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SUMMARY:DIROTTA SU CUBA Gelosia 30thBday\, Let’s Celebrate Tour!
DESCRIPTION:venerdì 20 febbraio 2026\, ore 20.45 \nDIROTTA SU CUBA\nGelosia 30thBday\, Let’s Celebrate Tour! \nSimona Bencini – voce\nEmiliano Pari – tastiere\nStefano Profazi – chitarra\nPatrizio Sacco – basso\nVincenzo Protano – batteria\nDonato Sensini – sax\, flauto\nAntonio Scannapieco – tromba \nEra il giugno del 1994 quando una band sconosciuta dal nome esotico ed affascinante uscì in radio col brano “Gelosia”. Ne seguì l’album “Dirotta su Cuba” e un successo clamoroso e inaspettato: con il suo sound unico ed inconfondibile\, la band fiorentina inaugurò così il periodo più acid jazz e funk che l’Italia abbia attraversato. \nSono passati 30 anni da quel primo iconico disco\, e i Dirotta su Cuba\, capitanati dalla vulcanica front-women Simona Bencini\, dopo cambi di formazione e line-up\, sono in ottima forma ed in piena attività con un live prorompente carico di energia e groove che sta infiammando la penisola. \n“‘Dirotta su Cuba’ – racconta Simona – mi ha dato un’identità\, come cantante e come artista e mi ha permesso di crescere\, di misurarmi nei miei talenti e nei miei limiti. Metà della mia vita – avevo 20 anni quando sono entrata nella band – è stata permeata da questa avventura bellissima\, con i suoi alti ed i suoi bassi\, con le sue gioie e dolori\, un’avventura che dura da oltre 30 anni”. \nPer celebrare questo trentesimo compleanno i Dirotta su Cuba hanno pubblicato lo scorso maggio la versione in vinile in edizione limitata\, del loro album d’esordio sorprendono tutti i fan\, gli appassionati ed i collezionisti. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:LA GRAZIA
DESCRIPTION:sab 14 febbraio ore 17.30 e 20.30\ndom 15 febbraio ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nLA GRAZIA\nProd.: Italia\, 2025\nDurata: 133′\nRegia: Paolo Sorrentino\nInterpreti: Toni Servillo\, Anna Ferzetti \nPaolo Sorrentino e Toni Servillo si ritrovano ne La grazia (che non ha caso è valso all’attore campano la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia)\, film elegante che parte da un fatto di cronaca per proporre riflessioni attuali e coinvolgenti arricchite dall’inimitabile stile di Sorrentino. \nTRAMA Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Nessun riferimento a presidenti esistenti\, frutto completamente della fantasia dell’autore. Vedovo\, cattolico\, ha una figlia\, Dorotea\, giurista come lui. Alla fine del suo mandato\, tra giornate noiose\, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano\, in maniera apparentemente inestricabile\, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio\, dovrà decidere. E\, con grande senso di responsabilità\, è quel che farà questo grande Presidente della Repubblica Italiana. \nCOMMENTO La Grazia è un film d’amore. Questo motore inesauribile che determina il dubbio\, la gelosia\, la tenerezza\, la commozione\, la comprensione delle cose della vita\, la responsabilità.\nL’amore e le sue articolate diramazioni sono viste e vissute attraverso gli occhi di Mariano De Santis\, Presidente della Repubblica verosimile ma rigorosamente inventato.\nMariano De Santis ama la moglie che non c’è più\, la figlia e il figlio e le loro distanze generazionali\, ama il diritto penale che ha studiato per tutta la vita. Mariano De Santis\, dietro il suo aspetto serio e rigoroso\, è un uomo d’amore.\nLa Grazia è un film sul dubbio. E sulla necessità di praticarlo\, soprattutto in politica\, soprattutto oggi\, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni\, attriti e risentimenti\, minando il benessere collettivo\, il dialogo e la tranquillità generale. Mariano De Santis è un uomo mosso dal dubbio.\nLa Grazia è un film su un dilemma morale. Concedere o meno la grazia a due persone che hanno commesso degli omicidi in circostanze\, però\, forse\, perdonabili. Firmare o non firmare\, da cattolico\, una legge difficile sull’eutanasia.\nDa ragazzo rimasi folgorato dal Decalogo di Kieślowski. Un capolavoro tutto incentrato sui dilemmi morali. La trama delle trame. L’unico intreccio davvero appassionante. Più di un thriller.\nNon penso di essermi neanche minimamente avvicinato all’altezza del genio di Kieślowski\, alla profondità con cui affrontava i temi morali\, ma ho sentito la necessità di farlo comunque\, in un momento storico in cui l’etica\, alle volte\, sembra essere opzionale\, evanescente\, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali.\nL’etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo.\nE Mariano De Santis è un uomo serio. \n 
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SUMMARY:Paola Fresa / P COME PENELOPE
DESCRIPTION:Per una riscrittura contemporanea del mito \ndi e con Paola Fresa\nin collaborazione con Christian Di Domenico\nscene e costumi Federica Parolini\nluci Paolo Casati\nsupervisione registica Emiliano Bronzino\nregista assistente Ornella Matranga\nuna produzione Accademia Perduta / Romagna Teatri\, Fondazione TRG di Torino\nin collaborazione con Officina Corvetto Festival\, TRAC Teatri di Residenza Artistica Contemporanea\, KanterStrasse\, Dialoghi_Residenze delle arti performative a Villa Manin a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\n\nPremio Nazionale Franco Enriquez nella categoria Teatro Classico e Contemporaneo\, sezione Miglior attrice e autrice \nIl processo drammaturgico prende avvio dall’etimologia del nome Penelope\, anatroccola\, con un esplicito riferimento all’episodio dell’infanzia del personaggio\, in cui la futura moglie di Ulisse fu vittima di un tentativo di affogamento da parte del padre. In uno spazio chiuso e asettico\, simile a un laboratorio di analisi\, viene messa sotto il microscopio l’iconica storia di Penelope. L’intento è quello di restituire alla figura universale del mito il suo sguardo negato\, quello della donna che l’ha subito-vissuto\, riconoscendole così una funzione attiva nella narrazione della sua vita. La protagonista\, bloccata in questo spazio\, ripete il gesto di fare e disfare la scena\, proprio come l’omerica Penelope faceva e disfaceva la tela. Questo gesto simbolico permette di ripercorrere la sua esistenza\, segnata dal rapporto con il padre\, trascorsa nell’attesa di un uomo che non è mai tornato\, e interrotta per un figlio che\, una volta cresciuto\, ha scelto di non aspettare e di partire.\nLa chiave ironica con cui vengono affrontate queste tematiche universali\, riporta immediatamente l’indagine intorno al mito al nostro vivere contemporaneo. \nDurata: 55 minuti \n    \n 
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SUMMARY:Lo specchio della Regina
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \ndi Antonio Viganò ed Eleonora Chiocchini\ncoreografie Eleonora Chiocchini\ntesti e regia Antonio Viganò\ncon Jason Mattia De Majo\, Maria Magdolna Johannes\, Rocco Ventura\nscene Roberto Banci\, Antonio Viganò\nlight design Melissa Pircali\nassistente alla drammaturgia e disegno sonoro Paola Guerra\ncollaborazione alla creazione Paola Guerra e Paolo Grossi\nproduzione Teatro La Ribalta-Kunst der Vielfalt – Bolzano\nin coproduzione con Tanz Bozen Bolzano Danza Festival\ncon il sostegno di L’arboreto – Teatro Dimora\, Centro di Residenza Emilia-Romagna e degli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino\nsponsor Alperia \nPremio Eolo Awards 2025 per il miglior spettacolo ex aequo \ndurata: 50 minuti\nteatro fisico \n\nLa celebre fiaba di Biancaneve vede come protagonisti due improbabili personaggi: una Regina affaticata dal dover essere sempre “la più bella del Reame” e il suo Specchio che\, stanco di dover ripetere sempre “quello che fanno gli altri” cercherà una via di fuga.\nLa Regina\, orfana della sua immagine riflessa\, dovrà dunque trovare un modo per riconquistare la fiducia dello Specchio.\nUn appassionante racconto che smonta e rimonta una delle fiabe più celebri di tutti i tempi\, donandoci una prospettiva del tutto nuova sulla bellezza della diversità.\nLe coreografie di Eleonora Chiocchini reinterpretano il testo teatrale di Antonio Viganò Bianca & Neve\, già andato in scena e tradotto in varie lingue: lo Specchio e la Regina si animano in una danza di relazione\, sfumature giocose\, a volte litigiose\, a tratti misteriose\, colorano il loro dialogo che si farà corpo. Sempre complici come può esserlo soltanto uno specchio e l’immagine che esso riflette. \n“Lo spettacolo è destinato anche ad un pubblico dell’infanzia e dell’adolescenza perché abbiamo voglia di incontrare le nuove generazioni\, il nostro futuro. Un pubblico\, quello dei bambini\, che conosce bene il linguaggio del corpo e incontrerà\, grazie a questo spettacolo\, degli interpreti\, danzatori e attori diversi\, che riveleranno loro che essere definiti diversi non è qualcosa in meno\, una mancanza\, ma un’altra possibilità\, un altro modo\, pieno di poesia\, verità e capacità.”\nAntonio Viganò
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CATEGORIES:Contatto TIG
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DESCRIPTION:sab 7 febbraio ore 18 e 20.30\ndom 8 febbraio ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nSIRÂT\nProduzione: Francia\, Spagna\, 2025\nDurata: 114′\nRegia: Óliver Laxe Coro\nInterpreti: Sergi López\, Bruno Núñez Arjona \nTRAMA Luis ed Esteban\, padre e figlio\, sono diretti in un luogo nascosto tra le montagne del Marocco meridionale\, dove pare si terrà un misterioso rave. Sono alla ricerca di Mar\, figlia e sorella\, scomparsa cinque mesi prima durante una di queste feste\, e che loro presumono possa trovarsi proprio lì. Una volta arrivati sul posto la ricerca si rivela molto complicata\, ma i due non demordono e decidono di seguire una comitiva di raver verso un’ultima festa tra le dune\, ancora più a sud\, mentre cominciano a essere raggiunti da notizie allarmanti provenienti dal mondo oltre il deserto. \nCOMMENTO Óliver Laxe Coro ha definito in passato il suo film Mimosas (2016) un “western religioso”. Si potrebbe forse chiamare così anche Sirât\, sostituendo il termine “religioso” con un più generico “spirituale”. Il film dal galiziano Laxe Coro presentato al Festival di Cannes 2025 (dove ha vinto Premio della Giuria) si distingue infatti non solo per il ritmo ponderato e per l’ambientazione in luoghi aridi e desolati tipici del western (anche se qui si tratta delle montagne del Marocco meridionale)\, ma anche per il modo in cui l’incedere cadenzato della narrazione\, pur interrotto da alcune deflagrazione di azione e tensione\, introduce varie riflessioni su temi spirituali ed esistenziali. Il racconto di un viaggio che diviene progressivamente più estremo via via che i protagonisti Luis ed Esteban e i loro inaspettati compagni di viaggio raver si immergono nelle immensità desolate dell’Atlante diviene così il contenitore per le varie esperienze trasformative che si trovano a fronteggiare\, scompaginando non solo le aspettative dei personaggi ma anche quelle degli spettatori. Laddove molti film metterebbero in scena una storia simile con uno stile fragoroso\, Óliver Laxe Coro opta per una regia semplice ed elegante\, anche in questo debitrice del western classico\, nonostante quasi tutto il resto\, dai personaggi sboccati alle derive psichedeliche\, paia ben distante da quel cinema. Misterioso eppure diretto come il suo titolo\, Sirât (che significa “strada” in arabo\, tra l’altro riprendendo proprio alla parola latina strāta) propone un viaggio di sola andata fra panorami mozzafiato e parentesi danzerecce\, fra riflessioni pregnanti e momenti di grande tensione\, in cui una missione di salvataggio può diventare una lotta per la sopravvivenza\, e poi una via per ritrovare sé stessi. \nREGISTA Nato a Parigi da due immigrati provenienti dalla Galizia\, Óliver Laxe Coro è tornato a vivere con la famiglia nella terra natia\, pur mantenendo sempre un legame con la Francia\, così come con la Catalogna\, dove ha studiato cinema all’Università Pompeu Fabra. Un altro legame importante è quello col Marocco\, ambientazione di tre dei suoi quattro lungometraggi\, ovvero Sirât\, il dramma Todos vós sodes capitáns (2010) e il “western religioso” Mimosas\, mentre il successivo O que arde (2019) è ambientato in Galizia. La geografia e lo spazio in generale hanno d’altronde un ruolo centrale nel cinema di Laxe Coro\, come Sirât dimostra con efficacia. \n 
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DESCRIPTION:dai 6 ai 10 anni – scuola primaria \ndrammaturgia Daria Paoletta\ncon Daria Paoletta e Raffaele Scarimboli\ncostruzione pupazzi Raffaele Scarimboli\nproduzione Burambò – Foggia \ndurata: 55 minuti\nmarionette da tavolo\, pupazzi in gommapiuma e attori \nRaffaele e Daria\, due burattinai di mestiere\, sanno che per raccontare questa antica fiaba occorre una matrigna\, due sorellastre\, un principe\, un re e una ragazzina\, Cenerentola! Ma non sanno cosa li aspetta.\nI pupazzi\, infatti\, rivelano da subito una vita propria. Raffaele ha appena finito di scolpire la matrigna e già si stupisce del suo accento; le sorellastre si lamentano di come il burattinaio le ha rifinite; il re padre fatica ad essere presente; Cenerentola mette in discussione il suo sogno; il principe procrastina le sue responsabilità.\nDaria si affanna per mantenere un equilibrio tra le parti ma\, inesorabilmente\, i piani si confondono e il sottile confine che segna ciò che è reale e ciò che è immaginario si farà sempre più sottile. Infine\, la coppia di animatori riuscirà sì a raccontare la fiaba ma soltanto attraverso la loro personalissima esperienza.
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SUMMARY:Vanessa Gravina e Nicola Rignanese / PAZZA
DESCRIPTION:di Tom Topor\ncon Vanessa Gravina e Nicola Rignanese\ne con Maurizio Zacchigna\, Fabrizio Coniglio\, Massimo Rigo e Gloria Sapio\nadattamento e regia Fabrizio Coniglio\nscene Gaspare de Pascali\ncostumi Sandra Cardini\nsound design Enza De Rose\nlight design Bruno Guastini\nproduzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste \nClaudia Draper\, una squillo di lusso\, viene accusata dell’omicidio di un anziano cliente e rischia venticinque anni di carcere. Pur di salvarla\, la ricca famiglia si affida ad un valente legale per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e farla internare in un istituto psichiatrico\, dal quale potrà uscire dopo pochi anni. Ma la donna si sbarazza del legale pagato dai genitori e viene affidata a un avvocato d’ufficio\, il quale intuisce – dietro il contegno ostico dell’indesiderata cliente – un’intelligenza acuta e la capacità di collaborare alla propria difesa. Claudia lo fa a prescindere da ogni possibile cavillo giudiziario\, solo svelando dolorosamente\, con disperata causticità\, lo scabroso entroterra familiare nel quale è maturata la sua scelta di vita e le intollerabili pretese del cliente che scatenarono la sua micidiale reazione di difesa.\nPazza andò in scena per la prima volta a Broadway nel 1980\, per poi essere riproposto al cinema dallo stesso Topor in una fortunatissima versione che vide Barbara Streisand nei panni della protagonista assieme a un giovane Richard Dreyfuss. \nDurata: 90 minuti
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SUMMARY:ULTIMO SCHIAFFO
DESCRIPTION:sab 31 gennaio ore 18 e 20.30\ndom 1 febbraio alle ore 17\nIl regista Matteo Oleotto sarà presente in sala domenica 1 alle 17 per presentare personalmente il suo film\, con un’introduzione a cura di Marco Puntin. \n\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nULTIMO SCHIAFFO\nProduzione: Italia\, Slovenia\, 2025\nDurata: 101′\nRegia: Matteo Oleotto\nInterpreti: Adalgisa Manfrida\, Massimiliano Motta\, Giuseppe Battiston \nTRAMA Come si suol dire\, “a Natale si è tutti più buoni”\, ma per Petra e Jure\, sorella e fratello che abitano nel villaggio minerario di Cave del Predil\, è difficile accettare questa filosofia\, dopo che la vita non è certo stata generosa con loro. Quello che vogliono è abbandonare il paese natio e ricominciare in un posto in cui ci siano vere opportunità per qualcuno come loro: il problema è che per farlo servono soldi\, e loro non li hanno. Complice la scomparsa del cane Marlowe\, per il cui ritrovamento è stata promessa una lauta ricompensa\, il duo comincia a escogitare un piano per andarsene dal villaggio. \nCOMMENTO Dopo aver vinto nel 2013 il Premio del pubblico “RaroVideo” alla Settimana internazionale della critica della Mostra del cinema di Venezia con la commedia sopra le righe Zoran – Il mio nipote scemo\, Matteo Oleotto sembrava aver trovato la sua dimensione nel mondo della serialità televisiva\, dove ha realizzato alcuni prodotti apprezzati come Volevo fare la rockstar (2019) e Maschi veri (2025). Ultimo schiaffo va invece a rappresentare un ritorno netto alle atmosfere agrodolci e ai personaggi eccentrici di Zoran\, nonché ai panorami della sua regione\, sebbene stavolta il film sia ambientato fra le nevi e i monti di Cave del Predil e non nel Collio che ben conosce. Ritorna anche il grande Giuseppe Battiston\, pur questa volta non in un ruolo da protagonista\, ribadendo con forza le radici locali della pellicola\, d’altronde realizzato in collaborazione con la Friuli Venezia Giulia Film Commission e il Fondo audiovisivo del FVG\, oltre che con lo Slovenski Filmski Center di Ljubljana. Nonostante il fortissimo legame fra il territorio friulano e la storia che il film racconta\, i modelli principali di Ultimo schiaffo sono internazionali\, e vanno rintracciati nelle dark comedy grottesche di Joel e Ethan Coen\, al cui capolavoro Fargo (1996) lo stesso Oleotto ha confermato di essersi ispirato. Se lì erano le gelide montagne del North Dakota a fare da cornice a un thriller dall’umorismo surreale\, qui Oleotto ha optato per le ombrose Alpi Giulie\, lasciando però che l’elemento da crime movie sia solo una delle molte anime (e nemmeno una delle più importanti) che compongono il suo atteso ritorno sul grande schermo\, per il quale si può proprio dire che è valsa la pena attendere. \nREGISTA Nato a Gorizia\, Matteo Oleotto si è prima formato come attore all’Accademia “Nico Pepe” di Udine\, per poi dedicarsi alla regia una volta iscritto al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dopo alcuni cortometraggi\, si è distinto nel 2013 con l’apprezzato Zoran – Il mio nipote scemo\, seguito da vari lavori televisivi\, fra cui film come Mai scherzare con le stelle! (2020) e serie tv come Doc — Nelle tue mani (2024). Ultimo schiaffo rappresenta il suo ritorno al cinema con un’altra “ballata di provincia”\, per usare le sue parole\, la quale “porta in scena un cortocircuito […] tra il calduccio rassicurante delle feste e la tristezza siberiana dei personaggi”. \n 
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SUMMARY:La Rosa Bianca
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndi Aida Talliente\ncon Aida Talliente e Sandro Fulvio Pivotti\nmusiche Marco Colonna\nproduzione Aria Teatro e Treno della Memoria \ndurata: 60’\nteatro d’attore \nSpettacolo in collaborazione con Libera. Associazioni\, nomi e numeri contro le mafie – coordinamento di Udine \nLa “Rosa Bianca” è il nome scelto da un gruppo di studenti universitari di Monaco\, che dalla primavera del 1942 all’inverno del 1943 iniziarono e portarono avanti con coraggio un percorso di resistenza politica contro il regime nazista. Il gruppo di amici e conoscenti\, ispirati da “libri proibiti” di straordinari scrittori\, organizzarono un’attività sovversiva\, scrivendo e divulgando in diverse città della Germania dei volantini che portavano la voce di una piccola parte del popolo\, quello che non poteva tacere davanti alla violazione dei diritti umani e alla negazione della libertà. Il nucleo principale composto da Hans e Sophie Sholl\, Alexander Schmorell\, Willi Graf\, Christoph Probst e il professor Kurt Huber\, venne scoperto nel febbraio del 43. Tutti e sei i componenti furono arrestati\, processati e ghigliottinati per alto tradimento. Ma il loro messaggio non si esaurì quell’inverno\, fu accolto e portato avanti da altri\, anche in seguito alla loro morte.
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SUMMARY:UP! The Real World of Peter Gabriel
DESCRIPTION:venerdì 23 gennaio 2026\, ore 20.45 \nUP! The Real World of Peter Gabriel \nFlavio Braut – voce\, tastiere\nRoberto Berti – batteria\, percussioni\nAlex Michelin – basso\, cori\nMarco Michelin – chitarre\, cori \nPeter Gabriel è un artista eclettico e versatile\, anima e voce dei primi Genesis (band che negli anni ’70 caratterizzò l’era del Prog inglese più creativo)\, e poi\, da solista\, cantante\, compositore e produttore discografico\, universalmente considerato un genio della musica contemporanea.\nQuattro musicisti appassionati hanno scelto di omaggiare fedelmente il cantante e compositore britannico con The Real World of Peter Gabriel\, uno spettacolo musicale che attraverso un’accurata scelta di brani\, ripercorre i quasi cinquant’anni di carriera solista soffermandosi in particolare sull’album “So” del 1986\, grande successo discografico\, ma\, allo stesso tempo\, opera ricchissima dal punto di vista sonoro e musicale.\nIdeato e prodotto dal gruppo\, UP! (in onore dell’omonimo album del 2002) è un concerto che pone particolare attenzione all’innovatività degli elementi compositivi introdotti nella musica pop-rock da Gabriel\, come l’esplorazione di ritmi africani\, i suoni etnici\, le stratificazioni di loop e pattern ritmici.\nNel concerto vengono impiegati strumenti elettronici e digitali in grado di riprodurre fedelmente le diverse sonorità degli album pubblicati dall’artista\, tra i primi ad utilizzare drum machine\, sintetizzatori ed effetti sonori poi imitatissimi\, applicati alle percussioni.\nLo spettacolo lascia spazio anche ad alcuni momenti di approfondimento per far conoscere al pubblico il percorso straordinario dell’artista\, tra linguaggi musicali all’avanguardia e arti visive. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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SUMMARY:Claudio Casadio\, Loredana Giordano\, Valentina Carli\, Leone Tarchiani / GLI INNAMORATI
DESCRIPTION:di Carlo Goldoni\nadattamento e regia Roberto Valerio\ncon Claudio Casadio\, Loredana Giordano\, Valentina Carli\, Leone Tarchiani\, Maria Lauria\, Lorenzo Carpinelli\, Damiano Spitaleri\, Alberto Gandolfo\nscene e costumi Guido Fiorato\nmusiche Paolo Coletta\nlight designer Michele Lavanga\nassistente scene e costumi Anna Varaldo\nproduzione Accademia Perduta/Romagna Teatri\, La Contrada Teatro Stabile di Trieste\, La Pirandelliana \nSpecchiatevi\, o giovani\, in questi Innamorati ch’io vi presento;\nridete di loro\, e non fate che si abbia a rider di voi.\n\n“Così Carlo Goldoni introduce la sua commedia al lettore\, e in questa breve frase c’è davvero tutto il succo dell’opera. Due giovani innamorati (Eugenia e Fulgenzio) ci mostrano come un amore dolce\, limpido e senza inganni si possa trasformare senza alcun motivo in folle gelosia: da qui nascono una serie di ripicche\, furibonde liti\, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.\nEsiste un tema più universale e contemporaneo di questo?\nQuale altro sentimento scuote e dilania le nostre anime quanto l’amore folle?\nDiventa allora necessario rimettere in scena questo capolavoro goldoniano che ci rammenta quanto ancora oggi ci sia di sciocco\, buffo\, nei nostri comportamenti durante un innamoramento.\nGoldoni ci presenta una magnifica galleria di personaggi intorno ai due giovani amanti che consigliano\, rimproverano\, ingarbugliano ancor di più la vicenda. Il campione assoluto nel creare scompiglio e nel creare strade drammaturgiche aggrovigliate è Fabrizio (lo zio di Eugenia)\, magnifica maschera di chiacchierone\, bonario bugiardo che esalta e magnifica tutte le persone che lo circondano provocando ilarità degli altri personaggi e di riflesso del pubblico. \nCon una scenografia contemporanea e costumi moderni\, nasce uno spettacolo asciutto\, diretto\, senza fronzoli\, che mescola leggerezza\, risate\, momenti di grande commedia a cupe atmosfere per poter rappresentar un amore più violento di tutti gli altri; uno spettacolo in cui trionfa il Teatro e la magnifica macchina teatrale inventata dal più grande drammaturgo italiano\, capace con un testo scritto nel 1759\, di parlare ancora oggi alle persone sedute in platea.” Roberto Valerio \nDurata: 90 minuti \n \nFoto di Filippo Venturi \nFoto di Filippo Venturi
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SUMMARY:FATHER MOTHER SISTER BROTHER
DESCRIPTION:sab 17 ore 18 e 20.30\ndom 18 ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nFATHER MOTHER SISTER BROTHER\nProduzione: USA\, Irlanda\, Francia\,\nItalia\, Giappone\, 2025\nDurata: 110′\nRegia: Jim Jarmusch\nInterpreti: Adam Driver\, Charlotte Rampling\, Cate Blanchett\, Vicky Krieps \nTRAMA Tre famiglie i cui membri hanno da tempo diradato i rapporti si riuniscono in contesti molto diversi: in un’anonima cittadina degli Stati Uniti d’America nord—orien­tali\, un fratello e una sorella fanno visita all’eccentrico padre\, chiuso da anni nel suo isolamento; a Dublino\, le due figlie di un’austera scrittrice vanno a trovarla per il loro appuntamento annuale di fronte a una tazza di tè\, nonostante vari problemi per raggiungerla; a Parigi\, due gemelli si ritrovano a raccogliere le ultime cose dall’appartamento dei genitori dopo la loro tragica morte in un incidente aereo. \nCOMMENTO Dopo più di vent’anni Jim Jarmusch è tornato alla Mostra del cinema di Venezia e guarda caso l’ha fatto con un film a episodi\, come il cult Coffe and Cigarettes che presentò fuori concorso nel 2003. Father Mother Sister Brother è difatti composto da tre capitoli tra loro indipendenti che esplorano i vari modi in cui le relazioni famigliari mutano nel tempo e come le persone risentono di questi cambiamenti. Partendo da un fratello e una sorella di mezza età che\, da professionisti affermati\, si trovano a visitare il padre recluso e senza apparenti fonti di reddito dopo la morte della moglie\, trovandolo indifferente e distante come sempre\, fino ad arrivare ai due gemelli parigini che scoprono vari dettagli misteriosi sul passato dei genitori esplorando l’appartamento in cui vivevano prima dell’imprevista morte\, Jim Jarmusch costruisce un film perfettamente inserito nella sua produzione\, un’opera fondata sul dialogo e dal ritmo compassato\, quasi ipnotico\, nonostante i colpi di scena che arricchiscono la narrazione. Sebbene negli ultimi anni la Mostra del cinema di Venezia abbia premiato film di genere di grande appeal\, come La forma dell’acqua (2017) di Guillermo Del Toro\, Joker (2019) di Todd Phillips o Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos\, quest’anno il Leone d’oro è andato al rigoroso film d’autore diretto da Jarmusch\, il quale comunque offre con Father Mother Sister Brother un’esperienza stimolante e mai banale. Complici sono i numerosi grandi attori e attrici coinvolti nel progetto\, da Adam Driver a Françoise Lebrun\, passando per Cate Blanchett\, grazie a cui la pellicola diventa un viaggio nella complessità dei rapporti famigliari che adotta diversi registri\, dal grottesco al drammatico\, per rendere indimenticabili\, e cinematografici\, i vari momenti di vita quotidiana che compongono i suoi tre episodi. \nREGISTA Considerato il più grande cineasta indipendente affermatosi negli Stati Uniti fra anni ‘80 e ‘90\, il regista e musicista Jim Jarmusch può vantare la regia di alcuni dei principali cult del periodo\, come la commedia carceraria (col nostro Roberto Benigni) Daunbailò (1986)\, il western psichedelico Dead Man (1995) e il noir Ghost Dog – Il codice del samurai (1999). Ciononostante\, non ha smesso di sperimentare\, alternando raffinati film d’autore del calibro di Coffe and Cigaret- tes e Paterson (2016) a film horror (seppur molto particolari) come Solo gli amanti sopravvivono (2013) e I morti non muoiono (2019)\, tutti accomunati dalla centralità della musica\, a volte composta da lui stesso. \n 
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SUMMARY:Fare un fuoco
DESCRIPTION:dagli 11 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Francesco Niccolini e Luigi D’Elia\nmolto liberamente ispirato ai Racconti dello Yukon di Jack London\nregia Francesco Niccolini e Luigi D’Elia\ncon Luigi D’Elia\ndisegno luci Francesco Dignitoso\nmusiche originali Giorgio Lazzarini\nassistenti alla produzione Elisabetta Aloia\, Adalgisa Vavassori\, Susanna Zoccali\nproduzione Teatri di Bari – Fondazione Sipario Toscana-La Città del Teatro – Cascina (PI)\nin collaborazione con INTI \ndurata: 60 minuti\nteatro di narrazione \n\n\nFare un fuoco narra la storia di un uomo audace\, determinato a raggiungere i suoi compagni in cerca d’oro attraversando una delle regioni più ostili dello Yukon. Deve raggiungere i suoi compagni in una vecchia miniera dove sono convinti di trovare molte pepite d’oro e la ricchezza. Deciso a partire all’alba di un giorno d’inverno\, quando il sole non sorge nemmeno e la temperatura tocca i 60 gradi sottozero\, ignora le suppliche di una donna inuit che lo avverte del pericolo mortale del viaggio. Convinto di essere preparato\, l’uomo intraprende il cammino con il suo fidato husky\, Macchia\, un cane di straordinaria intelligenza. Tuttavia\, la natura\, con la sua bellezza assoluta e crudele\, si rivela un avversario implacabile.\nFare un fuoco è il racconto delle disavventure dell’uomo e del suo cane\, in una natura dalla bellezza tanto assoluta quanto crudele\, sotto un cielo senza sole e senza stelle. Solo neve\, alberi\, ghiaccio\, visioni\, sogni e ricordi\, in un susseguirsi di sorprese fino all’ultimo secondo.\nE in fondo\, alla fine di quel viaggio\, per sopravvivere\, altro non dovrà fare quell’uomo che… accendere un fuoco.
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SUMMARY:Fare un fuoco
DESCRIPTION:dagli 11 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Francesco Niccolini e Luigi D’Elia\nmolto liberamente ispirato ai Racconti dello Yukon di Jack London\nregia Francesco Niccolini e Luigi D’Elia\ncon Luigi D’Elia\ndisegno luci Francesco Dignitoso\nmusiche originali Giorgio Lazzarini\nassistenti alla produzione Elisabetta Aloia\, Adalgisa Vavassori\, Susanna Zoccali\nproduzione Teatri di Bari – Fondazione Sipario Toscana-La Città del Teatro – Cascina (PI)\nin collaborazione con INTI \ndurata: 60 minuti\nteatro di narrazione \n\n\nFare un fuoco narra la storia di un uomo audace\, determinato a raggiungere i suoi compagni in cerca d’oro attraversando una delle regioni più ostili dello Yukon. Deve raggiungere i suoi compagni in una vecchia miniera dove sono convinti di trovare molte pepite d’oro e la ricchezza. Deciso a partire all’alba di un giorno d’inverno\, quando il sole non sorge nemmeno e la temperatura tocca i 60 gradi sottozero\, ignora le suppliche di una donna inuit che lo avverte del pericolo mortale del viaggio. Convinto di essere preparato\, l’uomo intraprende il cammino con il suo fidato husky\, Macchia\, un cane di straordinaria intelligenza. Tuttavia\, la natura\, con la sua bellezza assoluta e crudele\, si rivela un avversario implacabile.\nFare un fuoco è il racconto delle disavventure dell’uomo e del suo cane\, in una natura dalla bellezza tanto assoluta quanto crudele\, sotto un cielo senza sole e senza stelle. Solo neve\, alberi\, ghiaccio\, visioni\, sogni e ricordi\, in un susseguirsi di sorprese fino all’ultimo secondo.\nE in fondo\, alla fine di quel viaggio\, per sopravvivere\, altro non dovrà fare quell’uomo che… accendere un fuoco.
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SUMMARY:C’ERA UNA VOLTA MIA MADRE
DESCRIPTION:sab 10 ore 18 e 20.30\ndom 11 ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nC’ERA UNA VOLTA MIA MADRE\n(MA MÈRE\, DIEU ET SYLVIE VARTAN)\ndi Ken Scott\ntratto dal romanzo di Roland Perez «Ma mère\, Dieu et Sylvie Vartan»\nVincitore del Prix Littéraire du Cheval Blanc 2022\nNel cast di altissimo livello Jonathan Cohen\, Naïm Naji e Sylvie Vartan nel ruolo di se stessa. \nTRAMA Parigi\, anni ‘60. In una numerosa famiglia di origine marocchina arriva un nuovo figlio\, a cui viene dato il francesissimo nome Roland. Il bambino però ha un problema: è nato con una malformazione che secondo i medici gli impedirà di camminare da solo. La madre Esther non si arrende a questa diagnosi e comincia a percorrere ogni strada per permettere al suo Roland di guarire e poter essere indipendente. Dopo molte fatiche ce la farà: Roland si dedicherà alla danza\, farà l’attore\, poi l’avvocato e infine il giornalista\, sempre seguito dall’ombra amorevole ma a tratti invadente di Esther. \nCOMMENTO Tratto da Ma mère\, Dieu et Sylvie Vartan\, romanzo autobiografico di grande successo scritto dal giornalista francese Roland Perez\, il film di Ken Scott si pone il chiaro obiettivo di adattare in maniera estremamente fedele il libro\, operazione non facile trattandosi di un’opera autobiografica. Il titolo italiano C’era una volta mia madre\, modellato su quello internazionale in inglese Once Upon My Mother\, aiuta a capire subito su quale elemento della triade formativa madre-Dio-Sylvie Vartan il regista canadese ha deciso di concentrare la sua attenzione. \nLa pellicola infatti si mostra fin da subito come una celebrazione spassionata della determinazione di Esther Perez\, ottimamente interpretata dall’attrice franco-algerina Leïla Bekhti\, la quale ricorre a ogni ritrovato medico e non per cercare di curare il figlio\, il quale non a caso pare guarire quasi per miracolo. A questo punto forse entra nell’equazione anche il secondo elemento della triade succitata\, Dio\, nello specifico il Dio incostante della tradizione ebraica sefardita che è quella di origine del protagonista\, sebbene l’elemento religioso non venga molto esplorato nel film di Scott. Ha un ruolo più marcato il terzo elemento della triade\, ovvero la leggendaria chanteuse Sylvie Vartan\, le cui canzoni affollano la colonna sonora\, soprattutto nelle sezioni dedicate all’infanzia e alla giovinezza di Roland\, e che non a caso compare anche in un cameo durante una delle scene più importanti del film\, quando Roland\, divenuto giornalista\, intervista la cantante che ha tanto contribuito alla sua formazione. \nInserendosi con convinzione nel filone dei cosiddetti feel good movie\, C’era una volta mia madre propone un racconto tratto da una storia vera e con un lieto fine\, una combinazione che di questi tempi può parere poco credibile\, ma che qui colpisce per il modo convincente con cui è resa\, ribadendo\, nel suo piccolo\, la forza del cinema. REGISTA Cineasta canadese che ben rappresenta la natura bilingue di quel paese e anche della sua industria cinematografica\, Ken Scott per molto tempo è stato noto soprattutto come membro del gruppo comico Les Bizarroïdes e per aver scritto alcune sceneggiature molto apprezzate. Affermatosi nel corso del decennio scorso grazie ad alcune commedie di successo realizzate a Hollywood\, negli ultimi anni Scott è tornato alla regia di pellicole più variegate per genere\, passando dall’avventuroso L’incredibile viaggio del fachiro (2018) al più drammatico Goodbye Happiness (2021)\, senza dimenticare C’era una volta mia madre\, che mostra tutte le anime del suo cinema. \n 
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SUMMARY:JAN STURIALE 4et In the Life
DESCRIPTION:venerdì 9 gennaio 2026\, ore 20.45 \nJAN STURIALE 4et\nIn the Life \n Jan Sturiale – chitarra\, composizioni\nFrancesco De Luisa – pianoforte\nAlessandro Turchet – contrabbasso\nLuca Colussi – batteria \nJan Sturiale ha intrapreso un percorso musicale di altissimo profilo tra Italia\, Stati Uniti ed Europa.\nGrazie alla prestigiosa borsa di studio ottenuta alla Berklee College of Music di Boston\, una delle più rinomate accademie musicali al mondo\, è entrato in contatto con maestri di livello mondiale\, immerso nel cuore pulsante della scena jazz/rock statunitense. Da allora\, Sturiale ha mantenuto uno stretto legame con gli Stati Uniti\, dove torna regolarmente per concerti\, tour e registrazioni con una musica che riflette questa duplice anima\, coniugando la ricchezza della tradizione jazz europea con l’energia e la libertà creativa tipiche del jazz americano. \nDal punto di vista chitarristico\, Sturiale sviluppa una ricerca originale che spazia tra timbri inediti\, effetti sonori innovativi e approcci tecnici non convenzionali\, valorizzando al massimo le potenzialità espressive della chitarra elettrica. \nAl Teatro Pasolini\, affiancato da una ritmica solida e collaudata composta da alcuni dei nostri migliori talenti jazzistici\, presenta “In the Life”\, un album carico di significato\, profondamente personale e intenso\, nato in un periodo di grandi trasformazioni interiori e collettive. Registrato a Ljubljana e masterizzato a New York\, “In the Life” è il risultato di una visione artistica matura e consapevole\, frutto di un dialogo continuo tra Europa e America\, tra radici e futuro. \nCompra il tuo biglietto su Vivaticket
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DESCRIPTION:sab 3\, dom 4\, mar 6 ore 16.30\, 18.30\, 20.30\ngio 1\, ven 2\, lun 5 ore 18.30\, 20.30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nBUEN CAMINO\ndi Gennaro Nunziante\nCast: Beatriz Arjona\, Checco Zalone\, Hossein Taheri\, Letizia Arnò\, Martina Colombari \nQuella di Checco è una vita agiata e comodissima e non potrebbe essere altrimenti visto che è il figlio unico di Eugenio Zalone\, un ricchissimo produttore di divani.\n\nSpiaggiato in piscina nelle sue ville lussuose\, un numero imprecisato di filippini a servizio\, una giovanissima modella messicana come fidanzata\, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare; si direbbe una vita davvero invidiabile visto che non gli manca niente ma proprio niente. Anzi no. Qualcosa gli manca. È la figlia minorenne Cristal\, chiamata così in onore delle famose bollicine francesi\, scomparsa all’improvviso senza lasciare traccia. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della sua paternità provando a cercare la ragazzina\, compito parecchio complicato visto che di Cristal e della sua vita non sa assolutamente niente. In suo soccorso giunge però Corina\, la migliore amica di Cristal\, che Checco riesce a corrompere e farle confessare che la figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Scoprirà raggiungendola che Cristal ha deciso di percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela\, 800 chilometri da camminare a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita\, una distanza immensa da percorrere che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto ad intraprendere. Per sentieri assolati\, montagne fredde e piovose\, passando per piccoli paesi sperduti\, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini\, Checco proverà a ricomporre la sua relazione con Cristal. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio si sa può cambiare la vita e renderla ricca per davvero. \n 
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DESCRIPTION:sab 3\, dom 4\, mar 6 ore 16.30\, 18.30\, 20.30\ngio 1\, ven 2\, lun 5 ore 18.30\, 20.30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nBUEN CAMINO\ndi Gennaro Nunziante\nCast: Beatriz Arjona\, Checco Zalone\, Hossein Taheri\, Letizia Arnò\, Martina Colombari \nQuella di Checco è una vita agiata e comodissima e non potrebbe essere altrimenti visto che è il figlio unico di Eugenio Zalone\, un ricchissimo produttore di divani.\n\nSpiaggiato in piscina nelle sue ville lussuose\, un numero imprecisato di filippini a servizio\, una giovanissima modella messicana come fidanzata\, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare; si direbbe una vita davvero invidiabile visto che non gli manca niente ma proprio niente. Anzi no. Qualcosa gli manca. È la figlia minorenne Cristal\, chiamata così in onore delle famose bollicine francesi\, scomparsa all’improvviso senza lasciare traccia. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della sua paternità provando a cercare la ragazzina\, compito parecchio complicato visto che di Cristal e della sua vita non sa assolutamente niente. In suo soccorso giunge però Corina\, la migliore amica di Cristal\, che Checco riesce a corrompere e farle confessare che la figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Scoprirà raggiungendola che Cristal ha deciso di percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela\, 800 chilometri da camminare a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita\, una distanza immensa da percorrere che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto ad intraprendere. Per sentieri assolati\, montagne fredde e piovose\, passando per piccoli paesi sperduti\, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini\, Checco proverà a ricomporre la sua relazione con Cristal. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio si sa può cambiare la vita e renderla ricca per davvero. \n 
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SUMMARY:CAMERATA STRUMENTALE ITALIANA / Concerto di Capodanno
DESCRIPTION:CAMERATA STRUMENTALE ITALIANA\nConcerto di Capodanno\nIl magico mondo di Johann Strauss\nper i 200 anni dalla nascita (1825 – 2025)\n1 gennaio 2026 ore 16:00\ningresso libero \nProgramma\nFabrizio Ficiur Hommage a Sissi\nJohann Strauss Leichtes Blut Polka schnell\, Ballnacht Galopp\nFranz Lehar  Tu che m’hai preso il cuor  tenore: Ennio Ficiur\nJohann Strauss Morgenblätter  Valzer\, Im Fluge Polka schnell\, Pizzicato Polka\, Canzone del gondoliere tenore: Ennio Ficiur\nFabrizio Ficiur  Allegra\, la vedova! Parafrasi sull’operetta\nJohann Strauss Heski Holki Polka Polka francese\, Annen Polka\, Baccus Polka\,Seufzer Galopp \nCAMERATA  STRUMENTALE  ITALIANA\nÈ un’orchestra da camera costituita da un gruppo di musicisti riunitisi nel 1991 che dedica grande attenzione ai compositori delle nostre terre\, presentando programmi mirati a valorizzare la cultura musicale istro-veneta dal Barocco al Contemporaneo. È impegnata in tournée in Russia e nell’Europa dell’Est quale ambasciatrice della cultura musicale italiana\, nonché in Lituania\, Lettonia\, Estonia\,  Bielorussia ed Ucraina\, oltre che in Ungheria\, Slovenia\, Croazia ed Austria. Insignita del Sigillo Trecentesco della Città di Trieste (massimo riconoscimento dell’Amministrazione locale)\, viene nominata “Ufficiale portavoce artistica” dall’Istituto Internazionale di Studi sui Diritti dell’Uomo a Statuto Partecipativo dell’Unesco e del Consiglio d’Europa e “Rappresentante artistica” della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone Disabili e delle loro Famiglie della Regione Friuli-Venezia Giulia. Ha inciso per la HMS France\, per la RTV Slovenija e per Sony Austria. \nFABRIZIO  FICIUR\nNato a Trieste\, studia e si diploma nella città natale in Violino e Strumenti a Percussione e successivamente consegue il diploma in Direzione d’orchestra. Fonda l’orchestra da camera Camerata Strumentale Italiana con la quale\, scegliendo un repertorio tipico di musica del ‘900\, ha riscosso successi in Italia e all’estero. Nel 1991 e ’92 partecipa ai corsi di perfezionamento in Direzione d’orchestra tenuti al Conservatorio di Stato Rimskij-Korsakov di S. Pietroburgo\, sotto la guida dei Maestri Michail Gheorghievich Kukushkin e Ilija Musin ottenendo il diploma ed una menzione particolare per la sua interpretazione della musica sinfonica italiana del ‘900. Ha diretto in Italia\, Slovenia\, Croazia\, Austria\, Russia\, Spagna\, Francia\, Ungheria\, Serbia e dal 1992 al 2005 è stato direttore dell’Orchestra da Camera del Teatro dell’Opera Giuseppe Verdi di Trieste dove ha lavorato come violinista nell’orchestra lirico-sinfonica. È stato invitato alla guida della S. Francisco Chamber Orchestra e della Fairfield Concert Orchestra negli USA\, della Wiener Sinfonietta in Austria\, della Orchestra Regionale della Lombardia e della Guido Cantelli con solisti della Scala\, nonché l’orchestra Bruno Maderna a Ravenna ove ha diretto artisti del calibro di David Garret e Stephan Milenkovich. È stato sul podio inoltre della Orquesta de Hidalgo in Messico\, della Orquesta Sinfónica Nacional di Cuba\, delle orchestre spagnole Sinfónica Municipal de Sevilla\, Municipal de Badajoz e Social Music Orquesta de Valencia. \nENNIO  FICIUR\nCantante e attore\, muove i suoi primi passi nella musica frequentando il Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste. Nel 2003 si trasferisce a Londra dove si diploma alla prestigiosa Central School of Speech & Drama nel corso di Acting in Musical Theatre; da qui inizia a esibirsi tra Londra\, Scozia\, Inghilterra\, Italia ed altre piazze Europee in Musicals\, Opere\, Concerti e spettacoli di Varietà. Nel 2012 diventa insegnante di canto per i corsi di BA Musical Theatre\, BA Acting e BA Voice in Performance presso il London College of Music (UWL) e cura le regie dei showcase finali delle classi di musica classica. È vocal coach per il musical West Side Story del LCM e nel 2016 cura la regia del nuovo musical “Risen!” ove interpreta il ruolo di Judas. Tornato a Trieste\, ha svolto attività artistica presso il Teatro Lirico Giuseppe Verdi\, il Teatro Bobbio\, esibendosi in  manifestazioni artistiche di vario genere. \nPartner Ufficiale dell’Orchestra\n\n\nGrazie al contributo di:\n   \n \n 
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SUMMARY:FRANCESCO GUCCINI: FRA LA VIA EMILIA E IL WEST
DESCRIPTION:Dom 28\, lun 29 e mar 30 ore 18:45 e 20:45\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nIn occasione del suo 40° anniversario arriva nelle sale il film-concerto completamente restaurato con audio 5.1\nFRANCESCO GUCCINI: FRA LA VIA EMILIA E IL WEST\nUn appuntamento unico per riunire tutti i fan del maestro. \nIn occasione del suo 40° anniversario arriva in esclusiva nelle sale cinematografiche in una versione completamente restaurata con audio in 5.1 Francesco Guccini: fra la Via Emilia e il West\, il celebre film concerto filmato a Bologna il 21 giugno 1984. L’evento al cinema sarà un appuntamento unico per far rivivere sul grande schermo ai tantissimi fan del grande cantautore tutte le emozioni di quella serata straordinaria. La proiezione del film sarà preceduta da un’esclusiva introduzione realizzata appositamente per l’evento cinematografico dallo stesso Francesco Guccini. \nIl 21 giugno 1984 Bologna venne invasa da oltre 160 mila fan accorsi per assistere a quello che per l’epoca si rivelò essere un evento musicale senza precedenti: il concerto per celebrare i vent’anni di attività musicale di Francesco Guccini. Sul palco in Piazza Maggiore\, a festeggiare con lui\, si avvicendarono grandi amici e colleghi come Lucio Dalla\, Paolo Conte\, I Nomadi\, Pierangelo Bertoli e moltissimi altri. \nIl titolo “Fra La Via Emilia E Il West” proviene da un verso della canzone “Piccola città” in cui Guccini parla di Modena sua città natale. Racconta Francesco Guccini: «La via Emilia tagliava Modena in due; la strada dove abitavo\, da una parte\, si incrociava con essa. Dall’altra parte c’erano già gli ampi campi della periferia. Erano un po’ il nostro “West” domestico: bastava fare due passi\, o attraversare una strada\, e c’erano già indiani e cow-boys\, cavalli e frecce; c’era\, insomma\, l’Avventura\, tradotta in “padano” dai film e dai fumetti. Poi la via Emilia continuò a tagliare Modena in due\, ma il West aveva volto diverso\, e il “mito americano”\, quello di tante generazioni oltre alla mia\, parlava lingua diversa\, quella del rock\, delle copertine dei dischi\, della faccia di James Dean in Gioventù bruciata\, dei libri che altri appena prima di noi avevano scoperto e voltato in italiano. Ma i due riferimenti esistevano sempre\, un piede di qua e uno di là\, il sogno (meglio\, l’utopia) e la realtà…». \n 
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SUMMARY:ZOOTROPOLIS 2
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