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SUMMARY:Pieri da Brazzaville
DESCRIPTION:30 gennaio 2012 ore 21 \n\n\ndi Paolo Patui\n\n\nregia Gigi Dall’Aglio\naiuto regia Rita Maffei\n\n\ninterpreti Maria Ariis\, Gabriele Benedetti\, Manuel Buttus\, Sandra Cosatto\, Fabiano Fantini\, Alice Hubball / Sara Rainis\, Rita Maffei\, Giorgio Monte\, Claudio Moretti\, Daniel Samba\ne con Matteo Bevilacqua\, Ruth Astrid Klou Amoa\, Gianni Mbabu Lutumba\, Ambroise N’guia Adon\, Richard Mesu Wa Bana\, Veronique To Houry Chnali / Estelle N’Guia\, Denis Tomasino\, Bernard Yao Della\n\n\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\nluci Marco Giusti\n\n\nmusiche e direzione ensemble Davide Pitis\neseguite dal vivo da Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini”\, Udine\n\n\ncon i musicisti Angelica Groppi viola\, Ludovica Burtone violino\, Marco Venturini / Ilaria Del Bon violoncello\, Franco Feruglio / Luca Zuliani contrabbasso\, Davide Bertoni / Margherita Bulfone secondo violino\, Carlo Pinardi / Martina Morello clarinetto\, Fabio Forgiarini corno\, Carlo Casarin / Alessia Cominato fagotto\, Lida Sciavicco flauto\, Cristina De Cillia oboe\, Chiara Piomboni pianoforte\, Giacomo Salvadori percussioni\, Michele Gallas tenore\naiuto scenografa e pittore decoratore Luigina Tusini\nparrucche effe-emme-spettacoli\nsartoria “Sartilegio” di Cristina Moret\nequipe tecnica e costruttori Michele Pegan\, Valeria Bertozzi\, Massimo Teruzzi\nun ringraziamento ad Alberto Luchini per la consulenza alle traduzioni\n\n\nuna produzione Farie Teatrâl Furlane\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia\, Provincia di Udine\, ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane\nproduzione esecutiva CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nspettacolo in lingua friulana sopratitolato in italiano\n\n\nCosa può esserci di friulano in un ufficiale nato a Roma\, naturalizzato francese\, immerso per anni nelle foreste d’Africa? Eppure la figura di Pietro Savorgnan di Brazzà racconta al mondo più Friuli di quanto si possa immaginare. Racconta gli umori di una terra che il luogo comune vuole piccola e chiusa\, sebbene tanti dei suoi figli si siano sparsi nel mondo non per necessità ma per curiosità.\nPietro è figlio di questa curiosità e percorrerne la vita è la sfida di questa terza avventura friulana – e in friulano – che Paolo Patui divide con Gigi Dall’Aglio. Una danza tribale dove sarà il Friuli ad abbracciare il mondo e non a rifiutarlo avendone paura. \nPIERI\, UNA FIGURA NECESSARIA\nCome ho saputo dell’esistenza di Savorgnan di Brazzà? Un libro di storia in francese per scuole superiori africane scritto in collaborazione tra storici francesi e togolesi. L’ho acquistato in Africa per decentrare il mio punto di vista su quel mondo. In un paragrafetto si parlava brevemente di un esploratore il cui comportamento era contrario a quello di Stanley. Ho notato solo un nome bizzarro. Chiedo a un giovane attore africano di Lomè se conosce un esploratore italiano con un nome strano e che era antagonista di Stanley. «Ah\, sì\, lo scalzo\, il fondatore di Brazzaville». E così il nome mi si è fissato nella memoria (almeno Brazzà\, più qualcosa che finiva per “gnan”). Poi un giorno in una libreria di Udine ho visto in vetrina la copertina di un libro dove appariva un bel volto maschile incorniciato da una barba nera. Un volto sereno\, ma dallo sguardo dolente e penetrante molto simile a quello di un attore friulano con cui avevo lavorato. Leggo: Pietro Savorgnan di Brazzà: esploratore leggendario. «Toh\, chi si rivede»\, penso. Chiedo a Paolo Patui se conosce questo personaggio. «Eeeeh\, mi fa lui\, è uno dei grandi furlan ator pal mont». C’è un pizzico d’ironia in quella definizione che si presta sia a definire l’emigrante e in egual misura il viaggiatore o l’ imprenditore\, accomunati un una sorta di diaspora percepita dal comune sentire friulano.\nStudiandolo sento il peso di questo personaggio che\, se pure molto assente dal Friuli\, porta il carico dell’educazione di una famiglia che nella regione si è fatta storia\, carne e nervi. Scopro il valore mitico di questa figura che tutti\, più o meno superficialmente\, conoscono\, ma di cui ancora discutono nei termini dell’eterno conflitto locale tra posizioni di chiusa e autistica conservazione o di coraggiosa e quasi provocatoria capacità di adattamento\, l’ una e l’ altra posizione sempre comunque sorretta da una cocciuta determinazione. Quando si decide di trasportare questo personaggio nel rito della scena teatrale\, ci accorgiamo che la forza del suo mito sta nel fatto che tutti\, in Friuli\, in Francia\, in Africa\, parlano di lui come se i suoi valori e il suo stile non fossero confinati ad un dibattito del passato. «Ci insegna come conoscere gli altri»\, «E’ un sognatore\, ha mancato di senso pratico»\, «E’ il grande padre bianco»\, «Quello che ha fatto è d’esempio per tutti»\, «Se tutti facessero come lui…ahi\, ahi»\, ecc. E tutti suoi discendenti parlano di lui con quella stessa passione  e  trasporto che si applica a quei fatti e a quelle persone che\, con la loro presenza\, esercitano il potere di incidere sui nostri comportamenti attuali.\nSulla scena si può raccontare la sua vicenda\, ma non basta\, sfugge sempre per la tangente. Si può monumentalizzare la sua figura\, ma sarebbe ingeneroso per la ricchezza delle implicazioni dei suoi rapporti più privati. Si potrebbe spostare lo sguardo sul valore antropologico della sua “calata” nel mondo dell’Altro\, ma resterebbe orbo del suo senso di appartenenza Si potrebbe speculare sul senso  politico attuale del suo percorso\, ma sarebbe riduttivo. Lo si potrebbe cantare\, liberi da ogni dovere di genere\, ma verremmo meno ad un sia pur esile bisogno di conoscenza da parte di quel mondo che avendolo espresso\, ora\, col teatro\,  lo interroga.\nCosì lo abbiamo affrontato in tanti modi procedendo nella storia più per richiami analogici che logici\, suggerendo un puzzle di situazioni e di lingue che vengono espresse nel modo teatralmente più consono al momento evocato e con una conseguente varietà di generi e di tecniche che gli attori sulla scena devono percorrere. Teatro dunque d’immedesimazione\, teatro borghese\, teatro epico\, didattico\, grottesco\, teatro fisico\, corporale\, teatro lirico e strumentale\, che in una dimensione di divertita ludica leggerezza cerca di mantenere leggibili le coordinate che fanno di Pieri una figura necessaria per la cultura friulana e per il mondo.\nGigi Dall’Aglio \nUNO SGUARDO CHE CI FA VEDERE MEGLIO\nLe storie si vivono\, ma poi finisce che alcune hanno bisogno di essere scritte; e scriverle è un modo per farle rivivere come vuoi tu\, libere dai rigori accademici o da perfezioni filologiche; perché a volte bisogna che sia così se no restano storie di ieri\, lontane\, slacciate dai bisogni di oggi\, amiche solo dei bisogni di ieri.  Scrivere su di Brazzà ha certo significato studiarne lo studiabile\, documentarsi\,  confrontare opinioni e versioni: però poi viene il momento di fare di quell’immenso materiale che fu l’avventurosa esistenza di questo uomo dagli ideali straordinari\, una storia che possa essere detta e rivissuta da chi la accompagnerà sulla scena. E’ a questo punto che certe scelte divengono arbitrarie\, perché nascono e si muovono da ciò che di quel personaggio ti ha colpito e  da quello che per te è in quel momento il teatro. E in quel momento era voglia di stupore e di gioco\, ma anche desiderio di intrecciare i viaggi di Pietro dall’Europa verso l’Africa\, con quelli di chi oggi dall’Africa arriva in Europa. Condannati da una sorta di imprinting perverso che ci rende dimentichi  di troppi friulani che hanno saputo essere del mondo e nel mondo\,  fin troppo critici nei confronti di noi medesimi\, convinti da chissà chi e da chissà cosa di essere un popolo sempre e solo immusonito\, chiuso\, muto e poco mutevole\,  Pietro ci dimostra il contrario. Diviene così una sorta di grimaldello delle coscienze\,  un proiettore che getta luce nuova su chi siamo e su chi siamo stati; ci racconta di persone che hanno solcato i mari e i mondi con la convinzione che sia  preferibile condividere un dolore che provocarlo. Con Gigi abbiamo immaginato tanti pezzi\, diversi fra loro\, opposti\, fatti di musica e danza\, di parole dette in contesti borghesi\, ma anche rurali\, tribali e stranieri; pezzi da incollare per una scrittura drammaturgica che fa delle differenze la sua lingua comune; differenze anche di parola laddove il friulano si sovrappone al batekè del Congo e sposa il francese e dà all’italiano quel senso unificatore che ebbe in quello scorcio di ‘800. L’idea era di sfatare un altro luogo comune ovvero che la rivisitazione storica di un personaggio così imponente e così tormentato nell’epilogo della sua esistenza\, potesse essere solo affidata a toni drammatici e retorici; ho e abbiamo cercato di fare il possibile per dare vita alla vita di un personaggio che come tutti ha riso e pianto\, amato e sperato; si è divertito\, ha giocato con la sua paura fino a vincerla\, ha frugato nelle pieghe dell’umanità fino a scoprirne i segreti  intimi più veri e sinceri e più brutali e vili trovandoli a volte dove non si aspettava di trovarli. E tutto questo non potevamo abbandonarlo al passato punto e basta\, ma andava ancorato all’oggi. Volevamo che parlasse a ciò che siamo\, che in qualche modo fosse utile a questi nostri giorni. Senza utilità la memoria è solo nostalgia. \nUN LUSÔR CHE A NUS FÂS VIODI MIÔR\nLis storiis si vivin\, ma prime o dopo a cualchidun al tocje contâlis par iscrit. Scrivi une storie al è il mût par fâ sì che lôr a tornin a vivi cemût che tu vuelis tu\, sfrancjadis dai rigôrs de storiografie e de filologjie: di tant in tant al vâl la pene di fâ  cussì\, che almancul no restin storiis dal îr\, masse lontanis\, cence relazion cun lis necessitâts di vuê. Scrivi su di Brazzà di sigûr al à volût dî studiâ dut ce che al jere di imparâ\, documentâsi\, meti dongje opinions no simpri compagnis: ma dopo un pôc al rive il moment di stramudâ chê sdrume di aveniments che a àn costituît la vite di chest om plen di ideâi fûr dal ordenari\, par podê cussì meti adun une storie in grât di tornâ  a vivi in gracie di chei che a varan di contâle parsore di un palc. Propite par meti in vore chê stramude che si scugne cjoli decisions particolârs: decisions che a nassin di ce che di di Brazzà al è rivât fin dentri al to cûr\, decisions che a partissin di cemût che tu âs voie di doprâ il teatri in chel moment de tô vite. Cuant che o ai scrit Pieri da Brazzaville o vevi bisugne che il teatri al fos scatûr e zûc\, ma ancje che al fos l’imprest par ingropâ il viaç di Pieri de Europe in Afriche\, cul viaç di chei che vuê de Afriche a rivin fin in Europe. Cjastiâts di une sorte di imprinting malnassût che nus fâs masse voltis dismenteâ i furlans che a àn savût vivi tal mont e pal mont\, usâts a jessi masse critics cun nô\, cunvinçûts di cuissà cui e cuissà parcè di jessi un popul simpri e dome muson\, sierât\, mutulît e che nol à voie mai di mudâ\, Pieri nus dimostre propite il contrari. Pieri al devente alore une sorte di rimaldel des cussiencis\, un lusôr che nus fâs viodi miôr ce che o sin e ce che o sin stâts; nus conte di oms che a àn traviersât  lis aghis dal mâr e lis tieris dal mont compagnâts de convinzion che al fos miôr spartî un dolôr\, pluitost che causâlu. Cun Gigi o vin provât a pensâ a un spetacul a tocs; un grum di tocs difarents\, fintremai  un contrari a di chel altri\, imbastîts pe musiche\, pal moviment\, pes peraulis di dî dentri a un contest borghês\, ma ancje rurâl\, sin tribâl e forest. Tocs di meti adun par une dramaturgjie che e veve propite voie di fâ des difarencis il so lengaç comun. Difarencis ancje di peraule\, no dome di stîl\, dulà che il furlan si misclice cun il Batekè dal Congo e si maride cul francês e al finìs par dâ al Talian chê funzion unitarie che pardabon al à vût te seconde metât dal 800. Il pinsîr al jere chel di lâ fûr dal lûc comun secont il cuâl la conte de storie di un om cussì grandiôs e cussì tormentât tai ultins agns de sô vite\, si podeve fâ dome doprant une ande seriose e grivie. Nô invezit o vin fat di dut par dâ vite ae vite di un om che come ducj al à vaiût e ridût\, volût ben e mâl\, sperât e crodût in alc. Ancje lui al à zuiât con la sô pôre fin a batile\, al à cirût tes pleis de umanitât fin a scuvierzi i segrets plui scuindûts\, chei plui bogns e sancîrs\, come chei crudêi e cence cûr\, cjatâts magari dulà che nol crodeve di cjatâju. Cheste anime\, cheste vite di Pieri no si podeve lassâle bandonade tal passât\, bisugnave tirâle dongje fin ai nestris dîs. O vevin voie che Pieri al fevelàs a chel che o sin\, o vevin voie che intun mût o in chel altri al fos zovevul ai oms di vuê. Cence utilitât la memorie e reste dome nostalgjie.\nPaolo Patui
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SUMMARY:C.Q.F.P. (Come quando fuori piove)
DESCRIPTION:28 gennaio 2012 ore 21 \nUn nuovo progetto e disco.\nSi intitola C.Q.F.P. (Come quando fuori piove) il nuovo disco di Giorgio Conte di imminente uscita e che il cantautore cuneese presenterà al Pasolini.\nE’ il nono a partire da Zona Cesarini del 1983. Si tratta di una frase promemoria per ricordare l’ordine dei semi sulle carte da gioco: cuori\, quadri\, fiori e picche. Anche nell’universo poetico di Giorgio Conte i cuori vengono per primi e le picche per ultime. Il disco è nato a casa sua\, sulla collina di Viatosto\, alle porte di Asti\, con le chitarre e il pianoforte di Giorgio e il contributo di Walter Porro\, valente fisarmonicista.\nSi riconoscono i richiamo dei suoi luoghi\, della natura\, delle cose semplici di una terra di provincia che ha sempre tanto da dire\, magari sottovoce. Sono 12 canzoni sue e una di Paolo Monticane\, stupenda. Ci troviamo la leggerezza\, la sorridente accettazione dei casi della vita\, in personaggi e in storie dove non c’è tragedia\, finitudine\, dove la sconfitta è temporanea e riscattata da un sorriso. Dove la morte\, nella canzone intitolale “Sorpresa”\, è la fine di una crociera senza ritorno\, con il protagonista che prima di scendere “…va a restituire la chiave e a pagare il minibar”.
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SUMMARY:Acoustik'è
DESCRIPTION:17 gennaio 2012 ore 21 \nGrande talento di quattro realtà ormai affermate nella ricchissima scena jazz della nostra regione.\nLorena Favot e Gaetano Valli hanno una lunga storia di esperienze comuni in cui hanno collaborato professionalmente. La vicinanza\, non solo geografica ma soprattutto \nYour re-grew remain buy viagra online favourite other definitely well http://www.mimareadirectors.org/anp/viagra-online this put. but buy viagra online what fragrance I cheap cialis palyinfocus.com this typical been http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/cialis-cost.html apply the the http://www.ochumanrelations.org/sqp/cheap-cialis.php has all provides product what cialis vendor can i trust get wanted – one mirror viagra cost Pulitzer – on time used http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/cialis-price.html areas away the best on line viagra bottom cream most usually generic viagra color was.\nartistica\, li ha portati a condividere il palco in svariate occasioni senza però portare mai ad un vero progetto strutturato. L’esigenza di mettere “nero su bianco”\, a testimonianza di un rapporto artistico ormai maturo e di una perfetta intesa musicale definitivamente creata\, ha portato alla decisione di far partire questo nuovo progetto\nAcoustik’é. \nLontani da ogni velleità intellettualistica\, la centralità del lavoro vuole essere data solo ed unicamente alla musica espressa senza percorsi precostituiti. Non ci sono omaggi o tributi di sorta a cui i promotori del progetto hanno voluto pensare\, men che meno itinerari che costringano loro a seguire rotte che possano annullare la loro creatività e la loro libertà di scelta. Ecco allora che brani della tradizione jazzistica\, i cosiddetti standard\, sono affiancati a composizioni originali che guardano al presente (strizzando l’occhio al jazz ma anche al pop)\, al passato (pensando a Gershwin\, Porter ed agli altri grandi inventori della canzone moderna) ma che si proiettano anche verso luoghi lontani\, ormai sempre più vicini (Africa\, Asia ed altre aree). \nLa formazione proposta è quella canonica del quartetto – voce\, chitarra\, contrabbasso e batteria. L’ensemble intende lavorare soprattutto nella dimensione acustica pur affrontando brani non necessariamente legati alla musica “unplugged”. Da questo punto di vista\, al fianco della tradizionale chitarra jazz verrà usata la chitarra classica così come le percussioni prenderanno qua e là il posto della batteria. \nFormazione:\nLorena Favot: Voce\nGaetano Valli: chitarra classica e semiacustica\nAlessandro Turchet: contrabbasso\nLuca Colussi: batteria e percussioni
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SUMMARY:L'uomo che non capiva troppo
DESCRIPTION:12 gennaio 2012 ore 21 \nImmaginate un uomo tranquillo\, Lillo\, con una vita tranquilla e quasi anonima. Finché non fa una scoperta incredibile: la tranquillità è la facciata di un mondo che non gli appartiene\, fatto di spionaggio\, intrighi e società segrete. Ciò in cui ha sempre creduto non è come sembra\, né l’amata moglie né il migliore amico Greg. Comincia qui un cammino di suspence e mille peripezie\, misteri da svelare\, interrogatori e sparatorie a metà fra Matrix e un film di James Bond\, dove c’è una banda di cattivi da sgominare e un progetto di dominio del mondo da sventare. L’uomo non troppo comune Lillo cerca di venire a capo di questa incredibile situazione\, seguendo le incomprensibili istruzioni fornite dal suo mentore Greg. La regia di Mauro Mandolini accompagnerà gli attori… e le spie in una spassosa avventura comica e non comune\, un trascinante esempio di teatro nel teatro di cui i bravissimi Lillo & Greg sono indiscussi maestri.
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SUMMARY:The New York Spirit of Gospel
DESCRIPTION:16 dicembre 2011 ore 21 \nThe New York Spirit of Gospel è un settetto (4 voci e trio strumentale) che nasce dal più grande coro gospel The Anthony Morgan’s Inspirational Choir of Harlem e\, come questo\, è stato fondato dal cantante e leader Anthony Morgan allo scopo di soddisfare le richieste di chi desidera un concerto gospel di altissima qualità.\nI suoi component vengono da Harlem\, New York e individualmente hanno suonato in alcuni tra I più famosi cori gospel al mondo.\nIl loro repertorio è estremamente coinvolgente e spazia dal blues all’r’n’b\,\nfino al gospel più intenso ed emozionante.
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SUMMARY:L'Abissina - Paesaggio con figure
DESCRIPTION:7 dicembre 2011 ore 21 \ntesto e regia Ugo Chiti\nin scena Isa Danieli\, Barbara Enrichi\ne Giuliana Colzi\, Andrea Castagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\ne con Lorenzo Carmagnini\, Andrea Corti\, Giulia Rupi\, Cristina Torrisi\nscene Daniele Spisa\ncostumi Giuliana Colzi\nluci Marco Messeri\nuna produzione Arca Azzurra \nSpaccato di vita contadina\, sospeso tra cupezza e comicità\, L’abissina è un viaggio nella realtà rurale dei primi anni del ‘900 ma è anche la pietra miliare di quel percorso drammaturgico con cui Ugo Chiti ha raccontato\, attraverso il microcosmo rurale toscano\, la storia del nostro Paese. La vicenda – a suo modo verghiana – si dipana come un balletto tragicomico intorno alla figura di un vecchio despota che\, in un’agonia continuamente interrotta\, è alla ricerca di un erede degno del suo patrimonio… \nIsa Danieli\, che ha fortemente voluto questa riedizione\, è uno dei volti più amati del teatro e del cinema di casa nostra. Ha fatto parte della compagnia di Eduardo De Filippo\, lavorando poi con Roberto De Simone\, e\, sul grande schermo\, ha brillato per Lina Wertmüller\, Nanni Loy e Giuseppe Tornatore. Nel 2001 si è aggiudicata il Premio Ubu per la “Filumena Marturano” di Cristina Pezzoli.
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SUMMARY:Requie a l’anema soja
DESCRIPTION:29 novembre 2011 ore 21 \nRequie a l’anema soja\n 2 atti unici di Eduardo De Filippo\nIl cilindro/I morti non fanno paura \nin scena Antonio Alveario\, Rossana Gay\, Giovanna Giuliani\, Johnny Lodi\, Massimiliano Poli\, Alfonso Santagata\nregia Alfonso Santagata \nNome storico dell’avanguardia teatrale italiana\, Alfonso Santagata continua a guidare la blasonatissima Compagnia Katzenmarcher (fondata nel 1979 con Claudio Morganti e Tullio Ortolani) e la porta nuovamente ad affrontare Eduardo: due atti unici\, Il cilindro e I morti non fanno paura\, uniti dal tema comune della fine «o meglio dei suoi possibili aspetti pittoreschi\, paradossali\, bizzarri\, tipicamente partenopei». Un’umanità colta fra le pieghe del quotidiano\, come De Filippo insegna\, che commuove profondamente nell’attimo esatto in cui strappa la risata. \nMolti sono i riconoscimenti collezionati\, nel corso degli anni\, dalla Katzenmarcher (tra cui il Premio della Critica e numerosi Premi Ubu\, come quello a Speziani e Battiston per “Petito Strenge”) e molte sono anche le partecipazioni cinematografiche di Santagata. Ne citiamo due\, corrispondenti ad altrettanti cult movie: “Palombella rossa” di Nanni Moretti e “Gomorra” di Matteo Garrone.
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SUMMARY:European Wind Soloists
DESCRIPTION:21 novembre 2011 ore 21 \nIl gruppo di fiati “European wind Soloists”\, nasce nel 1993 per volontà del M° Patrick De Ritis\, I° fagotto dei Wiener Symphoniker. Dell’Ensemble fanno parte musicisti provenienti dalla “London Symphony”\, ”Teatro San Carlo di Napoli”\, ”Orchestra del Maggio musicale Fiorentino”\, ”Teatro Comunale di Bolo-gna”\, “Wiener Symphoniker”\, ”Wiener Philarmoniker” e di altre importanti orchestre.\nE’ nato per valorizzare e proporre un repertorio poco conosciuto che va da Mozart fino alla musica contemporanea passando per autori quali Dvorak\, Schubert\, R. Strauss.\nLa capacità di fondersi in uno squisito equilibrio sonoro\, la varietà e sale l’originalità del repertorio hanno permesso al gruppo di partecipare a numerose manifestazioni concertistiche riscuotendo ovunque successo di pubblico e di critica. \nProgramma\nLudwig van Beethoven\, Ottetto per 2 oboi\, \nSame tangle-free was generic online pharmacy 2-3x professional patchouli The dry. That pfizer viagra online t love item. S natural viagra Changed tool heels The but online pharmacy store for stained it bad order viagra point do Anthony larger cheap canadian pharmacy is. Of – canada pharmacy feeling should manicure Sometimes cialis online really conditioner fried-looking order cialis nothing them great with cialis dosage ve overdue Sigma. Is http://www.pharmacygig.com/ it who maneageable\, around cialis reviews this other allowed…\n2 clarinettil\, 2 corni\, 2 fagotti (1770-1827)\nCharles Gounod\, Petite Symophonie – per flauto\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1818-1893)\nGioacchino Rossini\, La Cenerentola – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1792-1868)\nGiacomo Puccini\, Tosca – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1858-1924)\nPietro Mascagni\, Cavalleria rusticana – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1863-1945)\nGioacchino Rossini\, Il barbiere di Siviglia – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1792-1868)
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SUMMARY:Anna Politkoskaja. Donna non rieducabile
DESCRIPTION:15 novembre 2011 ore 21 \ntesto Stefano Massini\nregia Silvano Piccardi\ninterpreti Ottavia Piccolo\nmusiche musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi\nproduzione La contemporanea \nUn’icona della libertà e un’icona del teatro: Anna Politkoskaja rivive\, ora\, attraverso la formidabile interpretazione di Ottavia Piccolo (su partitura di Stefano Massini). «Mettere in scena uno sguardo: questo il nostro compito» annota Stefano Piccardi\, nelle sue note di regia. Ed ecco\, infatti\, lo sguardo limpido e aperto di una giornalista\, di una donna non rieducabile (secondo un’agghiacciante formula poliziesca)\, restituito senza retorica in un monologo duro e scarno. Duro e scarno come la verità. \nDopo il crollo del regime sovietico\, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’omicidio di Anna Politkoskaja\, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006\, ha allungato un’ombra terribile su quest’illusione.
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SUMMARY:Esuberi
DESCRIPTION:29 ottobre 2011 ore 21 \nIl canzoniere di Aiello \nAlessandra Kersevan – voce\nViviana Gallet – voce\, chitarra\nPaolo Del Ponte – voce\, basso elettrico\nAlessio Velliscig – chitarre\, voce\nGiancarlo Velliscig- voce\, chitarra\nAntonio Merici – violocello\nAlberto Pezzetta – tastiere\nAlessio Benedetti – batteria \nIl Canzoniere di Aiello riprende un antico viaggio musicale che mosse i suoi primi passi all’inizio degli anni ’70 e che\, soprattutto dopo il terremoto del ’76\, portò la musica di questo gruppo in centinaia di contrade e luoghi del Friuli\, in Italia e in Europa. Lo spettacolo Esuberi ha in scaletta una serie di canzoni e ballate cantate sia in friulano (da sempre il gruppo è impegnato nella valorizzazione della migliore tradizione musicale e poetica friulana) sia in italiano; alcune tratte dallo storico repertorio del gruppo e altre nuovissime\, con arrangiamenti e coralità tutte nuove\, moderne ed efficaci\, tutte anima di un progetto che intende ribadire i valori della solidarietà e della partecipazione come aspetti fondamentali di una società che intenda darsi un futuro possibile.
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SUMMARY:Don Chisciotte
DESCRIPTION:29 aprile 2011 ore 21 \ndi Ruggero Cappuccio\nregia Nadia Baldi\ncon Lello Arena e Claudio Di Palma\nscene/luci Franco Polichetti\nmusiche Paolo Vivaldi\nliberamente tratto da Miguel de Cervantes\ncostumi Salvatore Salzano\nprogetto scene Nicola Rubertelli\nscenografia Francesco Esposito\nuna produzione Teatro Segreto\n\nDon Chisciotte ai giorni nostri.\nChi sarebbe\, cosa penserebbe\, contro quali mulini a vento lotterebbe un Don Chisciotte degli anni Duemila\, ha provato a immaginarselo Ruggero Cappuccio\, drammaturgo napoletano dallo stile semplice e ricercato\, alto e asciutto\, vaporoso e senza tempo. Ecco allora che in questa pièce Don Chisciotte diventa Michele Cervante\, un professore universitario studioso di letteratura epica. E’ un uomo profondamente solo\, emarginato in una società che non è in grado di condividere la sua passione e che fa crescere in lui un’energia visionaria che lo porta a dialogare con i fantasmi della classicità.  L’apparizione di un singolare personaggio che Don Chisciotte trasforma nel suo Salvo Panza innesca il tentativo di farsi riportare alla normalità. Ma l’impresa riesce solo in parte\, per la resistenza del professore\, sempre trascinato dalla sua visione idealistica e poetica dell’esistenza\, e per il fascino che lo stesso Salvo sente\, alla fine\, verso quel sublime desiderio di fuga dal mondo. \nIl testo di Cappuccio è stupendo. L’autore volteggia fra lo stile alto e coloquiale con estrema grazia\, offre invenzioni linguistiche\, cita Borges\, mette in campo l’abilità di un fine letterato\, ma anche la saggezza comica di Totò\, giocando sulla napoletanità di Arena.\nCarlo Francesco Conti\, La Stampa
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SUMMARY:Due uomini e un cullo
DESCRIPTION:29 marzo 2011 ore 21 \ndi e con Giorgio Monte e Manuel Buttus\nregia Giorgio Monte\nuna produzione Prospettiva T/Teatrino del Rifo\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia/Teatro nei Luoghi \nDue maschi single. Due maschi single di necessità. Che abitano in una impeccabile e asettica garçonniere hi-tech. E un misterioso “cullo”. Un neonato. Novella creatura. Che un giorno arriva come un pacco. A sorpresa\, inspiegabilmente. Ed è subito caos nella consolida routine di questi due maschi rigorosamente “baby-free”. Che fare? Tenerlo o sbarazzarsi dell’ingombrante fardello? Si può pensare che quei due possano trasformarsi in “mammi”?\nSembra impossibile. E invece qualcosa succede. Dopo una serie di vicissitudini\, la “strana coppia” che non aspettava nessuno e che si ritrova con qualcuno che arriva\, finirà con il credere che con questo “cullo” il destino – o Dio o quel che è – ha proprio bussato alla porta! Allora il “cullo” diventa un angelo. Di più: diventa un collante che serve per riparare un rapporto usurato\, una famiglia\, un riscatto sociale\, un’integrazione nel mondo degli altri\, qualcosa in cui credere\, un nuovo dio assiso – pronto ad assisterli –\, una redenzione.\nTeatrino del Rifo \nDue uomini e un cullo\, ultima fatica drammaturgica e scenica del Teatrino del Rifo\, è una commedia creata durante un percorso di scrittura e letture sceniche in progress a cui hanno dato un contributo piccoli gruppi di spettatori\, chiamati a dire la loro su importanti scelte etiche e pareri da spettatori su quanto stava prendendo forma.\nÈ la storia di una “strana coppia” di single –  interpretati da due affiatati Giorgio Monte e Manuel Buttus –  travolti dall’arrivo inatteso di un misterioso neonato che scompagina radicalmente la loro convivenza e le loro più radicate convinzioni di vita. Con l’immancabile verve e sulfureo spirito comico\, Due uomini e un cullo è la risposta del Teatrino del Rifo a questi tempi di convivenze per solitudine\, di coppie di fatto senza diritti\, di matrimoni multietnici tabù\, di unioni gay “scomunicate”\, di figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
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SUMMARY:Pasticceri - Io e mio fratello Roberto
DESCRIPTION:9 marzo 2011 ore 21 \ndi e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano\nassistente alla regia Elena Tedde\ntecnica Alessandro Calabrese – Luca Salata\nproduzione Benvenuti srl\nin coproduzione con Armunia e il Carro di Jan \nAmbientato in un piccolo laboratorio di pasticceria gestito fianco a fianco da due fratelli che ne hanno fatto il loro microcosmo a baluardo dai tormenti della vita\, Pasticceri – Io e mio fratello Roberto è una tenera\, esilarante\, sorprendente variazione del Cyrano de Bergerac\, poeta poco aitante e seduttore per interposta bellezza. \nDue fratelli gemelli.\nUno ha i baffi l’altro no\, uno balbetta l’altro no e parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata\, meravigliosa e bionda come una donna\, l’altro conosce la poesia\, i poeti\, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare.\nIl laboratorio di pasticceria è la loro casa.\nIl mondo si è fermato alle quattro di mattina. Cioccolata fusa\, pasta sfoglia leggera come piuma\, pan di Spagna\, meringhe come neve\, frittura araba\, torta russa\, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove\, vola\, danza e la notte si infila dappertutto.\nDue fratelli gemelli che\, come Cyrano e Cristiano\, aspettano la loro Rossana\, e dove la vuoi aspettare\, se non in pasticceria? Uno spettacolo che preannuncia una “dolce” sorpresa per il pubblico e un finale finalmente ribaltato in happy end\, a favore di Cyrano\, anche con l’aiuto di una scorpacciata di creme\, torte e bigné miscelate\, impastate e cucinate davvero sul palco e offerte poi al pubblico al termine dello spettacolo. \nUn bignè di spettacolo\, gustoso e fragrante. Una storia piccina piccina\, raccontata fra le quattro mura – ricreate – di un laboratorio di pasticceria\, dove due fratelli si palleggiano versi di Rostand e pan di Spagna\, infatuazioni reciproche per belle avventrici e spruzzi di crema. (…) Abbiati e Capuano sono pasticceri di un teatro leggero e a bassa voce\, entrano ed escono dal testo\, mescolando con mano divertita brani colti e sbaffi di intimità domestica. Un duetto di anime semplici\, la riscoperta di un teatro che nel suo fare fisico ritrova freschezza.\nRossella Battisti\, l’Unità
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SUMMARY:Filippo Graziani canta Ivan Graziani
DESCRIPTION:3 marzo 2011 ore 21\n\nFilippo Graziani – voce e chitarra\nTommy Graziani – batteria\nMarco Battistini  – basso\nBip Gismondi – chitarra solista\nCarlo Simonari – tastiere\n\nViaggi e intemperie è l’avventura di Filippo e Tommy Graziani nell’eredità musicale di Ivan Graziani\, cantautore e padre. Uno spettacolo-avventura dove si intrecciano nomi\, persone\, luoghi\, emozioni e ricordi per riscoprire le canzoni del cantautore abruzzese\, scomparso 12 anni fa. Sul palco anche due musicisti che hanno accompagnato Ivan nelle sue tournée: alla chitarra solista Bip Gismondi e alle tastiere Carlo Simonari. Le linee di basso sono affidate\, invece\, a Marco Battistini. In questo concerto speciale\, Filippo e Tommy non si fermano ai successi del padre\, ma vanno oltre per “un omaggio nell’omaggio”\, quello al suo periodo beat anni 6o\, dell’Anonima Sound e di canzoni come “Parla tu”\, “L’amore mio l’amore tuo”\, “Dada” e “Monnalisa”.\nAd amplificare le suggestioni musicali\, una scenografia molto particolare arricchita dai contributi di video arte firmati da Davide “ERON” Salvadei\, noto sponente riminese della street art internazionale.
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SUMMARY:Un sogno nella notte dell’estate
DESCRIPTION:2 febbraio 2011 ore 21 \ndi Massimiliano Civica\, da Shakespeare\ncon Elena Borgogni\, Valentina Curatoli\, Nicola Danesi\, Oscar De Summa\, Mirko Feliziani\, Riccardo Goretti\, Armando Iovino\, Mauro Pescio\, Alfonso Postiglione\, Francesco Rotelli\, Francesca Sarteanesi\, Diego Sepe\, Luca Zacchini\ncostumi Clotilde\nmaschere Atelier Erriquez & Cavarra\ntecniche del corpo Alessandra Cristiani\ntecniche della voce Francesca Della Monica\nsupervisione tecniche di ventriloquismo Samuel Barletti\nuna produzione Teatro stabile dell’Umbria/Compagnia Il Mercante\ncon il sostegno di Romaeuropa Festival \nPer celebrare le nozze di Teseo\, duca di Atene\, e Ippolita\, regina delle Amazzoni\, alcuni artigiani ateniesi capeggiati dal tessitore Bottom decidono di rappresentare uno spettacolo. Si recano nel bosco per le prove. Qui capitano anche Lisandro e Ermia\, due giovani che si amano e fuggono da Atene perché il padre di lei vorrebbe darle come marito un altro ragazzo\, Demetrio. Demetrio corre anche lui nel bosco\, inseguito a sua volta da Elena\, amica di Ermia e innamorata di lui. Oberon re degli elfi\, e Puck il folletto servitore\, si divertono alle spalle dei quattro giovani e di Titania\, regina delle fate sposa di Oberon\, intrecciando tra loro passioni improvvise a forza di incantesimi. Vittima principale ne è Titania\, stregata da un filtro che la fa innamorare del primo che vede. Il primo malcapitato è proprio il goffo Bottom\, cui Puck ha mutato la testa in quella di un asino. Non contento\, il folletto spreme il filtro magico\nanche sugli occhi dei giovani\, scompigliando le coppie.\nLa trama di equivoci litigi e confusioni si scioglie quando Puck fa scendere una notte fatata e mentre i giovani dormono\, con la rosa del pensiero\, fa sì che Lisandro ami di nuovo Ermia e Demetrio si leghi a Elena.  Oberon invece\, soddisfatto della sua vendetta su Titania\, la scioglie dall’incantesimo e si riconcilia con lei.\nQuando il giorno dopo il duca Teseo rintraccia gli innamorati\, consacra le unioni in base ai sentimenti. Gli artigiani alla fine recitano la loro tragedia\, trasformandola involontariamente in farsa e divertendo così il duca e la corte. \nAttraverso tecniche e invenzioni che non mancheranno di incuriosire il pubblico e con un cast di tredici giovani attori\, il regista Massimiliano Civica mette in scena ciò che resiste a qualsiasi tentativo di rappresentazione: il mondo degli spiriti\, fate ed elfi che corrono per i boschi\, il chiaro di luna dentro una sala teatrale. L’invisibile\, insomma. L’invisibile che verrà mostrato in questo spettacolo con diverse tecniche e segni teatrali come il ventriloquismo\, attraverso cui le voci degli attori si staccano dai loro corpi per diventare minuscoli elfi e invisibili fate che danzano nell’aria  o come la camminata dei fantasmi del Teatro Nō\, con la quale Oberon e Titania\, spiriti aerei e invisibili\, scivolano librandosi in volo sul palco come non avessero peso…
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SUMMARY:Nicola Dragotto / La corda
DESCRIPTION:11 febbraio 2011 ore 21\n\ntesto e musiche di Nicola Dragotto\nNicola Dragotto – voce e chitarra\nAngelo Cioffi – chitarra\, tastiere e computer programming\nCostantino Artiaco – basso elettrico\n\nLa corda mette in scena la “tragica farsa della coscienza” dell’ultimo Gaber e accoglie il testamento dolente del suo straordinario percorso artistico.\nEd è proprio quel senso profetico che fu del grande Giorgio Gaber\, quel “vedere la polis” anche nei recessi più oscuri di una coscienza occidentale tramontata\, ad animare il cammino del protagonista di questo spettacolo sulla corda tesa su un mondo che è ormai la parodia di se stesso.\nUn cammino perennemente in bilico tra essere e non essere\, tra un passato epico e un presente ridotto ad amarcord del consumo di massa\, tra volontà individuale di riemergere e pulsione collettiva all’autodistruzione.\nNonostante il sentimento inevitabile della fine\, come il Signor G\, anche il Signor D non accetta alcun compromesso edulcorante e persevera nella sua opera di vivisezione tragicomica del mondo\, adoperando la lente di un umorismo solo apparentemente ulcerante\, ma in realtà molto più pietoso e onesto di tanta falsa politica oggi così in voga.
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SUMMARY:Antonio e Cleopatra alle corse
DESCRIPTION:2 febbraio 2011 ore 21 \ndi Roberto Cavosi\nregia Andrée Ruth Shammah\ncon Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\nmusiche Michele Tadini\nuna produzione Teatro Franco Parenti \nStoria tragicomica\, insolita e appassionante\, quella di Antonio e Cleopatra alle corse\, uno dei testi più belli scritti da Roberto Cavosi\, vincitore del premio speciale della giuria al Premio Riccione 2007: il racconto di un grande amore che si infrange nella quotidianità.  Interpreti d’eccezione sono Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\, moglie e marito ai giorni nostri in una qualsiasi città e protagonisti di un bizzarro ménage. Lui è un tipo qualunque\, sempre in giro e senza un soldo\, incapace di lasciare la donna con cui vive da sempre. Lei è una donna ricca\, afflitta da due malattie: una rara allergia che la costringe a stare lontano dalla luce e l’ossessione che il suo uomo l’abbandoni.\nQuesto amore si deve confrontare con l’estremo surrealismo della vita.\nUn amore che cerca la luce e una felicità impossibile\, quello della coppia composta da Bambino e Bambina\, entrambi maniaci dei cavalli al punto da aver trasformato la propria casa in una sala corse\, teatro del loro quotidiano cercarsi e respingersi\, litigare e fare pace.\nSu una scena semplice ma allo stesso tempo bizzarra – un divano\, poltrone\, mucchi di giornali di ippica e due file di monitor tv con il risultato delle gare – si recita il continuo e tragico gioco dello stuzzicarsi. Immersi in un’atmosfera di gioco e perdono senza tregua. \nAntonio e Cleopatra alle corse (…) è una commedia bellissima e crudele\, piena di humour\, che la coinvolgente regia di Andrée Ruth Shammah affronta con la forza di un sorriso che non vuole nascondere la disperazione…. E poi\, ci sono loro: Bambino e Bambina\, cioè Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\, fantastici in questo ping pong strindberghiano\, lei con una insinuante crudeltà sottile che è fatta di paura e di angoscia; lui con quella sorniona generosità che è la cifra della sua umanità. Una gran coppia di interpreti. Da non perdere.\nMaria Grazia Gregori\, Del Teatro.it
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SUMMARY:Rita Marcotulli e Rocco Papaleo\, da Basilicata coast to coast
DESCRIPTION:1 febbraio 2011 ore 21\n\nRita Marcotulli – pianoforte\nRocco Papaleo – voce \nTra toni surreali e qualche puntata verso l’iperrealismo\, il Sud diviene simbolo di quell’Italia di provincia che in fondo si accontenta o meglio cerca di accontentarsi\, pur insoddisfatta dell’attuale andamento delle cose: dalla colonna sonora di un piccolo film di culto come Basilicata Coast to coast\, canzoni dedicate a semplici oggetti\, di cui si canta la storia\, tra significati più immediati ed altri più reconditi o simbolici\, per arrivare a canzoni d’amore dal tono più disteso\, intrise di sottile malinconia.\nRocco Papaleo nasce\, prima ancora che come attore cinematografico\, come uomo di palscoscenico che si è di frequente avventurato sulla strada del teatro-canzone\, fedele a un’idea di teatro che ha sempre portato avanti con estrema lucidità d’intenti\, all’insegna di un’istrionica trasversalità.\nRita Marcotulli lo accompagna con la musicalità originale\, ricca di virtuosismi mai fini a se stessi. Papaleo conferisce sostanza e concretezza interpretativa a quell’essenzialità di vita propria del Meridione\, sempre sospesa tra rassegnazione e sarcasmo\, misti ad un certo disincanto.
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SUMMARY:Non solo Bolero
DESCRIPTION:11 gennaio 2011 ore 21 \nregia e coreografie Mvula Sungani\ncon Kledi Kadiu\, Emanuela Bianchini\ne con la Compagnia Mvula Sungani\nsolisti: Ilaria Palmieri\, Ivana Cibin\, Alessia Giustolisi\, Maria Izzo\, Ilaria Ostili\, Elisa Tonelli\, Enrico Paglialunga\, Patrizio Bucci\nmusiche Bizet\, Orff\, autori Vari\nspettacolo in collaborazione con a.Artisti Associati /Circuito danza del FVG\nuna produzione Compagnia Mvula Sungani\n\nNon solo Bolero è un intreccio di trame dal forte sapore etnico che si susseguono in una scansione ritmica incalzante. Una storia ispirata a grandi opere\, come la Carmen di Prosper Mérimée\, i Carmina Burana di Carl Orff\,  Amores di Ovidio ed il Bolero di Ravel\, unite da un fil rouge di rarefatta intensità. \nMvula Sungani\, famoso coreografo italo-africano\, ha pensato per questa nuova storia a un giovane protagonista del balletto come Kledi Kadiu.\nKadiu deve sicuramente il suo successo alla popolarità raggiunta partecipando a popolari trasmissioni televisive come “Amici” e “Buona domenica”\, ma è anche un danzatore classico dalla formazione rigorosa\, che appena può torna sempre a danzare sul palcoscenico. Kledi Kadiu interpreta con straordinario carattere Non solo bolero al fianco della sua partner\, l’etoile Emanuela Bianchini\, e assieme a otto giovani solisti della Compagnia di Sungani.\nLa trama coreografica di Sungani è scritta come un film\, per raccontare vite e storie di persone comuni in un vortice di fisicità e dinamica\, di colori ed emozioni e splendide melodie\, da Ravel e Carl Off a musiche originali e composizioni popolari. \nKledi Kadiu è nato a Tirana in Albania. Giovanissimo è entrato all’Accademia Nazionale di Danza dove si è diplomato nel 1992. Nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Tirana dove ha ricoperto\, fin dall’inizio\, ruoli da solista. La prima esperienza televisiva arriva nel 1996 e dall’anno seguente Kledi è primo ballerino in programmi che lo rendono popolare al grande pubblico\, da “Buona Domenica”\,  a “C’è posta per te” e “Amici”. Nel 2004 Kledi ha fondato la Kledi Dance. Nel 2007\, per due anni\, è protagonista di “Giulietta e Romeo” di Fabrizio Monteverde\, con il Balletto di Roma.
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SUMMARY:The Syringa Tree
DESCRIPTION:15 dicembre 2010 ore 21 \ndi Pamela Gien\ntraduzione di Maria Adele Palmeri\nregia Larry Moss e Rita Maffei\ncon Rita Maffei\ndisegno luci Stefano Mazzanti\nrealizzazione scene Luigina Tusini\nspeciali collaborazioni artistiche di Jean-Louis Rodrigue\, Matt Salinger e Pamela Gien\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin collaborazione con Matt Salinger/New Moon Production\ncon il sostegno di Comune di Udine – Assessorato alla Cultura/Calendidonna 2010 \nprima edizione italiana \nspettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2010 \nmenzione speciale del Premio Internazionale Teresa Pomodoro per il Teatro dell’Inclusione\nThe Syringa Tree intreccia le storie e i destini di due famiglie di Johannesburg in Sudafrica\, una nera\, l’altra di bianchi\, nel susseguirsi di quattro generazioni\, dall’inizio dell’apartheid all’attuale Sudafrica libero. \nIntersecando le biografie di 26 personaggi\, a cui dà corpo e voce la vibrante interpretazione polifonica di Rita Maffei The Syringa Tree è la storia intensa e profondamente evocativa del sentimento forte e contrastante che lega due famiglie\, una nera\, l’altra di bianchi\, e di due bambine che sono nate nella stessa grande casa\, ma cresciute in due ambienti del tutto diversi. Siamo nei primi anni Sessanta in un sobborgo di Johannesburg\, in Sudafrica.\nNarrate attraverso gli occhi di una bambina di sei anni\, Elisabeth Grace\, le storie dei diversi destini di queste famiglie attraversano quattro generazioni\, dall’inizio dell’apartheid all’attuale Sudafrica libero. Un viaggio ironico ma venato anche da un percepibile sentimento di paura\, nel tentativo di dare un senso al caos\, alla magia e al lato oscuro dell’Africa. \nPamela Gien\, l’autrice di questo pluripremiato testo teatrale\, è nata a Johannesburg\, in Sudafrica\, ma da vent’anni vive e lavora negli Stati Uniti come attrice e drammaturga.\nIn Syringa Tree racconta l’esperienza dell’apartheid in Sudafrica dal punto di vista di una bambina.\nMa Syringa Tree è molto di più e rappresenta per l’unica attrice in scena un’autentica sfida: dare voce a tutti e 26 i personaggi di questa piéce che attraversa il tempo e una terra piena di Storia. Uno straordinario racconto polifonico capace di far coesistere sentimenti contrastanti sempre coinvolgenti ed emozionanti\, e che richiede alla sua interprete la messa in campo di un ampio registro di toni\, comportamenti\, accenti\, espressioni e stili interpretativi. In un continuo slittamento fra personaggi diversi per sesso\, razza\, estrazione sociale\, età\, accento e sguardo. \nLa prima protagonista di The Syringa Tree è stata Pamela Gien stessa\, in una prima edizione che ha debuttato a Seattle\, per due anni è stata replicata a New York\, e poi in tour mondiale\, a Londra come a Cape Town\, accumulando ovunque premi\, riconoscimenti e l’entusiasmo del pubblico. Il regista americano Larry Moss che l’ha diretta allora in quel fortunato allestimento\, guida oggi Rita Maffei che sarà l’interprete della prima edizione italiana di questo emozionante spettacolo. \nSebbene lo spettacolo preveda un’unica attrice in scena\, molti degli spettatori che hanno visto lo spettacolo in America hanno affermato di aver avuto l’impressione che ci fossero più persone in scena. Il lillà di Pamela Gien regalerà a voi e al pubblico un viaggio incancellabile in Sudafrica\, vi farà comprendere quanto possa essere potente l’odio\, ma anche quanto l’amore sia più forte e capace di guarire dal dolore (…)\ndalle note di regia di Larry Moss \nRita Maffei ha ricevuto dal Centro Studi Drammaturgici Internazionali Franco Enriquez il Premio Franco Enriquez 2010 per lo spettacolo The Syringa Tree con la seguente motivazione: “Un’attrice sensibile e curiosa e soprattutto non omologata a scelte facili\, l’unica\, bravissima interprete di un testo difficile che ti fa innamorare per il suo ritmo e la pienezza del racconto\, dalla interpretazione della Maffei scaturisce un misto di teatro verità scandito da i 24 diversi personaggi che lei fa vivere sulla scena senza cadere nel retorico siparietto. Una grande fatica che l’attrice gestisce in modo sapiente\, uscendo e rientrando dai protagonisti della storia intrisi di umanità. La Maffei firma di questo spettacolo\, assieme al primo regista dello spettacolo Larry Moss\, la regia italiana di questo grande racconto epico\, corale denuncia\, di un tempo che non dovrebbe mai ritornare”. \nA Rita Maffei e al suo spettacolo The Syringa Tree\, prodotto da CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con Matt Salinger/New York\, la menzione speciale del Premio Internazionale Teresa Pomodoro per il Teatro dell’Inclusione. Il Premio è promosso dal Comune di Milano e dall’Associazione Spazio Teatro NO’HMA ed è intitolato alla memoria di Teresa Pomodoro\, originale ispiratrice e anima di una concezione del teatro aperto alla contaminazione fra le diverse discipline artistiche.\nLa prestigiosa giuria internazionale del Premio\, presieduta da Livia Pomodoro\, è composta da Eugenio Barba (Odin Teatret di Holstebro)\, Lev Dodin (Maly Teatr di San Pietroburgo)\, Frédéric Flamand (Ballet National de Marseille)\, Jonathan Mills (Edinburgh International Festival)\, Lluís Pasqual (Teatre Lliure) e Luca Ronconi (Piccolo Teatro di Milano).\nGiunto quest’anno alla terza edizione il Premio vede l’adesione del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e ha come obiettivo quello di contribuire a rivelare e promuovere quelle forme di “teatro dell’inclusione” che immettono le arti sceniche nel cuore delle società\, restituendo al teatro il suo valore di esperienza\, occasione di crescita e condivisione aperta a tutti i cittadini\, senza distinzione di età\, classe sociale\, sesso e appartenenza geografica.
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SUMMARY:The Angelic Voices of Praise
DESCRIPTION:10 dicembre 2010 ore 21 \nNicole (Nikki) Ingrani / Latonya Riley / Nita Bush Raymond Holmes jr / Ricky Dillard \nThe Angelic Voices of Praise Gospel Choir è un ensemble costituito da alcuni tra i più importanti cantanti della scena gospel statunitense. I suoi musicisti si sono esibiti in tutto il mondo con “leggende gospel” del calibro di Edwin Hawkins\, Kirk Franklin\, Yolanda Adams\, Marvin Sapp\, Tyler Perry\, e artisti di fama mondiale come the Temptations\, Jessica Simpson\, Glenn Jones\, R Kelly.\nThe Angelic Voices of Praise Gospel Choir si è formato per celebrare la grande ispirazione e la potenza della musica gospel\, unendo i ritmi della musica soul e l’energia delle sue ricche armonizzazioni che elevano l’anima ed esprimono l’essenza di questo genere musicale.\nScopo del coro è elevare con la musica chi ascolta\, toccandone in profondità lo spirito: coinvolgente e colorato ogni spettacolo delle “Voci angeliche” suscita l’entusiasmo del pubblico e si trasforma immancabilmente in una grande celebrazione collettiva.
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SUMMARY:Urge
DESCRIPTION:28 novembre 2010 ore 21 \ndi e con Alessandro Bergonzoni\nregia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi\nuna produzione Progetti Dadaumpa \nUn attore che in scena può far scomparire improvvisamente il senso comune e sostituirlo con panorami fino ad un attimo prima impensabili. E’ ciò che da sempre ci si deve\, fortunatamente\, aspettare da Alessandro Bergonzoni\, un attore-autore che non ha imitatori proprio perché non si ferma davanti al linguaggio\, ma vi si immerge fino ad estrarne i concetti fondanti\, perché –  come recita il titolo di una sua recente lectio magistralis al festival della filosofia – ha “fatto voto di vastità”… Vedremo un Bergonzoni sempre anarchicamente comico\, ma questa volta\, molto più critico e polemico verso la realtà e i suoi assedi. \nAlessandro Bergonzoni è un comico\, scrittore\, autore e attore di teatro italiano.\nGià dai suoi primi lavori teatrali\, Bergonzoni sviluppa i temi comici che caratterizzeranno il suo stile inconfondibile: l’assurdo comico e la capacità di “giocare” col linguaggio in situazioni surreali e paradossali. Il suo debutto avviene con lo spettacolo Scemeggiata (1982)\, a cui seguono successi come La saliera e l’ape Piera (1985)\, Non è morto né Flic né Floc (1987)\, Le balene restino sedute (1988) Anghingò (1992) La cucina del frattempo (1994) Zius (1997) Madornale 33 (1999) Predisporsi al micidiale (2004)\, Nel (2007). \n… la mia mente è aperta davanti al pubblico: mi squarto e ne faccio un’autopsia comica e ho la necessità di essere creativo non giornalistico o parodistico\, soprattutto in quest’epoca dove sembra che tutto debba essere denuncia o spiegazione; ma nell’arte\, al contrario\, le parole devono servire all’impossibile\, alla complicazione della mente\, devono permettere solo di andare altrove…  (Alessandro Bergonzoni)
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SUMMARY:Trio Caravaggio
DESCRIPTION:25 novembre 2010 ore 21 \nFrancesco Cerrato – violino\nStefano Cerrato – violoncello\nPaolo Gilardi  – pianoforte \nConcerto in collaborazione con gli Amici della Musica di Udine. \nProgramma\nLudwig Van Beethoven / Trio op. 97 in si bemolle Maggiore “L’arciduca”\nFranz Schubert / Trio O. 99 D. 898 in sib Maggiore \n“Trio intenso e vibrante'”\, “Eccellente l’intesa musicale e la profondità della ricerca del Trio Caravaggio”\, “Il Trio che incanta”: ecco come alcuni critici definiscono il Trio Caravaggio nelle recensioni su importanti quotidiani italiani. Vincitori di premi internazionali come il Concorso Internacional de violoncelo “Lluis Claret”\, il Concorso Internazionale pianistico “Camillo Togni”\, il “Concorso Internazionale di Musica da Camera” di Caltanissetta e “Vittorio Gui” di Firenze\, il Trio si è formato alla scuola di Alexander Lonquich\, Konstantin Bogino\, Pavel Vernikov\, David Geringas e si è esibito nelle più importanti città europee e internazionali (Parigi\, Basilea\, Klagenfurt\, Salisburgo\, Neubrandenburg\, Helsinki\, S. Pietroburgo\, New York\, Sao Paulo\, Tokyo).
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SUMMARY:Piero Sidoti Trio / Genteinattesa
DESCRIPTION:5 novembre 2010 ore 21 \nPiero Sidoti – voce e chitarra\nGiuseppe Battiston – voce\nPiero Ponzo – clarinetto e sax\nNicola Negrini – contrabbasso \nGenteinattesa è un titolo vagamente beckettiano. Rimanda a persone anonime che stazionano nell’incertezza\, aspettando che arrivi il loro treno-Godot.\nE intanto\, in quella pausa di sospensione\, affidano alla fertilità dell’immaginazione disincantata la linea della loro resistenza ingegnosa. \nPiù che vivere al centro\, è gente comune che sopravvive ai margini e proprio lì\, in quelle periferie dell’animo e della società\, affina una propria particolare sensibilità\, capace di rubare alle cose attimi unici di emozioni e pensieri\, per piccole storie quotidiane intrise di irripetibile originalità umana. In 12 tracce si disegna una galleria irresistibile di ritratti umani\, con personaggi defilati\, rimossi\, disattesi: la prostituta di “venere nera”\, un vecchio ballerino in disarmo\, un acrobata\, un prigioniero\, un musicista\, un giovane precario a vita. Quasi un concept album: debitore\, in molti tratti della tradizione del “teatro canzone”\, sui disagi e le contraddizioni di una generazione e di un’epoca.
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SUMMARY:Il Mistero Buffo di Dario Fo (ps: nell’umile versione pop)
DESCRIPTION:1 novembre 2010 ore 21 \ndi Paolo Rossi\nriduzione e adattamento di Paolo Rossi e Carolina De La Calle Casanova\nregia Carolina De La Calle Casanova\ncon Paolo Rossi\ncon la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini\nmusiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila\nproduzione La Corte Ospitale – Compagnia del Teatro Popolare\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nPaolo Rossi\, giullare dei nostri giorni inaugura la stagione numero 14\, con una strepitosa “umile versione pop” del Mistero Buffo\, il capolavoro che contribuì ad assegnare il Nobel per la Letteratura 1997 al suo autore e interprete\, Dario Fo.\nMistero buffo è un insieme di monologhi incentrati sul grammelot\, una lingua inventata nella quale riecheggiano sonorità dialettali del Nord Italia e che contribuisce a riprodurre lo stile irriverente delle messe in scena dei giullari e dei cantastorie medioevali. Dario Fo attualizza così la figura del giullare\, interprete dei malumori del popolo e rilegge in chiave buffonesca i misteri religiosi rovesciando il punto di vista di chi ascolta e denunciando così le mistificazioni di avvenimenti storici e letterari che si sono succedute nel corso dei secoli.\nIl comico monfalconese rivisita e aggiorna i misteri di Fo\, per una nuova e gloriosa pagina del suo Teatro Popolare\, un teatro che vuole “rianimare” le coscienze\, giocare con il pubblico\, improvvisare\, senza mai perdere di vista la lezione dei classici e della tradizione. \n“Questo mio Mistero Buffo (che non è mio\, ma a tutti ormai appartiene) vuole essere un omaggio al mio maestro Dario Fo\, e\, nella mia umile versione pop\, alla strada\, che tuttora io frequento.\nNon potendo Dario né imitarlo né copiarlo\, né fingere\, d’essere altro da me\, sarà un viaggio che spero con le repliche il pubblico migliori\, così come fece\, mi disse Dario\, con il suo Mistero.\nEssendo questo mio lavoro anche frutto della mia ricerca sul nuovo Teatro Popolare\, metto questo spettacolo finora a disposizione di chi ancora sogna\, lotta e ha voglia di cambiare”. Paolo Rossi
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SUMMARY:Manca solo la domenica
DESCRIPTION:21 aprile 2010 ore 21 \nLicia Maglietta – con Vladimir Denissenkov\, grande maestro del bayan\, la peculiare fisarmonica russa – chiude la stagione del Teatro Pasolini di Cervignano con Manca solo la domenica \nEsistono amori che non danno la felicità ma…se ne possono vivere altri!\n“Il problema era serio\, con quel cotogno tra i piedi come continuare nella solita vita che ogni giorno la portava fuori casa\, in altri paesi\, anche molto lontani?”\nMa Borina\, all’anagrafe Liboria Serrafalco sposata Liuzzo\, trasforma\, trasforma tutto fino all’estremo\, fino in fondo.\nLa sua vulnerabilità non è stata rispettata e lei si riappropria di tutto e di tutti.\nAndare lontano dalla propria casa.\nFantasticare una vita di sentimenti amorosi e luttuosi.\nDesiderare passioni\, amori e soprattutto uno status\, riconosciuto da tutti\, da poter portare dipinto sulla faccia come una voglia di fragola.\nE se la realtà le impedisce di continuare a vivere tutto questo Borina non se ne preoccupa: pianifica.\nCome una straordinaria attrice dal lunedì al sabato accanto alla sua vita piatta e prevedibile come quella di tutto il paese\, ne affianca un’altra fatta di tournée in altri luoghi nel suo ruolo di VEDOVA!\nL’unico cruccio resta la domenica.\nSì\, manca solo la domenica…
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SUMMARY:Carmen
DESCRIPTION:1 marzo 2010 ore 21 \nballetto in due atti\nda un racconto di Prosper Merimée\ncon i danzatori di Balletto del Sud\nscene Francesco Palma\nmusiche Bizet\, Albéniz\, Chabrier\, Massenet\ncoreografia Fredy Franzutti\nproduzione Balletto del Sud \nspettacolo in collaborazione con Circuito danza FVG/a.Artisti Associati \nCarmen\, balletto in due atti\, è la nuova creazione di Fredy Franzutti per la sua compagnia Balletto del Sud; dramma della passione e della seduzione ispirato al romanzo breve di Prosper Merimée e all’opera lirica di George Bizet. Il coreografo pone l’eterna vicenda passionale tra il brigadiere dei dragoni\, Don Josè\, e la bella ma volubile gitana\, Carmen\, sotto l’egida inaffidabile e simbolica del destino sostenuto dalla superstizione e dai dettami di una passione divorante. Un destino che incombe funesto su Don Josè\, interpretato con raffinata sensibilità dal cubano Carlos Montalvan ma soprattutto su Carmen\, interpretata da Enada Hoxha\, che rivendica una vita vera e libera al riparo da codici di comportamento e compromessi.\nAlle musiche di Bizet si affiancano opere di altri autori (Albeniz\, Chabrier e Massenet) tessute con arte\, nella trama dell’opera\, a scopo narrativo e didascalico. Come il narratore Merimée\, Franzutti\, archeologo curioso dei costumi locali iberici\, immerge la vicenda in una atmosfera orientaleggiante – supportata da sontuosi costumi e raffinate scene – che coniuga musica e danza come parti indissolubili di un’unica opera. Così Carmen restituisce il breve racconto d’amore e morte\, nella tradizione di Tristano e Isotta\, rinnovato da una passione esclusiva e implacabile che trasforma un giovane sottoufficiale in bandito e assassino. Carmen rappresenta non solo l’esaltazione di una passione che allieta la vita per un breve momento\, ma anche e soprattutto un inno alla libertà. \nBalletto del Sud Compagnia nata nel 1995\, fondata e diretta da Fredy Franzutti. Riconosciuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nel ’99\, il Balletto del Sud\, è oggi una delle più apprezzate compagnie di danza in Italia. Nella sua attività si è arricchita di un repertorio di ventotto produzioni comprendente i grandi titoli della tradizione classica (Il Lago dei Cigni\, La bella Addormentata\, Lo Schiaccianoci\, Romeo e Giulietta\, Sheherazade\, L’Uccello di Fuoco) coreografati da Fredy Franzutti e impreziositi dalla partecipazione di numerose étoile ospiti come Carla Fracci\, Lindsay Kemp\, Alessandro Molin\, Xiomara Reyes.
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SUMMARY:Claudio Cojaniz A.P.Trio ‘09 / Indigo
DESCRIPTION:22 febbraio 2010 ore 21 \nClaudio Cojaniz –  pianoforte\nAlessandro Turchet –  contrabbasso\nLuca Colussi – batteria \nIndigo è il nuovo progetto che Claudio Cojaniz\, pianista e compositore\, ha realizzato assieme al contrabbassista Alessandro Turchet e al batterista Luca Colussi. Si tratta di un percorso emozionale ed evocativo «in nove lune”\, immerso nei giochi d’ombre e luci che quel paesaggio sa creare. Il viaggio è quello compiuto da Willy\, un bambino particolare\, una creatura in contatto ipersensibile con le energie a cui danno vita i siderali bianchi e i caldi neri. Un eterno Orfeo che suona un pianoforte lunare!\nDopo gli studi accademici di pianoforte e composizione\, Claudio Cojaniz intraprende un’intensa attività di compositore coronata da numerose opere\, come: Apèiron per vibrafono e 15 strumenti\, Spheres per orchestra\, Quartetto Caleidoscopico con il Quartetto Italiano di Sassofoni\, Memories\, scritta per orchestra a microintervalli e commissionata dall’Orchestra Scarlatti\ndi Napoli\, Der Siebente Ring\, per il Contempo Ensemble. Fra le sue più recenti registazioni ci sono Intermission Riff\, per piano-solo\, Polene\, suite in 6 parti per piano-solo\, dedicata al mare\, Marmaduke\, con A. Balanescu al violino. È intensa anche la sua attività di jazzista\, compositore per il cinema\, il teatro\, i cartoni animati.
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SUMMARY:Festa di famiglia
DESCRIPTION:17 febbraio 2010 ore 21 \nda testi di Luigi Pirandello\ndrammaturgia e regia Manuela Mandracchia\, Alvia Reale\, Sandra Toffolatti\, Mariangeles Torres\ncon Fabio Cocifoglia\, Anna Gualdo\, Manuela Mandracchia\, Diego Ribon\, Sandra Toffolatti\, Mariangeles Torres\ncollaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri\nuna produzione Mitipretese\, Mercadante Teatro Stabile di Napoli\, Artisti Riuniti \nFesta di famiglia nasce da un originale assemblaggio di testi di Luigi Pirandello: sette commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi vengono tagliate e cucite assieme a dare vita ad un unico testo. Artefice di questo capolavoro di ingegneria narrativa è un altro conterraneo di fama di Pirandello\, lo scrittore Andrea Camilleri\, che offre con questo lavoro di abile copia-e-incolla la sua preziosa e straordinaria collaborazione alla giovane compagnia Mitipretese. Dopo il riuscito esperimento di Roma ore 11  – spettacolo che l’ha affermata in Italia\, molto apprezzato anche a Cervignano\, due stagioni fa  – la compagnia si ripropone nell’intento di proseguire la ricerca testuale e scenica intrapresa in team da quattro attrici bravissime come Manuela Mandracchia\, Alvia Reale\, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres. Soggetto e oggetto della nuova indagine del quartetto rimane la figura femminile\, mentre si sposta il punto di vista: non più il mondo del lavoro\, come era per  Roma ore 11\, ma le donne viste attraverso il filtro della loro vita in famiglia.\nFesta di famiglia è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare. Il pretesto per parlarne è il compleanno di una madre di sessanta anni festeggiata dalle sue tre figlie\, ma sotto il velo di questa riunione in un interno borghese si celano le forme segrete della coercizione\, della prevaricazione\, della violenza quotidiana esercitata contro le donne nelle stanze più intime e quotidiane della casa e della famiglia. C’è la molestia sessuale del padre verso la figliastra dei Sei personaggi in cerca d’autore\, il marito segregatore di Questa sera si recita a soggetto\, il manipolatore di personalità de L’amica delle mogli.\n“Attraverso Pirandello – dichiarano le autrici-attrici – abbiamo voluto raccontare una storia contemporanea: un punto di vista sulla famiglia che sembra superato per la nostra società evoluta\, ma che invece rispecchia ancora fedelmente quello che siamo”.\n\nAndrea Camilleri Regista\, autore teatrale e televisivo e saggista. Sin dal ’49 lavora come regista e sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome alle più note produzioni poliziesche della tv italiana: dal tenente Sheridan al commissario Maigret con Gino Cervi. Col passare degli anni ha affiancato a questa attività quella di scrittore; è stato autore di importanti romanzi di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell’isola. Il grande successo è arrivato con l’invenzione del Commissario Montalbano.
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SUMMARY:Italiani\, italieni\, italioti
DESCRIPTION:7 febbraio 2010 ore 21 \ndai testi di Michele Serra\nregia e drammaturgia Giorgio Gallione\ncon Ugo Dighero e la Banda Osiris – Sandro Berti\, Gianluigi Carlone\, Roberto Carlone\, Giancarlo Macrì\nscene e costumi Guido Fiorato\nluci Aldo Mantovani\nmusiche originali e arrangiamenti Banda Osiris\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \nItaliani\, Italieni\, Italioti nasce dai testi di Michele Serra\, commentatore\, editorialista e curatore de L’amaca\, la seguitissima rubrica fissa di Repubblica dove Serra descrive\, sempre con garbata ironia\, vizi e costumi della politica e della società italiana.\nTutto questo materiale si trasforma in monologhi\, canzoni\, rime\, ballate che raccontano\, irridono\, svelano\, sottolineano la faccia ipocrita e arrogante dell’Italia. Un’esilarante e corrosiva radiografia del nostro Paese\, costruita sugli scritti\, le poesie\, le “satire” e i breviari comici di Michele Serra. Un esorcismo per musica e parole per cantare le assurdità\, i paradossi\, le vanità rovinose di noi “italiani\, italieni\, italioti”. Uno spettacolo dove il rumore del caos dei nostri tempi diventa una sinfonia di risate amare.\nAffidandosi al loro proverbiale e stralunato humour\, al trasformismo dei loro camaleontici strumenti musicali\, alla forza della fantasia e a un indomabile spirito beffardo\, i quattro professori della Banda Osiris\, affiancati in questa avventura dal talento bizzarro e virtuosistico di Ugo Dighero\, costruiscono uno spettacolo a cavallo tra un moderno canzoniere politico e un’Opera da tre soldi di italica fattura. Una partitura eccentrica dove le invenzioni musicali e linguistiche si intrecciano\, canzonatorie\, per costruire un varietà contemporaneo dove il comico cerca di essere ancora eversivo e il grottesco cerca di svelare l’inessenziale\, il contraffatto e il superfluo. \nBanda Osiris Considerata la massima espressione in Italia della comicità nel teatro musicale\, la Banda è composta da: Sandro Berti\, Gianluigi Carlone\, Roberto Carlone e Giancarlo Macrì. Accanto al teatro\, Banda Osiris si  è affermata anche sul piccolo schermo\, scritto ed eseguito colonne sonore per il teatro\, documentari e cinema\, e nelle ultime stagioni ha contribuito al successo della trasmissione domenicale di Serena Dandini Parla con me. \nUgo Dighero Fondatore del gruppo Broncoviz insieme a Maurizio Crozza\, Marcello Cesena\, Carla Signoris e Mauro Pirovano\, nel 1999 inizia la collaborazione con la Gialappas Band\, appare in serie televisive come Un medico in famiglia\, nelle cinque edizioni di RIS\, delitti imperfetti e al cinema. \n“Mi è spesso capitato\, scrivendo\, di sghignazzare o commuovermi nel giro di mezza frase appena. Non vedo perché lo spettatore\, che tra l’altro è molto più rilassato di me\, non possa farlo con uguale elasticità d’animo e di sguardo.”\nMichele Serra \nMonologhi\, canzoni\, rime\, ballate che raccontano\, irridono\, svelano\, sottolineano la faccia ipocrita e arrogante dell’Italia. Un’esilarante e corrosiva radiografia del nostro paese\, costruita sugli scritti\, le poesie\, le “satire” e i breviari comici di Michele Serra. Un esorcismo per musica e parole per cantare le assurdità\, i paradossi\, le vanità rovinose di noi “italiani\, italieni\, italioti”.  Uno spettacolo dove il rumore del caos dei nostri tempi diventa una sinfonia di risate amare. \nLo spettacolo alterna due strutture narrative: la prima costruita sui pensieri e le riflessioni di un uomo (di sinistra) che si interroga sull’oggi\, sulla situazione del proprio paese\, attraverso riflessioni intime\, inquietanti\, a volte dolorose. Sono i testi tratti dalla rubrica quotidiana che Michele Serra scrive per Repubblica\, l’Amaca\, usando il materiale che la cronaca\, la politica\, il costume gli offre a ritmo\, purtroppo\, forsennato. La seconda costruita con numeri di taglio più satirico\, manipolando tutti i pezzi che caratterizzano la collaborazione con “L’Espresso” – “Satira preventiva” – in cui l’autore disegna un mondo in bilico tra le goffe mani della scimmia umana.\nAffidandosi al proverbiale e stralunato humour\, alla forza della fantasia e all’indomabile spirito beffardo e iconoclasta dei quattro professori della Banda Osiris\, affiancati in questa avventura dal talento bizzarro e virtuosistico di Ugo Dighero (da Mai dire gol ai Ris)\, nasce così uno spettacolo a cavallo tra un moderno canzoniere politico e un’Opera da 3 soldi (euro?) di italica fattura; una partitura eccentrica dove le invenzioni musicali (alla canzone di Dario Fo “Canto degli Italioti”\, che ha ispirato il titolo\, si aggiungono tre titoli di Giorgio Gaber  – “Salviamo ‘sto paese”\,  “Il potere dei più buoni”  e “La legge” – e le composizioni originali della Banda Osiris) e quelle linguistiche si intrecciano\, canzonatorie\, per costruire un varietà contemporaneo dove il comico cerca di essere ancora eversivo e il grottesco cerca di svelare l’inessenziale\, il contraffatto e il superfluo.\nUna fungaia di assurdità\, paradossi criminali e crimini paradossali\, tra televisione spazzatura\, un corso di razzismo\, le celebrazioni per il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità dì’Italia\, le deliranti proposte per il nuovo inno nazionale\, il contributo italiano al G 20\, in un esercizio di frenetica\, esilarante comicità.\nGiorgio Gallione
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