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SUMMARY:Making of La Medium
DESCRIPTION:16 settembre 2026 ore 18\nCervignano del Friuli\, Teatro Pasolini\nMaking of La Medium\nincontro con Marta Cuscunà\, autrice e attrice\nIngresso libero \nUna condivisione delicata della storia a cui si ispirerà il nuovo spettacolo per mostrare gli spunti di un processo creativo che si è sviluppato in quattro anni di lavoro. Tutto quello che di solito rimane top Secret sarà svelato in un atto di fiducia verso il pubblico\, invitandolo ad avere cura di queste anticipazioni come se fossero una confidenza una cameretta. Vi dirò di illusionismo e paranormale\, di progettazione delle automazioni e teatro di figura\, della storia di Hersilie Rouy che mi ha smosso e che sta per arrivare al debutto.\nMarta Cuscunà \nLa Medium è la nuova attesa creazione di Marta Cuscunà\, tra le voci più originali della scena contemporanea. Uno spettacolo di mentalismo femminista ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy\, liberamente tratto da ‘Incantagioni’ di Mariano Tomatis.\nLo spettacolo è prodotto da Etnorama – Cultura per nuovi ecosistemi in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro Stabile di Bolzano con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. \nDopo il debutto 28-29 ottobre 2026 al Teatro Vascello di Roma per Romaeuropa Festival\, La Medium arriva a Teatro Contatto il 7 novembre 2026 ore 20.30 e l’8 novembre 2026 ore 17 al Teatro Palamostre di Udine.
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SUMMARY:Sapiens
DESCRIPTION:18 settembre – 2 ottobre 2026 ore 19:00 e 20:30\n(tranne 21-22-23-26 settembre)\nCervignano\, Teatro Pasolini \ntesto elaborato con il supporto di ChatGPT e NotebookLM\nsupporto generazione immagini 2D / 3D ChatGPT\, Gemini\, Skybox AI\, Hunyuan3D\nsviluppo realtà aumentata Alessandro Passoni e Saul Clemente\ncoordinamento registico Rita Maffei\ncon Klaus Martini / Francesca Osso\nspazio scenico Luigina Tusini\nmusiche originali Vittorio Vella\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \nDopo Il labirinto di Orfeo e Nel mezzo dell’inferno\, esperienze individuali con i visori della Realtà Virtuale\, il CSS aspettava l’occasione per tentare una nuova sfida\, per la prima volta teatrale: l’incontro tra la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale con la presenza di un/a attore/attrice dal vivo. \nL’ispirazione dell’esperienza in VR e AR prende spunto dalla lettura del bestseller Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità di Yuval Noah Harari\, ripercorrendo le metamorfosi che l’essere umano ha compiuto nel corso dei millenni e le trasformazioni a cui stiamo assistendo e interrogandosi sul futuro dell’umanità e sulla sua sopravvivenza. \nIl gruppo di lavoro CSS compie una ricerca che mette in discussione ciò che è reale e ciò che è virtuale in teatro\, dal vivo\, sulla scena\, per indagare le tematiche che il nostro tempo ci presenta.\nCosa accade se a raccontare la storia dell’umanità è un essere umano o se a farlo è l’Intelligenza Artificiale?\nCosa è virtuale se in scena\, davanti ai nostri occhi\, c’è una persona in carne ed ossa?\nE cosa accade di vero a quella persona e cosa invece è finzione?\nQuale narrazione mette in crisi le nostre certezze? \nDurata: 30 minuti \nLo spettacolo contiene luci e rumori intensi intermittenti potenzialmente disturbanti.\nLa visione non è consigliata a persone con disturbi fotosensibili o con patologie cardiache o altre sensibilità analoghe.\netà consigliata: 12+\n\nINFO E PREVENDITE\nTeatro Palamostre\ntel +39 0432 506925\nbiglietteria@cssudine.it\norario: dal lunedì al sabato ore 17.30 – 19.30\nAcquista online su vivaticket \ndal 1 settembre prevendita aperta al Teatro Pasolini\nPiazza Indipendenza 34\n33052 Cervignano del Friuli\ntel. +39 0431 370216\nbiglietteria@teatropasolini.it\ninfo@teatropasolini.it
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SUMMARY:Incontri di presentazione della Stagione ContattoTIG 2026-2027
DESCRIPTION:a cura di Rita Maffei – co direttrice artistica del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\n\ngiovedì 24 settembre 2026\nUdine\, Teatro S. Giorgio / dalle ore 17 alle ore 19\nvenerdì 25 settembre 2026\nCervignano del Friuli\, Teatro Pasolini / dalle ore 17 alle ore 19\nvenerdì 2 ottobre 2026\nS. Giorgio di Nogaro – Biblioteca Civica Villa Dora / dalle ore 17 alle ore 19 \nper informazioni e adesioni agli spettacoli\, agli incontri e ai laboratori\nCSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\nfrancescapuppo@cssudine.it – tel. +39 0432 504765
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SUMMARY:La Meglio Gioventù 2026-2027
DESCRIPTION:Il progetto LA MEGLIO GIOVENTU’ – UDINE E BASSA FRIULANA\, creato e realizzato dal CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, è sostenuto dal Bando Istruzione 2026 della Fondazione Friuli – Percorsi per il benessere di classe e scuola\, in collaborazione con Liceo classico “J. Stellini” di Udine\, Liceo Artistico “G. Sello” di Udine\, ISIS “A. Malignani” di Udine\, ISIS della Bassa Friulana\, 2° Istituto Comprensivo di Udine (scuola primaria Luigi Garzoni Montessori) e Istituto Comprensivo Università Castrense di San Giorgio di Nogaro (scuola secondaria di primo grado “N. Sauro”). \nVerranno attivati i laboratori teatrali diversificati per fascia d’età e concordati nei loro specifici contenuti con le scuole e gli/le insegnanti\, guidati da operatori/trici teatrali preparati/e a declinare le dinamiche relazionali teatrali agli obiettivi del progetto. \nNel corso dell’anno scolastico si offrono\, alle scuole partner del progetto\, laboratori organizzati secondo le diverse esigenze e modulati in tre diverse proposte:\n–       Laboratori di giochi teatrali per le scuole primarie a cura di Alessandro Maione\n–       Laboratori teatrali propedeutici per le scuole secondarie di primo grado a cura di Manuel Buttus\n–       Laboratori teatrali di espressione\, scrittura scenica e di relazione per le scuole secondarie di secondo grado a cura di Ada Delogu\, di Nicoletta Oscuro e di Manuel Buttus. \nIl laboratorio non ha obiettivi di messa in scena\, come saggi finali o spettacoli\, ma si svolgerà come un percorso esperienziale che utilizza il mezzo teatrale come strumento espressivo per raggiungere gli obiettivi nell’ambito delle attività di contrasto al disagio e per il benessere dei/lle partecipanti.\nIl teatro diventa strumento per la conoscenza di sé\, l’espressione\, la consapevolezza della propria unicità e delle diversità\, la gestione delle emozioni\, la socializzazione\, la capacità relazionale nel gruppo e il rispetto degli altri.\n \n 
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SUMMARY:Rita Maffei\, Massimo Somaglino e Il Dramma Italiano di Fiume / MIO FIGLIO CAMMINA SOLO UN PO’ LENTAMENTE
DESCRIPTION:giovedì 8 ottobre 2026 ore 20:45 \ndi Ivor Martinić\ntraduzione italiana Elisa Copetti\nregia e concept scenico Marcela Serli\ncon Rita Maffei\, Massimo Somaglino\, Elena Brumini\, Serena Ferraiuolo\, Annamaria Ghirardelli\, Stefano Iagulli\, Giuseppe Nicodemo\, Mirko Soldano\, Leonora Surian Popov\nmusiche Enza De Rose\nbatteria e percussioni Filippo Angiolini\nassistente alla regia Caterina Nonis\nassistente scenografo Ivan Botički\nassistente ai costumi Karla Kučić\nassistente per i movimenti Noemi Bresciani\ndirettrice di scena Andrea Slama\nco-produzione Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Rijeka – Dramma Italiano\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Teatri Stabil Furlan \nUn intenso ritratto di famiglia dove si ride\, si litiga e si ama con ostinazione. In una casa qualunque si prepara una festa di compleanno: Branko compie 25 anni. Attorno a lui si muovono una madre che non si arrende\, un padre silenzioso\, una sorella piena di vita\, una nonna che dimentica tutto – tranne il bisogno d’amore. Tra dialoghi taglienti e momenti di struggente tenerezza\, la quotidianità diventa poesia e grottesco insieme. La malattia\, la disabilità\, la paura di invecchiare si intrecciano a desideri semplici e universali: essere visti\, essere scelti\, essere amati. Con ironia e delicatezza\, lo spettacolo ci accompagna dentro una famiglia che somiglia a tutte le famiglie\, ricordandoci che\, anche quando la vita rallenta\, il cuore continua a correre. Una storia che commuove e sorprende\, capace di parlare a tutti. \nNote di regia\nIncontrare il testo di Ivor Martinić significa accettare di avvicinarsi a una fragilità collettiva senza protezioni. È una scrittura che non concede appigli facili\, che non consola\, che non addolcisce: apre invece delle fessure\, costringendoci a guardare dentro una famiglia che traballa\, inciampa\, evita\, ride e si nasconde. Per me\, che da anni lavoro su un teatro capace di spostare lo sguardo e di rifiutare le semplificazioni emotive\, questo testo è insieme un dono e una sfida. \nLa regia nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che di solito resta fuori campo: le micro-espressioni\, i tremori\, le omissioni\, i piccoli cortocircuiti che rivelano l’incapacità di questa famiglia di vedersi davvero. Per questo scelgo di lavorare innanzitutto applicando gli stati emotivi\, attraverso un lavoro minuzioso sull’interpretazione delle attrici e degli attori. A questa indagine si affianca la presenza di una telecamera in scena\, non come effetto estetico\, ma come dispositivo politico: un occhio che insiste\, che interroga\, che obbliga a non distogliere lo sguardo. Ogni primo piano diventa un atto di responsabilità\, un modo per restituire dignità alla fragilità. \nIl lavoro con gli interpreti parte sempre dal corpo e dalla verità dei gesti. Non cerco un’interpretazione “giusta”\, ma una presenza piena e vibrante\, capace di attraversare il comico e il tremendo. In questo spettacolo chiedo alle attrici e agli attori di abitare una condizione di costante equilibrio precario: tra la tentazione di nascondersi e la necessità di esporsi\, tra il grottesco che salva per un istante e il dolore che subito dopo riaffiora. La tragicommedia qui non è un genere teatrale: è una condizione umana. \nIl tema della disabilità — fisica\, emotiva\, relazionale — viene affrontato non come etichetta ma come specchio. Tutti\, in questa famiglia\, “camminano solo un po’ lentamente”: ognuno inciampa nel proprio modo di amare\, ognuno aggira una verità. In questo senso il lavoro assume un valore profondamente politico: rifiuta la retorica\, rifiuta l’eroismo e sceglie invece di raccontare la vulnerabilità come territorio comune. \nProvengo da una biografia fatta di confini attraversati e identità in movimento. In questo testo ho ritrovato qualcosa di mio: le famiglie che parlano più lingue senza riuscire davvero a comprendersi\, le radici che tengono e quelle che cedono\, le generazioni che tentano di trasmettere ciò che non hanno saputo vivere. Per questo ho scelto di valorizzare il plurilinguismo emotivo della messinscena: l’italiano come lingua del presente\, il friulano e il fiumano come lingue della memoria\, dell’intimità e delle crepe. \nAl centro della scena c’è un compleanno. Un rito semplice e universale che dovrebbe celebrare la vita e che invece\, come spesso accade nelle famiglie\, fa emergere tutto ciò che resta irrisolto: desideri\, paure\, aspettative\, silenzi. La festa diventa così un dispositivo teatrale capace di far convivere leggerezza e vertigine\, gioco e ferita. \nDirigere Mio figlio cammina solo un po’ lentamente significa costruire un luogo instabile e mobile\, abitato da nove attori che portano in scena la fragilità delle famiglie di oggi: disgregate\, rumorose\, affettuose\, crudeli\, comiche\, disperate. Significa accompagnare il pubblico attraverso un rituale\, un compleanno impossibile che diventa lo specchio di tutte le volte in cui abbiamo cercato di essere una famiglia senza sapere davvero come farlo. \nMarcela Serli \nDurata: 95 minuti \n    
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SUMMARY:Alessandro Serra / I TURCS TAL FRIÙL
DESCRIPTION:martedì 20 ottobre 2026 ore 20:45\n\ndi Pier Paolo Pasolini\ndrammaturgia\, regia\, scene\, suoni\, luci e costumi Alessandro Serra\ncon Valerio Ameli\, Aurora Cimino\, Erika Cordisco\, Salvo Drago\, Diamara Ferrero\, Noemi Grasso\, Alessandro Maione\, Chiara Michelini\, Felice Montervino\, Francesca Pica\, Valerio Pietrovita\, Mirko Soldano\, Aida Talliente\nvoci e canti Bruno de Franceschi\nmovimenti di scena Chiara Michelini\nla produzione è parte del progetto di Cinemazero I Turcs tal Friùl 1976-2026: 50 anni dopo il terremoto\na cura di Luca Giuliani e Roberto Calabretto\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\,\ncon Teatri Stabil Furlan\, Teatro Nuovo Giovanni da Udine\ncon il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, di Confindustria Udine e di Banca 360 FVG\n\ncon il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine\nin collaborazione con Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia\, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\, i Comuni di Casarsa della Delizia e Gemona del Friuli\, Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV\nsi ringrazia per la collaborazione il Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume (HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci) \nspettacolo in friulano con sovratitoli \nIl contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà\nP.P.P. \nI Turcs è una tragedia.\nPer scriverla il giovane Pasolini si rifà alla più antica opera teatrale dell’occidente: I Persiani di Eschilo.\nLa compone in una lingua appresa da adulto\, ascoltando i contadini\, vocabolario alla mano.\nNon è un testo fonetico ma poetico e perciò\, in qualche modo\, musicale.\nOgni nuova messa in scena ha il dovere di inventare una sonorità che si emancipi da un consolatorio vernacolare.\nPasolini vive i suoi vent’anni in un paese di fascisti occupato da nazisti: cosa fare?\nAttendere pregando in chiesa o agire tra i boschi in montagna?\nDeciderà di restare mentre suo fratello\, più piccolo\, andrà partigiano e dagli altri partigiani verrà ucciso.\nNei Turcs Pauli rimane\, mentre il fratello minore\, Meni\, va in contro alla morte:\ntornerà cadavere in una scena perfettamente tragica.\nC’è la polis nei Turcs: la sacralità del paese riunito attorno alla chiesetta\, succedaneo dell’altare di Dioniso posto al centro dell’orchestra.\nC’è l’orrore dell’invasore che distrugge\, violenta e rende schiavi.\nC’è la musica nei Turcs\, sacra e cattolica\, presente in tutta l’opera. Ma è dal suo interno che si sprigionerà il canto ottomano del coro dei turchi a cui Pasolini dedica i versi più lirici.\nC’è la contrapposizione religiosa ma soprattutto musicale fra una cultura cattolica della rassegnazione e la sacrosanta bestemmia di un popolo capace\, il giorno dopo il terremoto\, di numerare le pietre e cominciare a ricostruire.\nLa stessa bestemmia intonata da Meni a cui nel finale farà eco Pauli che\, di fronte al cadavere del fratello\, con l’ultimo fiato del suo povero petto cristiano\, bestemmierà la Madonna.\nSarà questa Bestemmia a generare il vento spaventoso che fermerà i Turchi.\nAl prete non resterà che dire: Amen.\nAlessandro Serra
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SUMMARY:Koreja / MODUGNO\, PRIMA DI VOLARE
DESCRIPTION:mercoledì 28 ottobre 2026 ore 20:45 \nscritto da Angelo De Matteis in collaborazione con Salvatore Tramacere\nregia Salvatore Tramacere\ncon Angelo De Matteis\, Emanuela Pisicchio ed Enrico Stefanelli\nscene e luci Lucio Diana\ncostumi Lilian Indraccolo\nliberamente tratto dal libro lo\, Domenico e me di Angelo De Matteis\nuno spettacolo di Koreja-Lecce \nPochi conoscono le vere origini di Domenico Modugno. I più pensano fosse originario di Polignano a Mare\, dove effettivamente nacque. Altri credono fosse siciliano\, equivoco mai chiarito dall’interessato\, almeno fino alla vittoria del Festival di Sanremo del 1958\, quando\, diventando Mr Volare\, cambiò radicalmente il panorama della musica in Italia e all’estero. Vale allora la pena approfondire il tema delle sue origini\, recuperare la memoria del contesto storico e culturale nel quale il giovanissimo Modugno nutri la sua vena creativa cosi da rintracciare le connessioni culturali e linguistiche che hanno poi preso forma nella sua produzione artistica. Punto di partenza è un materiale variegato composto da pubblicazioni recenti e ritagli di giornale dell’epoca\, fotografie private e preziose testimonianze orali di chi visse insieme a lui gli anni del Dopoguerra in un piccolo paese del Nord Salento\, che lasciò per andare a Roma e realizzare il suo sogno: diventare attore. \nDurata: 55 minuti
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SUMMARY:GONZALO PLAYS PINO  Rileggendo Pino Daniele
DESCRIPTION:giovedì 29 ottobre 2026 ore 20:45 \nGonzalo Rubalcaba – pianoforte\nDaniele Sepe – sax\nAldo Vigorito – contrabbasso\nGiovanni Imparato – percussioni\nClaudio Romano – batteria\nGiovanni Francesca – chitarra\nMaria Pia De Vito – voce \nGonzalo Rubalcaba\, ovvero uno dei talenti musicali più luminosi del pianismo jazz contemporaneo\, con sangue cubano che lo caratterizza per una capacità di leggere e restituire meglio di chiunque altro l’anima del Sud del mondo\, mantenendone i colori e i calori\, ma filtrandola attraverso l’ordito di una cultura musicale globale e trasversale\, sostenuta da una tecnica e una padronanza eccezionali\, così come accade in questo progetto dedicato alla musica del grande Pino Daniele.\nPer affrontare questo ormai autentico mito (di cui siamo tutti orfani e che molti saccheggiano facendone spesso scempio)\, Rubalcaba decide di rileggere le sue melodie secondo un linguaggio interpretativo coraggioso e musicalmente libero\, sostenuto da una band di anima profondamente partenopea\, tra cui emergono il sax graffiante di Daniele Sepe e la voce di Maria Pia De Vito che\, senza possibili confronti e con grande personalità\, interpretano i brani davvero indimenticabili di Pino Daniele.
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SUMMARY:JOSÉ BRAGATO L’impronta friulana nella storia del tango
DESCRIPTION:Giovedì 5 novembre 2026 ore 20.45 \nAndrea Boscutti – pianoforte\nAntonio Merici – violoncello\nFlavia Valoppi e Claudio Moretti – narrazione \nDa un’idea del M° Andrea Boscutti\nIl progetto è dedicato alla vita e alla produzione artistica di Josè Giuseppe Bragato (Udine 1915 – Buenos Aires 2017) grande musicista friulano che\, emigrato con la famiglia in Argentina\, ebbe fama nell’ambito sinfonico\, nella riproposizione di musica folkloristica argentina e paraguaiana e\, soprat-tutto\, nello sviluppo del tango\, quel Nuevo Tangoche ebbe tra i suoi protagonisti Astor Piazzolla con il quale Bragato collaborò lungamente.\nÈ un progetto dedicato alla musica e all’emigrazione; è una storia in cui\, per necessità di vita\, le culture e le parlate si incontrano e si scontrano in una narrazione in lingua italiana\, friulana e spagnola.
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SUMMARY:Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe / IL TEATRO CHE TI FO
DESCRIPTION:martedì 10 novembre 2026 ore 20:45 \nIn occasione del centenario della nascita di Dario Fo \n(spettacolo fuori abbonamento)\n\ncon gli allievi diplomandi Elia Bonzani\, Francesca Cozzini\, Leonardo Maria Filoni\, Davide Gavini\, Gianluca Madaschi\, Edoardo Maria Mattina\, Gaia Mencarini\, Michela Serra\, Nello Tammaro\, Giacomo Zampini\ne gli allievi del secondo anno Beatrice Barale\, Francesca Garofalo\, Umberto Ghirardo\, Andrea Macchi\, Marcello Maggiori\, Federico Mazzotti\, Chiara Ariele Paccalini\, Eleonora Pedrelli\, Enrico Simone\, Andrea Stetur Cogliati\ncanti Marco Toller\ncostumi Emmanuela Cossar\nregia e drammaturgia Claudio de Maglio\nrealizzazione Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe \nNel centenario della nascita di Dario Fo (1926–2026)\, Il Teatro che ti Fo celebra uno dei grandi maestri del teatro contemporaneo attraverso una creazione originale che intreccia memoria\, riscrittura e invenzione scenica. Dopo l’esperienza del 2012\, quando il Maestro visitò l’Accademia supervisionando uno spettacolo poi presentato con successo ad Avignone OFF\, la Nico Pepe si immerge nuovamente nel suo universo creativo. Lo spettacolo attraversa giullarate tratte da Mistero Buffo e scene ispirate alle sue celebri Commedie\, restituendo la figura del giullare: osservatore ironico\, dissacrante e poetico del presente. Corpo\, voce\, musica\, maschere e narrazione danno vita a un teatro popolare coinvolgente e partecipato.\n\nDurata: 100 minuti
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SUMMARY:SDENG! Storia di un inventore che non riesce a stare fermo
DESCRIPTION:dai 3 ai 5 anni – nei plessi scolastici dell’infanzia \ndi e con Alessandro Maione\ndramaturg Beatrice Baruffini\ninterventi sonori Alan Malusà Magno\nco-produzione La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \n\n\n\n“Ehi tu! Dove vai? Torna a sederti… ascolta.”\nC’è un inventore.\nHa una chiave inglese\, tante idee e una gran voglia di fare.\nCon le mani\, con gli oggetti e con l’immaginazione\, trasforma tutto ciò che incontra. Ogni cosa può diventare un gioco\, una scoperta\, un piccolo mondo nuovo.\nMa a un certo punto arriva qualcosa di diverso: un modo preciso di fare\, di montare\, di stare. E per chi ama inventare\, fermarsi non è così semplice.\nTra legno\, viti\, bulloni\, suoni e sorprese\, SDENG! accompagna i bambini in un viaggio fatto di movimento\, tentativi e meraviglia.\nUno spettacolo delicato e giocoso per i più piccoli\, dove anche le cose più semplici possono cambiare forma e aprire nuove possibilità.
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SUMMARY:BLOOD BROTHERS The Bruce Springsteen  Show
DESCRIPTION:Martedì 17 novembre 2026 ore 20.45 \nFrancesco Zerbino – voce\, chitarra\nLuca Pasquadibisceglie – batteria\nAlessandro Calabrò – basso\nJimmy Ciacchini – chitarra\nManuele Vanzi – piano\, synth\nLorenzo Del Ghianda – organo\, synth\nManuel Vanni – sax \nThe Bruce Springsteen Show è un tributo a Bruce Springsteen che si è imposto all’attenzione del pubblico in tutta Europa e non solo\, tanto che negli ultimi anni ha ottenuto i complimenti dal produttore dell’ultimo album di Bruce Springsteen e da due membri della E Street Band che da sempre accompagna il rocker americano\nL’energia\, la forza e la tenacia del più grande live performer del rock sono l’ispirazione dei Blood Brothers (band nata nel 2013 da un’idea di Francesco Zerbino) che in ogni dettaglio estetico\, nella scelta degli strumenti musicali e nelle performance live ricercano lo stesso impatto esplosivo\, per due ore di concerto non stop!\nBlood Brothers è anche il titolo di una canzone di Bruce Springsteen e come le parole del testo\, che parlano di una grande amicizia\, così i componenti della Band sono uniti da un profondo legame.\nIl repertorio propone i classici senza tempo tratti dagli album che hanno scritto la storia del Rock come Born To Run\, Born In The Usa\, Nebraska\, The River\, Darkness on The Edge of Town\, senza tralasciare i più recenti The Rising o Wrecking Ball.
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SUMMARY:La foresta dei no
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \nideazione\, regia\, drammaturgia\, costumi Giuliano Scarpinato\ncon Giulia Di Sacco e Lorenzo Crovo\nin video Ilaria Genatiempo\nvoce off narratore Giuliano Scarpinato\nvoci off genitori Elena Arvigo\, Paolo Li Volsi\nscene/video Andrea Pizzalis\nluci/suono Giacomo Agnifili\nassistente alla regia Francesca Sorice\nassistente costumi Orsola Bruzzone\nconsulenza ai movimenti scenici Francesca Zazzaria\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Viola Produzioni\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\nresidenza produttiva PimOff Milano \ntesto finalista Primo Premio alla Drammaturgia per le Nuove Generazioni – 58 Premio Riccione per il Teatro \n…La foresta dei no sta germogliando di nuovo. La combatterò con ogni sì\, ogni dono\, ogni gesto positivo\, generoso e di abbandono di sé che possiedo.\nPatricia Highsmith\, diari \nMia ha 14 anni e vive in una foresta diversa dalle altre: è la foresta dei NO\, fitta d’alberi dalle chiome frastagliate che le impediscono di vedere cosa ci sia al di là del suo perimetro. La ragazzina vorrebbe tanto uscire a vedere il mondo\, ma alle sue richieste Bella\, una specie di fata custode\, risponde sempre di no\, che non si può\, che non è pronta. L’incontro con il ragazzo del mare\, un coraggioso sconosciuto riuscito a penetrare nella foresta\, cambierà per sempre la vita di Mia\, portando in essa quel piccolo sì che la condurrà fuori a rivedere il cielo. \nNote di Giuliano Scarpinato\nEsiste un vero e proprio “mal d’adolescenza” che negli ultimi anni sembra essersi acuito sensibilmente tra giovani ragazzi e ragazze. Un senso di sfuturamento\, di rapina della speranza e della felicità\, di inadeguatezza rispetto a una realtà fitta di insidie d’ogni tipo pervade molti di loro. Il rifiuto e la paura del futuro si traduce spesso in un desiderio di isolamento\, o in un attaccamento ossessivo a un eterno presente moltiplicato negli specchi deformanti di social e web. L’incontro reale con l’altro\, avvolto dal mistero e dall’ignoto\, viene spesso evitato e vissuto come un pericolo. Sono\, quelli elencati\, i tratti distintivi di quella che viene chiamata “sindrome da hikikomori”: una forma di grave ritiro sociale originata e battezzata in Giappone alla fine degli anni ’90\, diffusa in soggetti con età compresa tra i 14 e i 30 anni\, prevalentemente maschi. Ma quello degli hikikomori non è un fenomeno solo nipponico\, quanto piuttosto diffuso in tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo. In Italia i dati ufficiali\, concentrati esclusivamente sugli studenti delle scuole secondarie\, stimano tra i 50mila e i 70mila casi: una realtà sconcertante\, e in continuo aumento\, davanti alla quale moltissimi genitori si ritrovano impreparati\, indifesi\, senza mezzi. Le cause di questa rinuncia al mondo da parte di giovanissimi e giovanissime possono essere varie: bullismo e sopraffazione nel gruppo dei pari\, alte aspettative da parte degli adulti\, pressioni scolastiche\, lutti e altro ancora. Come comportarsi\, dunque\, con un ragazzo o una ragazza hikkikomori? Come intervenire per far sì che la porta di quella camera possa finalmente riaprirsi? Come curare l’angoscia del presente e la paura del futuro?\nLa foresta dei no è una favola iniziatica: con il simbolismo tipico del genere\, prova a portare sul palco il cuore di questioni intime e di grande complessità\, sgombrando il campo dalla retorica e da narrazioni comode e facili sui giovani d’oggi.
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SUMMARY:Giuliano Scarpinato / LA FORESTA DEI NO
DESCRIPTION:lunedì 23 novembre 2026 ore 20:45 \nideazione\, regia\, drammaturgia\, costumi Giuliano Scarpinato\ncon Giulia Di Sacco e Lorenzo Crovo\nin video Ilaria Genatiempo\nscene/video Andrea Pizzalis\nluci/suono Giacomo Agnifili\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Viola Produzioni\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\n\n…La foresta dei no sta germogliando di nuovo. La combatterò con ogni sì\, ogni dono\, ogni gesto positivo\, generoso e di abbandono di sé che possiedo.\nPatricia Highsmith\, diari \nMia ha 14 anni e vive in una foresta diversa dalle altre: è la foresta dei NO\, fitta d’alberi dalle chiome frastagliate che le impediscono di vedere cosa ci sia al di là del suo perimetro. La ragazzina vorrebbe tanto uscire a vedere il mondo\, ma alle sue richieste Bella\, una specie di fata custode\, risponde sempre di no\, che non si può\, che non è pronta. L’incontro con il ragazzo del mare\, un coraggioso sconosciuto riuscito a penetrare nella foresta\, cambierà per sempre la vita di Mia\, portando in essa quel piccolo sì che la condurrà fuori a rivedere il cielo. \nNote di Giuliano Scarpinato\nEsiste un vero e proprio “mal d’adolescenza” che negli ultimi anni sembra essersi acuito sensibilmente tra giovani ragazzi e ragazze. Un senso di sfuturamento\, di rapina della speranza e della felicità\, di inadeguatezza rispetto a una realtà fitta di insidie d’ogni tipo pervade molti di loro. Il rifiuto e la paura del futuro si traduce spesso in un desiderio di isolamento\, o in un attaccamento ossessivo a un eterno presente moltiplicato negli specchi deformanti di social e web. L’incontro reale con l’altro\, avvolto dal mistero e dall’ignoto\, viene spesso evitato e vissuto come un pericolo. Sono\, quelli elencati\, i tratti distintivi di quella che viene chiamata “sindrome da hikikomori”: una forma di grave ritiro sociale originata e battezzata in Giappone alla fine degli anni ’90\, diffusa in soggetti con età compresa tra i 14 e i 30 anni\, prevalentemente maschi. Ma quello degli hikikomori non è un fenomeno solo nipponico\, quanto piuttosto diffuso in tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo. In Italia i dati ufficiali\, concentrati esclusivamente sugli studenti delle scuole secondarie\, stimano tra i 50mila e i 70mila casi: una realtà sconcertante\, e in continuo aumento\, davanti alla quale moltissimi genitori si ritrovano impreparati\, indifesi\, senza mezzi. Le cause di questa rinuncia al mondo da parte di giovanissimi e giovanissime possono essere varie: bullismo e sopraffazione nel gruppo dei pari\, alte aspettative da parte degli adulti\, pressioni scolastiche\, lutti e altro ancora. Come comportarsi\, dunque\, con un ragazzo o una ragazza hikkikomori? Come intervenire per far sì che la porta di quella camera possa finalmente riaprirsi? Come curare l’angoscia del presente e la paura del futuro?\nLa foresta dei no è una favola iniziatica: con il simbolismo tipico del genere\, prova a portare sul palco il cuore di questioni intime e di grande complessità\, sgombrando il campo dalla retorica e da narrazioni comode e facili sui giovani d’oggi. \nDurata: 65 minuti
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SUMMARY:CORO DI RUDA  Genesi
DESCRIPTION:Per la giornata contro la violenza sulle donne \nMercoledì 25 novembre 2026\, ore 20.45 \nCoro polifonico di Ruda\, direzione Fabiana Noro\nElsa Martin – voce\nAida Talliente – voce narrante\nFerdinando Mussutto – pianoforte \n\nIl Coro Polifonico di Ruda\, autentica e storica eccellenza vocale della nostra Regione\, a ottant’anni dalla fondazione\, decide di estendere il proprio orizzonte musicale con produzioni innovative\, ancorate alle proprie radici ma aperte a novità tecniche e artistiche alla portata dei coristi.\nSi è così pensato dunque di cercare nella storia delle nostre tre città patrimonio Unesco (Aquileia\, Cividale e Palmanova) vicende che potessero essere messe in musica in una sorta di ‘storia’ omogenea delle nostre origini.\nRenato Miani\, cui è stato affidato l’incarico delle composizioni musicali\, ha coinvolto nel progetto lo storico Angelo Floramo e l’attrice Aida Talliente per individuare figure femminili in grado di attraversare come protagoniste l’intera composizione.\nCosì è nata Genesi\, opera in tre quadri\, dove le tre città Unesco vengono ricordate e cantate attraverso le ‘vicende’ e i ‘drammi’ di tre donne che hanno percorso\, anche senza lasciare tracce particolarmente significative\, la nostra Storia\, ma i cui contorni andavano riportati alla luce per una loro corretta\, anche se tardiva\, rivalutazione storica.
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SUMMARY:Bella\, bellissima!Non è bello ciò che è bello\, ma è bello ciò che piace
DESCRIPTION:dai 5 ai 10 anni – scuola dell’infanzia e primaria \ndrammaturgia Beatrice Baruffini\nregia e cura dell’animazione Nadia Milani\ncon Eleonora Mina\, Arianna Talamona e Giulia Canali\nscene Alessia Dinoi\nmusiche originali Andrea Ferrario\npuppets/figure animate Noemi Giannico\ncostumi Mirella Salvischiani\nvoce Orco Claudio Casadio\nproduzione ArteVOX Teatro – Vimercate / Accademia Perduta/Romagna Teatri – Forlì\n\n \n\n\ndurata: 50 minuti\nteatro d’immagine e figura\, teatro su nero \nPremio EOLO 2025 per la cura dell’animazione e composizione scenica \nUn giorno\, da qualche parte\, nasce una Strega.\nIn poco tempo impara a fare tutte le cose che fanno le streghe: fa incantesimi\, sa volare su una scopa\, ride e spaventa tutti\, anche i bambini. Per il suo compleanno\, riceve un invito da Orco: un appuntamento a mezzanotte\, al chiaro di luna.\nLui la trova bella\, bellissima. Nella notte Strega s’incammina e sulla via incontra alcuni abitanti del bosco che non la pensano come Orco: ognuno di loro\, infatti\, crede che Strega debba usare la magia per essere più bella. Lei ascolta i loro consigli e cambia il suo aspetto. Così diversa\, Orco non la riconosce.\nLui cerca Strega\, quella “con i capelli arruffati\, il naso importante e che veste sempre di scuro”. Con un’ultima magia\, Strega\, torna ad essere quel che era e invita Orco a una cena speciale.\n‍\nChe cosa è la bellezza\, oggi?\nChi lo decide? È per tutte e tutti la stessa?\nQuale punto di vista abita? Da che parte si guarda per vederla?\n‍\nQueste sono solo alcune delle domande da cui si origina l’urgenza di trattare questo tema\, un tema sempre attuale che riguarda tutte e tutti e che ci spinge a tornare là\, alle origini del non giudizio\, quello che i bambini e le bambine naturalmente praticano ogni giorno.\nDesideriamo ricordarci come si fa e chiedere loro di non perdere questa straordinaria capacità\, propria dell’infanzia. Desideriamo che possano sentirsi al sicuro dentro i loro panni\, che non vogliano vestirne altri per piacere a una società che le/li vorrebbe tutte uguali. Desideriamo che possano sentirsi sempre liberi e libere di scegliere e che non sia il giudizio altrui a spingerl* a cambiare. E vorremmo farlo con una giusta dose di ironia e cinismo\, utilizzando metafore che appartengono al loro mondo: tutte e tutti conoscono Strega e Orco e\, per tutte e tutti\, Strega e Orco sono naturalmente brutti e anche un po’ cattivi.\nMa noi\, con che occhi li guardiamo? Con quale sguardo?\n‍\nBella\, bellissima! è uno spettacolo in cui il teatro di figura presta il suo saper essere linguaggio magico alla drammaturgia delle immagini; vuole giocare con la meraviglia e prendersi gioco dell’incanto. Vuole far ridere a crepapelle e accompagnare all’uscita con tenerezza; vuole lasciare un senso piccolo\, piccolissimo anche\, ma prezioso\, un ricordo palpabile misto al fumo del calderone di una Strega bella\, anzi\, bellissima.
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SUMMARY:A volo d'angelo
DESCRIPTION:dai 14 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado\n\ntesto e regia Federica Cottini\ncon Michelangelo Canzi\nscene Mattia Franco\, Alice Capoani\nluci Paolo Latini\, Simona Ornaghi\ncostumi Nunzia Lazzaro\, Fabiola Soldano\nproduzione Binario Vivo\, Teatro Nuovo – Pisa / Teatro della Cooperativa – Milano\n\nVincitore “Premio Eolo – miglior spettacolo per adolescenti”\, 2026 \n\ndurata: 60 minuti\nteatro d’attore \nCrazy Bosnian guy è una guida turistica e ci accompagna per le strade della sua città\, Mostar\, nel sud della Bosnia Erzegovina. È un personaggio loquace\, sopra le righe: il suo soprannome se l’è guadagnato sul campo. \nMentre il tour procede\, veniamo risucchiati nel turbine dei ricordi. Crazy Bosnian guy negli anni Novanta era un ventenne: la guerra nei Balcani è viva nella sua memoria. Ci parla della ricchezza della Jugoslavia di Tito\, del crollo della confederazione\, dell’avvento di governi instabili\, del sentimento jugonostalgico. E della situazione attuale\, definita dagli stessi abitanti ‘una polveriera pronta ad esplodere’. \nPerché interessarci a una storia in apparenza distante da noi? Ricordare\, oggi\, ha ancora un senso?\nIn cosa era diversa la situazione balcanica da quella dell’Europa di oggi\, dai nostri governi che tendono sempre più a un isolamento nazionalista? Possiamo imparare qualcosa dal passato per non ripetere oggi ciò che è stato?
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SUMMARY:A volo d'angelo
DESCRIPTION:dai 14 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado\n\ntesto e regia Federica Cottini\ncon Michelangelo Canzi\nscene Mattia Franco\, Alice Capoani\nluci Paolo Latini\, Simona Ornaghi\ncostumi Nunzia Lazzaro\, Fabiola Soldano\nproduzione Binario Vivo\, Teatro Nuovo – Pisa / Teatro della Cooperativa – Milano\n\nVincitore “Premio Eolo – miglior spettacolo per adolescenti”\, 2026 \n\ndurata: 60 minuti\nteatro d’attore \nCrazy Bosnian guy è una guida turistica e ci accompagna per le strade della sua città\, Mostar\, nel sud della Bosnia Erzegovina. È un personaggio loquace\, sopra le righe: il suo soprannome se l’è guadagnato sul campo. \nMentre il tour procede\, veniamo risucchiati nel turbine dei ricordi. Crazy Bosnian guy negli anni Novanta era un ventenne: la guerra nei Balcani è viva nella sua memoria. Ci parla della ricchezza della Jugoslavia di Tito\, del crollo della confederazione\, dell’avvento di governi instabili\, del sentimento jugonostalgico. E della situazione attuale\, definita dagli stessi abitanti ‘una polveriera pronta ad esplodere’. \nPerché interessarci a una storia in apparenza distante da noi? Ricordare\, oggi\, ha ancora un senso?\nIn cosa era diversa la situazione balcanica da quella dell’Europa di oggi\, dai nostri governi che tendono sempre più a un isolamento nazionalista? Possiamo imparare qualcosa dal passato per non ripetere oggi ciò che è stato?
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SUMMARY:NERI PER CASO  Natale per caso
DESCRIPTION:Sabato 12 dicembre 2026\, ore 20.45 \nVoci: Ciro Caravano\, Diego Caravano\,\nGonzalo Caravano\, Mimì Caravano\,\nMario Crescenzo e Massimo de Divitiis \n\nI Neri Per Caso rappresentano un fenomeno artistico che ha saputo reinventare il concetto di musica a cappella in Italia e oltre.\nVincitori del Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte nel 1995 con il brano “Le ragazze”\, il gruppo è diventato da subito un punto di riferimento per chi cerca qualcosa di originale e qualitativo nel panorama musicale. La loro abilità nel trasformare la voce in uno strumento musicale è un’arte che pochi altri possiedono con pari abilità.\nNatale Per Caso cattura perfettamente la necessità di condividere gioia\, calore e armonia natalizia attraverso un viaggio musicale che celebra i più famosi e amati brani natalizi mediante una performance artistica di altissimo livello.\nOgni nota\, ogni respiro ed ogni momento del concerto sono studiati per evocare sentimenti di gioia e speranza. La magia delle voci dei Neri Per Caso\, capaci di intrecciarsi magistralmente\, crea un’esperienza sonora che è\, di per sé\, un viaggio emotivo che arriva dritto al cuore.
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SUMMARY:Arearea / LO SCHIACCIANOCI
DESCRIPTION:sabato 19 dicembre 2026 ore 20:45 \ncoreografia Marta Bevilacqua\ndanza Alessandro Bonacina\, Tjaša Bucik\, Martina Cinti\, Giovanni Consoli\, Margherita Costantini\, Luca Di Giusto\, Irene Ferrara\, Claudio Gattulli\, Angelica Margherita\, Fabio Pronesti\, Valentina Saggin\, Anna Savanelli\, Valentina Squarzoni\, Giulio Venturini\nscenografia Gian Carlo Venuto\nelementi di scena Sonia Squillaci\ndisegno luci Stefano Chiarandini\nmusiche Pëtr Il’ič Čajkovskij Lo Schiaccianoci\nriscrittura musicale Leo Virgili\ncostumi Marianna Fernetich\nproduzione Compagnia Arearea 2025\ncon il sostegno di MiC\, Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia \nPer la prima volta Marta Bevilacqua si confronta con un classico: Lo Schiaccianoci diventa una creazione coreografica per tredici danzatori\, una rilettura personale dello storico balletto che intreccia fedeltà poetica e sguardo contemporaneo. Attraverso le incantevoli musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la sua narrazione fantastica\, Lo Schiaccianoci ha conquistato l’immaginario collettivo\, trasformando quel piccolo soldatino di legno in un’icona delle festività. Un uomo misterioso\, giocattoli che si animano nel cuore della notte\, uno schiaccianoci magico e un viaggio nel Regno dei Dolci: per Clara\, una bambina sognante\, inizia un’avventura indimenticabile.\nNella versione firmata da Marta Bevilacqua\, i corpi dei danzatori si fanno strumenti espressivi\, in stretta relazione con la musica. La coreografia dialoga con la celebre partitura musicale in un equilibrio rispettoso degli snodi drammaturgici dell’opera originale\, arricchita da interventi musicali rivisitati in chiave attuale. Un classico che si trasforma in visione viva e contemporanea. \nDurata: primo atto 45′ – intervallo 15′ – secondo atto 45′\nadatto a tutti i tipi di pubblico
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SUMMARY:Teatro Incerto / NADÂL - STUPOR MUNDI
DESCRIPTION:martedì 22 dicembre 2026 ore 20:45 \nspettacolo fuori abbonamento\n\ndi e con Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\, Flavia Valoppi\nuna produzione Teatro Incerto / CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\ncon il sostegno di Centrofriuli – Generali\n\n \n“Il teatro deve continuare a essere teatro. Un luogo dove si crea in modo povero dedicandogli del tempo.” César Brie \nIl Presepe\, con la sua ricca storia e il suo profondo significato\, rimane un elemento fondamentale della cultura italiana e un fenomeno globale di straordinaria portata. Dalla sua umile origine in una grotta di Greccio alla sua diffusione mondiale\, il Presepe continua a ispirare e meravigliare persone di tutte le età e provenienze. \nMa più passano gli anni più il “teatrino natalizio” si smonta\, c’è sempre meno interesse a tener vivo il significato profondo della festa più bella e più attesa dell’anno\, il mondo moderno ha come fine il consumismo e tutto si trasforma in una corsa agli acquisti scintillanti. \nI nostri protagonisti si interrogano sulle sfide e le opportunità per tener viva e tramandare alle future generazioni la tradizione; in un’epoca di rapidi cambiamenti tecnologici e sociali come può questa antica pratica mantenere ancora la sua rilevanza senza perdersi nella mera nostalgia di un tempo che fu? \nMentre compongono il loro personale presepe vivono la contraddizione contemporanea tra abbandonarsi al consumismo sfrenato e “acquistare” il presepe in un negozio virtuale o mantenere integra la propria mission. Prevarrà il disincanto e l’accettazione della sconfitta o la forza della pratica che affonda le radici in un tempo che pare ormai passato? Tra situazioni comiche e paradossali i tre protagonisti cercano a tutti i costi di presentare il loro presepe vivente nonostante le difficoltà e i vincoli che devono superare perché\, per loro\, accendere le luci del Natale è sempre un momento coinvolgente e magico. \nLo spettacolo vuole collocarsi tra le proposte dedicate al periodo delle feste natalizie per tentare\, attraverso una sfumatura tragicomica\, una riflessione sulle “feste comandate” e il loro profondo significato. \nDurata: 75 minuti circa
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SUMMARY:FVG ORCHESTRA  Concerto di Capodanno
DESCRIPTION:Venerdì 1 gennaio 2027\, ore 16.00 \n\nUn graditissimo ritorno è quello del Concerto di Capodanno\, con la FVG Orchestra\, che apre il 2027 all’insegna del più classico e atteso dei repertori. Dai grandi classici viennesi\, alle gioiose musiche natalizie fino all’operetta\, una vera festa per salutare il nuovo anno con una maestosa orchestra sinfonica: la FVG Orchestra\, nata nel 2019 per iniziativa della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\, che continua con la sua presenza a raccogliere e tramandare l’eredità artistica e musicale del nostro territorio.
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SUMMARY:Nel mezzo dell'inferno
DESCRIPTION:nelle scuole o in altri spazi\ndisponibile su prenotazione da gennaio 2027 \ndai 12 ai 16 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndrammaturgia Fabrizio Pallara e Roberta Ortolano\nregia Fabrizio Pallara\nvoci di Valerio Malorni (Virgilio\, Caronte)\, Lorenzo Gioielli (Ulisse\, Farinata degli Uberti\, Conte Ugolino) e Silvia Gallerano (Beatrice e Francesca)\nmusiche Økapi\nmodellazione e animazione 3D Massimo Racozzi\nprogettazione ambienti architettonici Sara Ferazzoli\nsviluppo applicazione e implementazione VR Alessandro Passoni\nco-produzione LAC-Lugano Arte e Cultura e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG nell’ambito del progetto ‘D’ante Litteram — Dante Alighieri nostro contemporaneo’ riconosciuto e sostenuto dal Comitato nazionale per le Celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Aligheri del MiC — Ministero della Cultura \nPremio nazionale Franco Enriquez 2022 – XVIII^ edizione\n“per un teatro\, un’arte e una comunicazione di impegno sociale e civile” – Città di Sirolo (Ancona)\nal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e alla sua direzione artistica\nnella categoria Teatri e Luoghi di spettacolo Sez. Direzione artistica e programmazione \n\nspettacolo in VR – Realtà Virtuale con l’utilizzo di visori per singolo spettatore \nvisione consigliata dai 14 anni in su\n\n\nDante compone l’Inferno mentre è immerso nell’esperienza straniante e dolorosa dell’esilio\, lontano da casa e gravato dal sentimento dell’ingiustizia. Attraverso la scrittura inventa così la possibilità di essere autore e allo stesso tempo narratore e personaggio di un’esperienza di evoluzione e redenzione che varrà per se stesso ma anche per il resto dell’umanità. \nIl Dante protagonista di questo viaggio nel regno dell’oltretomba comprende che è la relazione con gli altri e le altre – nel segno della volontà divina – a sostenerlo e condurlo sulla via della salvezza e della felicità.\nIl contatto con gli spiriti e le presenze mostruose che incontra\, il profondo legame con il maestro Virgilio e infine l’antica fiamma d’amore che lo connette a Beatrice\, non più muto angelo da celebrare\, ma guida severa e autorevole fonte di coraggio.\nDi questo percorso l’Inferno rappresenta la parte più dura che mette il poeta\, e chi con lui si immedesima\, a contatto con fragilità profonde\, paure e inadeguatezze\, di fronte alla diversità data dal suo essere vivo tra i morti e dunque in potenza salvato. Dante stabilisce così la possibilità di creare un altro mondo\, speculare e connesso a quello reale\, nel quale l’io possa fare un’esperienza diretta di trasformazione. Questo mondo è la letteratura. \nAllo stesso modo in questo progetto teatrale ed esperienziale si è scelto l’uso della tecnologia della Realtà Virtuale Immersiva\, coniugata a una progettazione architettonica dello spazio e del suono in 3D\, al fine di porre il pubblico a contatto con la totalità di una dimensione fantastica\, che non vuole sostituirsi a quella reale\, ma restare a questa interconnessa\, rappresentando uno stimolo di ricerca e cambiamento. \nSi comincerà con un prologo: uno spazio di accoglienza e raccoglimento iniziale\, che metterà ciascuno di fronte al proprio io e alla domanda: Perché fare questo viaggio? Quali i desideri e le paure?\nIndossati i visori\, uno ad uno gli spettatori saranno accompagnati oltre il muro che separa l’aldiquà dall’aldilà e lasciati al loro viaggio. La prima parte del quale sarà uguale per tutti\, mentre la seconda condurrà casualmente gli spettatori in tre luoghi selezionati tra gli ambienti infernali per ricondurli poi nuovamente ad un comune finale. L’esperienza resta dunque replicabile e in sé stessa aperta\, perché attraverso il contatto con la morte contiene in sé tutte le possibilità della vita. \nFabrizio Pallara e Roberta Ortolano\n \nDalla motivazione nella Cat. Teatri e Luoghi di spettacolo Sez. Direzione artistica e programmazione del PREMIO NAZIONALE FRANCO ENRIQUEZ 2022-CITTA’ DI SIROLO XVIII^ edizione\n“Un particolare riconoscimento al CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG  e alla sua direzione artistica per aver saputo\, in questo periodo particolarmente difficile per il teatro e per lo spettacolo in genere\, programmare proposte di spettacolo innovative e lungimiranti in una prospettiva di crescita e innovazione della comunicazione teatrale. Un particolare plauso va al progetto dedicato a Dante “Nel mezzo dell’Inferno”\, progetto teatrale ed esperienziale dove si è scelto l’uso della tecnologia della Realtà Virtuale Immersiva\, coniugata a una progettazione architettonica dello spazio e del suono in 3D\, al fine di porre il pubblico a contatto con la totalità di una dimensione fantastica\, che non vuole sostituirsi a quella reale\, ma restare a questa interconnessa\, rappresentando uno stimolo di ricerca e cambiamento.” \nDurata: 35 minuti
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SUMMARY:Roberto Latini/Manuela Kustermann / ANTIGONE
DESCRIPTION:domenica 10 gennaio 2027 ore 20:45 \ndi Jean Anouilh\ntraduzione Andrea Rodighiero\nregia Roberto Latini\ncon (in o. a.) Silvia Battaglio (Ismene e messaggero)\, Ilaria Drago (Emone e guardie)\, Manuela Kustermann (Nutrice e coro)\, Roberto Latini (Antigone)\, Francesca Mazza (Creonte)\nscene Gregorio Zurla\ncostumi Gianluca Sbicca\nmusica e suono Gianluca Misiti\nproduzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e Teatro di Roma – Teatro Nazionale\n\nRoberto Latini porta in scena la tragedia che Jean Anouilh scrisse\, nella Francia stretta nella morsa del Nazismo\, ispirandosi all’omonimo lavoro di Sofocle\, capace di interrogare\, oggi come quando fu creata\, il nodo irrisolto tra legge e coscienza\, tra ragione politica e principio etico.\nSpiega Latini\, che è anche interprete del ruolo della protagonista: «Penso a questo testo come a una confessione intima e segreta\, nella verità vera\, scomoda\, incapace\, parziale\, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a tutti noi\, perché sappiamo che quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo ancora vivi. Anche per questo\, ho distribuito i ruoli in due modalità diverse e complementari. Alcuni personaggi corrispondono a se stessi\, altri al proprio riflesso: Antigone e Creonte\, come di fronte a uno specchio.» \nDurata: 100 minuti
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SUMMARY:Gulliver's Travels
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \nby Jonathan Swift\nadapted and directed by Paul Stebbings\nproduction TNT Britain – Grantly Marshall \nduration: 90 minutes\nplay in English language \nThe story begins in a public square in London in 1730. The Showmaster has captured Gulliver\, who has gone mad after his adventures. Gulliver is being displayed at fairgrounds and is forced to perform his own story with the help of some actors\, who themselves are bullied by the Showmaster. \nGulliver’s Travels is\, in the words of George Orwell\, one of the ten best books ever written.\nThe book’s iconic images of giants and Lilliputians\, humour\, satire\, adventure stories\, and profound analysis of what it is to be human have enchanted and challenged us all for three hundred years.\nJoin us on the greatest fictional voyage\, a voyage not only to wild lands peopled with mad scientists and talking horses but into our own selves.
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SUMMARY:CRISTINA DONÀ TRIO
DESCRIPTION:Venerdì 15 gennaio 2027\, ore 20.45 \nCristina Donà – voce e chitarra\nSaverio Lanza – chitarra\, electronics\nTancredi Lo Cigno – percussioni \n\nCristina Donà torna con un tour che anticipa l’uscita del nuovo album.\nFigura cardine che ha ridefinito i confini del cantautorato femminile\, l’in-cantautrice – come è stata spesso battezzata dalla critica\, – proporrà in concerto alcuni estratti del nuovo album\, presentati in anteprima.\nNel concerto al Pasolini non mancheranno inoltre i brani più amati del suo repertorio che saranno proposti in una veste inedita e vibrante\, grazie alla nuova formazione in trio che vede sulla scena\, oltre al polistrumentista Saverio Lanza\, da tempo al suo fianco come produttore e coautore dei suoi ultimi album\, anche il batterista e percussionista Tancredi Lo Cigno\, giovane scoperta del drumming italiano.\nIl nuovo album – che verrà pubblicato a distanza di cinque anni dal precedente “deSidera” – attinge sovente ispirazione dallo straordinario mondo della settima arte\, il cinema. Dalle vicende umane in esso contenute\, dai mondi reali e immaginari che porta sullo schermo e che Cristina elabora ed interpreta nella sua peculiare visione poetica.\nÈ uno spettacolo dinamico e profondo\, capace di alternare momenti di grande intensità e slancio ad atmosfere essenziali\, un’occasione per apprezzare ancora una volta la capacità evocativa della voce e delle parole di Cristina.
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SUMMARY:Marisa Laurito e Giorgia Würth / MADRE PER SEMPRE
DESCRIPTION:martedì 19 gennaio 2027 ore 20:45 \ndi Marta Barceló\ncon Marisa Laurito e Giorgia Würth\nregia Siddhartha Prestinari\nproduzione ArtistiAssociati – Centro di Produzione Teatrale \nMadre per sempre di Marta Barceló è un testo teatrale che affronta il tema della maternità e dei legami familiari attraverso un incontro inatteso tra due donne.\nTra loro si sviluppa un rapporto costruito inizialmente su regole precise: conoscersi senza invadere la vita dell’altra\, mantenendo distanza e misura. Entrambe\, infatti\, portano con sé una mancanza profonda: una non ha figli\, l’altra non ha più una madre.\nIl rapporto evolve fino a superare i confini stabiliti\, dando forma a un legame che si configura come una famiglia “scelta”\, costruita al di fuori dei vincoli biologici.\nIl testo alterna ironia e delicatezza. Marisa Laurito ha una presenza calda e carismatica\, una grande esperienza nel dosare comicità e pathos\, un’energia “materna” ma non stereotipata\, un umorismo naturale che rende luminose anche le sfumature più malinconiche del testo. \nDurata: 100 minuti circa\, con intervallo
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SUMMARY:SguardiLa didattica della visione per l’educazione al teatro e la formazione degli insegnanti
DESCRIPTION:22 e 23 gennaio 2027\nTeatro Palamostre – Udine\n\na cura di\nEnte Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia | Teatroescuola 0-18\ne ContattoTIG Teatro per l’infanzia e la gioventù di CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\nin collaborazione con Assessorato all’Istruzione – Comune di Udine\ne con la Casa dello Spettatore – Roma \nPrima edizione\n\nIl nuovo progetto Sguardi nasce per offrire agli insegnanti chiavi di lettura e strumenti teorici e pratici per avvicinarsi ai linguaggi dello spettacolo dal vivo\, al fine di valorizzare l’esperienza teatrale all’interno dei percorsi educativi dei propri alunni\, riconoscendone il potenziale come occasione di dialogo\, approfondimento e connessione con il lavoro quotidiano in classe.\nLa metodologia della “Didattica della visione” è stata ideata e messa a punto dal fondatore di Casa dello Spettatore Giorgio Testa fin dall’esperienza del Centro Teatro Educazione all’interno dell’Ente Teatrale italiano dal 1997 al 2010. \nPer Didattica della visione s’intende “quell’insieme di procedimenti e tecniche finalizzate alla formazione intenzionale dello spettatore teatrale. Vedere uno spettacolo\, a tutti i livelli di età\, è un’esperienza nella quale il bagaglio di attese e conoscenze con cui la si affronta è parte essenziale del risultato di fruizione che se ne ha. La didattica della visione mira in prima istanza a creare le basi perché il teatro sia compreso e amato nelle sue caratteristiche specifiche.” \nPer questa prima edizione di Sguardi abbiamo voluto coinvolgere il creatore della Didattica della visione\, Giorgio Testa\, che ha a lungo operato in Friuli\, nonché Giuseppe Antelmo\, formatore di Casa dello Spettatore\, per condividere una lectio magistralis e un’esperienza di visione di uno spettacolo esemplare destinato a un pubblico bambino e adulto: Kafka e la bambola viaggiatrice. \nA seguire quattro laboratori a scelta per gli insegnanti\, dedicati a diverse tecniche e approcci teatrali che saranno curati dagli attori Valerio Malorni e Desy Gialuz\, il regista Fabrizio Pallara e l’illustratore Massimo Racozzi. \nIl programma prevede la giornata di venerdì 22 gennaio 2027 dalle 16.00 alle 19.00 e sabato 23 gennaio 2027 dalle 10.00 alle 18.00.
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SUMMARY:C'era una volta l'Africa
DESCRIPTION:dagli 8 ai 10 anni – scuola primaria\n\ndalle storie di Bakary Diaby\ndi Stefania Marrone e Cosimo Severo\nregia Cosimo Severo\ncon Bakary Diaby\nvoce Rosalba Mondelli\nscene e luci Cosimo Severo e Luca Pompilio\ncollaborazione tecnica Domenico Cotugno\nanimazioni Giovanni Antonio Salvemini\nedit e sound design Amedeo Grasso e Domenico Grasso\nassistente di produzione Micaela Granatiero\nproduzione Bottega degli Apocrifi – Manfredonia\n\n \n\n\ndurata: 50 minuti\nteatro d’attore \nC’era una volta.\nCominciano così le storie di chi racconta ciò che è stato\, che non è più e che sarebbe bello fosse ancora.\nBakary è nato piccolo e nero in un villaggio di bambini neri\, di papà neri e di mamme nere\, grandi mamme\, grosse mamme\, belle mamme.\nLa prima cosa La prima cosa che devi imparare al villaggio è non farti scoprire dalla mamma perché le mamme nere ad Arfamoussaya\, Guinea\, Africa sono molto intelligenti. \nC’era una volta una capanna di erba e terra. Quella era la casa di Bakary. E da lì inizia la storia di una terra dove i bambini\, come i bambini a tutte le latitudini\, saprebbero giocare tutto il giorno\, senza lavarsi e senza mangiare.\nNo\, senza mangiare no\, non Bakary\, il bambino più affamato del villaggio\, che passa la notte a escogitare un piano per rubare la polenta che è avanzata al mercato.\nUn’Africa felice\, che forse è ancora lì\, al riparo da sguardi indiscreti. O forse non c’è mai stata. O forse Bakary\, a forza di avere fame\, è cresciuto troppo per starci ancora dentro. Fino a non entrare più nella capanna\, nella scuola\, nel villaggio\, fino a dover cercare per sé una nuova strada. \nUn racconto di immagini\, suoni\, e almeno due lingue: il bambara\, lingua della sua infanzia\, e l’italiano\, che Bakary parla come una lingua bambina\, donandogli colori nuovi.
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