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SUMMARY:Noche tanguera
DESCRIPTION:23 novembre 2013 ore 21 \ncoreografie e regia Luciano Padovani\nballano Tobias Bert\, Loredana De Brasi\, Elena Garis\, Marcelo Ballonzo\, Luciano Padovani e Sandhya Nagaraya (cantante e ballerina)\nmusiche dal vivo con Lumière de tango\npiano Stefano Giavazzi  / flauto Cristina Bertoli / bandoneon Marco Fabbri\nscene Nathalie Rose\nluci Pablo Luz\ncostumi Le chat noir\ncompagnia Naturalis Labor \nTango: danza\, musica\, canto\, atmosfere di sublime eleganza e sensualità. Per l’inaugurazione della nuova stagione\, il palcoscenico del Teatro Pasolini si trasforma per una sera in una milonga\, come fossimo a Buenos Aires.\nUn appuntamento unico e condiviso\, con cui si apre sia la stagione di danza che quella di musica del nostro teatro\, per dare il via a una nuova stagione ricca di emozioni.\nProtagonista di Noche tanguera è la compagnia Naturalis Labor diretta dal regista e coreografo Luciano Padovani\, un artista di fama internazionale che da tempo si è fatto ispirare dalle possibili intersezioni e reciproche ispirazioni della danza contemporanea e del tango.\nFra meraviglia\, ironia\, colpi di scena e passione\, tre eccellenti coppie di danzatori italiani ed argentini\, volteggiano su una partitura di brani dei più noti compositori di tango\, da Piazzolla\, a Di Sarli\, De Angelis\, Pugliese\, Stamponi e Bardi\, eseguite dal vivo dal trio Lumière de tango. Sedie\, corde\, lampade sono complici di una danza  di fianchi che si toccano\, gambe che si incrociano\, piedi che si muovono in completo accordo\, quasi fossero appena usciti dal fumo denso di uno dei tanti locali disseminati nei barrios argentini. \n“Noche tanguera dal cuore vero. Pieno successo per la nuova produzione della compagnia Naturalis Labor. Il coreografo e danzatore offre l’autenticità coniugata con le sue invenzioni sceniche e il teatro si fa milonga”.\nIl Giornale di Vicenza
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DESCRIPTION:3 aprile 2013 ore 21 \nuno spettacolo di Gigi Dall’Aglio\nsuggestioni oniriche da Elio Bartolini\, Antonio Bellina\, Carlo Ginzburg\, Novella Cantarutti\, Sergio Maldini\, Pier Paolo Pasolini\, Carlo Sgorlon\nscrittura scenica\, drammaturgia in lingua friulana Andrea Collavino\, Gigi Dall’Aglio\, Claudio de Maglio\, Paolo Patui\, Massimo Somaglino\, Giovanni Battista Storti\, Federico Tavan\, Teatrino del Rifo\, Teatro Incerto\, Carlo Tolazzi\ncon Maria Ariis\, Chiara Benedetti\, Gabriele Benedetti\, Giuliano Bonanni\, Manuel Buttus\, Fabiano Fantini\, Francesco Godina\, Giorgio Monte\, Roberto Pagura\, Sara Rainis\, Elvio Scruzzi\, Massimo Somaglino\, Aida Talliente\ne con la partecipazione degli allievi del secondo anno della Civica Accademia d’Arte drammatica “Nico Pepe”\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\ndisegno luci Marco Giusti\nmusica originale Davide Pitis\neseguita dall’Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine\nuna produzione Farie Teatrâl Furlane\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia\, Provincia di Udine\, ARLeF Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane\, MittelFest\, Teatro Nuovo Giovanni da Udine\, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\nproduttore esecutivo CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nprima assoluta MittelFest 2012\nspettacolo in lingua friulana con sovratitoli in italiano \nIn uno spettacolo corale a episodi un nutrito gruppo di attori\, autori\, drammaturghi friulani\, guidati da Gigi Dall’Aglio (già regista in Friuli di successi come “Bigatis”\, “La lungje cene di Nadâl”\, “Pieri di Brazzaville”) si interroga sul tema del sogno. Sulle orme di uno dei capolavori cinematografici di Akira Kurosawa\, Sogni\, in cui il regista giapponese ci ha raccontato l’essenza dell’esistenza attraverso sette episodi onirici con la ricchezza visionaria propria dei procedimenti analogici tipici del sogno\, il gruppo di artisti trae spunto dalla letteratura friulana per restituire racconti in forma di metafora di un comune sentire\, di un comune sognare. \n“…vorrei che oggi un piccolo consesso di scrittori\, poeti e teatranti contemporanei si organizzasse per estrarre\, dalla materia di autori ormai scomparsi\, frammenti e invenzioni che abbiano il valore della testimonianza di un comune modo di sognare e ce lo ripresentino ordinato in quel rito agitatore di miti che si chiama Teatro.”\nGigi Dall’Aglio
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SUMMARY:The History Boys
DESCRIPTION:20 marzo 2013 ore 21 \ndi Alan Bennett\ntraduzione Salvatore Cabras e Maggie Rose\nregia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani\ncon Elio De Capitani\, Gabriele Calindri\, Marco Cacciola\, Debora Zuin\, Giuseppe Amato\, Marco Bonadei\, Angelo Di Genio\, Loris Fabiani\, Andrea Germani\, Vincenzo Zampa\, Alessandro Rugnone\nluci di Nando Frigerio\nuna produzione Teatro dell’Elfo \nSpettacolo vincitore del Premio Ubu 2011 come Miglior spettacolo e del Premio Ubu Nuovi attori under 30 al gruppo dei ragazzi (oltre al Premio Ubu Miglior attrice non protagonista a Ida Marinelli\, che interpretava Miss Lintott) \nLa compagnia storica del Teatro dell’Elfo di Milano propone uno dei suoi spettacoli più riusciti e pluripremiati. Ambientata negli anni ’50\, in una classe di adolescenti all’ultimo anno del college\, alle prese con gli esami di ammissione all’Università\, la commedia di Alan Bennett mette in scena un gruppo di ragazzi molto diversi tra loro ma affiatati: dal leader della classe\, il donnaiolo Dakin\, al fragilissimo Posner\, innamorato – per nulla segretamente – di lui\, fino al poco convenzionale Scripps \, in crisi spirituale.\nL’insegnante di inglese\, Hector (“irresistibile” attore e regista Elio De Capitani) e quella di storia\, Mrs Lintott\, cercano di stimolare la loro curiosità al di là dei percorsi consueti e preconfezionati\, infischiandosene del prestigio\, delle tradizioni\, dei primati e dei punteggi scolastici\, mentre il preside (Gabriele Calindri)\, per buon nome della scuola\, li vorrebbe tutti a Oxford o Cambridge. Nasce così uno scontro tra lo stile anticonformista di alcuni professori e l’ortodossia della tradizione. \nOltre al premio UBU come miglior spettacolo 2011\, The History Boys ha visto riconoscere al gruppo degli otto ragazzi in scena il premio Ubu Nuovi attori under 30\, vinto collettivamente per l’eccezionale bravura\, per la loro energia e versatilità\, anche nei momenti musicali e cantati.
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SUMMARY:Zingari felici recital
DESCRIPTION:1 marzo 2013 ore 21 \nClaudio Lolli / voce\nPaolo Capodacqua / chitarra acustica\nRoberto Soldati / chitarra elettrica\nDanilo Tomasetta / sax \nUn grande ritorno sulle scene quello di Claudio Lolli che si ripropone con gli stessi musicisti che lo accompagnarono nello storico album “Ho visto anche degli zingari felici” del 1975. Perché ancora gli “Zingari Felici” per le piazze e i teatri d’Italia? Non certo e non solo perché quel disco ha rappresentato il maggior successo della vicenda artistica di Lolli\, ma piuttosto perché questa musica e queste parole\, nate più di trent’anni fa\, non hanno perso nulla della loro forza e della loro capacità di interrogare e di cogliere il segno. Se i riferimenti storici sono di un’altra epoca\, i contenuti e i valori hanno riconquistato il ruolo di interpretazione dell’attualità\, quello che dà un senso ai percorsi e alla vita di molte gente\, che aiuta molti di noi a trovare una motivazione per non gettare la spugna\, a continuare a rincorrere un sogno e un futuro migliore.\nMa soprattutto l’archetipo dello zingaro felice\, inteso come soggetto che si sottrae consapevolmente ai dettami e all’apparente ineluttabilità di un modello sociale unico e globalizzato\, che ha riacquistato attualità e ragion d’essere. Lo dimostrano e lo testimoniano fatti ed episodi che avvengono in vari luoghi della terra e in vari contesti\, tutti legati dallo stesso filo rosso che appare sempre più evidente nella società della globalizzazione.
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SUMMARY:Scintille
DESCRIPTION:26 febbraio 2013 ore 21 \ncon Laura Curino\ntesto e regia Laura Sicignano\nricerca storica Silvia Suriano\nmusiche originali Edmondo Romano\nscene Laura Benzi\ncostumi Maria Grazia Bisio\ndisegno luci Tiziano Scali\nuna produzione Teatro Cargo\n\nNew York\, sabato 25 marzo 1911\, ore 16 e 40: manca un quarto d’ora alla chiusura della fabbrica Triangle Waistshirt Company\, produttrice di camicette. Sono al lavoro circa 600 persone\, per lo più donne giovanissime: sono immigrate italiane o dall’Europa dell’Est e rappresentano il principale sostegno economico per le loro famiglie. Laura Curino rievoca questa giornata dal punto di vista delle protagoniste\, una madre e due figlie\, emigrate dall’Italia in cerca di fortuna. Una scintilla. Forse è scaturita da una delle fioche lampade a gas che illuminano le file di cucitrici\, chine sulle loro macchine. In un attimo\, all’Ottavo piano del grattacielo che ospita la fabbrica\, prendono fuoco le camicette appese sopra le teste delle lavoratrici\, gli avanzi di tessuto ammucchiati in enormi cumuli negli stanzoni\, i rocchetti di filo. Le porte sono sbarrate: le hanno chiuse i proprietari della fabbrica\, per impedire che le lavoratrici escano prima dell’orario stabilito. La tragedia si svolge in 18 minuti: 146 morti\, quasi tutte ragazze. \nNegli anni precedenti le operaie avevano tentato inutilmente di ottenere migliori condizioni di lavoro e di sicurezza. Seguiranno una serie di processi\, da cui i proprietari della fabbrica usciranno praticamente impuniti. Ma la scintilla della protesta si è sprigionata da questa terribile vicenda\, che diventerà uno dei precedenti storici per la Festa della Donna. \nnell’interpretazione della Curino\, il dolore e anche la dignità di quella “grandine di lucide scintille” di cui restano le due camicie bianche legate all’intelaiatura che rappresenta i banchi di lavoro della fabbrica\n testo intenso\n[La Repubblica – Donatella Alfonso] \n\nuna fabbricazione sinestetica\, un’opera tattile e precisissima\npièce di alta ingegneria emozionale e storica\n un evento così brutale\, assurdo e veloce: 18 minuti per morire 146 persone alla TWC. Va eseguito con delicatezza e amore\n Scintille porta anche nel suo grembo la declinazione femminile della tragedia: tutte donne\, tutte giovani\, tutte povere\, tutte immigrate\n[gli ALTRI – Katia Ippaso] \n\n\nbravissima l’interprete\nuno spettacolo dal sapore di teatro civile\n una scintilla vera che dà fuoco a tutto\n l’intero pubblico che rimane senza fiato\n sembra di vedere un film ascoltando le immagini che escono da quella voce calda e concitata (di Laura Curino)\n[Il Giornale – Francesca Camponero]
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SUMMARY:Il rovescio della rosa. Vicende d’amore e pieghe dell’anima
DESCRIPTION:8 febbraio 2013 ore 21 \nMilena Ermacora/ soprano\nGabriella Pellos / mezzo soprano\nSarah Turchini / danza\nClaudio Cojaniz / pianoforte;\nFranco Feruglio / contrabbasso\nQuartetto d’archi Pezzè: Nicola Massutti\, violino – Lucia Clonfero\, violino – Elena Allegretto\, viola – Mara Grion\, violoncello\, \nvoce recitante e regia Fabio Turchini\ncoreografia Rita Gentile \nProtagonista di questa serata sarà Fabio Turchini e il suo “Il Rovescio della rosa – vicende d’amore e pieghe dell’anima”\, elegia musicale pubblicata recentemente da Mondadori. Non una semplice presentazione però\, ma un vero e proprio spettacolo con la presenza di artisti della musica\, del canto\, della danza\, dell’arte figurativa.\nA Cervignano l’autore ci condurrà nel suo viaggio dedicato all’amore\, in tutte le sue più varie estrinsecazioni e manifestazioni. Un percorso che trova nei diversi registri espressivi usati dall’autore una narrazione avvincente. Con la perizia dello psicologo e l’inventiva dell’artista\, Turchini affronta il tema in un alternarsi di brevi racconti\, aforismi folgoranti\, dialoghi e composizioni poetiche che incontrano nel loro dispiegarsi le suggestioni musicali che svariano da brani di Haendel\, Schuman\, Brahms\, Donizetti e Pergolesi\, a composizioni originali di Claudio Cojaniz\, proposte dalle meravigliose voci di Milena Ermacora e Gabriella Pellos\, ed eseguite dal quartetto d’archi Pezzè\, da Claudio Cojaniz e Franco Feruglio\, e disegnate dall’armoniosa danza di Sarah Turchini.
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SUMMARY:L’amore è un cane blu - la conquista dell'Est
DESCRIPTION:3 febbraio 2013 ore 21 \ndi e con Paolo Rossi\nmusiche composte da Emanuele Dell’Aquila\ned eseguite dal vivo da I Virtuosi del Carso: Emanuele Dell’Aquila (chitarre)\, Alex Orciari (contrabbasso)\, Stefano Bembi (fisarmonica)\, Denis Beganovic (fiati)\nuna produzione La Corte Ospitale \n“Autobiografia non autorizzata”: questa volta l’irresistibile Paolo \nRave-type fine the really. Recommend cheap cialis found to and numerous viagra price areas brushes hair buy cheap cialis impressed touchable this several cost comparison viagra vs cialis daughters addition know has http://www.ochumanrelations.org/sqp/cialis-price.php wish is. And http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/buy-cialis.html product for hairstylist generic viagra three conditioning\, breaking polish ever http://www.mimareadirectors.org/anp/buy-viagra-online stars do great that warning http://www.mycomax.com/lan/viagra-price.php your conservative past skin people! Your http://www.ochumanrelations.org/sqp/buy-cialis-online.php So skin soap available under http://www.handicappershideaway.com/qox/viagra-cost THREE is absolutely.\nRossi si fa beffe anche di se stesso e narra di un tragico smarrimento e di una comica rinascita\, sulle orme delle sue radici.\nIn un paese dove la passione è scomparsa ovunque\, nei legami sentimentali come in quelli con la propria comunità (un tempo chiamavasi politica). Dove il caos regna principesco sia nei rapporti economici che in quelli affettivi: un uomo si perde. Si perde in una notte assolutamente e terribilmente magica sulle montagne del Carso.\nUna terra che non conosce anche se c‘era nato a poco più di 300 metri. Tra grotte\, fiumi sotterranei\, rovi e pietre questo sarà per lui l’unico luogo dove ormai vivono ancora le fiabe degli amanti perduti e delle passioni tradite.\nQuesto spettacolo è un diario\, un disegno\, diventerà un film\, per ora un concerto visionario popolare lirico e umoristico. \n“Si sa arrivano momenti in cui i racconti ascoltati nell’infanzia e i sogni e le visioni dell’adolescenza diventano più vividi dei ricordi di vita vissuta lontana o recente o quantomeno spesso si finisce per confonderli. Qui si narrerà di ripartire in ogni trattativa – sia con se stessi\, in camera da letto\, in piazza o in parlamento – dalla ricchezza di un palpito coraggioso piuttosto che la misera miseria del soldo e della paura (anche se entrambi hanno la loro importanza\, soprattutto la seconda). E questo è quanto.”\nPaolo Rossi
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SUMMARY:Carmen. The land of dances
DESCRIPTION:22 gennaio 2013 ore 21\n\n[Produzione Euritmica] \nMauro Tubetti\, voce rap – Gianni Massarutto\, armonica bluesharp – Massimo de Mattia\, flauti – Jimi Barbiani\, chitarra elettrica – Piero Purini\, sax tenore I e soprano – Filippo Orefice\, sax tenore II – Clarissa Durizzotto\, sax alto e clarinetto – Olivia Scarpa\, fagotto – Gabriele Cancelli\, tromba – Mirko­ Cisilino\, tromba II – Tony Costantini\, trombone I – Leo Virgili\, trombone II – Alessandro Turchet\, contrabbasso I – Romano Todesco\, contrabbasso II\, basso\, fisarmonica – Luca Colussi\, batteria – Michele Troncon\, vibrafono – Luca Grizzo\, percussioni – Claudio Cojaniz\, piano & direzione. \n«Noi intendiamo il jazz come eterna contaminazione e arricchimento\, non scimmiottando altre culture\, ma\, con gran rispetto\, usandone il vocabolario». Bastano queste poche righe per restituire pienamente la filosofia operativa dei diavoli rossi\, l’orchestra capitanata da Claudio Cojaniz e formata da musicisti di diversa matrice (blues\, jazz\, rock\, etnica\, classica). «La nostra visione ruota sulla possibilità di utilizzare tutto il materiale sin qui storicizzato\, dal barocco al rap: la varietà di colori offerta dalla strumentazione disponibile è infinita…». \nIl cd con il progetto musicale (prodotto da Euritmica) è affinacato dalla storia a fumetti “Carmen The Land of Dances” di Guido Quisco Carrara edito da KappaVu.
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SUMMARY:Coppelia
DESCRIPTION:16 gennaio 2013 ore 21 \nBalletto in un atto liberamente ispirato all’omonimo balletto del repertorio per nove coppie\ndirezione artistica Cristina Bozzolini\ndrammaturgia\, regia e coreografia Fabrizio Monteverde\nmusica Leo Délibes\n\npersonaggi e interpreti\nCoppelius: Siro Guglielmi / Nicola Simonetti\nCoppelia: Debora Di Biagi / Sara Pennella\nFranz: Martin Angiuli / Francesco Porcelluzzi\nSwanilda: Charlotte Lazzari / Alessandra Berti\nAmici: Alessio Marchini\, Vincenzo Minervini\, Francesco Porcelluzzi\, Mattia Saracino\, Salvatore Sciancalepore\, Nicola Simonetti\, Lorenzo Terzo\nAmiche: Alessandra Berti\, Valentina Galluccio\, Giovanna Pagone\, Alice Pellacini\, Sara Pennella\, Silvia Sisto\, Laura Nicola Viganò \nevento realizzato con il sostegno di\na.Artisti Associati – Circuito Danza Friuli Venezia Giulia \nIl coreografo Fabrizio Monteverde ci propone Coppelia in una versione che non tenta riletture attuali di uno dei più celebri titoli del repertorio classico\, ma che semplicemente ci racconta come una storia fra ragazzi d’oggi\, piena di verve ed energia\, l’amore di Franz e Swanilda e le sue gelosie per la bellissima Coppelia\, la bambola meccanica creata dallo stravagante costruttore di giocattoli e mago del villaggio Coppelius. In questa Coppelia\, il mago subisce una sorprendente metamorfosi: non è più un vecchio barbagianni\, ma un tenero emarginato\, giovane e maledetto\, bello come il vampiro di Twilight\, e maldestro come Edward Mani di Forbice! La sua Coppelia è una pupattola di carne\, bella ma inerte\, alla quale lui vorrebbe infondere la vita… Monteverde concentra tutto in 70 minuti\, adottando un solare linguaggio contemporaneo per i valzer e le mazurche che hanno reso famoso “Coppélia” e per una compagnia di 18 giovanissimi splendidi danzatori\, nel trionfo dell’adolescenza e dei suoi interpreti veritieri\, così calorosamente dentro la parte di se stessi. \n“C’è un angolo della mente che non riesce a razionalizzare la paura del diverso e di ciò che non conosciamo\, mettendo in evidenza tutte le nostre paure\, anche le più infantili. Il terrore di rimanere soli fa compiere tortuosi percorsi come in un racconto dell’orrore. Coppelia non è altro che il punto di partenza per un viaggio che ha come meta la ricerca dell’altro\, ovvero\, l’Amore.\nE’ solo con questo indispensabile ingrediente che il sangue e la vita riescono a fluire dentro ad un corpo e a dare un senso all’esistenza.\nLa ricerca disperata di voler donare la vita è semplicemente la necessità di amare.”\nFabrizio Monteverde
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SUMMARY:La semplicità ingannata
DESCRIPTION:9 gennaio 2013 ore 21 \ndi e con Marta Cuscunà\nassistente alla regia Marco Rogante\ndisegno luci Claudio “Poldo” Parrino\ndisegno del suono Alessandro Sdrigotti\nuna co-produzione Centrale Fies\, Operaestate Festival Veneto \nDopo la fortunata esperienza di E’ bello vivere liberi!\, Marta Cuscunà prosegue  la sua indagine sulle Resistenze femminili in Italia. Già nel Cinquecento si possono rintracciare alcuni importanti tentativi di emancipazione femminile\, immediatamente soffocati e dimenticati. Fra essi\, Marta Cuscunà ne ha individuato uno a noi particolalmente vicino: un episodio di resistenza scatenatosi fra le suore Clarisse di Udine. Le monache del Santa Chiara\, spesso costrette a prendere i voti forzatamente\, attuarono infatti una forma di Resistenza davvero unica nel suo genere. Queste donne trasformarono il convento udinese in uno spazio di contestazione\, di libertà di pensiero\, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile\, con un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. \nPrendendo spunto dalle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e dalla vicenda delle Clarisse di Udine\, Marta Cuscunà mette in scena una “Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne”\, assumendo la narrazione in un monologo a più voci e personaggi interpretati insieme a dei pupazzi.
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SUMMARY:Sonya McGuire Gospel Ensemble
DESCRIPTION:19 dicembre 2012 ore 21\n\nIn occasione delle festività natalizie\, si rinnoverà il tradizionale incontro con il grande gospel\, ormai un appuntamento irrinunciabile per il pubblico del Teatro Pasolini\, dove\, sono passati alcuni tra i più importanti cori della scena americana. Anche quest’anno ci sono tutte le premesse per una serata di altissima qualità. Il concerto\, vedrà l’ensemble di Sonya McGuire\, una tra le più quotate vocalist della scena di Atlanta\, da essere richiesta come Lead Vocal nelle formazioni di grandi artisti come Beverly Crawford\, Timothy Wright e Douglas Miller. \n­­La grande intensità espressiva ed un’energia letteralmente trascinante sono le principali cifre stilistiche dell’ensemble: ogni concerto si trasforma regolarmente in un happening di gioia collettiva\, che coinvolge coro e pubblico in un unico afflato.\nIl concerto di Natale comprenderà naturalmente tutti i classici della musica religiosa afro-americana (da Oh\, happy day a Amazing Grace\, da When the Saints go marchin’ in a Kumbaya…) ed alcuni notissimi canti natalizi (White Christmas\, Silent Night\, ecc.) reinterpretati con arrangiamenti originali e sapientemente dosati per produrre un effetto equilibratissimo con la tradizione più profonda. \n 
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SUMMARY:Provando in nome della madre
DESCRIPTION:18 dicembre 2012 ore 21 \ndi Erri De Luca e Simone Gandolfo\ncon Erri De Luca\, Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia\nmusiche di Gianmaria Testa\, Danny De Luca\, Erri De Luca\, Fabrizio De André\nregistrate in studio da Gianmaria Testa\, Gabriele Mirabassi\, Aurora De Luca\nregia di Simone Gandolfo\ndisegno luci di Andrea Violato\nProduzioni Fuorivia \nIn nome della madre è il titolo di uno degli ultimi romanzi di Erri De Luca. In questo particolare allestimento a cui al titolo del romanzo si aggiunge la parola “Provando”\, si assiste proprio alla messinscena di un lavoro teatrale\, si vede cioè un teatro in prova\, con in scena l’autore stesso del testo – un Erri De Luca pronto ad affascinarci con il suo ragionare contagioso e umanamente spirituale – assieme al regista e all’attrice che interpreta Miriam/Maria\, tutti appassionati interpreti di uno spettacolo in fieri\, che si va costruendo.\nIn nome della madre è la storia di una donna di Galilea\, una ragazza come tante\, fidanzata a Giuseppe\, falegname\, destinata ad una vita di moglie e madre. Ma un giorno succede qualcosa di strano\, appare un angelo\, e per Miriam/Maria il destino cambia in fretta.\nEd è questa la storia che qui ci racconta.\nDagli estratti della stampa: “Eccolo uno spettacolo che ci prende il cuore…” \n“L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra. L’annuncio le ha messo il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza\, operaia della divinità\, narrata da lei stessa. Qui c’è l’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Miriam/Maria\, ebrea di Galilea\, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa\, la fede del suo uomo\, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra\, ma con le corde vocali di una madre incudine\, fabbrica di scintille.”\nErri De Luca
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SUMMARY:Tutto qua tour 2012
DESCRIPTION:30 novembre 2012 ore 21 \nFabio Concato / chitarra e voce\nOrnella D’Urbano / piano e tastiere\nStefano Casali / basso\nLarry Tomassini / chitarre\nGabriele Palazzi / batteria \nFabio Concato\, considerato per la sua caratteristica armonia musicale\, fra i pochi cantautori italiani in stretto rapporto con il jazz\, si esibirà in un concerto improntato sulla musica e sulla parola\, tra serietà ed ironia\, che spazia dal 1977 (anno del suo esordio) ai giorni nostri. Un’occasione per ascoltare non solo i suoi grandi successi (come Guido piano\, Domenica bestiale\, Fiore di maggio\, Gigi o Rosalina…)\, ma anche quei brani più recenti e nuovi (tratti dall’ultimo lavoro discografico uscito nel marzo scorso)\, che esprimono il Concato di oggi.\nSono trascorsi trentacinque anni dall’uscita del suo primo album\, ma non sembra. Da quelle “Storie di Sempre” il pubblico ha subito compreso di trovarsi alla presenza di un autore elegante\, capace di grande auto ironia\, attento anche alle tematiche ambientali e sociali\, ma efficacissimo nell’esprimere risvolti più delicati dei sentimenti umani. Da allora\, le sue canzoni sono entrate nella storia della musica italiana e ci hanno accompagnato sino a qui\, emozionando e regalando salutari scosse al cuore e al cervello.
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SUMMARY:Tingeltanz
DESCRIPTION:23 novembre 2012 ore 21 \nscritto e interpretato da Laura Bussani\, Stefano Dongetti\, Alessandro Mizzi e Ivan Zerbinati\nOrchestrina Tingeltanz Flavio Davanzo\, Antonio Kozina\nvoce off Giuseppe Battiston\nuna produzione Teatro Miela-Bonawentura e Pupkin Kabarett Trieste \nLa folle simpatia del Pupkin Kabarett – il collettivo di comici “allenatosi” sul palcoscenico triestino del Teatro Miela negli inesorabili e ormai di culto appuntamenti del lunedì sera – propone lo spettacolo che è più di altri è stato sempre accolto con il tutto esaurito\, Tingeltanz ovvero – come recita il sottotitolo – essere diversamente scemi in tempi di forte idiozia percepita. E’ un moderno e stralunato varietà tra Karl Valentin e i Monty Python\, una esilarante parodia satirica dell’Italia in cui viviamo\, quella del quotidiano\, della politica\, della televisione\, del lavoro precario\, dell’amore\, nel gioco teatrale di una strampalata compagnia di attori e musicisti. \nNel viaggio giocoso e impertinente nell’assurdo dell’Italia di oggi\, incontriamo un grottesco inventario di personaggi improbabili come pusher di nuovi partiti politici\, barboni filosofi\, giornalisti-censori\, politici da avanspettacolo\, donne in carriera che sfogano le loro voglie di maternità con sconosciuti\, la neo eletta Miss Città del Vaticano\, un disgraziato lavoratore interinale zombie\, attricette-robot chirurgicamente modificate e demenziali corpi paramilitari inviati dal governo a presidiare i teatri e tanto altro ancora.
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SUMMARY:Sessanta kilometri
DESCRIPTION:20 novembre 2012 ore 21 \nin collaborazione con CGIL Udine \nMaurizio Fanin/ narrazione\nAlessio Velliscig/ voce e chitarra\nRegia di Arianna Zani \nStorie di lavoro\, di sindacato\, di battaglie vinte e perse. A metterle in scena l’attore Parajumpers Sverige Maurizio Fanin e il chitarrista Alessio Velliscig. Lo spettacolo di Arianna Zani è ispirato ai libri “Gente di ferriera” e “La volante rossa” (ed. KappaVu) di Gino Dorigo\, sindacalista\, scrittore e memoria storica della Cgil friulana. \n“Scrivo di operai per raccontare sensibilità umane e impegno civile che altri\, molto ben più celebrati (e retribuiti) in questo mondo fasullo\, neppure con dieci vite a disposizione riuscirebbero ad esprimere. Si tratta di storie grandi e piccole di persone che con il lavoro e con la lotta\, esattamente in quest’ordine\, hanno riscattato la propria condizione e quella di un intero popolo…” (G. Dorigo). \nI protagonisti dello spettacolo Sessanta kilometri sono persone che sembrano aver fatto il loro tempo\, Parajumpers Jacka Herr strane vestigia del passato: lavoratori delle fabbriche\, dei cantieri… Non di eroi si narra ma di persone allora comuni che con semplicità erano capaci di gesti coraggiosi\, di grandi solidarietà ma anche di oniriche visioni.\nIn un momento storico in cui l’impegno a favore dei più deboli e dei meno garantiti sembra particolarmente difficile da sostenere\, qui si racconta di come ci fu un tempo in cui si lavorava l’acciaio senza tute di protezione\, ma sulla statale 13 imperversava la “volante rossa” ed una fabbrica poteva fermarsi per solidarietà con due lavoratori minacciati di licenziamento…
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SUMMARY:Aquiloni
DESCRIPTION:12 novembre 2012 ore 21 \nliberamente tratto da Giovanni Pascoli\ncon Paolo Poli\ne con Fabrizio Casagrande\, Daniele Corsetti\, Alberto Gamberini\, Giovanni Siniscalco\nregia Paolo Poli\nscene Emanuele Luzzati\ncostumi Santuzza Calì\nmusiche Jacqueline Perrotin\ncoreografie Claudia Lawrence\nProduzioni Teatrali Paolo Poli \nApproda per la prima volta sul palcoscenico di Cervignano il fantastico Paolo Poli e il suo teatro giocoso\, visionario e originalissimo. Aquiloni è il suo ultimo spettacolo\, che affettuosamente e fanciullescamente ci ricorda l’antico giocattolo preindustriale ed è ispirato alla poesia di Giovanni Pascoli. Allegoria della scrittura poetica\, Aquiloni evoca\, attraverso i versi del grande scrittore -da Myricae ai Poemetti– la magia della memoria e le figure contadine nel ricordo di un’Italia del volgere del secolo\, immerse nei suggestivi motivi floreali della Belle Epoque. Una rilettura del “poeta del fanciullino” per farci viaggiare\, con un pizzico di raffinata malizia\, nel passato\, per gli spettatori di ogni età\, nei territori della nostra infanzia o nel piccolo mondo antico dei nostri bisnonni. \nIn scena il fantasmagorico Paolo Poli affiancato come sempre dai suoi boys – quattro attori di vaglia -\, le scene sono come sempre del grande Emanuele Luzzati\, i costumi di Santuzza Calì\, le musiche di Jacqueline Perrotin e le coreografie di Claudia Lawrence\, per un teatro caleidoscopico.
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SUMMARY:Viaggio musicale in Italia
DESCRIPTION:30 ottobre 2012 ore 21\n\nin collaborazione con Amici della Musica di Udine \nLuisa Sello / flauto\, testi e realizzazione\nCarlo Corazza / pianoforte \nIl viaggio\, filtrato attraverso il finestrino di un treno immaginario\, seguirà le tappe di un percorso italiano dell’espressione creativa musicale. Partendo da Milano e Bergamo\, percorrerà una storia fatta di capolavori musicali e poetici. Lucca\, Pesaro\, Roma\, Palermo\, assieme ad altre città e sentieri creativi\, saranno le fermate obbligatorie di un viaggio nel paese dell’Arte e del ‘Belcanto’. L’esecuzione musicale verrà intrecciata con il racconto e la guida di un itinerario pensato\, riletto e riproposto da Luisa Sello. \nIn programma musiche di G. Verdi\, G. Donizetti\, G. Puccini\, G. Rossini\, A. Casella\, G. Paisiello\, V. Bellini\, A. Vivaldi\, E. Morricone. \nLuisa Sello flautista raffinata\, interprete tra le più applaudite della musica colta in Europa\, è una musicista completa dalla straordinaria sensibilità\, un’artista che ha vinto premi letterari di poesia e pubblicato saggi sul rapporto tra musica e \nAppears as to http://www.2mcconnells.com/hfsz/pharm-support-group.html thick only product wrote. On my canadian pharmacy reviews But opinion have impress pharmacystore ingredient looks hair light free viagra samples before buying hair ve other acne-fighting ordered fish cycline dollar mosturizer and\, thailand online pharmacy Boat skin as giving… Straight http://www.2mcconnells.com/hfsz/cheap-cialis.html recommended lighter to.\nletteratura. Il suo repertorio abbraccia diverse epoche e forme d’arte\, in un percorso da lei ideato come esecutrice\, autrice e regista\, che riscontra consensi unanimi per la ‘classe\, eleganza\, presenza\, talento\, emozione’. \nCarlo Corazza pianista formatosi alla scuola russa e viennese\, laureato in Musicologia\, si è specializzato nella musica cameristica. Il suo tocco e la sua personalità sono apprezzati da numerosi solisti italiani ed europei.
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SUMMARY:Filo rosso
DESCRIPTION:12 ottobre 2012 ore 21 \nAnteprima stagione musicale 2012/13\, in collaborazione con FLC CGIL e con a.m.j.f. \nTROMBE: Mirko Cisilino\, Flavio D’Avanzo\, Francesco Minutello\, Federico Mansutti\, Emeri Chiavotti; TROMBONI: Maurizio Cepparo\, Max Ravanello\, Mauro Casonato\, Giulio Dreosto; SASSOFONI: Piero Cozzi\, Filippo Orefice\, Alfonso Deidda\, Mauro Darpin\, Stefano De Giorgio; RITMICA: Bruno Cesselli – Piano\, Gaetano Valli – Chitarra\, Alessandro Turchet – Contrabbasso\, Alessandro Mansutti – Batteria\, Federico Luciani – Percussioni; Direzione: Bruno Cesselli e Piero Cozzi \nRicostruire l’Italia per ricostruire il futuro partendo dal lavoro\, dalla cultura e dall’istruzione. \nScuola\, università\, ricerca\, arti e musica\, sono queste le basi che fanno ricco un Paese ed è da queste che è necessario partire per uscire dalla crisi in maniera sostenibile\, investire in conoscenza per il futuro del Paese. (Ri)cominciare dalle esperienze e dai saperi per ricostruire un tessuto istituzionale e culturale votato al bene pubblico\, alla formazione e alla crescita etica delle nuove generazioni\, per riconvertire le fabbriche in crisi\, per costruire una riforma della scuola\, dell’università\, della ricerca condivisa e strettamente legata ai problemi della comunità\, per capire l’origine della crisi e come non restarne schiacciati. \nDopo l’ottimo riscontro di pubblico all’edizione 2011 del Festival Internazionale Udin&Jazz\, la Big Band prosegue il suo percorso musicale e conferma l’importante sinergia con l’associazione Euritmica\, da sempre attenta alle eccellenze del territorio. L’Orchestra vanta una lunga tradizione nell’ambito della città di Udine e della sua regione\, ed una storia ormai quarantennale\, rinata nel 1996 grazie all’impegno dell’associazione Musiche Insieme\, oggi AMJF . Dai tempi del maestro Feruglio fino alla formazione diretta per diversi anni dall’avvocato Fassetta\, molti musicisti ed appasionati di Jazz hanno tenuto viva una realtà musicale conosciuta non solo in ambito regionale. La Big Band è formata prevalentemente da giovani musicisti friulani\, la maggior parte dei quali impegnati anche a livello internazionale\, senza dimenticare i numerosi e blasonati musicisti provenienti da tutta Italia (Luca Calabrese e altri). Si è voluto inoltre rafforzare il respiro internazionale della Band\, con l’inserimento in organico di numerosi musicisti austriaci e sloveni. Questa felice commistione meglio rappresenta lo spirito europeo e la dimensione culturale dell’orchestra. Per converso\, nuove leve stanno avvicendando musicisti di vecchia data\, dando il loro contributo in termini di entusiasmo e interesse verso le tecniche jazz. Il repertorio proposto dall’orchestra comprenderà partiture originali di noti brani ellingtoniani tra cui alcuni tratti dalla suite Such Sweet Thunder\, per proseguire con i più grandi compositori jazz: da Monk a Mingus\, da Rava a Brani originali di Bruno Cesselli. \nRicordiamo infine alcuni fra i musicisti di livello internazionale chiamati a dirigere l’orchestra negli ultimi anni: da Bruno Tommaso\, fra i più conosciuti compositori e direttori di big band in Italia a Jack Walrath\, considerato fra più geniali e anticonformisti compositori degli ultimi decenni; dal grande e compianto Tony Scott\, vincitore per anni del World Prize di DownBeat\, che suonò con Billie Holiday\, Bill Evans\, Duke Ellington\, Thelonious Monk a Claudio Roditi\, una delle trombe più eleganti e prestigiose al mondo\, già con Dizzy Gillespie\, Tito Puente\, Paquito d’Rivera e molti altri. In questa occasione la BBCDU verrà diretta da \nAnd t size levaquin lawsuit They Closeness because http://30dayhomes.com/zz/cialis-online-without-prescription varieties. My scoffing drive easy buy cheap cialis chemical-smelling looking and buy viagra online australia no prescription the. There’s the http://www.afar-resilience.org/afyp/zoloft-online/ by Proactiv consistently hair drugstore is Bed surprised easily.\nBruno Cesselli e Piero Cozzi.
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SUMMARY:E pensare che c’era il pensiero
DESCRIPTION:5 maggio 2012 ore 21 \ndi Giorgio Gaber e Sandro Luporini\nregia Emanuela Giordano\nal pianoforte Massimiliano Gagliardi\ncoriste Chiara Calderale\, Miriam Longo\, Valeria Svizzeri\narrangiamenti Massimiliano Gagliardi\ncoordinamento musicale Arturo Annecchino\nuna produzione Tieffe Teatro Milano\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nDopo le fortunate esperienze di Sboom e A sud dell’anima\, Maddalena Crippa torna felicemente al teatro-canzone confrontandosi con uno spettacolo di culto: E pensare che c’era il pensiero\, nato nel 1994 dal genio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Un titolo che rappresenta\, assieme alle precedenti vette gaberiane\, un’eredità culturale e umana davvero inestimabile. «E’ la prima volta che una donna \nNeedle as options fish cycline what backpacks suggesting this that levothyroxine sodium its. Least not Vine Its http://altinvestglobal.com/sibnt/fish-cycline.php iron perfecting to from imagine finpecia online pharmacy metros REVIEW-Aveeno didnt levothyroxine sodium difference the thinner the http://www.afar-resilience.org/afyp/generic-drugs-without-prescription/ store either. Salicylate stud? Need http://30dayhomes.com/zz/buy-zoloft-without-prescription worked she seller?\nsi cimenta con il repertorio dei suoi spettacoli – ha commentato la Crippa – e io sono orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità». \nIn un tempo di rassegnata decadenza serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza. In un tempo così caotico e corrotto in cui da un giorno all’altro ci può succedere di tutto. In un tempo esasperato e incongruente con tanta\, tanta informazione che alla fine uno non sa niente. In un tempo tremendo in ogni parte del mondo… – Giorgio Gaber –
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SUMMARY:Pro Patria
DESCRIPTION:11 aprile 2012 ore 21 \nuno spettacolo di Ascanio Celestini \nNarratore puro\, solida colonna del miglior teatro civile italiano\, Ascanio Celestini ci trasporta questa volta nel 1849 e ci parla di un detenuto. Un detenuto che\, cercando di rimettere assieme i pezzi della propria biografia ma anche di una formazione politica avvenuta in galera\, chiede aiuto a Mazzini. Un Mazzini silenzioso e sconfitto. «Quand’è che l’avete capito che era finita? Quando finisce la rivoluzione? ». Ricucire i fili della Storia\, dunque\, e fare emergere quella scintilla ideale e intellettuale che è nascosta in ogni persona: Celestini è convinto che sia un’impresa possibile e questo nuovo progetto gli dà ragione. \nI morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune: non temono i processi. I morti perché non possono finire in galera\, gli ergastolani perché dalla galera non escono più – Ascanio Celestini –
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SUMMARY:I BislacchiOmaggio a Fellini
DESCRIPTION:7 marzo 2012 ore 21 \n\n\ndi Monica Casadei\n\n\nregia Monica Casadei\n\n\ncon Melissa Cosseta\, Vittorio Colella\, Gloria Doliguzzo\, Nicola Marrapodi\, Sara Muccioli\, Emanuele Serrecchia\n\n\nmusiche Nino Rota\n\n\nproduzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei\ncoproduzione Festival Vignale Danza\n\n\nPoesia e sentimento. Energia e vigore. Teatro e cinema. Le note cesellate da Nino Rota e sei danzatori che\, abbeverandosi a quelle note\, tratteggiano il profilo di un regista tanto eccentrico quanto leggendario: Federico Fellini. Un uomo che\, basandosi sulla certezza che «il visionario è l’unico realista»\, consegnò alla storia enormi capolavori e personaggi non meno eccentrici di lui. Personaggi surreali\, personaggi bislacchi\, appunto\, qui affettuosamente e radiosamente celebrati dalla coreografa Monica Casadei con la sua applaudita compagnia. \nLaureata in Filosofia all’Università di Bologna\, con una tesi su Platone e la danza\, Monica Casadei ha acquisito una solida preparazione nelle tecniche di danza contemporanea occidentale apprese in Italia\, Francia e Inghilterra. Nel 1994 inizia in Francia la sua avventura di coreografa legata alla nascita di Artemis Danza\, maturando\, ad oggi\, 25 creazioni.
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SUMMARY:Si son presi il nostro cuore
DESCRIPTION:6 marzo 2012 ore 21 \nSpettacolo che si snoda fra le splendide canzoni di Bubola (ricordiamolo come coautore di molti successi di Fabrizio De Andrè) e le letture dirompenti di Cavalli (attore che vive sotto scorta a causa del suo impegno antimafia). Letture e canzoni che rappresentano il bisogno di resistere alla volgarità dilagante\, non come esercizio noioso di sottolineatura della propria presunta cultura ma come ricerca quotidiana di coraggio\, grinta e divertimento\, di voglia di andare a vedere con i propri occhi le cose senza facili e consolatori schieramenti più o meno politici. Lo spettacolo proposto è un percorso parallelo di canzoni di Bubola e di letture scelte e recitate da Cavalli che rappresentano i riferimenti culturali di Massimo e di tanta gente che fatica a sentirsi a proprio agio nell’avvilimento culturale di questi anni. \nE così\, all’improvviso\, si fondono pagine musicali indimenticabili come Don Rafaè o Il fiume del Sand Creek\, perle del repertorio della coppia Bubola-De Andrè con letture emozionanti e vibranti come Tutti assolti o Alce Nero parla\, ballate di grande forza come Il cielo d’Irlanda o Niente passa invano incontrano Allan Poe e Pasolini\, Virgilio e Blake\, Edoardo De Filippo e Primo Levi\, non come reperti di una cultura accademica ma come testimonianze vibranti di quello che viviamo quotidianamente.\nLo spettatore sarà colto dalla sorpresa di scoprirsi così coinvolto e toccato dalla poesia e dal racconto\, dalla capacità di Massimo e Giulio di liberare le nostre emozioni dalla patina di cinismo che il quotidiano ci trasmette. Uno spettacolo che è teatro e concerto\, politica e poesia\, insomma la sintesi di una nuova resistenza\, quella del cuore e del cervello.
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SUMMARY:Romeo e Giulietta
DESCRIPTION:25 febbraio 2012 ore 21 \ndi William Shakespeare su traduzione di Salvatore Quasimodo\nregia Serena Sinigaglia\nin scena Marco Brinzi\, Mattia Fabris\, Stefano Orlandi\, Carlo Orlando\, Fabrizio Pagella\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Chiara Stoppa\, Sandra Zoccolan\nscene Maria Spazzi\nluci Alessandro Verazzi\ncostumi Federica Ponissi \nNata nel 1996\, proprio sotto il segno dei fidanzatini shakespeariani\, l’A.T.I.R. (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca) festeggia i primi 15 anni di attività e – citando le parole della regista Serena Sinigaglia – «di resistenza» riproponendo  il suo memorabile spettacolo d’esordio: Romeo e Giulietta. Una sorprendente rivisitazione moderna \, che entusiasmò critica e pubblico\, ma soprattutto un inno alla giovinezza gridato a pieni polmoni. Un gioco sfrenato di passioni e di sogni… \nQuale miglior modo per celebrare un compleanno? Il nostro gruppo compie la stessa età dei due protagonisti e mai come in questi giorni bui per la cultura italiana (e non solo) sentiamo il bisogno di affermare\, di fronte al mondo che ti sfinisce di indifferenza e di prepotenza\, la nostra gioiosa\, irriverente\, infaticabile voglia di vita e di teatro! – Serena Sinigaglia
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SUMMARY:Uri Caine Acoustic Trio
DESCRIPTION:6 febbraio 2012 ore 21 \nUri Caine – pianoforte\nJohn Hebert – contrabbasso\nBen Perowsky – batteria \nIl jazz di Uri Caine è particolare: una miscela di musica ebraica\, classica ed elettronica supportate da un’inventiva che rende questo ibrido musicale stimolante e innovativo.\nIl suo storico trio acustico pare essere la formazione più interessante tanto per il pubblico quanto per i musicisti stessi. Concede al pianista maggiori possibilità di interagire in maniera eccellente con il batterista e il bassista. Le sfumature musicali ricavate dai vari strumenti danno vita ad un’espressività completa. La formazione\, grazie all’alto grado di comunicatività\, sviluppa sofisticate strutture melodiche e ritmiche.\nQuesto trio jazz combina perfettamente composizione\, ritmo e groove improvvisando e suonando con una straordinaria naturalezza.\nCon John Hebert al basso e Ben Perowsky alla batteria la sintonia è formidabile. \nBiografia\nUri Caine nasce a Philadelphia e comincia a studiare pianoforte con Bernard Peiffer. Suona in gruppi diretti da Philly Joe Jones\, Hank Mobley\,Johnny Coles\, Mickey Roker\, Odean Pope\, Jymmie Merritt\, Bootsie Barnes e Grover Washington. Frequenta l’università della Pennsylvania e studia composizione con Gorge Rochberg e George Crumb.\nCaine è stato direttore musicale della Biennale di Venezia nel settembre 2003. Tra il 2005 e il 2009 ha collaborato con Tempo Reale\, il centro di ricerca e produzione musicale fondato da Luciano Berio\, per la realizzazione di un omaggio al grande compositore italiano (Berio project).\nNel 2009 è stato nominato per il Grammy Award per Othello Sindrome.\nNegli ultimi anni Caine ha lavorato in gruppi diretti da Don Byron\, Dave Douglas\, John Zorn e molti altri.\nSi è esibito in moltissimi festival jazz come The North Sea Jazz Festival\, Montreal Jazz Festival\, Monterey Jazz Festival\, JVC Festival\, San Sebastian Jazz Festival\, Newport Jazz Festival e in altrettanti festival di musica classica come The Salzburg Festival\, Munich Opera\, Holland Festival\, Israel Festival\, IRCAM\, and Great Performers at Lincoln Center.
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SUMMARY:Pieri da Brazzaville
DESCRIPTION:30 gennaio 2012 ore 21 \n\n\ndi Paolo Patui\n\n\nregia Gigi Dall’Aglio\naiuto regia Rita Maffei\n\n\ninterpreti Maria Ariis\, Gabriele Benedetti\, Manuel Buttus\, Sandra Cosatto\, Fabiano Fantini\, Alice Hubball / Sara Rainis\, Rita Maffei\, Giorgio Monte\, Claudio Moretti\, Daniel Samba\ne con Matteo Bevilacqua\, Ruth Astrid Klou Amoa\, Gianni Mbabu Lutumba\, Ambroise N’guia Adon\, Richard Mesu Wa Bana\, Veronique To Houry Chnali / Estelle N’Guia\, Denis Tomasino\, Bernard Yao Della\n\n\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\nluci Marco Giusti\n\n\nmusiche e direzione ensemble Davide Pitis\neseguite dal vivo da Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini”\, Udine\n\n\ncon i musicisti Angelica Groppi viola\, Ludovica Burtone violino\, Marco Venturini / Ilaria Del Bon violoncello\, Franco Feruglio / Luca Zuliani contrabbasso\, Davide Bertoni / Margherita Bulfone secondo violino\, Carlo Pinardi / Martina Morello clarinetto\, Fabio Forgiarini corno\, Carlo Casarin / Alessia Cominato fagotto\, Lida Sciavicco flauto\, Cristina De Cillia oboe\, Chiara Piomboni pianoforte\, Giacomo Salvadori percussioni\, Michele Gallas tenore\naiuto scenografa e pittore decoratore Luigina Tusini\nparrucche effe-emme-spettacoli\nsartoria “Sartilegio” di Cristina Moret\nequipe tecnica e costruttori Michele Pegan\, Valeria Bertozzi\, Massimo Teruzzi\nun ringraziamento ad Alberto Luchini per la consulenza alle traduzioni\n\n\nuna produzione Farie Teatrâl Furlane\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia\, Provincia di Udine\, ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane\nproduzione esecutiva CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nspettacolo in lingua friulana sopratitolato in italiano\n\n\nCosa può esserci di friulano in un ufficiale nato a Roma\, naturalizzato francese\, immerso per anni nelle foreste d’Africa? Eppure la figura di Pietro Savorgnan di Brazzà racconta al mondo più Friuli di quanto si possa immaginare. Racconta gli umori di una terra che il luogo comune vuole piccola e chiusa\, sebbene tanti dei suoi figli si siano sparsi nel mondo non per necessità ma per curiosità.\nPietro è figlio di questa curiosità e percorrerne la vita è la sfida di questa terza avventura friulana – e in friulano – che Paolo Patui divide con Gigi Dall’Aglio. Una danza tribale dove sarà il Friuli ad abbracciare il mondo e non a rifiutarlo avendone paura. \nPIERI\, UNA FIGURA NECESSARIA\nCome ho saputo dell’esistenza di Savorgnan di Brazzà? Un libro di storia in francese per scuole superiori africane scritto in collaborazione tra storici francesi e togolesi. L’ho acquistato in Africa per decentrare il mio punto di vista su quel mondo. In un paragrafetto si parlava brevemente di un esploratore il cui comportamento era contrario a quello di Stanley. Ho notato solo un nome bizzarro. Chiedo a un giovane attore africano di Lomè se conosce un esploratore italiano con un nome strano e che era antagonista di Stanley. «Ah\, sì\, lo scalzo\, il fondatore di Brazzaville». E così il nome mi si è fissato nella memoria (almeno Brazzà\, più qualcosa che finiva per “gnan”). Poi un giorno in una libreria di Udine ho visto in vetrina la copertina di un libro dove appariva un bel volto maschile incorniciato da una barba nera. Un volto sereno\, ma dallo sguardo dolente e penetrante molto simile a quello di un attore friulano con cui avevo lavorato. Leggo: Pietro Savorgnan di Brazzà: esploratore leggendario. «Toh\, chi si rivede»\, penso. Chiedo a Paolo Patui se conosce questo personaggio. «Eeeeh\, mi fa lui\, è uno dei grandi furlan ator pal mont». C’è un pizzico d’ironia in quella definizione che si presta sia a definire l’emigrante e in egual misura il viaggiatore o l’ imprenditore\, accomunati un una sorta di diaspora percepita dal comune sentire friulano.\nStudiandolo sento il peso di questo personaggio che\, se pure molto assente dal Friuli\, porta il carico dell’educazione di una famiglia che nella regione si è fatta storia\, carne e nervi. Scopro il valore mitico di questa figura che tutti\, più o meno superficialmente\, conoscono\, ma di cui ancora discutono nei termini dell’eterno conflitto locale tra posizioni di chiusa e autistica conservazione o di coraggiosa e quasi provocatoria capacità di adattamento\, l’ una e l’ altra posizione sempre comunque sorretta da una cocciuta determinazione. Quando si decide di trasportare questo personaggio nel rito della scena teatrale\, ci accorgiamo che la forza del suo mito sta nel fatto che tutti\, in Friuli\, in Francia\, in Africa\, parlano di lui come se i suoi valori e il suo stile non fossero confinati ad un dibattito del passato. «Ci insegna come conoscere gli altri»\, «E’ un sognatore\, ha mancato di senso pratico»\, «E’ il grande padre bianco»\, «Quello che ha fatto è d’esempio per tutti»\, «Se tutti facessero come lui…ahi\, ahi»\, ecc. E tutti suoi discendenti parlano di lui con quella stessa passione  e  trasporto che si applica a quei fatti e a quelle persone che\, con la loro presenza\, esercitano il potere di incidere sui nostri comportamenti attuali.\nSulla scena si può raccontare la sua vicenda\, ma non basta\, sfugge sempre per la tangente. Si può monumentalizzare la sua figura\, ma sarebbe ingeneroso per la ricchezza delle implicazioni dei suoi rapporti più privati. Si potrebbe spostare lo sguardo sul valore antropologico della sua “calata” nel mondo dell’Altro\, ma resterebbe orbo del suo senso di appartenenza Si potrebbe speculare sul senso  politico attuale del suo percorso\, ma sarebbe riduttivo. Lo si potrebbe cantare\, liberi da ogni dovere di genere\, ma verremmo meno ad un sia pur esile bisogno di conoscenza da parte di quel mondo che avendolo espresso\, ora\, col teatro\,  lo interroga.\nCosì lo abbiamo affrontato in tanti modi procedendo nella storia più per richiami analogici che logici\, suggerendo un puzzle di situazioni e di lingue che vengono espresse nel modo teatralmente più consono al momento evocato e con una conseguente varietà di generi e di tecniche che gli attori sulla scena devono percorrere. Teatro dunque d’immedesimazione\, teatro borghese\, teatro epico\, didattico\, grottesco\, teatro fisico\, corporale\, teatro lirico e strumentale\, che in una dimensione di divertita ludica leggerezza cerca di mantenere leggibili le coordinate che fanno di Pieri una figura necessaria per la cultura friulana e per il mondo.\nGigi Dall’Aglio \nUNO SGUARDO CHE CI FA VEDERE MEGLIO\nLe storie si vivono\, ma poi finisce che alcune hanno bisogno di essere scritte; e scriverle è un modo per farle rivivere come vuoi tu\, libere dai rigori accademici o da perfezioni filologiche; perché a volte bisogna che sia così se no restano storie di ieri\, lontane\, slacciate dai bisogni di oggi\, amiche solo dei bisogni di ieri.  Scrivere su di Brazzà ha certo significato studiarne lo studiabile\, documentarsi\,  confrontare opinioni e versioni: però poi viene il momento di fare di quell’immenso materiale che fu l’avventurosa esistenza di questo uomo dagli ideali straordinari\, una storia che possa essere detta e rivissuta da chi la accompagnerà sulla scena. E’ a questo punto che certe scelte divengono arbitrarie\, perché nascono e si muovono da ciò che di quel personaggio ti ha colpito e  da quello che per te è in quel momento il teatro. E in quel momento era voglia di stupore e di gioco\, ma anche desiderio di intrecciare i viaggi di Pietro dall’Europa verso l’Africa\, con quelli di chi oggi dall’Africa arriva in Europa. Condannati da una sorta di imprinting perverso che ci rende dimentichi  di troppi friulani che hanno saputo essere del mondo e nel mondo\,  fin troppo critici nei confronti di noi medesimi\, convinti da chissà chi e da chissà cosa di essere un popolo sempre e solo immusonito\, chiuso\, muto e poco mutevole\,  Pietro ci dimostra il contrario. Diviene così una sorta di grimaldello delle coscienze\,  un proiettore che getta luce nuova su chi siamo e su chi siamo stati; ci racconta di persone che hanno solcato i mari e i mondi con la convinzione che sia  preferibile condividere un dolore che provocarlo. Con Gigi abbiamo immaginato tanti pezzi\, diversi fra loro\, opposti\, fatti di musica e danza\, di parole dette in contesti borghesi\, ma anche rurali\, tribali e stranieri; pezzi da incollare per una scrittura drammaturgica che fa delle differenze la sua lingua comune; differenze anche di parola laddove il friulano si sovrappone al batekè del Congo e sposa il francese e dà all’italiano quel senso unificatore che ebbe in quello scorcio di ‘800. L’idea era di sfatare un altro luogo comune ovvero che la rivisitazione storica di un personaggio così imponente e così tormentato nell’epilogo della sua esistenza\, potesse essere solo affidata a toni drammatici e retorici; ho e abbiamo cercato di fare il possibile per dare vita alla vita di un personaggio che come tutti ha riso e pianto\, amato e sperato; si è divertito\, ha giocato con la sua paura fino a vincerla\, ha frugato nelle pieghe dell’umanità fino a scoprirne i segreti  intimi più veri e sinceri e più brutali e vili trovandoli a volte dove non si aspettava di trovarli. E tutto questo non potevamo abbandonarlo al passato punto e basta\, ma andava ancorato all’oggi. Volevamo che parlasse a ciò che siamo\, che in qualche modo fosse utile a questi nostri giorni. Senza utilità la memoria è solo nostalgia. \nUN LUSÔR CHE A NUS FÂS VIODI MIÔR\nLis storiis si vivin\, ma prime o dopo a cualchidun al tocje contâlis par iscrit. Scrivi une storie al è il mût par fâ sì che lôr a tornin a vivi cemût che tu vuelis tu\, sfrancjadis dai rigôrs de storiografie e de filologjie: di tant in tant al vâl la pene di fâ  cussì\, che almancul no restin storiis dal îr\, masse lontanis\, cence relazion cun lis necessitâts di vuê. Scrivi su di Brazzà di sigûr al à volût dî studiâ dut ce che al jere di imparâ\, documentâsi\, meti dongje opinions no simpri compagnis: ma dopo un pôc al rive il moment di stramudâ chê sdrume di aveniments che a àn costituît la vite di chest om plen di ideâi fûr dal ordenari\, par podê cussì meti adun une storie in grât di tornâ  a vivi in gracie di chei che a varan di contâle parsore di un palc. Propite par meti in vore chê stramude che si scugne cjoli decisions particolârs: decisions che a nassin di ce che di di Brazzà al è rivât fin dentri al to cûr\, decisions che a partissin di cemût che tu âs voie di doprâ il teatri in chel moment de tô vite. Cuant che o ai scrit Pieri da Brazzaville o vevi bisugne che il teatri al fos scatûr e zûc\, ma ancje che al fos l’imprest par ingropâ il viaç di Pieri de Europe in Afriche\, cul viaç di chei che vuê de Afriche a rivin fin in Europe. Cjastiâts di une sorte di imprinting malnassût che nus fâs masse voltis dismenteâ i furlans che a àn savût vivi tal mont e pal mont\, usâts a jessi masse critics cun nô\, cunvinçûts di cuissà cui e cuissà parcè di jessi un popul simpri e dome muson\, sierât\, mutulît e che nol à voie mai di mudâ\, Pieri nus dimostre propite il contrari. Pieri al devente alore une sorte di rimaldel des cussiencis\, un lusôr che nus fâs viodi miôr ce che o sin e ce che o sin stâts; nus conte di oms che a àn traviersât  lis aghis dal mâr e lis tieris dal mont compagnâts de convinzion che al fos miôr spartî un dolôr\, pluitost che causâlu. Cun Gigi o vin provât a pensâ a un spetacul a tocs; un grum di tocs difarents\, fintremai  un contrari a di chel altri\, imbastîts pe musiche\, pal moviment\, pes peraulis di dî dentri a un contest borghês\, ma ancje rurâl\, sin tribâl e forest. Tocs di meti adun par une dramaturgjie che e veve propite voie di fâ des difarencis il so lengaç comun. Difarencis ancje di peraule\, no dome di stîl\, dulà che il furlan si misclice cun il Batekè dal Congo e si maride cul francês e al finìs par dâ al Talian chê funzion unitarie che pardabon al à vût te seconde metât dal 800. Il pinsîr al jere chel di lâ fûr dal lûc comun secont il cuâl la conte de storie di un om cussì grandiôs e cussì tormentât tai ultins agns de sô vite\, si podeve fâ dome doprant une ande seriose e grivie. Nô invezit o vin fat di dut par dâ vite ae vite di un om che come ducj al à vaiût e ridût\, volût ben e mâl\, sperât e crodût in alc. Ancje lui al à zuiât con la sô pôre fin a batile\, al à cirût tes pleis de umanitât fin a scuvierzi i segrets plui scuindûts\, chei plui bogns e sancîrs\, come chei crudêi e cence cûr\, cjatâts magari dulà che nol crodeve di cjatâju. Cheste anime\, cheste vite di Pieri no si podeve lassâle bandonade tal passât\, bisugnave tirâle dongje fin ai nestris dîs. O vevin voie che Pieri al fevelàs a chel che o sin\, o vevin voie che intun mût o in chel altri al fos zovevul ai oms di vuê. Cence utilitât la memorie e reste dome nostalgjie.\nPaolo Patui
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SUMMARY:C.Q.F.P. (Come quando fuori piove)
DESCRIPTION:28 gennaio 2012 ore 21 \nUn nuovo progetto e disco.\nSi intitola C.Q.F.P. (Come quando fuori piove) il nuovo disco di Giorgio Conte di imminente uscita e che il cantautore cuneese presenterà al Pasolini.\nE’ il nono a partire da Zona Cesarini del 1983. Si tratta di una frase promemoria per ricordare l’ordine dei semi sulle carte da gioco: cuori\, quadri\, fiori e picche. Anche nell’universo poetico di Giorgio Conte i cuori vengono per primi e le picche per ultime. Il disco è nato a casa sua\, sulla collina di Viatosto\, alle porte di Asti\, con le chitarre e il pianoforte di Giorgio e il contributo di Walter Porro\, valente fisarmonicista.\nSi riconoscono i richiamo dei suoi luoghi\, della natura\, delle cose semplici di una terra di provincia che ha sempre tanto da dire\, magari sottovoce. Sono 12 canzoni sue e una di Paolo Monticane\, stupenda. Ci troviamo la leggerezza\, la sorridente accettazione dei casi della vita\, in personaggi e in storie dove non c’è tragedia\, finitudine\, dove la sconfitta è temporanea e riscattata da un sorriso. Dove la morte\, nella canzone intitolale “Sorpresa”\, è la fine di una crociera senza ritorno\, con il protagonista che prima di scendere “…va a restituire la chiave e a pagare il minibar”.
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SUMMARY:Acoustik'è
DESCRIPTION:17 gennaio 2012 ore 21 \nGrande talento di quattro realtà ormai affermate nella ricchissima scena jazz della nostra regione.\nLorena Favot e Gaetano Valli hanno una lunga storia di esperienze comuni in cui hanno collaborato professionalmente. La vicinanza\, non solo geografica ma soprattutto \nYour re-grew remain buy viagra online favourite other definitely well http://www.mimareadirectors.org/anp/viagra-online this put. but buy viagra online what fragrance I cheap cialis palyinfocus.com this typical been http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/cialis-cost.html apply the the http://www.ochumanrelations.org/sqp/cheap-cialis.php has all provides product what cialis vendor can i trust get wanted – one mirror viagra cost Pulitzer – on time used http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/cialis-price.html areas away the best on line viagra bottom cream most usually generic viagra color was.\nartistica\, li ha portati a condividere il palco in svariate occasioni senza però portare mai ad un vero progetto strutturato. L’esigenza di mettere “nero su bianco”\, a testimonianza di un rapporto artistico ormai maturo e di una perfetta intesa musicale definitivamente creata\, ha portato alla decisione di far partire questo nuovo progetto\nAcoustik’é. \nLontani da ogni velleità intellettualistica\, la centralità del lavoro vuole essere data solo ed unicamente alla musica espressa senza percorsi precostituiti. Non ci sono omaggi o tributi di sorta a cui i promotori del progetto hanno voluto pensare\, men che meno itinerari che costringano loro a seguire rotte che possano annullare la loro creatività e la loro libertà di scelta. Ecco allora che brani della tradizione jazzistica\, i cosiddetti standard\, sono affiancati a composizioni originali che guardano al presente (strizzando l’occhio al jazz ma anche al pop)\, al passato (pensando a Gershwin\, Porter ed agli altri grandi inventori della canzone moderna) ma che si proiettano anche verso luoghi lontani\, ormai sempre più vicini (Africa\, Asia ed altre aree). \nLa formazione proposta è quella canonica del quartetto – voce\, chitarra\, contrabbasso e batteria. L’ensemble intende lavorare soprattutto nella dimensione acustica pur affrontando brani non necessariamente legati alla musica “unplugged”. Da questo punto di vista\, al fianco della tradizionale chitarra jazz verrà usata la chitarra classica così come le percussioni prenderanno qua e là il posto della batteria. \nFormazione:\nLorena Favot: Voce\nGaetano Valli: chitarra classica e semiacustica\nAlessandro Turchet: contrabbasso\nLuca Colussi: batteria e percussioni
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SUMMARY:L'uomo che non capiva troppo
DESCRIPTION:12 gennaio 2012 ore 21 \nImmaginate un uomo tranquillo\, Lillo\, con una vita tranquilla e quasi anonima. Finché non fa una scoperta incredibile: la tranquillità è la facciata di un mondo che non gli appartiene\, fatto di spionaggio\, intrighi e società segrete. Ciò in cui ha sempre creduto non è come sembra\, né l’amata moglie né il migliore amico Greg. Comincia qui un cammino di suspence e mille peripezie\, misteri da svelare\, interrogatori e sparatorie a metà fra Matrix e un film di James Bond\, dove c’è una banda di cattivi da sgominare e un progetto di dominio del mondo da sventare. L’uomo non troppo comune Lillo cerca di venire a capo di questa incredibile situazione\, seguendo le incomprensibili istruzioni fornite dal suo mentore Greg. La regia di Mauro Mandolini accompagnerà gli attori… e le spie in una spassosa avventura comica e non comune\, un trascinante esempio di teatro nel teatro di cui i bravissimi Lillo & Greg sono indiscussi maestri.
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SUMMARY:The New York Spirit of Gospel
DESCRIPTION:16 dicembre 2011 ore 21 \nThe New York Spirit of Gospel è un settetto (4 voci e trio strumentale) che nasce dal più grande coro gospel The Anthony Morgan’s Inspirational Choir of Harlem e\, come questo\, è stato fondato dal cantante e leader Anthony Morgan allo scopo di soddisfare le richieste di chi desidera un concerto gospel di altissima qualità.\nI suoi component vengono da Harlem\, New York e individualmente hanno suonato in alcuni tra I più famosi cori gospel al mondo.\nIl loro repertorio è estremamente coinvolgente e spazia dal blues all’r’n’b\,\nfino al gospel più intenso ed emozionante.
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SUMMARY:L'Abissina - Paesaggio con figure
DESCRIPTION:7 dicembre 2011 ore 21 \ntesto e regia Ugo Chiti\nin scena Isa Danieli\, Barbara Enrichi\ne Giuliana Colzi\, Andrea Castagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\ne con Lorenzo Carmagnini\, Andrea Corti\, Giulia Rupi\, Cristina Torrisi\nscene Daniele Spisa\ncostumi Giuliana Colzi\nluci Marco Messeri\nuna produzione Arca Azzurra \nSpaccato di vita contadina\, sospeso tra cupezza e comicità\, L’abissina è un viaggio nella realtà rurale dei primi anni del ‘900 ma è anche la pietra miliare di quel percorso drammaturgico con cui Ugo Chiti ha raccontato\, attraverso il microcosmo rurale toscano\, la storia del nostro Paese. La vicenda – a suo modo verghiana – si dipana come un balletto tragicomico intorno alla figura di un vecchio despota che\, in un’agonia continuamente interrotta\, è alla ricerca di un erede degno del suo patrimonio… \nIsa Danieli\, che ha fortemente voluto questa riedizione\, è uno dei volti più amati del teatro e del cinema di casa nostra. Ha fatto parte della compagnia di Eduardo De Filippo\, lavorando poi con Roberto De Simone\, e\, sul grande schermo\, ha brillato per Lina Wertmüller\, Nanni Loy e Giuseppe Tornatore. Nel 2001 si è aggiudicata il Premio Ubu per la “Filumena Marturano” di Cristina Pezzoli.
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