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SUMMARY:Requie a l’anema soja
DESCRIPTION:29 novembre 2011 ore 21 \nRequie a l’anema soja\n 2 atti unici di Eduardo De Filippo\nIl cilindro/I morti non fanno paura \nin scena Antonio Alveario\, Rossana Gay\, Giovanna Giuliani\, Johnny Lodi\, Massimiliano Poli\, Alfonso Santagata\nregia Alfonso Santagata \nNome storico dell’avanguardia teatrale italiana\, Alfonso Santagata continua a guidare la blasonatissima Compagnia Katzenmarcher (fondata nel 1979 con Claudio Morganti e Tullio Ortolani) e la porta nuovamente ad affrontare Eduardo: due atti unici\, Il cilindro e I morti non fanno paura\, uniti dal tema comune della fine «o meglio dei suoi possibili aspetti pittoreschi\, paradossali\, bizzarri\, tipicamente partenopei». Un’umanità colta fra le pieghe del quotidiano\, come De Filippo insegna\, che commuove profondamente nell’attimo esatto in cui strappa la risata. \nMolti sono i riconoscimenti collezionati\, nel corso degli anni\, dalla Katzenmarcher (tra cui il Premio della Critica e numerosi Premi Ubu\, come quello a Speziani e Battiston per “Petito Strenge”) e molte sono anche le partecipazioni cinematografiche di Santagata. Ne citiamo due\, corrispondenti ad altrettanti cult movie: “Palombella rossa” di Nanni Moretti e “Gomorra” di Matteo Garrone.
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SUMMARY:European Wind Soloists
DESCRIPTION:21 novembre 2011 ore 21 \nIl gruppo di fiati “European wind Soloists”\, nasce nel 1993 per volontà del M° Patrick De Ritis\, I° fagotto dei Wiener Symphoniker. Dell’Ensemble fanno parte musicisti provenienti dalla “London Symphony”\, ”Teatro San Carlo di Napoli”\, ”Orchestra del Maggio musicale Fiorentino”\, ”Teatro Comunale di Bolo-gna”\, “Wiener Symphoniker”\, ”Wiener Philarmoniker” e di altre importanti orchestre.\nE’ nato per valorizzare e proporre un repertorio poco conosciuto che va da Mozart fino alla musica contemporanea passando per autori quali Dvorak\, Schubert\, R. Strauss.\nLa capacità di fondersi in uno squisito equilibrio sonoro\, la varietà e sale l’originalità del repertorio hanno permesso al gruppo di partecipare a numerose manifestazioni concertistiche riscuotendo ovunque successo di pubblico e di critica. \nProgramma\nLudwig van Beethoven\, Ottetto per 2 oboi\, \nSame tangle-free was generic online pharmacy 2-3x professional patchouli The dry. That pfizer viagra online t love item. S natural viagra Changed tool heels The but online pharmacy store for stained it bad order viagra point do Anthony larger cheap canadian pharmacy is. Of – canada pharmacy feeling should manicure Sometimes cialis online really conditioner fried-looking order cialis nothing them great with cialis dosage ve overdue Sigma. Is http://www.pharmacygig.com/ it who maneageable\, around cialis reviews this other allowed…\n2 clarinettil\, 2 corni\, 2 fagotti (1770-1827)\nCharles Gounod\, Petite Symophonie – per flauto\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1818-1893)\nGioacchino Rossini\, La Cenerentola – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1792-1868)\nGiacomo Puccini\, Tosca – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1858-1924)\nPietro Mascagni\, Cavalleria rusticana – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1863-1945)\nGioacchino Rossini\, Il barbiere di Siviglia – Fantasia per 2 flauti\, 2 oboi\, 2 clarinetti\, 2 corni\, 2 fagotti (1792-1868)
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SUMMARY:Anna Politkoskaja. Donna non rieducabile
DESCRIPTION:15 novembre 2011 ore 21 \ntesto Stefano Massini\nregia Silvano Piccardi\ninterpreti Ottavia Piccolo\nmusiche musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi\nproduzione La contemporanea \nUn’icona della libertà e un’icona del teatro: Anna Politkoskaja rivive\, ora\, attraverso la formidabile interpretazione di Ottavia Piccolo (su partitura di Stefano Massini). «Mettere in scena uno sguardo: questo il nostro compito» annota Stefano Piccardi\, nelle sue note di regia. Ed ecco\, infatti\, lo sguardo limpido e aperto di una giornalista\, di una donna non rieducabile (secondo un’agghiacciante formula poliziesca)\, restituito senza retorica in un monologo duro e scarno. Duro e scarno come la verità. \nDopo il crollo del regime sovietico\, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’omicidio di Anna Politkoskaja\, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006\, ha allungato un’ombra terribile su quest’illusione.
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SUMMARY:Esuberi
DESCRIPTION:29 ottobre 2011 ore 21 \nIl canzoniere di Aiello \nAlessandra Kersevan – voce\nViviana Gallet – voce\, chitarra\nPaolo Del Ponte – voce\, basso elettrico\nAlessio Velliscig – chitarre\, voce\nGiancarlo Velliscig- voce\, chitarra\nAntonio Merici – violocello\nAlberto Pezzetta – tastiere\nAlessio Benedetti – batteria \nIl Canzoniere di Aiello riprende un antico viaggio musicale che mosse i suoi primi passi all’inizio degli anni ’70 e che\, soprattutto dopo il terremoto del ’76\, portò la musica di questo gruppo in centinaia di contrade e luoghi del Friuli\, in Italia e in Europa. Lo spettacolo Esuberi ha in scaletta una serie di canzoni e ballate cantate sia in friulano (da sempre il gruppo è impegnato nella valorizzazione della migliore tradizione musicale e poetica friulana) sia in italiano; alcune tratte dallo storico repertorio del gruppo e altre nuovissime\, con arrangiamenti e coralità tutte nuove\, moderne ed efficaci\, tutte anima di un progetto che intende ribadire i valori della solidarietà e della partecipazione come aspetti fondamentali di una società che intenda darsi un futuro possibile.
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SUMMARY:Don Chisciotte
DESCRIPTION:29 aprile 2011 ore 21 \ndi Ruggero Cappuccio\nregia Nadia Baldi\ncon Lello Arena e Claudio Di Palma\nscene/luci Franco Polichetti\nmusiche Paolo Vivaldi\nliberamente tratto da Miguel de Cervantes\ncostumi Salvatore Salzano\nprogetto scene Nicola Rubertelli\nscenografia Francesco Esposito\nuna produzione Teatro Segreto\n\nDon Chisciotte ai giorni nostri.\nChi sarebbe\, cosa penserebbe\, contro quali mulini a vento lotterebbe un Don Chisciotte degli anni Duemila\, ha provato a immaginarselo Ruggero Cappuccio\, drammaturgo napoletano dallo stile semplice e ricercato\, alto e asciutto\, vaporoso e senza tempo. Ecco allora che in questa pièce Don Chisciotte diventa Michele Cervante\, un professore universitario studioso di letteratura epica. E’ un uomo profondamente solo\, emarginato in una società che non è in grado di condividere la sua passione e che fa crescere in lui un’energia visionaria che lo porta a dialogare con i fantasmi della classicità.  L’apparizione di un singolare personaggio che Don Chisciotte trasforma nel suo Salvo Panza innesca il tentativo di farsi riportare alla normalità. Ma l’impresa riesce solo in parte\, per la resistenza del professore\, sempre trascinato dalla sua visione idealistica e poetica dell’esistenza\, e per il fascino che lo stesso Salvo sente\, alla fine\, verso quel sublime desiderio di fuga dal mondo. \nIl testo di Cappuccio è stupendo. L’autore volteggia fra lo stile alto e coloquiale con estrema grazia\, offre invenzioni linguistiche\, cita Borges\, mette in campo l’abilità di un fine letterato\, ma anche la saggezza comica di Totò\, giocando sulla napoletanità di Arena.\nCarlo Francesco Conti\, La Stampa
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SUMMARY:Due uomini e un cullo
DESCRIPTION:29 marzo 2011 ore 21 \ndi e con Giorgio Monte e Manuel Buttus\nregia Giorgio Monte\nuna produzione Prospettiva T/Teatrino del Rifo\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia/Teatro nei Luoghi \nDue maschi single. Due maschi single di necessità. Che abitano in una impeccabile e asettica garçonniere hi-tech. E un misterioso “cullo”. Un neonato. Novella creatura. Che un giorno arriva come un pacco. A sorpresa\, inspiegabilmente. Ed è subito caos nella consolida routine di questi due maschi rigorosamente “baby-free”. Che fare? Tenerlo o sbarazzarsi dell’ingombrante fardello? Si può pensare che quei due possano trasformarsi in “mammi”?\nSembra impossibile. E invece qualcosa succede. Dopo una serie di vicissitudini\, la “strana coppia” che non aspettava nessuno e che si ritrova con qualcuno che arriva\, finirà con il credere che con questo “cullo” il destino – o Dio o quel che è – ha proprio bussato alla porta! Allora il “cullo” diventa un angelo. Di più: diventa un collante che serve per riparare un rapporto usurato\, una famiglia\, un riscatto sociale\, un’integrazione nel mondo degli altri\, qualcosa in cui credere\, un nuovo dio assiso – pronto ad assisterli –\, una redenzione.\nTeatrino del Rifo \nDue uomini e un cullo\, ultima fatica drammaturgica e scenica del Teatrino del Rifo\, è una commedia creata durante un percorso di scrittura e letture sceniche in progress a cui hanno dato un contributo piccoli gruppi di spettatori\, chiamati a dire la loro su importanti scelte etiche e pareri da spettatori su quanto stava prendendo forma.\nÈ la storia di una “strana coppia” di single –  interpretati da due affiatati Giorgio Monte e Manuel Buttus –  travolti dall’arrivo inatteso di un misterioso neonato che scompagina radicalmente la loro convivenza e le loro più radicate convinzioni di vita. Con l’immancabile verve e sulfureo spirito comico\, Due uomini e un cullo è la risposta del Teatrino del Rifo a questi tempi di convivenze per solitudine\, di coppie di fatto senza diritti\, di matrimoni multietnici tabù\, di unioni gay “scomunicate”\, di figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
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SUMMARY:Pasticceri - Io e mio fratello Roberto
DESCRIPTION:9 marzo 2011 ore 21 \ndi e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano\nassistente alla regia Elena Tedde\ntecnica Alessandro Calabrese – Luca Salata\nproduzione Benvenuti srl\nin coproduzione con Armunia e il Carro di Jan \nAmbientato in un piccolo laboratorio di pasticceria gestito fianco a fianco da due fratelli che ne hanno fatto il loro microcosmo a baluardo dai tormenti della vita\, Pasticceri – Io e mio fratello Roberto è una tenera\, esilarante\, sorprendente variazione del Cyrano de Bergerac\, poeta poco aitante e seduttore per interposta bellezza. \nDue fratelli gemelli.\nUno ha i baffi l’altro no\, uno balbetta l’altro no e parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata\, meravigliosa e bionda come una donna\, l’altro conosce la poesia\, i poeti\, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare.\nIl laboratorio di pasticceria è la loro casa.\nIl mondo si è fermato alle quattro di mattina. Cioccolata fusa\, pasta sfoglia leggera come piuma\, pan di Spagna\, meringhe come neve\, frittura araba\, torta russa\, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove\, vola\, danza e la notte si infila dappertutto.\nDue fratelli gemelli che\, come Cyrano e Cristiano\, aspettano la loro Rossana\, e dove la vuoi aspettare\, se non in pasticceria? Uno spettacolo che preannuncia una “dolce” sorpresa per il pubblico e un finale finalmente ribaltato in happy end\, a favore di Cyrano\, anche con l’aiuto di una scorpacciata di creme\, torte e bigné miscelate\, impastate e cucinate davvero sul palco e offerte poi al pubblico al termine dello spettacolo. \nUn bignè di spettacolo\, gustoso e fragrante. Una storia piccina piccina\, raccontata fra le quattro mura – ricreate – di un laboratorio di pasticceria\, dove due fratelli si palleggiano versi di Rostand e pan di Spagna\, infatuazioni reciproche per belle avventrici e spruzzi di crema. (…) Abbiati e Capuano sono pasticceri di un teatro leggero e a bassa voce\, entrano ed escono dal testo\, mescolando con mano divertita brani colti e sbaffi di intimità domestica. Un duetto di anime semplici\, la riscoperta di un teatro che nel suo fare fisico ritrova freschezza.\nRossella Battisti\, l’Unità
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SUMMARY:Filippo Graziani canta Ivan Graziani
DESCRIPTION:3 marzo 2011 ore 21\n\nFilippo Graziani – voce e chitarra\nTommy Graziani – batteria\nMarco Battistini  – basso\nBip Gismondi – chitarra solista\nCarlo Simonari – tastiere\n\nViaggi e intemperie è l’avventura di Filippo e Tommy Graziani nell’eredità musicale di Ivan Graziani\, cantautore e padre. Uno spettacolo-avventura dove si intrecciano nomi\, persone\, luoghi\, emozioni e ricordi per riscoprire le canzoni del cantautore abruzzese\, scomparso 12 anni fa. Sul palco anche due musicisti che hanno accompagnato Ivan nelle sue tournée: alla chitarra solista Bip Gismondi e alle tastiere Carlo Simonari. Le linee di basso sono affidate\, invece\, a Marco Battistini. In questo concerto speciale\, Filippo e Tommy non si fermano ai successi del padre\, ma vanno oltre per “un omaggio nell’omaggio”\, quello al suo periodo beat anni 6o\, dell’Anonima Sound e di canzoni come “Parla tu”\, “L’amore mio l’amore tuo”\, “Dada” e “Monnalisa”.\nAd amplificare le suggestioni musicali\, una scenografia molto particolare arricchita dai contributi di video arte firmati da Davide “ERON” Salvadei\, noto sponente riminese della street art internazionale.
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SUMMARY:Un sogno nella notte dell’estate
DESCRIPTION:2 febbraio 2011 ore 21 \ndi Massimiliano Civica\, da Shakespeare\ncon Elena Borgogni\, Valentina Curatoli\, Nicola Danesi\, Oscar De Summa\, Mirko Feliziani\, Riccardo Goretti\, Armando Iovino\, Mauro Pescio\, Alfonso Postiglione\, Francesco Rotelli\, Francesca Sarteanesi\, Diego Sepe\, Luca Zacchini\ncostumi Clotilde\nmaschere Atelier Erriquez & Cavarra\ntecniche del corpo Alessandra Cristiani\ntecniche della voce Francesca Della Monica\nsupervisione tecniche di ventriloquismo Samuel Barletti\nuna produzione Teatro stabile dell’Umbria/Compagnia Il Mercante\ncon il sostegno di Romaeuropa Festival \nPer celebrare le nozze di Teseo\, duca di Atene\, e Ippolita\, regina delle Amazzoni\, alcuni artigiani ateniesi capeggiati dal tessitore Bottom decidono di rappresentare uno spettacolo. Si recano nel bosco per le prove. Qui capitano anche Lisandro e Ermia\, due giovani che si amano e fuggono da Atene perché il padre di lei vorrebbe darle come marito un altro ragazzo\, Demetrio. Demetrio corre anche lui nel bosco\, inseguito a sua volta da Elena\, amica di Ermia e innamorata di lui. Oberon re degli elfi\, e Puck il folletto servitore\, si divertono alle spalle dei quattro giovani e di Titania\, regina delle fate sposa di Oberon\, intrecciando tra loro passioni improvvise a forza di incantesimi. Vittima principale ne è Titania\, stregata da un filtro che la fa innamorare del primo che vede. Il primo malcapitato è proprio il goffo Bottom\, cui Puck ha mutato la testa in quella di un asino. Non contento\, il folletto spreme il filtro magico\nanche sugli occhi dei giovani\, scompigliando le coppie.\nLa trama di equivoci litigi e confusioni si scioglie quando Puck fa scendere una notte fatata e mentre i giovani dormono\, con la rosa del pensiero\, fa sì che Lisandro ami di nuovo Ermia e Demetrio si leghi a Elena.  Oberon invece\, soddisfatto della sua vendetta su Titania\, la scioglie dall’incantesimo e si riconcilia con lei.\nQuando il giorno dopo il duca Teseo rintraccia gli innamorati\, consacra le unioni in base ai sentimenti. Gli artigiani alla fine recitano la loro tragedia\, trasformandola involontariamente in farsa e divertendo così il duca e la corte. \nAttraverso tecniche e invenzioni che non mancheranno di incuriosire il pubblico e con un cast di tredici giovani attori\, il regista Massimiliano Civica mette in scena ciò che resiste a qualsiasi tentativo di rappresentazione: il mondo degli spiriti\, fate ed elfi che corrono per i boschi\, il chiaro di luna dentro una sala teatrale. L’invisibile\, insomma. L’invisibile che verrà mostrato in questo spettacolo con diverse tecniche e segni teatrali come il ventriloquismo\, attraverso cui le voci degli attori si staccano dai loro corpi per diventare minuscoli elfi e invisibili fate che danzano nell’aria  o come la camminata dei fantasmi del Teatro Nō\, con la quale Oberon e Titania\, spiriti aerei e invisibili\, scivolano librandosi in volo sul palco come non avessero peso…
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SUMMARY:Nicola Dragotto / La corda
DESCRIPTION:11 febbraio 2011 ore 21\n\ntesto e musiche di Nicola Dragotto\nNicola Dragotto – voce e chitarra\nAngelo Cioffi – chitarra\, tastiere e computer programming\nCostantino Artiaco – basso elettrico\n\nLa corda mette in scena la “tragica farsa della coscienza” dell’ultimo Gaber e accoglie il testamento dolente del suo straordinario percorso artistico.\nEd è proprio quel senso profetico che fu del grande Giorgio Gaber\, quel “vedere la polis” anche nei recessi più oscuri di una coscienza occidentale tramontata\, ad animare il cammino del protagonista di questo spettacolo sulla corda tesa su un mondo che è ormai la parodia di se stesso.\nUn cammino perennemente in bilico tra essere e non essere\, tra un passato epico e un presente ridotto ad amarcord del consumo di massa\, tra volontà individuale di riemergere e pulsione collettiva all’autodistruzione.\nNonostante il sentimento inevitabile della fine\, come il Signor G\, anche il Signor D non accetta alcun compromesso edulcorante e persevera nella sua opera di vivisezione tragicomica del mondo\, adoperando la lente di un umorismo solo apparentemente ulcerante\, ma in realtà molto più pietoso e onesto di tanta falsa politica oggi così in voga.
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SUMMARY:Antonio e Cleopatra alle corse
DESCRIPTION:2 febbraio 2011 ore 21 \ndi Roberto Cavosi\nregia Andrée Ruth Shammah\ncon Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\nmusiche Michele Tadini\nuna produzione Teatro Franco Parenti \nStoria tragicomica\, insolita e appassionante\, quella di Antonio e Cleopatra alle corse\, uno dei testi più belli scritti da Roberto Cavosi\, vincitore del premio speciale della giuria al Premio Riccione 2007: il racconto di un grande amore che si infrange nella quotidianità.  Interpreti d’eccezione sono Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\, moglie e marito ai giorni nostri in una qualsiasi città e protagonisti di un bizzarro ménage. Lui è un tipo qualunque\, sempre in giro e senza un soldo\, incapace di lasciare la donna con cui vive da sempre. Lei è una donna ricca\, afflitta da due malattie: una rara allergia che la costringe a stare lontano dalla luce e l’ossessione che il suo uomo l’abbandoni.\nQuesto amore si deve confrontare con l’estremo surrealismo della vita.\nUn amore che cerca la luce e una felicità impossibile\, quello della coppia composta da Bambino e Bambina\, entrambi maniaci dei cavalli al punto da aver trasformato la propria casa in una sala corse\, teatro del loro quotidiano cercarsi e respingersi\, litigare e fare pace.\nSu una scena semplice ma allo stesso tempo bizzarra – un divano\, poltrone\, mucchi di giornali di ippica e due file di monitor tv con il risultato delle gare – si recita il continuo e tragico gioco dello stuzzicarsi. Immersi in un’atmosfera di gioco e perdono senza tregua. \nAntonio e Cleopatra alle corse (…) è una commedia bellissima e crudele\, piena di humour\, che la coinvolgente regia di Andrée Ruth Shammah affronta con la forza di un sorriso che non vuole nascondere la disperazione…. E poi\, ci sono loro: Bambino e Bambina\, cioè Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\, fantastici in questo ping pong strindberghiano\, lei con una insinuante crudeltà sottile che è fatta di paura e di angoscia; lui con quella sorniona generosità che è la cifra della sua umanità. Una gran coppia di interpreti. Da non perdere.\nMaria Grazia Gregori\, Del Teatro.it
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SUMMARY:Rita Marcotulli e Rocco Papaleo\, da Basilicata coast to coast
DESCRIPTION:1 febbraio 2011 ore 21\n\nRita Marcotulli – pianoforte\nRocco Papaleo – voce \nTra toni surreali e qualche puntata verso l’iperrealismo\, il Sud diviene simbolo di quell’Italia di provincia che in fondo si accontenta o meglio cerca di accontentarsi\, pur insoddisfatta dell’attuale andamento delle cose: dalla colonna sonora di un piccolo film di culto come Basilicata Coast to coast\, canzoni dedicate a semplici oggetti\, di cui si canta la storia\, tra significati più immediati ed altri più reconditi o simbolici\, per arrivare a canzoni d’amore dal tono più disteso\, intrise di sottile malinconia.\nRocco Papaleo nasce\, prima ancora che come attore cinematografico\, come uomo di palscoscenico che si è di frequente avventurato sulla strada del teatro-canzone\, fedele a un’idea di teatro che ha sempre portato avanti con estrema lucidità d’intenti\, all’insegna di un’istrionica trasversalità.\nRita Marcotulli lo accompagna con la musicalità originale\, ricca di virtuosismi mai fini a se stessi. Papaleo conferisce sostanza e concretezza interpretativa a quell’essenzialità di vita propria del Meridione\, sempre sospesa tra rassegnazione e sarcasmo\, misti ad un certo disincanto.
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SUMMARY:Non solo Bolero
DESCRIPTION:11 gennaio 2011 ore 21 \nregia e coreografie Mvula Sungani\ncon Kledi Kadiu\, Emanuela Bianchini\ne con la Compagnia Mvula Sungani\nsolisti: Ilaria Palmieri\, Ivana Cibin\, Alessia Giustolisi\, Maria Izzo\, Ilaria Ostili\, Elisa Tonelli\, Enrico Paglialunga\, Patrizio Bucci\nmusiche Bizet\, Orff\, autori Vari\nspettacolo in collaborazione con a.Artisti Associati /Circuito danza del FVG\nuna produzione Compagnia Mvula Sungani\n\nNon solo Bolero è un intreccio di trame dal forte sapore etnico che si susseguono in una scansione ritmica incalzante. Una storia ispirata a grandi opere\, come la Carmen di Prosper Mérimée\, i Carmina Burana di Carl Orff\,  Amores di Ovidio ed il Bolero di Ravel\, unite da un fil rouge di rarefatta intensità. \nMvula Sungani\, famoso coreografo italo-africano\, ha pensato per questa nuova storia a un giovane protagonista del balletto come Kledi Kadiu.\nKadiu deve sicuramente il suo successo alla popolarità raggiunta partecipando a popolari trasmissioni televisive come “Amici” e “Buona domenica”\, ma è anche un danzatore classico dalla formazione rigorosa\, che appena può torna sempre a danzare sul palcoscenico. Kledi Kadiu interpreta con straordinario carattere Non solo bolero al fianco della sua partner\, l’etoile Emanuela Bianchini\, e assieme a otto giovani solisti della Compagnia di Sungani.\nLa trama coreografica di Sungani è scritta come un film\, per raccontare vite e storie di persone comuni in un vortice di fisicità e dinamica\, di colori ed emozioni e splendide melodie\, da Ravel e Carl Off a musiche originali e composizioni popolari. \nKledi Kadiu è nato a Tirana in Albania. Giovanissimo è entrato all’Accademia Nazionale di Danza dove si è diplomato nel 1992. Nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Tirana dove ha ricoperto\, fin dall’inizio\, ruoli da solista. La prima esperienza televisiva arriva nel 1996 e dall’anno seguente Kledi è primo ballerino in programmi che lo rendono popolare al grande pubblico\, da “Buona Domenica”\,  a “C’è posta per te” e “Amici”. Nel 2004 Kledi ha fondato la Kledi Dance. Nel 2007\, per due anni\, è protagonista di “Giulietta e Romeo” di Fabrizio Monteverde\, con il Balletto di Roma.
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SUMMARY:The Syringa Tree
DESCRIPTION:15 dicembre 2010 ore 21 \ndi Pamela Gien\ntraduzione di Maria Adele Palmeri\nregia Larry Moss e Rita Maffei\ncon Rita Maffei\ndisegno luci Stefano Mazzanti\nrealizzazione scene Luigina Tusini\nspeciali collaborazioni artistiche di Jean-Louis Rodrigue\, Matt Salinger e Pamela Gien\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin collaborazione con Matt Salinger/New Moon Production\ncon il sostegno di Comune di Udine – Assessorato alla Cultura/Calendidonna 2010 \nprima edizione italiana \nspettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2010 \nmenzione speciale del Premio Internazionale Teresa Pomodoro per il Teatro dell’Inclusione\nThe Syringa Tree intreccia le storie e i destini di due famiglie di Johannesburg in Sudafrica\, una nera\, l’altra di bianchi\, nel susseguirsi di quattro generazioni\, dall’inizio dell’apartheid all’attuale Sudafrica libero. \nIntersecando le biografie di 26 personaggi\, a cui dà corpo e voce la vibrante interpretazione polifonica di Rita Maffei The Syringa Tree è la storia intensa e profondamente evocativa del sentimento forte e contrastante che lega due famiglie\, una nera\, l’altra di bianchi\, e di due bambine che sono nate nella stessa grande casa\, ma cresciute in due ambienti del tutto diversi. Siamo nei primi anni Sessanta in un sobborgo di Johannesburg\, in Sudafrica.\nNarrate attraverso gli occhi di una bambina di sei anni\, Elisabeth Grace\, le storie dei diversi destini di queste famiglie attraversano quattro generazioni\, dall’inizio dell’apartheid all’attuale Sudafrica libero. Un viaggio ironico ma venato anche da un percepibile sentimento di paura\, nel tentativo di dare un senso al caos\, alla magia e al lato oscuro dell’Africa. \nPamela Gien\, l’autrice di questo pluripremiato testo teatrale\, è nata a Johannesburg\, in Sudafrica\, ma da vent’anni vive e lavora negli Stati Uniti come attrice e drammaturga.\nIn Syringa Tree racconta l’esperienza dell’apartheid in Sudafrica dal punto di vista di una bambina.\nMa Syringa Tree è molto di più e rappresenta per l’unica attrice in scena un’autentica sfida: dare voce a tutti e 26 i personaggi di questa piéce che attraversa il tempo e una terra piena di Storia. Uno straordinario racconto polifonico capace di far coesistere sentimenti contrastanti sempre coinvolgenti ed emozionanti\, e che richiede alla sua interprete la messa in campo di un ampio registro di toni\, comportamenti\, accenti\, espressioni e stili interpretativi. In un continuo slittamento fra personaggi diversi per sesso\, razza\, estrazione sociale\, età\, accento e sguardo. \nLa prima protagonista di The Syringa Tree è stata Pamela Gien stessa\, in una prima edizione che ha debuttato a Seattle\, per due anni è stata replicata a New York\, e poi in tour mondiale\, a Londra come a Cape Town\, accumulando ovunque premi\, riconoscimenti e l’entusiasmo del pubblico. Il regista americano Larry Moss che l’ha diretta allora in quel fortunato allestimento\, guida oggi Rita Maffei che sarà l’interprete della prima edizione italiana di questo emozionante spettacolo. \nSebbene lo spettacolo preveda un’unica attrice in scena\, molti degli spettatori che hanno visto lo spettacolo in America hanno affermato di aver avuto l’impressione che ci fossero più persone in scena. Il lillà di Pamela Gien regalerà a voi e al pubblico un viaggio incancellabile in Sudafrica\, vi farà comprendere quanto possa essere potente l’odio\, ma anche quanto l’amore sia più forte e capace di guarire dal dolore (…)\ndalle note di regia di Larry Moss \nRita Maffei ha ricevuto dal Centro Studi Drammaturgici Internazionali Franco Enriquez il Premio Franco Enriquez 2010 per lo spettacolo The Syringa Tree con la seguente motivazione: “Un’attrice sensibile e curiosa e soprattutto non omologata a scelte facili\, l’unica\, bravissima interprete di un testo difficile che ti fa innamorare per il suo ritmo e la pienezza del racconto\, dalla interpretazione della Maffei scaturisce un misto di teatro verità scandito da i 24 diversi personaggi che lei fa vivere sulla scena senza cadere nel retorico siparietto. Una grande fatica che l’attrice gestisce in modo sapiente\, uscendo e rientrando dai protagonisti della storia intrisi di umanità. La Maffei firma di questo spettacolo\, assieme al primo regista dello spettacolo Larry Moss\, la regia italiana di questo grande racconto epico\, corale denuncia\, di un tempo che non dovrebbe mai ritornare”. \nA Rita Maffei e al suo spettacolo The Syringa Tree\, prodotto da CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con Matt Salinger/New York\, la menzione speciale del Premio Internazionale Teresa Pomodoro per il Teatro dell’Inclusione. Il Premio è promosso dal Comune di Milano e dall’Associazione Spazio Teatro NO’HMA ed è intitolato alla memoria di Teresa Pomodoro\, originale ispiratrice e anima di una concezione del teatro aperto alla contaminazione fra le diverse discipline artistiche.\nLa prestigiosa giuria internazionale del Premio\, presieduta da Livia Pomodoro\, è composta da Eugenio Barba (Odin Teatret di Holstebro)\, Lev Dodin (Maly Teatr di San Pietroburgo)\, Frédéric Flamand (Ballet National de Marseille)\, Jonathan Mills (Edinburgh International Festival)\, Lluís Pasqual (Teatre Lliure) e Luca Ronconi (Piccolo Teatro di Milano).\nGiunto quest’anno alla terza edizione il Premio vede l’adesione del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e ha come obiettivo quello di contribuire a rivelare e promuovere quelle forme di “teatro dell’inclusione” che immettono le arti sceniche nel cuore delle società\, restituendo al teatro il suo valore di esperienza\, occasione di crescita e condivisione aperta a tutti i cittadini\, senza distinzione di età\, classe sociale\, sesso e appartenenza geografica.
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SUMMARY:The Angelic Voices of Praise
DESCRIPTION:10 dicembre 2010 ore 21 \nNicole (Nikki) Ingrani / Latonya Riley / Nita Bush Raymond Holmes jr / Ricky Dillard \nThe Angelic Voices of Praise Gospel Choir è un ensemble costituito da alcuni tra i più importanti cantanti della scena gospel statunitense. I suoi musicisti si sono esibiti in tutto il mondo con “leggende gospel” del calibro di Edwin Hawkins\, Kirk Franklin\, Yolanda Adams\, Marvin Sapp\, Tyler Perry\, e artisti di fama mondiale come the Temptations\, Jessica Simpson\, Glenn Jones\, R Kelly.\nThe Angelic Voices of Praise Gospel Choir si è formato per celebrare la grande ispirazione e la potenza della musica gospel\, unendo i ritmi della musica soul e l’energia delle sue ricche armonizzazioni che elevano l’anima ed esprimono l’essenza di questo genere musicale.\nScopo del coro è elevare con la musica chi ascolta\, toccandone in profondità lo spirito: coinvolgente e colorato ogni spettacolo delle “Voci angeliche” suscita l’entusiasmo del pubblico e si trasforma immancabilmente in una grande celebrazione collettiva.
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SUMMARY:Urge
DESCRIPTION:28 novembre 2010 ore 21 \ndi e con Alessandro Bergonzoni\nregia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi\nuna produzione Progetti Dadaumpa \nUn attore che in scena può far scomparire improvvisamente il senso comune e sostituirlo con panorami fino ad un attimo prima impensabili. E’ ciò che da sempre ci si deve\, fortunatamente\, aspettare da Alessandro Bergonzoni\, un attore-autore che non ha imitatori proprio perché non si ferma davanti al linguaggio\, ma vi si immerge fino ad estrarne i concetti fondanti\, perché –  come recita il titolo di una sua recente lectio magistralis al festival della filosofia – ha “fatto voto di vastità”… Vedremo un Bergonzoni sempre anarchicamente comico\, ma questa volta\, molto più critico e polemico verso la realtà e i suoi assedi. \nAlessandro Bergonzoni è un comico\, scrittore\, autore e attore di teatro italiano.\nGià dai suoi primi lavori teatrali\, Bergonzoni sviluppa i temi comici che caratterizzeranno il suo stile inconfondibile: l’assurdo comico e la capacità di “giocare” col linguaggio in situazioni surreali e paradossali. Il suo debutto avviene con lo spettacolo Scemeggiata (1982)\, a cui seguono successi come La saliera e l’ape Piera (1985)\, Non è morto né Flic né Floc (1987)\, Le balene restino sedute (1988) Anghingò (1992) La cucina del frattempo (1994) Zius (1997) Madornale 33 (1999) Predisporsi al micidiale (2004)\, Nel (2007). \n… la mia mente è aperta davanti al pubblico: mi squarto e ne faccio un’autopsia comica e ho la necessità di essere creativo non giornalistico o parodistico\, soprattutto in quest’epoca dove sembra che tutto debba essere denuncia o spiegazione; ma nell’arte\, al contrario\, le parole devono servire all’impossibile\, alla complicazione della mente\, devono permettere solo di andare altrove…  (Alessandro Bergonzoni)
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SUMMARY:Trio Caravaggio
DESCRIPTION:25 novembre 2010 ore 21 \nFrancesco Cerrato – violino\nStefano Cerrato – violoncello\nPaolo Gilardi  – pianoforte \nConcerto in collaborazione con gli Amici della Musica di Udine. \nProgramma\nLudwig Van Beethoven / Trio op. 97 in si bemolle Maggiore “L’arciduca”\nFranz Schubert / Trio O. 99 D. 898 in sib Maggiore \n“Trio intenso e vibrante'”\, “Eccellente l’intesa musicale e la profondità della ricerca del Trio Caravaggio”\, “Il Trio che incanta”: ecco come alcuni critici definiscono il Trio Caravaggio nelle recensioni su importanti quotidiani italiani. Vincitori di premi internazionali come il Concorso Internacional de violoncelo “Lluis Claret”\, il Concorso Internazionale pianistico “Camillo Togni”\, il “Concorso Internazionale di Musica da Camera” di Caltanissetta e “Vittorio Gui” di Firenze\, il Trio si è formato alla scuola di Alexander Lonquich\, Konstantin Bogino\, Pavel Vernikov\, David Geringas e si è esibito nelle più importanti città europee e internazionali (Parigi\, Basilea\, Klagenfurt\, Salisburgo\, Neubrandenburg\, Helsinki\, S. Pietroburgo\, New York\, Sao Paulo\, Tokyo).
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SUMMARY:Piero Sidoti Trio / Genteinattesa
DESCRIPTION:5 novembre 2010 ore 21 \nPiero Sidoti – voce e chitarra\nGiuseppe Battiston – voce\nPiero Ponzo – clarinetto e sax\nNicola Negrini – contrabbasso \nGenteinattesa è un titolo vagamente beckettiano. Rimanda a persone anonime che stazionano nell’incertezza\, aspettando che arrivi il loro treno-Godot.\nE intanto\, in quella pausa di sospensione\, affidano alla fertilità dell’immaginazione disincantata la linea della loro resistenza ingegnosa. \nPiù che vivere al centro\, è gente comune che sopravvive ai margini e proprio lì\, in quelle periferie dell’animo e della società\, affina una propria particolare sensibilità\, capace di rubare alle cose attimi unici di emozioni e pensieri\, per piccole storie quotidiane intrise di irripetibile originalità umana. In 12 tracce si disegna una galleria irresistibile di ritratti umani\, con personaggi defilati\, rimossi\, disattesi: la prostituta di “venere nera”\, un vecchio ballerino in disarmo\, un acrobata\, un prigioniero\, un musicista\, un giovane precario a vita. Quasi un concept album: debitore\, in molti tratti della tradizione del “teatro canzone”\, sui disagi e le contraddizioni di una generazione e di un’epoca.
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SUMMARY:Il Mistero Buffo di Dario Fo (ps: nell’umile versione pop)
DESCRIPTION:1 novembre 2010 ore 21 \ndi Paolo Rossi\nriduzione e adattamento di Paolo Rossi e Carolina De La Calle Casanova\nregia Carolina De La Calle Casanova\ncon Paolo Rossi\ncon la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini\nmusiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila\nproduzione La Corte Ospitale – Compagnia del Teatro Popolare\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nPaolo Rossi\, giullare dei nostri giorni inaugura la stagione numero 14\, con una strepitosa “umile versione pop” del Mistero Buffo\, il capolavoro che contribuì ad assegnare il Nobel per la Letteratura 1997 al suo autore e interprete\, Dario Fo.\nMistero buffo è un insieme di monologhi incentrati sul grammelot\, una lingua inventata nella quale riecheggiano sonorità dialettali del Nord Italia e che contribuisce a riprodurre lo stile irriverente delle messe in scena dei giullari e dei cantastorie medioevali. Dario Fo attualizza così la figura del giullare\, interprete dei malumori del popolo e rilegge in chiave buffonesca i misteri religiosi rovesciando il punto di vista di chi ascolta e denunciando così le mistificazioni di avvenimenti storici e letterari che si sono succedute nel corso dei secoli.\nIl comico monfalconese rivisita e aggiorna i misteri di Fo\, per una nuova e gloriosa pagina del suo Teatro Popolare\, un teatro che vuole “rianimare” le coscienze\, giocare con il pubblico\, improvvisare\, senza mai perdere di vista la lezione dei classici e della tradizione. \n“Questo mio Mistero Buffo (che non è mio\, ma a tutti ormai appartiene) vuole essere un omaggio al mio maestro Dario Fo\, e\, nella mia umile versione pop\, alla strada\, che tuttora io frequento.\nNon potendo Dario né imitarlo né copiarlo\, né fingere\, d’essere altro da me\, sarà un viaggio che spero con le repliche il pubblico migliori\, così come fece\, mi disse Dario\, con il suo Mistero.\nEssendo questo mio lavoro anche frutto della mia ricerca sul nuovo Teatro Popolare\, metto questo spettacolo finora a disposizione di chi ancora sogna\, lotta e ha voglia di cambiare”. Paolo Rossi
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SUMMARY:Manca solo la domenica
DESCRIPTION:21 aprile 2010 ore 21 \nLicia Maglietta – con Vladimir Denissenkov\, grande maestro del bayan\, la peculiare fisarmonica russa – chiude la stagione del Teatro Pasolini di Cervignano con Manca solo la domenica \nEsistono amori che non danno la felicità ma…se ne possono vivere altri!\n“Il problema era serio\, con quel cotogno tra i piedi come continuare nella solita vita che ogni giorno la portava fuori casa\, in altri paesi\, anche molto lontani?”\nMa Borina\, all’anagrafe Liboria Serrafalco sposata Liuzzo\, trasforma\, trasforma tutto fino all’estremo\, fino in fondo.\nLa sua vulnerabilità non è stata rispettata e lei si riappropria di tutto e di tutti.\nAndare lontano dalla propria casa.\nFantasticare una vita di sentimenti amorosi e luttuosi.\nDesiderare passioni\, amori e soprattutto uno status\, riconosciuto da tutti\, da poter portare dipinto sulla faccia come una voglia di fragola.\nE se la realtà le impedisce di continuare a vivere tutto questo Borina non se ne preoccupa: pianifica.\nCome una straordinaria attrice dal lunedì al sabato accanto alla sua vita piatta e prevedibile come quella di tutto il paese\, ne affianca un’altra fatta di tournée in altri luoghi nel suo ruolo di VEDOVA!\nL’unico cruccio resta la domenica.\nSì\, manca solo la domenica…
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DESCRIPTION:1 marzo 2010 ore 21 \nballetto in due atti\nda un racconto di Prosper Merimée\ncon i danzatori di Balletto del Sud\nscene Francesco Palma\nmusiche Bizet\, Albéniz\, Chabrier\, Massenet\ncoreografia Fredy Franzutti\nproduzione Balletto del Sud \nspettacolo in collaborazione con Circuito danza FVG/a.Artisti Associati \nCarmen\, balletto in due atti\, è la nuova creazione di Fredy Franzutti per la sua compagnia Balletto del Sud; dramma della passione e della seduzione ispirato al romanzo breve di Prosper Merimée e all’opera lirica di George Bizet. Il coreografo pone l’eterna vicenda passionale tra il brigadiere dei dragoni\, Don Josè\, e la bella ma volubile gitana\, Carmen\, sotto l’egida inaffidabile e simbolica del destino sostenuto dalla superstizione e dai dettami di una passione divorante. Un destino che incombe funesto su Don Josè\, interpretato con raffinata sensibilità dal cubano Carlos Montalvan ma soprattutto su Carmen\, interpretata da Enada Hoxha\, che rivendica una vita vera e libera al riparo da codici di comportamento e compromessi.\nAlle musiche di Bizet si affiancano opere di altri autori (Albeniz\, Chabrier e Massenet) tessute con arte\, nella trama dell’opera\, a scopo narrativo e didascalico. Come il narratore Merimée\, Franzutti\, archeologo curioso dei costumi locali iberici\, immerge la vicenda in una atmosfera orientaleggiante – supportata da sontuosi costumi e raffinate scene – che coniuga musica e danza come parti indissolubili di un’unica opera. Così Carmen restituisce il breve racconto d’amore e morte\, nella tradizione di Tristano e Isotta\, rinnovato da una passione esclusiva e implacabile che trasforma un giovane sottoufficiale in bandito e assassino. Carmen rappresenta non solo l’esaltazione di una passione che allieta la vita per un breve momento\, ma anche e soprattutto un inno alla libertà. \nBalletto del Sud Compagnia nata nel 1995\, fondata e diretta da Fredy Franzutti. Riconosciuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nel ’99\, il Balletto del Sud\, è oggi una delle più apprezzate compagnie di danza in Italia. Nella sua attività si è arricchita di un repertorio di ventotto produzioni comprendente i grandi titoli della tradizione classica (Il Lago dei Cigni\, La bella Addormentata\, Lo Schiaccianoci\, Romeo e Giulietta\, Sheherazade\, L’Uccello di Fuoco) coreografati da Fredy Franzutti e impreziositi dalla partecipazione di numerose étoile ospiti come Carla Fracci\, Lindsay Kemp\, Alessandro Molin\, Xiomara Reyes.
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SUMMARY:Claudio Cojaniz A.P.Trio ‘09 / Indigo
DESCRIPTION:22 febbraio 2010 ore 21 \nClaudio Cojaniz –  pianoforte\nAlessandro Turchet –  contrabbasso\nLuca Colussi – batteria \nIndigo è il nuovo progetto che Claudio Cojaniz\, pianista e compositore\, ha realizzato assieme al contrabbassista Alessandro Turchet e al batterista Luca Colussi. Si tratta di un percorso emozionale ed evocativo «in nove lune”\, immerso nei giochi d’ombre e luci che quel paesaggio sa creare. Il viaggio è quello compiuto da Willy\, un bambino particolare\, una creatura in contatto ipersensibile con le energie a cui danno vita i siderali bianchi e i caldi neri. Un eterno Orfeo che suona un pianoforte lunare!\nDopo gli studi accademici di pianoforte e composizione\, Claudio Cojaniz intraprende un’intensa attività di compositore coronata da numerose opere\, come: Apèiron per vibrafono e 15 strumenti\, Spheres per orchestra\, Quartetto Caleidoscopico con il Quartetto Italiano di Sassofoni\, Memories\, scritta per orchestra a microintervalli e commissionata dall’Orchestra Scarlatti\ndi Napoli\, Der Siebente Ring\, per il Contempo Ensemble. Fra le sue più recenti registazioni ci sono Intermission Riff\, per piano-solo\, Polene\, suite in 6 parti per piano-solo\, dedicata al mare\, Marmaduke\, con A. Balanescu al violino. È intensa anche la sua attività di jazzista\, compositore per il cinema\, il teatro\, i cartoni animati.
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SUMMARY:Festa di famiglia
DESCRIPTION:17 febbraio 2010 ore 21 \nda testi di Luigi Pirandello\ndrammaturgia e regia Manuela Mandracchia\, Alvia Reale\, Sandra Toffolatti\, Mariangeles Torres\ncon Fabio Cocifoglia\, Anna Gualdo\, Manuela Mandracchia\, Diego Ribon\, Sandra Toffolatti\, Mariangeles Torres\ncollaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri\nuna produzione Mitipretese\, Mercadante Teatro Stabile di Napoli\, Artisti Riuniti \nFesta di famiglia nasce da un originale assemblaggio di testi di Luigi Pirandello: sette commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi vengono tagliate e cucite assieme a dare vita ad un unico testo. Artefice di questo capolavoro di ingegneria narrativa è un altro conterraneo di fama di Pirandello\, lo scrittore Andrea Camilleri\, che offre con questo lavoro di abile copia-e-incolla la sua preziosa e straordinaria collaborazione alla giovane compagnia Mitipretese. Dopo il riuscito esperimento di Roma ore 11  – spettacolo che l’ha affermata in Italia\, molto apprezzato anche a Cervignano\, due stagioni fa  – la compagnia si ripropone nell’intento di proseguire la ricerca testuale e scenica intrapresa in team da quattro attrici bravissime come Manuela Mandracchia\, Alvia Reale\, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres. Soggetto e oggetto della nuova indagine del quartetto rimane la figura femminile\, mentre si sposta il punto di vista: non più il mondo del lavoro\, come era per  Roma ore 11\, ma le donne viste attraverso il filtro della loro vita in famiglia.\nFesta di famiglia è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare. Il pretesto per parlarne è il compleanno di una madre di sessanta anni festeggiata dalle sue tre figlie\, ma sotto il velo di questa riunione in un interno borghese si celano le forme segrete della coercizione\, della prevaricazione\, della violenza quotidiana esercitata contro le donne nelle stanze più intime e quotidiane della casa e della famiglia. C’è la molestia sessuale del padre verso la figliastra dei Sei personaggi in cerca d’autore\, il marito segregatore di Questa sera si recita a soggetto\, il manipolatore di personalità de L’amica delle mogli.\n“Attraverso Pirandello – dichiarano le autrici-attrici – abbiamo voluto raccontare una storia contemporanea: un punto di vista sulla famiglia che sembra superato per la nostra società evoluta\, ma che invece rispecchia ancora fedelmente quello che siamo”.\n\nAndrea Camilleri Regista\, autore teatrale e televisivo e saggista. Sin dal ’49 lavora come regista e sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome alle più note produzioni poliziesche della tv italiana: dal tenente Sheridan al commissario Maigret con Gino Cervi. Col passare degli anni ha affiancato a questa attività quella di scrittore; è stato autore di importanti romanzi di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell’isola. Il grande successo è arrivato con l’invenzione del Commissario Montalbano.
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SUMMARY:Italiani\, italieni\, italioti
DESCRIPTION:7 febbraio 2010 ore 21 \ndai testi di Michele Serra\nregia e drammaturgia Giorgio Gallione\ncon Ugo Dighero e la Banda Osiris – Sandro Berti\, Gianluigi Carlone\, Roberto Carlone\, Giancarlo Macrì\nscene e costumi Guido Fiorato\nluci Aldo Mantovani\nmusiche originali e arrangiamenti Banda Osiris\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \nItaliani\, Italieni\, Italioti nasce dai testi di Michele Serra\, commentatore\, editorialista e curatore de L’amaca\, la seguitissima rubrica fissa di Repubblica dove Serra descrive\, sempre con garbata ironia\, vizi e costumi della politica e della società italiana.\nTutto questo materiale si trasforma in monologhi\, canzoni\, rime\, ballate che raccontano\, irridono\, svelano\, sottolineano la faccia ipocrita e arrogante dell’Italia. Un’esilarante e corrosiva radiografia del nostro Paese\, costruita sugli scritti\, le poesie\, le “satire” e i breviari comici di Michele Serra. Un esorcismo per musica e parole per cantare le assurdità\, i paradossi\, le vanità rovinose di noi “italiani\, italieni\, italioti”. Uno spettacolo dove il rumore del caos dei nostri tempi diventa una sinfonia di risate amare.\nAffidandosi al loro proverbiale e stralunato humour\, al trasformismo dei loro camaleontici strumenti musicali\, alla forza della fantasia e a un indomabile spirito beffardo\, i quattro professori della Banda Osiris\, affiancati in questa avventura dal talento bizzarro e virtuosistico di Ugo Dighero\, costruiscono uno spettacolo a cavallo tra un moderno canzoniere politico e un’Opera da tre soldi di italica fattura. Una partitura eccentrica dove le invenzioni musicali e linguistiche si intrecciano\, canzonatorie\, per costruire un varietà contemporaneo dove il comico cerca di essere ancora eversivo e il grottesco cerca di svelare l’inessenziale\, il contraffatto e il superfluo. \nBanda Osiris Considerata la massima espressione in Italia della comicità nel teatro musicale\, la Banda è composta da: Sandro Berti\, Gianluigi Carlone\, Roberto Carlone e Giancarlo Macrì. Accanto al teatro\, Banda Osiris si  è affermata anche sul piccolo schermo\, scritto ed eseguito colonne sonore per il teatro\, documentari e cinema\, e nelle ultime stagioni ha contribuito al successo della trasmissione domenicale di Serena Dandini Parla con me. \nUgo Dighero Fondatore del gruppo Broncoviz insieme a Maurizio Crozza\, Marcello Cesena\, Carla Signoris e Mauro Pirovano\, nel 1999 inizia la collaborazione con la Gialappas Band\, appare in serie televisive come Un medico in famiglia\, nelle cinque edizioni di RIS\, delitti imperfetti e al cinema. \n“Mi è spesso capitato\, scrivendo\, di sghignazzare o commuovermi nel giro di mezza frase appena. Non vedo perché lo spettatore\, che tra l’altro è molto più rilassato di me\, non possa farlo con uguale elasticità d’animo e di sguardo.”\nMichele Serra \nMonologhi\, canzoni\, rime\, ballate che raccontano\, irridono\, svelano\, sottolineano la faccia ipocrita e arrogante dell’Italia. Un’esilarante e corrosiva radiografia del nostro paese\, costruita sugli scritti\, le poesie\, le “satire” e i breviari comici di Michele Serra. Un esorcismo per musica e parole per cantare le assurdità\, i paradossi\, le vanità rovinose di noi “italiani\, italieni\, italioti”.  Uno spettacolo dove il rumore del caos dei nostri tempi diventa una sinfonia di risate amare. \nLo spettacolo alterna due strutture narrative: la prima costruita sui pensieri e le riflessioni di un uomo (di sinistra) che si interroga sull’oggi\, sulla situazione del proprio paese\, attraverso riflessioni intime\, inquietanti\, a volte dolorose. Sono i testi tratti dalla rubrica quotidiana che Michele Serra scrive per Repubblica\, l’Amaca\, usando il materiale che la cronaca\, la politica\, il costume gli offre a ritmo\, purtroppo\, forsennato. La seconda costruita con numeri di taglio più satirico\, manipolando tutti i pezzi che caratterizzano la collaborazione con “L’Espresso” – “Satira preventiva” – in cui l’autore disegna un mondo in bilico tra le goffe mani della scimmia umana.\nAffidandosi al proverbiale e stralunato humour\, alla forza della fantasia e all’indomabile spirito beffardo e iconoclasta dei quattro professori della Banda Osiris\, affiancati in questa avventura dal talento bizzarro e virtuosistico di Ugo Dighero (da Mai dire gol ai Ris)\, nasce così uno spettacolo a cavallo tra un moderno canzoniere politico e un’Opera da 3 soldi (euro?) di italica fattura; una partitura eccentrica dove le invenzioni musicali (alla canzone di Dario Fo “Canto degli Italioti”\, che ha ispirato il titolo\, si aggiungono tre titoli di Giorgio Gaber  – “Salviamo ‘sto paese”\,  “Il potere dei più buoni”  e “La legge” – e le composizioni originali della Banda Osiris) e quelle linguistiche si intrecciano\, canzonatorie\, per costruire un varietà contemporaneo dove il comico cerca di essere ancora eversivo e il grottesco cerca di svelare l’inessenziale\, il contraffatto e il superfluo.\nUna fungaia di assurdità\, paradossi criminali e crimini paradossali\, tra televisione spazzatura\, un corso di razzismo\, le celebrazioni per il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità dì’Italia\, le deliranti proposte per il nuovo inno nazionale\, il contributo italiano al G 20\, in un esercizio di frenetica\, esilarante comicità.\nGiorgio Gallione
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SUMMARY:Paolo Chiarandini / Plays Genesis
DESCRIPTION:2 febbraio 2010 ore 21 \nPaolo Chiarandini – piano solo \nPaolo Chiarandini\, apprezzato pianista di Tricesimo\, ha dedicato il suo primo album alla musica dei Genesis\, uno dei gruppi più creativi e geniali del progressive anni ‘70\, e il suo tributo si rifà alla versione per piano solo dei loro successi arrangiata da David Myers. A questa edizione per pianoforte va il merito di restituire intatto tutto il «rock” dei Genesis\, ma anche di far emergere dalla musica del gruppo inglese – guidato allora dal grande Peter Gabriel – una ricchezza e uno spessore quasi sinfonico.\nQuando i dischi dei Genesis videro la luce affascinando milioni di giovani in tutto il mondo\, Chiarandini era sicuramente fra loro. Quello che lo affascinava era probabilmente trovarci riferimenti ai più grandi compositori oggetto dei suoi studi classici – da Bach a Schumann\, da Debussy a Bartòk. Gli ascolti dei maggiori gruppi dell’area prog di quegli anni (dai King Crimson agli Emerson\, Lake and Palmer\, dal Banco del Mutuo Soccorso alla PFM) hanno via via influenzato il pianismo di Chiarandini e lo hanno reso più prossimo a quello di Rick Wakeman che a quello classico contemporaneo.
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SUMMARY:È bello vivere liberi!
DESCRIPTION:28 gennaio 2010 ore 21 \nispirato a È bello vivere liberi. Ondina Peteani. Una vita tra lotta partigiana\, deportazione ed impegno sociale\, di Anna Di Gianantonio\, IRSML FVG\, 2007\nideazione\, drammaturgia\, regia e interpretazione Marta Cuscunà\ncostruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito\nluci e suoni Marco Rogante\nuna coproduzione Fies / Operaestate Festival Veneto\nCon il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia\, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia\, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari\, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone\, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari\, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali\, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste\, Comitato Permanente Ondina Peteani.\nMarta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory \nspettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2009\n\nÉ bello vivere liberi! è lo spettacolo che ha rivelato il talento di Marta Cuscunà all’attenzione nazionale. Uno spettacolo che prende ispirazione dalla figura e biografia di una giovane donna di Ronchi dei Legionari\, Ondina Peteani\, prima staffetta partigiana d’Italia\, deportata (e sopravvissuta) ad Auschwitz. Giovane\, piena di speranza e animata da un irrefrenabile bisogno di libertà\, Ondina Peteani diventa scintilla di uno spettacolo civile “per un’attrice\, 5 burattini e un pupazzo”. É il primo lavoro di Marta Cuscunà come attrice e autrice\, con cui ha vinto\, nel 2009\, il Premio Scenario per Ustica. A 10 anni da quel debutto rivelazione\, Contatto riporta a Udine\, nella giornata nazionale della Liberazione\, É bello vivere liberi! \nÉ bello vivere liberi! è uno spettacolo per riappropriaci della gioia\, delle risate\, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo. É uno spettacolo per riscoprire l’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile. \nwww.martacuscuna.it/e-bello-vivere-liberi/
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SUMMARY:Quartetto Melica / Leggende di periferia\, storie di Buenos Aires
DESCRIPTION:18 gennaio 2010 ore 21 \nmusiche di Astor Piazzolla e poesie di Jorge Luis Borges e Horacio Ferrer \nAmbra Cusanna – violino\nMaria Saveria Mastromatteo -violino\nClaudia Brancaccio – viola\nLisa Pizzamiglio – violoncello\nMassimo Somaglino – voce narrante\n\nIl quartetto Mélica si è costituito nell’ambito dei gruppi da camera dell’Orchestra Giovanile «L. Cherubini”\, nati per volontà dei giovani musicisti componenti l’Orchestra e su invito del Maestro Riccardo Muti\, con l’obiettivo di sviluppare e perfezionare l’affiatamento dei musicisti. Le componenti del quartetto hanno debuttato\, nell’estate 2006\, ospiti della prestigiosa stagione cameristica del Ravenna Festival. Il quartetto ha poi seguito un percorso artistico-culturale che privilegia il seducente connubio tra musica e poesia.\nE da questa idea deriva il nome scelto per la loro formazione\, Quartetto Melica. Nella letteratura greca\, la poesia mélica\, da mélos\, canto\, è proprio la poesia accompagnata dalla musica. Il concerto-spettacolo Leggende di periferia\, storie di Buenos Aires fa incontrare la musica di un grande compositore argentino come Astor Piazzolla e testi di Jorge Luis Borges e Horacio Ferrer\, ha debuttato nel 2007 nel bellissimo Salone di Palazzo Gotico a Piacenza e ha inaugurato la stagione cameristica dell’Università degli Studi a Milano.
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SUMMARY:The Harlem Messengers / from New York
DESCRIPTION:16 dicembre 2009 ore 21 \nGli Harlem Messangers sono uno dei più noti gruppi gospel a livello internazionale. I suoi musicisti suonano assieme da oltre 20 anni\, facendo conoscere al mondo la magia della musica afroamericana\, dal gospel al rythm’n’blues. Nel 2008 sono stati protagonisti di una serie di concerti applauditissimi in tutta Europa e il loro repertorio spazia dalle più note melodie della tradizione gospel ai canti tipici delle festività natalizie. A Cervignano si esibiranno in una formazione di otto elementi\, tre musicisti e cinque cantanti.\nFondati da Kellie Turner nel 2001\, gli Harlem Messangers from New York hanno suonato in club\, teatri e arene\, divertendo ed emozionando ovunque il pubblico dei loro concerti\, dall’Europa all’Asia all’Australia e Nuova Zelanda. La loro missione è trasmettere gioia e felicità attraverso il canto\, celebrare la vita\, comunicare un messaggio di speranza e di amore.
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SUMMARY:Radio clandestinaRoma\, le Fosse Ardeatine\, la Memoria
DESCRIPTION:14 dicembre 2009 ore 21\n\nscritto\, diretto e interpretato da Ascanio Celestini\na partire dal testo di Alessandro Portelli L’ordine è già stato eseguito\nmusica originale Matteo D’Agostino \nRadio Clandestina è uno degli spettacoli più intensi di Ascanio Celestini. Alla maniera di questo cantastorie civile\, di questo originale teatrante che scrive racconti teatrali con spirito da antropologo\, Ascanio Celestini ricostruisce i giorni che precedono e seguono\, a Roma\, l’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine. Quel tragico evento è il cuore di un racconto che si allarga nei tempi e nei contorni geografici; una piccola storia di Roma e d’Italia fatta di incontri e di trasformazioni urbanistiche violente\, di guasti irreparabili e di ferite inferte dal fascismo. E’ un collage palpitante e vivo di ricordi orali raccolti in famiglia\, di incontri dal giornalaio o al bar\, con estratti dai materiali pubblicati nel libro di Alessandro Portelli L’ordine è stato eseguito. \nLa ricostruzione di uno degli episodi neri della storia italiana del Novecento\, costringe anche i più distratti ad entrare nel clima tragico di quei giorni del ’44\, il 23 e il 24 di marzo\, due giornate che racchiudono una traiettoria infinita\, compresa tra l’attentato di via Rasella e la strage delle Fosse Ardeatine\, una rappresaglia che costò la vita a 335 civili innocenti. Senza un filo di voce retorica\, ma con l’aiuto di un sorriso sano e sommesso\, un candore trasognato\, Ascanio Celestini dà voce a un flusso di raccapriccianti e tenere ricostruzioni di quella strage\, fra preamboli economici ed etici e commoventi paragrafi di commedia. Un racconto reso severo un allestimento essenziale\, struggente dalle musiche popolari e originali composte per lo spettacolo da Matteo D’Agostino\, lieve dall’ironia sorridente e dolce del narratore. \nAscanio Celestini è un formidabile narratore di storie. Debutta nel 1999 con lo spettacolo Cicoria. In fondo al mondo\, Pasolini. A seguire la trilogia Milleuno progetto di narrazione di tradizione orale.   Nel 2000 è la volta di Radio Clandestina\, a cui seguono Cecafumo\, La fine del mondo\, Scemo di guerra\, Appunti per un film sulla lotta di classe. Vincitore di numerosi premi tra cui\, nel 2002\, il Premio Ubu speciale per “la capacità di cantare attraverso la cronaca la storia di oggi come mito e viceversa”\, è anche autore di numerosi libri (Fabbrica\, La pecora nera\, Lotta di classe ed altri)\, collabora con Radio3 ed è ospite fisso della trasmissione Parla con me di Serena Dandini.\n\nE per quel muro che sta lì ce vuole uno che la storia del muro la racconta lui\, sennò quel muro è soltanto un pezzo de muro. Perché poi la guerra finisce\ne la storia delle madri\, delle mogli\, dei figli… continua e noi questa storia\nè come se ce l’abbiamo scritta in faccia.
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SUMMARY:Capriole in salita
DESCRIPTION:9 dicembre 2009 ore 21 \ndi Pino Roveredo\nregia Francesco Macedonio\ncon Massimiliano Borghesi\, Giorgio Monte\, Maria Grazia Plos\, Marzia Postogna\, Ariella Reggio\, Maurizio Zacchigna\nscene Andrea Stanisci\nmusiche Massimiliano Forza\ncostumi Saverio Caliò\nuna produzione la Contrada – Teatro Stabile di Trieste e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin collaborazione con Ente Regionale Teatrale del FVG \nCapriole in salita\nCapriole in salita narra in presa diretta le mille sconfitte di Pino\, protagonista di una storia tutta vera\, anche quando sembra insopportabile: il viaggio all’inferno e ritorno di un uomo la cui anima galleggia in un mare di alcool.\nNelle vicende del protagonista e dei suoi compagni di bevute e sventure si riconoscono le vite e le morti dei molti che sono\, o sono stati\, prigionieri della sua stessa assurda sete.\nCapriole in salita – tratto dal romanzo autobiografico di Roveredo – è una storia grottesca e impietosa\, che commuove quando racconta i disperati tentativi di uscire dai “cappotti di vetro” del disagio\, senza perdere l’innocenza né lo spirito vitale. \nPino Roveredo\nNato a Trieste\, Pino Roveredo è un autore che negli ultimi anni ha diverse volte affrontato tematiche difficili e “scomode” come l’alcolismo o il carcere. Ha esordito nella narrativa con Capriole in salita nel 1996 (Edizioni Lint). Successivamente ha pubblicato\, sempre con Lint\, la raccolta di racconti Una risata piena di finestre (1997)\, il suo secondo romanzo La città dei cancelli\, cui sono seguiti Ballando con Cecilia e San Martino al Campo.\nIl suo primo atto unico teatrale\, La bela vita (1998)\, è stato rappresentato presso la Casa Circondariale di Trieste e al Politeama Rossetti di Trieste. Altri suoi atti unici: Centro Diurno e Le fa male qui?\, sono stati rappresentati in varie città. Nel ’99 ha scritto\, sceneggiato e interpretato per la RAI il film in sei puntate I Luoghi di Pino.\nDiversi suoi racconti sono stati pubblicati nelle raccolte Tra le rughe\, Trieste-Paesaggi della nuova narrativa e Trieste e un manicomio.\nCollabora come opinionista con i quotidiani “Il Piccolo” di Trieste e “Il Gazzettino” di Pordenone. Da oltre dieci anni è impegnato nell’attività sociale\, prima come operatore degli alcolisti in trattamento\, poi come responsabile del Centro Studi della Comunità di S. Martino al Campo. Ha tenuto lezioni di scrittura e comunicazione con i ragazzi del Centro Diurno del SERT di Trieste; collabora con la Comunità Terapeutica per le tossicodipendenze “Finisterre” e con i Ragazzi della Panchina di Pordenone.\nNell’estate del 2001\, la Contrada ha rappresentato al Festival di Todi Ballando con Cecilia\, riduzione teatrale di Roveredo tratta dal suo stesso romanzo. Lo spettacolo e la sua protagonista\, Ariella Reggio\, hanno ricevuto un tale consenso da parte del pubblico e della critica da spingere la Contrada a riproporre lo spettacolo l’anno dopo nel cartellone di prosa del Teatro Cristallo.\nNel settembre 2005\, Pino Roveredo ha vinto il 43° Premio Campiello (ex-aequo con Antonio Scurati) per il suo ultimo libro\, Mandami a dire\, edito dalla Bompiani.
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