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SUMMARY:Cristina Donà
DESCRIPTION:9 gennaio 2004 ore 21 \nLeggerezza non significa affatto impalpabilità: il disco d’esordio di Cristina Donà\, Tregua\, con dedica a Kurt Cobain\, la trasforma in un invito ad affidarsi senza paura a se stessi nei momenti difficili: “Ho sempre me”\, dichiara con fierezza Cristina. Il disco vince il Premio Ciampi come miglior esordio e piace a tutti\, anche al “vecchio indiano” Robert Wyatt che le starà a fianco da quel momento.\nCon il 2003\, la cantautrice fa un ulteriore passo da gigante per la sua storia musicale: Dove sei tu sembra superare quel “distacco” da personaggio della discografia indipendente grazie anche alla prestigiosa collaborazione con Davey Ray Moor dei Cousteau: la “canzone” è ora la necessità prima.
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SUMMARY:I bambini di via della Scalacinque storie scellerate
DESCRIPTION:18 dicembre 2003 ore 21 \nscritto e diretto da Ugo Chiti\ncon Massimo Salvianti\, Dimitri Frosali\, Lucia Socci\, Giuliana Colzi\, Andrea Costagli \ne con Maurizio Lombardi\, Teresa Fallai\, Alessio Venturini\, Daniel Dwerryhouse\, Francesco Mancini\nuna produzione  Teatro Metastasio Stabile della Toscana – Arca Azzurra Teatro\n\nAnni Cinquanta. Cinque bambini si riuniscono ogni giorno nel grande androne di un palazzo di periferia per raccontarsi “storie di paura”; il pianerottolo e il vano delle scale si trasformano in un luogo magico\, dove il fantastico e il ricco immaginario infantile s’intrecciano al quotidiano\, al presente famigliare\, ai conflitti del mondo dei grandi\, per esorcizzare paure\, angosce e smarrimenti di quell’età.  Ugo Chiti\, autore vincitore con I bambini di via della Scala del Premio Candoni 2002 per la nuova drammaturgia\, riattraversa fiabe e leggende della tradizione popolare orale – la parabola di San Giuliano\, la leggenda di Jacopo da Varagine\, le fiabe del “Re porco” e “La bella e la bestia” – e ci racconta con rara delicatezza il mondo dell’infanzia e l’età indifesa di ogni uomo.
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SUMMARY:Tre piccoli Shaxpeares: Minimacbeth / Sonnellino di Mezz’estate / Amleto all’osso
DESCRIPTION:7 dicembre 2003 ore 21 \nregia Andrea Taddei\ncon Emanuela Villagrossi\, Bruno Viola\, Federica Fabiani\nuna produzione Teatro Litta\n\nUn tributo al genio di Shakespeare scritto come un divertissement sul tema di tre opere celeberrime. Un teatro da guinness dei primati con due tragedie e una commedia “cronometrate” in poco più di un’ora. Ecco allora il destino dell’ambizioso Macbeth diventare  Minimacbeth\, acido battibecco fra moglie e marito\, il materiale magico del Sogno di una notte di mezza estate moltiplicarsi in irresistibili sketch e numeri di cabaret come Sonnellino di mezz’estate\, con  l’immancabile finale sui versi dell’ “essere o non essere”\, ma che sarà però un Amleto all’osso\, una clownerie su Amleto\, quasi uno sfogo del principe di Danimarca solo e incompreso\, a concludere questa umile scommessa leggera\, un vero corpo a corpo con la grandezza del Bardo.
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SUMMARY:Tutto per bene
DESCRIPTION:23 novembre 2003 ore 21\n\ndi Luigi Pirandello\nregia Jurij Ferrini\ncon Gianrico Tedeschi\, Marianella Laszlo e Aldo Alori\ne con Sarah Biacchi\, Gianfranco Candia\, Fabrizio Matteini\, Sveva Tedeschi\, Angelo Zampieri\nuna produzione A.Artisti Associati – Compagnia di prosa Gianrico Tedeschi\n\nTratto dall’omonima novella del 1906\, Tutto per bene si trasforma in testo teatrale nel 1920 per opera dello stesso Pirandello che lo adatta alle corde di un grande attore\, Ruggero Ruggeri. Oggi il dramma grottesco di Martino Loi che scopre solo dopo la morte della moglie la sua infedeltà e le sue surreali conseguenze\, è affidato all’interpretazione di un grande interprete del nostro tempo\, Gianrico Tedeschi. Prigioniero di un copione reso immutabile dal lutto\, Loi è l’emblema dell’uomo pirandelliano eroe e vittima delle sue contraddizioni\, delle sue molte maschere\, clown del suo circo personale\, con la faccia tinta di candida vergogna e livido furore.
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SUMMARY:Uri Caine / Paolo Fresu
DESCRIPTION:22 novembre 2003 ore 21 \nUri Caine\, pianoforte\nPaolo Fresu\, tromba e flicorno \nUri Caine\, noto per le sue visionarie rivisitazioni di repertori classici\, da Mahler a Schumann e Bach\, per le sue prove ha sempre scelto organici variabili\, con presenze inaspettate\, in grado di confrontare musicalità diverse\, dalla tradizione classica europea al jazz\, all’elettronica\, al klezmer\, al rock\, qualificandosi come uno degli architetti più intelligenti e sensibili della musica d’oggi. Non sorprende\, dunque\, l’incontro con Paolo Fresu\, universalmente riconosciuto come musicista attento ai diversi suoni del contemporaneo.\nIl dialogo proponibile dall’incontro tra i due è di quelli di altissimo valore qualitativo e\, già sulla carta\, capace di incuriosire ed affascinare anche il più lontano e tiepido appassionato.
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SUMMARY:Il signor Rossi\, il Re e la Costituzione
DESCRIPTION:3 maggio 2003 ore 21 \ndi e con Paolo Rossi\nuna produzione AGIDI \nGran finale di stagione con il nuovissimo spettacolo di uno dei più travolgenti protagonisti del teatro comico e satirico\, Paolo Rossi\, che sarà a Cervignano a pochi giorni dal debutto assoluto in Italia. Il giullare Rossi si scatenerà in un “nuovo delirio organizzato”\, un teatro aperto e popolare dove il pubblico viene spesso coinvolto anche in prima persona. Nuovo pretesto per un’incursione nell’attualità più scottante del nostro tempo\, non più un testo del  teatro classico\, come nei suoi spettacoli precedenti ispirati alle opere di Shakespeare\, Racine o Molière\, ma un testo che tutti noi conosciamo ma in pochi abbiamo letto realmente: La Costituzione italiana. Il signor Rossi\, il Re e la Costituzione un “parlamento basso” in cui il pubblico interpreterà ancora una volta un ruolo\, quello del popolo\, e assieme a Rossi si troverà a legge\, riscrive\, approvare gli articoli del testo cardine del nostro ordinamento democratico. In un succedersi irrefrenabile di storie\, aneddoti\, improvvisazioni e rock’n roll…
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SUMMARY:Le ultime lune
DESCRIPTION:15 aprile 2003 ore 21\n\ndi Furio Bordon\nregia Furio Bordon\ncon Gianrico Tedeschi\, Marinella Laszlo\, Walter Mramor\nuna produzione Artisti Associati \nUn uomo molto vecchio aspetta nella sua stanza che il figlio torni dall’ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo per anziani. Ascolta Bach e parla con la moglie. Anzi\, con il suo ricordo\, visto che lei è morta molti anni prima. Parlano della vita\, della morte\, dell’amore che li ha uniti. Le ultime lune è un testo toccante sulla solitudine della vecchiaia\, sugli interrogativi più profondi e cruciali sul senso dell’esistenza\, ma soprattutto è un testo “fortunato”: scritto da Furio Bordon nel 1992\, ha vinto il Premio Idi nel 1993\, ma soprattutto è diventato fra i classici più amati del teatro contemporaneo grazie all’interpretazione di Marcello Mastroianni che ne fece il suo indimenticabile spettacolo di congedo dalle scene nel 1996.  E’ ora la genialità interpretativa di un altro grande interprete\, il grande Gianrico Tedeschi\, a riportarlo sul palcoscenico per la prima volta nella sua versione integrale e sotto la direzione registica del suo stesso autore.
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SUMMARY:Lachrymae (semper dolens!)
DESCRIPTION:4 aprile 2003 ore 21\n\nscritto\, diretto e interpretato da Rita Maffei e Fabiano Fantini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\n\nrassegna Terra di temporali e primule \nLachrymae (semper dolens!) è un racconto profano di cose sacre.  Sacre come le lacrime della statua di una piccola Madonna custodita da un vecchio sacrestano di una chiesetta sperduta nella campagna del Nordest\, che all’improvviso inizia a parlare. E le sue parole danno voce a mille confidenze\, speranze\, sofferenze di donne di tutto il mondo che a lei\, Madre delle madri\, si rivolgono\, in cerca di risposte e consolazioni. Testimonianze che si intrecciano in un dialogo surreale\, a volte anche grottesco\, con l’ingenua semplicità del più devoto fedele della Madonnina\, Cosimo\, capofila di un insolito pellegrinaggio\, di una processione popolare di storie e racconti originali o raccolti fra le pagine di Alda Merini\, di Dacia Maraini\, dell’esule Carmen Yañez\, fra le testimonianze dalla Bosnia di Nedzad Maksumic\, incastonate su tessuto sonoro ricchissimo quanto eterogeneo\, dalla musica colta di Benjamin Britten\, allo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi\, fino alla musica popolare delle processioni mariane rivisitate dalla Banda Ionica.
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SUMMARY:Glace - una storia vera
DESCRIPTION:21 marzo 2003 ore 21 \ntraduzione in friulano e adattamento Luca Zoratti\nregia Giuliano Bonanni\ncon Luca Zoratti e Nicoletta Oscuro\nuna produzione Academia de gli Sventati \nrassegna Terra di temporali e primule\n\nPuò la realtà superare la fantasia? Si può sfondare la barriera che divide il vivere dell’uomo dalla realtà virtuale? La storia di Joseph Paul Jernigan sì. La storia del primo uomo che\, dopo morto\, è stato “seppellito” dentro ad un computer. E questo perché Paul\, cittadino americano condannato a morte per omicidio\, ha deciso di donare il suo corpo alla scienza. E la scienza del suo corpo ne ha fatto la prima versione digitale e computerizzata\, un grande e perfetto atlante dell’anatomia umana. Una storia vera\, dai risvolti inquietanti\, sul senso del progresso e del nostro futuro raccontata in uno spettacolo “high-tech”\, diretto\, immediato\, che suggestiona lo spettatore e lo porta lontano\, trasportato da una colonna sonora rock-blues e da immagini video dai mille colori.
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SUMMARY:Concerto del mezzosoprano Edita Randová
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SUMMARY:Il Che: vita e morte di Ernesto Guevara
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SUMMARY:Karmelòs Orchestra
DESCRIPTION:25 febbraio 2003 ore 21 \ndirettore Vram Tchiftchian\nfisarmonica Sebastiano Zorza\nmusiche di Astor Piazzolla (1921-1992)\n\nNel terzo concerto\, la Karmelòs Orchestra esegue per fisarmonica\, pianoforte\, arpa\, percussioni e orchestra alcuni straordinari e poco uditi brani di Astor Piazzolla\, scomparso nel 1992 e noto per la sua vena sanguigna\, del resto tipica del tango argentino.\nIn questi brani si scorge un Piazzolla diverso\, sempre e comunque  abilissimo nello strumentare\, ma in grado di trasformare il tango in qualche cosa di estremamente complesso e profondo\, che può esplorare angoli sconosciuti della psiche pur tuttavia mantenendo Illese le intenzioni primarie. Sono brani di grande ingegno ritmico\, a tratti tenebrosi ed inquietanti\, in grado di porre il tango su piani nuovi e luminosi per originalità e passione.
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SUMMARY:Bellissima Maria
DESCRIPTION:19 febbraio 2003 ore 21 \ndi Roberto Cavosi\nregia Sergio Fantoni\ncon Ottavia Piccolo\nuna produzione La Contemporanea 83 \nRocco è un investigatore privato che ha passato la vita a spiare il prossimo con la macchina fotografica in mano. Gli basta anche un piccolo gesto e il suo occhio  esperto cattura il segreto nascosto nei rapporti umani. L’occhio della sua camera ha letto passioni\, tradimenti\, tragedie. Da una foto scattata a un uomo che cade in un burrone parte una delle sue indagini che procederà con lo stesso ritmo della passione fatale di Maria e Patrizio. Bellissima Maria è un noir sensuale e misterioso dove corpi e passioni si intrecciano tra l’odore di canfora di una palestra di kick-boxing e i passi di un ballo profano. Un racconto circolare che torna ineluttabile da dove è partito: da quello spazio immutato e immutabile\, dove tutto torna a svolgersi come un vecchio film\, già visto\, e dove si consuma\, per l’eternità\, sempre uguale\, la scena di un primo incontro\, il principio di tutto\, dove Maria e Rocco continuano a ballare lo stesso mambo “cannibale”\, a ripetere  le stesse parole\, e a porsi\, sempre\, la stessa domanda: perché?
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SUMMARY:Canto della Rosa Bianca
DESCRIPTION:1 febbraio 2003 ore 21 \nscritto e narrato da Maurizio Donadoni\ncollaborazione artistica Miae Kim\nmusiche originali eseguite da Nicola Alesini\nuna produzione Associazione Teatrale Pistoiese\n\nDall’estate 1942 al febbraio 1943 un gruppo di cinque amici di diversa estrazione sociale\, culturale e religiosa\, studenti dell’Università di Monaco\, assieme al loro insegnante di filosofia\, danno vita a un movimento di opposizione noto col nome di Rosa Bianca che cercò di risvegliare le coscienze sopite dei giovani tedeschi. Una resistenza che finì male\, con il loro arresto e la loro condanna a morte.\nL’attore Maurizio Donadoni\, anche autore del testo\, ci racconta in questo “documentario teatrale” la storia di questi giovani antinazisti che\, in tempi d’apocalisse\, seppe inventare e mantenere una rotta diversa dalla maggioranza urlante o muta in nome di una coscienza critica\, come in una  “via crucis”  metropolitana\, scandita in quattordici stazioni di un viaggio “ underground” che parte dall’oggi\, si tuffa in “full immersion”  nell’epoca hitleriana attraverso documenti filmati e sonori\, per ritornare alla realtà odierna\, magari  più consapevoli del fatto che essere liberi oggi è un’eredità di bene costata milioni di vite umane.
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SUMMARY:Dante - Inferno
DESCRIPTION:21 gennaio 2003 ore 21 \ncon Davide Riondino e Sandro Lombardi\nregia Federico Tiezzi\nuna produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi\n\nPeriodicamente è necessario tornare a sfogliare il più grande libro della nostra letteratura\, il suo capolavoro più sperimentale e meno accademico\, la Divina Commedia. Il regista Federico Tiezzi torna alla cantica delle passioni più violente e brucianti\, la cantica dei personaggi e degli episodi danteschi più indimenticabili\, dallo smarrimento nella “selva oscura”\, all’amore di Paolo e Francesca\, al viaggio di conoscenza di Ulisse\, attraverso le storie di Ciacco\, Ugolino\, Pier delle Vigne. La sfida è sempre la stessa: superare la distanza fra il poema sacro e la sua concreta rappresentazione sulla scena teatrale. Qui\, due attori –  Sandro Lombardi e Davide Riondino – isolati nella luce si fanno narratori lirici e comici di questo intenso viaggio\, in cui\, accanto al volgare dantesco\, affiorano anche le parole dell’oggi\, i versi di poeti a noi contemporanei: le riflessioni furenti della Divina Mimesis di Pasolini\, le parole visionarie dei Cantos di Ezra Pound\, le terzine ironiche e divertite dello stesso Riondino.
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SUMMARY:Wiener Opernball Ladies Ensemble
DESCRIPTION:14 gennaio 2003 ore 21 \nsoprano Astrid Wilhelrnsen\nmusiche di Lehar\, Strauss\, Dostal e altri \nIl Wiener Opernball\, un gruppo interamente femminile particolarmente prestigioso proveniente da Vienna\, propone una scelta di brani celebri tratti dal tipico repertorio viennese legato al valzer e all’operetta.\nIl gruppo è stato calorosamente “patrocinato” da Yehudj Menuhin. Astrid Wilhelmsen\, celebre soprano di origine norvegese\, che si è tra l’altro esibita nel grande concerto di capodanno di Vienna\, partecipa con la sua splendida voce\, contribuendo insieme al gruppo (che si esibisce in costume) a quella festosa atmosfera della migliore tradizione viennese\, dove ogni ombra si trasforma in gioia spumeggiante nei ritmi incalzanti e vorticosi del valzer.
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SUMMARY:Ensemble Nuovo Contrappunto
DESCRIPTION:17 dicembre 2002 ore 21 \ndirettore e voce recitante Mario Ancillotti\nIgor Stravinskji – Histoire du soldat\n\nll primo concerto prevede l’esecuzione dell’Histoire du Soldat di Igor Stravinskji\, compositore russo tra i più importanti del ‘900\, scomparso negli anni ’70\, autore della celebre Sagra della Primavera. Eclettico e a volte bizzarro\, a volte ironico fino al sarcasmo\, Stravinskji si cimenta nei più svariati stili compositivi\, dal neoclassicismo alla dodecafonia\, e tra i capolavori da esso concepiti\, l’Histoire du Soldat è senz’altro rappresentativo del suo genio; “da suonare\, leggere\, recitare\, danzare”\, ovvero uno spettacolo che prevede\, oltre alla grande musica\, un’ampia azione scenica\, il tutto eseguito dallo storico Ensemble Nuovo Contrappunto\, dove Mario Ancillotti\, celebre flautista\, per l’occasione dirige e recita.
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SUMMARY:Anche la sogliola finge l’orgasmo\, figuriamoci il resto
DESCRIPTION:5 dicembre 2002 ore 21 \ndi e con Jacopo Fo\nregia Jacopo Fo e Eleonora Albanese\n\nIl mondo è un posto meraviglioso\, dove succedono cose impossibili. E ci sono dei giovedì in cui tutto sembra essere stato creato da una divinità crudele al solo scopo di procurarci livelli esagerati di sofferenza fisica e morale. C’è un piano globale che tende ad annientarci personalmente e a questo complotto collaborano burocrati\, generali\, presidenti\, vicini di casa\, terroristi e fabbricanti di slip superaderenti.\nJacopo Fo\, figlio di Franca Rame e del Premio Nobel Dario Fo\, ogni sera\, va in scena proprio per questo: per raccontarci\, naturalmente con imbattibile ironia\, la sua verità. Sulla vita\, sull’amore\, soprattutto sul sesso\, sul “come si fa” dalla A alla Z\, sui luoghi comuni e i tabù e le inibizioni che più ci attanagliano\, fino alle vette erotiche suggerite dalla  pratica dello yoga tantrico. Per convincerci che forse siamo tutti vittime di allucinazioni e suggestioni\, visto che se fossimo nati per soffrire le donne invece dei seni morbidi avrebbero due rubinetti…
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SUMMARY:Nero pro domo suaLa satira romana da Marziale a Petrolini
DESCRIPTION:26 novembre 2002 ore 21 \ndi e con Giorgio Monte\, Manuel Buttus e Gigi Del Ponte\nregia Giorgio Monte\nuna produzione Teatrino del Rifo/prospettiva T\n\nrassegna Terra di temporali e primule \nBrandiscono la satira come un’arma di autodifesa\, come una terapia di sopravvivenza. Miscelano ironia e distacco\, ma di quelle che graffiano. La satira è il teatro più naturale\, una seconda pelle per un gruppo come il Teatrino del Rifo. Che\, dopo i fendenti contro il progetto di omologazione della cultura friulana e l’inquietante spettacolo su Peteano\, una fiaba nera con cui ha ridisegnato gli anni della strategia della tensione\, prende ora a bersaglio un soggetto solo apparentemente lontano\, l’imperatore Nerone\, tiranno spietato e maestro dell’arbitrio più folle e bizzarro. Si tratta\, neanche a dirlo\, solo di un pretesto per una riflessione al vetriolo a 360 gradi sull’abuso di potere\, in un excursus ricco di citazioni e rivisitazioni degli autori della satira romana Marziale e Giovenale\, per arrivare a scoccate più recenti\, da Trilussa al grande Petrolini e alla sua indimenticabile parodia di Nerone\, a cui si mescono\, ad un ritmo incalzante e spassoso\, le gag e battute originali del gruppo destinate ai Neronissimi del nostro Paese…
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SUMMARY:Ecco un uomo libero!
DESCRIPTION:17 novembre 2002 ore 21 \ndi Tom Stoppard\nregia Francesco Macedonio\nscene e costumi Lauro Crisman\nmusiche Massimiliano Forza\ncon Paolo Ferrari\, Maria Paiato\, Ariella Reggio\nuna produzione La Contrada – Teatro stabile di Trieste\n\n“Ecco un uomo libero!”: ogni volta che varca la soglia del pub sotto casa\, immancabilmente Riley pronuncia questa frase. Un’affermazione sarcastica o piuttosto un’illusione\, la sua. Perché la realtà della sua vita è un’altra: un’esistenza grigia\, divisa fra un lavoro un po’ strampalato\, quello di inventore\, e le mura domestiche dove\, inesorabilmente\, ritroverà Persephone\, moglie rassegnata alla sua piatta vita di casalinga\, e la figlia Linda\, sempre intenta a rincorrere\, senza successo\, infelici relazioni sentimentali.  Tom Stoppard\, commediografo della generazione che più ha saputa dare nuovo ossigeno alla scena inglese negli ultimi quarant’anni\, ne fotografa le esistenze tenendosi in bilico fra realismo e simbolismo\, con la lucidità di chi sa analizzare realtà scomode come il fallimento della famiglia e la durezza dei rapporti sociali\, ma con l’affetto e l’ironia di chi si ritrova a dover sfatare i nostri slanci di libertà.
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SUMMARY:Riccardo III
DESCRIPTION:24 aprile 2002 ore 21 \nda William Shakespeare\ndrammaturgia Mauro Maggioni\, Titino Carrara\, Carlo Presotto\nregia Mauro Maggioni\ncon Titino Carrara\, Carlo Presotto\, Patricia Zanco\, Annalisa Peresico\nscene Mauro Zocchetta\ncostumi Martino Munarini\nuna produzione La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione \nRiccardo III è un testo sul potere. Sulla brama del potere e sull’inutilità di questa brama.\nRiccardo III è la storia di “un uomo che volle farsi re” e che per raggiungere la corona usa tutti i mezzi possibili. Uccide tutti Riccardo di Gloucester: fratelli\, cognate\, nipoti\, amici\, tutti. E mentre fa questo non si accorge che il vero obiettivo della sua furia è se stesso. Non somiglia a nessuno\, lui\, incapace d’amore com’è. I cani per strada gli abbaiano contro\, le madri e le moglie delle sue tante vittime lo maledicono\, gli sputano in faccia\, la sua stessa madre impreca contro di lui.\nEppure c’è un momento nella vita di questo mostro in cui i tanti spettri delle sue vittime lo vengono a visitare. E’ la notte della vigilia della battaglia di Bosworth\, quella che gli sarà fatale.\nLa rilettura della compagnia La Piccionaia/I Carrara della sanguinosa tragedia di Shakespeare parte proprio da questa notte\, per verificare se sotto a tanto orrore e sangue\, se dietro a tanto cinismo e crudeltà\, non si nasconda un uomo impaurito e solo\, per guardare se dentro l’occhio della “bestia” non sia rimasto qualcosa di umano. “Il nostro lavoro sul personaggio shakespeariano – spiega Mauro Maggioni\, che ha diretto la storica compagnia veneta\, capitanata da Titino Carrara\, nella parte del re sanguinario – è stato soprattutto un lavoro sui fantasmi che si affollano nella sua mente. Tutto il lavoro sul testo è stato improntato su questo\, quasi una seduta psicanalitica al personaggio in cui\, noi\, che lo dovevamo agire\, lo sottoponevamo a una sorta di interrogatorio per andare e vedere che cosa si nascondesse sotto la dura scorza dell’assassino\, per scoprire cosa c’era dentro all’occhio del mostro.\nLa scenografia dello spettacolo Riccardo III riproduce un teatrino anatomico in legno su cui\, ad ogni rappresentazione\, sono invitati a prendere posto quattordici spettatori\, fra quelli presenti in sala L’intento è quello di ricreare la dimensione di studio e osservazione che si respira all’interno delle aule di anatomia durante la dissezione del corpo umano. “E dentro a quel teatrino affollato dal pubblico – aggiunge Maggioni – avviene l’autopsia del nostro “eroe”\, quasi a voler significare l’avvenuta morte di tutti i personaggi nel senso classico del termine\, quasi a dire che non è più possibile rappresentare\, non è più sufficiente\, ci vuole un lavoro più profondo\, più crudele\, più anatomico per l’appunto.
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SUMMARY:Pasolini\, Pasolini!
DESCRIPTION:14 aprile 2002 ore 21 \nliberamente tratto da La notte poco prima della foresta di Bernard-Marie Koltès e Pasolini\, cronaca giudiziaria\, persecuzione\, morte a cura di Laura Betti\nregia Paolo Mazzarelli\ncon Paolo Mazzarelli\ndatore luci e fonica Lino Musella\nPremio Speciale Scenario 2001\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nIn realtà Paolo Mazzarelli\, il giovane attore milanese che con questo monologo ha vinto il Premio Speciale Scenario 2001\, non vuole mettere in scena Pier Paolo Pasolini\, nè la sua eredità artistica\, politica o culturale. Pasolini ha vissuto e ha lasciato tutto quanto un uomo può lasciare per essere ricordato. Del Pasolini autore\, dei suoi testi\, in scena non c’è traccia. C’è invece il segno chiaro\, innegabile\, della sua assenza\, della mancanza nell’Italia di oggi di una personalità altrettanto forte\, di un intellettuale corsaro che con le armi della poesia manifesti la propria radicale indipendenza di pensiero\, l’insofferenza per i conformismi\, la sicurezza di una provocazione e che non nasconda tuttavia i dubbi\, le crisi\, le revisioni. Pasolini\, Pasolini! è allora il quadro di un’assenza\, il vuoto di un interlocutore assente attorno al quale si aggirano disparate voci. Le voci degli atti processuali – 33 procedimenti in tutto – che Pasolini ha subito in vita. Le frasi di avvocati\, politici\, critici\, giornalisti che osservano lo scandalo e la moralità di quella vita sul filo della spada. Le parole di fragile indeterminatezza che Mazzarelli ha scoperto in La notte poco prima della foresta\, il palpitante testo di Bernard-Marie Koltès che in questo spettacolo illumina in controluce la documentazione minuziosa\, cruda\, spietata\, curata da Laura Betti e raccolta nel libro Pasolini: cronaca giudiziaria\, persecuzione e morte.
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SUMMARY:Karmelòs Orchestra
DESCRIPTION:25 marzo 2002 ore 21 \nMario Ancillotti flauto solista e direttore\nEmmanuele Baldini violino solista\nBenjamin Bernstein viola d’amore solista\nTullio Zorzet violoncello solista\nmusiche di Vivaldi\, Telemann\, Paganini\, Boocherini\, Doppler\, Bazzini
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SUMMARY:Natura morta in un fosso
DESCRIPTION:24 marzo 2002 ore 21 \ndi Fausto Paravidino\nregia Serena Sinigaglia\ncon Fausto Russo Alesi\nscene Nicolas Bovey\nuna produzione A.T.I.R. / Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca \nUn albero con appallottolata contro una Golf\, e la stradale che non vede l’ora di farla portare via. Un ragazzo sotto shock che parla a raffica\, ma non dice niente. Un fosso con dentro un corpo che aspetta il medico legale. Ragazza bianca morta nuda in un fosso. Da un fattaccio di cronaca prende il via l’avvincente thriller di Fausto Paravidino: un occhio alle pagine dei giornali e l’altro a certi classici del cinema poliziesco. L’insanguinato copione è un nuovo eccellente esempio delle doti di questo giovane drammaturgo italiano\, che per il Premio Candoni Arta Terme aveva già scritto La malattia della famiglia M.\, e si cimenta ora con la suspense di un caso criminale. Un maledetto imbroglio per il poliziotto chiamato a risolverlo\, ma anche per tutti quelli che vi sono invischiati: i balordi che spacciano\, le prostitute sulla tangenziale\, i genitori della vittima\, gli inquirenti\, i testimoni. La sfida di Paravidino è raccontare questa storia con la tecnica del monologo\, anzi\, dei monologhi: uno per ciascuno dei personaggi implicati. A tutti\, in un labirinto scabroso di supposizioni e azioni\, dà voce Fausto Russo Alesi\, protagonista anche del Gabbiano\, il progetto di Eimuntas Nekrosius per gli attori dell’Ecole des Maitres\, e qui guidato dalla mano registica di Serena Sinigaglia. Un eccitante triangolo di talenti alle prese con piste false\, inoppugnabili indizi\, sorprendenti rivelazioni. \nSono le quattro del mattino\, la mia morticina me la passano i tg del pranzo\, e io devo dare un nome all’assassino prima dei tg della cena\, se no l’Italia ci dorme su\, i giornali ci lavorano su\, dopodomani è in prima pagina\, e in due giorni ho qui più giornalisti che testimoni.
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SUMMARY:Katzelmacher
DESCRIPTION:12 marzo 2002 ore 21 \ndi Rainer Werner Fassbinder\ntraduzione Hans Kitzmüller\nadattamento e regia Rita Maffei \ncon Maria Ariis\, Manuel Buttus\, Fabiano Fantini\, Camilla Frontini\, Giorgio Monte\, Giuliana Musso\, Nicoletta Oscuro\, Branko Popovic\, Renato Rinaldi\, Arianna Zani\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio disegno luci Alberto Bevilacqua\, Stefano Mazzanti\ncollaborazione artistica Elio De Capitani\nproiezioni Alberto Capellani\nassistente alla regia Gigi Del Ponte\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nIl 2002 sarà l’anno di Rainer Werner Fassbinder e già si annunciano in Italia alcune iniziative importanti per ricordare il regista e drammaturgo tedesco a vent’anni dalla sua scomparsa. Precedendo di un anno questo programma di eventi il Css ha voluto dedicare una delle produzioni della stagione 2000/2001\, che sarà in tournée anche nel corso del 2001/2002\, a Fassbinder portando in scena il suo primo testo teatrale\, scritto nel 1968 a soli ventidue anni. Katzelmacher (termine spregiativo con cui in Austria e Germania venivano chiamati gli emigranti\, inizialmente veneti e friulani\, poi anche turchi e greci\, letteralmente “fabbricante di cazze”\, gli utensili in legno e in rame che quegli stranieri esportavano\, per venderli\, all’estero) racconta il difficile rapporto\, che si fa man mano aperta ostilità\, fra una comunità di lavoratori tedeschi e un giovane emigrante\, Jorgos. L’arrivo dello straniero mette in crisi profondamente\, apparentemente senza alcun motivo\, i rapporti esistenti\, scatenando reazioni prima di intolleranza poi di violenza. Katzelmacher è un gioco al massacro in cui i ruoli della vittima e del carnefice sono provvisori e intercambiabili\, essendo annullata ogni forma di solidarietà. Dopo oltre trent’anni\, Rita Maffei trasferisce la vicenda dalla provincia bavarese fine anni ’60\, ai giorni nostri\, nella realtà della provincia friulana\, dove i “katzelmacher” di ieri\, gli emigranti friulani  sono oggi i padroni di casa\, per riflettere da vicino\, quasi in presa diretta una realtà\, personaggi\, dinamiche e relazioni\, di bruciante attualità.
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SUMMARY:Orchestra di Padova e del Veneto
DESCRIPTION:21 febbraio 2002 ore 21 \nMaurizio Moretti pianoforte\nPiero Toso violino principale e concertatore\nmusiche di Mozart\, Beethoven\, Haydn
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SUMMARY:Peteano\, una fiaba friulana
DESCRIPTION:14 febbraio 2002 ore 21 \ndi Alberto Garlini\nda un’idea di Teatrino del Rifo\, Alberto Garlini\, Sandro Comini\nregia Giorgio Monte\ncon Giorgio Monte\, Manuel Buttus\, Gigi Del Ponte\nmusiche originali U.T. Gandhi\nuna produzione Teatrino del Rifo\ncon il sostegno del CSS Teatro stabile di innovazione \nrassegna Terra di temporali e primule \nLa strage di Peteano è un episodio di quella strategia della tensione che ha condizionato la vita italiana per più di vent’anni. Morirono tre carabinieri\, le indagini furono depistate e\, come sempre\, non si trovarono i colpevoli. Almeno fino a quando un giudice testardo\, Felice Casson\, non ebbe raccolto la spontanea confessione di colpevolezza di un terrorista nero piuttosto fuori dalle righe. Quella testimonianza diede spazio a inquietanti ipotesi\, luci e ombre si proiettarono su parecchi decenni di storia della Repubblica italiana\, su un senso deviato di intendere e fare politica. Le indagini di Casson portarono allo scoperto l’esistenza di Gladio\, una struttura agli ordini dei servizi italiani e della Cia\, che aveva agito per quarant’anni\, al di là di ogni controllo istituzionale\, nell’ombra\, segretamente. La scoperta aprì la più grave crisi politico-istituzionale nel nostro Paese\, e coi suoi mille segreti\, mise fine in Italia alla prima Repubblica. Peteano\, una fiaba friulana raccontata dallo scrittore e poeta Alberto Garlini in occasione del trentennale\, e portata in scena dal Teatrino del Rifo con la regia di Giorgio Monte\, assomiglia a una traccia di partenza. Da là è possibile far cominciare il viaggio dentro la lunga notte della Repubblica\, S osservare il sotterraneo che affiora\, seguire le sue logiche\, le sue zone d’ombra. Peteano è una nota segreta di fondo\, un incipit oscuro che sottolinea il bisogno -oggi più che mai vivo- di conoscenza e di coscienza storica. \nPercorrere a ritroso gli avvenimenti di questa fiaba friulana\, dalla crisi del 1990\, più su\, passando per Peteano\, e arrivando a Porzus\, madre di tutte le stragi\, primo momento di una lunga e oscura lotta civile. Convinti che una strage è sempre una festa del potere\, l’uccisione rituale che conferma le gerarchie\, e riaffratella i potenti\, ma anche i meno potenti\, nel segreto.
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SUMMARY:Massimo Gon
DESCRIPTION:8 febbraio 2002 ore 21 \nMassimo Gon pianoforte\nmusiche di Schumann\, Skrjabin
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SUMMARY:Roll over Beethoven
DESCRIPTION:26 gennaio 2002 ore 21 \n\n\ncon la Banda Osiris:\nGianluigi Carlone voce\, flauto\, sax soprano\nRoberto Carlone basso\, tastiera\, trombone\nGiancarlo Macrì percussioni\, basso tuba\nSandro Berti chitarra\, mandolino\, trombone\ne il Quartetto femminile d’archi Euphoria:\nMarna Fumarola violino\nAlessia Massaini violino\nAnna Tenore viola\nMichela Munari violoncello\n\n\nuna produzione Progetti Dadaumpa \nCosa c‘entra Chuck Berry con Beethoven? E qual è la Mission Impossible – di cui distinguiamo nitidamente le note – che la Banda Osiris si accinge a compiere per festeggiare i suoi vent‘anni di attività? Lo spazio nel quale imperversano i quattro professori e davvero la casa-museo di Beethoven? Cosa ci fanno là dentro? E’ l’enorme quadro alle loro spalle. Non ha forse un’aria sinistra? Il rombo dei tuoni\, le luci bluastre dei lampi. Tutto concorre a caricare l’atmosfera di una certa tensione. E se evocare lo spirito del grande Maestro tedesco\, un po‘ sordo\, d’accordo\, ma geniale\, aiutasse a ristabilire l’ordine e svelasse loro segreto profondo della propria musica? Tra l‘indecisione di affidarsi alle formule classiche di una seduta spiritica molto sui generis e la tentazione di uscire da un luogo sospetto\, i quattro professori della Banda Osiris tentano l’esperimento.\nIl risultato? Il quartetto d‘archi ritratto nel famoso quadro di Kloeber alle loro spalle prende vita e\, catapultato nel XXI secolo\, scambia il prof. Carlone Jr. per il grande compositore. La situazione sfugge definitivamente al controllo e tutti\, ma proprio tutti\, sono trascinatori e contaminatori al tempo stesso\, delle violiniste che nelle partiture dell’Amata Immortale leggono Guarda che luna\, alla Banda stessa che le diverse Sinfonie di Beethoven le trasforma in modernissimi brani di Michael Jackson\, passando per “Caro amico ti scrivo” e la recentissima “Flaca”.\nUn caleidoscopio musicale in cui\, più che in ogni altro spettacolo della Banda Osiris\, musica e azione scenica\, contagiose e irresistibilmente divertenti\, prendono il posto delle parole e gli stessi oggetti di scena riservano sorprese a non finire.\nCosì l’inizio dell‘800 incontra il 2000\, i periodi e le musiche si mescolano con le modalità di una festa o come si fosse un gruppo di bambini nella casa lasciata dai genitori dove ancora riecheggia l‘ultima classica raccomandazione e già tutti sono sul materasso del lettone a saltare. Carosello docet. Ma la baldoria dura fino a che\, nell’apoteosi di un “Inno alla gioia”\, arriva minacciosa dell’eternità del tempo un’ombra schiacciante.\nNulla potrà più essere come prima.
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SUMMARY:Maratona di New York
DESCRIPTION:15 gennaio 2002 ore 21 \ndi Edoardo Erba\nregia Rita Maffei\ncon Fabiano Fantini e Claudio Moretti\ndisegno luci Alberto Bevilacqua\nfonica e datore luci Luigina Tusini\ntraduzione in friulano di Paolo Patui\nuna produzione Teatro Incerto / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nPremio miglior spettacolo 2002 – Rassegna di Teatro dialettale di Gradisca d’Isonzo (GO) \nDue amici\, di notte\, in corsa nella campagna. Si stanno allenando per la gara amatoriale più famosa del mondo. Lunghe falcate nel buio e poche parole. Quelle che bastano per non essere soli\, per ingannare la fatica. E’ quando il ritmo si fa più teso\, quando il fiato comincia a mancare\, che le parole prendono il sopravvento. Come un cronometro il filo dei pensieri batte più forte. Ricordi comuni e comuni incomprensioni di due maratoneti che si ritrovano a fare i conti con se stessi e con gli altri\, col senso delle proprie azioni\, con piccoli particolari che non tornano. Mentre il sudore scende più freddo e la milza comincia a far male\, l’allenamento svolta verso una mèta drammatica. Le immagini sfuocano nella nebbia e nel buio\, i punti di riferimento si perdono\, ansimano perfino le parole\, presagi di una tragedia da cogliere nelle frasi spezzate\, nell’affanno del respiro\, nel cuore che pompa a vuoto. Nel rumore\, forse soltanto immaginato\, di lamiere che si accartocciano. \nL’avvincente copione di Edoardo Erba vinse nel 1992 il Premio Candoni Arta Terme per la nuova drammaturgia e fu interpretato allora da Luca Zingaretti e Bruno Armando. Si impegnano stavolta nella gara di un teatro a cronometro Fabiano Fantini e Claudio Moretti\, i due attori del Teatro Incerto per i quali Paolo Patui ha tradotto in friulano il testo\, diretto da Rita Maffei. Training di sport e lavoro di palcoscenico\, Maratona di New York è drammaturgia in tempo reale\, agonismo formato scena\, metafora di una vita da vivere come competizione\, rabbia da consumare in fretta. Troppo in fretta.
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