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SUMMARY:Yamandu Costa
DESCRIPTION:26 novembre 2009 ore 21 \nYamandu Costa – chitarra solista \nAutodidatta di incredibile talento naturale\, Yamandu Costa è oggi uno dei musicisti più famosi del ricco panorama della musica brasiliana. La chitarra a 7 corde – di cui Costa è uno dei massimi interpreti al mondo – è uno strumento che offre una vasta gamma timbrica e questo giovane chitarrista non perde occasione per usarla ogni volta con straordinaria versatilità e impressionante tecnica\, traendone dinamiche originali e di rara intensità\, dove lo choro\, la bossa o l’influenza argentina si mescolano in un susseguirsi di richiami e di continue sorprese. \nYamandu Costa è nato a Passo Fundo\, Rio Grande do Sul\, Brasile\, dove ha iniziato gli studi di chitarra dall’età di sette anni. Successivamente ha perfezionato La sua tecnica con Lucio Yanel\, virtuoso argentino adottato dal panorama musicale brasiliano. Dall’età di 15 anni inizia a dedicarsi alla musica folk brasiliana\, argentina e uruguaja\, ma successivamente si appassiona alla musica dei grandi innovatori della musica brasiliana\, da Baden Powell\, a Tom Jobim e Raphael Rabello.
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SUMMARY:Forest
DESCRIPTION:10 novembre 2009 ore 21 \ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti e Elvio Scruzzi\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Incerto \nFOREST è la nuova commedia in friulano del Teatro Incerto. Un titolo dal suono e significato doppio\, volutamente lasciato ambiguo – fra inglese e friulano – sospeso fra il suono anglosassone di “foresta” e il senso friulano di “straniero”.\nIl testo racconta il controverso rapporto tra due ricchi fratelli contadini e un personaggio misterioso che essi ospitano nella vecchia casa dei genitori in fondo al borgo. L’edificio è fatiscente e abbandonato\, ma i fratelli\, che ora vivono nella nuova villa\, sono ancora legati alla vecchia dimora e\, come trattenuti da un cordone ombelicale\, non riescono a rompere con i ricordi di un’infanzia mitica. L’ospite a sua volta si abbandona a racconti contraddittori che lasciano intravvedere un passato pieno di ombre.\nIl mondo che circonda i protagonisti di Forest è segnato da mutamenti a cui essi non si vogliono adeguare. Intorno a loro aleggia la paura; paura del nuovo\, del diverso\, ma anche degli incubi che a volte si ripresentano dal passato. Più in là oltre il borgo c’è il campo degli zingari e le strade si stanno riempiendo di extracomunitari. I due fratelli\, hanno elaborato una strategia di sopravvivenza ma l’ingombrante presenza dell’ospite misterioso rischia di rompere l’equilibrio su cui si fonda l’intesa fraterna.\n“Con questo spettacolo – raccontano i tre formidabili protagonisti del trio – vorremmo ancora una volta riuscire ad analizzare un aspetto della realtà che ci circonda senza giudicarla\, senza moralismi\, ricostruendo uno spaccato di vita che\, seppure in un crescendo parossistico e grottesco\, possa permettere allo spettatore\, magari con il sorriso sulle labbra\, di riconoscersi e riflettere”.\n\nTEATRO INCERTO Nato per volontà di Fabiano Fantini\, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi\, il Teatro Incerto inizia la sua avventura nel 1982. Fresco dell’esperienza alla scuola “Fare Teatro” del CSS di Udine\, il trio prosegue il suo viaggio artistico sulla strada di un teatro d’attore di irresistibile matrice comica\, sia in italiano che in friulano. Tra i loro cavalli di battaglia: la Trilogia di spettacoli Four\, Laris e Dentri\, con cui il gruppo si impegna anche in una più personale scrittura drammaturgica\, la versione in friulano di Maratona di New York di Edoardo Erba (2002)\, e in questi anni Garage 77 (2005)\, Bessôl – Un arbitro tal bunker (2008) e nel 2009 con il nuovo spettacolo Forest.
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SUMMARY:Fenomeni
DESCRIPTION:25 ottobre 2009 ore 21 \ndi Maurizio Crozza\, Vittorio Grattarola\, Alessandro Robecchi\, Andrea Zalone\ncollaborazione ai testi Federico Taddia\ncon Maurizio Crozza\nmusicista in scena Silvano Belfiore\nuna produzione ITC 2000 \nFenomeni. Noi italiani\, per Maurizio Crozza\, siamo “fenomeni”. “Riusciamo a fare solo le cose difficili… le cose facili ci annoiano…ci racconta\, con l’immancabile aria sorniona. Fenomeni come la Fiat che salva la Chrysler! O che chiude una fabbrica al Sud\, a Termini Imerese\, per salvarne una al Nord\, ma a Detroit! L’Italia da record della Freccia Rossa\, dove il treno batte l’aereo\, ma sulla Milano-Voghera perde ancora sulla bicicletta…  A cinque anni dal suo ultimo show teatrale e sull’onda del successo delle apparizioni televisive di satira di questi anni\, Maurizio Crozza torna sui palcoscenici italiani con un nuovo spettacolo\, Fenomeni. Il tour farà tappa anche a Udine e sarà l’evento di apertura di Teatro Contatto. Il comico genovese sarà infatti il primo ospite della stagione di teatro contemporaneo ideata dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG  per due serate\, il 23 e 24 ottobre\, ore 21\, e il teatro scelto per ospitare l’evento sarà il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Le prevendite dello spettacolo apriranno sabato 12 settembre alla Biglietteria di ScenAperta\, al Palamostre di Udine\, in via Paolo Diacono 21\, dalle ore 17.30 alle 19.30\, tel. 0432.506925.\nIl 25 ottobre ore 21  Fenomeni farà tappa anche al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli\, all’interno della XIII stagione di prosa e danza\, ideata dal CSS per l’Associazione Culturale Teatro Pasolini. \nAl centro dello spettacolo di Crozza\, il nostro Paese\, i suoi protagonisti e le sue vittime. Fenomeni è una fenomenologia contemporanea di parole e musica dal vivo\, graffiante e mutevole\, che segue\, giorno per giorno\, l’evolversi malinconico e il tam tam delle notizie. Monologhi\, musiche\, personaggi celebri e non\, in un affollarsi di storie che raccontano un’Italia che non vedremo mai in televisione.  E dove certo non mancheranno alcune delle più riuscite imitazioni di Maurizio Crozza\, alcuni dei volti e dei personaggi di quella coloratissima galleria del mondo sportivo\, politico\, culturale – da Serse Cosmi\, a Candido Cannavò\, Massimiliano Fuksas\, Walter Veltroni\, Benedetto XVI\, Gigi Marzullo\, George W. Bush e molti altri –  affinata e accumulata in oltre dieci anni di popolarità catodica\, dagli esordi ad “Avanzi” e “Tunnel” fino alle partecipazioni comiche e trasformiste per la Gialappa’s Band\, a “Quelli che… il calcio”\, allo show “Crozza Italia” e all’introduzione satirica per “Ballarò”.
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SUMMARY:L'intervista
DESCRIPTION:6 aprile 2009 ore 21 \ndi Natalia Ginzburg\nregia Valerio Binasco\nregista collaboratore Nicoletta Robello\ncon Maria Paiato\, Valerio Binasco\ne con Azzurra Antonacci\nscene Antonio Panzuto\nluci Pasquale Mari\nmusiche originali Antonio Di Pofi\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Eliseo / Teatro Stabile di Firenze \nL’intervista è l’ultima di una serie di commedie scritte per il teatro da Natalia Ginzburg\, la grande autrice di Lessico familiare\, e inaugurata con Ti ho sposato per allegria.\nScritta pensando per la parte della protagonista a un’amica e grande interprete come Giulia Lazzarini (affiancata allora anche da un giovane Alessandro Haber)\, e rappresentata per la prima volta al Piccolo Teatro di Milano nel 1988\, L’intervista riapre il suo gioco scenico a una nuova formidabile coppia di interpreti come Valerio Binasco e Maria Paiato (un felice ritorno a Cervignano!).\nUn giovane giornalista si reca in una casa di campagna per un’intervista. Nella vana attesa del suo intelocutore\, un uomo politico che si è reso irreperibile\, Mario si intrattiene con Ilaria\, la sua compagna. L’intervista fantasma lascia posto allora all’imprevisto rapporto che si viene a creare fra la donna e l’uomo\, un’intimità casuale e inattesa da entrambi… “Non ho voluto per nulla illuminare il mondo del giornalismo di oggi – spiegava al tempo del debutto la Ginzburg – ma piuttosto volevo che apparisse in qualche modo l’Italia di oggi\, dove tutto si dissipa e muore e ciò che resta è il desiderio confuso di mettere in salvo qualcosa che è stato bello e nobile\, qualcosa che è degno di sopravvivere alla dissipazione e alla distruzione”.
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SUMMARY:Nati in casa
DESCRIPTION:26 marzo 2009 ore 21 \ndi Giuliana Musso e Massimo Somaglino\nregia Massimo Somaglino\ncon Giuliana Musso\nuna produzione La Corte Ospitale \nSi nasceva in casa\, una volta. Nei paesi c’era sempre una donna che faceva partorire le donne. La “comare”\, la chiamavano\, era la levatrice\, l’ostetrica insomma.\nNati in casa racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un nord-est italiano ancora rurale. Scritto a quattro mani da Massimo Somaglino e da Giuliana Musso\, che ne è anche l’interprete\, lo spettacolo si basa su un catalogo di racconti di vita\, incontri\, aneddoti\, memorie di fatti eccezionali per chi li vive. L’arrivo di una giovane madre in pieno travaglio in uno dei nostri moderni ospedali pieni di monitor e flebo\, diventa l’occasione per fare un salto all’indietro ai tempi in cui di notte suonava un campanello e per la levatrice era sempre una corsa\, a piedi\, col calesse\, in bicicletta e persino a dorso d’asino. Storie di donne coraggiose\, di mamme e di bambini venuti al mondo nelle circostanze più avventurose…\nAttraverso la memoria\, lo spettacolo riesce a essere al tempo stesso un’analisi della maternità di oggigiorno\, in decalogo – serio ma anche molto divertente e ironico – sui modi\, i tempi\, i luoghi\, fra figure professionali e protagonisti reali.
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SUMMARY:Il poema dei monti naviganti
DESCRIPTION:12 marzo 2009 ore 21 \nun’idea di Roberta Biagiarelli\ndal libro La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz\nedito da Giangiacomo Feltrinelli Editore\nregia Alessandro Marinuzzi\ncon Roberta Biagiarelli e Paolo Fagiolo / Sandro Fabiani\nluci Giovanni Garbo\nmusiche Mario Mariani\nconsulenza drammaturgica Francesco Niccolini\nscene e costumi Manuela Gasperoni\nluci Giovanni Garbo\nuna produzione Regione Piemonte\, Inteatro\, Babelia&C.\ncon il sostegno di UNCEM\, Unione Nazionale Comuni Comunità e Enti Montani\ncon la collaborazione di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, La Corte Ospitale di Rubiera (RE)\, Echidna – Fili\, Salzano (VE) \nAttori che parlano come mappe geografiche\, che percorrono chilometri di parole. Settemila\, per l’esattezza\, come quelli che lo scrittore giornalista Paolo Rumiz ha percorso sulla gobba montuosa della “balena-Italia”\, lungo Alpi e Appennini\, da Fiume e il Golfo del Quarnaro a Capo Sud\, alla scoperta di un’Italia vitalissima\, ma di cui si parla sempre troppo poco.\nUn’Italia di valli senza elettricità\, case cantoniere\, bivacchi\, caverne\, santuari\, luoghi dove ti imbatti in grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern\, in parroci bracconieri\, custodi di rifugi leggendari\, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela.\nDue attori e un regista triestino innamorati di quel viaggio arcano ma ancora possibile anche in un tempo di viaggi virtuali e last minute\, si incamminano sulle orme di Rumiz con lo stesso passo fuori dal tempo per dare voce a un’umanità di pensieri\, incontri\, canzoni\, radici\, e ritrovandosi\, a ogni curva\, su ogni salita\, pieni di stupore e meraviglia.
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SUMMARY:Trio G.S.M. Girotto\, Servillo\, Mangalavite / Football
DESCRIPTION:23 febbraio 2009 ore 21 \nPeppe Servillo – voce\nJavier Girotto – saxes soprano\, baritono\, clarinetto basso e flauti andini\nNatalio Mangalavite – piano tastiere e voce\n\nCapita a volte di trovarsi all’altro capo del mondo e di incontrare inaspettatamente qualcosa che ci appartiene e che forse avevamo dimenticato.\nQuesto è successo\, si direbbe\, a Javier Girotto\, Peppe Servillo e Natalio Mangalavite\, in particolare quando i due argentini hanno riconosciuto nell’incontro con il grande Peppe Servillo della Piccola Orchestra Avion Travel un’occasione per ritornare alla propria cultura senza retorica\, giocando in prima persona la scommessa di scrivere canzoni “nuove”.\nCanzoni “antiche”\, direbbe viceversa Servillo\, che con loro si ritrova a frequentare paesaggi classici del fare musica popolare senza il rischio della ridondanza e della citazione.\nPeppe Servillo è cantante e autore dei testi degli Avion Travel. Javier Edgardo Girotto\nè il fondatore e leader degli AIRES TANGO e la sua musica è un misto di tango\, jazz\, etnica\, caratterizzato da molta improvvisazione\, scrittura e arrangiamento. Natalio Luis Mangalavite ha lavorato in svariate cornici musicali nell’ambito della musica pop e jazz. Ha accompagnato per quasi 15 anni Ornella Vanoni nei suoi concerti e ha lavorato al fianco di musicisti come Paolo Fresu\, Horacio del Negro Hernandez\, Furio Dicastri\, Antonello Salis\, Michele Ascolese.
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SUMMARY:Roberto Gatto / Progressivamente
DESCRIPTION:10 febbraio 2009 ore 21 \nOmaggio al Rock Progressive\n\nRoberto Gatto – batteria\nJohn De Leo – voce\nGianluca Petrella – trombone \nLuca Mannutza – piano e tastiere\nMaurizio Giammarco – sax\nFabrizio Bosso – tromba\nRoberto Cecchetto – chitarra e batteria \nFrancesco Puglisi – basso \nDal clima rarefatto di “Watcher Of The Skies” \, tratta da Foxtrot (1972)\, il quarto album dei Genesis\, alla bellissima “I Talk To The Wind”\, ripresa da In The Court Of The Crimson King (1969)\, opera prima dei King Crimson\, per arrivare a “Trilogy” (1972) di Emerson\, Lake & Palmer\, Gatto e i suoi compagni di viaggio celebrano la storia del Rock Progressive. E non possono certo mancare brani come “Sea Song”  e “Starting In The Middle Of The Day We Can Drinks Our Politics Away” del grande Robert Wyatt e i Pink Floyd di “Money”. Perché\, tutto questo\, è più di ogni altra cosa un ritratto\, fedele e appassionato\, di un periodo musicale indimenticabile. Per questo “lavoro d’amore”\, Roberto Gatto ha voluto al suo fianco vecchi amici come Danilo Rea e Maurizio Giammarco\, musicisti di grande sensibilità come Francesco Puglisi e Roberto Cecchetto\, figure di grande personalità della nuova scena jazz italiana come Gianluca Petrella e Fabrizio Bosso\, fino a John De Leo\, una voce che diventa strumento.
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SUMMARY:Cenerentola
DESCRIPTION:9 febbraio 2009 ore 21 \nregia Fabrizio Monteverde\nsolista Azzurra Schena (Cenerentola)\nscene Fabrizio Monteverde\nlight designer Carlo Cerri\nmusiche G. F. Haendel\ncostumi Santi Rinciari\nmaitre de Ballet e assistente alle coreografie Stefania Di Cosmo\nuna produzione Balletto di Roma \nspettacolo proposto a Cervignano in collaborazione con Circuito danza del FVG/a.Artisti Associati \nLa fiaba più famosa dei fratelli Grimm viene ampiamente riscritta dal coreografo Fabrizio Monteverde\, oggi uno dei più affermati coreografi in Italia\, per la compagnia di danza del Balletto di Roma. Le reminiscenze del racconto d’infanzia si mescolano allora con più attuali punti di vista per diventare sostanzialmente una storia di adolescenza\, con i suoi travagli psicologici ma anche con i suoi slanci e sogni.\nI due atti della coreografia – accompagnati da una raffinata colonna sonora tratta da musiche di Haendel – ci fanno ritrovare Cenerentola fra le mura di un collegio dove le rivalità fra sorelle lasciano il posto a conflitti e problematiche tipiche di tutte le ragazze della sua età\, ma al tempo stesso conservano immutati dalla fiaba il senso del valore delle persone semplici e sincere e l’importanza che nell’adolescenza ha il saper coltivare sogni con la fiducia che essi si possano avverare.
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SUMMARY:La Badante
DESCRIPTION:22 gennaio 2009 ore 21 \ntesto e regia Cesare Lievi\ncon Ludovica Modugno\, Emanuele Carucci Viterbi\, Leonardo De Colle\, Paola Di Meglio\, Giuseppina Turra\nscene Josef Frommwieser\nluci Gigi Saccomandi\ncostumi Marina Luxardo\nuna produzione CTB Teatro Stabile di Brescia \nLa Badante\, da un nuovo testo di Cesare Lievi\, è l’ultimo capitolo della “trilogia dello straniero” iniziata con  Fotografia di una stanza (visto a Contatto tre stagioni fa) e con Il mio amico Baggio. Le tre opere compongono una riflessione sui cambiamenti indotti nella nostra società dalla presenza dei nuovi immigrati\, “stranieri” che entrano nella nostra vita facendo esplodere contraddizioni sociali e mettendo in discussione abitudini quotidiane. Con il respiro di un giallo in tre parti\, La Badante si concentra sulle nuove dinamiche di famiglia fra un’anziana madre e i suoi due figli trentenni\, dal momento in cui i due decidono di affidarla ad una giovane donna dell’Est. Prima temuta e guardata con sospetto dalla signora mentre i figli la difendono\, per poi destare sentimenti opposti\, ribaltandone le rispettive posizioni\,  Ludmilla è al centro di una contesa di famiglia che ha origini nella nostra Storia recente e che investe la realtà di una società italiana che vive\, oggi\, una crisi di ruoli e responsabilità.
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SUMMARY:Marlene Kuntz in concerto
DESCRIPTION:19 gennaio 2009 ore 21\n \nDopo un riuscitissimo tour teatrale ed una stagione estiva di altrettanto successo la band cuneese ritornerà in teatro riproponendo in veste intima e raffinata suoni e parole che hanno fatto la storia del rock italiano. Cristiano Godano\, Riccardo Tesio e Luca Bergia sono accompagnati dal vivo da Luca Lagash Saporiti (La Crus) al basso e Davide Arneodo al violino\, rhodes e sinth. Una formazione ormai rodata che ha saputo emozionare un pubblico trasversale\, da chi li segue con passione da anni ma anche chi ha imparato a conoscerli e ad amarli nell’ultimo periodo\, più maturo e personale.\nIl loro ultimo album di studio è Uno\, registrato a Cuneo\, prodotto da Gianni Maroccolo\, con la straordinaria partecipazione di Paolo Conte e Greg Cohen (contrabbastista di Tom Waits).\nA impreziosire ulteriormente il contenuto del disco ci si sono messi anche alcuni importanti scrittori dell’Italia letteraria che vi collaborano offrendo un contributo in prosa. Stefano Benni\, Marco Bosonetto\, Enrico Brizzi\, Emidio Clementi\, Paolo Conte\, Babsy Jones\, Marco Lodoli\, Carlo Lucarelli\, Tiziano Scarpa e Gianmaria Testa lasciano infatti la loro impressione sulla scia delle suggestioni di ogni canzone.
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SUMMARY:Un certo signor G
DESCRIPTION:7 gennaio 2009 ore 21 \ndall’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini\nregia Giorgio Gallione\nassistente alla regia Giovanni Badino\ncon Neri Marcorè\nal pianoforte Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger\nluci Aldo Mantovani\nscene e costumi Guido Fiorato\nassistente scene e costumi: Lorenza Gioberti\nelaborazione musicale Paolo Silvestri\ndirettore di scena Fabrizio De Sanctis\nfonico Rinaldo Compagnone\nuna produzione Teatro dell’Archivolto\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nUn certo signor G fa rivivere a più di trentacinque anni di distanza – in una libera ma appassionata rivisitazione –  il personaggio nato dal genio di Giorgio Gaber che sarà il leit motiv di tutta la sua carriera. Il signor G è l’uomo qualunque\, la maschera comica e malinconica che cerca di non farsi sopraffare dall’imbecillità e il qualunquismo e si interroga sul senso della propria vita\, in maniera beffarda e buffonesca\, tenera e utopica. Neri Marcoré\, accompagnato dal vivo da due pianiste\, si confronta con un mito del teatro italiano e ci fa riscoprire la sua opera in uno spettacolo costruito in forma di “teatro canzone”\, invenzione gaberiana e geniale intreccio di monologhi\, musica e canzoni. Un amarcord che corre canzone dopo canzone\, fra note e parole del “Gaber-pensiero”\, fra album e spettacoli come Dialogo tra un impiegato e un non so e Far finta di essere sani\, i primissimi del cantautore\, passando per Polli di allevamento e arrivando all’ultimo\, controverso\, album del 2003\, Io non mi sento italiano.
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SUMMARY:IndemoniateLa soglia
DESCRIPTION:15 dicembre 2008 ore 21 \ndrammaturgia di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi\nregia Massimo Somaglino\ncon Sandra Cosatto\, Marta Cuscunà\, Riccardo Maranzana\, Federico Scridel\, Massimo Somaglino Fabiano Fantini\nscene/luci Belinda De Vito\, Claudio Parrino\nmusiche Claudio Parrino\nuna produzione Teatro Club Udine \nIndemoniate racconta uno straordinario caso di possessione collettiva che esplose in Carnia\, nel paesino di Verzegnis\, nella primavera del 1878\, come una vera e propria epidemia che coinvolse dapprima sette ragazze e poi\, in poche settimane\, si estese a una quarantina di donne\, maritate e anziane.\nLa vicenda è stata ricostruita per il teatro da Carlo Tolazzi e da Giuliana Musso sulla base di accurate ricerche e su documentazioni scritte da storici\, antropologi\, psicoterapeuti\, ognuno dei quali ha cercato di dipanare il mistero di questa “nevrosi collettiva” che riuscì a mettere in crisi contemporaneamente scienza\, religione e istituzioni e che fu risolta solo con l’uso della forza e la repressione. Diciassette donne furono infatti internate nel manicomio di Udine.\nLo spettacolo fa riemergere dall’oblio questa storia in una ricostruzione fatta attraverso le voci di un intero paese\, il prete\, il medico\, il sindaco\, il matto del paese\, le famiglie. Tutti\, tranne le “indemoniate” che tacciono le loro ragioni ma dal loro silenzio continuano comunque a interrogare la nostra identità di uomini del Duemila.
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SUMMARY:Le conversazioni di Anna K.
DESCRIPTION:30 novembre 2008 ore 21 \nliberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka\ntesto e regia Ugo Chiti\ncon Giuliana Lojodice\, Giuliana Colzi\, Andrea Costagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\nscene/luci Daniele Spisa\, Marco Messeri\nmusiche Vanni Cassori e Jonathan Chiti\ncostumi di Giuliana Colzi\naiuto regia Angelita Borgheresi\nmacchinista Nicola Monami\naiuto macchinista Andrea Garbini\norganizzazione Costanza Gaeta\, Tiziana Ringressi\namministrazione Valentina Strambi\nuna produzione Teatro Eliseo / Arca Azzurra Teatro \ntesto vincitore del 49° Premio Riccione per il Teatro \nLe Metamorfosi sono uno dei racconti più paradigmatici del Novecento: la storia dell’uomo che da un giorno all’altro si ritrova trasformato in uno scarafaggio è diventata il simbolo di una società che fatica ad accettare i “diversi”\, a partire dalla famiglia.\nUgo Chiti\, autore e regista di teatro e cinema (la sua ultima sceneggiatura è per il film Gomorra) parte da quel racconto\, ma sceglie come protagonista – per darle un nuovo risalto – uno dei suoi personaggi marginali\, la figura di Anna\, l’anziana vedova che la famiglia Sansa assume come donna tutto fare dopo la sconvolgente metamorfosi del figlio Gregorio. Giuliana Lojodice ne veste i panni in scena e rende magistrale questa “figura sottintesa”\, ne sottolinea l’umanità e la capacità di compassione\, fa trasparire i suoi dolori sofferti in silenzio in un mondo sempre più cinico e insensibile.\nIl testo dello spettacolo ha vinto nel 2007 il Premio Riccione Teatro per la capacità di “ricondurre anche la diversità più mostruosa alla consapevolezza che la vera diversità consiste nell’essere esclusi dai sentimenti”.
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SUMMARY:Remo Anzovino / Tabù
DESCRIPTION:24 novembre 2008 ore 21\n\nRemo Anzovino – pianoforte\nGianni Fassetta – fisarmonica\nMarco Anzovino – chitarre\n\nRemo Anzovino\, pordenonese\, classe 1976\, è autore di oltre 50 fra colonne sonore e musiche di scena.\nIl suo disco d’esordio\, Dispari\, del 2006\, è uno struggente lavoro strumentale che raccoglie uno splendido brano ispirato a Tina Modotti (Que viva Tina!) e alcuni temi composti per capolavori del muto come Nosferatu\, I misteri di un’anima\, Il Circo. Da allora Anzovino ha scritto melodie e commenti musicali per Ballarò\, Otto e mezzo e si sono accorti di lui in molti\, da Radio Rai (Stereonotte\, Notturno Italiano\, Hollywood Party\, Farhenheit)\, a Radio Deejay e perfino iTunes\, che ha tenuto a lungo il suo disco  nella top10 dei dischi jazz.\nA Cervignano Anzovino si esibirà nella sonorizzazione dal vivo di sequenze tratte da grandi film del cinema muto\, creando un’unica\, grande onda multimediale\, fra immagini\, musica d’atmosfera da ascoltare ad occhi chiusi/aperti\, canzoni senza parole\, melodie avvolgenti\, per un concerto rivelazione fatto di immagini ri/trovate.
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SUMMARY:Linaquella che fa brutti sogni
DESCRIPTION:13 novembre 2008 ore 21 \ndi Massimo Salvianti\nregia Pierpaolo Sepe\ncon Fulvia Carotenuto\, Irma Ciaramella\, Emanuela Lumare\, Andrea Manzalini\, Marco Natalucci\nscene Daniele Spisa\nluci Vincenzo Alterini\ncostumi Giuliana Colzi\nregista assistente Fabiana Iacozzilli\ndirezione tecnica Irene Innocenti\nmateriale elettrico Watt Studio\norganizzazione Costanza Gaeta\, Tiziana Ringressi\namministrazione Valentina Strambi\nuna produzione Arca Azzurra Teatro/Teatro Eliseo/Nuovo Teatro Nuovo\, con il sostegno di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG/Teatro Kismet OperA/Mittelfest 2008\nun progetto ExtraCandoni\, teatri in rete per la nuova promozione\, la produzione\, la diffusione della nuova drammaturgia\nproduttore esecutivo Arca Azzurra Teatro \ntesto vincitore Premio ExtraCandoni 2007 e Premio Vallecorsi 2006 \nLina è una storia inventata\, un piccolo mistero\, un delitto\, una colpa rimossa. Lina ha ucciso un uomo\, inspiegabilmente\, improvvisamente. Lina da trent’anni è in un istituto psichiatrico. Lina fa brutti sogni ma finora non importava niente a nessuno. Ora invece le si chiede di raccontarli\, di interpretarli\, di guardare in fondo al pozzo nero dal quale emergono. Lina non vuole\, oppure si\, Lina fa resistenza\, ma poi si lascia guidare\, si arrende e lentamente raggiunge il fondo di quel pozzo insieme a noi.\nLina è nato da solo\, si è fatto da sé\, strada facendo\, una parola\, una battuta\, una scena dopo l’altra. É la verità\, nessun progetto\, nessuna istanza sociale\, politica\, umana\, artistica è responsabile della sua scrittura anche se  dentro\, una volta finito il testo\, ho ritrovato umanità e politica e tutto il mondo che conosco. Non mi ha ispirato\, come altre volte era successo\, un fatto di cronaca\, un episodio autobiografico\, una cosa sentita dire\, un’emozione  proveniente da un’immagine\, da una storia.\nPrima è nato il personaggio\, Lina\, quasi autonomo\, una persona vera\, una donna forte e tragica come ce ne sono nella vita e sui palcoscenici\, poi è nato il resto\, il contesto e la vicenda.\nA posteriori posso dire che forse dentro ci sono le mie esperienze di animatore e teatrante in carceri e istituti per anziani\, ma è una  cosa che dico adesso\, cioè “dopo”.\nAnche la storia\, il mistero\, i luoghi del dramma\, i personaggi che ruotano accanto alla protagonista le sono nati intorno perché lei ne richiedeva la presenza e per una volta\, per l’autore non è stato un lavoro difficile da svolgere.\nMassimo Salvianti\n\nvai al Progetto ExtraCandoni\nvai al Progetto ExtraCandoni 2007 – Udine\n\nLa rimozione è uno stadio preliminare della condanna\, qualcosa che sta a metà tra la fuga e la condanna.\nSigmund Freud \nE’ necessario rimuovere ciò che non si è in grado di affrontare.\nE’ inevitabile.\nLa rimozione del dolore più grande.\nDell’orrore spaventoso e indicibile.\nFuggire lontano dal ricordo\, rincorsi da coloro che vorrebbero aiutarci ma che\, ai nostri occhi disperati\, non sembrano altro che mostri orrendi che cercano di estorcerci verità inaudite\, ignobili.\nUno spazio di quiete.\nUn silenzio senza domande e senza risposte.\nBisogna difenderlo con i denti.\nNon deve entrare nessuno.\nChe si fottano!\nLa loro pruriginosa curiosità da pettegole non verrà mai soddisfatta.\nNon vi faremo entrare.\nE perchè dovremmo?\nCosa ci offrite in cambio?\nLa verità?\nE che dovremmo farcene della verità?\nLa verità alle volte è brutta al punto da non volerla più.\nE’ brutta come lo stridere del ferro sul vetro.\nMolto meglio se ce ne restiamo qui a lasciarci consumare dal tempo.\nIl mio corpo si decomporrà comunque.\nNon ci sarà bisogno della verità.\nE allora molto meglio un po’ di quiete.\nE allora molto meglio fingere.\nUn giorno finirà comunque.\nE ce ne andremo col nostro segreto in un posto migliore di questo.\nDove non ci sarà bisogno di tutta questa sofferenza.\nSaremo liberi di sorridere\, allora.\nE il sorriso renderà buffi i nostri volti.\nCome quando da bambini tutto sembrava un gioco bellissimo.\nE sembrava non dovesse finire mai.\nE che tutti sarebbero stati felici.\nQuel giorno saremo liberi.\nE forse saremo capaci di volerci bene un po’ di più.\nPierpaolo Sepe
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SUMMARY:Renato Strukelj Trio / Round about Skrjabin
DESCRIPTION:5 novembre 2008 ore 21 \nRenato Strukelj – pianoforte\nSaverio Tasca – vibrafono\nGiovanni Maier – contrabbasso \nAlexandr Skrjabin (1872-1915) concepiva la musica ( l’Arte ) come mezzo per elevare lo spirito e rivelare la luce\, la verità.  Era solito dire: “non  c’è differenza tra armonia e melodia: sono una cosa sola”. Questo pensiero forse può essere considerato come l’elemento che ha spinto Renato Strukelj ad approfondire la conoscenza del sistema armonico di Skrjabin\, così moderno ed affascinante e così vicino all’approccio mentale tipico del jazz.\nIl progetto Round about Skrjabin si basa sulle opere pianistiche del primo Skrjabin con qualche escursione  nel mondo musicale più visionario  dell’ultimo periodo. Il programma della serata è costituito in particolare da citazioni originali\,  elaborazioni jazzistiche su frammenti estratti dai Preludi e dalle Sonate e da improvvisazioni libere\, intervallate da dialoghi cameristici.
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SUMMARY:La lungje cene di Nadâl
DESCRIPTION:3 aprile 2008 ore 21 \ndi Paolo Patui\nliberamente ispirato a The Long Christmas Dinner di Thornton Wilder\nregia Gigi Dall’Aglio\ncon Maria Ariis\, Andrea Collavino\, Sandra Cosatto\, Stefania Carlotta Del Bianco\, Fabiano Fantini\, Guido Feruglio / Manuel Buttus\, Rita Maffei\, Riccardo Maranzana\, Roberta Sferzi e al pianoforte Adriana Vasques\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\ndisegno luci Alberto Bevilacqua\nmusiche originali Davide Pitis\nassistenti alla regia Maddalena Angelini\, Camilla Toso\nresponsabile tecnico Stefano Revelant\nsartoria Cristina Moret\nfoto di scena Luca d’Agostino\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di ERT Ente Regionale Teatrale del FVG\nFondazione CRUP\nProvincia di Udine\nProvincia di Pordenone \nThe Long Christmas Dinner è un atto unico di Thornton Wilder del 1931\, sorprendente per l’espediente narrativo a cui ricorre per ritrarre tre generazioni di “bravi” borghesi della provincia americana: raccontare le loro storie\, senza soluzione di continuità\, mentre capifamiglia\, padri\, madri\, nonni e figli siedono e si alternano attorno a una tavola imbandita per il rito della cena di Natale. Una cena lunga quasi un secolo.\nLa riscrittura scenica di Paolo Patui e la regia di Gigi Dall’Aglio stravolgono ora buona parte della trama americana\, creando uno spettacolo sulla storia friulana racchiusa in un lasso di tempo compreso tra  i due terremoti del secolo scorso in Friuli\, tra il 1928 e il 1976.\nCon un cast di attori che ricorderà la coralità e la carica emotiva di spettacoli come I turcs tal Friùl e Bigatis\, in una polifonia di parlate\, dal friulano contadino all’udinese\, all’italiano\, La lungje cene di Nadâl  passa in rassegna una straordinaria serie di eventi che hanno segnato la storia friulana\, dal fascismo\, alla lotta partigiana\, dalle lusinghe titine al piano Marshall\, fino ad arrivare alle istanze dell’autonomismo\, alle lotte per l’università friulana\, negli anni cruciali del passaggio da un Friuli rurale e contadino a uno post contadino. Con cadenze simboliche che fanno coincidere l’ingresso o l’uscita di scena dei tanti personaggi con questi anni cruciali della storia friulana\, l’intreccio procede con un ritmo implacabile\, brioso\, ricco di personaggi allusivi\, simbolici e anche storici –  portata dopo portata – durante un lungo pranzo secolare insaporito da gag e situazioni comiche\, momenti di suspence e inattese rivelazioni.
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SUMMARY:Bolero - Serata d’Autore
DESCRIPTION:19 marzo 2008 ore 21 \ncoreografie Mauro Bigonzetti\, Eugenio Scigliano\, Milena Zullo e Fabrizio Monteverde\nscene e luci Carlo Cerri\nmusiche Johann Sebastian Bach\, Eric Serra\, Antonio Vivaldi\, Maurice Ravel\ncostumi Silvia Califano e Eugenio Scigliano\nuna produzione Ente Nazionale del Balletto/Balletto di Roma \nQuattro fra i migliori coreografi italiani – Mauro Bigonzetti\, Fabrizio Monteverde\, Eugenio Scigliano e Milena Zullo – dirigono la prestigiosa compagnia del Balletto di Roma per una serata d’eccezione con la grande danza d’autore.\nApre il percorso\, sulle note di J.S. Bach\, Turnpike di Bigonzetti\, una composizione per sei coppie di danzatori ispirata a una visione aerea del coreografo\, durante un atterraggio in una metropoli statunitense. Noon\, di Scigliano\, traduce la musicalità di una composizione di Eric Serra in un maturo disegno di pura danza nello sviluppo di un passo a due e un passo a tre maschile. Milena Zullo ci offre con Il racconto del mito un assaggio della sua coreografia più amata dal pubblico\, il Don Chisciotte su musiche di Vivaldi. Conclude la sera una inedita versione del Bolero di Ravel riattraversata dal segno coreografico di Fabrizio Monteverde che dà forma a una strana gara di ballo vagamente d’antan dove una a una\, spietatamente\, le coppie soccombono all’eliminatoria\, in un disfacimento psicologico quanto fisico: gli “abitini buoni” vanno man mano chiazzandosi di sudore\, un tacco si rompe\, i rossetti si sbaffano attorno alle bocche contratte in smorfie che disperatamente fingono sorrisi… Ma è davvero una semplice gara ciò a cui stiamo assistendo?
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SUMMARY:Roma ore 11
DESCRIPTION:4 marzo 2008 ore 21 \ndi Elio Petri\nregia Manuela Mandracchia\, Anna Gualdo\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres\ncon Manuela Mandracchia\, Anna Gualdo\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres\nluci e direzione tecnica Mauro De Santis\nuna produzione Associazione Culturale Artisti Riuniti/Mitipretese\nin collaborazione con Teatro Eliseo \nmiglior spettacolo d’innovazione Premio ETI – Gli Olimpici del Teatro 2007 \nRoma 14 gennaio 1951. Alle undici del mattino un centinaio di ragazze si accalca in un villino di via Savoia per partecipare a una selezione per un semplice posto di dattilografa al primo impiego. Il crollo di una scala provoca il ferimento di settantasette ragazze e la morte di una di loro.\nDal libro inchiesta di un giovanissimo Elio Petri\, quattro attrici-registe di se stesse danno voce a quelle giovani donne\, alle loro famiglie\, a un’Italia lontana e ingenua\, che parla di come erano i nostri padri e le nostre madri\, eppure sorprendentemente rispecchia anche l’Italia di oggi con le sue miserie\, i suoi sogni\, i grandi problemi del mondo del lavoro. \nMentre cercavamo testi teatrali che parlassero  di un femminile diverso dai soliti ruoli madre-amante-moglie ci siamo imbattute in Roma ore 11. Appassionandoci a quel mondo e a quelle storie\, quasi per scoprire cosa fosse successo nel frattempo\, come e quanto fossimo cambiati\, ci è venuta la curiosità di tornare nei quartieri di Roma e di parlare con le ragazze che oggi hanno vent’anni: quali sono le loro aspettative sul lavoro\, i loro sogni\, le loro paure? Sorprendentemente le loro risposte non sono state così diverse e lontane da quelle delle ragazze di via Savoia.\nMitipretese
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SUMMARY:Andrea Rivera / Prossime aperture
DESCRIPTION:1 marzo 2008 ore 21 \nAndrea Rivera – voce e chitarra \nAndrea Rivera è un artista atipico\, un cantastorie nato sulle strade di Trastevere dove per anni\, terminato il suo lavoro di operaio\, la sera raccoglie un folto pubblico di fan con le sue ballate comiche ed anticonformiste\, a metà strada tra la vitalità popolare del Belli e la poesia dolente di Giorgio Gaber. La svolta avviene nel 2004 proprio grazie alla vittoria del Premio Giorgio Gaber e all’affettuoso riconoscimento di Sandro Luporini\, complice e paroliere di Gaber.\nPer Andrea Rivera recentemente si sono aperte le porte della televisione. Da tre stagioni è infatti una presenza fissa nel programma di Serena Dandini “Parla con me” con le sue devastanti interviste al citofono. Il cantastorie porta ora il suo spettacolo nei teatri dove ancora una volta dimostra la sua sorprendente capacità di tenere il palco e di creare una speciale relazione con il pubblico.\nE dopo tre anni passati da artista di strada a denunciare tutto quello che non leggiamo sui giornali perché “scritto in trafiletti laterali troppo piccoli”\, Andrea Rivera ora porta la sua irriverente ironia  – ampiamente esibita anche durante l’ultimo concertone del 1° Maggio a Roma – sui palcoscenici dei teatri italiani.
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SUMMARY:La rigenerazione
DESCRIPTION:18 febbraio 2008 ore 21 \ndi Italo Svevo\ncon Gianrico Tedeschi\, Sveva Tedeschi\ne altri sette attori\nregia Antonio Calenda\nmusiche originali Germano Mazzocchetti\nscene Pier Paolo bisleri\ncostumi Stefano Nicolao\nuna produzione A. Artisti Associati / Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nUn cuore semplice\, ispirato al racconto dello scrittore francese Gustave Flaubert\, è uno spettacolo scritto e pensato per un’interprete sensibilissima e di grande talento come Maria Paiato\, oggi considerata una delle migliori attrici italiane\, più volte premiata in questi anni per le sue interpretazioni (del 2005 il Premio Ubu per La Maria Zanella).\nAl centro dello spettacolo\, la figura di Félicité\, domestica dall’esistenza scandita dal lavoro\, priva di grandi eventi\, se non per una breve e infelice storia d’amore\, unica parentesi romantica. La sua intera vita è dedicata agli altri: alla padrona\, alla Chiesa\, alla casa\, al suo adorato pappagallo Loulou. Apre il suo cuore a chiunque\, e in questo trova la sua ragione d’esistere. Dopo una vita in solitudine\, si spegne nel suo letto regalandoci la fulgida e rara intuizione di un’anima pura. Il regista Luca De Bei\, senza tradire lo spirito del personaggio di Flaubert\, scopre i lati appena accennati del carattere di Félicité\, ne ricerca la modernità\, ci offre un ritratto di donna antica\, normale eppure straordinario\, capace di parlare a tutti noi attraverso la sua grande umanità.
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SUMMARY:Teho Teardo / “Giorni rubati” dedicato a P.P. Pasolini e “L’Amico di famiglia”
DESCRIPTION:15 febbraio 2008 ore 21 \nTeho Teardo – voce\, electronics\, chitarra e rhodes\nMarina Bertoni – violoncello e visuals \nSperimentatore nel campo della musica elettronica\, il compositore e musicista friulano Teho Teardo crea progetti che nascono dall’incontro tra elettronica e strumenti acustici (violoncello\, chitarra) e la peculiarità della sua ricerca musicale emerge sul palcoscenico\, dal quale sprigiona\, grazie all’aiuto di visuals\, la vera forza estetica della sua musica.\nTeho Teardo inizia il suo percorso artistico pubblicando\, già nella seconda metà degli anni ‘80\, diversi album e singoli usciti in Europa e negli Stati Uniti. Dagli anni Novanta si impegna nella composizione di colonne sonore e\, assieme a Federico De’ Robertis\, realizza le musiche del film Denti di Gabriele Salvatores\, a cui seguono quelle del film di Andrea Manni Il Fuggiasco\, tratto dall’omonimo libro di Massimo Carlotto e del film di Guido Chiesa Lavorare con lentezza presentato al 61° Festival del Cinema di Venezia. La sua colonna sonora per L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino ha riscosso ovunque critiche entusiaste ed il recentissimo lavoro in La ragazza del lago di Andrea Malaioli\, interamente girato in Friuli\, ha confermato questo diffuso consenso.\nA Cervignano Teardo presenta Giorni rubati\, progetto ispirato dalle poesie di Pier Paolo Pasolini realizzato in collaborazione con il violoncellista americano Erik Friedlander\, assieme a L’amico di famiglia con Martina Bertoni al violoncello.
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SUMMARY:Un cuore semplice
DESCRIPTION:5 febbraio 2008 ore 21 \ndi Luca De Bei\nispirato all’omonimo racconto di Gustave Flaubert\nregia Luca De Bei\ncon Maria Paiato\nscene Francesco Ghisu\nluci Alessandro Carletti\nmusiche Marco Schiavoni\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Eliseo \nUn cuore semplice\, ispirato al racconto dello scrittore francese Gustave Flaubert\, è uno spettacolo scritto e pensato per un’interprete sensibilissima e di grande talento come Maria Paiato\, oggi considerata una delle migliori attrici italiane\, più volte premiata in questi anni per le sue interpretazioni (del 2005 il Premio Ubu per La Maria Zanella).\nAl centro dello spettacolo\, la figura di Félicité\, domestica dall’esistenza scandita dal lavoro\, priva di grandi eventi\, se non per una breve e infelice storia d’amore\, unica parentesi romantica. La sua intera vita è dedicata agli altri: alla padrona\, alla Chiesa\, alla casa\, al suo adorato pappagallo Loulou. Apre il suo cuore a chiunque\, e in questo trova la sua ragione d’esistere. Dopo una vita in solitudine\, si spegne nel suo letto regalandoci la fulgida e rara intuizione di un’anima pura. Il regista Luca De Bei\, senza tradire lo spirito del personaggio di Flaubert\, scopre i lati appena accennati del carattere di Félicité\, ne ricerca la modernità\, ci offre un ritratto di donna antica\, normale eppure straordinario\, capace di parlare a tutti noi attraverso la sua grande umanità.
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SUMMARY:Alessandro Bergonzoni _ Nel
DESCRIPTION:30 gennaio 2008 ore 21 \ndi e con Alessandro Bergonzoni\nregia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi\nscene Alessandro Bergonzoni\nuna produzione Progetti Dadaumpa \nAlessandro Bergonzoni “testa” in anteprima a Udine\, proprio sul fedelissimo pubblico di Contatto\, il suo nuovo spettacolo\, una nuova espressione della sua ricerca – sempre “tangenziale” e imprevedibile – sul comico\, con le intuizioni e il dinamismo immaginario che lo contraddistinguono. Bergonzoni prosegue il suo costante movimento per sfuggire alle insidie e ai trabocchetti del reale e del verosimile e trovare nuovi sentieri mentali per raggiungere punti d’osservazione elevati da dove poter vedere tutto con prospettive diverse. Perchè\, in fin dei conti\, un illusionista fa sparire gli oggetti o fa piuttosto apparire il nulla? \nUn’ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d’ombra di Alessandro Bergonzoni\, mai come stavolta\, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli.\nRiccardo Rodolfi \nMarco\, il Territorio\nNEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare):\nil dentresco una sorta di sorte\, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L’illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord)\, SU (la parte altra del Sud)\, ES (essere come abbreviazione di Est)\, OV’EST\n(dov’è).\nDove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica).\nNell’energia enucleare perchè estrarre la forza chiusa costa. Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo\nAlessandro Bergonzoni
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SUMMARY:A qualcuno piace carta
DESCRIPTION:16 gennaio 2008 \ndi Ennio Marchetto e Sosthen Hennekam\ncon Ennio Marchetto \nEnnio Marchetto è un artista unico. In quasi 15 anni di carriera è stato alla ribalta dei palcoscenici più prestigiosi del mondo\, da Parigi a Edimburgo\, Londra\, Berlino\, New York e Los Angeles\, scatenando ovunque il divertimento e lo stupore del pubblico di tutte le età con i suoi incredibili personaggi fatti interamente… di carta!\nA qualcuno piace carta esprime all’ennesima potenza l’arte trasformista che contraddistingue questo fantastico one man show: cinquanta minuti di continui cambi di costumi fatti con più di 200 pezzi di carta ritagliati\, dipinti per “rivestire” non meno di cinquanta personaggi di tutti i tempi di cui Marchetto riproduce in maniera esilarante movenze\, manie e tic. E così Biacaneve diventa Patty Pravo\, che elabora un “pensiero stupendo” con la strega cattiva e i sette nani. La Carmen nasce da un Minotauro e sfocia nella “Guernica” di Picasso\, Tina Turner passa il microfono a Liza Minelli. E ancora\, con vorticosi cambi a vista\, aggiunta di dettagli\, pezzi di carta e parrucche\, vedremo in passerella personaggi come Fidel Castro\, Vasco\, Madonna\, Raffaella Carrà\, Elvis Presley\, Britney Spears\, la Venere di Botticelli e tanti altri ancora dare vita a uno spettacolo che è una vera Babilonia di musica\, teatro e creatività.
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SUMMARY:Patrizio e Loretta Fariselli / Area - variazioni per piano e danza
DESCRIPTION:11 gennaio 2008 ore 21\n\nPatrizio Fariselli – pianoforte\nLoretta Fariselli – danza \nL’attuale sodalizio artistico tra Patrizio Fariselli (pianoforte) e Loretta Fariselli (danza)\, verte su alcune peculiarità della loro formazione artistica\, sviluppatasi in una progettualità contrassegnata da un grande rigore formale e un potente afflato innovativo. Due fratelli\, maestri in differenti discipline\, si confrontano in un’esperienza artistica che li accomuna elaborando brani che fanno parte della storia del rock italiano.\nCompositore e improvvisatore lui\, coreografa e danzatrice lei\, i due artisti sono infatti da sempre accomunati dall’impegno nella ricerca. Il pretesto di questa loro nuova frontiera è la rivisitazione per solo pianoforte di brani estratti dal repertorio “storico” degli Area. La danza\, in questo contesto\, vive una vita autonoma rispetto alla musica condividendone le suggestioni ma senza subirne forzature.\nLa correlazione tra il musicista e la danzatrice\, si può dire abbia quindi molte affinità con il modo di procedere dei musicisti di jazz moderno\, che vede l’improvvisazione come naturale evoluzione delle parti tematiche e come generazione di eventi imprevedibili in “quella” specifica  esecuzione\, forme volatili che si nutrono del “qui e ora” condiviso con i presenti\, che rendono unica e presumibilmente irripetibile la qualità dell’esperienza.
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SUMMARY:Così fan tutte
DESCRIPTION:12 dicembre 2007 ore 21 \ndi Wolfgang Amadeus Mozart\nnella trascrizione d’epoca per Harmonie di fiati di Johann Nepomuk Wendt\nriadattamento teatrale di Giorgio Monte\ncon l’Ensemble di fiati dell’Associazione Filarmonica del FVG:\n(oboi) Enrico Cossio\, Claudia Pavarin\, (clarinetti) Nicola Bulfone\, Marco Giani\, (corni) Andrea Liani\, Mauro Verona\, (fagotti) Dario Braidotti\, Stefano Meloni\, (contrabbasso) Mauro Meroi\nvoci narranti Manuel Buttus e Giorgio Monte\nuna produzione Ensemble di fiati dell’Associazione Filarmonica del Friuli Venezia Giulia/Associazione Prospettiva T – teatrino del Rifo \nCosì fan tutte è una delle più alte creazioni di Mozart. Il suo autore era ancora vivo e già\, mentre l’opera debuttava nei grandi teatri d’Europa\, proliferavano le sue riscritture per le più diverse formazioni. Una di esse la scrisse il compositore boemo J.N. Wendt\, autore di brillanti adattamenti per banda di famose opere. Al tempo di Mozart queste “pocket opera” erano il genere più diffuso fra le compagnie di attori e musici abituati a girare di contrada in contrada e a portare nelle piazze messe in scena agili e facilmente eseguibili dei capolavori che nei grandi templi dell’opera richiedevano l’impiego di moltissimi musicisti e cantanti. E così\, questo “formato tascabile” contribuì immensamente alla divulgazione di un genere popolare come l’opera.\nAllo stesso modo\, oggi\, l’Ensemble di fiati dell’Associazione Filarmonica del FVG e gli attori del teatrino del Rifo sono i protagonisti di questa versione destinata sia a chi ancora non conosce il Così fan tutte\, ma che darà soddisfazioni anche a chi ama l’opera e la conosce in tutta la sua bellezza e allegra leggerezza. Sul palco ascolteremo otto interpreti di strumenti a fiato e due voci narranti a cui va il compito di cucire assieme le arie che compongono la trascrizione\, per regalare al pubblico una visione complessiva e allo stesso tempo originale del capolavoro mozartiano.
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SUMMARY:Agricantus
DESCRIPTION:30 novembre 2007 ore 21 \nTonj Acquaviva – direzione artistica\, voce\, percussioni e drum set\nMario Crispi – fiati etnici e elettronici\nRosie Wiederkher – voce\nLutte Berg – chitarre\nMichele Frontino – basso e contrabbasso elettrico\nPaola Caridi – batteria \nGli Agricantus nascono a Palermo nel 1979 da un’idea di Mario Rivera\, Tonj Acquaviva e Mario Crispi. Dopo gli album d’esordio Gnanzú e Viaggiari\, densi di sonorità già mature\, a cavallo tra la musica etnica e il trance elettronico\, è con Tuareg che gli Agricantus raggiungono il successo in Italia e in Europa.\nNel 1997 vincono il PIM (Premio Italiano della Musica)\, collaborano alla realizzazione della colonna sonora del film Hamam – Il bagno Turco (Globo d’Oro ’97) e incidono Hale Bopp Souvenir\, con la partecipazione di Fadimata Wallet Oumar\, portavoce dell’autentica cultura Tuareg.\nMa è il 1999 a rappresentare il momento di svolta per il gruppo\, con l’uscita negli Stati Uniti di Best of Agricantus\, che in pochissimo raggiunge la vetta delle classifiche radiofoniche americane e australiane.\nNel 2000 firmano la colonna sonora del film Placido Rizzotto\, “un ritorno alle nostre origini musicali” – come amano definire questa esperienza – quando\, appena adolescenti\, musicavano la poesia dei poeti sindacalisti siciliani di fine Ottocento\, come Vito Mercadante”.\nNel febbraio 2001 è la volta di Ethnosphere\, un progetto in due dischi distinti che racconta un viaggio attraverso il Tibet buddista che li avvicina alle problematiche sociali e politiche e  segna sempre più il loro corso musicale. Qualche mese fa è uscito Luna khina\, il nuovo disco del gruppo che avremo modo di ascoltare al Pasolini per la prima volta in Regione.
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SUMMARY:Bessôl - Un arbitro tal bunker
DESCRIPTION:21 novembre 2007 ore 21 \ndi Fabiano Fantini\nregia Fabiano Fantini\ncon Claudio Moretti\nsuono Stefano Revelant\ntecniche Luigina Tusini\nfoto di scena Luca d’Agostino\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Incerto \nUn arbitro di calcio\, un’ora prima del fischio d’inizio della sua ultima partita. L’ultimo giorno di una carriera fatta di pochi successi e tante sconfitte\, ma sempre vissuta con senso di giustizia. Chiuso in uno spogliatoio che assomiglia più a una cella\, a un bunker con poca luce e senz’acqua calda\, l’uomo dà libero sfogo ai suoi pensieri. A ruota libera\, fra un’esplosione di rabbia e momenti di dolcezza\, parla della sua famiglia\, degli amici e colleghi\, di un mondo che si sta trasformando in funzione del mercato e delle televisioni.\nClaudio Moretti si misura con un monologo scritto per lui da Fabiano Fantini\, l’amico e compagno di scena di sempre e con cui\, assieme a Elvio Scruzzi\, forma il trio del Teatro Incerto. Bessôl è uno spettacolo dove il calcio diventa pretesto per riflettere su un mondo che sembra aver perso le sue coordinate\, la storia di un Don Chisciotte sconfitto da un sistema che lo ingloba e lo stritola\, di un uomo che cerca disperatamente il  suo centro. Come nei personaggi tragi-comici di Four o di Maratona di New York questo arbitro è un uomo qualunque alla ricerca di un atto eroico che possa riscattare la sua esistenza. E l’unico modo per farlo\, in questo caso\, è arbitrare alla grande l’ultima partita\, “entrare nello stadio come un torero nell’arena”.
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