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SUMMARY:FRANCO D'ANDREA - “Roots&Future”
DESCRIPTION:L’iridescente arte di Franco D’Andrea è un poliedro tendente alla sfera. L’oceanica immensità della sua costante ricerca di un linguaggio personale all’interno della tradizione jazzistica\, trova in questo concerto in trio una rappresentazione adamantina\, che contiene in sé l’essenza del suono di una banda\, nella quale strumenti caratteristici sono sicuramente il clarinetto\, in rappresentanza delle ance\, e il trombone\, per gli ottoni. Il pianoforte in questo contesto gioca una molteplicità di ruoli\, grazie alla sua tipica orchestralità. \nIl progetto rappresenta una straordinaria panoramica sul pensiero musicale di D’Andrea\, libero da manierismi di sorta e costantemente alla ricerca di un’espressività autentica e profonda. Musica di una caparbietà gentile\, appuntita\, magmatica\, scattante e raffinata. Travolgente e coerente allo stesso tempo. Intensamente personale\, completamente jazz. Franco\, con i suoi straordinari compagni di viaggio\, e la sua musica sono una delle luci più forti in una notte buia. Un faro da seguire per superare un mare scuro e viscoso spesso in bonaccia.
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SUMMARY:L’abisso
DESCRIPTION:di e con Davide Enia\nmusiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri\nspettacolo tratto da “Appunti per un naufragio” (Sellerio editore)\nproduzione Teatro di Roma\, Teatro Biondo di Palermo\, Accademia Perduta Teatri\nin collaborazione con Festival Internazionale di Narrazione di Arzo \nL’ABISSO\, MATERIA VIVA DAL PRESENTE DEGLI SBARCHI\nDavide Enia di sbarchi a Lampedusa ormai ne ha visti molti. E di testimoni diretti di quanto succede su quella frontiera di acqua ne ascoltati anche di più: i pescatori e il personale della Guardia Costiera\, gli operatori medici e i lampedusani\, i volontari e le persone sbarcate sull’isola.\nL’abisso è fatto di una materia varia e viva\, tesa e emozionante\, per fondere il racconto puro di uno dei migliori cantori teatrali agli antichi canti dei pescatori\, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa\, al cunto palermitano\, dove l’elemento epico dallo scontro tra i paladini si sposta a un nuovo campo di battaglia: il mare aperto. \n“Durante i nostri incontri si nominavano i sentimenti e le angosce\, le speranze e i traumi secondo la lingua della culla\, usandone suoni e simboli. In più\, ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe\, il vuoto improvviso che frantumava la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile. \nAPPUNTI PER UN NAUFRAGIO\nDavide Enia è autore\, scrittore e regista italiano. E’ nato a Palermo e da vent’anni è una delle voci più originali del teatro di narrazione.\nIl suo libro “Appunti per un naufragio” (edito da Sellerio) ha vinto di recente il Premio Mondello 2018. E’ dalla materia incandescente ma al tempo stesso discreta di questo libro che si genera L’abisso\, il suo ultimo\, formidabile ed emozionante\, racconto per il teatro.
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SUMMARY:I Promessi Sposi
DESCRIPTION:da Alessandro Manzoni\nadattamento e regia Michele Sinisi\nscrittura scenica Michele Sinisi e Francesco Maria Asselta\ncon Diletta Acquaviva\, Stefano Braschi\, Gianni D’Addario\, Giulia Eugeni\, Francesca Gabucci\, Ciro Masella\, Stefania Medri\, Giuditta Mingucci\, Donato Paternoster\, Bruno Ricci\nproduzione Elsinor Centro di produzione teatrale  \n \nA TEATRO\, LA NUOVA VITA DI UN GRANDE CLASSICO\nll più grande romanzo del 900 (non dell’800 ci dice Camilleri)\, conosciuto sui banchi di scuola\, se ripreso in mano da adulti\, rivela la sua straordinaria eccentricità rispetto ad ogni commento\, svelando un contenuto coinvolgente\, ironico\, a volte spietato.\nOggi grazie alla rete\, qualsiasi analisi è già pronta.  Trame\, schemi\, sguardi\, collocazioni storiche\, pensieri filosofici e politici: I Promessi Sposi sul web non hanno segreti\, tutto è già riportato\, pronto e finito.\nLa possibilità offerta dal teatro di trasfigurare ogni contenuto in corpo può invece riconnetterci con l’indagine manzoniana sulle costanti umane\, sul senso della Storia e sul rapporto di ogni singolo personaggio con gli eventi che lo travalicano. Il teatro ci permette di riappropriarci della sua forza narrativa complessa e moderna\, capace di rispecchiare un’umanità talmente pregnante di vita da generare stereotipi o personaggi per antonomasia (Don Abbondio\, Perpetua\, Azzeccagarbugli sono entrati nel linguaggio comune)\, grazie anche ad una indagine psicologica così accurata da bypassare la nozione di personaggio positivo e negativo. \nPer il regista pugliese Michele Sinisi l’opera manzoniana è occasione per rintracciare le costanti di una Storia che è relazione tra esseri umani\, aggiungendo alla visione che Manzoni aveva del proprio tempo la consapevolezza di noi contemporanei\, raggiunta attraverso il tempo.\nSarà un affresco realizzato con una nuova prospettiva\, a dimostrazione che è classico ciò che è inesauribile\, non cristallizzabile\, mai completamente rischiarabile.
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SUMMARY:Mirkoeilcane - Premio Tenco 2018
DESCRIPTION:Mirko Mancini\, in arte Mirkoeilcane\, è un giovane cantautore emergente romano\, nato e cresciuto alla Garbatella. All’ultimo Festival di Sanremo\, con “Stiamo tutti bene” ha vinto il premio della critica “Mia Martini”\, raccontando uno dei tanti viaggi della disperazione nel Mediterraneo sui gommoni\, questa volta visto dagli occhi di un bambino. Ad ottobre\, la sua canzone è stata giudicata la migliore del 2018 al Premio Tenco\, svoltosi al Teatro Ariston di Sanremo\, vincendo così anche la prestigiosa Targa Tenco.\nMirko\, prima di raggiungere la notorietà\, ha lavorato come chitarrista in studio\, suonato dal vivo con diversi artisti e composto diverse colonne sonore per film e serie tv. La sua carriera musicale da solista inizia nel 2016 con l’uscita del suo primo disco omonimo. Nello stesso anno vince il Premio Bindi\, il Premio Incanto\, miglior testo e migliore interpretazione di cover al Premio Musica Controcorrente e il suo album figura tra le cinquanta opere prime candidate al Premio Tenco. Le tematiche sociali e i rapporti affettivi\, figurano spesso al centro delle sue canzoni. A febbraio è uscito il suo nuovo disco “Secondo Me”.\nA Cervignano si presenta sul palco con Alessandro Luccioli alla batteria\, Francesco Luzzi al basso e Domenico Labanca alle tastiere\, la band assieme alla quale sta girando l’Italia con il suo tour. \nOpening act: PAOLA ROSSATO – “FACILE”\nPaola Rossato\, voce\, chitarra / Sergio Giangaspero\, voce\, chitarra\nPaola Rossato\, cantautrice goriziana\, con il suo primo album Facile uscito di recente e che presenta a Cervignano\, è entrata nella rosa dei finalisti delle Targhe Tenco 2018 nella sezione Opera Prima. Un riconoscimento importante per Paola e la sua musica\, che premia la sua continua ricerca della qualità artistica e che arriva a coronamento di una lunga carriera costellata da numerosi premi nell’ambito della musica d’autore.
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SUMMARY:(Tra parentesi)La vera storia di un’impensabile liberazione
DESCRIPTION:di e con Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua\nregia di Erika Rossi\nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nSTORIA DI UNA RIFORMA\nGorizia\, 16 novembre 1961. Un medico di 37 anni entra nel manicomio di Gorizia. Ci sono viali alberati\, muri\, reparti\, e porte chiuse. Lui si chiama Franco Basaglia: sarà il nuovo Direttore. Quello che vede lo disorienta e lo sconcerta. Di fronte a tanta violenza vorrebbe scappare via. Per restare\,\nnon può che scommettere il suo potere di direttore per cambiare ogni cosa.\nRoma\, maggio 1978. In un’Italia ancora scossa per l’assassinio del presidente Aldo Moro\, il Parlamento approva la legge 180. Si tratta dell’atto di nascita della riforma psichiatrica\, che ridisegna lo statuto giuridico dei malati di mente e stabilisce la chiusura degli ospedali psichiatrici.\nLa riforma rappresenta un punto di arrivo di un ampio movimento sociale\, formato in larga misura da operatori\, che da alcuni anni si battono per la chiusura dei manicomi. Leader di questo movimento è Franco Basaglia. \nUNO PSICHIATRA CORAGGIOSO E LA VOCE DI CATERPILLAR\nGiuseppe Dell’Acqua ha avuto la fortuna di iniziare a lavorare con Franco Basaglia partecipando all’esperienza di trasformazione e chiusura dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste.\nAssieme a Massimo Cirri\, celebre conduttore di Caterpillar su Radio 2\,  raccontano i giorni\, memorabili\, in cui la malattia mentale fu messa “tra parentesi” e i malati – prima solo internati senza più nome – tornarono a essere cittadini\, persone\, individui da curare con dignità.
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SUMMARY:Amorosi assassini
DESCRIPTION:Giornata internazionale contro la violenza sulle donne \ndi e con Valeria Perdonò\ne con Marco Sforza al pianoforte \nSPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO\na ingresso libero\na cura dell’Associazione culturale Teatro Pasolini\nCome può in una stessa frase convivere la parola “Amore” con “Assassino”?\nPurtroppo può\, perché la violenza sulle donne spesso viene confusa col troppo amore di un uomo verso una donna\, e diventa\, ogni giorno di più\, protagonista delle nostre vite e delle più crudeli vicende di cronaca. Non perché prima non ci fossero così tanti episodi come negli ultimi anni\, solo perché finalmente se ne parla. \nPer la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne\, uno spettacolo per non voltarsi dall’altra parte e per parlare con sincerità di rapporti fra uomini e donne.\nMusica\, cronaca e poesia. L’attualità messa a nudo con ironia.\nPartendo dalla storia vera di una donna\, sopravvissuta a una violenza inaudita\, quella del suo ex\, parliamo di violenza di genere\, di amore e di donne. \nFogli e un pianoforte\, documenti e musica\, cronaca e poesia\, l’attualità col sorriso dell’ironia. Un’attrice\, Valeria Peronò\, un pianista\, Marco Sforza\, cantautore e jazzista\, assieme in scena.\nUna donna che parla di donne con un uomo e insieme al pubblico.\nUna donna che pensa alle donne e a se stessa.\nLa storia vera di Francesca Baleani fa da filo conduttore\, intrisa di citazioni\, canzoni e riflessioni. Da Esiodo alla Merini\, da De Andrè a Gaber passando per Daniele Silvestri\, Aristotele\, Berkoff e il Trio Lescano\, tra mamme\, nonne e portinaie varie.\nPer dare una voce in più. Per non fare finta di niente\, o almeno provarci. Per aprire una piccola riflessione sulla violenza sulle donne\, sull’amore\, o sulle donne e basta. Con tutta la violenza che comporta\, e con tutta l’ironia e la leggerezza che contraddistingue Valeria Perdonò\, come donna e come attrice.
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SUMMARY:Maldalsabida - Versi di Pasolini e musica oltre i generi
DESCRIPTION:Il suggestivo progetto nasce dall’incontro fra l’attrice Aida Talliente e il musicista Leo Virgili con alcuni dei più giovani e creativi musicisti della frizzante scena friulana. Una ricerca che parte dal suono della lingua friulana\, capace di essere cruda e spigolosa ma anche infinitamente dolce nella sua dimensione più poetica. Il gruppo dipinge paesaggi sonori contemporanei variegati e mai banali\, passando dal blues al dub\, dalla psichedelia alle melodie senza tempo di ispirazione “morriconiana”\, con l’improvvisazione di stampo jazzistico a fare da comune denominatore. A impreziosire questo ensemble c’è la straordinaria teatralità di Aida Talliente\, capace di esaltare la potenza della poesia di Pasolini\, Zanier\, Tavan\, BB Lazzara: un emozionante tributo ad alcuni dei grandi nomi della poesia friulana moderna e contemporanea. \nVersi di Pier Paolo Pasolini\, Leonardo Zanier\, Federico Tavan\, Raffaele BB Lazzara
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SUMMARY:Bella addormentata
DESCRIPTION:regia e coreografia Diego Tortelli\ndrammaturgia musicale Francesco Sacco\nmusica di P.J. Tchaikovsky\nluci Carlo Cerri\ncostumi Santi Rinciari\nproduzione Nuovo Balletto di Toscana \nspettacolo realizzato in collaborazione fra ERT – Circuito Danza FVG e Associazione culturale Teatro Pasolini \n\nUNA FIABA CONTEMPORANEA\nIl coreografo Diego Tortelli crea per la formazione di giovani e giovanissimi professionisti che stanno dando linfa e nuove energie al Nuovo Balletto di Toscana diretto da Cristina Bozzolini\, una Bella addormentata in chiave contemporanea della celebre fiaba di Perrault che ha ispirato l’omonimo balletto di Petipa.\nLa chiave di volta di questa nuova lettura è quello spazio bianco\, ma allo stesso tempo oscuro in cui l’uomo cela i suoi sogni e desideri.\nA differenza della favola originale\, qui il divario tra bene|male\, chiaro|oscuro non è così netto e assoluto\, ma\, al contrario\, disegna un confine fluido come quello della natura umana\, che contiene in sé sia la luce che la sua assenza\, assieme alla molteplicità di ombre e chiaroscuri fra le due.\nBella addormentata è la poesia non ancora scritta nel cuore dell’uomo: solo risvegliando quella capacità di entrare in sintonia e comprendere in profondità il senso dell’esistere\, la principessa aprirà i suoi occhi e vedrà il mondo in modo nuovo\, come le pagine di un libro ancora da scrivere. \nLA BELLA ADDORMENTATA è il secondo dei tre balletti composti da Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhsky: la coreografia venne affidata a Marius Petipa.\nLa prima rappresentazione ebbe luogo il 3 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo riscuotendo un successo senza precedenti. \nL’ANTEFATTO.\nAlla corte di re Floristano\, viene indetta una festa per il battesimo della principessa Aurora. Tra gli invitati però manca la strega Carabosse; per vendicarsi del mancato invito\,  la maga getta una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età\, la principessa morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà però\, non avendo ancora fatto il suo regalo\, decide di modificare la maledizione: questa non morirà infatti alla puntura\, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo ed eterno sonno\, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe.
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SUMMARY:Huun-Huur-Tu - Suoni a confine tra Siberia e Mongolia
DESCRIPTION:Gli Huun-Huur-Tu sono stati definiti dal New York Times “un miracolo musicale” e il Newsweek ha descritto il loro cantante Khovalyg “il Pavarotti del canto laringeo”! Persino il mitico Frank Zappa li volle al suo fianco in un rarissimo bootleg “Salad Party ‘93”. Il gruppo proviene da Tuva\, regione della Siberia\, al confine con la Mongolia\, incastonata nel cuore delle steppe dell’Asia Centrale\, ed è formato da Kaigal-ool Khovalyg (voce e igil\, tradizionale strumento tuvano)\, Chanzy Radik Tyulyush (voce e byzaanchi\, khomuz\, amarga\, strumenti che ricordano il banjo e il volino)\, Sayan Bapa\, (voce\, doshpuluur\, marinhuur\, e chitarre acustiche) e Alexey Saryglar (voce\, tungur\, dazhaaning khavy\, che sono degli strumenti a percussione). Con questo quartetto vivremo uno straordinario incontro con una tradizione etnica a noi lontana\, ma di un estremo fascino e di enorme pregio nell’ambito della musica popolare\, che da anni sconvolge le più prestigiose platee del mondo. Gli Huun-Huur-Tu ci portano ad incontrare quelle sonorità trasmesse da singolari strumenti a corda e percussivi\, ma soprattutto da una vocalità affascinante e misteriosa per i nostri canoni d’ascolto\, con canti rituali che sviluppano il suono laringeo\, tipico delle antiche tradizioni sciamaniche asiatiche.
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SUMMARY:Blanc
DESCRIPTION:martedì 10 aprile 2018\, ore 21 \nliberamente ispirato da Art di Yasmina Reza\ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\noggetti di scena Luigina Tusini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nIspirato alla commedia della scrittrice francese Yasmina Reza “Arte”\, il nuovo spettacolo del Teatro Incerto vede in scena tre amici che si ritrovano a discutere animatamente del bizzarro acquisto fatto da uno di loro: un quadro completamente bianco. \nIl costo dell’opera è esorbitante e gli altri due amici interpellati dal terzo  – che sostiene di essere un intenditore d’arte contemporanea –  non riescono invece a comprendere la spesa da lui sostenuta e\, ancor meno\, il valore artistico di una tela bianca. Ne scaturisce una diatriba sul significato dell’arte contemporanea che degenera presto in un litigio d’altra natura\, in cui vengono a galla vecchi dissapori e genera incomprensioni che rischiano di mettere in crisi un’amicizia consolidata. \nBlanc è un testo divertente e lucido sulla crisi del nostro tempo. Alla sua maniera\, il trio Fantini-Moretti-Scruzzi adatta l’originale francese\, ambientato in una Parigi anni Ottanta\, nel friulano del loro paese\, riscrivendo la commedia su personaggi in crisi d’identità\, sospesi in un Friuli pieno di contrasti.
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SUMMARY:La paranza dei bambini
DESCRIPTION:domenica 25 marzo 2018\, ore 21 \ndi Roberto Saviano e Mario Gelardi\ncon Vincenzo Antonucci\, Luigi Bignone\, Riccardo Ciccarelli\, Mariano Coletti\, Giampiero de Concilio\, Simone Fiorillo\, Carlo Geltrude\,  Antonio Orefice\, Enrico Maria Pacini\ne con la partecipazione di Ivan Castiglione\nscene Armando Alovisi\nluci Paco Summonte\nmusiche Tommy Grieco\ncostumi 0770 di Irene De Caprio\nun progetto Nuovo Teatro Sanità\nMismaonda presenta:\nun progetto Nuovo Teatro Sanità\nco-prodotto da Marche Teatro e Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea\, in partnership con AMREF \nL’espressione La paranza dei bambini indica la batteria di fuoco\, ma restituisce anche con una certa fedeltà l’immagine di pesci talmente piccoli da poter essere cucinati solo fritti\, proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo ultimo best seller. E quel romanzo diventa ora uno spettacolo teatrale che racconta una verità cruda\, violenta\, senza scampo. Lo porta in scena il Nuovo Teatro Sanità\, la compagnia diretta da Mario Gelardi\, un luogo ‘miracoloso’ nel cuore di Napoli\, dove si tenta di costruire un presente reale e immaginare un futuro possibile. \n“L’infanzia è una malattia\, un malanno da cui si guarisce crescendo’\, diceva William Golding\, l’autore de ‘Il signore delle mosche”.\nE come nel romanzo di Saviano così anche nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi.\nDopo la felice esperienza dello spettacolo Gomorra\, Roberto Saviano e Mario Gelardi si uniscono di nuovo in questo progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù adolescente verso il potere\, pronta a piombare nel buio della tragedia scespiriana e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller.\n“Io per diventare bambino ci ho messo dieci anni\, per spararti in faccia ci metto un secondo”. \n“Hanno ali tatuate sulla schiena. Sfrecciano in moto contromano per le vie di Napoli perché sanno che la loro unica possibilità è giocarsi tutto e subito. Non temono il carcere né la morte. Sparano\, spacciano\, spendono. Sono la paranza dei bambini.”\nRoberto Saviano
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SUMMARY:YAMANDU COSTA in concerto
DESCRIPTION:martedì 13 marzo 2018\, ore 21 \nUn grande ritorno al Pasolini! Uno dei più grandi fenomeni della musica brasiliana di tutti i tempi\, Yamandu Costa conferma e merita tutte le lodi che riceve quando suona  dal vivo la sua chitarra. In ogni sua performance è in grado di rielaborare ogni canzone quasi giocando e rivelando una profonda intimità con il suo strumento.\nConsiderato uno dei più grandi talenti della chitarra brasiliana\, Yamandu Costa è un riferimento mondiale nell’interpretazione della musica sudamericana\, e chiunque lo veda sul palco realizza il suo incredibile coinvolgimento e la sua passione per lo strumento e la sua musica.\nLa sua creatività\, liberamente sviluppata su una tecnica assolutamente inarrivabile\, esplora tutte le possibilità della chitarra a 7 corde\, rinnovando vecchi temi e presentando proprie composizioni\, offrendo sempre uno spettacolo appassionato e contagioso.\nRivelando una profonda intimità con il suo strumento e un linguaggio musicale senza frontiere\, Yamandu Costa è in perenne tour in tutto il mondo\, portando nei più importanti teatri la sua musica che incarna la nuova musicalità del Brasile e del sudamerica. Partecipa ai più importanti festival mondiali ed è risultato vincitore dei più rilevanti premi della musica brasiliana. Nel 2010\, il CD di Luz da Aurora con Hamilton de Holanda è stato nominato per il Grammy Latino.
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SUMMARY:Diario di una casalinga serba
DESCRIPTION:Giornata internazionale della donna\nGiovedì 8 marzo\, ore 20.45\nCervignano\, Teatro Pasolini Cervignano\nDiario di una casalinga serba\nliberamente tratto dal romanzo di Mirjana Bobic Mojsilovic\ncon Ksenija Martinovic\nregia Fiona Sansone\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\ningresso libero \n \nAndjelka\, una giovane donna\, rivive i propri ricordi sentendo il bisogno di ripercorrere quella che era la sua vita: la sua infanzia nella Jugoslavia di Tito\, la sua adolescenza\, la sua maturità nella Serbia di Milosevic. Come guardarsi allo specchio dopo tanti anni? Un atto di presa di coscienza. Presa di coscienza di un’intera generazione di giovani che non erano pronti a ritrovarsi adulti così presto. \nInfo: Cervignano\, Teatro Pasolini\, piazza Indipendenza 34\ntel. +39 0431 370273 fax +39 0431 370591\nmartedì\, mercoledì\, venerdì ore 16 – 18\ngiovedì e sabato ore 10 – 12\nbiglietteria@teatropasolini.it   info@teatropasolini.it\nwww.teatropasolini.it   www.cssudine.it
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SUMMARY:Viktor und Viktoria
DESCRIPTION:mercoledì 7 marzo 2018\, ore 21 \ncommedia con musiche liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schunzel\nversione originale Giovanna Gra\nregia Emanuele Gamba\ncon Veronica Pivetti e Giorgio Lupano\ne con Pia Engleberth\, Roberta Cartocci\, Nicola Sorrenti\nuna produzione a.ArtistiAssociati / Pigra \nIl mondo dello spettacolo non è sempre scintillante e quando la crisi colpisce anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno. Ecco allora che Viktoria\, talentuosa cantante disoccupata\, si finge Viktor e conquista le platee… ma il suo fascino androgino scatenerà presto curiosità e sospetti. Tra battute di spirito e divertenti equivoci si legge la critica ad una società bigotta e superficiale (la nostra?) sempre pronta a giudicare dalle apparenze.\nLa Berlino degli Anni Trenta fa da sfondo ad una vicenda che\, con leggerezza\, arriva in profondità.\nVeronica Pivetti si cimenta nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria\, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale. \nLA TRAMA\nCanta che ti passa’ è un detto da trincea coniato durante la prima guerra mondiale.\nPurtroppo\, nella Berlino degli anni ’30 non basta.\nLo sa bene Viktoria Weber\, talentuosa\, intraprendente e sfortunata soprano che annaspa alla disperata ricerca di una scrittura per arrivare a fine mese.\nLe porte in faccia sono la routine.\nNon c’è lavoro\, non ci sono soldi. E l’inverno non fa sconti\, con un cappotto di tela liso dagli anni.\nFra un provino e un altro sembra sempre d’incontrare le solite facce\, ma in realtà\, in certi casi non sembra\, ma si tratta proprio della solita faccia.\nDove ieri c’era il volto di un’avvenente soubrette\, oggi c’è quello di un… elegante signore! Ed è proprio andando a curiosare sotto la sua maschera che Viktoria incontra Viktor.\nAttore\, cantante che\, all’occasione\, può diventare ballerina e soubrette.\nE\, all’occorrenza\, anche en travesti.\nDel resto\, cosa non si fa per vivere?\nSotto la stella della misera possono consumarsi grandi meschinità\, ma anche nascere solide amicizie. Questo avviene fra Viktor e Viktoria.\nTante le cose in comune. Prima fra tutte la passione per il proprio lavoro e la voglia di arrivare e dare un calcio alla furibonda povertà.\nFinché un giorno\, a causa delle gelide giornate berlinesi\, alle soglie di un provino che potrebbe essere la svolta\, Viktor si ammala: affrontare il provino con una polmonite non è pensabile.\nE così Viktoria\, vestiti i panni dell’amico\, decide che andrà al suo posto a sfidare la sorte.\nQuarantotto ore per imparare a diventare un uomo? Dal suo letto di dolore Viktor insegna all’amica tutti gli escamotages possibili per rendersi credibile.\nViktoria è pronta. Spaventata ma decisa a tentare l’impresa.\nViktor\, riconoscente e febbricitante\, decide di accompagnarla.\nL’avventura\, ovviamente\, si complica quando Viktoria deve affrontare il mondo esterno sotto mentite spoglie\, ma i due vanno avanti temerari fra gags\, trovate geniali e grandi interpretazioni che li colgono in comiche ed impensate situazioni.\nAl provino Viktoria sfonda riscuotendo un gran successo.\nAnche Viktor è incantato e\, tornando a casa\, fra i morsi della fame\, la febbre e l’euforia\, i due hanno l’illuminazione.\nL’idea con la I maiuscola. La trovata che li condurrà alla svolta.\n“Vuoi che finga di essere un uomo ?” domanda esaltata Viktoria all’amico entusiasta.\n“Non un uomo\, ma il più grande En Travesti che Berlino abbia mai visto!” replica lui.\nDopotutto\, se la fame aguzza l’ingegno\, l’ingegno può anche rubare la scena alla morale…\nI due decidono così d’inventare il personaggio che li porterà al successo e trovano una buona idea battezzare la loro invenzione con un nome pomposo e altisonante.Così\, il nobile tedesco Viktor Von Weber\, il più grande e stupefacente En travesti del secolo\, conquista Berlino nei panni di Viktor Viktoria.\nAccade però che il ricchissimo conte tedesco Frederick Von Stein approdi in città in compagnia di un’eccentrica amica. E che nelle follie delle tumultuose notti berlinesi assista\, incantato\, alle prodezze della meravigliosa Viktoria\, rimanendone irrimediabilmente affascinato e ipnotizzato dal memorabile colpo di scena. Quando\, cioè\, sfilandosi la parrucca da donna\, Viktoria si rivela quale giovane blasonato tedesco dall’indiscutibile piglio virile.\nFrederick è molto colpito. E’ attratto dalla fascinosa androginia di Viktor\, ma l’istinto gli dice che sotto i panni del giovane Viktor Von Weber si deve nascondere una ragazza.\nIndaga. Lo appura. Se ne innamora.\nIntanto\, Viktor e Viktoria\, grazie al grande successo di lei\, sono sotto lo sguardo di molti.\nEntrambi si godono la vita e giurano che niente e nessuno li farà tornare indietro.\nMa forse\, qualcuno c’è.\nÈ Frederick che\, coadiuvato dalla sua eccentrica e sensuale amica\, sottopone Viktoria ad una serie di estenuanti\, nonché esilaranti\, prove che metteranno a dura prova la presunta virilità della nostra protagonista con l’ovvio intento di smascherarla.\nLa situazione si complica quando anche Viktoria capisce di essersi innamorata di Frederick. Ma\, accidenti\, nulla\, nemmeno l’amore\, le farà tradire Viktor\, l’amico dei vecchi tempi.\nFacile a dirsi… Ma a farsi?\nRivelare di essere una donna per avere l’uomo che ama?\nO sostenere di essere un uomo per mantenere fede al patto con l’amico di sempre?\nViktoria si dispera\, divisa fra due grandi sentimenti e l’altrettanto grande necessità di lavorare. Ma Viktor non è cieco. Da bravo amico attende la decisione di Viktoria che\, dopo una serie di buffe confessioni\, tentavi di coming out sotto l’occhio divertito di Frederick e dell’amica\, fa marcia indietro. Rinuncia all’amore. Pur adorando il nobile conte\, non può sottrarsi all’impegno preso\, al patto d’amicizia.\nFrederick\, disperato\, non può sopportarlo e annuncia la sua imminente partenza.\nNonostante il dolore\, come ogni sera si va in scena.\nUn addio straziante\, dal palco alla platea.\nMa hanno importanza gli abiti che portiamo\, se sotto quegli abiti si nascondono dei veri sentimenti?\nÈ questo quello che succede quando la società\, attraverso la morale\, la censura o il biasimo\, ci chiede conto della maschera sociale che indossiamo?\nEppure\, talvolta\, aderire ottusamente a un ruolo può voler dire perdere se stessi o le persone a cui teniamo\, mentre\, i valori iniqui della società fanno strazio dei nostri cuori.\nInnamorarsi! Per cambiare il modo di vedere le cose bisogna innamorarsi.\nDi chi\, non ha proprio nessuna importanza.\nQuesto canta Viktoria e ce lo racconterà con i modi plateali e anticonvenzionali che le sono tipici\, accompagnandoci verso un finale\, totalmente originale e pieno di colpi di scena grazie all’ultima inaspettata e strabiliante performance di… Viktor Viktoria!\nGiovanna Gra
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SUMMARY:Crosswise di Luca Garro e Gianluca Carollo: un "fuori programma" musicale di prestigio in collaborazione con ERT FVG ed Euritmica
DESCRIPTION:lunedì 26 febbraio 2018\, ore 21 \n \nPrestigioso “fuori programma”\, lunedì 26 febbraio\, con inizio alle 21\, per la stagione musicale 2017/2018 del Teatro Pasolini di Cervignano. Euritmica ed Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia presentano il concerto jazz del duo pianoforte e tromba di Luca Garro e Gianluca Carollo\, musicisti raffinati e di grande sensibilità\, in grado di rappresentare\, con i loro strumenti\, l’essenza più profonda del jazz e delle sue sfumature tra armonia e improvvisazione. Il progetto prende il nome del loro più recente lavoro discografico\, Crosswise\, uscito per l’etichetta Caligola di Mestre. \nDopo Pa we\, pubblicato sempre da Caligola\, Gianluca Carollo si presenta nuovamente al pubblico con una formazione ed un progetto completamente diversi. Archiviate le sonorità elettroniche in quartetto\, il nuovo lavoro si contraddistingue per la sua profonda vena di lirismo\, per la sua naturale cantabilità e per quel particolare intimismo\, cui la formula del duo con pianoforte inevitabilmente rimanda. \nGianluca Carollo\, trombettista vicentino ed esponente di punta del jazz veneto e Luca Garro\, pianista cuneese che ha studiato e vive a Milano\, sono entrambi docenti del Dipartimento Jazz al Conservatorio di Castelfranco Veneto. Lavorando fianco a fianco\, hanno scoperto idee e passioni comuni\, dalle quali è scaturita\, quasi istintivamente\, l’idea di formare questo duo\, sfociata poi nella realizzazione dell’album Crosswise\, un’esperienza creativa dove la canzone supera cliché e formule\, senza limiti di natura estetica. \nPur con un orientamento jazzistico (vi si trovano\, infatti\, diverse riletture di standard)\, il progetto include parecchi brani famosissimi: si va da Smile\, intramontabile canzone di Charlie Chaplin\, al groove trascinante di I wish di Stevie Wonder e fino al madrigale Maledetto sia l’aspetto\, in omaggio a Claudio Monteverdi. Spazio anche ad alcune composizioni originali\, per sfruttare al meglio le potenzialità offerte dall’interplay e dalla stringente dinamica del duo. Crosswise\, che in inglese significa “di traverso” è dunque un progetto musicale squisitamente crossover\, che si discosta dai linguaggi del jazz classico ma che ne amplia i contenuti verso nuove ed eleganti forme musicali. \nGianluca Carollo\, diplomato in tromba al Conservatorio di Vicenza\, è un concertista classico\, soprattutto in ambito orchestrale. Ha poi approfondito lo studio del jazz con Franco D’Andrea\, guidando proprie formazioni ed ha collaborato con molti dei più importanti jazzisti triveneti. Luca Garro ha iniziato la sua carriera come pianista classico\, ma si è da subito orientato verso il jazz\, collaborando con Tino Tracanna\, Attilio Zanchi\, Ferdinando Faraò\, Enrico Rava e numerosi altri. \nIl concerto è inserito\, fuori abbonamento\, nel cartellone della stagione musicale 2017/2018\, curata da Euritmica e promossa\, assieme a quelle della prosa e del cinema\, dall’Associazione Culturale Teatro Pasolini con il sostegno del Comune di Cervignano del Friuli\, della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli. \nInfo e prenotazioni: 0431 370273 info@teatropasolini.it o stampa@euritmica.it \nBiglietti: intero € 10\,00 – ridotto e studenti € 5\,00 -abbonati Teatro Pasolini € 3\,00 \nLa sera del concerto\, la biglietteria del Teatro apre alle 20.
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SUMMARY:Giobbestoria di un uomo semplice
DESCRIPTION:giovedì 22 febbraio 2018\, ore 21 \ndi Joseph Roth\nadattamento e regia Francesco Niccolini\ncon Roberto Anglisani\nconsulenza letteraria e storica Jacopo Manna\ncostumi Mirella Salvischiani\nuna produzione Teatro d’Aosta \nPiù di cento anni fa\, in Russia\, al confine con la Polonia\, in un villaggio così piccolo che non è riportato su nessuna mappa\, viveva un maestro. Si chiamava Mendel Singer. Era un uomo insignificante. Era devoto al Signore. Insegnava la Bibbia ai bambini\, come prima di lui aveva fatto suo padre. Insegnava con molta passione e poco successo. Uno stupido maestro di stupidi bambini: così pensava di lui sua moglie Deborah». \nCosì inizia questo racconto\, che attraversa trent’anni di vita della famiglia di Mendel Singer\, di sua moglie Deborah e dei suoi quattro figli. Ma attraversa anche la storia del primo Novecento\, dalla Russia all’America\, dalla guerra russo giapponese alla prima guerra mondiale e oltre. Ma soprattutto attraversa il cuore di Mendel\, lo stupido maestro di stupidi bambini\, devoto al Signore\, e dal Signore – crede lui – abbandonato. \nRoberto Anglisani dà voce a tutti i pensieri dei protagonisti\, alle paure\, alle speranze e alla disperazione\, alle preghiere e alle rivolte. Come dice Skowronnek\, grande amico di Mendel Singer\, «Noi siamo dentro il disegno\, e il disegno ci sfugge»\, per questo Mendel – e tutti gli altri – fanno tanta fatica: la vita è un mistero\, la fede un rifugio\, e il dolore mette a dura prova anche l’uomo più giusto.\n“Giobbe” – romanzo perfetto di Joseph Roth – diventa così un racconto teatrale tragicomico proprio come la vita\, dove si ride e si piange\, si prega e si balla\, si parte\, si arriva e si ritorna\, si muore in guerra e si rinasce. Senza giudizio\, senza spiegazioni: ma\, attraverso lo sguardo mite e sereno di un narratore misterioso e onnisciente\, ricco di compassione e accompagnati da un sorriso\, lieve\, dolcissimo\, che spinge tutti i protagonisti di questa storia\, lunga quanto una vita\, e forse anche un po’ di più.
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SUMMARY:I MUSICI DI FRANCESCO GUCCINI
DESCRIPTION:martedì 13 febbraio 2018\, ore 21 \nI MUSICI DI FRANCESCO GUCCINI è il progetto proposto dai musicisti storici del Maestrone modenese\, da sempre al suo fianco in centinaia di concerti\, che si propone di dare continuità e valore a un patrimonio musicale e poetico immenso.\nLe chitarre e la voce di Juan Carlos “Flaco“ Biondini (spesso intrecciata a quella di Francesco come nella mirabile “Don Chisciotte”)\, il pianoforte di Vince Tempera (che con i suoi arrangiamenti ha fortemente connotato il “suono” delle canzoni di Guccini)\, il sax di Antonio Marangolo (protagonista di assoli e aperture sonore inconfondibili nelle ballate gucciniane)\, il basso di Pierluigi Mingotti e la batteria di Ivano Zanotti\, offriranno l’opportunità di riascoltare i più grandi successi del poeta: da Il vecchio e il bambino a La locomotiva; da Autogrill a L‘Avvelenata\, da Auschwitz a Dio è morto\, fino a Noi non ci saremo\, Canzone per un‘amica\, Vedi cara\, Cyrano\, e molte altre.\nDopo il ritiro dalle scene di Guccini\, si tratta della più emozionante occasione di rivivere le sue canzoni nella diretta testimonianza di chi per decenni le ha portate sulle scene e nelle nostre vite\, accanto a lui
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SUMMARY:La domanda della regina
DESCRIPTION:martedì 6 febbraio 2018\, ore 21 \ndi Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti\nregia Piero Maccarinelli\ncon Emanuele Fortunati\, Ester Galazzi\, Francesco Migliaccio\nscene e costumi Andrea Stanisci\nluci Alessandro Macorigh\nmusiche Antonio Di Pofi\nuna produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \n«Why did nobody notice it?» : ecco la domanda della Regina che da’ il titolo alla commedia con protagonista la compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  La Regina Elisabetta rivolse quella fatidica domanda –  “Come mai nessuno si è accorto di tutto ciò?”  al gotha della finanza mondiale presente\, durante una conferenza alla London School of Economics: perché il crollo della Lehman Brothers del 2008  – che aveva fatto perdere alla Corona 18 milioni di sterline – era stato così imprevedibile e gli esperti non erano riusciti a valutarne il rischio globale? \nLa domanda della regina è una pièce opera di un sodalizio inedito e funzionale fra un drammaturgo di rango come Giuseppe Manfridi e un fisico-imprenditore\, Guido Chiarotti\, e parla del nostro sistema economico e finanziario attraverso l’incontro fortuito fra tre personaggi.\nSeguendo il loro rapporto\, il pubblico si troverà a seguire le teorie di Darwin o gli errori di due grandi economisti americani come Reinardt e Rogoff\, il sistema delle vincite al totocalcio e gli otto individui al mondo che sono più ricchi di metà degli abitanti della terra. Rifletterà sulla borsa di New York e sulla necessità dell’uomo di scommettere: gioco\, perdita\, debito\, colpa\, oppure anche vittoria\, ricchezza\, certezza. \n«Di fronte all’incertezza radicale dell’uomo cieco che immerso nella folla\, affronta il destino\, non ci resta che un espediente: consapevoli che il nostro giudizio individuale non vale nulla\, cerchiamo di ricorrere al giudizio del mondo che forse è meglio informato. Così si fissa il prezzo di un’azione in borsa o il tasso di interesse: cercando di indovinare la direzione della folla\, mentre siamo smarriti in mezzo a quella stessa folla che noi stessi siamo.\nDue uomini alla fine di una cena per l’inaugurazione di una libreria sono rimasti nel ristorante.\nIl Professore\, sessantenne autorevole e solo\, colto di una cultura enciclopedica e dai mille interessi\, e Dario un giovane pubblicista e trainer in una palestra. Non sembrano avere punti in comune\, se non quello di fumare un’ultima sigaretta.\nPresto intuiamo che Dario ha un problema e che vorrebbe parlarne con il professore per trovare una opinione autorevole e saggia che lo aiuti a risolverlo.\nInizia una conversazione su due livelli\, variegata e brillante\, durante la quale alle domande di Dario vengono restituite risposte articolate e complesse.\nProprio sulla differenza di complesso e complicato si gioca gran parte del loro rapporto. Fino all’arrivo di una donna che entrambi conoscono\, ma uno come Anna e l’altro come Lisa.\nÈ la stessa donna\, ma nessuno dei due sa che l’altro la conosce.\nSi moltiplica con il suo arrivo il gioco della complessità.\nTutto il testo è sapientemente costruito come un elegante gioco\, in cui la tessitura linguistica e i rapporti verbali creano le dinamiche fra i personaggi.\nIl linguaggio e le conoscenze\, la cultura dei tre\, è il terreno per un incontro che non troverà soluzioni oggettive\, ma genererà altri punti di vista\, altra complessità\, senza la possibilità di una soluzione definitiva e oggettivante.\nAlcune domande otterranno delle risposte\, ma solo parziali e il gioco come è cominciato riprenderà\, generando nuove domande che non potranno avere risposta\, così come non sapremo mai se il misterioso commensale evocato dai tre come beneficiario di una vincita miliardaria al totocalcio\, sia e in che modo coinvolto con Annalisa.\nIl testo di Manfridi-Chiarotti è un sofisticato e ironico play dove la parola – da quella della scienza a quella della matematica\, della filosofia\, a quella della poesia – costituisce la struttura portante”.\nPiero Maccarinelli
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SUMMARY:LINO STRAULINO in concerto: omaggio a Leo Zanier
DESCRIPTION:giovedì 1 febbraio 2018\, ore 21 \nLINO STRAULINO voce e chitarra\nALVISE NODALE chitarra acustica\nTONY LONGHEU chitarra elettrica\nSIMONE SERAFINI contrabbasso\nALESSIO BENEDETTI percussioni\nspecial guest: FRANCO GIORDANI voce\,chitarra e mandolino \nLino Straulino è un musicista atipico e davvero originale nella scena friulana; carnico doc\, solitario e schivo\, dedica da anni il suo impegno alla chitarra e alle sue ballate di ispirazione folk e blues\, spesso accompagnate da un cantato assolutamente personale e profondamente legato alla sua matrice etnica.\nHa realizzato numerosissimi lavori discografici e progetti che restituiscono la sua essenza legata alla montagna\, alle solitudini e al migrare della sua gente\, e alla grande cultura popolare della Carnia e dei suoi poeti.\nTra questi\, recentemente scomparso\, il grande Leonardo Zanier\, da Maranzanis di Comeglians\, emigrante e viaggiatore in un mondo di cui ha saputo dipingere\, in versi e in prosa\, i tratti più critici\, crudi e drammatici\, e comunque essenziali sia dal punto di vista umano sia sociale.\nA Zanier il cantautore carnico dedica questa serata proponendo numerose sue poesie incastonate nella sua musica calda e fraterna; un modo per contribuire ancora una volta a diffonderle e a renderle eterne.
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SUMMARY:Pueblo
DESCRIPTION:venerdì 19 gennaio 2018\, ore 21 \nuno spettacolo di Ascanio Celestini\ncon Ascanio Celestini e Gianluca Casadei\nsuono Andrea Pesce\nuna produzione Fabbrica \nin co-produzione con RomaEuropa Festival 2017 e il Teatro Stabile dell’Umbria \nPueblo è una commedia umana ambientata dietro alla cassa di un supermercato e dietro al bancone di un bar di periferia\, fra barboni\, prostitute\, commesse\, zingari\, giocatori d’azzardo. Ascanio Celestini\, il cantore con spirito da antropologo diventato uno dei narratori civili più originali della scena italiana\,  torna a Cervignano e ci porta ai margini del mondo\, in un viaggio folgorante dentro luminose fragilità e prodigiose voglie di riscatto. \n“Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame\, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene\, un africano\, facchino in un grande magazzino. E poi il padre di Domenica\, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina\, bambino anche lui\, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono\, si incrociano\, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia\, di quelli con le slot machine\, dove in qualche maniera tutti finiscono. \nA me interessava raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso\, di tremendo\, di violento. Quando quello che accade\, insomma\, si trasforma in una notizia.\nE invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti\, sono deboli anche quando sono cattivi\, sono deboli anche quando sono colpevoli”.\nAscanio Celestini
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SUMMARY:UDIN&JAZZ BIG BAND in concerto
DESCRIPTION:giovedì 11 gennaio 2018\, ore 21 \nDal lavoro e dall’impegno di una ventina di giovani e giovanissimi musicisti della regione\, che dedicano il loro tempo allo studio e al perfezionamento delle rispettive abilità nell’ambito della musica jazz\, nasce un paio di anni fa questo progetto che il Festival Udin&Jazz ha fatto proprio\, decidendo di sostenerlo con forza\, dando modo ed occasione di esibirsi e di far crescere il potenziale davvero importante del gruppo.\nSono nate da questa volontà una serie di produzioni tutte basate su musiche originali di membri della band\, che spesso hanno goduto della collaborazione di importanti frontman ospiti quali Soweto Kinch o Francesco Bearzatti\, e che hanno dimostrato il valore del progetto e la sua estrema qualità\, testimoniando il livello raggiunto dai musicisti regionali nel jazz\, con un prodotto che non sfigura al confronto con analoghe formazioni di gran tradizione a livello europeo e oltre.\nUn abbraccio ed un incoraggiamento dunque a questi meravigliosi ragazzi e al loro impegno nel portare la loro musica nelle nostre piazze e sale\, con grande professionalità e una non comune creatività.
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SUMMARY:Il canto e la fionda. Pensiero e vita civile di David Maria Turoldo
DESCRIPTION:lunedì 8 gennaio 2018\, ore 21\n\nun progetto di Fabiano Fantini e Massimo Somaglino\ndrammaturgia e regia di Massimo Somaglino\ncon Fabiano Fantini\ne Irene Canali\, Miriam Costamagna\, Daniele Palmeri\, Giacomo Segulia\, Mauro Sole\, Francesco Tozzi\, Francesca Zaira Tripaldi\nmusiche Claudia Grimaz e Gianluigi Meggiorin\ncollaborazione artistica Alessandra Asuni e Maia Cornacchia\nassistente alla regia Simona Persello\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di Comune di Sedegliano / Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\n\nIl 30 ottobre del 1938 a Vicenza il ventiduenne Giuseppe Turoldo\, ultimo figlio della più povera famiglia di Coderno di Sedegliano\, emette la sua “professione solenne”\, assumendo definitivamente il nome di ‘David’\, pastore e poeta biblico.\n“I salmi e la fionda erano già\, così\, nel suo destino”\, commenterà successivamente il suo fraterno amico di una vita\, padre Camillo De Piaz.  Dalla fionda di David lungo l’arco della sua vita partiranno macigni\, e sulla sua strada i Golia non sarebbero mancati. \nIl canto e la fionda intende raccontare soprattutto il Turoldo civile e politico\, e conseguentemente profondamente cristiano\, uomo della coerenza assoluta tra il dire e il fare per la credibilità del Vangelo\, della difesa della Chiesa come casa di tutti gli uomini\, della centralità dei poveri come origine del proprio credo\, della ricerca continua di un Dio a contatto con la gente. \nIn scena – Massimo Somaglino e Fabiano Fantini\, a cui si deve questo progetto che ci riavvicina alla figura di Turoldo\, a cent’anni dalla sua nascita – hanno riunito un gruppo di giovani attori\, visti come veri portatori\, oggi come sempre\, delle istanze di speranza e di presenza civile\, per una rappresentazione fisica e partecipata delle parole di padre Turoldo. Una adesione sentita e profetica\, in rapporto con la società di oggi\, della quale padre David già vedeva le storture e prevedeva gli sviluppi. \n“La ricchezza va sempre più concentrandosi nelle mani di pochi. E sarà sempre più grave.”\n“Ordine non è quando va bene solo per te o solo per me ma per te e per me insieme.”\n“L’America del sud è un cortile dell’America del nord dove io ho il diritto di fare ciò che voglio.”\n“La Costituzione non è mai stata applicata\, parlano di cambiarla senza averla neanche applicata.”\n“Il terrorismo è un figlio naturale del sistema. Non è forse terrorismo bombardare le città?”\n“L’industria di guerra serve a pochi\, a quelli che comandano. L’industria di pace serve a tutti\, e perciò non interessa.\nDavid Maria Turoldo\n\nDavid Maria Turoldo è stato un religioso e un poeta italiano\, sacerdote nell’Ordine dei “Servi di Santa Maria”. “Coscienza inquieta della Chiesa”\, come è stato definito\, è una delle figure che hanno contribuito al cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900.\nNacque nel 1916 a Coderno\, da famiglia poverissima e molto religiosa.\nDecisiva nella sua biografia è stata l’esperienza di Casa Emmaus\, una piccola comunità che fondò nell’antica ex abbazia  cluniacense di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte\, un centro di studi aperto anche a persone atee e di altre fedi\, come quella islamica\, all’insegna di un ecumenismo radicale.
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SUMMARY:DAVID RIONDINO e DARIO VERGASSOLA La Traviata delle Camelie
DESCRIPTION:mercoledì 20 dicembre 2017\, ore 21 \nLa Traviata delle Camelie\nMarguerite e Violetta: donne sull’orlo di una crisi respiratoria\ncon DAVID RIONDINO e DARIO VERGASSOLA\nUn viaggio attraverso musica e letteratura da “La Traviata” di Verdi a “La Dama delle Camelie” di Dumas.\nLo spettacolo si snoda sull’interazione tra David Riondino (il fine dicitore della storia)\, Dario Vergassola (l’incredulo spettatore di tanta vicenda)\, la cantante (una Traviata che si racconta attraverso le famose arie) e la musica originale di Giuseppe Verdi arrangiata per ensemble da camera\, attraverso una serie di situazioni drammatiche (la vicenda lo impone) ma anche dissacranti.\nE così “La traviata delle camelie” vede impegnato un compìto David Riondino nel difficile tentativo di ripercorrere la storia di Violetta e Alfredo\, accompagnato dalle musiche di Giuseppe Verdi eseguite dal vivo dall’ensemble composto da: Fabio Battistelli al clarinetto\, Augusto Vismara al violino\, Riviera Lazeri al violoncello e dalla splendida voce di Beibei Li\, soprano. Un implacabile Vergassola\, nel ruolo di disturbatore\, ironizzerà\, ridicolizzando\, azzardando (a volte non troppo) parallelismi con storie e vicende recenti dando sfoggio della sua irresistibile comicità.(…)\nUn’ora e mezza di spettacolo puro che saprà strappare risa e applausi al pubblico di Cervignano\, come sempre accade nelle performance dei due brillanti giullari delle nostre scene.
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SUMMARY:Social Comedy
DESCRIPTION:venerdì 15 dicembre 2017\, ore 21 \ndi Maurizio Zacchigna\nregia Marko Sosič\ncon Marcela Serli\, Roberta Colacino\, Manuel Buttus\, Daniele Fior\, Adriano Giraldi\, Maurizio Zacchigna\nuna produzione Mamarogi\ncon il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia \nspettacolo realizzato in collaborazione con la rassegna Teatro nei Luoghi 2017 \nQuattro operatori sociali estremamente variopinti\, la loro capa estremamente autorevole\, un drammaturgo estremamente sperduto\, un poliziotto gentile sempre in vivavoce e un’anziana signora…. (del Ku Klux Klan?) E poi rifugiati afgani di cui si parla sempre ma che non si vedono mai. Due giornate ricche di tensioni\, colpi di scena\, equivoci\, incontri\, scontri\, tragedie annunciate\, tragedie evitate\, un amore etero e una storia omosessuale.\nIl testo\, secondo classificato al concorso Fortunedautore 2016\, è stato commissionato all’autore dall’ICS\, Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio rifugiati. La drammaturgia è frutto di incontri\, interviste\, presenze nei luoghi di accoglienza e di confronto quotidiano con gli operatori dell’ICS\, assieme ai quali proporremo ogni sera a fine spettacolo un momento di dialogo e scambio con il pubblico.\nDi fronte all’ondata xenofoba e razzista che monta nel corpo sociale noi vogliamo affrontare questa battaglia di civiltà utilizzando il teatro.\nE vogliamo farlo insieme a voi… ridendo !
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SUMMARY:Le quattro stagioni_From Summer to Autumn
DESCRIPTION:mercoledì 29 novembre 2017\, ore 21 \ncoreografia Marta Bevilacqua\, Roberto Cocconi\nassistenti alla coreografia Valentina Saggin\, Luca Zampar\ncon Luisa Amprimo\, Marta Bevilacqua\, Luca Campanella\, Roberto Cocconi\, Angelica Margherita\, Daniele Palmeri\, Marco Pericoli\, Andrea Rizzo\, Valentina Saggin\, Anna Savanelli\, Luca Zampar\ndisegno luci Daniela Bestetti\nmusica The Four Season\, recomposed by Max Richter\, P. Marino\, F. Albanese\nuna coproduzione Arearea/Mittelfest 2016 \nDieci danzatori\, due stagioni: Estate e Autunno. Arearea si misura con Le Quattro Stagioni di Vivaldi riscritte da Max Richter. Freschezza e nostalgia\, sorrisi e cadute rendono il lavoro un elogio alla vita.\nL’Estate è il femminile\, è soprattutto il nostro attaccamento alla realtà sensuale del mondo. Ne assaporiamo la quiete dopo una tempesta. La tempesta\, così sceglie di aprire Vivaldi\, crea un incantevole disordine. E che pace\, e che frescura\, e che desiderio di ascoltare ogni minimo impulso naturale. Nulla è inutile\, ricorda Camus in “Estate e altri scritti solari”\, tutto può servire a nascere una nuova volta.\nMarta Bevilacqua\nAutunno\, è tempo di transizione\, tempo per rivolgersi all’interno\, passaggio tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile. E così uno sparuto gruppetto di uomini tergiversa sui suoi passi\, attardando il più possibile ogni piccola decisione\, ponderando che la separazione tra gli opposti prima o poi si assottiglierà fino a scomparire.\nRoberto Cocconi \nQualche parola sulla composizione è doverosa.\nI primi quattro concerti grossi sono stati composti da Vivaldi  nel 1727\, e riscritti da Max Richter\, compositore tedesco cresciuto in Inghilterra e da quattro anni in pianta stabile a Berlino\, in un Cd per la Deutsche Grammophon (Recomposed by Max Richter-Vivaldi\, The Four Seasons)\, nel 2015.\nRicomporre Le Quattro Stagioni\, un’idea folle. Far convivere ambient music ed elettronica con il più popolare concerto della storia della musica\, un sacrilegio.\n“Non c’era bisogno di riscrivere Vivaldi\, sono d’accordo con lei”\, dice Richter alla stampa \, “ma si trattava di un’esigenza personale. Sono sempre stato innamorato delle Quattro Stagioni\, fin da piccolo. Poi crescendo ho incominciato a sentirle ovunque\, nei centri commerciali e negli ascensori\, nelle segreterie telefoniche e in pubblicità. Ad un certo punto ho smesso di amarle\, le ho odiate anzi. Riscriverle è stato come guidare attraverso un meraviglioso paesaggio conosciuto usando una strada alternativa per apprezzarlo di nuovo come la prima volta”. \nIl progetto\nArearea rielabora la sfida del “compositore di protesta” e fa vibrare il suo linguaggio corporeo contemporaneo per il nuovo progetto site specific co-prodotto da Mittelfest 2016. La cicuitazione della creazione è stata sostenuta dalla regione Friuli Veneszia-Giulia\, la Fondazione Crup e diversi comuni del territorio: Udine\, Staranzano\, Pro Loco di Venzone\, Associazione Le scuelute di Castions delle Mure\, comune di Rivignano-Teor.\nPer la versione urbana Arearea ha coinvolto quindici danzatori e articolato uno spettacolo di danza urbana itinerante suddiviso in quattro atmosfere. Ogni stagione una location naturale diversa\, ogni ambiente una qualità di movimento diversa. Marta Bevilacqua e Roberto Cocconi scelgono Estate e Autunno per un adattamento teatrale attraverso tappe residenziali a partire da novembre 2016. \nLe Quattro Stagioni – From Summer to Autumn – il linguaggio\nLa scrittura del gesto ci rivela\, di più e meglio\, delle opere che abbiamo voluto con tutta la nostra forza consapevole. La comprensione del gesto e della sua eccedenza di significati\, è tra le sensibilità più rare.\nD’altra parte il coreografo e il danzatore lavorano nella materia magnifica e futile che si chiama presente e il presente\, si raffigura sempre con un gesto.\nIl nostro è un gesto geografico\, localizzato\, portatore e veicolo di una complessità mediterranea\, che\, non a caso\, danza il richiamo delle Quattro Stagioni. La felicità è tutta qui\, non c’è un altrove. E’ qui che danziamo\, qui ed ora.
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SUMMARY:ODE A TINA Omaggio a Tina Modotti
DESCRIPTION:giovedì 11 novembre 2017\, ore 21 \nSi tratta di uno spettacolo ricco e suggestivo ispirato da un’immagine iconica della grande fotografa e rivoluzionaria friulana che ha saputo ridestare emozioni e ammirazione\, sentimenti trasmessi dal sentito tributo musicale\, vocale e recitativo che costituiscono la motivazione e la forza espressiva dello spettacolo.\nIl regista Ferruccio Merisi\, raccogliendo elementi storici e biografici della vita di Tina e utilizzando i testi della sua vita nella rilettura del drammaturgo Horacio Almada\, ha inteso tessere una trama basata su una struttura musicale che ha trovato il ritmo narrativo nel profondo humus esistente nella letteratura messicana attorno all’artista udinese.\nIn sintonia col regista\, il Maestro Maurizio Baldin ha definito l’itinerario musicale che attinge alle culture di tutti i luoghi attraversati dalla vicenda umana di Tina Modotti\, dalle origini popolari in Friuli\, al jazz americano dei primi anni del secolo\, alle canzoni popolari e le musiche colte del Messico degli anni ’20\, a quelle russe e spagnole\, tedesche ed austriache che caratterizzarono la sua epoca.\nUn quadro emozionante e coinvolgente della storia di una donna friulana che un secolo fa affrontò il mondo e fu protagonista di alcuni dei momenti più intensi e vitali della storia contemporanea\, vissuti come donna\, come artista\, come rivoluzionaria.
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SUMMARY:Copenaghen
DESCRIPTION:martedì 14 novembre 2017\, ore 21 \ndi Michael Frayn\ntraduzione Filippo Ottoni\, Maria Teresa Petruzzi\nregia Mauro Avogadro\ncon Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e con Giuliana Lojodice\nscene Giacomo Andrico\ncostumi Gabriele Mayer\nluci Giancarlo Salvatori\nmusiche Andrea Liberovici\nuna produzione\nCSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Emilia Romagna Teatro Fondazione (1999-2010)\nCompagnia Umberto Orsini / Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, in co-produzione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG (2017) \nA diciotto stagioni dalla rivelazione della prima versione per l’Italia\, Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen\, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn.\nUna nuova co-produzione riporta in scena in un nuovo tour nazionale\, il formidabile duello verbale\, su due fronti bellici contrapposti\, fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg\, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica. \nQuali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? Può il progresso venire condizionato da scelte etiche? Su queste domande cruciali che hanno segnato tutta la storia della scienza si sofferma anche uno straordinario testo teatrale di questi anni\, Copenaghen\, un formidabile thriller scientifico-politico del drammaturgo inglese Michael Frayn\, rappresentato in molteplici allestimenti in tutta Europa. In scena tre grandi interpreti del teatro italiano\, Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice\, diretti dal regista Mauro Avogadro\, si ritrovano al centro di un inquietante processo a porte chiuse\, nel disegno drammatico di un serratissimo faccia a faccia: Copenaghen è infatti una disputa etica e scientifica a tre voci\, densa di angoscianti riflessioni e interrogativi alla vigilia del primo devastante uso della bomba atomica. La vicenda ambientata nel 1941 proprio nella capitale nordeuropea e ricostruisce l’incontro\, in una Danimarca occupata dai nazisti\, di due scienziati\, entrambi Premi Nobel\, un tempo maestro e allievo. Due ex compagni di ricerche costretti dalla guerra a guardarsi come due nemici. L’ebreo danese Niels Bohr e il tedesco Werner Heisenberg (che formulò per primo il  “Principio di Indeterminazione”) si ritrovano così imprigionati in un labirinto di domande che stentano a trovare risposta\, sommerse come sono da ambiguità e dubbi estenuanti sul rapporto fra potere\, scienza e morale.
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SUMMARY:PEPPE SERVILLO & Pathos Ensemble in L’HISTOIRE DU SOLDAT
DESCRIPTION:mercoledì 8 novembre 2017\, ore 21 \nUn percorso a ritroso tra le due guerre mondiali \nNell’anno finale della Grande Guerra\, esule in Svizzera dopo la confisca di tutti i suoi beni a causa della rivoluzione russa\, privo di ogni mezzo di sostentamento\, Igor Stravinskij\, ispirandosi alle fiabe russe di Afanas’ev\, compose L’Histoire du Soldat\, in collaborazione con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz\, anch’egli profugo. La vicenda narra di un soldato che\, tornato a casa in licenza\, viene blandito dal diavolo il quale gli sottrae il violino in cambio di un libro capace di realizzare ogni suo desiderio. In tre giorni tutti i sui sogni si realizzano\, ma al risveglio\, tornato a casa\, si rende conto che sono trascorsi tre anni\, sua moglie si è risposata e il suo posto nel focolare domestico è stato rimpiazzato. Ridiventato povero\, il soldato riprende il cammino del profugo\, giunge nel regno governato da un re la cui figlia malata sposerà chi sarà capace di guarirla. Con il suo violino\, riconquistato al diavolo con uno stratagemma\, seduce la principessa che\, danzando un tango\, un valzer e un ragtime\, cade fra le sue braccia. Il tradizionale lieto fine viene tuttavia rovinato dal diavolo che reclama il violino e l’anima del soldato come stabilito dal patto\, portandoselo via con una marcia trionfale. \nPROGRAMMA\nLettura tratta da un’intervista al pianista S. Fiorentino (1927 – 1998) – S. Rachmaninov Preludio in do diesis minore\, Op. 3\, No. 2 (1873-1943) – N. Lewis Da “Napoli ‘44” Lettura Lo sbarco a Paestum (1908-2003) – M. Bruch Dagli Otto pezzi per clarinetto\, viola e pianoforte Op.83 (1910) (1838 – 1920) N°1 – Andante in la minore\nI. Stravinsky L’Histoire du Soldat (1918) (testi di Ramuz) (1882-1971) Adattamento di PEPPE SERVILLO \nMarche du soldat – Petit air au bord du ruisseau – Pastorale – Marche royale – Petit concert – Tango – Valse – Ragtime – Danse du diable – Grand chorale – Marche triomphale du diable
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SUMMARY:Buon compleanno\, Teatro Pasolini!
DESCRIPTION:BUON COMPLEANNO TEATRO PASOLINI!\nUna giornata di festa per i primi 20 anni di teatro\, \ndanza\, musica\, cinema a Cervignano del Friuli \nSABATO 21 OTTOBRE 2017\nCERVIGNANO\, TEATRO PASOLINI \nore 17.00\, Raccontami una storia\nspettacolo da ascoltare per immaginare ad occhi aperti\ndi e con Roberto Anglisani\nun momento di spettacolo dal vivo\, per bambini e famiglie\netà consigliata: 4-10 anni – ingresso libero \nQuando la scrittura non esisteva e neppure la televisione o il cinema\, allora ci si trovava spesso nella piazza o intorno al fuoco ad ascoltare qualcuno che raccontava storie. Nel corso del tempo\, i moderni mezzi di comunicazione – disegni animati\, immagini ad alta definizione\, effetti speciali – si sono sostituiti a quel narratore. Ciò nonostante\, il semplice racconto orale ha sempre un grande fascino per i bambini.\nRoberto Anglisani è un narratore inesauribile\, un inventore prodigioso di storie fatte solo di parole\, ma che accendono immagini\, fantasie\, ribaltano il tempo e ci fanno volare nello spazio. Raccontami una storia è uno spettacolo di parole ma anche pieno di suoni\, di giochi verbali\, di forma narrative che assomigliano a quelle del cinema\, vanno veloci come un fumetto e raccontano i temi eterni delle grandi narrazioni classiche: le grandi avventure e i grandi sentimenti! \nore 20.30\, Buon compleanno Teatro Pasolini!\nUna serata in onore dei primi 20 anni del Teatro di Cervignano\nconduce la giornalista Martina Riva\ninterventi dal vivo di Laura Marinoni\, Arearea\, Dj Tubet e molto altro…\nIngresso libero (fino ad esaurimento dei posti disponibili) \nE’ possibile riservare un posto scrivendo a:\nbiglietteria@teatropasolini.it o chiamando al numero 0431 370273 \ninfo Associazione Culturale Teatro Pasolini\npiazza Indipendenza 34\n33052 Cervignano\ntel. +39 0431 370273\nfax +39 0431 370591\ninfo@teatropasolini.it
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SUMMARY:Numero primo - Studio per un nuovo Album
DESCRIPTION:9 aprile 2017 ore 21 \ncon Marco Paolini\ntesti Gianfranco Bettin e Marco Paolini\nuna produzione Jolefilm \nMarco Paolini conclude la stagione di prosa con un suo nuovo Album.\nNumero Primo è un nuovo monologo della serie degli Album con cui Paolini ha conquistato le platee italiane negli ultimi vent’anni. Un Album che guarda al futuro\, che si sforza di immaginarne uno. Un Album che parla di una generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Dell’attrazione e della diffidenza verso di essa\, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale.\nQuasi una verifica sull’avverarsi delle più pazze immaginazioni della fantascienza\, dalle videochiamate di 2001 Odissea nello spazio\, ai sottomarini supertecnologici di 20.000 leghe sotto i mari\, alle stupefacenti preveggenze di cui è pieno Le Mille e una notte\, dall’invenzione della password “apriti sesamo” al touch-screen della lampada di Aladino!\nScritto da Marco Paolini assieme a Gianfranco Bettini\, Numero Primo è una storia che racconta di un futuro probabile fatto di cose\, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare. Numero Primo è anche il soprannome del protagonista\, figlio di Ettore e di madre incerta. Ma anche le cose e le bestie hanno voci e pensieri in questa storia.
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