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SUMMARY:FRANCESCO GUCCINI: FRA LA VIA EMILIA E IL WEST
DESCRIPTION:Dom 28\, lun 29 e mar 30 ore 18:45 e 20:45\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nIn occasione del suo 40° anniversario arriva nelle sale il film-concerto completamente restaurato con audio 5.1\nFRANCESCO GUCCINI: FRA LA VIA EMILIA E IL WEST\nUn appuntamento unico per riunire tutti i fan del maestro. \nIn occasione del suo 40° anniversario arriva in esclusiva nelle sale cinematografiche in una versione completamente restaurata con audio in 5.1 Francesco Guccini: fra la Via Emilia e il West\, il celebre film concerto filmato a Bologna il 21 giugno 1984. L’evento al cinema sarà un appuntamento unico per far rivivere sul grande schermo ai tantissimi fan del grande cantautore tutte le emozioni di quella serata straordinaria. La proiezione del film sarà preceduta da un’esclusiva introduzione realizzata appositamente per l’evento cinematografico dallo stesso Francesco Guccini. \nIl 21 giugno 1984 Bologna venne invasa da oltre 160 mila fan accorsi per assistere a quello che per l’epoca si rivelò essere un evento musicale senza precedenti: il concerto per celebrare i vent’anni di attività musicale di Francesco Guccini. Sul palco in Piazza Maggiore\, a festeggiare con lui\, si avvicendarono grandi amici e colleghi come Lucio Dalla\, Paolo Conte\, I Nomadi\, Pierangelo Bertoli e moltissimi altri. \nIl titolo “Fra La Via Emilia E Il West” proviene da un verso della canzone “Piccola città” in cui Guccini parla di Modena sua città natale. Racconta Francesco Guccini: «La via Emilia tagliava Modena in due; la strada dove abitavo\, da una parte\, si incrociava con essa. Dall’altra parte c’erano già gli ampi campi della periferia. Erano un po’ il nostro “West” domestico: bastava fare due passi\, o attraversare una strada\, e c’erano già indiani e cow-boys\, cavalli e frecce; c’era\, insomma\, l’Avventura\, tradotta in “padano” dai film e dai fumetti. Poi la via Emilia continuò a tagliare Modena in due\, ma il West aveva volto diverso\, e il “mito americano”\, quello di tante generazioni oltre alla mia\, parlava lingua diversa\, quella del rock\, delle copertine dei dischi\, della faccia di James Dean in Gioventù bruciata\, dei libri che altri appena prima di noi avevano scoperto e voltato in italiano. Ma i due riferimenti esistevano sempre\, un piede di qua e uno di là\, il sogno (meglio\, l’utopia) e la realtà…». \n 
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SUMMARY:FVG ORCHESTRA - GALÀ DI FINE ANNO DELL’OPERETTA E DEL MUSICAL
DESCRIPTION:sabato 27 dicembre 2025\, ore 20.45 \nFVG ORCHESTRA\nin collaborazione con Associazione\nInternazionale dell’Operetta FVG\nGALÀ DI FINE ANNO DELL’OPERETTA E DEL MUSICAL \nAndrea Binetti\, Veronika Foia\,\nStefania Seculin – cantanti\nRomolo Gessi – direttore\nmusiche di Johann Strauss\, Franz Lehár\, Emmerich Kálmán\, Ralph Benatzky\, Carlo Lombardo\, Virgilio Ranzato\, Richard Rodgers\, Oscar Hammerstein \nFin dalla sua fondazione\, la FVG Orchestra contribuisce attivamente alla diffusione della musica classica e alla valorizzazione della creatività emergente in ambito locale e nazionale. Collabora continuativamente con i maggiori concorsi della regione e rinomati festival nazionali\, non mancando di realizzare concerti in Ungheria\, Slovenia\, Austria\, Serbia\, Repubblica Ceca\, Belgio e Svizzera. \nA Cervignano\, la FVG Orchestra proporrà alcune tra le più amate melodie d’operetta\, del musical e della tradizione natalizia\, nel 200° dalla nascita di Johann Strauss\, nel 100° dalla prima rappresentazione di Cin-Ci-Là e nel 60° dalla prima di The Sound of Music. \nUn finale d’anno scoppiettante all’insegna delle atmosfere mitteleuropee. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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DESCRIPTION:sab 20\, dom 21\, ven 26 ore 21\ngio 25 ore 18.45 e ore 21\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nI COLORI DEL TEMPO\nLa venue de l’avenir\nFrancia\, Belgio\, 2025\, 124′\ndi Cédric Klapisch\ncon Cécile de France\, Vincent Perez\, Vassili Schneider\, Francois Berléand\, Sara Giraudeau \nNella Francia di oggi un gruppo di sconosciuti viene convocato per discutere una misteriosa eredità: sono infatti tutti discendenti da un’unica donna\, Adèle Meunier\, che alla fine dell’Ottocento aveva lasciato la Normandia per cercare la madre a Parigi. Frugando tra vecchie foto\, lettere e dipinti\, quattro degli eredi riescono a ricostruire gli amori e le incredibili vicende della loro antenata\, vissuta nel cuore della Belle Époque e della trionfale stagione dell’Impressionismo. \nTrailer: https://youtu.be/ugmPyexeY04\n 
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SUMMARY:Il bosco delle storie di Natale
DESCRIPTION:dai 5 ai 10 anni – scuola dell’infanzia e primaria \nUno spettacolo di Drogheria Rebelot\nliberamente ispirato ai racconti di Selma Lagerlöf e ad altre leggende nordiche\ndrammaturgia e scene Enrica Carini\nregia Andrea Lopez Nunes\ncon Miriam Costamagna\nluci Rossella Corna\nsagome e figure Gabriele Genova\nproduzione Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani – Torino / La Piccionaia – Vicenza \ndurata: 45 minuti\nnarrazione e teatro di figura \nLa Vigilia di Natale si può stare svegli a leggere finché si vuole.\nQuando gli occhi ancora aperti in questa lunga notte iniziano a sognare\, le figure dei libri e le parole delle leggende si animano nel buio della cameretta. Allora il bosco coperto di neve può fiorire sotto le stelle\, gli animali riunirsi in una festa per il ritorno della luce\, e il Tomte raccontare la meraviglia della rinascita della natura intorno a loro. È questo che accade nella cameretta di Lou mentre la notte della Vigilia prende vita sul suo tappeto dei giochi che tra libri\, figure\, lenzuola e cuscini si trasforma nel bosco delle storie di Natale. \nI Tomte\, figure tradizionali della cultura scandinava\, assomigliano molto agli gnomi\, vivono a nord\, nelle foreste\, e durante il periodo dell’Avvento si prendono cura degli animali e delle piante attorno a loro… e anche dei bambini.\nUn modo per assicurarsi la loro benevolenza è quello di lasciargli un po’ di cibo ogni sera e\, alla Vigilia di Natale\, una scodella di porridge preparato con latte e avena\, o latte e riso.\nLou\, la nostra protagonista\, ogni anno prepara una minuscola cameretta per il suo Tomte\, il quale trascorre le lunghe notti d’inverno nella fattoria ai margini del bosco dove abita la bambina.\nUn giorno però\, dopo una furiosa tempesta di neve\, il Tomte non arriva a casa. Cosa gli sarà successo? Sarà un coraggioso pettirosso\, aiutato dagli animali incontrati nel bosco\, a partire alla sua ricerca\, per salvare il Natale della piccola Lou.
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SUMMARY:NICOLE COCEANCIG Zohra
DESCRIPTION:venerdì 19 dicembre 2025\, ore 20:45 \nNICOLE COCEANCIG\nZohra \nNicole Coceancig – voce\, chitarra\nLeo Virgili – chitarra\nMirco Tondon – contrabbasso\nPietro Sponton – percussioni  \nAlvise Nodale – bouzouki\, tastiera \nNicole Coceancig\, cantautrice friulana\, è ad oggi una delle voci emergenti più ispirate e libere in Italia. A confermarlo la recente assegnazione del XXVII° Premio Ciampi e la consacrazione al festival europeo della canzone in lingua minoritaria SUNS Europe (primo premio del pubblico e seconda classificata per la giuria internazionale).\nAl Teatro Pasolini presenta l’ultimo album “Zohra”\, prodotto da NOTA\, in cui racconta la storia di una ragazza quattordicenne che fugge dal Pakistan per inseguire il sogno del riscatto\, della libertà e dell’emancipazione.\nUn concept album che racconta il viaggio attraverso la rotta balcanica – “The game” per coloro che lo compiono – che porterà Zohra ad attraversare i “confini”\, gli ostacoli\, le violenze\, dal Pakistan al Friuli.\nUna storia di coraggio che cerca di dare voce a tutte quelle donne che in questo momento\, come Zohra\, vorrebbero partire ma non possono farlo. Un intreccio di avvenimenti\, luoghi e situazioni diverse che vogliono abbattere barriere\, confini fisici\, mentali\, politici e umani\, attraverso la storia e la forza di una ragazza: leggi e politiche che ostacolano il naturale migrare dell’essere umano risultando perdenti\, alla prova dei fatti\, di fronte all’audacia di una giovane donna. \nLa voce di Nicole\, l’uso di un friulano poetico e intenso\, con il supporto musicale dei suoi valenti compagni di viaggio\, rendono il concerto un incontro di forte coinvolgimento emotivo\, per gli artisti ed il pubblico\, fuori da ogni retorica. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:Incontro con Vito Mancuso - La meraviglia come motore di ricerca
DESCRIPTION:Rassegna di Arte Contemporanea 2024 – edizione diciannovesima\nLA POETICA DELLA MERAVIGLIA |PER UN’ARCHEOLOGIA DEL CONTEMPORANEO \nEvento conclusivo\nLA MERAVIGLIA COME MOTORE DI RICERCA\nIncontro con VITO MANCUSO\n\nTeatro Pasolini\, Cervignano del Friuli\n18 dicembre 2025\, ore 21\n\nIl lungo percorso della Rassegna di Arte Contemporanea 2024 – La Poetica della Meraviglia. Per un’archeologia del contemporaneo\, promossa dal Circolo ARCI Cervignano APS e curata da Eva Comuzzi e Orietta Masin\, giunge al suo appuntamento conclusivo dopo oltre un anno di mostre\, incontri\, residenze. Sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia\, in partenariato con i Comuni di Cervignano del Friuli\, Grado e San Michele al Tagliamento e con l’associazione [A]\, il progetto si è sviluppato interrogando la possibilità – in un tempo segnato da smarrimento\, impotenza e nichilismo – di continuare a meravigliarsi e\, se possibile\, in qualche modo\, di coltivare il senso dello stupore. Stupore che\, nella tradizione filosofica da Platone e Aristotele fino a Spinoza\, è considerato la scintilla che apre alla consapevolezza\, alla ricerca e al cambiamento.\nA concludere\, quindi\, il percorso di questa diciannovesima edizione sarà giovedì 18 dicembre 2025 alle ore 21 il filosofo e teologo laico\, autore tra i più seguiti del panorama culturale italiano\, Vito Mancuso ospitato sul palcoscenico del Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli\, che offrirà una riflessione sulla ‘meraviglia’ come forza capace di plasmare la nostra esperienza del mondo e orientare la ricerca di senso anche nei momenti più complessi dell’esistenza.\nL’incontro\, sostenuto e patrocinato dal Comune di Cervignano del Friuli e realizzato in collaborazione con Associazione culturale Teatro Pasolini\, prenderà avvio da Non ti manchi mai la gioia – Breve itinerario di liberazione (Garzanti\, 2023)\, il saggio che le curatrici hanno scelto quale spunto di riflessione per la scrittura dell’intero progetto\, nel quale Mancuso propone un percorso per riconoscere e superare le trappole interiori che alimentano narcisismo\, paura e smarrimento. In questo libro l’autore mostra come sia possibile coltivare equilibrio\, energia mentale e gioia per imparare a vivere pienamente il presente. E propone una vera e propria filosofia della liberazione\, che aiuta a riconoscere e dissolvere le trappole che limitano la nostra esistenza\, aprendo la strada a una vita più autentica e capace di accogliere una gioia profonda attraverso un percorso fatto di piccoli ma continui passi di consapevolezza. Attraverso le sue parole comprenderemo che il nostro destino si costruisce a partire dal mondo interiore e che se da un lato possiamo essere la causa dei nostri vincoli\, dall’altro possiamo esserne anche i liberatori. \nL’ingresso è libero fino a esaurimento posti. \nPer informazioni: \nWa: 338 845 4492 / Pagina FB: La poetica della meraviglia / rassegna arte contemporanea 2024 \n\n———————————————————\nVito Mancuso\nTeologo laico e filosofo\, ha insegnato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano\, l’Università di Padova ed è attualmente docente del master in Meditazione e Neuroscienze dell’Università di Udine. È fondatore e direttore del “Laboratorio di Etica” presso il MAst di Bologna. Autore di numerosi saggi molto apprezzati dal pubblico\, ha affrontato temi quali la fede\, il pensiero\, il dolore\, l’autenticità\, la libertà\, la bellezza\, l’amore\, la mente e il senso della vita. Tra i titoli più noti: L’anima e il suo destino\, La vita autentica\, Il bisogno di pensare\, Il coraggio di essere liberi\, La via della bellezza\, Etica per giorni difficili\, I quattro maestri\, Questa vita. Il suo pensiero\, definito come una “filosofia della relazione”\, è stato oggetto anche di studi internazionali. Collabora come editorialista con il quotidiano La Stampa.
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SUMMARY:Russian Classical Ballet / LA BELLA ADDORMENTATA
DESCRIPTION:musiche Pyotr Ilyich Tchaikovsky\ncoreografie Marius Petipa\nscenografie Russian Classical Ballet\ncostumi Evgeniya Bespalova\ndirezione artistica Evgeniya Bespalova \nSpettacolo in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG / a.Artisti Associati – Gorizia \nLa Bella Addormentata è un incredibile capolavoro del balletto classico.\nLa dimensione del sogno risveglia la magia delle fiabe\, un mondo incantato di castelli\, foreste\, maledizioni e incantesimi. Solo un bacio dell’amor puro spezzerà il sortilegio. Quest’opera\, consacrazione del romanticismo\, basata sul racconto di Charles Perrault La Belle au Bois Dormant\, integrata nello stile francese del XVIII secolo\, è considerata una delle pièce che crea più interesse per il pubblico.\nQuesta rappresentazione è una grande sfida per i ballerini\, specialmente nell’interpretazione del personaggio principale della Princessa Aurora\, che richiede uno stile cristallino elegante e fragile.\nEseguito dalle principali compagnie mondiali\, questo capolavoro di Pyotr Tchaikovsky è senza dubbio una delle pagine più belle dell’illustre compositore russo. Melodie eterne come Rosa Adagio e Grande Valse Villageoise rivelano il lirismo dell’autore. La relazione tra la musica di Tchaikovsky e la coreografia di Marius Petipa è così perfetta che sarebbe difficile immaginare un’altra lettura della partitura. Pertanto\, la musica e la coreografia in simbiosi geniale hanno reso questa pièce l’Opera più emblematica della danza classica.\nQuesta produzione presenta un incredibile set di bellezza e realismo\, costumi prodotti con dettagli sontuosi e barocchi\, un ensemble di solisti e un corpo di ballo guidato da star del balletto russo. \ndurata: 2 ore e 20 minuti con intervallo
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SUMMARY:Son io cosa vostra?Maschere\, musica e… donne: Goldoni oggi
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndrammaturgia\, adattamenti e regia Ferruccio Merisi\nscelte testuali\, musicali\, figurative e coreografiche del collettivo\ncon Lucia Zaghet\, Giulia Colussi\, Daria Sadovskaia\nmusici Alice Gaspardo\, Jacopo Pittino\ncostumi e maschere del collettivo\ncura realizzazione scene Jacopo Pittino\nproduzione Scuola Sperimentale dell’Attore / L’Arlecchino Errante – Pordenone\ncon la collaborazione di Cultura Base Sur Siviglia\, Eufonia Lecce\, Ortoteatro Pordenone\ncon il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia \ndurata: 60 minuti\nteatro in maschera \n“Son io cosa vostra?”\, è una domanda pronunciata dal personaggio di Rosaura nella commedia goldoniana La vedova scaltra. “Mi avete forse comperato?” – continua il personaggio – contestando una scenata di gelosia del suo innamorato…\nDomande estremamente attuali\, non solo nel senso della rivendicazione di una libertà femminile al riparo da ogni forma di prevaricazione. Ma anche nel senso\, se vogliamo un po’ scomodo e controcorrente\, della sicurezza e della realizzazione femminile e del loro costo quotidiano in termini di concessioni non incolpevoli alla prepotenza maschile.\nSon io cosa vostra? è però soprattutto un omaggio alla donna\, partecipe e molto allegro\, che adora sia i pregi che i difetti dell’altra metà del cielo. Un inno cordiale e disincantato\, risultante da un puzzle di scene goldoniane\, scelte per la loro modernità e anzi “contemporaneità”\, non a caso collegate tra loro da una bella serie di canzoni pop dell’immaginario collettivo attuale\, eseguite dal vivo.\nE in questo divertissement\, che unisce sapidità e grazia leggera\, c’è un’altra novità rispetto alle esecuzioni goldoniane tradizionali: tutti i personaggi portano la maschera\, in contrasto con l’idea chiave della maturità dell’Autore\, che all’opposto avrebbe voluto eliminare tutte le maschere… Ma grazie ad esse le attrici interpretano sedici personaggi diversi… E forse con queste loro nuove maschere danno corpo ad un’altra consapevolezza contemporanea: che non c’è limite al grottesco!
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SUMMARY:UN SEMPLICE INCIDENTE
DESCRIPTION:Lun 08.12 ore 18:00 e 20:30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nUN SEMPLICE INCIDENTE\nProduzione: Iran\, Francia\,\nLussemburgo\, 2025\nDurata: 104′\nRegia: Jafar Panahi\nInterpreti: Vahid Mobasseri\,\nMariam Afshari \nV.O. con sottotitoli in italiano \nTRAMA Iran. Mentre torna a casa la sera con la moglie e la figlia un uomo investe un cane ed è costretto a cercare aiuto nei paraggi. Viene in suo aiuto il meccanico Vahid\, almeno finché questi non si convince di aver incontrato l’uomo che anni prima l’ha torturato in una prigione del regime. Vahid allora rapisce il presunto torturatore per ucciderlo\, ma\, colto dal dubbio\, decide di trovare altre vittime del carceriere per dare maggior forza alla sua accusa. La situazione finisce però per complicarsi ulteriormente. \nCOMMENTO Non è mai semplice presentare una pellicola di un cineasta come Jafar Panahi\, probabilmente fra i principali registi in attività al momento\, ma anche una costante vittima della censura e della persecuzione del regime iraniano per la coerenza con cui racconta da ormai tre decenni aspetti della società del paese asiatico che la dittatura degli ayatollah non vorrebbe venissero visti all’estero. Un semplice incidente rende questo compito ancora più difficile\, ma al contempo più facile: si tratta infatti del film forse più dichiaratamente politico di Panahi\, ma anche di uno di quelli che si serve maggiormente di elementi di genere per costruire una narrazione che è strettamente legata al contesto geografico e culturale di provenienza\, ma al contempo motiva riflessioni su temi universali. Un semplice incidente è infatti un thriller dell’anima in cui commedia e tragedia si mescolano in modi imprevisti anche per gli standard già originali del regista iraniano\, intorbidendo le acque di un’opera che fa della complessità e dell’ambiguità la propria cifra espressiva\, in modo da condurre chi guarda in una dimensione assimilabile a quella dei personaggi del film\, incapaci di riconoscere le identità e le motivazioni gli uni degli altri. Il fatto che tutto questo avvenga in soli 100 minuti di film e 24 ore di narrazione sottolinea la solidità dell’impianto costruito dal regista e dai suoi collaboratori\, nonostante anche questa pellicola sia stata girata in maniera illegale\, senza l’autorizzazione della Repubblica islamica\, con finanziamenti recuperati in giro per il mondo e una produzione dalle dimensioni ridotte. Ormai a Jafar Panahi bastano una manciata di personaggi\, un paio di location e poco più di un’ora e mezza per vincere la Palma d’oro al Festival di Cannes\, come se non servisse altro per mostrare la po-\ntenza\, e la resilienza\, del suo cinema clandestino. \nREGISTA Tra i più grandi cineasti iraniani\, Jafar Panahi ha pagato la sua contrarietà al regime del paese natio con il carcere e l’interdizione alla produzione di film\, che pure ha ripetutamente violato per girare pellicole molto celebrate come Un semplice incidente\, Gli orsi non esistono (2022)\, Premio speciale della giuria a Venezia\, o Taxi Teheran (2015)\, Orso d’oro alla Berlinale. L’opposizione all’autoritarismo del regime degli ayatollah è d’altronde al centro anche di film precedenti come Il cerchio (2000) e Offside (2006)\, i quali contribuiscono a comporre un affresco della società iraniana sempre più vivido e complesso\, che non ha eguali. \n 
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SUMMARY:LA VITA VA COSÌ
DESCRIPTION:Sab 6 ore 18:00 20:30\nDom 7 ore 17:00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nLA VITA VA COSÌ\nItalia\, 2025\, 118′\ndi Riccardo Milani\ncon Virginia Raffaele\, Diego Abatantuono\, Aldo Baglio\, Geppi Cucciari\, Giuseppe Ignazio Loi \nAlla soglia del nuovo millennio\, due destini lontani si scontrano su una lingua di costa ancora incontaminata nel sud della Sardegna. Efisio Mulas è un pastore solitario\, custode silenzioso di un tempo che sembra non esistere più. Vive lì da sempre\, tra il mare e i suoi animali\, nella piccola casa dove è nato.\nDall’altra parte c’è Giacomo\, Presidente di un potente gruppo immobiliare\, simbolo di un’Italia lanciata verso il futuro. È deciso a trasformare quella costa in un resort di lusso. Al suo fianco Mariano\, capo cantiere e uomo pratico\, ha il compito di convincere Efisio a cedere quell’ultimo lembo di terra. Tra questi mondi inconciliabili si muove Francesca\, la figlia di Efisio\, divisa tra le sirene del cambiamento e l’appartenenza alla propria terra. Quando Efisio rifiuta l’ennesima offerta milionaria\, la trattativa si trasforma in una battaglia legale nella quale entra in scena Giovanna\, una giudice nata e cresciuta in quei luoghi chiamata a dirimere il conflitto. Mentre le pressioni aumentano e la comunità si spacca tra chi sogna nuove opportunità di lavoro e chi teme di perdere per sempre la propria identità\, l’incrollabile “no” di Efisio si carica di un significato collettivo. Forte del valore delle sue scelte e della memoria di chi è venuto prima di lui\, Efisio sa che a volte\, proprio perché “la vita va così”\, bisogna fermarsi e decidere da soli dove andare. \n 
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DESCRIPTION:Sab 6 ore 18:00 20:30\nDom 7 ore 17:00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nLA VITA VA COSÌ\nItalia\, 2025\, 118′\ndi Riccardo Milani\ncon Virginia Raffaele\, Diego Abatantuono\, Aldo Baglio\, Geppi Cucciari\, Giuseppe Ignazio Loi \nAlla soglia del nuovo millennio\, due destini lontani si scontrano su una lingua di costa ancora incontaminata nel sud della Sardegna. Efisio Mulas è un pastore solitario\, custode silenzioso di un tempo che sembra non esistere più. Vive lì da sempre\, tra il mare e i suoi animali\, nella piccola casa dove è nato.\nDall’altra parte c’è Giacomo\, Presidente di un potente gruppo immobiliare\, simbolo di un’Italia lanciata verso il futuro. È deciso a trasformare quella costa in un resort di lusso. Al suo fianco Mariano\, capo cantiere e uomo pratico\, ha il compito di convincere Efisio a cedere quell’ultimo lembo di terra. Tra questi mondi inconciliabili si muove Francesca\, la figlia di Efisio\, divisa tra le sirene del cambiamento e l’appartenenza alla propria terra. Quando Efisio rifiuta l’ennesima offerta milionaria\, la trattativa si trasforma in una battaglia legale nella quale entra in scena Giovanna\, una giudice nata e cresciuta in quei luoghi chiamata a dirimere il conflitto. Mentre le pressioni aumentano e la comunità si spacca tra chi sogna nuove opportunità di lavoro e chi teme di perdere per sempre la propria identità\, l’incrollabile “no” di Efisio si carica di un significato collettivo. Forte del valore delle sue scelte e della memoria di chi è venuto prima di lui\, Efisio sa che a volte\, proprio perché “la vita va così”\, bisogna fermarsi e decidere da soli dove andare. \n 
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SUMMARY:SERGIO CAMMARIERE Piano solo special guest Giovanna Famulari
DESCRIPTION:venerdì 5 dicembre 2025\, ore 20:45 \nSERGIO CAMMARIERE\nPiano solo\nspecial guest Giovanna Famulari\nSergio Cammariere – voce\, pianoforte\nGiovanna Famulari – violoncello \nSergio Cammariere riprende sul palco un viaggio musicale che attraversa i momenti più luminosi della sua carriera\, fino alle note del suo ultimo lavoro discografico “Una sola giornata”. Il cantautore recupera dal baule dei ricordi i suoi successi più acclamati\, dipingendoli di nuove sfumature: “Tempo perduto”\, “Via da questo mare” e “Tutto quello che un uomo”\, il brano della prima partecipazione a Sanremo (nel 2003\, ottiene il terzo posto in gara\, il Premio della Critica e quello come Migliore Composizione Musicale)\, reinterpretato recentemente anche dalla grande Mina\, che ne sottolinea l’intensità emotiva.\nIl Piano solo dell’artista calabrese arriva a coronamento della sua trentennale carriera con una riflessione in musica che coglie l’essenza delle sue composizioni: canzoni capaci di creare un ponte tra le arti\, dove musica\, cinema\, teatro e letteratura si incontrano e si intrecciano felicemente. \nOgni brano è un quadro sonoro che prende vita\, esplorando orizzonti musicali che vanno dal minimalismo sperimentale al blues\, dalla forma canzone al jazz.\nIl suo pianismo ricercato incontra le raffinate note di Giovanna Famulari\, affermata violoncellista triestina che ha già partecipato al suo ultimo album\, per una armoniosa simbiosi musicale. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:Le lacrime di Achille
DESCRIPTION:dai 12 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ntesto e regia Renata Coluccini\ncon Davide Del Grosso e Giacomo Peia\nscene e luci Marco Zennaro\nmusiche Luca De Marinis\ncostumi Caterina Berta\nconsulenza storico-letteraria Emanuela Spadavecchia\nproduzione Teatro del Buratto \ndurata: 60 minuti\nteatro d’attore \n…per stupirci della fragilità di Achille e della forza di Patroclo\, della loro crescita\, della guerra\, dell’amore e della morte.\n\nIl mito è un racconto fuori dal tempo\, è attuale\, non serve attualizzarlo\, e ci consente di porre delle domande all’oggi\, di affrontare tematiche sempre vive. Per questo la storia di Achille e Patroclo; per parlare di due ragazzi\, di famiglie differenti\, di forza e fragilità\, di amore\, di guerra\, di un destino con cui fare i conti.\nRipercorrere il mito\, affrontare l’Iliade per narrare la storia di un legame che affronta un futuro già designato\, del goffo e invisibile Patroclo scelto dal giovane eroe Achille\, per scoprire le diverse facce e possibilità de protagonisti\, per stupirci della fragilità di Achille e della forza di Patroclo\, della loro crescita\, degli insegnamenti di Chirone\, della guerra\, dell’amore e della morte; questi sono gli elementi del nostro raccontare.\nNe Le lacrime di Achille si viaggerà nei ricordi del grande eroe Achille e del semplice ragazzo Patroclo\, dalla loro infanzia a Ftia all’addestramento sul monte dei centauri\, dai giorni di attesa in Aulide\, sino al tempo in cui Achille sarà divorato dall’ira sotto le mura di Troia.\nVivremo la storia di Achille che sceglierà Patroclo\, il più esile\, magrolino e invisibile tra i tanti ragazzi nobili che si allenano nel palazzo re Peleo. Giungerà il tempo del loro crescere sotto la saggia guida del maestro centauro Chirone. Incomberanno le profezie come condanna\, ma anche le profezie come giustificazione per non scegliere.\nUn’amicizia\, un amore intenso\, dall’inizio alla fine…\nSarà la voce di Patroclo a guidarci\, sono il suo desiderio e il suo bisogno di essere ascoltato a trovare forma\, pace e a dare voce a parole che ad Achille nessuno ha mai regalato. Per raccontare chi era davvero Achille. Per dare ad entrambi una nuova voce. \nIn questa fusione le parole si mescolano con i movimenti\, creando un linguaggio artistico unico che attraverso i gesti\, le espressioni e le coreografie diventano veicoli potenti per comunicare storie complesse ed emozioni profonde. Grazie ai linguaggi teatrali presenti all’interno dello spettacolo è stato possibile sottolineare la connessione tra il corpo e la psiche umana\, evidenziando la potenza della parola e della danza come veicolo per esplorare stati d’animo\, relazioni e conflitti interiori. Le coreografie diventano una forma di linguaggio visivo che si combinano armoniosamente con le parole dei dialoghi e dei monologhi\, amplificando l’impatto emotivo dello spettacolo.
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SUMMARY:SPRINGSTEEN — LIBERAMI DAL NULLA
DESCRIPTION:Sab 29.11 ore 18:00 e 20:30\nDom 30.11 ore 17:00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nSPRINGSTEEN — LIBERAMI DAL NULLA\nProduzione: USA\, 2025\nDurata: 119′\nRegia: Scott Cooper\nInterpreti: Jeremy Allen White\,\nJeremy Strong\, Odessa Young \nTRAMA All’inizio degli anni 80 Bruce Springsteen si è già affermato come uno dei principali cantautori del periodo\, capace di accompagnare un approccio rock a musicalità più folk. Nello stesso periodo però si trova anche vittima delle enormi aspettative per il suo prossimo lavoro. Cercando di evitare queste pressioni e al contempo mettere a tacere gli spettri di un passato non proprio idilliaco\, Springsteen decide di concentrarsi sulla registrazione\, nell’intimità della propria casa\, di un album destinato a diventare forse il più importante della sua carriera\, “Nebraska”. \nCOMMENTO In un’epoca che sembra aver fatto (di nuovo) dei biopic musicali una sorta di sottogenere di grandissimo successo era solo questione di tempo prima che una leggenda del calibro di Bruce Springsteen si trovasse al centro di una pellicola ad alto budget. Rispetto a narrazioni di più ampio respiro come Elvis (2022) di Baz Luhrman o Rocketman (2019) di Dexter Fletcher\, Bruce Springsteen — Liberami dal nulla si concentra su un periodo ben preciso della carriera e della vita del musicista del New Jersey\, ovvero quando l’acerba star rock di hit come “Born to Run” decise di isolarsi nella sua casa di Colts Neck per registrare un album minimalista e acustico come “Nebraska”. Se a primo acchito questa trama potrebbe non parere molto invitante per coloro che non sono grandi fan di Springsteen\, sono la sceneggiatura di Scott Cooper\, anche regista\, e l’interpretazione del celebrato Jeremy Allen White a rendere il film una pellicola capace di conquistare ogni genere di spettatore. I tormenti della giovane star ancora perseguitata dai fantasmi di un passato difficile sono difatti una parte fondamentale della sceneggiatura di Cooper\, la quale\, pur concentrata sulla realizzazione di “Nebraska”\, non manca di aprire squarci in bianco e nero\, disturbanti così come commoventi\, sul passato di Springsteen\, a cui l’interpretazione del protagonista della serie The Bear (2022-in corso) dona una profondità non scontata. Per quanto a tratti questa costruzione del racconto\, tipica in effetti di molte pellicole biografiche\, rischi di allontanare il focus di chi guarda dalla creazione artistica che dovrebbe essere il cuore della pellicola\, Springsteen — Liberami dal nulla fa ciò per mettere\, come si evince fin dal titolo\, al centro dell’opera l’artista\, rimarcando l’importanza dell’elemento umano\, personale\, nell’arte. \nREGISTA Interessato a raccontare il mondo della musica e i suoi sofferenti protagonisti fin dal primo lungometraggio Crazy Heart (2009) e ispirato come pochi altri cineasti della sua generazione dall’immaginario degli anni 70\, Scott Cooper pare essere arrivato con Springsteen — Liberami dal nulla a un punto di passaggio quasi obbligato nella sua carriera. Prima è toccato agli intensi crime movie Il fuoco della vendetta (2013) e Black Mass — L’ultimo gangster (2015)\, così come al western crepuscolare Hostiles — Ostili (2017) e ai thriller-horror Antlers (2021) e The Pale Blue Eye (2022)\, che hanno dimostrato la versatilità di un cineasta finora sottostimato nella Hollywood contemporanea. \n 
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SUMMARY:Marta Cuscunà / LA SEMPLICITÀ INGANNATA
DESCRIPTION:Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne\n\ndi e con Marta Cuscunà\ndisegno luci Claudio “Poldo” Parrino\ndisegno del suono Alessandro Sdrigotti\ntecnica di palco\, delle luci e del suono Marco Rogante\, Alessandro Sdrigotti\nrealizzazioni scenografiche Delta Studios; Elisabetta Ferrandino\nrealizzazione costumi Antonella Guglielmi\nuna co-produzione Centrale Fies\, Operaestate Festival Veneto\ncon il sostegno di Provincia Autonoma di Trento-T-under 30\, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol\, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia\, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia\, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari\, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari\, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone\, Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone.\ncon il sostegno dei partecipanti al progetto di microcredito teatrale Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d’Autore; L’Attoscuro Teatro – Montescudo di Rimini.\n\nLiberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin\, (Ed. Biblioteca dell’Immagine\, 1998) e a L’Inferno monacale di Arcangela Tarabotti\, a cura di Francesca Medioli (Ed. Rosenberg&Sellier\, 1990) \n\nLiberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine\, La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi “coro” per cambiarlo. La semplicità ingannata riporta alla luce la voce di un gruppo di giovani che\, nel Cinquecento\, lottarono contro le convenzioni sociali\, rivendicando libertà di pensiero e di critica nei confronti della cultura maschile.\nNel Cinquecento avere una figlia femmina equivaleva ad una perdita economica: agli occhi dei padri era una parte del patrimonio economico della famiglia che andava in fumo al momento del matrimonio. Una figlia bella e sana era economicamente vantaggiosa perché poteva essere sposata con una dote modesta. Una figlia brutta o con qualche difetto fisico necessitava invece di una dote più salata.  Per questo i padri di famiglia escogitarono una soluzione alternativa per sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata.\nArcangela Tarabotti e le Clarisse del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di resistenza all’utilizzo delle vocazioni religiose a fini economici davvero unica nel suo genere.\nQueste donne trasformarono il convento in uno spazio di contestazione\, di libertà di pensiero\, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. L’Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sulle Clarisse di Udine\, ma le monache riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando una sorprendente micro-società tutta al femminile\, in un tempo in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico ed economico della vita.\n\n “Fino a che punto è lecito elaborare i dati senza che questa operazione si trasformi in un tradimento della verità storica? Ho cercato di raccontare alcuni aspetti della vicenda realmente accaduta attraverso analogie che li rendessero più vicini a noi. Concetti come “eresia” o “dote” assumono\, nello spettacolo\, significati più ampi di quelli letterali\, nel tentativo di guardare\, oggi\, alla “monaca forzata” come simbolo non esclusivo della condizione femminile ma una condizione che ha ancora bisogno di riscatto” Marta Cuscunà \nEstratti rassegna stampa\n«Un racconto potente e ironico di resistenza femminile: Marta Cuscunà anima con energia e delicatezza la rivoluzione delle Clarisse di Udine.»\nTiziana Montrasio Il Sole 24 ore \nLa semplicità ingannata è la seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili \ndurata 70 minuti \n    
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SUMMARY:FRIDA BOLLANI MAGONI SEMPLICEMENTE FRIDA IN TOUR con MARK GLENTWORTH
DESCRIPTION:martedì 25 novembre 2025\, ore 20.45 \nFRIDA BOLLANI MAGONI\nSemplicemente Frida in Tour con Mark Glentworth \nFrida Bollani Magoni – voce\, pianoforte elettrico\nMark Glentworth – vibrafono \nDopo il grande successo delle precedenti tournée\, dove ha conquistato il pubblico italiano ed europeo con il suo talento e la sua personalità\, Frida riparte con un nuovo progetto dal titolo “Semplicemente Frida”\, che segna l’inizio di una nuova e vibrante fase della sua carriera musicale. \nCon questo nuovo spettacolo\, Frida Bollani Magoni\, da oggi semplicemente “Frida”\, si presenta al pubblico con una proposta artistica più matura e autentica\, pronta ad abbandonare le etichette formali per abbracciare una dimensione più personale e intima. Il nuovo tour è anche un’opportunità per scoprire il nuovo suono della sua musica fatta di sonorità moderne e contemporanee\, grazie anche all’inserimento di strumenti elettronici; il nuovo repertorio include brani originali\, che riflettono la sua evoluzione artistica compositiva\, insieme a nuove interpretazioni di successi internazionali in grado di esaltare le sue straordinarie capacità vocali e pianistiche. \nAd accompagnarla sul palco\, il musicista britannico Mark Glentworth\, che dona energia alla performance con un importante arricchimento strumentale. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:AFTER THE HUNT
DESCRIPTION:Sab 22.11 ore 17:30 e 20:30\nDom 23.11 ore 17:00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nAFTER THE HUNT\nProduzione: USA\, Italia\, 2025\nDurata: 135’\nRegia: Luca Guadagnino\nInterpreti: Julia Roberts\,\nAyo Edebiri\, Andrew Garfield \nArrivata a un momento importante della sua carriera accademica\, la professoressa di Filosofia Alma Imhoff si ritrova travolta suo malgrado da una drammatica controversia\, quando la sua talentuosa dottoranda Maggie accusa Hank\, amico e collega di Alma\, di averla molestata proprio la sera in cui i due erano stati ospiti a cena della professoressa e del marito Frederick. Non sapendo per chi parteggiare\, dal momento che Hank accusa Maggie di volerlo mettere in cattiva luce solo per impedire che riveli che la tesi della ragazza sarebbe un plagio\, Alma cerca di sfuggire dalla situazione\, anche per evitare che alcuni segreti del suo passato vengano alla luce. \nCOMMENTO Non necessita di alcuna presentazione Luca Guadagnino\, prolifico e ormai rarissimo esempio di un cineasta italiano che lavora costantemente con Hollywood. Nell’ultimo decennio il regista palermitano ha infatti creato una sorta di universo personale\, ben rappresentato dal cult Chiamami col tuo nome (2017)\, fatto di tematiche di grande attualità\, e spesso molto discusse\, attori di primissimo piano e narrazioni complesse\, in cui più livelli si mescolano per rendere più complesse e coinvolgenti quelle che in altre mani finirebbero forse per diventare stilose passerelle per attori alla ricerca di premi. Il rischio probabilmente non era mai stato grande come in After the Hunt\, film che vede al suo centro i tormenti di una star del calibro di Julia Roberts\, affiancata dal duo in opposizione Andrew Garfield-Ayo Edebiri\, che non a caso rappresentano tre diverse generazioni di interpreti hollywoodiani. Eppure\, la sceneggiatura chirurgica di Nora Garrett impedisce che la pellicola diventi solo un palcoscenico per i suoi eccellenti attori e attrici\, riuscendo nel frattempo a trattare in maniera sfaccettata e non banale discusse tematiche di attualità\, come le prevaricazioni dei superiori nei luoghi di lavoro e la cosiddetta “cancel culture”\, in modo da evitare che After the Hunt si riduca a un film a tesi. \nD’altro canto\, la raffinata regia di Guadagnino non sottrae mai agli interpreti il centro dell’attenzione\, contribuendo a fare di quest’ultimo film uno dei più tradizionali nella forma e nella costruzione del racconto (nonostante la rottura della quarta parete finale)\, a riprova del talento di un cineasta trasformista come ormai ne esistono pochissimi nell’industria cinematografica\, globale come italiana. \nREGISTA Nonostante la carriera del regista palermitano sia iniziata nel lontano 1999 con il lungometraggio The Protagonists\, il quale evidenziava già le sue ambizioni internazionali\, Luca Guadagnino ha stentato ad affermarsi come cineasta\, realizzando pellicole tanto curate nella forma quanto criticate nel contenuto come Melissa P. (2005) e Io sono l’amore (2009). Solo le due opere successive della cosiddetta “trilogia del desiderio”\, ovvero A Bigger Splash (2013) e soprattutto Chiamami col tuo nome\, gli hanno permesso di imporsi come uno dei registi italiani di maggior successo. Film dai generi variegati come Suspiria (2018)\, Challengers (2024) e Queer (2024) hanno poi ribadito il proseguimento di questa fase positiva della sua carriera. \n 
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DESCRIPTION:dai 4 ai 7 anni – scuola dell’infanzia e primaria \ndi e con Claudio Milani\nscenografie Elisabetta Viganò\, Armando Milani\nluci Fulvio Melli\nmusiche Debora Chiantella\, Emanuele Lo Porto\, Andrea Bernasconi\nconsulenza per i testi Francesca Rogari\nproduzione Compagnia MOMOM / Latoparlato – Como \ndurata: 50 minuti\nteatro di narrazione e pupazzi \nLulù è un capolavoro del teatro per l’infanzia.\nIn questa storia ci sono tre fratelli nati in un mattino d’estate\, dopo una notte piena di lucciole. Il destino li separerà\, conducendoli per tre strade diverse. Ma darà loro tre doni – intelligenza\, istinto\, cuore – sufficienti per cavarsela\, diventare grandi e finalmente ritrovarsi\, affrontando perfino uno Stregone che può farsi grande come una montagna.\nQuando la notte sarà più buia\, arriveranno le lucciole ad indicare loro la strada.\nE Lulù?\nLulù è lo spirito del bosco. È tutto azzurro e blu\, come il cielo\, il mare e l’acqua della sorgente. Ha gli occhi rotondi\, la pancia rotonda e il cuore grande. A Lulù piace: volare sopra al bosco\, scavare gallerie\, mangiare.\nMa la cosa che sa fare meglio è far nascere le lucciole. Dalla sua pancia.\nTutti sanno che esiste\, ma pochissimi lo hanno visto. Per vederlo bisogna essere molto fortunati.\nL’incanto e la meraviglia suscitati dalle straordinarie vicende dei tre piccoli\nprotagonisti accompagnano gli spettatori\, in un crescendo di curiosità e stupore\, fino all’epilogo della storia\, nel quale tutto si ricompone e l’attesa viene ampiamente ripagata da un arrivo sorprendente.\nUn racconto sull’irrinunciabile valore dell’intelligenza\, dell’istinto e della generosità\, che ci incoraggia ad avere fiducia nelle nostre qualità.
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SUMMARY:Lulù
DESCRIPTION:dai 4 ai 7 anni – scuola dell’infanzia e primaria \ndi e con Claudio Milani\nscenografie Elisabetta Viganò\, Armando Milani\nluci Fulvio Melli\nmusiche Debora Chiantella\, Emanuele Lo Porto\, Andrea Bernasconi\nconsulenza per i testi Francesca Rogari\nproduzione Compagnia MOMOM / Latoparlato – Como \ndurata: 50 minuti\nteatro di narrazione e pupazzi \nLulù è un capolavoro del teatro per l’infanzia.\nIn questa storia ci sono tre fratelli nati in un mattino d’estate\, dopo una notte piena di lucciole. Il destino li separerà\, conducendoli per tre strade diverse. Ma darà loro tre doni – intelligenza\, istinto\, cuore – sufficienti per cavarsela\, diventare grandi e finalmente ritrovarsi\, affrontando perfino uno Stregone che può farsi grande come una montagna.\nQuando la notte sarà più buia\, arriveranno le lucciole ad indicare loro la strada.\nE Lulù?\nLulù è lo spirito del bosco. È tutto azzurro e blu\, come il cielo\, il mare e l’acqua della sorgente. Ha gli occhi rotondi\, la pancia rotonda e il cuore grande. A Lulù piace: volare sopra al bosco\, scavare gallerie\, mangiare.\nMa la cosa che sa fare meglio è far nascere le lucciole. Dalla sua pancia.\nTutti sanno che esiste\, ma pochissimi lo hanno visto. Per vederlo bisogna essere molto fortunati.\nL’incanto e la meraviglia suscitati dalle straordinarie vicende dei tre piccoli\nprotagonisti accompagnano gli spettatori\, in un crescendo di curiosità e stupore\, fino all’epilogo della storia\, nel quale tutto si ricompone e l’attesa viene ampiamente ripagata da un arrivo sorprendente.\nUn racconto sull’irrinunciabile valore dell’intelligenza\, dell’istinto e della generosità\, che ci incoraggia ad avere fiducia nelle nostre qualità.
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