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DESCRIPTION:Sabato 29 e domenica 30 ore 18.00 e 20.30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nFOLLEMENTE\nItalia\, 2025\, 97′\ndi Paolo Genovese\ncon Edoardo Leo\, Pilar Fogliati\, Emanuela Fanelli\, Maria Chiara Giannetta\, Claudia Pandolfi\, Vittoria Puccini\, Marco Giallini\, Maurizio Lastrico\, Rocco Papaleo\, Claudio Santamaria \nLa nostra mente è un posto molto affollato\, siamo tutti pluriabitati con tante diverse personalità che devono convivere tra di loro. Razionali\, romantiche\, istintive\, a volte folli. Ma chi comanda veramente? FolleMente è la storia di un primo appuntamento\, una divertente commedia romantica che ci fa entrare nei pensieri dei due protagonisti per scoprire i meccanismi misteriosi che ci fanno agire.\nLe varie personalità avranno voce e corpo e le vedremo discutere\, litigare\, gioire e commuoversi per cercare di avere il sopravvento e prendere la decisione finale. \nNote di regia\n“Quante personalità abbiamo? Con quanti aspetti del nostro carattere dobbiamo fare i conti quando prendiamo una decisione? E quanti scontri avvengono nella nostra mente quando questa decisione è scomoda\, complicata\, destabilizzante o rischiosa? Questo il punto di partenza di questa commedia che vuole indagare e raccontare la conflittualità che abbiamo nell’affrontare le decisioni della vita e soprattutto nell’affrontare quelle decisioni che la vita ce la possono rendere meravigliosa o insopportabile: ovvero quelle sentimentali.\nUna commedia romantica\, apparentemente classica nel suo svolgimento\, ma con un punto di vista nuovo e inesplorato: l’interno della mente dei due protagonisti.\nImmaginate una coppia\, Piero e Lara\, un primo appuntamento\, cena a casa di lei\, lui che arriva con una buona bottiglia\, lei che ha preparato il suo piatto forte\, l’imbarazzo iniziale\, i convenevoli\, le chiacchiere per fare colpo\, le insicurezze\, l’emozione del primo incontro. Vediamo lo svolgersi della serata ma non soltanto nella realtà\, entreremo nelle loro teste per scoprire tutto quello che succede quando si formano i nostri pensieri e prendono forma le nostre emozioni\, i meccanismi misteriosi e sorprendenti che portano ognuno di noi a decidere ogni singolo gesto\, azione\, parola o atteggiamento prima che questi divengano realtà.\nLe varie personalità che ci abitano finalmente avranno voce e non solo quella\, avranno anche un corpo in carne e ossa e un luogo simbolico dove li vedremo confrontarsi e scontrarsi\, un luogo che rappresenta metaforicamente l’interno del nostro cervello\, una stanza piena di oggetti\, giocattoli\, schedari\, ricordi\, fotografie e tutto quello che si accumula dentro la nostra testa durante una vita intera. Saranno liberi di esprimersi come vogliono: li vedremo discutere e litigare\, gioire\, piangere e commuoversi a seconda degli eventi di questa storia.”\nPaolo Genovese \n 
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SUMMARY:ETNOPLOČ TRIO
DESCRIPTION:21 marzo 2025 _ ore 20.45 \nAleksander Ipavec | fisarmonica\nPiero Purich | sax tenore e soprano\nMatej Špacapan | tromba \n“Ploc” in dialetto triestino significa “pozzanghera”. In senso lato può indicare anche un insieme confuso\, sporco e disordinato. Il nome è rimasto a indicare la scelta musicale di questo trio transfrontaliero (i componenti provengono dall’area mista italo-slovena tra Trieste\, il Carso e Nova Gorica): un excursus sregolato nella musica etnica\, passando senza soluzione di continuità dalle melodie balcaniche – vera culla dei tre musicisti – al klezmer\, dalla musica popolare russa ai tanghi argentini\, fino ad approdare agli inni gospel e al blues. \nI tre componenti\, jazzisti noti in regione e ben oltre anche per una lunga attività di produzione e ricerca nella musica popolare dell’area italo-slovena\, vantano numerose e prestigiose collaborazioni con musicisti internazionali. In trio\, si sono esibiti più volte insieme al celebre cantante sloveno Vlado Kreslin\, mentre la prematura scomparsa del cantante e autore sardo Andrea Parodi ha bloccato troppo presto una collaborazione che intendeva fondere la cultura musicale della Sardegna con quella balcanica. \nIl concerto si inserisce tra le attività collegate a “GO!2025 Nova Gorica–Gorizia” Capitale Europea della Cultura 2025 \n  \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:Enzo Decaro / Non è vero ma ci credo
DESCRIPTION:Martedì 18 marzo 2025 _ ore 20.45 \ndi Peppino De Filippo\ncon Enzo Decaro\ne con Mario Cangiano\, Carlo Di Maio\, Roberto Fiorentino\, Carmen Landolfi\, Massimo Pagano\, Gina Perna\, Ciro Ruoppo\, Fabiana Russo\, Ingrid Sansone\nregia Leo Muscato\nscene Luigi Ferrigno\ncostumi Chicca Ruocco\ndisegno luci Pietro Sperduti\nassistente alla regia Roberto Fiorentino\nproduzione I Due della Città del Sole \nRispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano\, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo.\nQuella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere\, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte.\nL’avaro\, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano\, interpretato dall’amatissimo Enzo Decaro\, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura.\nLa sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi e anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde ossessioni. Licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo\, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia\, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria\, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente\, gioviale e preparato\, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra sua qualità: la gobba. Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione\, ambientando la storia in una Napoli anni 80\, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola\, Pino Daniele e Maradona.” Leo Muscato \nDurata: 90 minuti
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DESCRIPTION:dai 12 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Laura Orlandini\nideazione e regia Alessandro Argnani\ncon Camilla Berardi\, Massimo Giordani\ndisegno luci Roberto Magnani\, Gerardo De Vita\nvideo Alessandro Penta\nassistente alla regia Alice Cottifogli\nconsulenza storica Michele Marchi\, Lucrezia Ranieri\nconsulenza musicale Alessandro Luparini\, Roberto Magnani\nproduzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro\ncon il patrocinio di Commissione Europea\, Rappresentanza in Italia \ndurata: 55 minuti\nteatro documentario d’attore\, divulgazione storico-civica sull’Unione europea \nLo spettacolo è un racconto a due voci che ha come nucleo centrale l’Unione Europea a partire proprio dalla sua nascita fino ad arrivare ai giorni nostri. Due giovani attori ravennati ripercorrono la storia d’Europa. Una narrazione corredata da immagini e costellata da una playlist musicale legata ai diversi periodi storici raccontati\, in un intreccio che mette in luce l’immaginario e gli ascolti delle giovani generazioni nei diversi momenti della vita dell’Unione Europea. Un affondo non solo nella storia\, ma anche nei miti\, nella musica e negli artisti che gli adolescenti di allora\, oggi adulti\, vivevano e amavano. \n«Cos’è l’Europa\, e cosa è stata\, per generazioni di giovani che l’hanno attraversata e vissuta? – si chiede Laura Orlandini\, autrice del testo -. Abbiamo voluto provare a raccontare l’integrazione europea attraverso le vite delle persone: un decennio alla volta\, un percorso di avvicinamento e di contraddizioni\, di culture condivise e di conflitti\, di grandi trasformazioni economiche e sociali. Cercando di raccontarne anche le spaccature\, i nodi dolenti\, e quelle reti di scambio formate dalle persone in movimento\, dalle idee in circolo\, dalle necessità della vita e dai sogni di cambiamento. Partendo dalle origini\, nella spinta ideale sorta tra le macerie della guerra\, fino all’oggi carico di interrogativi. Tutto osservato attraverso gli occhi di due ventenni\, simbolo della generazione che sempre è protagonista più̀ viva della storia».
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SUMMARY:ITACA. IL RITORNO
DESCRIPTION:Mercoledì 12 marzo ore 21.00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nITACA. IL RITORNO\nThe Return\nItalia\, Grecia\, Regno Unito\, Francia\, 2024\,\ndi Uberto Pasolini\ncon Ralph Fiennes\, Juliette Binoche\, Charlie Plummer\, Marwan Kenzari\, Claudio Santamaria\, Ángela Molina \nSinossi\nUn’Odissea dello spirito\, senza viaggi\, senza mostri\, senza dei. Solo un uomo sfinito che torna a casa dopo anni di lontananza\, una moglie tenace che lotta per mantenere la fede in un suo inatteso ritorno e il viaggio di un figlio verso l’età adulta\, diviso tra l’amore per sua madre e il peso del mito di suo padre. Una famiglia separata dal tempo e dalla guerra\, riunita dall’amore\, dal senso di colpa e dalla violenza. \nNote di regia\n“Itaca.Il ritorno” nasce dalla mia passione per l’epica di Omero e dallo straordinario fatto che\, nonostante l’ubiquità dell’Odissea nella cultura occidentale e dei suoi temi universali e senza tempo\, il cinema non ha mai reso giustizia alla storia del ritorno di questo soldato alla sua terra\, a sua moglie e a suo figlio. Oggi l’opera di Omero ci costringe a confrontarci con la tragedia della guerra\, di chi la combatte e di chi rimane indietro\, in una maniera che appare incredibilmente e tristemente attuale.Trattandosi di una storia di ritorno e di redenzione dalla guerra\, il mio interesse è sempre stato non tanto per l’elemento del fantastico delle peregrinazioni di Odisseo\, quanto più per il ricongiungimento dei personaggi alla fine del viaggio. Quindi\, pur conservando alcuni dei momenti più iconici dell’epopea di Omero\, la nostra è un’Odissea della mente\, senza viaggi\, senza mostri\, senza dei\, il percorso di una famiglia che trova il modo di riunirsi contro gli ostacoli esterni ma\, soprattutto\, contro quelli del proprio cuore.\nUberto Pasolini \n 
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SUMMARY:Le gratitudini
DESCRIPTION:Martedì 11 marzo 2025 _ ore 20.45 \ndal romanzo di Delphine de Vigan\nadattamento e regia Paolo Triestino\ncon Lucia Vasini\, Lorenzo Lavia\, Paolo Triestino\, Carmen Di Marzo\nla voce di Muriel è di Anna Gualdo\nscena Francesco Montanaro\ncostumi Lucrezia Farinella\nluci Alessandro Nigro\nmusiche originali Massimiliano Gagliardi\nmovimenti coreografici Erika Puddu\nproduzione a.Artisti Associati-Centro di produzione teatrale \n“Vi siete mai chiesti quante volte al giorno dite grazie?\nGrazie per il sale\, per la porta\, per l’informazione. Grazie per il resto\, per il pane\, per il pacchetto di sigarette. Grazie di cortesia\, quasi vuoti. Grazie a te. Grazie di tutto. Grazie infinite. Grazie mille. Grazie professionali: grazie per la sua risposta\, il suo interessamento\, la sua collaborazione. Vi siete mai chiesti quante volte nella vita avete detto grazie sul serio? Un vero grazie. A chi? All’insegnante che vi ha fatto amare i libri? Al ragazzo che è intervenuto il giorno in cui siete stati aggrediti per strada? Al medico che vi ha salvato la vita? Alla vita stessa?” \nSi apre così Le Gratitudini\, il romanzo luminoso e commovente di Delphine de Vigan. Un dirompente inno alla vita\, dove quattro esistenze si intrecciano in un mirabile incrocio di sentimenti\, passioni\, rimpianti\, ma dove tutto è ancora possibile. Basta volerlo\, con caparbietà e decisione. E con un sorriso.\n\nLe Gratitudini mette in scena la storia di Michka\, anziana correttrice di bozze di origini polacche\, che per anni ha accudito Marie\, figlia di una vicina di casa assente e problematica. Ora è lei ad avere bisogno di aiuto: perde le parole\, proprio lei che con le parole ha giocato per tutta la vita. Marie e Jerome\, giovane e appassionato ortofonista\, accudiranno e sosterranno Michka nel suo ultimo viaggio\, determinata a dire grazie a tutti coloro che l’hanno aiutata\, soprattutto a chi l’ha salvata bambina dallo sterminio nazista. \nDurata: 80 minuti
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DESCRIPTION:Sabato 8 e domenica 9 marzo ore 18.00 e 20.15\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nHERE\nUSA\, 2024\, 104′\ndi Robert Zemeckis\ncon Tom Hanks\, Robin Wright\, Paul Bettany\, Kelly Reilly\, Michelle Dockery \nSinossi\nDai creatori e dagli interpreti di “Forrest Gump” nasce una nuova storia che celebra la bellezza della vita attraverso gli occhi di diversi personaggi\, tutti legate da un luogo magico e indimenticabile. In questo angolo speciale del mondo\, le loro vite si intrecciano e la storia si dispiega attraverso le generazioni\, rivelando con delicatezza l’essenza più pura dell’esperienza umana.Diretto da Robert Zemeckis\, con una sceneggiatura firmata da Eric Roth e Zemeckis\, il film trae ispirazione dall’acclamata graphic novel di Richard McGuire. Tom Hanks e Robin Wright ci conducono in un viaggio fatto di amore e perdita\, di gioia e di vita vissuta intensamente\, in un luogo dove tutto accade e dove ogni emozione trova il suo posto: HERE. \n 
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SUMMARY:HOLA FRIDA\, MANDI TINA - la fotógrafa\, la pintora... y el muralista también
DESCRIPTION:7 marzo 2025 _ ore 20.45 \nIn occasione della Giornata Internazionale della donna \nideazione\, sceneggiatura\, regia di Vicky Vicario\, Susanna Piticco\nprogetto multimediale di Elisabetta Matellon\nprogetto suono e luci di Dennis Mazzolin \ncon \nVicky Vicario | voce di Tina Modotti\nSusanna Piticco | voce di Frida Kahlo\nTullia De Cecco | voce narrante \ne \nMarco De Biasio | cajón\, bombo\, percussioni\, colori ritmici\nPeter Diaz Castillo | voce\, quatro\, chitarra\nRaimondo Miotti | pianoforte\nFabio Moreale | voce\, contrabbasso\, quena\nMarco Zancani | chitarre \nUna storia appassionante che unisce Tina Modotti – attrice friulana\, militante e attivista politica\, considerata una delle più grandi fotografe dell’inizio del XX° secolo – Frida Kahlo – artista messicana e icona femminista del Novecento – e Diego Rivera – pittore e muralista messicano – nelle vicende ruggenti degli anni ’20. \nIl loro incontro sfociò in una amicizia che si trasformò in un amore totalizzante\, in una fervente adesione alla lotta politica e nel trionfo della loro sensibilità e creatività artistica. \nLo spettacolo è un racconto a più voci\, ideato da Susanna Piticco e Vicky Vicario (che ne curano anche la sceneggiatura\, la regia oltre a dar voce alle due protagoniste): documenti e filmati storici originali\, oltre alle foto di Tina Modotti e ai dipinti di Frida Kahlo\, scorreranno sullo schermo mentre raccontano le loro vite come due vecchie amiche che condividono esperienze e passioni. \nAd accompagnare questo viaggio plurisensoriale ispirato alla vita delle due artiste\, un quintetto di talentuosi musicisti che riproducono le melodie latinoamericane dell’epoca\, perfetta cornice musicale alla narrazione di Tullia De Cecco. \n  \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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DESCRIPTION:Mercoledì 5 marzo ore 21.00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nHERE\nUSA\, 2024\, 104′\ndi Robert Zemeckis\ncon Tom Hanks\, Robin Wright\, Paul Bettany\, Kelly Reilly\, Michelle Dockery \nSinossi\nDai creatori e dagli interpreti di “Forrest Gump” nasce una nuova storia che celebra la bellezza della vita attraverso gli occhi di diversi personaggi\, tutti legate da un luogo magico e indimenticabile. In questo angolo speciale del mondo\, le loro vite si intrecciano e la storia si dispiega attraverso le generazioni\, rivelando con delicatezza l’essenza più pura dell’esperienza umana.Diretto da Robert Zemeckis\, con una sceneggiatura firmata da Eric Roth e Zemeckis\, il film trae ispirazione dall’acclamata graphic novel di Richard McGuire. Tom Hanks e Robin Wright ci conducono in un viaggio fatto di amore e perdita\, di gioia e di vita vissuta intensamente\, in un luogo dove tutto accade e dove ogni emozione trova il suo posto: HERE. \n 
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SUMMARY:THE BRUTALIST
DESCRIPTION:Sabato 1 e domenica 2 marzo ore 16.00 e 20.00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nTHE BRUTALIST\nUSA\, GB\, 2024\, 215′\ndi Brady Corbet\ncon Adrien Brody\, Felicity Jones\, Guy Pearce\, Joe Alwyn\, Raffey\nCassidy\, Stacy Martin\, Emma Laird\, Isaach De Bankolé\, Alessandro\nNivola \nFuggendo dall’Europa del dopoguerra\, l’architetto visionario László Toth arriva in America con l’obiettivo di ricostruire la sua vita\, il suo lavoro e il suo matrimonio con la moglie Erzsébet\, dopo essere stati separati durante la guerra a causa di confini mutevoli e regimi oppressivi. Da solo in un paese sconosciuto\, László si stabilisce in Pennsylvania\, dove il ricco e influente industriale Harrison Lee Van Buren riconosce il suo talento nell’arte di costruire. Ma potere e eredità hanno un prezzo molto alto… \nLeone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia. Candidato a 10 premi Oscar. Vincitore di 3 Golden Globe nelle categorie Miglior Film Drammatico\, Miglior Regista (Brady Corbet)\, Miglior Attore in un Film Drammatico (Adrien Brody). \n 
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SUMMARY:Davide Enia / Autoritratto
DESCRIPTION:Venerdì 28 febbraio 2025 _ ore 20.45 \ndi e con Davide Enia\nmusiche originali ed eseguite da Giulio Barocchieri\nluci Paolo Casati\nsuono Francesco Vitaliti\nuna co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Accademia Perduta Romagna Teatri\, Spoleto Festival dei Due Mondi\ncon il patrocinio della Fondazione Falcone\n \nDopo il debutto accolto con standing ovation a ogni replica al Festival dei Due Mondi di Spoleto\, Davide Enia palermitano\, scrittore\, drammaturgo\, interprete e regista\, artista dal 2024 in produzione al CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, porta in tournée Autoritratto\, frutto di una coproduzione CSS\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Accademia Perduta Romagna Teatri\, Festival dei Due Mondi con il patrocinio della Fondazione Falcone. \n19 luglio 1992. Cinquantasette giorni dopo l’uccisione di Giovanni Falcone\, un’autobomba esplode in via D’Amelio\, muoiono il giudice Paolo Borsellino e i cinque membri della scorta.\nA 32 anni dalle stragi mafiose\, Davide Enia racconta l’impatto di Cosa Nostra sulla nostra vita di persone\, di cittadine e cittadini e traccia «un Autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.\nIntrecciando cunto e parole\, corpo e dialetto\, usando gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella sua Palermo\, Autoritratto esplora il rapporto nevrotico con Cosa Nostra e il suo devastante impatto emotivo nella vita di ognuno. Autoritratto è una tragedia\, un memoriale\, un’orazione civile\, una interrogazione linguistica\, un processo di analisi personale e condiviso\, e quindi al contempo intimo e collettivo. \n“Io non ho nessun ricordo del 23 maggio 1992. Non ricordo dove fossi\, con chi\, quando e dove ho appreso la notizia della bomba in autostrada che ha ucciso il giudice Giovanni Falcone\, sua moglie e alcuni agenti della scorta. I miei parenti\, i miei amici\, i miei compagni\, tutte le persone che conosco hanno un chiaro ricordo di quel giorno. Io ho un vuoto che non si riempie. Le mie difese emotive hanno operato una rimozione tanto profonda quanto dolorosa. Ma non è la rimozione uno degli effetti della nevrosi? In Sicilia praticamente tutti abbiamo avuto\, almeno fino alle stragi\, un rapporto di pura nevrosi con Cosa Nostra. È un discorso che ha a che fare con la coscienza collettiva condivisa\, con la pratica del quotidiano\, con strutture di pensiero millenarie. Per diverse ragioni\, da noi la mafia è stata minimizzata\, sottostimata\, banalizzata\, rimossa o\, al contrario\, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è. E\, a questo sfocamento dell’oggetto da studiare\, è corrisposta una inconscia introiezione di quelle identiche modalità di comportamento\, stesse pratiche\, simili scatti emotivi. Per uno sguardo che indugia su un particolare\, a Palermo può partire un aggàddo\, una rissa. Il padre che impone al figlio l’iscrizione a una data facoltà universitaria moltiplica la logica del patriarca cui si deve obbedire. La difficoltà di nominazione del desiderio e la conseguente consegna alla dittatura del silenzio rende la logica del Potere pronta ad aggredire e a imporsi con maggiore facilità. Questo è quindi uno dei problemi che abbiamo con Cosa Nostra: in una maniera dolorosa e sconcertante\, a volte la mafia rappresenta uno specchio della nostra vita familiare\, dei nostri processi decisionali e operativi\, del nostro modo di osservare il mondo e intendere le relazioni\, del nostro rapporto con la religione. Sono tutte operazioni che scavano a livello inconscio\, e che proprio nella comune base linguistica creano le prime cicatrici emotive. In una culla culturale in cui «’a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice”»\, la miglior parola è quella non detta\, che si configura come prima soglia dell’omertà\, affrontare per davvero Cosa Nostra significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé\, quanto cercare di comprendere la mafia in me. Questo assunto configura così una necessaria intelaiatura biografica nella costruzione del testo. A Palermo tutti quanti abbiamo pochissimi gradi di separazione con Cosa Nostra. Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni\, tornando a casa da scuola. Conoscevo il giudice Borsellino\, abitava di fronte casa nostra\, sono cresciuto giocando a calcio con suo figlio. E padre Pino Puglisi\, il sacerdote ucciso dalla mafia\, era il mio professore di religione al liceo. Come me\, i miei amici\, i miei compagni\, i miei concittadini\, tutti quanti abbiamo toccato con mano la mafia. Tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra. \nEcco una costante dei palermitani: sentirsi ovunque costantemente in pericolo. La nevrosi è inscritta nel nostro orizzonte degli eventi.\nLo spettacolo poi prenderà in esame un caso particolare\, un vero e proprio spartiacque nella coscienza collettiva: il rapimento e l’omicidio di Giuseppe di Matteo\, il bambino figlio di un collaboratore di giustizia\, rapito\, tenuto per 778 giorni in prigionia in condizioni spaventose e infine ucciso per strangolamento per poi venire sciolto nell’acido. Una storia disumana che si configura come l’apparizione del male\, il sacro nella sua declinazione di tenebra. Siamo in presenza dell’orrore\, di una ferocia smisurata\, di una linea di azioni così abiette da essere impossibile ogni aggettivazione. E su tutto vibra il sacrificio di una vittima innocente. La verticalità della vicenda ha in sé tutti i requisiti della tragedia\, soprattutto nella formulazione di domande che non possono avere risposte. Gli strumenti linguistici a disposizione per affrontare questo lavoro sono quelli che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo: il corpo\, il canto\, il dialetto\, il pupo\, la recitazione\, il cunto. È dentro questo linguaggio circoscritto che questo problema linguistico va affrontato\, sviscerato\, interrogato\, risolto. \nQuesto nuovo lavoro è una tragedia\, una orazione civile\, un processo di autoanalisi personale e condiviso\, un confronto con lo Stato\, una serie di domande a Dio in persona.\nLo spazio scenico così non può che essere il teatro vuoto: via le quinte\, via i fondali\, via tutto. Resta la nudità di una struttura eletta come luogo della rappresentazione. Il teatro svuotato diventa così il correlativo oggettivo dell’inconscio\, sia individuale che collettivo. Le mura\, le assi\, i pilastri diventano il fondo su cui si depositano le ferite\, i traumi\, le vergogne\, le rimozioni.\nLo spazio vuoto apre all’evocazione del tempo della memoria\, sia del singolo che della comunità. È il campo di forza in cui è possibile ricostruire un immaginario\, risignificando lo spazio\, lo sguardo\, il silenzio\, la parola.\nPer questo\, questo rituale è un autoritratto al contempo intimo e collettivo”.\nDavide Enia \ndurata: 90 minuti \nAscolta l’intervista di Miriam Mauti a Davide Enia su Prima fila – Rai Radio 1\, 30 novembre 2024
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SUMMARY:Ti vedo. La leggenda del Basilisco - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 5 ai 10 anni – scuola dell’infanzia e primaria \nun progetto di Emanuela Dall’Aglio\nregia Emanuela Dall’Aglio\ncon Emanuela Dall’Aglio\, Riccardo Paltenghi\npaesaggi sonori e luci Mirto Baliani\ncostruzioni Emanuela Dall’Aglio\, Michele Columna\, Riccardo Paltenghi\, Caterina Berta\nassistente alla regia Beatrice Masala\nuna coproduzione Teatro del Buratto\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \nnarrazione e teatro di figura\ndurata: 50 minuti \n“Vi vedo\, tutte le creature che gli uomini chiamano mostri.  Creature mostruose?… chi sono mai? Sono coloro che non possono essere salvati\, che sono di una forma non adatta a questo mondo\, ma se per una volta fossero loro gli eroi\, incauti goffi involontari salvatori di loro stessi.”\nN. Haynes\n\nUn abito storia che racconta un mito.\nUna grande gonna che contiene in se tutti gli elementi di questa storia. Una montagna di stoffa rossa in cui una narratrice racconta di una strega e del suo basilisco.\nL’uomo ha bisogno di costruire e combattere mostri che racchiudano in se il male e i difetti del mondo\, e questo spettacolo nasce con la creazione\, il rito magico che fa nascere un basilisco.\nOra però dobbiamo fronteggiare il Re dei serpenti\, una creatura non adatta alla vita tra gli uomini\, dai poteri soprannaturali\, che semina terrore e che con il solo sguardo trasforma gli esseri viventi in pietra.\nNei secoli molte leggende lo hanno visto come protagonista terribile e mortale.\nAttingendo da alcune di queste\, la nostra storia inizia con l’arrivo del Basilisco in un tranquillo villaggio\, il suo potere genera paura e sconcerto\, gli abitanti che non sanno come cacciarlo\, incapaci di difendersi da questa magia\, si chiudono in casa spaventati.\nMa questa creatura è davvero un mostro o forse è solo incapace di cambiare la sua natura?\nForse inconsapevole di come gestire il suo potere ne è imprigionato.\nSoltanto dall’incontro-scontro con un piccolo eroe inconsapevole\, attraverso il suo incauto coraggio e la sua dolcezza si darà al Basilico la possibilità di una soluzione\, in questo caso di un antidoto magico\, uno stratagemma per non fare morire nessuno\, né il mostro\, né il villaggio.\nAttraverso la conoscenza\, il coraggio\, l’incontro e anche un pizzico di magia\, troviamo una nuova soluzione ad una vecchia leggenda.
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DESCRIPTION:Lunedì 24 febbraio ore 21.00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nCONCLAVE\nUSA\, GB\, 2024\, 120′\ndi Edward Berger\ncon Ralph Fiennes\, Stanley Tucci\, John Lithgow\, Lucian Msamati\, Brían F. O’Byrne\, Carlos Diehz\, Merab Ninidze\, Thomas Loibl\, Sergio Castellitto e Isabella Rossellini \nDal regista premio Oscar Edward Berger (“Niente di nuovo sul fronte occidentale”)\, “Conclave” è un thriller tratto dal romanzo omonimo di di Robert Harris\, che ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e segreti del mondo: l’elezione di un nuovo Papa. Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa\, il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes) è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano\, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi\, tradimenti e giochi di potere.\nUn oscuro segreto viene alla luce\, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa.\nCandidato a 6 premi Golden Globe 2025. \n 
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SUMMARY:ITACA. IL RITORNO
DESCRIPTION:Sabato 22 e domenica 23 febbraio ore 18.00 e 20.30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nITACA. IL RITORNO\nThe Return\nItalia\, Grecia\, Regno Unito\, Francia\, 2024\,\ndi Uberto Pasolini\ncon Ralph Fiennes\, Juliette Binoche\, Charlie Plummer\, Marwan Kenzari\, Claudio Santamaria\, Ángela Molina \nSinossi\nUn’Odissea dello spirito\, senza viaggi\, senza mostri\, senza dei. Solo un uomo sfinito che torna a casa dopo anni di lontananza\, una moglie tenace che lotta per mantenere la fede in un suo inatteso ritorno e il viaggio di un figlio verso l’età adulta\, diviso tra l’amore per sua madre e il peso del mito di suo padre. Una famiglia separata dal tempo e dalla guerra\, riunita dall’amore\, dal senso di colpa e dalla violenza. \nNote di regia\n“Itaca.Il ritorno” nasce dalla mia passione per l’epica di Omero e dallo straordinario fatto che\, nonostante l’ubiquità dell’Odissea nella cultura occidentale e dei suoi temi universali e senza tempo\, il cinema non ha mai reso giustizia alla storia del ritorno di questo soldato alla sua terra\, a sua moglie e a suo figlio. Oggi l’opera di Omero ci costringe a confrontarci con la tragedia della guerra\, di chi la combatte e di chi rimane indietro\, in una maniera che appare incredibilmente e tristemente attuale.Trattandosi di una storia di ritorno e di redenzione dalla guerra\, il mio interesse è sempre stato non tanto per l’elemento del fantastico delle peregrinazioni di Odisseo\, quanto più per il ricongiungimento dei personaggi alla fine del viaggio. Quindi\, pur conservando alcuni dei momenti più iconici dell’epopea di Omero\, la nostra è un’Odissea della mente\, senza viaggi\, senza mostri\, senza dei\, il percorso di una famiglia che trova il modo di riunirsi contro gli ostacoli esterni ma\, soprattutto\, contro quelli del proprio cuore.\nUberto Pasolini \n 
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SUMMARY:ITACA. IL RITORNO
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SUMMARY:L'ABBAGLIO
DESCRIPTION:Giovedì 20 febbraio ore 21.00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nL’ABBAGLIO\nItalia\, 2024\, 131’\ndi Roberto Andò\ncon Toni Servillo\, Salvo Ficarra\, Valentino Picone \n1860. Giuseppe Garibaldi inizia da Quarto l’avventura dei Mille circondato dall’entusiasmo dei giovani idealisti giunti da tutte le regioni d’Italia\, e con il suo fedele gruppo di ufficiali\, tra i quali si nota un profilo nuovo\, quello del colonnello palermitano Vincenzo Giordano Orsini. Tra i tanti militi reclutati ci sono due siciliani\, Domenico Tricò\, un contadino emigrato al Nord\, e Rosario Spitale\, un illusionista. Sbarcati in Sicilia\, a Marsala\, i Mille iniziano a battersi con l’esercito borbonico\, di cui è subito evidente la preponderanza numerica. In queste condizioni\, per il generale appare pressoché impossibile far breccia nella difesa nemica e penetrare a Palermo. Ma quando è quasi costretto ad arretrare\, Garibaldi escogita un piano ingegnoso. Affida una manovra diversiva al colonnello Orsini\, che mette in piedi una colonna di feriti con uno sparuto gruppetto di militi\, cui viene affidato il delicatissimo compito di far credere a Jean-Luc Von Mechel\, comandante svizzero dell’esercito regio\, che il generale stia battendo in ritirata all’interno dell’isola. Inizia così una partita a scacchi giocata sul filo dell’imponderabile\, il cui esito finale sarà paradossale e sorprendente. \nNote di regia\n“L’abbaglio” è ispirato a una vicenda storica reale\, debitamente rielaborata dalla fantasia.\nSi svolge nel 1860 e segue\, in modo sintetico\, gli accadimenti della spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Si parte dal grande raduno di Quarto dove convennero da tutte le regioni d’Italia giovani idealisti e patrioti e si arriva in Sicilia\, a Marsala\, dove avvenne lo sbarco\, e iniziò lo scontro con l’esercito borbonico. Nonostante l’avvio travolgente dei primi combattimenti – vedi l’insperata vittoria di Calatafimi – il problema con cui si trovò subito a fare i conti Garibaldi fu la disparità numerica delle forze in campo e la conseguente difficoltà a far breccia nella difesa di Palermo\, ben presidiata dalle truppe nemiche. Ma il Generale era uno stratega dell’improvvisazione\, allenato alle avventurose imprese combattute in America del sud. E mise in atto una geniale diversione. Servendosi di uno dei suoi uomini migliori\, un palermitano\, il colonnello Vincenzo Giordano Orsini\, Garibaldi radunò una colonna formata da feriti e da un manipolo di militi raccogliticci\, cui fu affidato il delicatissimo compito di far credere all’esercito dei Borboni\, guidato dal tenente-colonnello svizzero Jean Luc Von Mechel\, che i Mille\, e il loro generale\, stessero\nbattendo in ritirata verso l’interno dell’isola. La manovra\, grazie all’abilità di Orsini\, ebbe successo e Garibaldi poté conquistare Palermo. Questa vicenda è rimasta a lungo nell’ombra\, nonostante siano apparsi alcuni saggi storici che ne approfondiscono i dettagli. Suscitò anche l’interesse di Leonardo Sciascia\, che nel 1963 gli dedicò un racconto dal titolo Il silenzio\, rimasto inedito e solo di recente dato alle stampe da Adelphi nella raccolta postuma “Il fuoco nel mare”. \n 
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SUMMARY:LA SERA DEI MIRACOLI - Omaggio a Lucio Dalla
DESCRIPTION:18 febbraio 2025 _ ore 20.45 \nLorenzo Campani | voce\nLuigi Buggio | pianoforte\nMarco Vattovani | batteria\nMassimo Pasut | basso\nMarco Locatelli | chitarra \nLa sera dei miracoli è un emozionante omaggio alla storia\, alla vita e alle canzoni di Lucio Dalla\, grazie alla straordinaria voce di Lorenzo Campani\, cantautore bolognese\, già interprete nel doppio ruolo di Quasimodo e Clopin in Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante. Con Campani sul palco\, una band di musicisti di prim’ordine che vantano collaborazioni con Morgan\, Solieri\, Ricky Portera (chitarrista di Dalla). \nLo spettacolo si sta affermando nei teatri e piazze italiani come il tributo più autorevole in circolazione al grande Lucio\, restituendo con grande emozione\, l’amore e la riconoscenza infinita per quanto ci ha lasciato questo artista davvero unico nella scena musicale italiana. \nLucio Dalla è stato un cantautore e musicista di straordinario talento: con le sue canzoni\, caratterizzate da testi poetici e melodie avvolgenti\, ha raccontato storie di vita quotidiana e temi universali\, conquistando il cuore di diverse generazioni. \nCon successi come “Piazza Grande”\, “Futura”\, “Caruso” ha saputo innovare e sperimentare\, lasciando un’eredità musicale inestimabile che continua a ispirare artisti e appassionati di musica in tutto il mondo; brani sempre attuali d emozionanti\, che il pubblico del Teatro Pasolini\, a dodici anni dalla scomparsa di Dalla\, avrà modo di riascoltare dal vivo in un evento memorabile. \nph. Francesco Chiot \n  \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:IO SONO ANCORA QUI
DESCRIPTION:Sabato 15 e domenica 16 febbraio ore 18.00 e 20.45\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nIO SONO ANCORA QUI\nAinda estou aqui – I’m still here\nBrasile\, Francia\, 2024\, 135′\ndi Walter Salles\ncon Fernanda Torres\, Selton Mello\, Fernanda Montenegro \nSinossi\nRio de Janeiro\, 1971: il Brasile vive nella morsa della dittatura militare. La famiglia Paiva vive nell’unico modo possibile per resistere al clima di oppressione che aleggia sul paese: con ironia e affetto\, condividendo la quotidianità con amici e parenti. Ma un giorno\, i Paiva si ritrovano vittime di un’azione violenta e arbitraria da parte del governo: Eunice (Fernanda Torres) resta d’improvviso senza suo marito Rubens (Selton Mello)\, sola e con cinque figli\, costretta a reinventarsi per proteggere i suoi cari e disegnare un futuro diverso da quello che la società le prospetta. La toccante storia di una donna che non si è mai arresa\, magnificamente interpretata da Fernanda Torres. \nNote di regia\nQuando ho letto per la prima volta “Ainda estou aqui” di Marcelo Rubens Paiva mi sono commosso profondamente. La storia dei desaparecidos\, le persone strappate alle loro vite dalla dittatura brasiliana\, veniva raccontata per la prima volta dal punto di vista di coloro che erano rimasti. L’esperienza di una donna\, Eunice Paiva\, madre di cinque figli\, conteneva sia una storia di sopravvivenza al lutto sia lo specchio di una nazione ferita. Era anche personale: conoscevo questa famiglia ed ero amico dei figli dei Paiva. La loro casa mi è rimasta incisa nella memoria. Durante i sette anni passati a creare Ainda estou aqui la vita in Brasile ha virato pericolosamente vicino alla distopia degli anni Settanta\, il che ha reso ancora più urgente raccontare questa storia. \n 
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DESCRIPTION:Sabato 15 e domenica 16 febbraio ore 18.00 e 20.45\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nIO SONO ANCORA QUI\nAinda estou aqui – I’m still here\nBrasile\, Francia\, 2024\, 135′\ndi Walter Salles\ncon Fernanda Torres\, Selton Mello\, Fernanda Montenegro \nSinossi\nRio de Janeiro\, 1971: il Brasile vive nella morsa della dittatura militare. La famiglia Paiva vive nell’unico modo possibile per resistere al clima di oppressione che aleggia sul paese: con ironia e affetto\, condividendo la quotidianità con amici e parenti. Ma un giorno\, i Paiva si ritrovano vittime di un’azione violenta e arbitraria da parte del governo: Eunice (Fernanda Torres) resta d’improvviso senza suo marito Rubens (Selton Mello)\, sola e con cinque figli\, costretta a reinventarsi per proteggere i suoi cari e disegnare un futuro diverso da quello che la società le prospetta. La toccante storia di una donna che non si è mai arresa\, magnificamente interpretata da Fernanda Torres. \nNote di regia\nQuando ho letto per la prima volta “Ainda estou aqui” di Marcelo Rubens Paiva mi sono commosso profondamente. La storia dei desaparecidos\, le persone strappate alle loro vite dalla dittatura brasiliana\, veniva raccontata per la prima volta dal punto di vista di coloro che erano rimasti. L’esperienza di una donna\, Eunice Paiva\, madre di cinque figli\, conteneva sia una storia di sopravvivenza al lutto sia lo specchio di una nazione ferita. Era anche personale: conoscevo questa famiglia ed ero amico dei figli dei Paiva. La loro casa mi è rimasta incisa nella memoria. Durante i sette anni passati a creare Ainda estou aqui la vita in Brasile ha virato pericolosamente vicino alla distopia degli anni Settanta\, il che ha reso ancora più urgente raccontare questa storia. \n 
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SUMMARY:LEGGERE LOLITA A TEHERAN
DESCRIPTION:Giovedì 13 febbraio ore 21.00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nLEGGERE LOLITA A TEHERAN\nItalia\, Israele\, 2024\, durata 108 minuti\nregia di Eran Riklis\ncon Golshifteh Farahani\, Zahra Amir Ebrahimi\, Mina Kavani\, Bahar Beihaghi\, Isabella Nefar \nLa storia autobiografica di un’impavida insegnante che riunisce segretamente sette delle sue studentesse per leggere classici occidentali proibiti nell’Iran rivoluzionario.\nAzar Nafisi\, ex professoressa dell’Università di Teheran\, si riunisce segretamente con sei delle sue studentesse più appassionate per leggere dei classici occidentali. Mentre fuori i fondamentalisti prendono il controllo\, nel loro piccolo spazio protetto le donne tolgono il velo\, parlano delle loro speranze più intime\, degli amori e delle delusioni\, della loro femminilità e della ricerca di un posto in una società sempre più oppressiva. Leggendo Lolita a Teheran le sette amiche celebrano il potere liberatorio della letteratura nell’Iran rivoluzionario e danno forma al loro futuro. \nNOTE DI REGIA\nLa lettura di Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi\, con la sua rappresentazione delle relazioni umane e delle questioni politiche e globali\, mi ha colpito profondamente dal punto di vista emotivo. Ero totalmente consapevole della complessità di raccontare una storia così intima di donne in Iran\, eppure sapevo\nche si trattava di una sfida meravigliosa ed emotiva\, basata su una visione universale della lotta umana.\nIl film è una corsa sulle montagne russe attraverso un microcosmo di ansia e paura\, ma soprattutto di speranza e amore\, dove emerge sopra ogni cosa la ricerca\ndi certezze in un mondo incerto. Le donne della nostra storia lottano contro la solitudine mentre affrontano priorità\, decisioni e conseguenze che sono critiche ad ogni livello. È una storia di intimità\, amicizia e legami affettivi\, che rispecchia la politica globale e le questioni di lealtà e tradimento. \n 
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SUMMARY:Edoardo Erba / Rita Maffei / Maratona di New York
DESCRIPTION:Martedì 11 febbraio 2025 _ ore 20.45 \n \ndi Edoardo Erba\ntraduzione e adattamento Paolo Patui\nregia Rita Maffei\ncon Daniele Fior e Marco Rogante\ncoproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Teatri Stabil Furlan\nin collaborazione con ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane \nspettacolo in lingua friulana \nVent’anni dopo la fortunata versione con Claudio Moretti e Fabiano Fantini\, in scena per oltre un centinaio di repliche\, Rita Maffei riprende la sua regia di Maratona di New York\, tradotto in friulano da Paolo Patui\, per un riallestimento affidato a una generazione più giovane di attori friulani: Daniele Fior e Marco Rogante.\nUn teatro a cronometro per una corsa che diventa metafora della vita. \nDue amici\, di notte\, in corsa nella campagna. Si stanno allenando per la gara amatoriale più famosa del mondo. Lunghe falcate nel buio e poche parole. Quelle che bastano per non essere soli\, per ingannare la fatica. È quando il ritmo si fa più teso\, quando il fiato comincia a mancare\, che le parole prendono il sopravvento. Come un cronometro il filo dei pensieri batte più forte. Ricordi comuni e comuni incomprensioni di due maratoneti che si ritrovano a fare i conti con sé stessi e con gli altri\, col senso delle proprie azioni\, con piccoli particolari che non tornano. Mentre il sudore scende più freddo e la milza comincia a far male\, l’allenamento spensierato\, allegro\, esilarante\, svolta verso una mèta drammatica. Le immagini sfuocano nella nebbia e nel buio\, i punti di riferimento si perdono\, ansimano perfino le parole\, presagi di una tragedia da cogliere nelle frasi spezzate\, nell’affanno del respiro\, nel cuore che pompa a vuoto. Nel rumore\, forse soltanto immaginato\, di lamiere che si accartocciano. \nL’avvincente copione di Edoardo Erba vinse nel 1992 il Premio Candoni Arta Terme per la nuova drammaturgia e fu interpretato allora da Luca Zingaretti e Bruno Armando. Training di sport e lavoro di palcoscenico\, Maratona di New York è drammaturgia in tempo reale\, agonismo formato scena\, metafora di una vita da vivere come competizione\, rabbia da consumare in fretta. Troppo in fretta. \nDurata: 65 minuti \nMaratona di New York\ndi Edoardo Erba\ntraduzion furlane par cure di Paolo Patui\ncun Daniele Fior e Marco Rogante\nregjie di Rita Maffei\ncoproduzion Teatri Stabil Furlan e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin colaborazion cun ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane \nVincj agns dopo de version fortunade cun Claudio Moretti e Fabiano Fantini\, lade in sene par plui di cent replichis\, Rita Maffei e torne a cjapâ in man il copion di Maratona di New York\, par une gnove version di consegnâ a une gjenerazion plui zovine di atôrs furlans: Daniele Fior e Marco Rogante. Un teatri a cronometri par une corse che e devente une metafore de vite. Doi amîs\, di gnot\, che a corin inte campagne. A son daûr a alenâsi pe gare amatoriâl plui famose dal mont. Pas luncs tal scûr e pocjis peraulis. Chês che a coventin par no jessi di bessôi\, par parâ vie la fadie. Al è cuant che la ande si fâs plui dure\, cuant che al tache a mancjâ il flât\, che lis peraulis a cjapin la volte. Tant che un cronometri\, il fîl dai pinsîrs al bat plui fuart. Ricuarts comuns e incomprensions comunis di doi maratonetis che si cjatin a fâ i conts cun se stes e cun chei altris\, cul significât des lôr azions\, cun piçui particolârs che no tornin. Intant che il sudôr al cole vie plui frêt e la smilze e tache a dulî\, l’alenament al cjape une direzion dramatiche. Lis imagjins si smamissin te fumate e tal scûr\, si pierdin i riferiments\, fintremai lis peraulis a sfladassin\, segnâi di une tragjedie di lei tes frasis rotis\, tal respîr sbalsamât\, tal cûr che al pompe a vueit. Tal rumôr\, salacor dome imagjinât\, di lamieris che si inscartossin.
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DESCRIPTION:Sabato 8 e domenica 9 febbraio ore 18.00 e 20.45\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nA COMPLETE UNKNOWN\nUSA\, 2024\, 141′\ndi James Mangold\ncon Timothée Chalamet\, Edward Norton\, Elle Fanning\, Monica Barbaro \nNew York\, 1961.Sullo sfondo di una vibrante scena musicale e di tumultuosi sconvolgimenti culturali\, un enigmatico diciannovenne del Minnesota arriva con la sua chitarra e un talento rivoluzionario\, destinato a cambiare il corso della musica americana. Durante l’ascesa verso la fama stringe rapporti profondi con le icone musicali del Greenwich Village\, culminando in una performance innovativa e controversa che risuona in tutto il mondo.\nTimothée Chalamet interpreta e dà voce a Bob Dylan in “A complete Unknown”\, il nuovo film di James Mangold candidato a 8 Premi Oscar. \n 
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DESCRIPTION:Sabato 8 e domenica 9 febbraio ore 18.00 e 20.45\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00\n \nA COMPLETE UNKNOWN\nUSA\, 2024\, 141′\ndi James Mangold\ncon Timothée Chalamet\, Edward Norton\, Elle Fanning\, Monica Barbaro \nNew York\, 1961.Sullo sfondo di una vibrante scena musicale e di tumultuosi sconvolgimenti culturali\, un enigmatico diciannovenne del Minnesota arriva con la sua chitarra e un talento rivoluzionario\, destinato a cambiare il corso della musica americana. Durante l’ascesa verso la fama stringe rapporti profondi con le icone musicali del Greenwich Village\, culminando in una performance innovativa e controversa che risuona in tutto il mondo.\nTimothée Chalamet interpreta e dà voce a Bob Dylan in “A complete Unknown”\, il nuovo film di James Mangold candidato a 8 Premi Oscar. \n 
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DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \nby George Orwell\ndramatised by Paul Stebbings & Phil Smith\ndirected by Paul Stebbings\nwith Avena Mansergh (Wallace)\, Ellen Victoria\, Bruno Roubicek\, Jack Herlihy\, Tom Vercnocke\, Claire Martin\nmusical score by Christian Auer\nproduction ADG Europe productions with TNT Theatre Britain \nduration: 90 minutes\nplay in English language \n1984 may well be the most significant work of modern fiction. The company brings this work to the stage without seeking to simplify its message or dilute its power. The brilliance of 1984 is not only that it predicts a surveillance society in which we now exist\, or that it exposes the lies behind every totalitarian ideology or belief\, but that it explores these themes inside the human mind as well as in the outer world. “Thought Control” is the aim of the State in 1984\, and this will be achieved by destroying language so that it is impossible to commit “Thought Crime”. \nIs Orwell’s vision any different from the dumbing down of our communication through digital media\, the collapse of writing and the triumph of the digital banal? Orwell predicts a world where Ideology vanishes under the crushing impact of brute power\, power for its own corrupt sake. Meanwhile\, as Orwell predicted\, War becomes a continuous condition of life\, one that justifies any and every form of repression in the name of nothing. \nPaul Stebbings directs a thriller and a love story\, a mind game and an end game. Illuminated by a modern rock score from Christian Auer this production aims to tell what may be the greatest story of our time as we stumble towards an”Orwellian” future where Big Brother is watching YOU.\n\n“TNT – highly effective and charismatic theatre.” – Village Voice New York\n“One of the most interesting developments on the current theatrical scene.” – The Guardian\, Britain.\n“If young people need to be persuaded to go to the theatre\, TNT are the company to see.” – Sudkurier\, Germany.
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