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SUMMARY:Linaquella che fa brutti sogni
DESCRIPTION:13 novembre 2008 ore 21 \ndi Massimo Salvianti\nregia Pierpaolo Sepe\ncon Fulvia Carotenuto\, Irma Ciaramella\, Emanuela Lumare\, Andrea Manzalini\, Marco Natalucci\nscene Daniele Spisa\nluci Vincenzo Alterini\ncostumi Giuliana Colzi\nregista assistente Fabiana Iacozzilli\ndirezione tecnica Irene Innocenti\nmateriale elettrico Watt Studio\norganizzazione Costanza Gaeta\, Tiziana Ringressi\namministrazione Valentina Strambi\nuna produzione Arca Azzurra Teatro/Teatro Eliseo/Nuovo Teatro Nuovo\, con il sostegno di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG/Teatro Kismet OperA/Mittelfest 2008\nun progetto ExtraCandoni\, teatri in rete per la nuova promozione\, la produzione\, la diffusione della nuova drammaturgia\nproduttore esecutivo Arca Azzurra Teatro \ntesto vincitore Premio ExtraCandoni 2007 e Premio Vallecorsi 2006 \nLina è una storia inventata\, un piccolo mistero\, un delitto\, una colpa rimossa. Lina ha ucciso un uomo\, inspiegabilmente\, improvvisamente. Lina da trent’anni è in un istituto psichiatrico. Lina fa brutti sogni ma finora non importava niente a nessuno. Ora invece le si chiede di raccontarli\, di interpretarli\, di guardare in fondo al pozzo nero dal quale emergono. Lina non vuole\, oppure si\, Lina fa resistenza\, ma poi si lascia guidare\, si arrende e lentamente raggiunge il fondo di quel pozzo insieme a noi.\nLina è nato da solo\, si è fatto da sé\, strada facendo\, una parola\, una battuta\, una scena dopo l’altra. É la verità\, nessun progetto\, nessuna istanza sociale\, politica\, umana\, artistica è responsabile della sua scrittura anche se  dentro\, una volta finito il testo\, ho ritrovato umanità e politica e tutto il mondo che conosco. Non mi ha ispirato\, come altre volte era successo\, un fatto di cronaca\, un episodio autobiografico\, una cosa sentita dire\, un’emozione  proveniente da un’immagine\, da una storia.\nPrima è nato il personaggio\, Lina\, quasi autonomo\, una persona vera\, una donna forte e tragica come ce ne sono nella vita e sui palcoscenici\, poi è nato il resto\, il contesto e la vicenda.\nA posteriori posso dire che forse dentro ci sono le mie esperienze di animatore e teatrante in carceri e istituti per anziani\, ma è una  cosa che dico adesso\, cioè “dopo”.\nAnche la storia\, il mistero\, i luoghi del dramma\, i personaggi che ruotano accanto alla protagonista le sono nati intorno perché lei ne richiedeva la presenza e per una volta\, per l’autore non è stato un lavoro difficile da svolgere.\nMassimo Salvianti\n\nvai al Progetto ExtraCandoni\nvai al Progetto ExtraCandoni 2007 – Udine\n\nLa rimozione è uno stadio preliminare della condanna\, qualcosa che sta a metà tra la fuga e la condanna.\nSigmund Freud \nE’ necessario rimuovere ciò che non si è in grado di affrontare.\nE’ inevitabile.\nLa rimozione del dolore più grande.\nDell’orrore spaventoso e indicibile.\nFuggire lontano dal ricordo\, rincorsi da coloro che vorrebbero aiutarci ma che\, ai nostri occhi disperati\, non sembrano altro che mostri orrendi che cercano di estorcerci verità inaudite\, ignobili.\nUno spazio di quiete.\nUn silenzio senza domande e senza risposte.\nBisogna difenderlo con i denti.\nNon deve entrare nessuno.\nChe si fottano!\nLa loro pruriginosa curiosità da pettegole non verrà mai soddisfatta.\nNon vi faremo entrare.\nE perchè dovremmo?\nCosa ci offrite in cambio?\nLa verità?\nE che dovremmo farcene della verità?\nLa verità alle volte è brutta al punto da non volerla più.\nE’ brutta come lo stridere del ferro sul vetro.\nMolto meglio se ce ne restiamo qui a lasciarci consumare dal tempo.\nIl mio corpo si decomporrà comunque.\nNon ci sarà bisogno della verità.\nE allora molto meglio un po’ di quiete.\nE allora molto meglio fingere.\nUn giorno finirà comunque.\nE ce ne andremo col nostro segreto in un posto migliore di questo.\nDove non ci sarà bisogno di tutta questa sofferenza.\nSaremo liberi di sorridere\, allora.\nE il sorriso renderà buffi i nostri volti.\nCome quando da bambini tutto sembrava un gioco bellissimo.\nE sembrava non dovesse finire mai.\nE che tutti sarebbero stati felici.\nQuel giorno saremo liberi.\nE forse saremo capaci di volerci bene un po’ di più.\nPierpaolo Sepe
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SUMMARY:La lungje cene di Nadâl
DESCRIPTION:3 aprile 2008 ore 21 \ndi Paolo Patui\nliberamente ispirato a The Long Christmas Dinner di Thornton Wilder\nregia Gigi Dall’Aglio\ncon Maria Ariis\, Andrea Collavino\, Sandra Cosatto\, Stefania Carlotta Del Bianco\, Fabiano Fantini\, Guido Feruglio / Manuel Buttus\, Rita Maffei\, Riccardo Maranzana\, Roberta Sferzi e al pianoforte Adriana Vasques\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\ndisegno luci Alberto Bevilacqua\nmusiche originali Davide Pitis\nassistenti alla regia Maddalena Angelini\, Camilla Toso\nresponsabile tecnico Stefano Revelant\nsartoria Cristina Moret\nfoto di scena Luca d’Agostino\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di ERT Ente Regionale Teatrale del FVG\nFondazione CRUP\nProvincia di Udine\nProvincia di Pordenone \nThe Long Christmas Dinner è un atto unico di Thornton Wilder del 1931\, sorprendente per l’espediente narrativo a cui ricorre per ritrarre tre generazioni di “bravi” borghesi della provincia americana: raccontare le loro storie\, senza soluzione di continuità\, mentre capifamiglia\, padri\, madri\, nonni e figli siedono e si alternano attorno a una tavola imbandita per il rito della cena di Natale. Una cena lunga quasi un secolo.\nLa riscrittura scenica di Paolo Patui e la regia di Gigi Dall’Aglio stravolgono ora buona parte della trama americana\, creando uno spettacolo sulla storia friulana racchiusa in un lasso di tempo compreso tra  i due terremoti del secolo scorso in Friuli\, tra il 1928 e il 1976.\nCon un cast di attori che ricorderà la coralità e la carica emotiva di spettacoli come I turcs tal Friùl e Bigatis\, in una polifonia di parlate\, dal friulano contadino all’udinese\, all’italiano\, La lungje cene di Nadâl  passa in rassegna una straordinaria serie di eventi che hanno segnato la storia friulana\, dal fascismo\, alla lotta partigiana\, dalle lusinghe titine al piano Marshall\, fino ad arrivare alle istanze dell’autonomismo\, alle lotte per l’università friulana\, negli anni cruciali del passaggio da un Friuli rurale e contadino a uno post contadino. Con cadenze simboliche che fanno coincidere l’ingresso o l’uscita di scena dei tanti personaggi con questi anni cruciali della storia friulana\, l’intreccio procede con un ritmo implacabile\, brioso\, ricco di personaggi allusivi\, simbolici e anche storici –  portata dopo portata – durante un lungo pranzo secolare insaporito da gag e situazioni comiche\, momenti di suspence e inattese rivelazioni.
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SUMMARY:Bolero - Serata d’Autore
DESCRIPTION:19 marzo 2008 ore 21 \ncoreografie Mauro Bigonzetti\, Eugenio Scigliano\, Milena Zullo e Fabrizio Monteverde\nscene e luci Carlo Cerri\nmusiche Johann Sebastian Bach\, Eric Serra\, Antonio Vivaldi\, Maurice Ravel\ncostumi Silvia Califano e Eugenio Scigliano\nuna produzione Ente Nazionale del Balletto/Balletto di Roma \nQuattro fra i migliori coreografi italiani – Mauro Bigonzetti\, Fabrizio Monteverde\, Eugenio Scigliano e Milena Zullo – dirigono la prestigiosa compagnia del Balletto di Roma per una serata d’eccezione con la grande danza d’autore.\nApre il percorso\, sulle note di J.S. Bach\, Turnpike di Bigonzetti\, una composizione per sei coppie di danzatori ispirata a una visione aerea del coreografo\, durante un atterraggio in una metropoli statunitense. Noon\, di Scigliano\, traduce la musicalità di una composizione di Eric Serra in un maturo disegno di pura danza nello sviluppo di un passo a due e un passo a tre maschile. Milena Zullo ci offre con Il racconto del mito un assaggio della sua coreografia più amata dal pubblico\, il Don Chisciotte su musiche di Vivaldi. Conclude la sera una inedita versione del Bolero di Ravel riattraversata dal segno coreografico di Fabrizio Monteverde che dà forma a una strana gara di ballo vagamente d’antan dove una a una\, spietatamente\, le coppie soccombono all’eliminatoria\, in un disfacimento psicologico quanto fisico: gli “abitini buoni” vanno man mano chiazzandosi di sudore\, un tacco si rompe\, i rossetti si sbaffano attorno alle bocche contratte in smorfie che disperatamente fingono sorrisi… Ma è davvero una semplice gara ciò a cui stiamo assistendo?
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SUMMARY:Roma ore 11
DESCRIPTION:4 marzo 2008 ore 21 \ndi Elio Petri\nregia Manuela Mandracchia\, Anna Gualdo\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres\ncon Manuela Mandracchia\, Anna Gualdo\, Sandra Toffolatti\, Mariàngeles Torres\nluci e direzione tecnica Mauro De Santis\nuna produzione Associazione Culturale Artisti Riuniti/Mitipretese\nin collaborazione con Teatro Eliseo \nmiglior spettacolo d’innovazione Premio ETI – Gli Olimpici del Teatro 2007 \nRoma 14 gennaio 1951. Alle undici del mattino un centinaio di ragazze si accalca in un villino di via Savoia per partecipare a una selezione per un semplice posto di dattilografa al primo impiego. Il crollo di una scala provoca il ferimento di settantasette ragazze e la morte di una di loro.\nDal libro inchiesta di un giovanissimo Elio Petri\, quattro attrici-registe di se stesse danno voce a quelle giovani donne\, alle loro famiglie\, a un’Italia lontana e ingenua\, che parla di come erano i nostri padri e le nostre madri\, eppure sorprendentemente rispecchia anche l’Italia di oggi con le sue miserie\, i suoi sogni\, i grandi problemi del mondo del lavoro. \nMentre cercavamo testi teatrali che parlassero  di un femminile diverso dai soliti ruoli madre-amante-moglie ci siamo imbattute in Roma ore 11. Appassionandoci a quel mondo e a quelle storie\, quasi per scoprire cosa fosse successo nel frattempo\, come e quanto fossimo cambiati\, ci è venuta la curiosità di tornare nei quartieri di Roma e di parlare con le ragazze che oggi hanno vent’anni: quali sono le loro aspettative sul lavoro\, i loro sogni\, le loro paure? Sorprendentemente le loro risposte non sono state così diverse e lontane da quelle delle ragazze di via Savoia.\nMitipretese
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SUMMARY:La rigenerazione
DESCRIPTION:18 febbraio 2008 ore 21 \ndi Italo Svevo\ncon Gianrico Tedeschi\, Sveva Tedeschi\ne altri sette attori\nregia Antonio Calenda\nmusiche originali Germano Mazzocchetti\nscene Pier Paolo bisleri\ncostumi Stefano Nicolao\nuna produzione A. Artisti Associati / Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nUn cuore semplice\, ispirato al racconto dello scrittore francese Gustave Flaubert\, è uno spettacolo scritto e pensato per un’interprete sensibilissima e di grande talento come Maria Paiato\, oggi considerata una delle migliori attrici italiane\, più volte premiata in questi anni per le sue interpretazioni (del 2005 il Premio Ubu per La Maria Zanella).\nAl centro dello spettacolo\, la figura di Félicité\, domestica dall’esistenza scandita dal lavoro\, priva di grandi eventi\, se non per una breve e infelice storia d’amore\, unica parentesi romantica. La sua intera vita è dedicata agli altri: alla padrona\, alla Chiesa\, alla casa\, al suo adorato pappagallo Loulou. Apre il suo cuore a chiunque\, e in questo trova la sua ragione d’esistere. Dopo una vita in solitudine\, si spegne nel suo letto regalandoci la fulgida e rara intuizione di un’anima pura. Il regista Luca De Bei\, senza tradire lo spirito del personaggio di Flaubert\, scopre i lati appena accennati del carattere di Félicité\, ne ricerca la modernità\, ci offre un ritratto di donna antica\, normale eppure straordinario\, capace di parlare a tutti noi attraverso la sua grande umanità.
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SUMMARY:Un cuore semplice
DESCRIPTION:5 febbraio 2008 ore 21 \ndi Luca De Bei\nispirato all’omonimo racconto di Gustave Flaubert\nregia Luca De Bei\ncon Maria Paiato\nscene Francesco Ghisu\nluci Alessandro Carletti\nmusiche Marco Schiavoni\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Eliseo \nUn cuore semplice\, ispirato al racconto dello scrittore francese Gustave Flaubert\, è uno spettacolo scritto e pensato per un’interprete sensibilissima e di grande talento come Maria Paiato\, oggi considerata una delle migliori attrici italiane\, più volte premiata in questi anni per le sue interpretazioni (del 2005 il Premio Ubu per La Maria Zanella).\nAl centro dello spettacolo\, la figura di Félicité\, domestica dall’esistenza scandita dal lavoro\, priva di grandi eventi\, se non per una breve e infelice storia d’amore\, unica parentesi romantica. La sua intera vita è dedicata agli altri: alla padrona\, alla Chiesa\, alla casa\, al suo adorato pappagallo Loulou. Apre il suo cuore a chiunque\, e in questo trova la sua ragione d’esistere. Dopo una vita in solitudine\, si spegne nel suo letto regalandoci la fulgida e rara intuizione di un’anima pura. Il regista Luca De Bei\, senza tradire lo spirito del personaggio di Flaubert\, scopre i lati appena accennati del carattere di Félicité\, ne ricerca la modernità\, ci offre un ritratto di donna antica\, normale eppure straordinario\, capace di parlare a tutti noi attraverso la sua grande umanità.
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SUMMARY:Alessandro Bergonzoni _ Nel
DESCRIPTION:30 gennaio 2008 ore 21 \ndi e con Alessandro Bergonzoni\nregia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi\nscene Alessandro Bergonzoni\nuna produzione Progetti Dadaumpa \nAlessandro Bergonzoni “testa” in anteprima a Udine\, proprio sul fedelissimo pubblico di Contatto\, il suo nuovo spettacolo\, una nuova espressione della sua ricerca – sempre “tangenziale” e imprevedibile – sul comico\, con le intuizioni e il dinamismo immaginario che lo contraddistinguono. Bergonzoni prosegue il suo costante movimento per sfuggire alle insidie e ai trabocchetti del reale e del verosimile e trovare nuovi sentieri mentali per raggiungere punti d’osservazione elevati da dove poter vedere tutto con prospettive diverse. Perchè\, in fin dei conti\, un illusionista fa sparire gli oggetti o fa piuttosto apparire il nulla? \nUn’ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d’ombra di Alessandro Bergonzoni\, mai come stavolta\, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli.\nRiccardo Rodolfi \nMarco\, il Territorio\nNEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare):\nil dentresco una sorta di sorte\, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L’illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord)\, SU (la parte altra del Sud)\, ES (essere come abbreviazione di Est)\, OV’EST\n(dov’è).\nDove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica).\nNell’energia enucleare perchè estrarre la forza chiusa costa. Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo\nAlessandro Bergonzoni
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SUMMARY:A qualcuno piace carta
DESCRIPTION:16 gennaio 2008 \ndi Ennio Marchetto e Sosthen Hennekam\ncon Ennio Marchetto \nEnnio Marchetto è un artista unico. In quasi 15 anni di carriera è stato alla ribalta dei palcoscenici più prestigiosi del mondo\, da Parigi a Edimburgo\, Londra\, Berlino\, New York e Los Angeles\, scatenando ovunque il divertimento e lo stupore del pubblico di tutte le età con i suoi incredibili personaggi fatti interamente… di carta!\nA qualcuno piace carta esprime all’ennesima potenza l’arte trasformista che contraddistingue questo fantastico one man show: cinquanta minuti di continui cambi di costumi fatti con più di 200 pezzi di carta ritagliati\, dipinti per “rivestire” non meno di cinquanta personaggi di tutti i tempi di cui Marchetto riproduce in maniera esilarante movenze\, manie e tic. E così Biacaneve diventa Patty Pravo\, che elabora un “pensiero stupendo” con la strega cattiva e i sette nani. La Carmen nasce da un Minotauro e sfocia nella “Guernica” di Picasso\, Tina Turner passa il microfono a Liza Minelli. E ancora\, con vorticosi cambi a vista\, aggiunta di dettagli\, pezzi di carta e parrucche\, vedremo in passerella personaggi come Fidel Castro\, Vasco\, Madonna\, Raffaella Carrà\, Elvis Presley\, Britney Spears\, la Venere di Botticelli e tanti altri ancora dare vita a uno spettacolo che è una vera Babilonia di musica\, teatro e creatività.
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SUMMARY:Così fan tutte
DESCRIPTION:12 dicembre 2007 ore 21 \ndi Wolfgang Amadeus Mozart\nnella trascrizione d’epoca per Harmonie di fiati di Johann Nepomuk Wendt\nriadattamento teatrale di Giorgio Monte\ncon l’Ensemble di fiati dell’Associazione Filarmonica del FVG:\n(oboi) Enrico Cossio\, Claudia Pavarin\, (clarinetti) Nicola Bulfone\, Marco Giani\, (corni) Andrea Liani\, Mauro Verona\, (fagotti) Dario Braidotti\, Stefano Meloni\, (contrabbasso) Mauro Meroi\nvoci narranti Manuel Buttus e Giorgio Monte\nuna produzione Ensemble di fiati dell’Associazione Filarmonica del Friuli Venezia Giulia/Associazione Prospettiva T – teatrino del Rifo \nCosì fan tutte è una delle più alte creazioni di Mozart. Il suo autore era ancora vivo e già\, mentre l’opera debuttava nei grandi teatri d’Europa\, proliferavano le sue riscritture per le più diverse formazioni. Una di esse la scrisse il compositore boemo J.N. Wendt\, autore di brillanti adattamenti per banda di famose opere. Al tempo di Mozart queste “pocket opera” erano il genere più diffuso fra le compagnie di attori e musici abituati a girare di contrada in contrada e a portare nelle piazze messe in scena agili e facilmente eseguibili dei capolavori che nei grandi templi dell’opera richiedevano l’impiego di moltissimi musicisti e cantanti. E così\, questo “formato tascabile” contribuì immensamente alla divulgazione di un genere popolare come l’opera.\nAllo stesso modo\, oggi\, l’Ensemble di fiati dell’Associazione Filarmonica del FVG e gli attori del teatrino del Rifo sono i protagonisti di questa versione destinata sia a chi ancora non conosce il Così fan tutte\, ma che darà soddisfazioni anche a chi ama l’opera e la conosce in tutta la sua bellezza e allegra leggerezza. Sul palco ascolteremo otto interpreti di strumenti a fiato e due voci narranti a cui va il compito di cucire assieme le arie che compongono la trascrizione\, per regalare al pubblico una visione complessiva e allo stesso tempo originale del capolavoro mozartiano.
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SUMMARY:Bessôl - Un arbitro tal bunker
DESCRIPTION:21 novembre 2007 ore 21 \ndi Fabiano Fantini\nregia Fabiano Fantini\ncon Claudio Moretti\nsuono Stefano Revelant\ntecniche Luigina Tusini\nfoto di scena Luca d’Agostino\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Incerto \nUn arbitro di calcio\, un’ora prima del fischio d’inizio della sua ultima partita. L’ultimo giorno di una carriera fatta di pochi successi e tante sconfitte\, ma sempre vissuta con senso di giustizia. Chiuso in uno spogliatoio che assomiglia più a una cella\, a un bunker con poca luce e senz’acqua calda\, l’uomo dà libero sfogo ai suoi pensieri. A ruota libera\, fra un’esplosione di rabbia e momenti di dolcezza\, parla della sua famiglia\, degli amici e colleghi\, di un mondo che si sta trasformando in funzione del mercato e delle televisioni.\nClaudio Moretti si misura con un monologo scritto per lui da Fabiano Fantini\, l’amico e compagno di scena di sempre e con cui\, assieme a Elvio Scruzzi\, forma il trio del Teatro Incerto. Bessôl è uno spettacolo dove il calcio diventa pretesto per riflettere su un mondo che sembra aver perso le sue coordinate\, la storia di un Don Chisciotte sconfitto da un sistema che lo ingloba e lo stritola\, di un uomo che cerca disperatamente il  suo centro. Come nei personaggi tragi-comici di Four o di Maratona di New York questo arbitro è un uomo qualunque alla ricerca di un atto eroico che possa riscattare la sua esistenza. E l’unico modo per farlo\, in questo caso\, è arbitrare alla grande l’ultima partita\, “entrare nello stadio come un torero nell’arena”.
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SUMMARY:Le intellettuali
DESCRIPTION:5 aprile 2007 ore 21 \ndi Molière\nregia Arturo Cirillo\, assistente alla regia Pino Carbone\ncon Salvatore Caruso\, Beatrice Ciampaglia\, Arturo Cirillo\, Michelangelo Dalisi\, Rosario Giglio\, Giovanni Ludeno\, Monica Piseddu\, Antonella Romano\, Sabrina Scuccimarra\nscene/luci Massimo Bellando Randone\, Andrea Narese\nmusiche Francesco De Melis\ntraduzione di Cesare Garboli\, costumi Gianluca Falaschi\nuna produzione Nuovo Teatro Nuovo/Mercadante in collaborazione con Città di Urbino/Teatro Sanzio e Amat \nLa stagione di prosa si conclude con un’altra grande opera del teatro moderno\, Le intellettuali di Molière\, nella rivisitazione del napoletano Arturo Cirillo\, trent’otto anni e un grande talento registico. Con gli attori della compagnia del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli\, Cirillo dà vita a una vivace esplosione di scene e quadri corali e molto giocosi\, dove il napoletano dà spesso il suo accento a una Parigi del diciassettesimo secolo. Le intellettuali mette faccia a faccia le ragioni del cuore e la supremazia della ragione\, tra personaggi accomunati da una generale mancanza di buonafede. Uno spettacolo divertente e intelligente\, dove la comicità è strumento per smascherare l’ipocrisia\, fra “parrucche che volano\, paraventi fatti di specchi deformanti\, corpi compressi e repressi in bustini seicenteschi\,  canzonette per clavicembalo e musica colta per chitarra elettrica\, un’opulenza pacchiana\, una recitazione continuamente tendente al delirio e al visionario\, una tronfia abbuffata finale in cui l’ordine perbenista trionfa su tutto e tutti”.
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SUMMARY:Luna Nueva
DESCRIPTION:21 marzo 2007 ore 21 \n\n\nMIMBRALES in Luna Nueva\ncon Manuela Carretta\, Marta Roverato\, Antonieta Vasquez (prime ballerine)\n\n\nRossano Tosi (ballerino)\nCarmen Amor (cantaora)\nMichele Pucci (chitarra)\, Frank De Franceschi (cajon e chitarra resofonica)\n\n\nmusiche tradizionali flamenche e musiche originali della compagnia\n\n\n\nproduzione Associazione Alhambra \nIl Flamenco è l’arte gitana per eccellenza\, una miscela inestricabile di amore ed odio\, gioia e tristezza\, dolore e felicità. Ha il colore assordante dell’Andalusia\, la pienezza antica della sua terra\, il sapore luminoso del mare che la circonda. E’ inevitabile dunque che nell’universo ritmico ed armonico del flamenco echeggi la storia  del popolo gitano\, il loro lungo viaggio dall’India verso l’Europa\, le persecuzioni subite nei secoli\, finendo per tratteggiare un affresco sulle radici culturali di questo popolo.\nL’arte flamenca è legata in modo indissolubile al “cante” (il canto) e alle sue “letras”\, le strofe poetiche con cui si esprime l’essenza stessa della visione gitana della vita. Accompagnamento fondamentale del canto sono le “palmas” (il battito delle mani):  originariamente rappresentavano l’unico mezzo usato per scandire il ritmo. Successivamente alle mani subentra o si affianca la “guitarra” (chitarra)\, che diventa presto lo strumento principe del flamenco\, sia nell’accompagnamento al “cante” e al “baile” (la danza)\, che come strumento solista.\nNel corso degli ultimi anni\, la ricerca di nuove modalità espressive ha dato un grande impulso alla contaminazione tra flamenco ed altre culture musicali\, anche se le sue radici gitane continuano a dare prova della loro vitalità. \nLuna Nueva è un omaggio alle radici gitane del flamenco capace di ricreare l’atmosfera tipica dei “tablaos” andalusi\, i locali in cui gli “aficionados” frequentano per vivere la passione per il flamenco. La Compagnia Mimbrales vede protagoniste tre danzatrici e un danzatore\, in coreografie corali e in intensi pezzi solisti. Le loro danze appartengono al flamenco “chico”\, un flamenco dal carattere allegro e divertente\, e al flamenco “jondo”\, un flamenco più  drammatico e appassionato. La parte danzata dello spettacolo è accompagnata da brani per sola voce e per chitarra.
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SUMMARY:Muradôrs
DESCRIPTION:14 marzo 2007 ore 21 \ndi Edoardo Erba\ntraduzione di Fabiano Fantini e Claudio Moretti\nregia Rita Maffei\ninterpreti Fabiano Fantini\, Camilla Frontini/Angelica Leo\, Claudio Moretti\nassistente alla regia Erika Antonelli\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia / Teatro Incerto \nDopo Maratona di New York\, Muradôrs vede per la seconda volta gli interpreti del Teatro Incerto e la regista del CSS Rita Maffei alle prese con una commedia di Edoardo Erba. Questa volta il friulano va a sostituirsi al romanesco dell’originale\, per raccontare – con la concretezza del linguaggio quotidiano\, l’ironia irresistibile del dialogo serrato e un’inesauribile inventiva rispetto alle situazioni tipiche del teatro di Erba – l’improbabile giornata di lavoro di due muratori assoldati  da un fantomatico impresario per costruire un muro a chiusura del boccascena di un teatro ormai in disuso ma vincolato dai Beni culturali. La sua futura destinazione: il magazzino di un ipermercato. Un brutto affare abusivo che impegna i due lavoratori al nero durante una lunga notte ricca di sorprese…\nFabiano Fantini\, Angelica Leo (un’affascinante signorina Giulia appositamente uscita dalle pagine di Strindberg) e Claudio Moretti danno vita a uno spettacolo popolare e incantevole\, che consegna agli attori la possibilità di parlare del presente\, delle difficoltà\, delle ansie e delle nevrosi dell’oggi e dei lavoratori\, attraverso uno sguardo ironico e fantastico.
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SUMMARY:La locandiera
DESCRIPTION:25 febbraio 2007 ore 21 \ndi Carlo Goldoni\nregia Giancarlo Cobelli\ninterpreti Mascia Musy (Mirandolina)\, Francesco Biscione\, Paolo Musio\, Massimo Cimaglia\, Alessandra Celi\, Federica De Cola\, Andrea Benedet\, Antonio Fermi\, Vincenzo Rollo\, Pippo Sottile\, Antonio Burgio\nscene/luci Alessandro Ciammarughi\, Robert John Resteghini\nuna produzione Compagnia del Teatro Moderno/Teatro stabile del Veneto/Europa Duemila \nNel 2007 ricorrono trecento anni dalla nascita di Carlo Goldoni\, forse il più importante autore italiano teatrale di tutti i tempi. Un autore ancora vitalissimo e molto rappresentato. Uno dei suoi massimi estimatori è senz’altro Giancarlo Cobelli\, regista ricco di inventiva e raffinata conoscenza del teatro che per festeggiare l’anniversario goldoniano riporta in scena il suo capolavoro più noto\, La locandiera. Già nel 1979 Cobelli aveva firmato una memorabile versione dell’opera\, con Carla Gravina nella parte della protagonista\, uno spettacolo elegante\, un po’ “noir”\, con una forte componente sensuale.  Venticinque anni dopo\, lo stesso regista sceglie Mascia Musy\, una delle migliori giovani interpreti italiane\, per interpretare una Mirandolina –donna d’affari\, rappresentante di una borghesia disposta a tutto nel nome del dio denaro. Uno spettacolo da consigliare  agli estimatori della nostra migliore tradizione teatrale per la raffinata messa in scena\, ma anche ai giovani\, per la sua capacità di creare una dimensione diversa e lontanissima da quella televisiva e restituire ai personaggi goldoniani uno spessore di vera umanità.
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SUMMARY:Lei dunque capirà...
DESCRIPTION:15 febbraio 2007 ore 21 \ndi Claudio Magris\nregia Antonio Calenda\ncon Daniela Giovanetti\nscene/luci Pier Paolo Bisleri\, Nino Napoletano\nmusiche Germano Mazzocchetti\ncostumi Elena Mannini\nuna produzione Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia \nLei dunque capirà ripercorre in modo assolutamente attuale ed emozionante uno dei miti che meglio hanno saputo raccontare la passione amorosa e i suoi atti estremi: il mito di Euridice\, il fallimento del suo viaggio di ritorno dall’Ade al fianco dell’amato marito Orfeo\, sceso vivo negli inferi pur di riaverla con sé.\nDi questo toccante e antico racconto\, Claudio Magris – il celebre germanista triestino che ha scritto il monologo pensando a Daniela Giovanetti – coglie e restituisce il senso profondo ed universale\, scorgendo ed offrendo al pubblico anche autobiografici: accenti di un universo poetico coinvolgente e struggente espressi attraverso una scrittura che armonizza\, con raffinatezza altissima\, consapevolezza culturale e intensa sensibilità. \nAttraverso le parole di una donna prigioniera di un Ade talvolta angosciante e kafkiano\, talvolta rassicurante – conosciamo ogni vibrazione dell’animo degli amanti lontani: la reciproca nostalgia\, i loro sogni\, la forza di Euridice\, le paure\, la drammatica solitudine di Orfeo\, l’amore\, i sensi di colpa\, l’estremo sacrificio…
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SUMMARY:Brundibar
DESCRIPTION:30 gennaio 2007 ore 21 \nconcerto – spettacolo proposto in occasione de\nLA SHOAH E OLTRE – GIORNATA DELLA MEMORIA \ndi Hans Kràsa\nregia Giorgio Monte e Manuel Buttus / teatrino del Rifo\ncon Associazione musicale Artemìa di Torviscosa\nPiccolo Coro\nCoro Voci Bianche\ndiretti da Denis Monte\, Barbara Di Bert\nEnsemble Strumentale: Patrizia Dri pianoforte\, Elena Paroni clarinetto\, Sebastiano Titton flauto traverso\, Andrea Valent fisarmonica\, Emanuele Battistella chitarra\, Mattia Martincigh percussioni\nscenografie Laura De Nadai\nmusiche Coro Voci Bianche\, Piccolo Coro e l’Ensemble Strumentale dell’Associazione musicale di Artemìa di Torviscosa\nuna produzione Associazione Artemìa di Torviscosa e teatrino del Rifo \nToccante riproposta dell’operina musicale per bambini scritta nel 1941 dal compositore ceco Hans Kràsa\, poco prima di essere internato nel ghetto di Terezin\, la piccola città cecoslovacca di 6000 abitanti che\, con atroce beffa e ambigua propaganda per gli osservatori occidentali\, Hitler spacciò per città “modello” donata agli ebrei per la loro protezione. Nei tre anni seguenti vi furono stipati 140.000 ebrei\, destinati in realtà ai Lager e costretti intanto a  mimare una vita “normale”. Ma essi trovarono nell’arte e nella musica forme residue di speranza. Come con Brundibar\, replicata 55 volte\, l’ultima delle quali in un teatro vero e proprio\, adatto alle riprese di una troupe cinematografica mandata per l’occasione da Berlino. In seguito tutti i componenti dell’orchestra\, i collaboratori e i bambini\, che vi avevano partecipato\, finirono ad Auschwitz. \nBrundibar racconta la storia – metaforica – di due bimbi che sconfiggono un prepotente. E il ritmo ternario del valzer di Brundibar diventò l’inno dei prigionieri di Terezín\, la colonna sonora di una residua speranza di libertà. In occasione della Giornata della Memoria\, per La Shoah e oltre\, Brundibar verrà eseguita da 50 giovani coristi dell’Associazione Artemìa di Torviscosa diretti da Denis Monte e Barbara Di Bert\, con l’accompagnamento del sestetto strumentale Artemìa\, mentre la messa in scena si avvarrà del segno registico di Giorgio Monte e Manuel Buttus del teatrino del Rifo\, autori del percorso teatrale di narrazione e comprensione dell’opera.
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SUMMARY:Il bar sotto il mare
DESCRIPTION:23 gennaio 2007 ore 21 \ndi Stefano Benni\nregia Giorgio Gallione\ncon Fabio De Luigi\nscene/luci Guido Fiorato\, Aldo Mantovani\nmusiche Paolo Silvestri\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \n“Tutto può accadere nel Bar sotto il mare. Un bar in cui tutti vorremmo capitare una notte\, per ascoltare i racconti del barista \, dell’uomo con la gardenia\, della sirena\, del mezzo marinaio\, dell’uomo invisibile\, della vamp e degli altri misteriosi avventori” racconta divertito Giorgio Gallione\, il regista di questa nuova versione dei racconti di Stefano Benni\, scrittore\, giornalista\, umorista e poeta di eccezionale talento comico. Tra pezzi rock e canti di sirene\, fiaba e malia\, Fabio de Luigi\, volto televisivo e teatrale di una comicità intelligente e surreale\, ci fa entrare in questo luogo dove sono stipate assurde\, comiche\, improbabili storie di naufraghi del mondo.\nLe loro storie\, in forma di ballata\, di poesia comica e graffiante\, di catastrofica pantomima da cinema delle comiche\, diventano i numeri di un varietà ghignante\, di uno show paradossale dove tutti\, dall’emulo di John Belushi al Folle Lupo Solitario in cerca di Cappuccetto Nero\, rivivono le loro deliranti vicende.
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SUMMARY:Nel fondo del bicchiere
DESCRIPTION:9 gennaio 2007 ore 21 \ntratto dal romanzo Aspro e dolce di Mauro Corona\nregia Sabrina Morena\ncon Fulvio Falzarano\, Riccardo Maranzana e Alessandro Mizzi\nscene e costumi Andrea Stanisci\nluci Michele Sumberaz Sotte\nufficio stampa Beniamino Pagliaro\nmusiche Rosario Guerrini e Marco Germini\nideazione e drammaturgia di Riccardo Maranzana e Sabrina Morena\nassistente alla regia Caterina dalla Zonca\nuna produzione Associazione culturale “Spaesati” / Bonawentura / Teatro Miela in collaborazione con ERT – Ente Regionale del FVG \nNel fondo del bicchiere è tratto dalle pagine del romanzo Aspro e dolce di Mauro Corona\, lo scrittore\, scultore e alpinista di Erto\, il paese più colpito dal disastro della diga del Vajont. Con una scrittura che trabocca di amore per una comunità e rispetto per la natura – per gli alberi\, gli animali e le montagne – Corona si addentra per contrasto nella sua biografia alcolica\, un viaggio on the road sulle strade di montagna fra la Val Cellina e Longarone\, percorse  con i suoi amici\, compagni di vita e di bevute.\nFulvio Falzarano\, Riccardo Maranzana e Alessandro Mizzi incarnano  i diversi personaggi del romanzo\, gli amici con cui si trascorre il sabato sera alla ricerca di una felicità che si può conquistare apparentemente solo bevendo. Una compagnia con la quale ogni nuova uscita diventa un’avventura che dal divertimento si trasforma in follia\, qualche volta in tragedia\, più spesso in commedia dell’assurdo. Quell’istante di allegria che il bicchiere sembra regalarti e l’amaro che si trova  in fondo – profondo paradosso di questo stile di vita – sono le cifre di questo spettacolo\, un gioco alla ricerca del senso della vita che continua a sfuggire di mano\, senza mai riuscire ad afferrarla.
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SUMMARY:Miserabili. Io e Margareth Thatcher
DESCRIPTION:6 dicembre 2006 ore 21 \nregia Marco Paolini\ncon Marco Paolini e I Mercanti di Liquore: Lorenzo Monguzzi (voce e chitarra acustica)\, Piero Mucilli (fisarmonica)\, Simone Spreafico (chitarra classica flamencata)\nmusiche I mercanti di liquore\nuna produzione Jolefilm \nMarco Paolini ha saputo narrare con lucidità e completezza di informazione alle platee teatrali alcuni inquietanti fatti di cronaca italiana\, spesso ancora avvolti nel mistero (su tutti Il racconto del Vajont  e I-TIGI Racconto per Ustica). Dopo Adriatico\, Tiri in porta\, Liberi tutti\, Aprile ’74 e ‘75\, Stazioni di transito\, il nuovo spettacolo di Paolini\, Miserabili. Io e Margaret Thatcher\, va ad aggiungere una nuova puntata ai suoi Album di storie italiane\, al centro delle quali ci sono le istantanee\, gli eventi\, le mode e i costumi in cui intere generazioni si possono riconoscere. Immerso nell’era “anni Ottanta”\, Miserabili\, è la storia di certi italiani\, di un pezzo d’Italia\, di una zolla\, di una gleba. “Una storia glebale”\, la chiama Paolini\, che anche per questa avventura ha voluto con se gli amici musicisti della band dei Mercanti di Liquore.
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SUMMARY:Platero y yo
DESCRIPTION:6 novembre 2006 ore 21 \nregia Juan Ramón Jimènez\ncon Moni Ovadia (voce narrante) e Emanuele Segre (chitarra)\nmusiche Mario Castelnuovo-Tedesco\nuna produzione Òylem Gòylem Produzioni \nMoni Ovadia apre la nuova stagione di prosa a Cervignano con la suggestione della sua voce\, il suo canto\, per una serata poetica ed emozionante. Accompagnato da Emanuele Segre – uno dei migliori talenti alla chitarra classica in Italia (vanta concerti da solista con Yuri Bashmet e i Solisti di Mosca\, con la English Chamber Orchestra diretta da Salvatore Accardo\, l’Orchestra del Teatro alla Scala)\, Moni Ovadia ci farà conoscere l’opera di Juan Ramón Jiménez\, poeta spagnolo e Premio Nobel per la letteratura.\nPlatero y yo (Platero e io) è la storia allegorica di un’insolita amicizia: quella fra l’asino Platero e un poeta. In un viaggio immerso in un morbido paesaggio andaluso\, il poeta ritrova assieme al suo fedele compagno i luoghi della giovinezza e con essi – fra illusioni e certezze – uno struggente sentimento di amore per la vita. Ovadia e Segre ripercorrono questo itinerario attraverso 13 quadri scelti fra le bellissime liriche di Jiménez e le composizioni di Mario Castelnuovo-Tedesco\, il musicista italiano di origine ebraica rifugiatosi negli Studi Uniti dopo l’applicazione delle leggi razziali in Italia.
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SUMMARY:Lasciami andare madre
DESCRIPTION:18 aprile 2006 ore 21 \ntratto dal romanzo di Helga Schneider\nregia Lina Wertmüller\ncon Roberto Herlitzka e Milena Vukotic\nimpianto scenico Enrico Job\nmusiche Italo Greco e Lucio Gregoretti\ncostumi Enrico Job\nuna produzione Teatro Eliseo \nLasciami andare madre è un musikdrama diretto dalla regista cinematografica e teatrale Lina Wertmüller\, tratto dal romanzo autobiografico di Helga Schneider\, bambina dall’infanzia desolata\, oggi scrittrice affermata.  A sessantant’anni dal crudele abbandono della madre – hitleriana convinta disposta a tutto pur di seguire il suo führer – Helga ritrova la madre novantenne che la supplica di darle un po’ di affetto\, di chiamarla “mammina”. Come in un delirio notturno\, dall’incontro riemergono frammenti del passato\, i personaggi della sua triste infanzia\, ma soprattutto il ritratto di un’epoca\, quella dominata dal nazismo e dal fanatismo ideologico e poi travolta dalla guerra. Nello spettacolo Roberto Herlitzka\, uno dei più bravi e singolari attori del nostro teatro\, veste mirabilmente i panni della madre ex SS\,  mentre Milena Vukotic interpreta il ruolo di Helga con una sensibilità sottile e intelligente\, entrambi bravissimi oltre che a recitare\, anche nelle parti cantate. Da non perdere.
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SUMMARY:La nave fantasma
DESCRIPTION:18 marzo 2006 ore 21 \ndi Giovanni Maria Bellu\, Renato Sarti e Bebo Storti\nregia Renato Sarti\ninterpreti Bebo Storti e Renato Sarti\nuna produzione Teatro della Cooperativa \nIl 25 dicembre 1996\, nel mare tra la Sicilia e Malta\, affondò un piccolo battello carico di immigrati. 283 vittime\, la più grande tragedia navale dal Dopoguerra. Eppure i mass media\, eccetto rare eccezioni\, iniziarono a parlare della vicenda solo cinque anni dopo\, a seguito del reportage di Giovanni Maria Bellu di Repubblica. Ma nonostante le immagini trasmesse dalle tv di tutto il mondo\, gli appelli di quattro Premio Nobel\, a tutt’oggi la nave fantasma resta in fondo al mare. Bebo Storti e Renato Sarti cercano di riconsegnare questo episodio alla Storia\, senza menzogne e omertà\, con la forza di un teatro civile\, commovente\, senza rinunciare al divertimento. Un cabaret-tragico che coinvolgerà in prima persona anche il pubblico in un paradossale e ironico quiz televisivo e nei mille trasformismi e nelle imitazioni che hanno reso popolare Bebo Storti.
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SUMMARY:Un'indimenticabile serata
DESCRIPTION:20 febbraio 2006 ore 21 \nda Achille Campanile\nregia Antonio Calenda\ncon Piera Degli Esposti e con Stefano Galante\, Stefano Bembi\nscene Pier Paolo Bisleri\nmusiche Germano Mazzocchetti\ncostumi Pier Paolo Bisleri\nuna produzione Il Rossetti/Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nPiera Degli Esposti incontra il teatro di Achille Campanile. Le pagine del più grande umorista italiano del Novecento\, molte delle quali inedite\, diventano corpo teatrale in un collage costruito sulle irresistibili corde comiche dell’attrice. Con curiosità e libertà ecco allora rivivere\, con un’attualità spiazzante\, l’Italietta piccola piccola delle fulminanti tragedie in due battute di Campanile\, dei suoi drammi giocati sui qui pro quo e sugli equivoci\, i monologhi fatti di giochi di parole\, di assonanze e di formidabili slittamenti di significato. Un’indimenticabile serata è una piéce sottile e raffinata\, fatta anche di musica e di poesia: accanto a Piera Degli Esposti ci sarà un altro attore\, Stefano Galante\, e dal vivo i gustosi commenti musicali del maestro Stefano Bembi.
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SUMMARY:La forma delle cose
DESCRIPTION:1 febbraio 2006 ore 21 \ncoreografia Roberto Castello\ncon Roberto Castello\, Alessandra Moretti\, Gabriella Secchi\, Ambra Senatore\, Stefano Questorio\, Francesca Zaccaria\nprogetto luci Gianni Pollini\nvideo e costumi Aldes\nuna produzione Aldes \nLa forma delle cose è una fotografia sul presente\, uno sguardo sull’oggi e sulla percezione del tempo\, un grande collage di immagini e situazioni che facilmente riconosceremo. Danzatore fra i migliori della “nidiata” allevata negli anni Ottanta a Venezia dalla coreografa americana Carolyn Carlson\, Castello raggruppa in maniera imprevedibile e ironica\, intrecciando movimento\, parola\, video e musica\, materiali della realtà quotidiana. Un grande cronometro scandisce lo scorrere dei secondi\, siglando al suono di un campanellino mini- sequenze create da sei danzatori che elencano “le cose belle della vita”\, fanno il verso a Totò e alle sue marionette umane\, sognano un mondo senza 11 settembre.
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SUMMARY:Othello. Per morire in un tuo bacio
DESCRIPTION:16 gennaio 2006 ore 21 \ntragedia in musica per due attori solisti di Stefania Bertola e Michele Di Mauro\nregia Michele Di Mauro\ninterpreti Michele Di Mauro e Lucilla Giagnoni\nscene\, costumi e luci Lucio Diana\ntastiere e campionamenti Paolo Serazzi\, violoncello Carlo Bertola\, voce Patricia Lowe\nmusiche originali di Paolo Serazzi\nuna produzione Teatro Juvarra \nOthello. Per morire in tuo bacio è un tragi-musical per due attori\, un gioco virtuosistico di parole e musica costruito su una grande storia di passione\, potere e gelosia\, che ormai sappiamo a memoria\, ma che ci piace sempre riascoltare. Una coppia brillante di attori\, Michele Di Mauro e Lucilla Giagnoni interpretano e raccontano tutti i personaggi in un vortice di concertazione operistica. Una coppia che snocciola il girotondo di tutte le altre figure del dramma shakespeariano: Othello e Desdemona\, Jago ed Emilia\, Cassio e Bianca\, tutti\, invischiati nell’inestricabile ragnatela generata dalle parole\, in una giostra evocativa senza limiti e confini.\nQuesto Othello rilegge\, ritraduce\, rimastica\, riscrive e mette in musica\, anche con gran divertimento\, il risultato di un lavoro che parte dalle parole di Shakespeare e arriva a quelle di Nabokov\, passando attraverso le note di Verdi\, di Eminem e dei Balanescu.
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SUMMARY:Migliore
DESCRIPTION:21 novembre 2005 ore 21 \ndi Mattia Torre\nregia Mattia Torre\ncon Valerio Mastandrea\nuna produzione Teatro Ambra Jovinelli \nMigliore è un monologo comico e terribile che racconta quanto oggi i “cattivi” – quella sempre più diffusa miscela di arroganza\, potere e ignoranza – si facciano largo nella nostra società. E soprattutto\, quanto gli altri – sempre più affascinati – li lascino passare. Valerio Mastrandrea è Alfredo\, un uomo buono: fa il volontario\, raccoglie fondi per “salvare i peri del Piemonte”. Ha piccole paure e piccoli problemi di salute. Ma basta una banale coincidenza\, un piccolo incidente\, un’assoluzione da un reato di cui è colpevole\, perché Alfredo cambi radicalmente ottica sul mondo. Perché diventi cattivo. E improvvisamente\, la società gli apre tutte le porte: cresce professionalmente\, cresce socialmente\, le donne lo desiderano\, guarisce dai suoi mali e dalle sue paure. Diventa “migliore”…
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SUMMARY:Il sogno di una cosa
DESCRIPTION:11 novembre 2005 ore 21 \ndi Pier Paolo Pasolini \nprogetto e regia di Andrea Collavino\, assistente alla regia Guido Feruglio\ncon Antonio Amore\, Piera Ardessi\, Katiuscia Bonato\, Maria Giulia Campioli\, Alex Cendron\, Loredana De Luca\, Serena Di Gregorio\, Michela Facca\, Guido Feruglio\, Claudio Mariotti\, Claudio Michelazzi\, Silvia Piovan\, Paolo Rossi\, Francesca Sangalli\ncostumi e oggetti di scena Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”\nresponsabile tecnico Stefano Revelant\nuna produzione Mittelfest 2005 – CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” e con Provincia di Pordenone\, Teatro Club Udine\, Comune di Casarsa\, Comune di San Vito al Tagliamento \nIl sogno di una cosa è il primo esperimento narrativo di Pier Paolo Pasolini\, scritto di getto negli anni dell’immediato dopoguerra. La vicenda ha il suo scenario quasi mitico nel cuore della campagna della destra Tagliamento\, fra Casarsa\, S. Vito\, San Giovanni e Ligugnana. Nei suoi colori scorre la formazione alla vita di tre giovani di paese\, le loro lotte\, il miraggio del benessere nella “rossa” Jugoslavia\, il ritorno umiliato da braccianti\, una fiammata di rivoluzione contadina contro i parons\, la delusione politica\, il rifugiarsi nella famiglia e nella comunità. Trasferire quelle pagine nella quadratura di un palcoscenico rimette ora in circolo la loro straordinaria energia: l’energia della gioventù\, la forza con cui a vent’anni si lotta per i propri sogni. Un intenso romanzo-affresco che diventa\, ora\, potentissimo spettacolo corale attraverso gli occhi di Andrea Collavino e del suo gruppo di attori\, coinvolti non solo per la loro gioventù anagrafica ma per la spontanea adesione di interpreti alla nobile storia di altri italiani: i ragazzi di quella meglio gioventù che\, nella miseria del dopoguerra\, hanno cercato di costruire il proprio futuro.
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SUMMARY:Voices/Voci
DESCRIPTION:2 novembre 2005 ore 21 \ntesti di Pier Paolo Pasolini e Cor Herkstroter\nregia Johan Simons\ncon Jeroen Willems\nuna produzione NTGent \nPerché gli intellettuali e gli uomini politici si ritrovano sempre concordi nel proclamare l’impotenza del genere umano a cambiare la società? Jeroen Willems  – eccezionale attore trasformista di questo divertente monologo – rilegge gli scritti politici di Pasolini e ritrae diverse figure di leader che tengono in pugno la società: politici\, boss criminali\, autorevoli intellettuali\, imprenditori\, presidenti di multinazionali. Lo spettacolo è una riflessione tragicomica su costi e benefici del trionfo del capitalismo. Nel cuore della notte\, attorno ad una tavola ancora imbandita\, una festa è appena terminata: scivolando di sedia in sedia Jeroen Willems si trasforma da scienziato a top manager\, da uomo a donna\,  perfino nell’incarnazione di Dio e del Diavolo…
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SUMMARY:Melanina e varechina
DESCRIPTION:23 ottobre 2005 ore 21 \ndi Giobbe Covatta e Paola Catella\nregia Giobbe Covatta\ncon Giobbe Covatta e con Ugo Gangheri\nscene Stefano Giambanco\nuna produzione Giobbe Covatta \nUna partita a Monopoli è uguale in tutto il mondo? Di sicuro\, nel gigantesco Monopoli in primo piano sul palcoscenico del nuovo spettacolo di Giobbe Covatta\, valgono altre regole\, con diversi imprevisti e probabilità. Diversi sono soprattutto i giocatori: da una parte i giocatori del mondo occidentale\, dall’altra gli avversari del continente africano. Due mondi che si fronteggiano e si scrutano dai rispettivi punti di vista\, dando modo a Giobbe di affrontare\, con comicità intelligente e leggera ironia\, alcuni problemi scottanti per il nostro pianeta. Scanzonato e acuto\, Covatta analizza in modo lucido ed impietoso i problemi del Terzo mondo\, le responsabilità della sua decadenza e povertà\, i vizi e virtù dell’umanità.
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SUMMARY:Paolo Villaggio: vita\, morte e miracoli
DESCRIPTION:1 aprile 2005 ore 21 \ntesto e regia Paolo Villaggio\nuna produzione Fama Fantasma Produzioni Teatrali \nCon ironia graffiante e quell’immancabile tocco di misantropia che è un quasi un contrassegno per la lunga galleria dei suoi personaggi\, Paolo Villaggio attraversa l’Italia con questa sua autobiografia semiseria\, a volte acida\, a volte malinconica\, ricca di ricordi che riaffiorano sempre leggeri. Attraverso le sue tappe più curiose o divertenti\, Villaggio fa rivivere la Genova degli anni ’30 e 40’ e con essa torna il sapore dolce-amaro di quei lontani giorni di scuola\, quello delle prime disavventure amorose e quello\, decisamente più gradevole\, del tempo trascorso con gli amici Gassman\, Tognazzi\, de André\, Ferreri. Un palcoscenico spoglio\, dalle quinte oscurate\, è tutto quanto occorre all’attore e scrittore per incantare il pubblico. A far da supporto\, quasi una miniera inesauribile di aneddoti\, il ricco repertorio di personaggi e storie interpretate per il cinema\, la tv\, l’editoria e il teatro\, in oltre quarant’anni di ineffabile carriera.
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