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SUMMARY:La domanda della regina
DESCRIPTION:martedì 6 febbraio 2018\, ore 21 \ndi Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti\nregia Piero Maccarinelli\ncon Emanuele Fortunati\, Ester Galazzi\, Francesco Migliaccio\nscene e costumi Andrea Stanisci\nluci Alessandro Macorigh\nmusiche Antonio Di Pofi\nuna produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \n«Why did nobody notice it?» : ecco la domanda della Regina che da’ il titolo alla commedia con protagonista la compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  La Regina Elisabetta rivolse quella fatidica domanda –  “Come mai nessuno si è accorto di tutto ciò?”  al gotha della finanza mondiale presente\, durante una conferenza alla London School of Economics: perché il crollo della Lehman Brothers del 2008  – che aveva fatto perdere alla Corona 18 milioni di sterline – era stato così imprevedibile e gli esperti non erano riusciti a valutarne il rischio globale? \nLa domanda della regina è una pièce opera di un sodalizio inedito e funzionale fra un drammaturgo di rango come Giuseppe Manfridi e un fisico-imprenditore\, Guido Chiarotti\, e parla del nostro sistema economico e finanziario attraverso l’incontro fortuito fra tre personaggi.\nSeguendo il loro rapporto\, il pubblico si troverà a seguire le teorie di Darwin o gli errori di due grandi economisti americani come Reinardt e Rogoff\, il sistema delle vincite al totocalcio e gli otto individui al mondo che sono più ricchi di metà degli abitanti della terra. Rifletterà sulla borsa di New York e sulla necessità dell’uomo di scommettere: gioco\, perdita\, debito\, colpa\, oppure anche vittoria\, ricchezza\, certezza. \n«Di fronte all’incertezza radicale dell’uomo cieco che immerso nella folla\, affronta il destino\, non ci resta che un espediente: consapevoli che il nostro giudizio individuale non vale nulla\, cerchiamo di ricorrere al giudizio del mondo che forse è meglio informato. Così si fissa il prezzo di un’azione in borsa o il tasso di interesse: cercando di indovinare la direzione della folla\, mentre siamo smarriti in mezzo a quella stessa folla che noi stessi siamo.\nDue uomini alla fine di una cena per l’inaugurazione di una libreria sono rimasti nel ristorante.\nIl Professore\, sessantenne autorevole e solo\, colto di una cultura enciclopedica e dai mille interessi\, e Dario un giovane pubblicista e trainer in una palestra. Non sembrano avere punti in comune\, se non quello di fumare un’ultima sigaretta.\nPresto intuiamo che Dario ha un problema e che vorrebbe parlarne con il professore per trovare una opinione autorevole e saggia che lo aiuti a risolverlo.\nInizia una conversazione su due livelli\, variegata e brillante\, durante la quale alle domande di Dario vengono restituite risposte articolate e complesse.\nProprio sulla differenza di complesso e complicato si gioca gran parte del loro rapporto. Fino all’arrivo di una donna che entrambi conoscono\, ma uno come Anna e l’altro come Lisa.\nÈ la stessa donna\, ma nessuno dei due sa che l’altro la conosce.\nSi moltiplica con il suo arrivo il gioco della complessità.\nTutto il testo è sapientemente costruito come un elegante gioco\, in cui la tessitura linguistica e i rapporti verbali creano le dinamiche fra i personaggi.\nIl linguaggio e le conoscenze\, la cultura dei tre\, è il terreno per un incontro che non troverà soluzioni oggettive\, ma genererà altri punti di vista\, altra complessità\, senza la possibilità di una soluzione definitiva e oggettivante.\nAlcune domande otterranno delle risposte\, ma solo parziali e il gioco come è cominciato riprenderà\, generando nuove domande che non potranno avere risposta\, così come non sapremo mai se il misterioso commensale evocato dai tre come beneficiario di una vincita miliardaria al totocalcio\, sia e in che modo coinvolto con Annalisa.\nIl testo di Manfridi-Chiarotti è un sofisticato e ironico play dove la parola – da quella della scienza a quella della matematica\, della filosofia\, a quella della poesia – costituisce la struttura portante”.\nPiero Maccarinelli
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SUMMARY:LINO STRAULINO in concerto: omaggio a Leo Zanier
DESCRIPTION:giovedì 1 febbraio 2018\, ore 21 \nLINO STRAULINO voce e chitarra\nALVISE NODALE chitarra acustica\nTONY LONGHEU chitarra elettrica\nSIMONE SERAFINI contrabbasso\nALESSIO BENEDETTI percussioni\nspecial guest: FRANCO GIORDANI voce\,chitarra e mandolino \nLino Straulino è un musicista atipico e davvero originale nella scena friulana; carnico doc\, solitario e schivo\, dedica da anni il suo impegno alla chitarra e alle sue ballate di ispirazione folk e blues\, spesso accompagnate da un cantato assolutamente personale e profondamente legato alla sua matrice etnica.\nHa realizzato numerosissimi lavori discografici e progetti che restituiscono la sua essenza legata alla montagna\, alle solitudini e al migrare della sua gente\, e alla grande cultura popolare della Carnia e dei suoi poeti.\nTra questi\, recentemente scomparso\, il grande Leonardo Zanier\, da Maranzanis di Comeglians\, emigrante e viaggiatore in un mondo di cui ha saputo dipingere\, in versi e in prosa\, i tratti più critici\, crudi e drammatici\, e comunque essenziali sia dal punto di vista umano sia sociale.\nA Zanier il cantautore carnico dedica questa serata proponendo numerose sue poesie incastonate nella sua musica calda e fraterna; un modo per contribuire ancora una volta a diffonderle e a renderle eterne.
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SUMMARY:Pueblo
DESCRIPTION:venerdì 19 gennaio 2018\, ore 21 \nuno spettacolo di Ascanio Celestini\ncon Ascanio Celestini e Gianluca Casadei\nsuono Andrea Pesce\nuna produzione Fabbrica \nin co-produzione con RomaEuropa Festival 2017 e il Teatro Stabile dell’Umbria \nPueblo è una commedia umana ambientata dietro alla cassa di un supermercato e dietro al bancone di un bar di periferia\, fra barboni\, prostitute\, commesse\, zingari\, giocatori d’azzardo. Ascanio Celestini\, il cantore con spirito da antropologo diventato uno dei narratori civili più originali della scena italiana\,  torna a Cervignano e ci porta ai margini del mondo\, in un viaggio folgorante dentro luminose fragilità e prodigiose voglie di riscatto. \n“Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame\, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene\, un africano\, facchino in un grande magazzino. E poi il padre di Domenica\, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina\, bambino anche lui\, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono\, si incrociano\, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia\, di quelli con le slot machine\, dove in qualche maniera tutti finiscono. \nA me interessava raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso\, di tremendo\, di violento. Quando quello che accade\, insomma\, si trasforma in una notizia.\nE invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti\, sono deboli anche quando sono cattivi\, sono deboli anche quando sono colpevoli”.\nAscanio Celestini
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SUMMARY:UDIN&JAZZ BIG BAND in concerto
DESCRIPTION:giovedì 11 gennaio 2018\, ore 21 \nDal lavoro e dall’impegno di una ventina di giovani e giovanissimi musicisti della regione\, che dedicano il loro tempo allo studio e al perfezionamento delle rispettive abilità nell’ambito della musica jazz\, nasce un paio di anni fa questo progetto che il Festival Udin&Jazz ha fatto proprio\, decidendo di sostenerlo con forza\, dando modo ed occasione di esibirsi e di far crescere il potenziale davvero importante del gruppo.\nSono nate da questa volontà una serie di produzioni tutte basate su musiche originali di membri della band\, che spesso hanno goduto della collaborazione di importanti frontman ospiti quali Soweto Kinch o Francesco Bearzatti\, e che hanno dimostrato il valore del progetto e la sua estrema qualità\, testimoniando il livello raggiunto dai musicisti regionali nel jazz\, con un prodotto che non sfigura al confronto con analoghe formazioni di gran tradizione a livello europeo e oltre.\nUn abbraccio ed un incoraggiamento dunque a questi meravigliosi ragazzi e al loro impegno nel portare la loro musica nelle nostre piazze e sale\, con grande professionalità e una non comune creatività.
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SUMMARY:Il canto e la fionda. Pensiero e vita civile di David Maria Turoldo
DESCRIPTION:lunedì 8 gennaio 2018\, ore 21\n\nun progetto di Fabiano Fantini e Massimo Somaglino\ndrammaturgia e regia di Massimo Somaglino\ncon Fabiano Fantini\ne Irene Canali\, Miriam Costamagna\, Daniele Palmeri\, Giacomo Segulia\, Mauro Sole\, Francesco Tozzi\, Francesca Zaira Tripaldi\nmusiche Claudia Grimaz e Gianluigi Meggiorin\ncollaborazione artistica Alessandra Asuni e Maia Cornacchia\nassistente alla regia Simona Persello\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di Comune di Sedegliano / Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\n\nIl 30 ottobre del 1938 a Vicenza il ventiduenne Giuseppe Turoldo\, ultimo figlio della più povera famiglia di Coderno di Sedegliano\, emette la sua “professione solenne”\, assumendo definitivamente il nome di ‘David’\, pastore e poeta biblico.\n“I salmi e la fionda erano già\, così\, nel suo destino”\, commenterà successivamente il suo fraterno amico di una vita\, padre Camillo De Piaz.  Dalla fionda di David lungo l’arco della sua vita partiranno macigni\, e sulla sua strada i Golia non sarebbero mancati. \nIl canto e la fionda intende raccontare soprattutto il Turoldo civile e politico\, e conseguentemente profondamente cristiano\, uomo della coerenza assoluta tra il dire e il fare per la credibilità del Vangelo\, della difesa della Chiesa come casa di tutti gli uomini\, della centralità dei poveri come origine del proprio credo\, della ricerca continua di un Dio a contatto con la gente. \nIn scena – Massimo Somaglino e Fabiano Fantini\, a cui si deve questo progetto che ci riavvicina alla figura di Turoldo\, a cent’anni dalla sua nascita – hanno riunito un gruppo di giovani attori\, visti come veri portatori\, oggi come sempre\, delle istanze di speranza e di presenza civile\, per una rappresentazione fisica e partecipata delle parole di padre Turoldo. Una adesione sentita e profetica\, in rapporto con la società di oggi\, della quale padre David già vedeva le storture e prevedeva gli sviluppi. \n“La ricchezza va sempre più concentrandosi nelle mani di pochi. E sarà sempre più grave.”\n“Ordine non è quando va bene solo per te o solo per me ma per te e per me insieme.”\n“L’America del sud è un cortile dell’America del nord dove io ho il diritto di fare ciò che voglio.”\n“La Costituzione non è mai stata applicata\, parlano di cambiarla senza averla neanche applicata.”\n“Il terrorismo è un figlio naturale del sistema. Non è forse terrorismo bombardare le città?”\n“L’industria di guerra serve a pochi\, a quelli che comandano. L’industria di pace serve a tutti\, e perciò non interessa.\nDavid Maria Turoldo\n\nDavid Maria Turoldo è stato un religioso e un poeta italiano\, sacerdote nell’Ordine dei “Servi di Santa Maria”. “Coscienza inquieta della Chiesa”\, come è stato definito\, è una delle figure che hanno contribuito al cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900.\nNacque nel 1916 a Coderno\, da famiglia poverissima e molto religiosa.\nDecisiva nella sua biografia è stata l’esperienza di Casa Emmaus\, una piccola comunità che fondò nell’antica ex abbazia  cluniacense di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte\, un centro di studi aperto anche a persone atee e di altre fedi\, come quella islamica\, all’insegna di un ecumenismo radicale.
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SUMMARY:DAVID RIONDINO e DARIO VERGASSOLA La Traviata delle Camelie
DESCRIPTION:mercoledì 20 dicembre 2017\, ore 21 \nLa Traviata delle Camelie\nMarguerite e Violetta: donne sull’orlo di una crisi respiratoria\ncon DAVID RIONDINO e DARIO VERGASSOLA\nUn viaggio attraverso musica e letteratura da “La Traviata” di Verdi a “La Dama delle Camelie” di Dumas.\nLo spettacolo si snoda sull’interazione tra David Riondino (il fine dicitore della storia)\, Dario Vergassola (l’incredulo spettatore di tanta vicenda)\, la cantante (una Traviata che si racconta attraverso le famose arie) e la musica originale di Giuseppe Verdi arrangiata per ensemble da camera\, attraverso una serie di situazioni drammatiche (la vicenda lo impone) ma anche dissacranti.\nE così “La traviata delle camelie” vede impegnato un compìto David Riondino nel difficile tentativo di ripercorrere la storia di Violetta e Alfredo\, accompagnato dalle musiche di Giuseppe Verdi eseguite dal vivo dall’ensemble composto da: Fabio Battistelli al clarinetto\, Augusto Vismara al violino\, Riviera Lazeri al violoncello e dalla splendida voce di Beibei Li\, soprano. Un implacabile Vergassola\, nel ruolo di disturbatore\, ironizzerà\, ridicolizzando\, azzardando (a volte non troppo) parallelismi con storie e vicende recenti dando sfoggio della sua irresistibile comicità.(…)\nUn’ora e mezza di spettacolo puro che saprà strappare risa e applausi al pubblico di Cervignano\, come sempre accade nelle performance dei due brillanti giullari delle nostre scene.
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SUMMARY:Social Comedy
DESCRIPTION:venerdì 15 dicembre 2017\, ore 21 \ndi Maurizio Zacchigna\nregia Marko Sosič\ncon Marcela Serli\, Roberta Colacino\, Manuel Buttus\, Daniele Fior\, Adriano Giraldi\, Maurizio Zacchigna\nuna produzione Mamarogi\ncon il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia \nspettacolo realizzato in collaborazione con la rassegna Teatro nei Luoghi 2017 \nQuattro operatori sociali estremamente variopinti\, la loro capa estremamente autorevole\, un drammaturgo estremamente sperduto\, un poliziotto gentile sempre in vivavoce e un’anziana signora…. (del Ku Klux Klan?) E poi rifugiati afgani di cui si parla sempre ma che non si vedono mai. Due giornate ricche di tensioni\, colpi di scena\, equivoci\, incontri\, scontri\, tragedie annunciate\, tragedie evitate\, un amore etero e una storia omosessuale.\nIl testo\, secondo classificato al concorso Fortunedautore 2016\, è stato commissionato all’autore dall’ICS\, Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio rifugiati. La drammaturgia è frutto di incontri\, interviste\, presenze nei luoghi di accoglienza e di confronto quotidiano con gli operatori dell’ICS\, assieme ai quali proporremo ogni sera a fine spettacolo un momento di dialogo e scambio con il pubblico.\nDi fronte all’ondata xenofoba e razzista che monta nel corpo sociale noi vogliamo affrontare questa battaglia di civiltà utilizzando il teatro.\nE vogliamo farlo insieme a voi… ridendo !
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SUMMARY:Le quattro stagioni_From Summer to Autumn
DESCRIPTION:mercoledì 29 novembre 2017\, ore 21 \ncoreografia Marta Bevilacqua\, Roberto Cocconi\nassistenti alla coreografia Valentina Saggin\, Luca Zampar\ncon Luisa Amprimo\, Marta Bevilacqua\, Luca Campanella\, Roberto Cocconi\, Angelica Margherita\, Daniele Palmeri\, Marco Pericoli\, Andrea Rizzo\, Valentina Saggin\, Anna Savanelli\, Luca Zampar\ndisegno luci Daniela Bestetti\nmusica The Four Season\, recomposed by Max Richter\, P. Marino\, F. Albanese\nuna coproduzione Arearea/Mittelfest 2016 \nDieci danzatori\, due stagioni: Estate e Autunno. Arearea si misura con Le Quattro Stagioni di Vivaldi riscritte da Max Richter. Freschezza e nostalgia\, sorrisi e cadute rendono il lavoro un elogio alla vita.\nL’Estate è il femminile\, è soprattutto il nostro attaccamento alla realtà sensuale del mondo. Ne assaporiamo la quiete dopo una tempesta. La tempesta\, così sceglie di aprire Vivaldi\, crea un incantevole disordine. E che pace\, e che frescura\, e che desiderio di ascoltare ogni minimo impulso naturale. Nulla è inutile\, ricorda Camus in “Estate e altri scritti solari”\, tutto può servire a nascere una nuova volta.\nMarta Bevilacqua\nAutunno\, è tempo di transizione\, tempo per rivolgersi all’interno\, passaggio tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile. E così uno sparuto gruppetto di uomini tergiversa sui suoi passi\, attardando il più possibile ogni piccola decisione\, ponderando che la separazione tra gli opposti prima o poi si assottiglierà fino a scomparire.\nRoberto Cocconi \nQualche parola sulla composizione è doverosa.\nI primi quattro concerti grossi sono stati composti da Vivaldi  nel 1727\, e riscritti da Max Richter\, compositore tedesco cresciuto in Inghilterra e da quattro anni in pianta stabile a Berlino\, in un Cd per la Deutsche Grammophon (Recomposed by Max Richter-Vivaldi\, The Four Seasons)\, nel 2015.\nRicomporre Le Quattro Stagioni\, un’idea folle. Far convivere ambient music ed elettronica con il più popolare concerto della storia della musica\, un sacrilegio.\n“Non c’era bisogno di riscrivere Vivaldi\, sono d’accordo con lei”\, dice Richter alla stampa \, “ma si trattava di un’esigenza personale. Sono sempre stato innamorato delle Quattro Stagioni\, fin da piccolo. Poi crescendo ho incominciato a sentirle ovunque\, nei centri commerciali e negli ascensori\, nelle segreterie telefoniche e in pubblicità. Ad un certo punto ho smesso di amarle\, le ho odiate anzi. Riscriverle è stato come guidare attraverso un meraviglioso paesaggio conosciuto usando una strada alternativa per apprezzarlo di nuovo come la prima volta”. \nIl progetto\nArearea rielabora la sfida del “compositore di protesta” e fa vibrare il suo linguaggio corporeo contemporaneo per il nuovo progetto site specific co-prodotto da Mittelfest 2016. La cicuitazione della creazione è stata sostenuta dalla regione Friuli Veneszia-Giulia\, la Fondazione Crup e diversi comuni del territorio: Udine\, Staranzano\, Pro Loco di Venzone\, Associazione Le scuelute di Castions delle Mure\, comune di Rivignano-Teor.\nPer la versione urbana Arearea ha coinvolto quindici danzatori e articolato uno spettacolo di danza urbana itinerante suddiviso in quattro atmosfere. Ogni stagione una location naturale diversa\, ogni ambiente una qualità di movimento diversa. Marta Bevilacqua e Roberto Cocconi scelgono Estate e Autunno per un adattamento teatrale attraverso tappe residenziali a partire da novembre 2016. \nLe Quattro Stagioni – From Summer to Autumn – il linguaggio\nLa scrittura del gesto ci rivela\, di più e meglio\, delle opere che abbiamo voluto con tutta la nostra forza consapevole. La comprensione del gesto e della sua eccedenza di significati\, è tra le sensibilità più rare.\nD’altra parte il coreografo e il danzatore lavorano nella materia magnifica e futile che si chiama presente e il presente\, si raffigura sempre con un gesto.\nIl nostro è un gesto geografico\, localizzato\, portatore e veicolo di una complessità mediterranea\, che\, non a caso\, danza il richiamo delle Quattro Stagioni. La felicità è tutta qui\, non c’è un altrove. E’ qui che danziamo\, qui ed ora.
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SUMMARY:ODE A TINA Omaggio a Tina Modotti
DESCRIPTION:giovedì 11 novembre 2017\, ore 21 \nSi tratta di uno spettacolo ricco e suggestivo ispirato da un’immagine iconica della grande fotografa e rivoluzionaria friulana che ha saputo ridestare emozioni e ammirazione\, sentimenti trasmessi dal sentito tributo musicale\, vocale e recitativo che costituiscono la motivazione e la forza espressiva dello spettacolo.\nIl regista Ferruccio Merisi\, raccogliendo elementi storici e biografici della vita di Tina e utilizzando i testi della sua vita nella rilettura del drammaturgo Horacio Almada\, ha inteso tessere una trama basata su una struttura musicale che ha trovato il ritmo narrativo nel profondo humus esistente nella letteratura messicana attorno all’artista udinese.\nIn sintonia col regista\, il Maestro Maurizio Baldin ha definito l’itinerario musicale che attinge alle culture di tutti i luoghi attraversati dalla vicenda umana di Tina Modotti\, dalle origini popolari in Friuli\, al jazz americano dei primi anni del secolo\, alle canzoni popolari e le musiche colte del Messico degli anni ’20\, a quelle russe e spagnole\, tedesche ed austriache che caratterizzarono la sua epoca.\nUn quadro emozionante e coinvolgente della storia di una donna friulana che un secolo fa affrontò il mondo e fu protagonista di alcuni dei momenti più intensi e vitali della storia contemporanea\, vissuti come donna\, come artista\, come rivoluzionaria.
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SUMMARY:Copenaghen
DESCRIPTION:martedì 14 novembre 2017\, ore 21 \ndi Michael Frayn\ntraduzione Filippo Ottoni\, Maria Teresa Petruzzi\nregia Mauro Avogadro\ncon Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e con Giuliana Lojodice\nscene Giacomo Andrico\ncostumi Gabriele Mayer\nluci Giancarlo Salvatori\nmusiche Andrea Liberovici\nuna produzione\nCSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Emilia Romagna Teatro Fondazione (1999-2010)\nCompagnia Umberto Orsini / Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, in co-produzione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG (2017) \nA diciotto stagioni dalla rivelazione della prima versione per l’Italia\, Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen\, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn.\nUna nuova co-produzione riporta in scena in un nuovo tour nazionale\, il formidabile duello verbale\, su due fronti bellici contrapposti\, fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg\, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica. \nQuali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? Può il progresso venire condizionato da scelte etiche? Su queste domande cruciali che hanno segnato tutta la storia della scienza si sofferma anche uno straordinario testo teatrale di questi anni\, Copenaghen\, un formidabile thriller scientifico-politico del drammaturgo inglese Michael Frayn\, rappresentato in molteplici allestimenti in tutta Europa. In scena tre grandi interpreti del teatro italiano\, Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice\, diretti dal regista Mauro Avogadro\, si ritrovano al centro di un inquietante processo a porte chiuse\, nel disegno drammatico di un serratissimo faccia a faccia: Copenaghen è infatti una disputa etica e scientifica a tre voci\, densa di angoscianti riflessioni e interrogativi alla vigilia del primo devastante uso della bomba atomica. La vicenda ambientata nel 1941 proprio nella capitale nordeuropea e ricostruisce l’incontro\, in una Danimarca occupata dai nazisti\, di due scienziati\, entrambi Premi Nobel\, un tempo maestro e allievo. Due ex compagni di ricerche costretti dalla guerra a guardarsi come due nemici. L’ebreo danese Niels Bohr e il tedesco Werner Heisenberg (che formulò per primo il  “Principio di Indeterminazione”) si ritrovano così imprigionati in un labirinto di domande che stentano a trovare risposta\, sommerse come sono da ambiguità e dubbi estenuanti sul rapporto fra potere\, scienza e morale.
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SUMMARY:PEPPE SERVILLO & Pathos Ensemble in L’HISTOIRE DU SOLDAT
DESCRIPTION:mercoledì 8 novembre 2017\, ore 21 \nUn percorso a ritroso tra le due guerre mondiali \nNell’anno finale della Grande Guerra\, esule in Svizzera dopo la confisca di tutti i suoi beni a causa della rivoluzione russa\, privo di ogni mezzo di sostentamento\, Igor Stravinskij\, ispirandosi alle fiabe russe di Afanas’ev\, compose L’Histoire du Soldat\, in collaborazione con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz\, anch’egli profugo. La vicenda narra di un soldato che\, tornato a casa in licenza\, viene blandito dal diavolo il quale gli sottrae il violino in cambio di un libro capace di realizzare ogni suo desiderio. In tre giorni tutti i sui sogni si realizzano\, ma al risveglio\, tornato a casa\, si rende conto che sono trascorsi tre anni\, sua moglie si è risposata e il suo posto nel focolare domestico è stato rimpiazzato. Ridiventato povero\, il soldato riprende il cammino del profugo\, giunge nel regno governato da un re la cui figlia malata sposerà chi sarà capace di guarirla. Con il suo violino\, riconquistato al diavolo con uno stratagemma\, seduce la principessa che\, danzando un tango\, un valzer e un ragtime\, cade fra le sue braccia. Il tradizionale lieto fine viene tuttavia rovinato dal diavolo che reclama il violino e l’anima del soldato come stabilito dal patto\, portandoselo via con una marcia trionfale. \nPROGRAMMA\nLettura tratta da un’intervista al pianista S. Fiorentino (1927 – 1998) – S. Rachmaninov Preludio in do diesis minore\, Op. 3\, No. 2 (1873-1943) – N. Lewis Da “Napoli ‘44” Lettura Lo sbarco a Paestum (1908-2003) – M. Bruch Dagli Otto pezzi per clarinetto\, viola e pianoforte Op.83 (1910) (1838 – 1920) N°1 – Andante in la minore\nI. Stravinsky L’Histoire du Soldat (1918) (testi di Ramuz) (1882-1971) Adattamento di PEPPE SERVILLO \nMarche du soldat – Petit air au bord du ruisseau – Pastorale – Marche royale – Petit concert – Tango – Valse – Ragtime – Danse du diable – Grand chorale – Marche triomphale du diable
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SUMMARY:Buon compleanno\, Teatro Pasolini!
DESCRIPTION:BUON COMPLEANNO TEATRO PASOLINI!\nUna giornata di festa per i primi 20 anni di teatro\, \ndanza\, musica\, cinema a Cervignano del Friuli \nSABATO 21 OTTOBRE 2017\nCERVIGNANO\, TEATRO PASOLINI \nore 17.00\, Raccontami una storia\nspettacolo da ascoltare per immaginare ad occhi aperti\ndi e con Roberto Anglisani\nun momento di spettacolo dal vivo\, per bambini e famiglie\netà consigliata: 4-10 anni – ingresso libero \nQuando la scrittura non esisteva e neppure la televisione o il cinema\, allora ci si trovava spesso nella piazza o intorno al fuoco ad ascoltare qualcuno che raccontava storie. Nel corso del tempo\, i moderni mezzi di comunicazione – disegni animati\, immagini ad alta definizione\, effetti speciali – si sono sostituiti a quel narratore. Ciò nonostante\, il semplice racconto orale ha sempre un grande fascino per i bambini.\nRoberto Anglisani è un narratore inesauribile\, un inventore prodigioso di storie fatte solo di parole\, ma che accendono immagini\, fantasie\, ribaltano il tempo e ci fanno volare nello spazio. Raccontami una storia è uno spettacolo di parole ma anche pieno di suoni\, di giochi verbali\, di forma narrative che assomigliano a quelle del cinema\, vanno veloci come un fumetto e raccontano i temi eterni delle grandi narrazioni classiche: le grandi avventure e i grandi sentimenti! \nore 20.30\, Buon compleanno Teatro Pasolini!\nUna serata in onore dei primi 20 anni del Teatro di Cervignano\nconduce la giornalista Martina Riva\ninterventi dal vivo di Laura Marinoni\, Arearea\, Dj Tubet e molto altro…\nIngresso libero (fino ad esaurimento dei posti disponibili) \nE’ possibile riservare un posto scrivendo a:\nbiglietteria@teatropasolini.it o chiamando al numero 0431 370273 \ninfo Associazione Culturale Teatro Pasolini\npiazza Indipendenza 34\n33052 Cervignano\ntel. +39 0431 370273\nfax +39 0431 370591\ninfo@teatropasolini.it
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SUMMARY:Numero primo - Studio per un nuovo Album
DESCRIPTION:9 aprile 2017 ore 21 \ncon Marco Paolini\ntesti Gianfranco Bettin e Marco Paolini\nuna produzione Jolefilm \nMarco Paolini conclude la stagione di prosa con un suo nuovo Album.\nNumero Primo è un nuovo monologo della serie degli Album con cui Paolini ha conquistato le platee italiane negli ultimi vent’anni. Un Album che guarda al futuro\, che si sforza di immaginarne uno. Un Album che parla di una generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Dell’attrazione e della diffidenza verso di essa\, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale.\nQuasi una verifica sull’avverarsi delle più pazze immaginazioni della fantascienza\, dalle videochiamate di 2001 Odissea nello spazio\, ai sottomarini supertecnologici di 20.000 leghe sotto i mari\, alle stupefacenti preveggenze di cui è pieno Le Mille e una notte\, dall’invenzione della password “apriti sesamo” al touch-screen della lampada di Aladino!\nScritto da Marco Paolini assieme a Gianfranco Bettini\, Numero Primo è una storia che racconta di un futuro probabile fatto di cose\, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare. Numero Primo è anche il soprannome del protagonista\, figlio di Ettore e di madre incerta. Ma anche le cose e le bestie hanno voci e pensieri in questa storia.
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SUMMARY:Figli di un dio minore
DESCRIPTION:19 marzo 2017\, ore 21 \ndi Mark Medoff\ntraduzione Lorenzo Gioielli\nregia Marco Mattolini\ncon Giorgio Lupano e Rita Mazza\ne con Cristina Fondi\, Francesco Magali\, Gianluca Teneggi\, Deborah Donadio\nuna produzione a.ArtistiAssociati – OTI Officine del Teatro Italiano \nNon era stato mai ancora messo in scena in Italia il testo teatrale di Mark Medoff reso celebre sul grande schermo dalla coppia da Premio Oscar interpretata da William Hurt e dall’attrice sordomuta Marlee Matlin\, nel 1986.\nCi ha pensato Marco Mattolini per la compagnia degli Artisti Associati\, a regalare ai palcoscenici italiani la storia d’amore fra Sara\, ragazza non udente (interpretata da Rita Mazza) e il suo logopedista\, il professor James (un intenso Giorgio Lupano). Una commedia intoccata dal passare del tempo per attualità e freschezza\, con la forza di un classico contemporaneo.
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SUMMARY:La bastarda di Istanbul
DESCRIPTION:13 marzo 2017 ore 21 \ndall’omonimo romanzo di Elif Shafak (traduzione di Laura Prandino – Ed. Rizzoli)\nriduzione e regia Angelo Savelli\ncon Serra Yilmaz\ne Valentina Chico\, Riccardo Naldini\, Monica Bauco\, Marcella Ermini\, Fiorella Sciarretta\, Diletta Oculisti\, Elisa Vitiello\nvideo-scenografie Giuseppe Ragazzini\ncostumi Serena Sarti\nluci Alfredo Piras\nelementi scenici Tuttascena\nI diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown\nProduzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi \n \nDal romanzo di Elif Shafak\, una delle scrittrici più influenti della letteratura turca contemporanea\, La Bastarda di Istanbul porta a teatro una meravigliosa saga inter-etnica\, con protagonista Serra Yilmaz\, splendida attrice icona del cinema del regista turco Ferzan Ozpetek. Una storia ironica\, appassionante\, che ricorda la persecuzione e lo sterminio del popolo armeno\, tanto più necessaria oggi\, nei nostri tempi di inquietudini\, insicurezze\, intolleranze.\nLa giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul – un gineceo popolato di mamme\, zie e nonne – le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L’unico uomo di casa\, lo zio Mustafà è da tempo emigrato in America. Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all’eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose\, pur avendo una figlia\, divorzia e si risposa\, per ripicca\, con un turco: Mustafà.\nQualche tempo dopo\, Armanoush\, la figlia di Rose decide di andare di nascosto a Istanbul\, presso la famiglia del patrigno\, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya\, la sua famiglia e i suoi amici\, si accorge di non odiare affatto i turchi. Un segreto lega la Turchia all’America\, i turchi agli armeni\, Asya ad Armanousch. Un segreto che forse non verrà svelato. Un segreto che ha l’aspetto di un’antica spilla di rubini a forma di melograna.
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SUMMARY:MIMI'... CON NOI. Le più belle canzoni di Mia Martini
DESCRIPTION:10 marzo 2017 ore 21 \nLa voce di  Myriam Civettini\, dal timbro straordinariamente vicino a quello di Mia Martini\, con lo spettacolo “Mimì… con noi”\, ci regalerà\, a ventun’anni dalla sua prematura scomparsa\, un po’ di quelle emozioni che la cantante calabrese ha sempre suscitato in ognuno di noi\, con pagine di assoluta bellezza da lei interpretate nel corso della sua travagliata carriera e vicenda umana e che per nulla al mondo devono essere dimenticate. Myriam\, accompagnata sul palco da una band eccezionale\, canterà le gemme più preziose del repertorio di Mimì\, come “Minuetto”\, “Gli uomini non cambiano”\, “Piccolo uomo”\, “Almeno tu nell’universo” e molte altre.
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SUMMARY:QUINTORIGO feat. Roberto Gatto in concerto
DESCRIPTION:22 febbraio 2017 ore 21 \nCercare\, inventare\, sconvolgere\, distruggere per poi ricostruire: il jazz\, il blues\, il rock. \nI Quintorigo con il loro inconfondibile stile e con l’eccezionale partecipazione di Roberto Gatto alla batteria\, destrutturano e ricompongono Charles Mingus\, Jimi Hendrix e Frank Zappa: tre giganti della musica moderna\, in Trilogy\, un compendio dalla recente produzione discografica dei Quintorigo: Play Mingus\, Quintorigo Experience\, e Around Zappa. Trilogy non è un tributo\, né un insieme di cover\, ma piuttosto un modesto\, sentito\, filologico omaggio sperimentale a queste tre immense icone della musica\, attraverso le infinite influenze e le ispirazioni che questi maestri continuano a produrre nel panorama jazz\, rock\, blues internazionale. \n 
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SUMMARY:La parola padre
DESCRIPTION:2 febbraio 2017 ore 21 \ndrammaturgia e regia Gabriele Vacis\ncon Irina Andreeva (Bulgaria)\, Alessandra Crocco (Italia)\, Aleksandra Gronowska (Polonia)\, Anna Chiara Ingrosso (Italia)\, Maria Rosaria Ponzetta (Italia)\, Simona Spirovska (Macedonia)\nscenofonia e allestimento Roberto Tarasco\ncoordinamento artistico Salvatore Tramacere\nassistente alla regia Carlo Durante\ntraining Barbara Bonriposi\nproduzione Cantieri Teatrali Koreja \nLa parola padre è uno spettacolo di donne. Sei donne di quattro diversi Paesi e culture\, a confronto nella loro relazione con la figura paterna. Tutte hanno conti in sospeso con la loro patria\, tutte hanno questioni aperte con i loro padri. In quanti modo si può dire padre? In quanti modi si declina la relazione con questa figura di riferimento\, in presenza o in assenza? Immagini\, danze\, musiche\, dialoghi e parole frullano identità impossibili\, mobili\, fluide. \nSei giovani donne si incontrano in uno dei tanti crocevia del presente. Quei non luoghi che frequentiamo senza vedere. Ola\, Anna Chiara\, Simona\, Irina\, Alessandra\, Rosaria. Tre sono italiane\, una è polacca\, una è bulgara\, una è macedone.\nTutte parlano più o meno inglese.\nQuali sentimenti coltivano sei ragazze di nazionalità diverse\, che si parlano attraverso una lingua comune superficiale?\nHanno memorie comuni? Che storie possono raccontarsi e raccontare? E\, soprattutto hanno una storia comune da raccontare?\nCon le sei ragazze ho fatto lunghe interviste che ho ripreso in video. Più che interviste sono sedute psicanalitiche.\nHo chiesto loro di raccontarmi quando hanno avuto davvero paura\, quando si sono sentite al sicuro.\nLa paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Perlopiù cose. Quindi abbiamo paura che gli altri\, che il resto del mondo\, a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo\, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via.\nAlle sei ragazze ho chiesto di raccontare storie\, non ho chiesto opinioni.\nSono venute fuori testimonianze diverse: se una ha vissuto sei\, sette anni sotto il comunismo\, ha paure e desideri diversi da una che discende da Alessandro il Macedone.\nPer queste ragazze è molto importante raccontare il padre. I loro padri…fino ad Alessandro il Macedone. E la parola padre ha la stessa radice semantica della parola patria.\nGabriele Vacis \nwww.teatrokoreja.it
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SUMMARY:LONTANO\, LONTANO... concerto per Luigi Tenco
DESCRIPTION:27 gennaio 2017 ore 21 \nUn supregruppo in un inedito progetto per ricordare il grande Luigi Tenco\, nel giorno esatto in cui il cantautore\, 50 anni fa\, si tolse la vita in una stanza d’albergo a Sanremo: un fatto tragico\, dai contorni ancora oggi poco chiari\, di cui si continua a discutere. Indiscutibile\, invece\, è la sua musica\, fatta di capolavori come “Mi sono innamorato di te”\, “Ciao amore ciao”\, “Lontano Lontano”… Testi crepuscolari\, che raccontano poeticamente le piccole ma preziose emozioni quotidiane di un controverso giovane artista degli anni ’60\, mettendo in primo piano l’originalità e l’intensità della sua vena compositiva.
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SUMMARY:Dichiaro guerra al tempo
DESCRIPTION:19 gennaio 2017 ore 21 \nda I Sonetti di William Shakespeare\ncon Manuela Kustermann e Melania Giglio\nmusiche Pink Floyd\, David Bowie\, Queen\, Rolling Stones\, Joni Mitchell\, Peter Gabriel\na cura di Daniele Salvo\nuna produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello (Roma) / Festival La Versiliana \nDue donne giacciono sprofondate negli abissi del tempo. Una in epoca elisabettiana\, l’altra in epoca moderna.\nAbitano la stessa stanza. Non si vedono\, non si parlano direttamente\, ma sicuramente si percepiscono.\nLa stanza è la stanza della memoria. Ovunque\, manoscritti\, versi\, perpetue parole\, spartiti musicali. I versi appartengono a William Shakespeare.\nIn un dialogo che pare inesauribile\, le due donne si interrogano ancora e ancora sulla vera natura dell’amore. Sul confine tra amore e amicizia.\nIn che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive?\nShakespeare nei suoi sonetti indaga tutti i possibili aspetti dell’amore. E l’amore stesso diviene così lo strumento d’eccellenza per conoscere se stessi\, l’altro\, il mondo\, la poesia\, la bellezza e la caducità.
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SUMMARY:PAOLO FRESU Devil 4et
DESCRIPTION:13 gennaio 2017 ore 21 \nSono insieme da oltre un decennio\, i musicisti del Devil Quartet. Protagonisti di un intenso viaggio musicale\, confluito nell’ultimo disco pubblicato\, “Desertico”\, tra l’Africa e il mondo occidentale attraverso il jazz\, il rock e il meticcio. \nLa poetica di Paolo Fresu è sempre in evidenza ma ugualmente trainante è l’energia ritmica e la coesione tra i componenti del gruppo\, elementi fondamentali di questa ormai storica formazione italiana. Anche in “Desertico”\, come nel precedente “Stanley Music”\, i brani sono scritti per la maggior parte da tutti i membri del gruppo. I quattro\, infatti\, non si risparmiano e creano una performance densa di emozioni\, sudore e anima. Qui ascolteremo i nuovi brani che faranno parte dell’imminente nuovo lavoro discografico.
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SUMMARY:Il solito viaggio
DESCRIPTION:10 gennaio 2017 ore 21 \ndi Matteo Oleotto e Filippo Gili\nregia Matteo Oleotto\ncon Marina Massironi\, Roberto Citran\, Luisa De Santis\, Giancarlo Ratti\, Aram Kian\nuna produzione La Contrada – Teatro Stabile di Trieste\n \nNon è un ufficio di collocamento. Non è un’agenzia interinale. Non è l’anagrafe\, né\, come di primo acchito sembra\, un’agenzia di viaggi. Lì non si comprano sogni\, case\, lavori\, svaghi: lì si aiuta nel migliore dei modi… chi vuol togliersi la vita. Buttarsi giù? E da dove? Da una montagna\, da un palazzo\, da un monumento? Barocco? Antico? Oppure sotto un treno? O meglio\, sotto una macchina? Un suicidio che lasci il segno? In più\, l’agenzia offre pacchetti ottimizzati: forse in due no\, ma in tre\, a morire in quello stravagante modo\, si può fare!… Pomeriggio inoltrato. Prima Franco\, poi Zelda\, entrano in ufficio. Da alcuni giorni hanno deciso di aprire l’attività la sera\, sperando di intercettare più clienti. Qualcuno bussa: è Bartolo\, con una donna\, Graziana\, sua madre. La situazione è strana\, si capisce che l’organizzazione viaggi copre\, in realtà\, un ben diverso servizio: favorire e ottimizzare la scelta di luoghi splendidi e originali per aspiranti suicidi. I gestori illustrano il catalogo delle loro proposte. Improvvisamente suona la porta. Entra un uomo in divisa: Anacleto. Zelda sbianca\, madre e figlio non sanno cosa fare. Dopo una serie di fraintendimenti\, si capisce che Anacleto non è lì per fare dei controlli\, è semplicemente un agente di polizia che ha voglia di farla finita. Tutti discutono animatamente sui vari pacchetti collettivi proposti dall’agenzia\, ma sul più bello ecco un black-out. Dopo i primi attimi di panico ci si rende conto che – finestre serrate\, ascensori fuori uso e scale pericolose al buio – i cinque sono prigionieri. Proteste\, lamenti\, rivendicazioni. Chi è claustrofobico\, chi ha paura del buio\, chi pretende\, in assoluta discordia con gli altri\, un’assistenza suicida immediata… Surreale e dissacrante\, la commedia di Matteo Oleotto e Filippo Gili interpreta con ironia l’insicurezza e la fragilità che pervade il nostro mondo\, il cinismo di coloro che speculano sulla debolezza altrui\, mentre in realtà si è alla ricerca disperata di un contatto con altri esseri umani per sentirsi vivi.
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SUMMARY:Souper
DESCRIPTION:20 dicembre 2016 ore 21 \ndi Ferenc Molnár\ntraduzione Ada Salvatore\nadattamento e regia Fausto Paravidino\ncon Filippo Borghi\, Adriano Braidotti\, Ester Galazzi\, Andrea Germani\, Lara Komar\, Riccardo Maranzana\, Francesco Migliaccio\, Maria Grazia Plos e Federica De Benedittis\nscene Laura Benzi\nluci Alessandro Macorigh\nsuono e video Daniele Natali\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nScandali e corruzione sono al centro di Souper nell’adattamento e messa in scena di uno dei più talentuosi drammaturghi italiani\, FAUSTO PARAVIDINO che riscopre l’attualità insita nella pièce\, ironica e tagliente\, di Ferenc Molnár (1930). \nUn direttore di banca\, il giorno del suo compleanno invita gli amici a cena. Il festeggiamento dei successi di tutta una vita con le persone con cui più sono stati condivisi viene interrotto e troncato dall’arrivo di un ispettore di polizia\, che cambia all’improvviso ogni prospettiva fra le relazioni. Le persone radunate attorno a quella tavola sono ancora gli amici che qualche istante prima brindavano e ridevano? Tutto il sostegno avuto nel costruire questa luminosa carriera è sempre avvenuto alla luce del sole e nella piena legalità? \nLa casta\, gli interessi\, la giostra di amanti\, affari\, regali e ricatti\, finiscono per ricordarci da vicino gli ingredienti di una narrazione straordinariamente presente della società e della politica del XXI secolo. \nL’attualità è nel testo e non credo che vada particolarmente forzata\, perché l’attualità vera a teatro annoia: vederla in scena ti fa assistere a qualcosa di già vecchio… Invece è più divertente trovare l’attualità nei testi scritti tanto tempo fa: si fa il percorso inverso. Si guarda la nostra attualità del momento e si scopre che non è attualità per niente\, che più o meno siamo fatti da sempre così! Ad esempio\, siamo – giustamente – così sconvolti dalla nostra corruzione\, che sembra sia stata inventata adesso… E invece i meccanismi della nostra corruzione sono così antichi che ci si scrivevano sopra commedie nel primo Novecento facendoci grandi sghignazzate.\nEcco la vera componente d’attualità.\nFausto Paravidino \nwww.ilrossetti.it
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SUMMARY:MITTELEUROPA ORCHESTRA Concerto di fine anno
DESCRIPTION:19 dicembre 2016 ore 21 \nConcerto di fine anno \ncon la Mitteleuropa Orchestra – direttore Maestro Giovanni Pacor \nIl Concerto di Fine Anno della Mitteleuropa Orchestra è diventato un appuntamento irrinunciabile per chi vuole vivere l’atmosfera natalizia impreziosita da una musica a dir poco trascinante. Un programma effervescente e raffinato\, testimonianza della gioia di vivere e della spensieratezza\, un magico e indimenticabile viaggio tra polke\, valzer\, marce e ouverture in uno spumeggiante concerto caratterizzato dalle irresistibili musiche di Gounod\, Waldteufel\, Offenbach\, Smetana\, e Lehar\, con un omaggio alle musiche di Strauss II\, famiglia di musicisti e compositori fra i più originali del panorama musicale dell’Ottocento\, non a caso tra i più eseguiti nel periodo di fine anno da tutte le più importanti formazioni orchestrali. \nPROGRAMMA \nÉ.J. Offenbach (1819-1880) La gaité parisienne\, Ouverture \nCh. Gounod (1818-1893) Walzer da Faust \nÉ. Waldteufel (1837-1915) Estudiantina\, Walzer Op. 191 \nSmetana (1824-1884) Tanz der Komödianten \nLehar (1870-1948) Gold und Silber\, Konzertwalzer Op. 79 \nStrauss II (1825-1899) Der Zigeunerbaron\, Ouverture \nJohann II e Joseph Strauss (1827-1870) Pizzicato Polka \nStrauss II Quadriglie\, da “Un ballo in maschera” \nStrauss II Tritsch-Tratsch Polka \nStrauss II Rosen aus dem Süden Walzer Op. 388
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SUMMARY:Tanti lati latitanti
DESCRIPTION:10 dicembre 2016 ore 21 \ndi Alessandro Besentini\, Francesco Villa e Antonio De Santis\nregia Alberto Ferrari\ncon Ale e Franz\nuna produzione ITC2000 \nIn tandem comico\, ALE E FRANZ ci divertono con l’infallibile dinamica della loro relazione a due: due uomini insicuri\, irrisolti\, attanagliati da dubbi\, stralunati. Tanti lati della stessa natura\, la natura umana. \nLati tanti – Tanti lati della vita e degli uomini.\n A conoscerli tutti come sarebbe più semplice poi capirsi.\n Ogni incontro nasce da una coppia. Ogni dialogo nasce da un incontro. A ogni azione verbale e non\, corrisponde una risposta… quella dell’altro.\n È così che come Ale & Franz esploriamo il mondo delle relazioni.\n L’inesauribile materiale umano è sempre il nostro punto di partenza da cui tutto nasce.\n Di tutto può parlare l’uomo. Tutto può smontare e rimontare il ragionamento umano.\n Sottolineare le cose in base alle diverse angolazioni in cui ogni persona le osserva\, diventa il segreto per ridere di noi stessi.\n Lati tanti – Tanti lati in cui riconoscersi e fingere di non vedere che siamo proprio noi questi uomini. Noi con i nostri modi di vivere\, di pensare\, i nostri tic e le nostre ingenuità e virtù\, le nostre forze e la nostra inesauribile e unica follia.\n Un vedersi allo specchio\, un cercarsi e riconoscersi tra la folla e ridere (tanto) di gusto insieme.\nAle & Franz
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SUMMARY:RossinTestaPaolo Rossi canta Gianmaria Testa
DESCRIPTION:3 dicembre 2016\, ore 21 \ncon Paolo Rossi – voce\nEmanuele Dell’Aquila – chitarre\ne I Virtuosi del Carso\ncordinamento scenico Paola Farinetti\ndsegno luci Andrea Violato\ncanzoni originali di Gianmaria Testa\nfonica Francesco Groppo \nideato e pensato da Produzioni Fuorivia in collaborazione con Teatro Colosseo di Torino. \nLa poesia del cantautore prova ad abitare la satira dell’attore in un progetto speciale ideato e pensato da Produzioni Fuorivia in collaborazione con Teatro Colosseo di Torino. \nPaolo Rossi\, il più stralunato e incisivo degli attori comici italiani\, una passione e un talento mai nascosto per la musica\, e Gianmaria Testa\, cantautore abituato a confrontarsi con il teatro -ma qui presente solo nella veste di autore\, come era previsto sin dall’inizio\, prima ancora della sua scomparsa- condividono da tempo un viaggio fatto di amicizia\, destino\, lavoro. Le canzoni di Gianmaria – scritte per alcuni lavori teatrali di Rossi fra cui il nuovo Molière – trovano nell’interpretazione di Paolo una nuova veste\, restituiscono spazio al concetto stesso del teatro-canzone che fu di Gaber e di Iannacci.\nUn concerto teatrale\, se vogliamo dirla in un altro modo\, diviso idealmente in 4 capitoli: il teatro\, con straordinarie canzoni dedicate al mestiere dell’attore e al rapporto tra persona e personaggio\, le donne\, il sociale e anche un omaggio a Jannacci\, amatissimo da entrambi\, sia da Paolo che da Gianmaria. Il tutto arricchito dalla bravura dei musicisti in scena (Emanuele dell’Aquila e i Virtuosi del Carso\, ovvero: Stefano Bembi\, Bika Blasko\, Alex Orciari e Roberto Paglieri) e da un allestimento molto curato con le belle luci di Andrea Violato e pochi\, ma molto significativi elementi scenografici realizzati dal pittore Valerio Berruti.\nUno spettacolo di musica vestita da teatro\, sogno\, speranza\, parola e risate\nIn programma anche la realizzazione di un disco\, che uscirà prossimamente.
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SUMMARY:JAMES SENESE Napoli Centrale in concerto
DESCRIPTION:2 dicembre 2016 ore 21 \nJames Senese è un artista che non avrebbe bisogno di presentazioni. Per lui parlano la sua musica e la sua storia personale. In quasi cinquant’anni di carriera\, ha scandagliato trasversalmente la canzone leggera italiana\, il funk-jazz\, il grande cantautorato. È considerato una leggenda vivente… anche per aver scritturato un allora semi-sconosciuto Pino Daniele\, con il quale ha sempre collaborato e mantenuto un’amicizia profonda sino al suo ultimo giorno. \n“O’ sanghe” è il recente lavoro discografico che segna il nuovo orizzonte del sassofonista partenopeo\, che incontreremo sul palco di Cervignano. Funk\, blues\, venature jazz\, e tanto Mediterraneo\, tanta Napoli nelle melodie e nelle storie raccontate.
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SUMMARY:In Chopin
DESCRIPTION:26 novembre 2016 ore 21 \nmusiche Frederic Chopin\ncoreografia Marco De Alteriis\ncostumi Maria Teresa Grilli\nluci Davide Rigodanza\nincursioni musicali Concetta Cucchiarelli\ndanzatori del Balletto Teatro di Torino \nSpettacolo di danza in collaborazione con Circuito multidisciplinare del Friuli Venezia Giulia \nNel comporre la coreografia Marco De Alteriis contrappone alle note di Chopin dolci o suadenti\, brillanti o melanconiche\, ma sempre classiche\, una tecnica contemporanea graffiante\, dove i danzatori lasciano esprimere il loro sentire attraverso l’ampiezza e la fisicità del movimento\, facendosi trasportare in una dimensione immaginaria che sta al di sopra del rapporto pubblico/artista.\nLa coreografia parla di storie d’amore ma anche di solitudine\, voglia di cercarsi e di scoprirsi.\nLa semplicità di uno sguardo\, il calore degli abbracci e la musica accompagnano i danzatori a vivere realmente quello che accade in scena creando un’atmosfera intima e coinvolgente.\nMarco De Alteriis
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SUMMARY:OREGON in concerto
DESCRIPTION:17 novembre 2016 ore 21 \nIl fulcro di ogni concerto degli Oregon è un abbraccio avventuroso tra quattro virtuosi improvvisatori\, che coinvolge lo spettatore all’interno del loro incredibile processo creativo. Il quartetto ha profonde radici nel jazz ma attinge a sorgenti musicali di tutto il mondo\, trascendendo le sue origini e creando una musica globale\, che si rinnova ad ogni performance. Nel corso degli anni la formazione ha subito delle variazioni e con grande piacere vediamo farne parte un vecchio amico\, Paolino Dalla Porta\, raffinato interprete del contrabbasso più affidabile e moderno. Accanto a lui\, due tra i fondatori del gruppo\, i grandissimi Ralph Towner e Paul McCandless\, vere istituzioni del jazz degli ultimi 30 anni.
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SUMMARY:Rumori fuori scena
DESCRIPTION:30 marzo 2016 ore 21 \ndi Michael Frayn\ntraduzione di Filippo Ottoni\ncon Viviana Toniolo\, Annalisa Di Nola\, Stefano Messina\, Carlo Lizzani\, Roberto Della Casa\, Marco Simeoli\, Elisa Di Eusanio\, Claudia Crisafio\, Sebastiano Colla\nscene Bruno Garofalo\nmusiche Arturo Annecchino\nregia Attilio Corsini\nuna produzione Teatro Vittoria / Attori e Tecnici \nRumori fuori scena\, un successo mondiale\nRumori fuori scena del drammaturgo inglese Michael Fryn è la commedia più rappresentata del Novecento: tradotta in 29 lingue\, è stata messa in scena in tutto il mondo ed è anche diventata un film diretto da Peter Bogdanovich\, interpretato da Michael Caine e Christopher Reeve. In Italia\, deve il suo successo alla compagnia Attori e Tecnici fondata da Attilio Corsini\, che\, da 30 anni e più di 3000 repliche\, la porta ancora in tournée in tutta Italia\, con un successo inesauribile. \nUn congegno perfetto di risate e colpi di scena di teatro nel teatro\nLe avventure di una sgangherata compagnia teatrale impegnata nella messa in scena di una commedia\, costituiscono la trama di questo testo scritto da Frayn dopo “un’illuminante visita” nel backstage di uno spettacolo teatrale. Se nel primo atto gli spettatori si trovano ad assistere alla prova generale della pièce che si regge su un perfetto meccanismo di ingressi e uscite\, equivoci e accenti farseschi\, nel secondo\, dopo il felice debutto\, la scena si capovolge: il pubblico è invitato a sbirciare dietro le quinte\, dove s’imbatterà nelle ripicche e nei litigi tra gli attori che si riflettono nel loro comportamento sul palcoscenico\, rendendo lo spettacolo assurdamente esilarante. \nUn irresistibile pastiche di interruzioni\, errori\, isterie\, conflitti\, tensioni\, riappacificazioni a cui s’intreccerà anche qualche intrallazzo amoroso che sembra compromettere definitivamente le repliche della commedia. Solo nel terzo atto\, quando ormai la messinscena sembra irrimediabilmente compromessa\, tutto culmina nel lieto fine.
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