo nel suo significato friulano)\, che di riflettere le aberrazioni della vita di provincia in Friuli\, confrontandosi con realtà anche diversissime dalla nostra (come suggerisce invece l’ispirazione del testo friulano a Barbari e alla violenta realtà di una metropoli inglese descritta dal suo autore\, Barrie Keefe). A Four seguì l’intermezzo farsesco di Laris\, un storia con al centro le imprese di un improbabile terzetto di ladri\, abile soprattutto a “rubare” risate\, certo più facili\, ma frutto di un congegno comico inossidabile. Ma è dal successo\, popolarissimo\, di quella piéce\, che si accende\, quasi per contrasto\, una nuova urgenza nel trio: quella di proseguire la narrazione teatrale delle storie squinternate dei tre amici – alter ego dei tre attori del Teatro Incerto\, virando però con decisione dai sentieri della comicità farsesca per  trovare\, sempre nel sorriso\, un alleato formidabile in un viaggio questa volta più interiore\, l’unico filtro al desiderio di guardarsi e di mostrarsi più in profondità. Nasce così Dentri\, il terzo capitolo della trilogia comica dell’Incerto\, che ha debuttato con successo nel corso della stagione 2000/2001 e ospitato in molti teatri della Regione. Giocando con toni e temi da teatro dell’assurdo\, lo spettacolo racconta la storia\, tutta da ricostruire per induzione\, di tre strani personaggi\, che nulla sembrano avere a che fare l’uno con l’altro: uno zingaro giostraio\, uno scienziato sconclusionato e un bibliotecario con velleità di sceneggiatore si ritrovano invece\, inspiegabilmente\, assieme\, tra le stesse quattro mura\, costretti in uno spazio senza nome\, in una dimensione temporale che sfugge alle lancette e allo scorrere quotidiano del tempo. Dentri diventa allora\, al tempo stesso\, il luogo dell’oblio e della scoperta\, il non luogo in cui i tre personaggi inventano il tempo\, creano lo spazio\, sognano scardinando la consequenzialità di un percorso logico; scrivono\, lasciano tracce\, si raccontano indagando sulle ombre della loro vita.
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SUMMARY:Gli armadi sensibili
DESCRIPTION:2-3-4 e 11 febbraio 2001 ore 21 \ndi Antonio Catalano e Luciano Nattino\nregia Antonio Catalano\nuna produzione Casa degli Alfieri \nGli armadi sensibili è al tempo stesso uno spettacolo e una mostra interattiva\, prodotto originale di un teatro di narrazione che ricerca con il pubblico un contatto sempre coinvolgente e diretto\, ricco di sorprese. invenzioni e sollecitazioni. Da una biblioteca fantastica -una serie di dodici armadi abitabili realizzati da artisti italiani e stranieri- gli attori della Casa degli Alfieri estraggono i loro “libri-non libri” e altri oggetti misteriosi\, dalla molteplice vita\, colorata e surreale. Libri che rimandano a storie antiche e semplici in grado di generarsi spontaneamente dagli oggetti di una quotidianità reinventata e restituita nella sua essenza originaria. E in questo viaggio anche gli spettatori avranno un ruolo non convenzionale: ogni armadio infatti presuppone un rapporto personale e individuale con lo spettatore che potrà letteralmente visitarlo entrandovi\, e lì vedere immagini\, ascoltare suoni. farsi raccontare brevi storie. accarezzare al buio oggetti\, tessuti e diversi materiali. Con un debito di ispirazione a Thomas Mann (“L’armadio”) e a lan Mc Ewan (“Conversazione con l’uomo nell’armadio”).
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SUMMARY:Bigatis - storie di donne friulane in filanda
DESCRIPTION:29 gennaio 2001 ore 21 \ndi Elio Bartolini e Paolo Patui\nregia Gigi Dall’Aglio\ncon Maria Ariis\, Paola Bacchetti\, Sandra Cosatto\, Fabiano Fantini\, Caia Grimaz\, Federica Guerra\, Alessandra Kersevan\, Rita Maffei\, Lia Moro\, Giuliana Musso\, Nicoletta Oscuro\, Roberta Sferzi\, Massimo Somaglino\, Ilaria Valli\, Arianna Zani\, Sebastiano Zorza (fisarmonica)\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\ndisegno luci Alberto Bevilacqua e Stefano Mazzanti\nmusiche Davide Pitis\nricerca storico-musicale Alessandra Kersevan\naiuto regia Rita Maffei \nmaestra di tango Rosanna Remon\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nin collaborazione con Mittelfest 2000 (Cividale del Friuli) \ne con il sostegno del Teatro Nuovo Giovanni da Udine \nRaccontare “storie di donne friulane in filanda” era un sogno nel cassetto di Elio Bartolini\, lo scrittore di tanti romanzi capaci di descrivere il Friuli\, la sua storia lontana e recente. Il progetto drammaturgico di Bigatis prende vita non appena il CSS si interessa a quella storia che così da vicino parla della nostra terra\, progettando il suo debutto sulle scene in occasione di Mittelfest 2000 (il festival che collabora anche alla produzione\, con il sostegno del Teatro Nuovo Giovanni da Udine). Bartolini coinvolge nell’impresa l’amico Paolo Patui\, autore teatrale a sua volta e esperto di cultura della nostra Regione\, che accetta con entusiasmo l’idea\, mentre la regia dello spettacolo viene affidata al regista parmense Gigi Dall’Aglio.Una appassionata compagnia di tredici attrici e due attori\, interpreti fra i più noti della nuova generazione di attori friulani\, anima vivacemente questo grande spettacolo tutto recitato e cantato in friulano\, un affresco popolare fatto di tante piccole e grandi storie di una comunità di filandere\, dai primi grandi scioperi del secolo arrivano fino alla Guerra fredda\, attraverso l’avvento del fascismo\, il delitto Matteotti e tanti frammenti di  storia nazionale e locale. Dall’intrecciarsi di storie\, si distinguono in particolare i percorsi di vita di tre ragazze friulane\, divise fra passioni personali e prime lotte sindacali negli anni in cui esplode la mania del nuovo\, modernissimo ballo\, il tango. Ruota così attorno a Lise\, Olghe e Pascute\, alle loro speranze giovanili\, alle loro passioni\, paure e speranze\, e fra le mura della filanda di Codroipo\, una delle tante attive in quegli anni in Friuli\, luogo non solo di lavoro ma di vera formazione alla vita\, una trama che ridisegna un importante frammento di storia sociale friulana. Ma sfuggendo alle inside del populismo e della retorica. “Il nostro compito – spiega il regista Dall’Aglio – consiste nel provocare il rigetto della retorica del passato\, conservando l’affetto per chi\, quel passato\, lo ha vissuto e senza porsi troppo il problema se la nostalgia sia una malattia pericolosa per chi vuole andare avanti. La memoria\, è vero\, è spesso zavorra\, ma quando è attiva diventa filtro che un po’ ti frena e un po’ ti fa avanzare senza delirio”.
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SUMMARY:Koi(o)nè
DESCRIPTION:14 dicembre 2000 ore 21 \ndi e con Giorgio Monte\, Manuel Buttus\, Gigi Del Ponte\nregia Giorgio Monte\nscenografie Vincenzo Mazzilli\nmusiche originali Giulio Venier\ne con i musicisti\nGiulio Venier violino\nAndrea Finatti basso\nIvano Battiston percussioni\nuna produzione Teatrino del Rifo/Centro Servizi e Spettacoli di Udine\n\nrassegna Terra di temporali e primule\n \nII friulano è morto\, viva il friulano: il Teatrino del Rifo celebra un rito funebre. Ma saranno esequie festanti: con la complicità dei musicisti Giulio Venier\, Andrea “Vasco” Finatti e Ivano Battiston\, i tre attori della compagnia di Torviscosa\, scelgono come incipit sferzante l’ambiguo e controverso tema della koinè linguistica -che in Friuli è la contaminazione per eccellenza\, l’impasto artificiale da cui far nascere un friulano standard- per riflettere e far riflettere\, in tono giocoso e lontano da ogni sentenziosità\, sui mille altri cliché disseminati nei quattro cantoni della cultura\, del Friuli e del mondo tutto… Il processo di omologazione della lingua friulana diventa allora un riferimento emblematico da cui partire per divertirsi a mettere con le spalle al muro anche altre convenzioni culturali e del costume sociale\, togliendo la maschera alla koinè teatrale come a quella musicale\, alla koinè artistica\, sessuale e storica… Ed è per celebrare la contaminazione del friulano con la sua stessa morte\, che si parlerà in italiano.
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SUMMARY:Contrasti
DESCRIPTION:Contrasti è la novità della stagione musicale del teatro Pasolini\, diretta quest’anno dal dinamico Massimo Gabellone. Un’ attenzione particolare ad aspetti differenti\, ma non per questo meno importanti\, della musica faranno da cornice a ben sei appuntamenti che si inaugurano lunedì 6 novem­bre con i Solisti del Teatro alla Scala di Milano. Ci sarà anche il tango\, con TriesteTango il 27 novembre\, il jazz con Mauro Costantini e Daniele D’Agaro l’1 febbraio\, il bel canto con Romina Basso e David Giovanni Leonardi il 27 febbraio\, l’orchestra sinfonica Karmelòs \, diretta da Ro­molo Gessi presenterà Da Vienna ad Hollywood il 9 gennaio e l’orchestra da camera \,sempre la Karmelòs con Stefano Furini al violino e Adam Seli alla fisarmonica\, diretti da Vram Tchiftchian il 20 marzo.
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SUMMARY:Tutto per bene
DESCRIPTION:31 ottobre 2000 ore 21 \ndi Luigi Pirandello\nregia Pino Micol\ncon Pino Micol\nscene e costumi Carlo De Marino\nmusiche Stefano Marcucci\nuna produzione La Contemporanea 83 \nE’ ardua impresa scrivere ” qualcosa” su un testo pirandelliano per cercare di illustrare in poche parole ciò che si è letto\, si è individuato o anche solo capito al di là delie semplice ma non mai semplice trama\, storia\, fattaccio in generale che è alla base delle avventure umane dall‘autore prese in serio e tormentato esame. Quando si è certi di essere diventati padroni dei movimenti infiniti che agitano un qualunque testo di Pirandello o\, giacché ci siamo\, che rendono inafferrabile questo Tutto per bene di cui ci occupiamo\, ecco che il sorriso o il ghigno dell’autore ci avvertono che ancora una volta siamo stati beffati e che quello che avevamo intuito è sì vero\, ma fino a un certo punto perché poi ci sono i risvolti sempre plausibili\, i contrari che diventano di colpo evidenti\, le secondarie intenzioni che si palesano come principali.\nNon mi sono scoraggiato perché i tanti anni di mestiere mettono sull’avviso a proposito del nostro siciliano di Bonn\, ma certo è da riconoscere che i viaggi all’interno della psiche pirandelliana ci fanno capire che la sua stessa aria è respirato da Freud e che le sue storie cosi impregnate della materia di cui son fatti i sogni non possono essere viste e affrontare in senso univoco ma carezzate\, aggirate\, conquistate per cercare di provocare in loro lo crepa\, il lapsus che riveli un attimo di illuminazione\, l’ammiccamento che ti permette di proseguire nel lavoro di seduzione e di conquista.\nDuro capirsi da vivi\, pare dire il nostro; se poi nel dialogo si inseriscono anche i morti in un rapporto per giunta di lungo unn03a dipendenza\, si rischia di offuscare in se stesso e presso gli altri il senso della recitò in un rapporto che vede il rifugio nella pazzia come la corsia preferenziale da imboccare se si vuole continuare a vivere.\nQuello che proprio non riesco a considerare fondamentale in “Tutto per bene”\, nonostante l’apparente evidenza\, è la storia di italiche corna che pare muovere l’intera vicenda; se le corna sono tradimento fisico\, storie di sesso\, di coniugi ridicolizzati\, di orgogli maschili mortificati\, le corna qui non c’entrano.\nQuando ad essere tradita è l’anima\, la profonda dignità\, la fiducia nell’amicizia anche coniugale\, il sentimento casto e severo della virilità della propria vita\, chi tradisce non cornifica ma commette omicidio e chi\, nonostante l’omicidio ama\, aiuta\, stima\, protegge l’assassino per comodità\, interesse\, attaccamento alla materialità della vita è complice nel delitto alla pari del suo autore.\nMartino Lori compie il lungo percorso della scoperta dolorosa e assolve la moglie morta\, ma di semplici corna per passione\, per debolezza di “donna” come lui stesso dice e rifiuta di assolvere Manfroni: la “figlia non figlia” perché omicidi\, non lavati e purificati dal trasporto amoroso che può giustificare e condurre alla comprensione e al perdono. La pazzia di Enrico IV forse gli permetterà la sopravvivenza fisica\, ma chi cullerà la sua anima lacerata dai ricordi e dalla necessità della finzione?\nPino Micol
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