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SUMMARY:L'uomo che non capiva troppo
DESCRIPTION:12 gennaio 2012 ore 21 \nImmaginate un uomo tranquillo\, Lillo\, con una vita tranquilla e quasi anonima. Finché non fa una scoperta incredibile: la tranquillità è la facciata di un mondo che non gli appartiene\, fatto di spionaggio\, intrighi e società segrete. Ciò in cui ha sempre creduto non è come sembra\, né l’amata moglie né il migliore amico Greg. Comincia qui un cammino di suspence e mille peripezie\, misteri da svelare\, interrogatori e sparatorie a metà fra Matrix e un film di James Bond\, dove c’è una banda di cattivi da sgominare e un progetto di dominio del mondo da sventare. L’uomo non troppo comune Lillo cerca di venire a capo di questa incredibile situazione\, seguendo le incomprensibili istruzioni fornite dal suo mentore Greg. La regia di Mauro Mandolini accompagnerà gli attori… e le spie in una spassosa avventura comica e non comune\, un trascinante esempio di teatro nel teatro di cui i bravissimi Lillo & Greg sono indiscussi maestri.
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SUMMARY:L'Abissina - Paesaggio con figure
DESCRIPTION:7 dicembre 2011 ore 21 \ntesto e regia Ugo Chiti\nin scena Isa Danieli\, Barbara Enrichi\ne Giuliana Colzi\, Andrea Castagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\ne con Lorenzo Carmagnini\, Andrea Corti\, Giulia Rupi\, Cristina Torrisi\nscene Daniele Spisa\ncostumi Giuliana Colzi\nluci Marco Messeri\nuna produzione Arca Azzurra \nSpaccato di vita contadina\, sospeso tra cupezza e comicità\, L’abissina è un viaggio nella realtà rurale dei primi anni del ‘900 ma è anche la pietra miliare di quel percorso drammaturgico con cui Ugo Chiti ha raccontato\, attraverso il microcosmo rurale toscano\, la storia del nostro Paese. La vicenda – a suo modo verghiana – si dipana come un balletto tragicomico intorno alla figura di un vecchio despota che\, in un’agonia continuamente interrotta\, è alla ricerca di un erede degno del suo patrimonio… \nIsa Danieli\, che ha fortemente voluto questa riedizione\, è uno dei volti più amati del teatro e del cinema di casa nostra. Ha fatto parte della compagnia di Eduardo De Filippo\, lavorando poi con Roberto De Simone\, e\, sul grande schermo\, ha brillato per Lina Wertmüller\, Nanni Loy e Giuseppe Tornatore. Nel 2001 si è aggiudicata il Premio Ubu per la “Filumena Marturano” di Cristina Pezzoli.
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SUMMARY:Requie a l’anema soja
DESCRIPTION:29 novembre 2011 ore 21 \nRequie a l’anema soja\n 2 atti unici di Eduardo De Filippo\nIl cilindro/I morti non fanno paura \nin scena Antonio Alveario\, Rossana Gay\, Giovanna Giuliani\, Johnny Lodi\, Massimiliano Poli\, Alfonso Santagata\nregia Alfonso Santagata \nNome storico dell’avanguardia teatrale italiana\, Alfonso Santagata continua a guidare la blasonatissima Compagnia Katzenmarcher (fondata nel 1979 con Claudio Morganti e Tullio Ortolani) e la porta nuovamente ad affrontare Eduardo: due atti unici\, Il cilindro e I morti non fanno paura\, uniti dal tema comune della fine «o meglio dei suoi possibili aspetti pittoreschi\, paradossali\, bizzarri\, tipicamente partenopei». Un’umanità colta fra le pieghe del quotidiano\, come De Filippo insegna\, che commuove profondamente nell’attimo esatto in cui strappa la risata. \nMolti sono i riconoscimenti collezionati\, nel corso degli anni\, dalla Katzenmarcher (tra cui il Premio della Critica e numerosi Premi Ubu\, come quello a Speziani e Battiston per “Petito Strenge”) e molte sono anche le partecipazioni cinematografiche di Santagata. Ne citiamo due\, corrispondenti ad altrettanti cult movie: “Palombella rossa” di Nanni Moretti e “Gomorra” di Matteo Garrone.
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SUMMARY:Anna Politkoskaja. Donna non rieducabile
DESCRIPTION:15 novembre 2011 ore 21 \ntesto Stefano Massini\nregia Silvano Piccardi\ninterpreti Ottavia Piccolo\nmusiche musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi\nproduzione La contemporanea \nUn’icona della libertà e un’icona del teatro: Anna Politkoskaja rivive\, ora\, attraverso la formidabile interpretazione di Ottavia Piccolo (su partitura di Stefano Massini). «Mettere in scena uno sguardo: questo il nostro compito» annota Stefano Piccardi\, nelle sue note di regia. Ed ecco\, infatti\, lo sguardo limpido e aperto di una giornalista\, di una donna non rieducabile (secondo un’agghiacciante formula poliziesca)\, restituito senza retorica in un monologo duro e scarno. Duro e scarno come la verità. \nDopo il crollo del regime sovietico\, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’omicidio di Anna Politkoskaja\, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006\, ha allungato un’ombra terribile su quest’illusione.
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SUMMARY:Don Chisciotte
DESCRIPTION:29 aprile 2011 ore 21 \ndi Ruggero Cappuccio\nregia Nadia Baldi\ncon Lello Arena e Claudio Di Palma\nscene/luci Franco Polichetti\nmusiche Paolo Vivaldi\nliberamente tratto da Miguel de Cervantes\ncostumi Salvatore Salzano\nprogetto scene Nicola Rubertelli\nscenografia Francesco Esposito\nuna produzione Teatro Segreto\n\nDon Chisciotte ai giorni nostri.\nChi sarebbe\, cosa penserebbe\, contro quali mulini a vento lotterebbe un Don Chisciotte degli anni Duemila\, ha provato a immaginarselo Ruggero Cappuccio\, drammaturgo napoletano dallo stile semplice e ricercato\, alto e asciutto\, vaporoso e senza tempo. Ecco allora che in questa pièce Don Chisciotte diventa Michele Cervante\, un professore universitario studioso di letteratura epica. E’ un uomo profondamente solo\, emarginato in una società che non è in grado di condividere la sua passione e che fa crescere in lui un’energia visionaria che lo porta a dialogare con i fantasmi della classicità.  L’apparizione di un singolare personaggio che Don Chisciotte trasforma nel suo Salvo Panza innesca il tentativo di farsi riportare alla normalità. Ma l’impresa riesce solo in parte\, per la resistenza del professore\, sempre trascinato dalla sua visione idealistica e poetica dell’esistenza\, e per il fascino che lo stesso Salvo sente\, alla fine\, verso quel sublime desiderio di fuga dal mondo. \nIl testo di Cappuccio è stupendo. L’autore volteggia fra lo stile alto e coloquiale con estrema grazia\, offre invenzioni linguistiche\, cita Borges\, mette in campo l’abilità di un fine letterato\, ma anche la saggezza comica di Totò\, giocando sulla napoletanità di Arena.\nCarlo Francesco Conti\, La Stampa
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SUMMARY:Due uomini e un cullo
DESCRIPTION:29 marzo 2011 ore 21 \ndi e con Giorgio Monte e Manuel Buttus\nregia Giorgio Monte\nuna produzione Prospettiva T/Teatrino del Rifo\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia/Teatro nei Luoghi \nDue maschi single. Due maschi single di necessità. Che abitano in una impeccabile e asettica garçonniere hi-tech. E un misterioso “cullo”. Un neonato. Novella creatura. Che un giorno arriva come un pacco. A sorpresa\, inspiegabilmente. Ed è subito caos nella consolida routine di questi due maschi rigorosamente “baby-free”. Che fare? Tenerlo o sbarazzarsi dell’ingombrante fardello? Si può pensare che quei due possano trasformarsi in “mammi”?\nSembra impossibile. E invece qualcosa succede. Dopo una serie di vicissitudini\, la “strana coppia” che non aspettava nessuno e che si ritrova con qualcuno che arriva\, finirà con il credere che con questo “cullo” il destino – o Dio o quel che è – ha proprio bussato alla porta! Allora il “cullo” diventa un angelo. Di più: diventa un collante che serve per riparare un rapporto usurato\, una famiglia\, un riscatto sociale\, un’integrazione nel mondo degli altri\, qualcosa in cui credere\, un nuovo dio assiso – pronto ad assisterli –\, una redenzione.\nTeatrino del Rifo \nDue uomini e un cullo\, ultima fatica drammaturgica e scenica del Teatrino del Rifo\, è una commedia creata durante un percorso di scrittura e letture sceniche in progress a cui hanno dato un contributo piccoli gruppi di spettatori\, chiamati a dire la loro su importanti scelte etiche e pareri da spettatori su quanto stava prendendo forma.\nÈ la storia di una “strana coppia” di single –  interpretati da due affiatati Giorgio Monte e Manuel Buttus –  travolti dall’arrivo inatteso di un misterioso neonato che scompagina radicalmente la loro convivenza e le loro più radicate convinzioni di vita. Con l’immancabile verve e sulfureo spirito comico\, Due uomini e un cullo è la risposta del Teatrino del Rifo a questi tempi di convivenze per solitudine\, di coppie di fatto senza diritti\, di matrimoni multietnici tabù\, di unioni gay “scomunicate”\, di figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
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SUMMARY:Pasticceri - Io e mio fratello Roberto
DESCRIPTION:9 marzo 2011 ore 21 \ndi e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano\nassistente alla regia Elena Tedde\ntecnica Alessandro Calabrese – Luca Salata\nproduzione Benvenuti srl\nin coproduzione con Armunia e il Carro di Jan \nAmbientato in un piccolo laboratorio di pasticceria gestito fianco a fianco da due fratelli che ne hanno fatto il loro microcosmo a baluardo dai tormenti della vita\, Pasticceri – Io e mio fratello Roberto è una tenera\, esilarante\, sorprendente variazione del Cyrano de Bergerac\, poeta poco aitante e seduttore per interposta bellezza. \nDue fratelli gemelli.\nUno ha i baffi l’altro no\, uno balbetta l’altro no e parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata\, meravigliosa e bionda come una donna\, l’altro conosce la poesia\, i poeti\, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare.\nIl laboratorio di pasticceria è la loro casa.\nIl mondo si è fermato alle quattro di mattina. Cioccolata fusa\, pasta sfoglia leggera come piuma\, pan di Spagna\, meringhe come neve\, frittura araba\, torta russa\, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove\, vola\, danza e la notte si infila dappertutto.\nDue fratelli gemelli che\, come Cyrano e Cristiano\, aspettano la loro Rossana\, e dove la vuoi aspettare\, se non in pasticceria? Uno spettacolo che preannuncia una “dolce” sorpresa per il pubblico e un finale finalmente ribaltato in happy end\, a favore di Cyrano\, anche con l’aiuto di una scorpacciata di creme\, torte e bigné miscelate\, impastate e cucinate davvero sul palco e offerte poi al pubblico al termine dello spettacolo. \nUn bignè di spettacolo\, gustoso e fragrante. Una storia piccina piccina\, raccontata fra le quattro mura – ricreate – di un laboratorio di pasticceria\, dove due fratelli si palleggiano versi di Rostand e pan di Spagna\, infatuazioni reciproche per belle avventrici e spruzzi di crema. (…) Abbiati e Capuano sono pasticceri di un teatro leggero e a bassa voce\, entrano ed escono dal testo\, mescolando con mano divertita brani colti e sbaffi di intimità domestica. Un duetto di anime semplici\, la riscoperta di un teatro che nel suo fare fisico ritrova freschezza.\nRossella Battisti\, l’Unità
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SUMMARY:Un sogno nella notte dell’estate
DESCRIPTION:2 febbraio 2011 ore 21 \ndi Massimiliano Civica\, da Shakespeare\ncon Elena Borgogni\, Valentina Curatoli\, Nicola Danesi\, Oscar De Summa\, Mirko Feliziani\, Riccardo Goretti\, Armando Iovino\, Mauro Pescio\, Alfonso Postiglione\, Francesco Rotelli\, Francesca Sarteanesi\, Diego Sepe\, Luca Zacchini\ncostumi Clotilde\nmaschere Atelier Erriquez & Cavarra\ntecniche del corpo Alessandra Cristiani\ntecniche della voce Francesca Della Monica\nsupervisione tecniche di ventriloquismo Samuel Barletti\nuna produzione Teatro stabile dell’Umbria/Compagnia Il Mercante\ncon il sostegno di Romaeuropa Festival \nPer celebrare le nozze di Teseo\, duca di Atene\, e Ippolita\, regina delle Amazzoni\, alcuni artigiani ateniesi capeggiati dal tessitore Bottom decidono di rappresentare uno spettacolo. Si recano nel bosco per le prove. Qui capitano anche Lisandro e Ermia\, due giovani che si amano e fuggono da Atene perché il padre di lei vorrebbe darle come marito un altro ragazzo\, Demetrio. Demetrio corre anche lui nel bosco\, inseguito a sua volta da Elena\, amica di Ermia e innamorata di lui. Oberon re degli elfi\, e Puck il folletto servitore\, si divertono alle spalle dei quattro giovani e di Titania\, regina delle fate sposa di Oberon\, intrecciando tra loro passioni improvvise a forza di incantesimi. Vittima principale ne è Titania\, stregata da un filtro che la fa innamorare del primo che vede. Il primo malcapitato è proprio il goffo Bottom\, cui Puck ha mutato la testa in quella di un asino. Non contento\, il folletto spreme il filtro magico\nanche sugli occhi dei giovani\, scompigliando le coppie.\nLa trama di equivoci litigi e confusioni si scioglie quando Puck fa scendere una notte fatata e mentre i giovani dormono\, con la rosa del pensiero\, fa sì che Lisandro ami di nuovo Ermia e Demetrio si leghi a Elena.  Oberon invece\, soddisfatto della sua vendetta su Titania\, la scioglie dall’incantesimo e si riconcilia con lei.\nQuando il giorno dopo il duca Teseo rintraccia gli innamorati\, consacra le unioni in base ai sentimenti. Gli artigiani alla fine recitano la loro tragedia\, trasformandola involontariamente in farsa e divertendo così il duca e la corte. \nAttraverso tecniche e invenzioni che non mancheranno di incuriosire il pubblico e con un cast di tredici giovani attori\, il regista Massimiliano Civica mette in scena ciò che resiste a qualsiasi tentativo di rappresentazione: il mondo degli spiriti\, fate ed elfi che corrono per i boschi\, il chiaro di luna dentro una sala teatrale. L’invisibile\, insomma. L’invisibile che verrà mostrato in questo spettacolo con diverse tecniche e segni teatrali come il ventriloquismo\, attraverso cui le voci degli attori si staccano dai loro corpi per diventare minuscoli elfi e invisibili fate che danzano nell’aria  o come la camminata dei fantasmi del Teatro Nō\, con la quale Oberon e Titania\, spiriti aerei e invisibili\, scivolano librandosi in volo sul palco come non avessero peso…
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SUMMARY:Antonio e Cleopatra alle corse
DESCRIPTION:2 febbraio 2011 ore 21 \ndi Roberto Cavosi\nregia Andrée Ruth Shammah\ncon Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\nmusiche Michele Tadini\nuna produzione Teatro Franco Parenti \nStoria tragicomica\, insolita e appassionante\, quella di Antonio e Cleopatra alle corse\, uno dei testi più belli scritti da Roberto Cavosi\, vincitore del premio speciale della giuria al Premio Riccione 2007: il racconto di un grande amore che si infrange nella quotidianità.  Interpreti d’eccezione sono Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\, moglie e marito ai giorni nostri in una qualsiasi città e protagonisti di un bizzarro ménage. Lui è un tipo qualunque\, sempre in giro e senza un soldo\, incapace di lasciare la donna con cui vive da sempre. Lei è una donna ricca\, afflitta da due malattie: una rara allergia che la costringe a stare lontano dalla luce e l’ossessione che il suo uomo l’abbandoni.\nQuesto amore si deve confrontare con l’estremo surrealismo della vita.\nUn amore che cerca la luce e una felicità impossibile\, quello della coppia composta da Bambino e Bambina\, entrambi maniaci dei cavalli al punto da aver trasformato la propria casa in una sala corse\, teatro del loro quotidiano cercarsi e respingersi\, litigare e fare pace.\nSu una scena semplice ma allo stesso tempo bizzarra – un divano\, poltrone\, mucchi di giornali di ippica e due file di monitor tv con il risultato delle gare – si recita il continuo e tragico gioco dello stuzzicarsi. Immersi in un’atmosfera di gioco e perdono senza tregua. \nAntonio e Cleopatra alle corse (…) è una commedia bellissima e crudele\, piena di humour\, che la coinvolgente regia di Andrée Ruth Shammah affronta con la forza di un sorriso che non vuole nascondere la disperazione…. E poi\, ci sono loro: Bambino e Bambina\, cioè Anna Maria Guarnieri e Luciano Virgilio\, fantastici in questo ping pong strindberghiano\, lei con una insinuante crudeltà sottile che è fatta di paura e di angoscia; lui con quella sorniona generosità che è la cifra della sua umanità. Una gran coppia di interpreti. Da non perdere.\nMaria Grazia Gregori\, Del Teatro.it
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SUMMARY:Non solo Bolero
DESCRIPTION:11 gennaio 2011 ore 21 \nregia e coreografie Mvula Sungani\ncon Kledi Kadiu\, Emanuela Bianchini\ne con la Compagnia Mvula Sungani\nsolisti: Ilaria Palmieri\, Ivana Cibin\, Alessia Giustolisi\, Maria Izzo\, Ilaria Ostili\, Elisa Tonelli\, Enrico Paglialunga\, Patrizio Bucci\nmusiche Bizet\, Orff\, autori Vari\nspettacolo in collaborazione con a.Artisti Associati /Circuito danza del FVG\nuna produzione Compagnia Mvula Sungani\n\nNon solo Bolero è un intreccio di trame dal forte sapore etnico che si susseguono in una scansione ritmica incalzante. Una storia ispirata a grandi opere\, come la Carmen di Prosper Mérimée\, i Carmina Burana di Carl Orff\,  Amores di Ovidio ed il Bolero di Ravel\, unite da un fil rouge di rarefatta intensità. \nMvula Sungani\, famoso coreografo italo-africano\, ha pensato per questa nuova storia a un giovane protagonista del balletto come Kledi Kadiu.\nKadiu deve sicuramente il suo successo alla popolarità raggiunta partecipando a popolari trasmissioni televisive come “Amici” e “Buona domenica”\, ma è anche un danzatore classico dalla formazione rigorosa\, che appena può torna sempre a danzare sul palcoscenico. Kledi Kadiu interpreta con straordinario carattere Non solo bolero al fianco della sua partner\, l’etoile Emanuela Bianchini\, e assieme a otto giovani solisti della Compagnia di Sungani.\nLa trama coreografica di Sungani è scritta come un film\, per raccontare vite e storie di persone comuni in un vortice di fisicità e dinamica\, di colori ed emozioni e splendide melodie\, da Ravel e Carl Off a musiche originali e composizioni popolari. \nKledi Kadiu è nato a Tirana in Albania. Giovanissimo è entrato all’Accademia Nazionale di Danza dove si è diplomato nel 1992. Nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Tirana dove ha ricoperto\, fin dall’inizio\, ruoli da solista. La prima esperienza televisiva arriva nel 1996 e dall’anno seguente Kledi è primo ballerino in programmi che lo rendono popolare al grande pubblico\, da “Buona Domenica”\,  a “C’è posta per te” e “Amici”. Nel 2004 Kledi ha fondato la Kledi Dance. Nel 2007\, per due anni\, è protagonista di “Giulietta e Romeo” di Fabrizio Monteverde\, con il Balletto di Roma.
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SUMMARY:The Syringa Tree
DESCRIPTION:15 dicembre 2010 ore 21 \ndi Pamela Gien\ntraduzione di Maria Adele Palmeri\nregia Larry Moss e Rita Maffei\ncon Rita Maffei\ndisegno luci Stefano Mazzanti\nrealizzazione scene Luigina Tusini\nspeciali collaborazioni artistiche di Jean-Louis Rodrigue\, Matt Salinger e Pamela Gien\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin collaborazione con Matt Salinger/New Moon Production\ncon il sostegno di Comune di Udine – Assessorato alla Cultura/Calendidonna 2010 \nprima edizione italiana \nspettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2010 \nmenzione speciale del Premio Internazionale Teresa Pomodoro per il Teatro dell’Inclusione\nThe Syringa Tree intreccia le storie e i destini di due famiglie di Johannesburg in Sudafrica\, una nera\, l’altra di bianchi\, nel susseguirsi di quattro generazioni\, dall’inizio dell’apartheid all’attuale Sudafrica libero. \nIntersecando le biografie di 26 personaggi\, a cui dà corpo e voce la vibrante interpretazione polifonica di Rita Maffei The Syringa Tree è la storia intensa e profondamente evocativa del sentimento forte e contrastante che lega due famiglie\, una nera\, l’altra di bianchi\, e di due bambine che sono nate nella stessa grande casa\, ma cresciute in due ambienti del tutto diversi. Siamo nei primi anni Sessanta in un sobborgo di Johannesburg\, in Sudafrica.\nNarrate attraverso gli occhi di una bambina di sei anni\, Elisabeth Grace\, le storie dei diversi destini di queste famiglie attraversano quattro generazioni\, dall’inizio dell’apartheid all’attuale Sudafrica libero. Un viaggio ironico ma venato anche da un percepibile sentimento di paura\, nel tentativo di dare un senso al caos\, alla magia e al lato oscuro dell’Africa. \nPamela Gien\, l’autrice di questo pluripremiato testo teatrale\, è nata a Johannesburg\, in Sudafrica\, ma da vent’anni vive e lavora negli Stati Uniti come attrice e drammaturga.\nIn Syringa Tree racconta l’esperienza dell’apartheid in Sudafrica dal punto di vista di una bambina.\nMa Syringa Tree è molto di più e rappresenta per l’unica attrice in scena un’autentica sfida: dare voce a tutti e 26 i personaggi di questa piéce che attraversa il tempo e una terra piena di Storia. Uno straordinario racconto polifonico capace di far coesistere sentimenti contrastanti sempre coinvolgenti ed emozionanti\, e che richiede alla sua interprete la messa in campo di un ampio registro di toni\, comportamenti\, accenti\, espressioni e stili interpretativi. In un continuo slittamento fra personaggi diversi per sesso\, razza\, estrazione sociale\, età\, accento e sguardo. \nLa prima protagonista di The Syringa Tree è stata Pamela Gien stessa\, in una prima edizione che ha debuttato a Seattle\, per due anni è stata replicata a New York\, e poi in tour mondiale\, a Londra come a Cape Town\, accumulando ovunque premi\, riconoscimenti e l’entusiasmo del pubblico. Il regista americano Larry Moss che l’ha diretta allora in quel fortunato allestimento\, guida oggi Rita Maffei che sarà l’interprete della prima edizione italiana di questo emozionante spettacolo. \nSebbene lo spettacolo preveda un’unica attrice in scena\, molti degli spettatori che hanno visto lo spettacolo in America hanno affermato di aver avuto l’impressione che ci fossero più persone in scena. Il lillà di Pamela Gien regalerà a voi e al pubblico un viaggio incancellabile in Sudafrica\, vi farà comprendere quanto possa essere potente l’odio\, ma anche quanto l’amore sia più forte e capace di guarire dal dolore (…)\ndalle note di regia di Larry Moss \nRita Maffei ha ricevuto dal Centro Studi Drammaturgici Internazionali Franco Enriquez il Premio Franco Enriquez 2010 per lo spettacolo The Syringa Tree con la seguente motivazione: “Un’attrice sensibile e curiosa e soprattutto non omologata a scelte facili\, l’unica\, bravissima interprete di un testo difficile che ti fa innamorare per il suo ritmo e la pienezza del racconto\, dalla interpretazione della Maffei scaturisce un misto di teatro verità scandito da i 24 diversi personaggi che lei fa vivere sulla scena senza cadere nel retorico siparietto. Una grande fatica che l’attrice gestisce in modo sapiente\, uscendo e rientrando dai protagonisti della storia intrisi di umanità. La Maffei firma di questo spettacolo\, assieme al primo regista dello spettacolo Larry Moss\, la regia italiana di questo grande racconto epico\, corale denuncia\, di un tempo che non dovrebbe mai ritornare”. \nA Rita Maffei e al suo spettacolo The Syringa Tree\, prodotto da CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con Matt Salinger/New York\, la menzione speciale del Premio Internazionale Teresa Pomodoro per il Teatro dell’Inclusione. Il Premio è promosso dal Comune di Milano e dall’Associazione Spazio Teatro NO’HMA ed è intitolato alla memoria di Teresa Pomodoro\, originale ispiratrice e anima di una concezione del teatro aperto alla contaminazione fra le diverse discipline artistiche.\nLa prestigiosa giuria internazionale del Premio\, presieduta da Livia Pomodoro\, è composta da Eugenio Barba (Odin Teatret di Holstebro)\, Lev Dodin (Maly Teatr di San Pietroburgo)\, Frédéric Flamand (Ballet National de Marseille)\, Jonathan Mills (Edinburgh International Festival)\, Lluís Pasqual (Teatre Lliure) e Luca Ronconi (Piccolo Teatro di Milano).\nGiunto quest’anno alla terza edizione il Premio vede l’adesione del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e ha come obiettivo quello di contribuire a rivelare e promuovere quelle forme di “teatro dell’inclusione” che immettono le arti sceniche nel cuore delle società\, restituendo al teatro il suo valore di esperienza\, occasione di crescita e condivisione aperta a tutti i cittadini\, senza distinzione di età\, classe sociale\, sesso e appartenenza geografica.
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SUMMARY:Urge
DESCRIPTION:28 novembre 2010 ore 21 \ndi e con Alessandro Bergonzoni\nregia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi\nuna produzione Progetti Dadaumpa \nUn attore che in scena può far scomparire improvvisamente il senso comune e sostituirlo con panorami fino ad un attimo prima impensabili. E’ ciò che da sempre ci si deve\, fortunatamente\, aspettare da Alessandro Bergonzoni\, un attore-autore che non ha imitatori proprio perché non si ferma davanti al linguaggio\, ma vi si immerge fino ad estrarne i concetti fondanti\, perché –  come recita il titolo di una sua recente lectio magistralis al festival della filosofia – ha “fatto voto di vastità”… Vedremo un Bergonzoni sempre anarchicamente comico\, ma questa volta\, molto più critico e polemico verso la realtà e i suoi assedi. \nAlessandro Bergonzoni è un comico\, scrittore\, autore e attore di teatro italiano.\nGià dai suoi primi lavori teatrali\, Bergonzoni sviluppa i temi comici che caratterizzeranno il suo stile inconfondibile: l’assurdo comico e la capacità di “giocare” col linguaggio in situazioni surreali e paradossali. Il suo debutto avviene con lo spettacolo Scemeggiata (1982)\, a cui seguono successi come La saliera e l’ape Piera (1985)\, Non è morto né Flic né Floc (1987)\, Le balene restino sedute (1988) Anghingò (1992) La cucina del frattempo (1994) Zius (1997) Madornale 33 (1999) Predisporsi al micidiale (2004)\, Nel (2007). \n… la mia mente è aperta davanti al pubblico: mi squarto e ne faccio un’autopsia comica e ho la necessità di essere creativo non giornalistico o parodistico\, soprattutto in quest’epoca dove sembra che tutto debba essere denuncia o spiegazione; ma nell’arte\, al contrario\, le parole devono servire all’impossibile\, alla complicazione della mente\, devono permettere solo di andare altrove…  (Alessandro Bergonzoni)
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SUMMARY:Il Mistero Buffo di Dario Fo (ps: nell’umile versione pop)
DESCRIPTION:1 novembre 2010 ore 21 \ndi Paolo Rossi\nriduzione e adattamento di Paolo Rossi e Carolina De La Calle Casanova\nregia Carolina De La Calle Casanova\ncon Paolo Rossi\ncon la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini\nmusiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila\nproduzione La Corte Ospitale – Compagnia del Teatro Popolare\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nPaolo Rossi\, giullare dei nostri giorni inaugura la stagione numero 14\, con una strepitosa “umile versione pop” del Mistero Buffo\, il capolavoro che contribuì ad assegnare il Nobel per la Letteratura 1997 al suo autore e interprete\, Dario Fo.\nMistero buffo è un insieme di monologhi incentrati sul grammelot\, una lingua inventata nella quale riecheggiano sonorità dialettali del Nord Italia e che contribuisce a riprodurre lo stile irriverente delle messe in scena dei giullari e dei cantastorie medioevali. Dario Fo attualizza così la figura del giullare\, interprete dei malumori del popolo e rilegge in chiave buffonesca i misteri religiosi rovesciando il punto di vista di chi ascolta e denunciando così le mistificazioni di avvenimenti storici e letterari che si sono succedute nel corso dei secoli.\nIl comico monfalconese rivisita e aggiorna i misteri di Fo\, per una nuova e gloriosa pagina del suo Teatro Popolare\, un teatro che vuole “rianimare” le coscienze\, giocare con il pubblico\, improvvisare\, senza mai perdere di vista la lezione dei classici e della tradizione. \n“Questo mio Mistero Buffo (che non è mio\, ma a tutti ormai appartiene) vuole essere un omaggio al mio maestro Dario Fo\, e\, nella mia umile versione pop\, alla strada\, che tuttora io frequento.\nNon potendo Dario né imitarlo né copiarlo\, né fingere\, d’essere altro da me\, sarà un viaggio che spero con le repliche il pubblico migliori\, così come fece\, mi disse Dario\, con il suo Mistero.\nEssendo questo mio lavoro anche frutto della mia ricerca sul nuovo Teatro Popolare\, metto questo spettacolo finora a disposizione di chi ancora sogna\, lotta e ha voglia di cambiare”. Paolo Rossi
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SUMMARY:Manca solo la domenica
DESCRIPTION:21 aprile 2010 ore 21 \nLicia Maglietta – con Vladimir Denissenkov\, grande maestro del bayan\, la peculiare fisarmonica russa – chiude la stagione del Teatro Pasolini di Cervignano con Manca solo la domenica \nEsistono amori che non danno la felicità ma…se ne possono vivere altri!\n“Il problema era serio\, con quel cotogno tra i piedi come continuare nella solita vita che ogni giorno la portava fuori casa\, in altri paesi\, anche molto lontani?”\nMa Borina\, all’anagrafe Liboria Serrafalco sposata Liuzzo\, trasforma\, trasforma tutto fino all’estremo\, fino in fondo.\nLa sua vulnerabilità non è stata rispettata e lei si riappropria di tutto e di tutti.\nAndare lontano dalla propria casa.\nFantasticare una vita di sentimenti amorosi e luttuosi.\nDesiderare passioni\, amori e soprattutto uno status\, riconosciuto da tutti\, da poter portare dipinto sulla faccia come una voglia di fragola.\nE se la realtà le impedisce di continuare a vivere tutto questo Borina non se ne preoccupa: pianifica.\nCome una straordinaria attrice dal lunedì al sabato accanto alla sua vita piatta e prevedibile come quella di tutto il paese\, ne affianca un’altra fatta di tournée in altri luoghi nel suo ruolo di VEDOVA!\nL’unico cruccio resta la domenica.\nSì\, manca solo la domenica…
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SUMMARY:Carmen
DESCRIPTION:1 marzo 2010 ore 21 \nballetto in due atti\nda un racconto di Prosper Merimée\ncon i danzatori di Balletto del Sud\nscene Francesco Palma\nmusiche Bizet\, Albéniz\, Chabrier\, Massenet\ncoreografia Fredy Franzutti\nproduzione Balletto del Sud \nspettacolo in collaborazione con Circuito danza FVG/a.Artisti Associati \nCarmen\, balletto in due atti\, è la nuova creazione di Fredy Franzutti per la sua compagnia Balletto del Sud; dramma della passione e della seduzione ispirato al romanzo breve di Prosper Merimée e all’opera lirica di George Bizet. Il coreografo pone l’eterna vicenda passionale tra il brigadiere dei dragoni\, Don Josè\, e la bella ma volubile gitana\, Carmen\, sotto l’egida inaffidabile e simbolica del destino sostenuto dalla superstizione e dai dettami di una passione divorante. Un destino che incombe funesto su Don Josè\, interpretato con raffinata sensibilità dal cubano Carlos Montalvan ma soprattutto su Carmen\, interpretata da Enada Hoxha\, che rivendica una vita vera e libera al riparo da codici di comportamento e compromessi.\nAlle musiche di Bizet si affiancano opere di altri autori (Albeniz\, Chabrier e Massenet) tessute con arte\, nella trama dell’opera\, a scopo narrativo e didascalico. Come il narratore Merimée\, Franzutti\, archeologo curioso dei costumi locali iberici\, immerge la vicenda in una atmosfera orientaleggiante – supportata da sontuosi costumi e raffinate scene – che coniuga musica e danza come parti indissolubili di un’unica opera. Così Carmen restituisce il breve racconto d’amore e morte\, nella tradizione di Tristano e Isotta\, rinnovato da una passione esclusiva e implacabile che trasforma un giovane sottoufficiale in bandito e assassino. Carmen rappresenta non solo l’esaltazione di una passione che allieta la vita per un breve momento\, ma anche e soprattutto un inno alla libertà. \nBalletto del Sud Compagnia nata nel 1995\, fondata e diretta da Fredy Franzutti. Riconosciuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nel ’99\, il Balletto del Sud\, è oggi una delle più apprezzate compagnie di danza in Italia. Nella sua attività si è arricchita di un repertorio di ventotto produzioni comprendente i grandi titoli della tradizione classica (Il Lago dei Cigni\, La bella Addormentata\, Lo Schiaccianoci\, Romeo e Giulietta\, Sheherazade\, L’Uccello di Fuoco) coreografati da Fredy Franzutti e impreziositi dalla partecipazione di numerose étoile ospiti come Carla Fracci\, Lindsay Kemp\, Alessandro Molin\, Xiomara Reyes.
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SUMMARY:Festa di famiglia
DESCRIPTION:17 febbraio 2010 ore 21 \nda testi di Luigi Pirandello\ndrammaturgia e regia Manuela Mandracchia\, Alvia Reale\, Sandra Toffolatti\, Mariangeles Torres\ncon Fabio Cocifoglia\, Anna Gualdo\, Manuela Mandracchia\, Diego Ribon\, Sandra Toffolatti\, Mariangeles Torres\ncollaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri\nuna produzione Mitipretese\, Mercadante Teatro Stabile di Napoli\, Artisti Riuniti \nFesta di famiglia nasce da un originale assemblaggio di testi di Luigi Pirandello: sette commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi vengono tagliate e cucite assieme a dare vita ad un unico testo. Artefice di questo capolavoro di ingegneria narrativa è un altro conterraneo di fama di Pirandello\, lo scrittore Andrea Camilleri\, che offre con questo lavoro di abile copia-e-incolla la sua preziosa e straordinaria collaborazione alla giovane compagnia Mitipretese. Dopo il riuscito esperimento di Roma ore 11  – spettacolo che l’ha affermata in Italia\, molto apprezzato anche a Cervignano\, due stagioni fa  – la compagnia si ripropone nell’intento di proseguire la ricerca testuale e scenica intrapresa in team da quattro attrici bravissime come Manuela Mandracchia\, Alvia Reale\, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres. Soggetto e oggetto della nuova indagine del quartetto rimane la figura femminile\, mentre si sposta il punto di vista: non più il mondo del lavoro\, come era per  Roma ore 11\, ma le donne viste attraverso il filtro della loro vita in famiglia.\nFesta di famiglia è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare. Il pretesto per parlarne è il compleanno di una madre di sessanta anni festeggiata dalle sue tre figlie\, ma sotto il velo di questa riunione in un interno borghese si celano le forme segrete della coercizione\, della prevaricazione\, della violenza quotidiana esercitata contro le donne nelle stanze più intime e quotidiane della casa e della famiglia. C’è la molestia sessuale del padre verso la figliastra dei Sei personaggi in cerca d’autore\, il marito segregatore di Questa sera si recita a soggetto\, il manipolatore di personalità de L’amica delle mogli.\n“Attraverso Pirandello – dichiarano le autrici-attrici – abbiamo voluto raccontare una storia contemporanea: un punto di vista sulla famiglia che sembra superato per la nostra società evoluta\, ma che invece rispecchia ancora fedelmente quello che siamo”.\n\nAndrea Camilleri Regista\, autore teatrale e televisivo e saggista. Sin dal ’49 lavora come regista e sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome alle più note produzioni poliziesche della tv italiana: dal tenente Sheridan al commissario Maigret con Gino Cervi. Col passare degli anni ha affiancato a questa attività quella di scrittore; è stato autore di importanti romanzi di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell’isola. Il grande successo è arrivato con l’invenzione del Commissario Montalbano.
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SUMMARY:Italiani\, italieni\, italioti
DESCRIPTION:7 febbraio 2010 ore 21 \ndai testi di Michele Serra\nregia e drammaturgia Giorgio Gallione\ncon Ugo Dighero e la Banda Osiris – Sandro Berti\, Gianluigi Carlone\, Roberto Carlone\, Giancarlo Macrì\nscene e costumi Guido Fiorato\nluci Aldo Mantovani\nmusiche originali e arrangiamenti Banda Osiris\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \nItaliani\, Italieni\, Italioti nasce dai testi di Michele Serra\, commentatore\, editorialista e curatore de L’amaca\, la seguitissima rubrica fissa di Repubblica dove Serra descrive\, sempre con garbata ironia\, vizi e costumi della politica e della società italiana.\nTutto questo materiale si trasforma in monologhi\, canzoni\, rime\, ballate che raccontano\, irridono\, svelano\, sottolineano la faccia ipocrita e arrogante dell’Italia. Un’esilarante e corrosiva radiografia del nostro Paese\, costruita sugli scritti\, le poesie\, le “satire” e i breviari comici di Michele Serra. Un esorcismo per musica e parole per cantare le assurdità\, i paradossi\, le vanità rovinose di noi “italiani\, italieni\, italioti”. Uno spettacolo dove il rumore del caos dei nostri tempi diventa una sinfonia di risate amare.\nAffidandosi al loro proverbiale e stralunato humour\, al trasformismo dei loro camaleontici strumenti musicali\, alla forza della fantasia e a un indomabile spirito beffardo\, i quattro professori della Banda Osiris\, affiancati in questa avventura dal talento bizzarro e virtuosistico di Ugo Dighero\, costruiscono uno spettacolo a cavallo tra un moderno canzoniere politico e un’Opera da tre soldi di italica fattura. Una partitura eccentrica dove le invenzioni musicali e linguistiche si intrecciano\, canzonatorie\, per costruire un varietà contemporaneo dove il comico cerca di essere ancora eversivo e il grottesco cerca di svelare l’inessenziale\, il contraffatto e il superfluo. \nBanda Osiris Considerata la massima espressione in Italia della comicità nel teatro musicale\, la Banda è composta da: Sandro Berti\, Gianluigi Carlone\, Roberto Carlone e Giancarlo Macrì. Accanto al teatro\, Banda Osiris si  è affermata anche sul piccolo schermo\, scritto ed eseguito colonne sonore per il teatro\, documentari e cinema\, e nelle ultime stagioni ha contribuito al successo della trasmissione domenicale di Serena Dandini Parla con me. \nUgo Dighero Fondatore del gruppo Broncoviz insieme a Maurizio Crozza\, Marcello Cesena\, Carla Signoris e Mauro Pirovano\, nel 1999 inizia la collaborazione con la Gialappas Band\, appare in serie televisive come Un medico in famiglia\, nelle cinque edizioni di RIS\, delitti imperfetti e al cinema. \n“Mi è spesso capitato\, scrivendo\, di sghignazzare o commuovermi nel giro di mezza frase appena. Non vedo perché lo spettatore\, che tra l’altro è molto più rilassato di me\, non possa farlo con uguale elasticità d’animo e di sguardo.”\nMichele Serra \nMonologhi\, canzoni\, rime\, ballate che raccontano\, irridono\, svelano\, sottolineano la faccia ipocrita e arrogante dell’Italia. Un’esilarante e corrosiva radiografia del nostro paese\, costruita sugli scritti\, le poesie\, le “satire” e i breviari comici di Michele Serra. Un esorcismo per musica e parole per cantare le assurdità\, i paradossi\, le vanità rovinose di noi “italiani\, italieni\, italioti”.  Uno spettacolo dove il rumore del caos dei nostri tempi diventa una sinfonia di risate amare. \nLo spettacolo alterna due strutture narrative: la prima costruita sui pensieri e le riflessioni di un uomo (di sinistra) che si interroga sull’oggi\, sulla situazione del proprio paese\, attraverso riflessioni intime\, inquietanti\, a volte dolorose. Sono i testi tratti dalla rubrica quotidiana che Michele Serra scrive per Repubblica\, l’Amaca\, usando il materiale che la cronaca\, la politica\, il costume gli offre a ritmo\, purtroppo\, forsennato. La seconda costruita con numeri di taglio più satirico\, manipolando tutti i pezzi che caratterizzano la collaborazione con “L’Espresso” – “Satira preventiva” – in cui l’autore disegna un mondo in bilico tra le goffe mani della scimmia umana.\nAffidandosi al proverbiale e stralunato humour\, alla forza della fantasia e all’indomabile spirito beffardo e iconoclasta dei quattro professori della Banda Osiris\, affiancati in questa avventura dal talento bizzarro e virtuosistico di Ugo Dighero (da Mai dire gol ai Ris)\, nasce così uno spettacolo a cavallo tra un moderno canzoniere politico e un’Opera da 3 soldi (euro?) di italica fattura; una partitura eccentrica dove le invenzioni musicali (alla canzone di Dario Fo “Canto degli Italioti”\, che ha ispirato il titolo\, si aggiungono tre titoli di Giorgio Gaber  – “Salviamo ‘sto paese”\,  “Il potere dei più buoni”  e “La legge” – e le composizioni originali della Banda Osiris) e quelle linguistiche si intrecciano\, canzonatorie\, per costruire un varietà contemporaneo dove il comico cerca di essere ancora eversivo e il grottesco cerca di svelare l’inessenziale\, il contraffatto e il superfluo.\nUna fungaia di assurdità\, paradossi criminali e crimini paradossali\, tra televisione spazzatura\, un corso di razzismo\, le celebrazioni per il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità dì’Italia\, le deliranti proposte per il nuovo inno nazionale\, il contributo italiano al G 20\, in un esercizio di frenetica\, esilarante comicità.\nGiorgio Gallione
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SUMMARY:È bello vivere liberi!
DESCRIPTION:28 gennaio 2010 ore 21 \nispirato a È bello vivere liberi. Ondina Peteani. Una vita tra lotta partigiana\, deportazione ed impegno sociale\, di Anna Di Gianantonio\, IRSML FVG\, 2007\nideazione\, drammaturgia\, regia e interpretazione Marta Cuscunà\ncostruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito\nluci e suoni Marco Rogante\nuna coproduzione Fies / Operaestate Festival Veneto\nCon il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia\, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia\, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari\, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone\, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari\, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali\, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste\, Comitato Permanente Ondina Peteani.\nMarta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory \nspettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2009\n\nÉ bello vivere liberi! è lo spettacolo che ha rivelato il talento di Marta Cuscunà all’attenzione nazionale. Uno spettacolo che prende ispirazione dalla figura e biografia di una giovane donna di Ronchi dei Legionari\, Ondina Peteani\, prima staffetta partigiana d’Italia\, deportata (e sopravvissuta) ad Auschwitz. Giovane\, piena di speranza e animata da un irrefrenabile bisogno di libertà\, Ondina Peteani diventa scintilla di uno spettacolo civile “per un’attrice\, 5 burattini e un pupazzo”. É il primo lavoro di Marta Cuscunà come attrice e autrice\, con cui ha vinto\, nel 2009\, il Premio Scenario per Ustica. A 10 anni da quel debutto rivelazione\, Contatto riporta a Udine\, nella giornata nazionale della Liberazione\, É bello vivere liberi! \nÉ bello vivere liberi! è uno spettacolo per riappropriaci della gioia\, delle risate\, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo. É uno spettacolo per riscoprire l’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile. \nwww.martacuscuna.it/e-bello-vivere-liberi/
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SUMMARY:Radio clandestinaRoma\, le Fosse Ardeatine\, la Memoria
DESCRIPTION:14 dicembre 2009 ore 21\n\nscritto\, diretto e interpretato da Ascanio Celestini\na partire dal testo di Alessandro Portelli L’ordine è già stato eseguito\nmusica originale Matteo D’Agostino \nRadio Clandestina è uno degli spettacoli più intensi di Ascanio Celestini. Alla maniera di questo cantastorie civile\, di questo originale teatrante che scrive racconti teatrali con spirito da antropologo\, Ascanio Celestini ricostruisce i giorni che precedono e seguono\, a Roma\, l’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine. Quel tragico evento è il cuore di un racconto che si allarga nei tempi e nei contorni geografici; una piccola storia di Roma e d’Italia fatta di incontri e di trasformazioni urbanistiche violente\, di guasti irreparabili e di ferite inferte dal fascismo. E’ un collage palpitante e vivo di ricordi orali raccolti in famiglia\, di incontri dal giornalaio o al bar\, con estratti dai materiali pubblicati nel libro di Alessandro Portelli L’ordine è stato eseguito. \nLa ricostruzione di uno degli episodi neri della storia italiana del Novecento\, costringe anche i più distratti ad entrare nel clima tragico di quei giorni del ’44\, il 23 e il 24 di marzo\, due giornate che racchiudono una traiettoria infinita\, compresa tra l’attentato di via Rasella e la strage delle Fosse Ardeatine\, una rappresaglia che costò la vita a 335 civili innocenti. Senza un filo di voce retorica\, ma con l’aiuto di un sorriso sano e sommesso\, un candore trasognato\, Ascanio Celestini dà voce a un flusso di raccapriccianti e tenere ricostruzioni di quella strage\, fra preamboli economici ed etici e commoventi paragrafi di commedia. Un racconto reso severo un allestimento essenziale\, struggente dalle musiche popolari e originali composte per lo spettacolo da Matteo D’Agostino\, lieve dall’ironia sorridente e dolce del narratore. \nAscanio Celestini è un formidabile narratore di storie. Debutta nel 1999 con lo spettacolo Cicoria. In fondo al mondo\, Pasolini. A seguire la trilogia Milleuno progetto di narrazione di tradizione orale.   Nel 2000 è la volta di Radio Clandestina\, a cui seguono Cecafumo\, La fine del mondo\, Scemo di guerra\, Appunti per un film sulla lotta di classe. Vincitore di numerosi premi tra cui\, nel 2002\, il Premio Ubu speciale per “la capacità di cantare attraverso la cronaca la storia di oggi come mito e viceversa”\, è anche autore di numerosi libri (Fabbrica\, La pecora nera\, Lotta di classe ed altri)\, collabora con Radio3 ed è ospite fisso della trasmissione Parla con me di Serena Dandini.\n\nE per quel muro che sta lì ce vuole uno che la storia del muro la racconta lui\, sennò quel muro è soltanto un pezzo de muro. Perché poi la guerra finisce\ne la storia delle madri\, delle mogli\, dei figli… continua e noi questa storia\nè come se ce l’abbiamo scritta in faccia.
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SUMMARY:Capriole in salita
DESCRIPTION:9 dicembre 2009 ore 21 \ndi Pino Roveredo\nregia Francesco Macedonio\ncon Massimiliano Borghesi\, Giorgio Monte\, Maria Grazia Plos\, Marzia Postogna\, Ariella Reggio\, Maurizio Zacchigna\nscene Andrea Stanisci\nmusiche Massimiliano Forza\ncostumi Saverio Caliò\nuna produzione la Contrada – Teatro Stabile di Trieste e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin collaborazione con Ente Regionale Teatrale del FVG \nCapriole in salita\nCapriole in salita narra in presa diretta le mille sconfitte di Pino\, protagonista di una storia tutta vera\, anche quando sembra insopportabile: il viaggio all’inferno e ritorno di un uomo la cui anima galleggia in un mare di alcool.\nNelle vicende del protagonista e dei suoi compagni di bevute e sventure si riconoscono le vite e le morti dei molti che sono\, o sono stati\, prigionieri della sua stessa assurda sete.\nCapriole in salita – tratto dal romanzo autobiografico di Roveredo – è una storia grottesca e impietosa\, che commuove quando racconta i disperati tentativi di uscire dai “cappotti di vetro” del disagio\, senza perdere l’innocenza né lo spirito vitale. \nPino Roveredo\nNato a Trieste\, Pino Roveredo è un autore che negli ultimi anni ha diverse volte affrontato tematiche difficili e “scomode” come l’alcolismo o il carcere. Ha esordito nella narrativa con Capriole in salita nel 1996 (Edizioni Lint). Successivamente ha pubblicato\, sempre con Lint\, la raccolta di racconti Una risata piena di finestre (1997)\, il suo secondo romanzo La città dei cancelli\, cui sono seguiti Ballando con Cecilia e San Martino al Campo.\nIl suo primo atto unico teatrale\, La bela vita (1998)\, è stato rappresentato presso la Casa Circondariale di Trieste e al Politeama Rossetti di Trieste. Altri suoi atti unici: Centro Diurno e Le fa male qui?\, sono stati rappresentati in varie città. Nel ’99 ha scritto\, sceneggiato e interpretato per la RAI il film in sei puntate I Luoghi di Pino.\nDiversi suoi racconti sono stati pubblicati nelle raccolte Tra le rughe\, Trieste-Paesaggi della nuova narrativa e Trieste e un manicomio.\nCollabora come opinionista con i quotidiani “Il Piccolo” di Trieste e “Il Gazzettino” di Pordenone. Da oltre dieci anni è impegnato nell’attività sociale\, prima come operatore degli alcolisti in trattamento\, poi come responsabile del Centro Studi della Comunità di S. Martino al Campo. Ha tenuto lezioni di scrittura e comunicazione con i ragazzi del Centro Diurno del SERT di Trieste; collabora con la Comunità Terapeutica per le tossicodipendenze “Finisterre” e con i Ragazzi della Panchina di Pordenone.\nNell’estate del 2001\, la Contrada ha rappresentato al Festival di Todi Ballando con Cecilia\, riduzione teatrale di Roveredo tratta dal suo stesso romanzo. Lo spettacolo e la sua protagonista\, Ariella Reggio\, hanno ricevuto un tale consenso da parte del pubblico e della critica da spingere la Contrada a riproporre lo spettacolo l’anno dopo nel cartellone di prosa del Teatro Cristallo.\nNel settembre 2005\, Pino Roveredo ha vinto il 43° Premio Campiello (ex-aequo con Antonio Scurati) per il suo ultimo libro\, Mandami a dire\, edito dalla Bompiani.
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SUMMARY:Forest
DESCRIPTION:10 novembre 2009 ore 21 \ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti e Elvio Scruzzi\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Incerto \nFOREST è la nuova commedia in friulano del Teatro Incerto. Un titolo dal suono e significato doppio\, volutamente lasciato ambiguo – fra inglese e friulano – sospeso fra il suono anglosassone di “foresta” e il senso friulano di “straniero”.\nIl testo racconta il controverso rapporto tra due ricchi fratelli contadini e un personaggio misterioso che essi ospitano nella vecchia casa dei genitori in fondo al borgo. L’edificio è fatiscente e abbandonato\, ma i fratelli\, che ora vivono nella nuova villa\, sono ancora legati alla vecchia dimora e\, come trattenuti da un cordone ombelicale\, non riescono a rompere con i ricordi di un’infanzia mitica. L’ospite a sua volta si abbandona a racconti contraddittori che lasciano intravvedere un passato pieno di ombre.\nIl mondo che circonda i protagonisti di Forest è segnato da mutamenti a cui essi non si vogliono adeguare. Intorno a loro aleggia la paura; paura del nuovo\, del diverso\, ma anche degli incubi che a volte si ripresentano dal passato. Più in là oltre il borgo c’è il campo degli zingari e le strade si stanno riempiendo di extracomunitari. I due fratelli\, hanno elaborato una strategia di sopravvivenza ma l’ingombrante presenza dell’ospite misterioso rischia di rompere l’equilibrio su cui si fonda l’intesa fraterna.\n“Con questo spettacolo – raccontano i tre formidabili protagonisti del trio – vorremmo ancora una volta riuscire ad analizzare un aspetto della realtà che ci circonda senza giudicarla\, senza moralismi\, ricostruendo uno spaccato di vita che\, seppure in un crescendo parossistico e grottesco\, possa permettere allo spettatore\, magari con il sorriso sulle labbra\, di riconoscersi e riflettere”.\n\nTEATRO INCERTO Nato per volontà di Fabiano Fantini\, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi\, il Teatro Incerto inizia la sua avventura nel 1982. Fresco dell’esperienza alla scuola “Fare Teatro” del CSS di Udine\, il trio prosegue il suo viaggio artistico sulla strada di un teatro d’attore di irresistibile matrice comica\, sia in italiano che in friulano. Tra i loro cavalli di battaglia: la Trilogia di spettacoli Four\, Laris e Dentri\, con cui il gruppo si impegna anche in una più personale scrittura drammaturgica\, la versione in friulano di Maratona di New York di Edoardo Erba (2002)\, e in questi anni Garage 77 (2005)\, Bessôl – Un arbitro tal bunker (2008) e nel 2009 con il nuovo spettacolo Forest.
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SUMMARY:Fenomeni
DESCRIPTION:25 ottobre 2009 ore 21 \ndi Maurizio Crozza\, Vittorio Grattarola\, Alessandro Robecchi\, Andrea Zalone\ncollaborazione ai testi Federico Taddia\ncon Maurizio Crozza\nmusicista in scena Silvano Belfiore\nuna produzione ITC 2000 \nFenomeni. Noi italiani\, per Maurizio Crozza\, siamo “fenomeni”. “Riusciamo a fare solo le cose difficili… le cose facili ci annoiano…ci racconta\, con l’immancabile aria sorniona. Fenomeni come la Fiat che salva la Chrysler! O che chiude una fabbrica al Sud\, a Termini Imerese\, per salvarne una al Nord\, ma a Detroit! L’Italia da record della Freccia Rossa\, dove il treno batte l’aereo\, ma sulla Milano-Voghera perde ancora sulla bicicletta…  A cinque anni dal suo ultimo show teatrale e sull’onda del successo delle apparizioni televisive di satira di questi anni\, Maurizio Crozza torna sui palcoscenici italiani con un nuovo spettacolo\, Fenomeni. Il tour farà tappa anche a Udine e sarà l’evento di apertura di Teatro Contatto. Il comico genovese sarà infatti il primo ospite della stagione di teatro contemporaneo ideata dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG  per due serate\, il 23 e 24 ottobre\, ore 21\, e il teatro scelto per ospitare l’evento sarà il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Le prevendite dello spettacolo apriranno sabato 12 settembre alla Biglietteria di ScenAperta\, al Palamostre di Udine\, in via Paolo Diacono 21\, dalle ore 17.30 alle 19.30\, tel. 0432.506925.\nIl 25 ottobre ore 21  Fenomeni farà tappa anche al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli\, all’interno della XIII stagione di prosa e danza\, ideata dal CSS per l’Associazione Culturale Teatro Pasolini. \nAl centro dello spettacolo di Crozza\, il nostro Paese\, i suoi protagonisti e le sue vittime. Fenomeni è una fenomenologia contemporanea di parole e musica dal vivo\, graffiante e mutevole\, che segue\, giorno per giorno\, l’evolversi malinconico e il tam tam delle notizie. Monologhi\, musiche\, personaggi celebri e non\, in un affollarsi di storie che raccontano un’Italia che non vedremo mai in televisione.  E dove certo non mancheranno alcune delle più riuscite imitazioni di Maurizio Crozza\, alcuni dei volti e dei personaggi di quella coloratissima galleria del mondo sportivo\, politico\, culturale – da Serse Cosmi\, a Candido Cannavò\, Massimiliano Fuksas\, Walter Veltroni\, Benedetto XVI\, Gigi Marzullo\, George W. Bush e molti altri –  affinata e accumulata in oltre dieci anni di popolarità catodica\, dagli esordi ad “Avanzi” e “Tunnel” fino alle partecipazioni comiche e trasformiste per la Gialappa’s Band\, a “Quelli che… il calcio”\, allo show “Crozza Italia” e all’introduzione satirica per “Ballarò”.
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SUMMARY:L'intervista
DESCRIPTION:6 aprile 2009 ore 21 \ndi Natalia Ginzburg\nregia Valerio Binasco\nregista collaboratore Nicoletta Robello\ncon Maria Paiato\, Valerio Binasco\ne con Azzurra Antonacci\nscene Antonio Panzuto\nluci Pasquale Mari\nmusiche originali Antonio Di Pofi\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Eliseo / Teatro Stabile di Firenze \nL’intervista è l’ultima di una serie di commedie scritte per il teatro da Natalia Ginzburg\, la grande autrice di Lessico familiare\, e inaugurata con Ti ho sposato per allegria.\nScritta pensando per la parte della protagonista a un’amica e grande interprete come Giulia Lazzarini (affiancata allora anche da un giovane Alessandro Haber)\, e rappresentata per la prima volta al Piccolo Teatro di Milano nel 1988\, L’intervista riapre il suo gioco scenico a una nuova formidabile coppia di interpreti come Valerio Binasco e Maria Paiato (un felice ritorno a Cervignano!).\nUn giovane giornalista si reca in una casa di campagna per un’intervista. Nella vana attesa del suo intelocutore\, un uomo politico che si è reso irreperibile\, Mario si intrattiene con Ilaria\, la sua compagna. L’intervista fantasma lascia posto allora all’imprevisto rapporto che si viene a creare fra la donna e l’uomo\, un’intimità casuale e inattesa da entrambi… “Non ho voluto per nulla illuminare il mondo del giornalismo di oggi – spiegava al tempo del debutto la Ginzburg – ma piuttosto volevo che apparisse in qualche modo l’Italia di oggi\, dove tutto si dissipa e muore e ciò che resta è il desiderio confuso di mettere in salvo qualcosa che è stato bello e nobile\, qualcosa che è degno di sopravvivere alla dissipazione e alla distruzione”.
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SUMMARY:Nati in casa
DESCRIPTION:26 marzo 2009 ore 21 \ndi Giuliana Musso e Massimo Somaglino\nregia Massimo Somaglino\ncon Giuliana Musso\nuna produzione La Corte Ospitale \nSi nasceva in casa\, una volta. Nei paesi c’era sempre una donna che faceva partorire le donne. La “comare”\, la chiamavano\, era la levatrice\, l’ostetrica insomma.\nNati in casa racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un nord-est italiano ancora rurale. Scritto a quattro mani da Massimo Somaglino e da Giuliana Musso\, che ne è anche l’interprete\, lo spettacolo si basa su un catalogo di racconti di vita\, incontri\, aneddoti\, memorie di fatti eccezionali per chi li vive. L’arrivo di una giovane madre in pieno travaglio in uno dei nostri moderni ospedali pieni di monitor e flebo\, diventa l’occasione per fare un salto all’indietro ai tempi in cui di notte suonava un campanello e per la levatrice era sempre una corsa\, a piedi\, col calesse\, in bicicletta e persino a dorso d’asino. Storie di donne coraggiose\, di mamme e di bambini venuti al mondo nelle circostanze più avventurose…\nAttraverso la memoria\, lo spettacolo riesce a essere al tempo stesso un’analisi della maternità di oggigiorno\, in decalogo – serio ma anche molto divertente e ironico – sui modi\, i tempi\, i luoghi\, fra figure professionali e protagonisti reali.
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SUMMARY:Il poema dei monti naviganti
DESCRIPTION:12 marzo 2009 ore 21 \nun’idea di Roberta Biagiarelli\ndal libro La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz\nedito da Giangiacomo Feltrinelli Editore\nregia Alessandro Marinuzzi\ncon Roberta Biagiarelli e Paolo Fagiolo / Sandro Fabiani\nluci Giovanni Garbo\nmusiche Mario Mariani\nconsulenza drammaturgica Francesco Niccolini\nscene e costumi Manuela Gasperoni\nluci Giovanni Garbo\nuna produzione Regione Piemonte\, Inteatro\, Babelia&C.\ncon il sostegno di UNCEM\, Unione Nazionale Comuni Comunità e Enti Montani\ncon la collaborazione di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, La Corte Ospitale di Rubiera (RE)\, Echidna – Fili\, Salzano (VE) \nAttori che parlano come mappe geografiche\, che percorrono chilometri di parole. Settemila\, per l’esattezza\, come quelli che lo scrittore giornalista Paolo Rumiz ha percorso sulla gobba montuosa della “balena-Italia”\, lungo Alpi e Appennini\, da Fiume e il Golfo del Quarnaro a Capo Sud\, alla scoperta di un’Italia vitalissima\, ma di cui si parla sempre troppo poco.\nUn’Italia di valli senza elettricità\, case cantoniere\, bivacchi\, caverne\, santuari\, luoghi dove ti imbatti in grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern\, in parroci bracconieri\, custodi di rifugi leggendari\, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela.\nDue attori e un regista triestino innamorati di quel viaggio arcano ma ancora possibile anche in un tempo di viaggi virtuali e last minute\, si incamminano sulle orme di Rumiz con lo stesso passo fuori dal tempo per dare voce a un’umanità di pensieri\, incontri\, canzoni\, radici\, e ritrovandosi\, a ogni curva\, su ogni salita\, pieni di stupore e meraviglia.
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SUMMARY:Cenerentola
DESCRIPTION:9 febbraio 2009 ore 21 \nregia Fabrizio Monteverde\nsolista Azzurra Schena (Cenerentola)\nscene Fabrizio Monteverde\nlight designer Carlo Cerri\nmusiche G. F. Haendel\ncostumi Santi Rinciari\nmaitre de Ballet e assistente alle coreografie Stefania Di Cosmo\nuna produzione Balletto di Roma \nspettacolo proposto a Cervignano in collaborazione con Circuito danza del FVG/a.Artisti Associati \nLa fiaba più famosa dei fratelli Grimm viene ampiamente riscritta dal coreografo Fabrizio Monteverde\, oggi uno dei più affermati coreografi in Italia\, per la compagnia di danza del Balletto di Roma. Le reminiscenze del racconto d’infanzia si mescolano allora con più attuali punti di vista per diventare sostanzialmente una storia di adolescenza\, con i suoi travagli psicologici ma anche con i suoi slanci e sogni.\nI due atti della coreografia – accompagnati da una raffinata colonna sonora tratta da musiche di Haendel – ci fanno ritrovare Cenerentola fra le mura di un collegio dove le rivalità fra sorelle lasciano il posto a conflitti e problematiche tipiche di tutte le ragazze della sua età\, ma al tempo stesso conservano immutati dalla fiaba il senso del valore delle persone semplici e sincere e l’importanza che nell’adolescenza ha il saper coltivare sogni con la fiducia che essi si possano avverare.
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SUMMARY:La Badante
DESCRIPTION:22 gennaio 2009 ore 21 \ntesto e regia Cesare Lievi\ncon Ludovica Modugno\, Emanuele Carucci Viterbi\, Leonardo De Colle\, Paola Di Meglio\, Giuseppina Turra\nscene Josef Frommwieser\nluci Gigi Saccomandi\ncostumi Marina Luxardo\nuna produzione CTB Teatro Stabile di Brescia \nLa Badante\, da un nuovo testo di Cesare Lievi\, è l’ultimo capitolo della “trilogia dello straniero” iniziata con  Fotografia di una stanza (visto a Contatto tre stagioni fa) e con Il mio amico Baggio. Le tre opere compongono una riflessione sui cambiamenti indotti nella nostra società dalla presenza dei nuovi immigrati\, “stranieri” che entrano nella nostra vita facendo esplodere contraddizioni sociali e mettendo in discussione abitudini quotidiane. Con il respiro di un giallo in tre parti\, La Badante si concentra sulle nuove dinamiche di famiglia fra un’anziana madre e i suoi due figli trentenni\, dal momento in cui i due decidono di affidarla ad una giovane donna dell’Est. Prima temuta e guardata con sospetto dalla signora mentre i figli la difendono\, per poi destare sentimenti opposti\, ribaltandone le rispettive posizioni\,  Ludmilla è al centro di una contesa di famiglia che ha origini nella nostra Storia recente e che investe la realtà di una società italiana che vive\, oggi\, una crisi di ruoli e responsabilità.
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SUMMARY:Un certo signor G
DESCRIPTION:7 gennaio 2009 ore 21 \ndall’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini\nregia Giorgio Gallione\nassistente alla regia Giovanni Badino\ncon Neri Marcorè\nal pianoforte Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger\nluci Aldo Mantovani\nscene e costumi Guido Fiorato\nassistente scene e costumi: Lorenza Gioberti\nelaborazione musicale Paolo Silvestri\ndirettore di scena Fabrizio De Sanctis\nfonico Rinaldo Compagnone\nuna produzione Teatro dell’Archivolto\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nUn certo signor G fa rivivere a più di trentacinque anni di distanza – in una libera ma appassionata rivisitazione –  il personaggio nato dal genio di Giorgio Gaber che sarà il leit motiv di tutta la sua carriera. Il signor G è l’uomo qualunque\, la maschera comica e malinconica che cerca di non farsi sopraffare dall’imbecillità e il qualunquismo e si interroga sul senso della propria vita\, in maniera beffarda e buffonesca\, tenera e utopica. Neri Marcoré\, accompagnato dal vivo da due pianiste\, si confronta con un mito del teatro italiano e ci fa riscoprire la sua opera in uno spettacolo costruito in forma di “teatro canzone”\, invenzione gaberiana e geniale intreccio di monologhi\, musica e canzoni. Un amarcord che corre canzone dopo canzone\, fra note e parole del “Gaber-pensiero”\, fra album e spettacoli come Dialogo tra un impiegato e un non so e Far finta di essere sani\, i primissimi del cantautore\, passando per Polli di allevamento e arrivando all’ultimo\, controverso\, album del 2003\, Io non mi sento italiano.
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SUMMARY:IndemoniateLa soglia
DESCRIPTION:15 dicembre 2008 ore 21 \ndrammaturgia di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi\nregia Massimo Somaglino\ncon Sandra Cosatto\, Marta Cuscunà\, Riccardo Maranzana\, Federico Scridel\, Massimo Somaglino Fabiano Fantini\nscene/luci Belinda De Vito\, Claudio Parrino\nmusiche Claudio Parrino\nuna produzione Teatro Club Udine \nIndemoniate racconta uno straordinario caso di possessione collettiva che esplose in Carnia\, nel paesino di Verzegnis\, nella primavera del 1878\, come una vera e propria epidemia che coinvolse dapprima sette ragazze e poi\, in poche settimane\, si estese a una quarantina di donne\, maritate e anziane.\nLa vicenda è stata ricostruita per il teatro da Carlo Tolazzi e da Giuliana Musso sulla base di accurate ricerche e su documentazioni scritte da storici\, antropologi\, psicoterapeuti\, ognuno dei quali ha cercato di dipanare il mistero di questa “nevrosi collettiva” che riuscì a mettere in crisi contemporaneamente scienza\, religione e istituzioni e che fu risolta solo con l’uso della forza e la repressione. Diciassette donne furono infatti internate nel manicomio di Udine.\nLo spettacolo fa riemergere dall’oblio questa storia in una ricostruzione fatta attraverso le voci di un intero paese\, il prete\, il medico\, il sindaco\, il matto del paese\, le famiglie. Tutti\, tranne le “indemoniate” che tacciono le loro ragioni ma dal loro silenzio continuano comunque a interrogare la nostra identità di uomini del Duemila.
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SUMMARY:Le conversazioni di Anna K.
DESCRIPTION:30 novembre 2008 ore 21 \nliberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka\ntesto e regia Ugo Chiti\ncon Giuliana Lojodice\, Giuliana Colzi\, Andrea Costagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\nscene/luci Daniele Spisa\, Marco Messeri\nmusiche Vanni Cassori e Jonathan Chiti\ncostumi di Giuliana Colzi\naiuto regia Angelita Borgheresi\nmacchinista Nicola Monami\naiuto macchinista Andrea Garbini\norganizzazione Costanza Gaeta\, Tiziana Ringressi\namministrazione Valentina Strambi\nuna produzione Teatro Eliseo / Arca Azzurra Teatro \ntesto vincitore del 49° Premio Riccione per il Teatro \nLe Metamorfosi sono uno dei racconti più paradigmatici del Novecento: la storia dell’uomo che da un giorno all’altro si ritrova trasformato in uno scarafaggio è diventata il simbolo di una società che fatica ad accettare i “diversi”\, a partire dalla famiglia.\nUgo Chiti\, autore e regista di teatro e cinema (la sua ultima sceneggiatura è per il film Gomorra) parte da quel racconto\, ma sceglie come protagonista – per darle un nuovo risalto – uno dei suoi personaggi marginali\, la figura di Anna\, l’anziana vedova che la famiglia Sansa assume come donna tutto fare dopo la sconvolgente metamorfosi del figlio Gregorio. Giuliana Lojodice ne veste i panni in scena e rende magistrale questa “figura sottintesa”\, ne sottolinea l’umanità e la capacità di compassione\, fa trasparire i suoi dolori sofferti in silenzio in un mondo sempre più cinico e insensibile.\nIl testo dello spettacolo ha vinto nel 2007 il Premio Riccione Teatro per la capacità di “ricondurre anche la diversità più mostruosa alla consapevolezza che la vera diversità consiste nell’essere esclusi dai sentimenti”.
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