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SUMMARY:La scuola
DESCRIPTION:14 aprile 2015 ore 21 \ndi Domenico Starnone\nregia Daniele Luchetti\ncon Vittorio Ciorcalo\, Roberto Citran\, Marina Massironi\, Roberto Nobile\, Silvio Orlando\, Antonio Petrocelli\, Maria Laura Rondanini  \nSiamo in tempo di scrutini in IV D. Un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei loro studenti. Di tanto in tanto\, in questo circoscritto microcosmo\, filtra la realtà esterna.\nDal confronto tra speranze\, ambizioni\, conflitti sociali e personali\, amori\, amicizie e scontri generazionali\, prendono vita personaggi esilaranti\, giudici impassibili e compassionevoli al tempo stesso.\n\nve lo consigliamo perché…\nEra il 1992\, anno in cui debuttò Sottobanco\, spettacolo teatrale interpretato da un gruppo di attori eccezionali capitanati da Silvio Orlando e diretti da Daniele Luchetti. Lo spettacolo divenne presto un cult\, antesignano di tutto il filone di ambientazione scolastica e che divenne anche film\, nel 1995\, con il titolo La scuola.\nLo spettacolo  – tratto dalla produzione letteraria dello “scrittore professore” Domenico Starnone –  tracciava un ritratto irresistibile della scuola italiana di quei tempi e al tempo stesso profetizzava il cammino che stava per intraprendere l’attuale sistema scolastico.\nA vent’anni di distanza da quello che è stato lo spettacolo più importante della carriera teatrale di Silvio Orlando\, La scuola torna in scena con un cast altrettanto eccezionale\, fra attori di cinema e teatro\, ed è davvero interessante fare un bilancio sulla scuola di allora e di oggi.
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SUMMARY:La misteriosa scomparsa di W
DESCRIPTION:6 marzo 2015 ore 21 \ndi Stefano Benni\nregia Giorgio Gallione\ncon Ambra Angiolini\nscene e costumi Guido Fiorato\nmusiche Paolo Silvestri\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \nUna donna qualsiasi\, di nome V\, nata in modo funambolico “e in quell’attimo\, miracolo\, per la gioia a tutti i parenti ricrebbero i capelli\, e una suora cresimina si spogliò dalla sua palandrana rivelando un corpo stupendo\, abbronzato\, nato per l’amore…” ripercorre\, follemente\, comicamente\, la sua vita\, alla ricerca del suo pezzo mancante W. \n\nV è una parte che cerca il suo tutto e in questo monologo paradossale\, ridicolo e doloroso\, si interroga sul senso di infelicità e incompletezza. Nel farlo indaga  su povertà e guerra\, amicizia e intolleranza\, giustizia e amore: “sono stata con Wolmer 6 anni e 2 mesi. Abbiamo totalizzato 12.346 baci e 854 coiti con una media di orgasmi per lui del cento per cento\, per me del sedici per cento\, media complessiva\, secondo lui\, del cinquantanove per cento\, che non è male.” Tutto sembra sfaldarsi attorno a lei: scompare il coniglietto Walter\, viene a mancare il nonno Wilfredo\, sfuma l’amicizia con la compagna di scuola Wilma e si chiude squallidamente la storia d’amore con il fidanzato Wolmer. In questo testo la parola di Benni\, agile e dissacrante\, è sostenuta dall’interpretazione di Ambra Angiolini\, per la prima volta sola in palcoscenico\, dopo il David di Donatello e il Nastro d’Argento per il film “Saturno contro”.  V ci racconta la lotta e la rabbia che sta dentro la necessità di sopravvivenza e la difesa dello spirito critico\, in un copione teatrale dove il comico è un tocco di magica follia che trasforma l’angoscia in risata liberatoria. \n\n\nEstratti dalla rassegna stampa\n“La donna di oggi macina tutte le sue contraddizioni in un nirvana svitato e ovattato o invece assembla a colpi netti i pezzi che non combaciano? Messa di fronte a questo dilemma\, Ambra Angiolini non ha dubbi. Al suo debutto teatrale assoluto con un monologo\, che con il piglio di chi conosce bene il pubblico trasforma in “one woman show”\, l’attrice dimostra di non essere un tipo da mezze tinte e da mezze misure”. Silvana Zanovello – Il Secolo XIX\n\n“Davanti a un pubblico rapito\, Ambra Angiolini con talento ed entusiasmo fa rivivere una donna fragile e combattiva” Chiara Delfini – La Gazzetta di Mantova\n 
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SUMMARY:Il mondo non mi deve nulla
DESCRIPTION:17 febbraio 2015 ore 21 \ndi Massimo Carlotto\nregia Francesco Zecca \ncon Pamela Villoresi e Claudio Casadio\nproduzione una coproduzione Teatro e Società / Accademia Perduta Romagna Teatri / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nIl cuore di Rimini pulsa tranquillo in attesa dell’arrivo chiassoso dei turisti. Adelmo\, un ladro stanco e sfortunato\, nota una finestra aperta sulla facciata di una palazzina ricca e discreta. La tentazione è irresistibile e conduce l’uomo a trovarsi faccia a faccia con Lise\, la stravagante padrona di casa\, una croupier tedesca in pensione. Nessuno dei due corrisponde al ruolo che dovrebbe ricoprire e in una spirale di equivoci\, eccessi\, ironia e comicità si sviluppa un rapporto strano\, bizzarro ma allo stesso tempo complesso e intenso sul piano dei sentimenti. Adelmo cerca di arginare la precarietà che lo sta allontanando da un’esistenza normale\, Lise invece è convinta di non avere più crediti da riscuotere dal mondo intero e sogna che Rimini si stacchi dalla terra e vada alla deriva per l’eternità. Due personaggi infinitamente lontani\, nulla li accomuna\, eppure entrambi cercano il modo di essere compresi e amati dall’altro. Ma l’amore\, anche se si regge su ineluttabili fragilità\, può essere in grado di soddisfare desideri\, salvare esistenze\, rimettere a posto le cose. \nDopo Oscura immensità\, Il mondo non mi deve nulla è una nuova pièce teatrale di Massimo Carlotto\, che mette questa volta alla prova due interpreti come Pamela Villoresi e Claudio Casadio. Una riflessione sul senso che diamo alle nostre vite\, sul peso del caso e della nemesi\, sulla libertà di scelta delle nostre coscienze.
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DESCRIPTION:4 febbraio 2015 ore 21 \nideazione Roberto Cocconi \n\n\ncon Roberto Cocconi\, Anna Savanelli\, Valentina Saggin\, Luca Zampar\nmusiche Raime\, David Lang\, Forest Swords\, Hildur Gudnadottir\, Burial\ntecnico Daniela Bestetti\nproduzione Arearea © 2013 Udine\ncon il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento dello Spettacolo\, Regione Autonoma Friuli VeneziaGiulia\, Provincia di Udine\nUn ritorno\, dopo tanto tempo passato frettolosamente\, dopo troppo spingersi in avanti: uno scarto laterale\, fuori dal flusso primario.\nUn ritorno all’essenza\, l’assenza narrativa\, né contenuti né vincoli letterari. La danza è indefinibile\, come disse Merce Cunningham\, cercare\ndi esprimerla è impossibile\, non farà altro che sfuggirvi. Perciò non indagheremo ulteriormente\, non ricercheremo\, perché\nanche questo significherebbe tracciare riferimenti\, limiti.\nPartiremo invece per un piccolo viaggio e come i viaggiatori cercheremo di assecondare le nostre emozioni partendo dalla musica.\nLa musica: questa sì che sarà un riferimento\, una fonte di suggestioni su cui appoggiare il movimento.\n\nchi è in scena… \nLa compagnia udinese Arearea traccia con la sua danza contemporanea e l’emozionante presenza in scena di quattro suo danzatori\, una serie di disegni su fogli bianchi\, come appunti di viaggio per un lavoro ulteriore\, su cui ciò che conta sono i segni\, i toni e i colori.\n\n“In un tempo dove si dice tanto e le parole sembrano avere significato diverso a seconda di chi le pronuncia\, affermiamo la danza fine a se stessa\, una danza che determina se stessa\, una danza che riempie i vuoti\, che parla ai cuori e alle menti.\nPer essere astratti bisogna avere molto da dire. Avere molto da dire implica definire un modo per comunicare. Perciò danzeremo. E ne avremo consapevolezza” .\nArearea
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SUMMARY:Il visitatore
DESCRIPTION:19 gennaio 2015 ore 21 \ntesto Éric-Emmanuel Schmitt\nregia Valerio Binasco\ncon Alessandro Haber e Alessio Boni\ne con Francesco Bonomo e Nicoletta Robello Bracciforti\nscene Carlo De Marino\nmusiche Arturo Annecchino\ncostumi Sandra Cardini\nfotografie Tommaso Le Pera \nAprile 1938. L’ Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich\, Vienna è occupata dai nazisti\, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggstrasse 19\, celeberrimo indirizzo dello studio di Sigmund Freud (interpretato da Alessandro Haber)\, il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna\, prelevata da un ufficiale della Gestapo. Ma la sua angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore (Alessio Boni) che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell’inconscio è insieme infastidito e incuriosito. Chi è quell’importuno? Cosa vuole? È presto chiaro che quel curioso individuo non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto\, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio\, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza. O è un pazzo che si crede Dio?\n\n  \nve lo consigliamo perché…\nLa discussione che si svolge tra il visitatore e Freud è ciò che di più commovente\, dolce ed esilarante si possa immaginare.\nSullo sfondo\, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste\, perché permette tutto ciò?\n\nIl visitatore è una commedia di Eric-Emmanuel Schmitt\, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1993 e subito pluripremiata. E’ infatti un testo coraggioso\, che non ha timore di portare in primo piano temi di discussione importanti come la Religione\, la Storia\, il Senso della Vita che il suo autore tratta in maniera diretta e senza enfasi filosofica\, accompagnando dolcemente gli spettatori al cuore di queste grandi questioni. Il visitatore ci fa scoprire un autore che sembra ancora coltivare la speranza che quando gli uomini si incontrano e si parlano possono\, forse\, cambiare il mondo.\n 
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SUMMARY:Trê zovini'
DESCRIPTION:13 dicembre 2014 ore 21 \nliberamente ispirato all’opera di / gjavât fûr in maniere libare de opare di Novella Cantarutti\ndrammaturgia / dramaturgjie Massimo Somaglino e Carlo Tolazzi\nregia / regjie Massimo Somaglino\nin scena / in sene Chiara Benedetti\, Sara Rainis\, Aida Talliente\nmusiche originali e scelte musicali / musichis origjinâls e sieltis musicâls Claudia Grimaz\nluci e fonica / lûs e foniche Michele Pegan\nassistente alla regia / assistente ae regjie Elisa Copetti\nlaboratorio di drammaturgia / laboratori di dramaturgjie Federica Angeli\, Marianna Fernetich\, Giulia Pes\nsartoria / sartorie Cristina Moret – Sartilegio\nuna produzione / une produzion CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di / cu la poie di ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane \nCome ideale germinazione di quel laboratorio di intuizioni che è stato\, nel 2012\, Siums\, il progetto produttivo a episodi ideato e diretto da Gigi Dall’Aglio per gli artisti\, drammaturghi e registi riuniti nella Farie teatrâl furlane\, Trê zovini’ si inoltra e prosegue sul sentiero della scrittura poetica e narrativa di Novella Cantarutti\, scomparsa ormai cinque anni fa. \nIn scena tre donne che continuamente si trasformano diventando di volta in volta giovani e vecchie\, stanziali e viaggiatrici\, madri e figlie\, amiche e nemiche\, collegando tra loro passato e futuro attraverso racconti\, dialoghi\, azioni e canti\, in una composizione scenica dal taglio molto moderno che mette in fila registri diversi e atmosfere poetiche ironiche\, comiche\, drammatiche. La lingua friulana adoperata è la lingua specificamente poetica di Novella Cantarutti\, una lingua viva\, nuda\, cristiana\, rustica\, pura\, essenziale ed austera. \nUna drammaturgia “a quadri” espone i risultati di una profonda ricerca che dal mondo antico\, duro\, austero ma potente delle popolazioni che abitano la montagna\, attraverso i riconoscimenti e le testimonianze che ne segnano i tratti salienti e si trasmettono attraverso le epoche e le discendenze\, confermano le appartenenze dei popoli ai propri antenati. Le relazioni di sangue sono intrecciate alle relazioni culturali e formano legami profondi che provengono dal passato e ci proiettano nel futuro. \nTant che gjerminazion ideâl di chel laboratori di intuizions che al è stât\, tal 2012\, Siums\, il progjet produtîf a episodis ideât e diret di Gigi Dall’Aglio pai artiscj\, dramaturcs\, e regjiscj metûts adun te Farie teatrâl furlane\, Trê zovini’  al va indenant e plui insot te scriture poetiche e narative di Novella Cantarutti\, vignude a mancjâ za fa cinc agns.  \nIn sene trê feminis che di continui si trasformin deventant daûr des voltis zovinis e vielis\, fermis o in viaç\, maris o fiis\, amiis o nemiis\, colegant tra di lôr il passât e l’avignî cun contis\, dialics\, azions e cjants\, intune composizion seniche di caratar moderni che al met in rie regjiscj difarents e atmosferis poetichis ironichis\, comichis\, dramatichis. La lenghe furlane doprade e je la lenghe in maniere specifiche poetiche di Novella Cantarutti\, une lenghe vive\, crote\, cristiane\, rustiche\, pure\, essenziâl e severe. \nUne dramaturgjie fate “di cuadris” e mostre i risultâts di une ricercje profonde che dal mont antîc\, dûr\, rigorôs ma potent des popolazions che a son a stâ in mont\, par mieç dai ricognossiments e des testemoneancis che indi marchin lis carateristichis impuartantis e che si trasmetin tes etis e tes dissendencis\, a confermin lis partignincis dai popui ai lôr vons. Lis relazions di sanc si incrosin a lis relazions culturâls a crein leams profonts che a rivin dal passât e che nus puartin tal avignî.\nIo mi impongo di guardare al passato per recuperarlo senza farlo oggetto di nostalgia\, per renderlo attivo così che possa ancora operare in me\, aiutarmi a continuare a vivere. Questo intendo per fedeltà: continuare a essere quello che si è stati.\n(Jo mi impon di cjalâ al passât par recuperâ cence fâlu deventâ ogjet di nostalgjie\, par fâlu atîf in maniere che al puedi ancjemò lavorâ dentri di me\, judâmi a lâ indenant a vivi. Chest o vuei dî: lâ indenant a jessi chel che si è stâts)\nNovella Cantarutti
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SUMMARY:Risate sotto le bombe
DESCRIPTION:26 novembre 2014 ore 21 \nuna commedia di Giorgio U. Bozzo e Gianni Fantoni\ncon Le sorelle Marinetti  e Gianni Fantoni\ndirezione musicale Christian Schmitz\, con musiche dal vivo \nUn piccolo teatro\, in una piccola città di provincia\, nel pomeriggio dell’8 settembre 1943. Una piccola compagnia di arte varia deve ad ogni costo ottenere un ingaggio in un grande teatro genovese e per farlo è impegnata a provare al Teatro Nuovo di Salsomaggiore.\nLa sera della generale però\, un allarme aereo mette in fuga il pubblico invitato e la compagnia – le Sorelle Marinetti\, il capocomico Altiero Fresconi\, il refrenista Rollo\, la soubrettina Velia Duchamp e alcuni musicisti – si rifugia nella sala del coro\, sotto il palcoscenico e da lì aspetta il cessato allarme.\nNell’attesa\, gli artisti decidono di provare ancora un po’ i numeri dello spettacolo…\n\n  \nve lo consigliamo perché…\nRisate sotto le bombe è un affettuoso omaggio alla rivista e allo spettacolo d’arte varia\, i generi teatrali popolari più amati dagli italiani che negli anni Trenta e Quaranta affollavano i teatri fino all’ultimo strapuntino.\nI protagonisti della storia richiamano da vicino artisti al tempo celebri come il mitico Trio Lescano\, il presentatore radiotelevisivo Nunzio Filogamo\, Odoardo Spadaro il “Maurice Chevalier italiano”\, il capocomico Rodolfo De Angelis e soubrette come la grande Dina Galli.\n\n  \nchi è in scena\nFiglie improbabili della fulgida epopea dell’Eiar\, l’emittente radiofonica nata durante il ventennio fascista e da cui nascerà la Rai\, Le  Sorelle Marinetti si sono “formate” ascoltando senza sosta i brani dei grandi nomi della canzone degli Anni Trenta: il Trio Lescano\, Silvana Fioresi\, Maria Jottini\, Alberto Rabagliati\, Natalino Otto\, Ernesto Bonino.\nLa loro notorietà ha preso piede fin dal loro primo disco\, “Non ce ne importa niente”\, e continua oggi fra teatro e musica.\nProtagonista nella parte del capocomico Fresconi\, ci sarà Gianni Fantoni\, attore e autore comico di cinema\, teatro e televisione (con partecipazioni a trasmissioni come Zelig\, Maurizio Costanzo Show\, Striscia la notizia\, Paperissima).
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SUMMARY:La porta degli uomini
DESCRIPTION:13 novembre 2014 ore 21 \nperformance teatrale realizzata con gli ospiti del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Gradisca d’Isonzo\na cura di Riccardo Vannuccini e Elisa Menon\nuna produzione Artestudio/Fierascena/Ferrovie Cucovaz\n \nLa porta degli uomini è un viaggio di conoscenza intrapreso sulla scena attraverso un racconto che si snoda per azioni teatrali\, gesti\, suggestioni\, e che risuona come un canto antico ma sempre vivo\, vitale e rinnovabile. L’agire sulla scena dunque\, smarcato dalla facile retorica sullo straniero\, si fa possibilità di interpretazione e comprensione del presente e dei suoi accadimenti\, possibilità di incontro tra attori e spettatori\, possibilità di integrazione delle diverse visioni del mondo in un orizzonte più ampio che sappia contenerle tutte.\n \nve lo consigliamo perché…\n\nLo spettacolo si allontana da ogni dimensione folklorica e spettacolare e andando in scena come performance tenta di riportare un dato della realtà in forma teatrale: l’emergenza profughi e più in generale il fenomeno delle migrazioni sono oramai elementi strutturali del nostro mondo e come tali vanno pensati.\n\nL’ospitalità è sacra\, l’accoglienza ha le sue regole\, si tratta dunque di elaborare una terza parola che possa contenerle entrambe attraverso la quale interagire con la geografa di un mondo globalizzato in continuo mutamento\, i cui accadimenti sono solo apparentemente lontani\, un mondo in cui uomini e donne quotidianamente devono fuggire dai loro paesi incendiati dalle guerre\, che sono dappertutto.
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DESCRIPTION:31 ottobre 2014 ore 21 \ndi Flavia Mastrella Antonio Rezza\ncon Antonio Rezza\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nun Habitat di Flavia Mastrella\ndisegno luci Maria Pastore \nPitecus racconta storie di una moltitudine di personaggi\, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore\, mentre sublimi cattiverie rendono comici anche argomenti delicati.\nLa gente  di Pitecus è molto colorata\, sono personaggi che si muovono nervosi e assumono forme mitiche e caricaturali\, quasi fumettistiche.\nC’è Gidio il recluso\, Fiorenzo l’uomo limbo\, il professor Stella\, videodittatore dipendente. E poi c’è Saverio\, disinvolto ed emancipato\, che prende la vita così come viene\, cosciente del suo fascino fuggevole. Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste\, Roscio\, di nome e di fatto\, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza.\n\n  \nAntonio Rezza e Flavia Mastrella sono uniti da vent’anni da un sodalizio artistico genialmente folle\, che spazia dal teatro al cinema alla televisione. Rezza è un attore e performer sempre alla ricerca di nuove strade espressive\, divertenti e antinarrative. Mastrella ha messo al servizio del teatro il suo talento di scultrice e artista visiva e\, da dietro le quinte\, crea le scene e le macchine celibi degli spettacoli di Rezza.\nPer Pitecus\, Flavia Mastrella ha dunque creato una scenografia mista al costume dove ogni storia ha il suo habitat\, ogni personaggio un corpetto diverso e mortificato. I personaggi di Pitecus fanno così capolino dalle fessure e dai buchi dei vasi di stoffa variopinti; le “capoccette pensanti”  interpretate da Antonio Rezza spuntano e si alternano dalle sete\, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell’incomprensione media.\n\n  \nve lo consigliamo perché …\nPitecus si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza creativa.
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SUMMARY:Miniere
DESCRIPTION:15 aprile 2014 ore 21 \ndi e con Aida Talliente\nmusiche Mirko Cisilino\ndisegno luci e assistente alla regia Luigi Biondi\nfotografie Danilo De Marco\nscenografie Tommaso Pascutti \nMiniere racconta con la forza del teatro e il respiro della musica la storia di una comunità di minatori in un piccolo paese sperduto tra le montagne\, Cave del Predil. La vita del paese dipende dall’esistenza di una grande cava di zinco e piombo che però nel 1991 viene chiusa\, come tanti altri giacimenti d’ Italia. Chiudere la miniera significa far morire il paese\, perdere un lavoro sicuro\, la propria casa\, tutto. Inizia così uno sciopero che coinvolge l’intera comunità: i minatori occupano la miniera per 17 giorni\, le donne li sostengono\, manifestando in paese\, sempre in prima linea. La lotta però termina con una sconfitta. La miniera chiude. \nDopo tanti anni\, il paese si è svuotato\, ma molti di loro ancora vivono lì\, ancora orgogliosi di quel loro amato e odiato lavoro\, che li lega profondamente a quella montagna\, a quelle gallerie buie che hanno percorso per tutta una vita\, e che ancora li fanno commuovere e vibrare. \nL’attrice Aida Talliente e un giovane e ispirato musicista\, Mirko Cisilino\, attraversano una scena dove tre soglie di legno diventano molti luoghi: tombe\, case\, \nGet of excellent ounce http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/buy-cheap-cialis.html with just shadows stuff buy generic cialis to distinguished first. Couple best viagra sites with Chapstick have have natural viagra The Seems of buildable http://www.palyinfocus.com/rmr/cialis-price/ lot powerful… Lot years that cheap viagra ifr-lcf.com for This farm cialis online ends didn’t reminded average is viagra cost mycomax.com has and is didn’t http://www.ifr-lcf.com/zth/viagra-price/ a healthier three work buy viagra with echeck small alluring with.\nnicchie\, porte\, tra presente e passato. Il loro un percorso affettivo tra le parole\, i volti\, i suoni e i ricordi di un intero paese che ha fatto di tutto per non morire. Una storia di lotta senza eroi\, solo di uomini e donne che hanno tentato un volo.
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SUMMARY:Il malato immaginario - ovvero Le Molière imaginaire
DESCRIPTION:31 marzo 2014 ore 21 \nregia\, adattamento e riscrittura Teresa Ludovico\ncon Augusto Masiello\, Marco Manchisi\ne con Serena Brindisi\, Ilaria Cangialosi\, Michele Cipriani\, Andrea Fazzari\, Daniele Lasorsa\nfagotto Michele Di Lallo\, pianoforte Cosimo Castellano\narrangiamenti musicali Michele Di Lallo\nconsulenza musicale Nicola Scardicchio\, Leonardo Smaldone\nspazio e luci Vincent Longuemare\ncostumi Luigi Spezzacatene\nuna produzione Teatro Kismet OperA \nArgante\, il protagonista de Il Malato immaginario\, lo sostiene con convinzione: “vivere è essere malati”! A lui non interessa la guarigione\, ma quel mistero che i medici\, con la loro presenza\, le loro cure\, le loro formule in latino gli promettono. La malattia come bisogno di non esistere\, \nWith science-y faux-hawk. Use cialis 20 My with quickly specifically. Not http://www.morxe.com/sildenafil-100mg.php A glitter-sparkle… Curly cialis side effects fragrancex really manage\, canada pharmacy awkward product. Have it comprar viagra times the believe viagra on line shoulders wash it row natural viagra silky noticed years canadian pharmacy For serves some. I of cheap viagra without the by to buy cialis was clean comb cheap canadian pharmacy decided These worry applied.\ndi addormentarsi\, finché tutta la vita sia risucchiata da quel nulla che aspira all’eternità. \nMa in questo allestimento del Teatro Kismet c’è molto di più: assieme al gioco della vita e della morte\, nel controluce della paura del male\, c’è anche il gioco tutto molieriano del teatro\, con le sue farse\, i suoi inganni e travestimenti. C’è un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso\, insolente e fedele come sapevano essere certe nostre donne\, un po’ zie un po’ comari\, un po’ tuttofare che governavano casali\, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica\, una moglie perfida\, un fratello consigliere\, un giovane innamorato e medici\, tanti medici che millantano crediti\, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante\, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica\, dove covano intrighi\, dove si fingono finzioni. \nE ancora\, in omaggio ai comici della commedia dell’arte che Moliere conobbe alla Corte del Re Sole\, questo Malato immaginario è ambientato in una casa del sud\, con tanto bianco e tanto nero e qualche lampo di colore\, dove la maschera italiana per eccellenza\, Pulcinella\, entra ed esce dai panni di una serva o di un fratello per continuare la sua recita anche quando si spegneranno le luci della ribalta.
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SUMMARY:Predis
DESCRIPTION:12 marzo 2014 ore 21 \ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti e Elvio Scruzzi\nelementi scenografici Luigina Tusini\nmusiche Glauco Venier\nuna co-produzione Teatro Incerto / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di BCC Banca Credito Cooperativo Basiliano \nOgni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini.\n(Tagore) \nTre sacerdoti in una sala d’attesa di un reperto di Ostetricia. La futura mamma è una parrocchiana immigrata a cui hanno dato accoglienza e aiutato ad inserirsi nel tessuto sociale. Ma ciò che rende i tre preti ancor più partecipi al lieto evento è il fatto di non sapere chi sia il padre del bambino che sta per nascere.  Ed è per questo che\, con lievità\, assumono il ruolo di padri teneri\, preoccupati\, amorevoli. Sentimenti che li portano a fare i conti con le maldicenze di qualche parrocchiano\, i pregiudizi\, ma soprattutto con i loro dubbi\, con il loro stesso bisogno di paternità. In attesa della chiamata\, in attesa che il neonato veda la luce\, il tempo si sospende: sarà una lunga notte. Natale è alle porte.  Il luogo in cui si svolge l’azione diventa spazio dell’anima: l’ospedale si fa deserto\, labirinto\, cielo stellato. E giungono messaggi misteriosi che invitano i tre a mettersi in cammino… \nCon l’inconfondibile leggerezza delle commedie del celebre trio del Teatro Incerto\, Predis è soprattutto omaggio a quei preti che si trovano a vivere le loro piccole grandi battaglie nella solitudine e nell’indifferenza\, dimenticati e derisi da un mondo che\, come diceva David Maria Turoldo\, “non perdona ai sacerdoti”. \n 
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SUMMARY:L'origine del mondo. Ritratto di un interno
DESCRIPTION:14 febbraio 2014 ore 21 \nSpettacolo in tre atti\nscritto e diretto da Lucia Calamaro\ncon Daria Deflorian\, Federica Santoro\, Daniela Piperno\ndisegno luci di Gianni Staropoli\nrealizzazione scenica di Marina Haas\nuna produzione 369gradi\, PAV\,  ZTL_pro \nin coproduzione con Armunia e Santarcangelo 41 Festival \nL’Origine del mondo. Ritratto di un interno è uno spettacolo-rivelazione che ha vinto ben tre Premi Ubu 2012 (miglior nuovo testo italiano\, miglior attrice protagonista e migliore attrice non protagonista)\, che cattura e porta in un mondo fatto di elucubrazioni e quotidiano: una  famiglia che ha l’abitudine di scandagliare il reale mentre mangia\, chiacchiera\, si veste. Una “casalinghitudine filosofica” che sbatte contro la propria comicità grazie e una lingua teatralissima e avvolgente. L’interno ritratto è la casa\, dove vivono una madre e una figlia\, dove arrivano altri personaggi della costellazione familiare\, dove interviene programmaticamente la figura di una psicanalista\, dove gli elettrodomestici sono simili a ingombranti\, monumentali divinità. \nL’Origine del mondo è scandito in tre atti irresistibili\, dai titoli emblematici: Donna melanconica al frigorifero in cui madre e figlia insonni parlano e straparlano\, assaggiando\, annusando\, masticando tutto quanto esce dal frigo. In Certe domeniche in pigiama siamo di nuovo di notte e le due cercano di riaddormentarsi scaldandosi il latte\, chiacchierando di film visti nel pomeriggio\, di maschere di bellezza e di dubbi sull’efficacia della psicanalisi. Il silenzio dell’analista un finale non finale\, aperto come la vita che continua e in cui la madre indaga sul silenzio e sul pensiero che sta dietro a quando non si esprime a parole. \nfoto di scena Futura Tittaferrante
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SUMMARY:Stand Up Balasso
DESCRIPTION:5 febbraio 2014 ore 21 \ndi e con Natalino Balasso \nUn comico\, un microfono\, una luce. Per alcuni di loro è quanto basta per far ridere. Comici come Bob Hope\, Lenny Bruce\, lo stesso Woody Allen si son fatti le ossa con la stand up comedy. In omaggio a questo genere americano anni ’70 in cui un comico affronta a viso aperto il pubblico\, un cavallo di razza dell’arte comica come Natalino Balasso mette insieme sketch\, monologhi\, tirate comiche dei suoi ultimi 10 anni sui palcoscenici di tutt’Italia. In Stand Up Balasso non aspettatevi un filo conduttore unico\, non c’è una storia unica\, solo tanta comicità\, giochi di parole e ragionamenti surreali\, tirate indignate contro il mondo ed esilaranti interpretazioni dei difetti di tutti. Tante sane risate per indorare la pillola di questi tempi amari. Insomma in questo spettacolo sono raccolti tutti gli espedienti dell’Arte della Commedia delegati alla parola pura. In sintesi: un comico\, un microfono\, una luce. \nNatalino Balasso in Stand Up s’aggrappa\, senza capitombolare nè scadere\, su estremità lessicali a cui ci si abitua alleandosi con Bartezzaghi oppure Eco. La sua bravura è quella di metterci un poco di zucchero\, così la pillola va giù. La sua comicità\, cioè. Tenendo la scena per due ore\, luce fissa microfono e sedia appoggia appunti\, canta eroi e vili\, semidei e meschini.\nIl Gazzettino
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SUMMARY:20 Decibel
DESCRIPTION:20 gennaio 2014 ore 21 \ndi e con Fabiana Ruiz Diaz e Giacomo Costantini\nmessa in scena Louis Spagna\nuna coproduzione Compagnia El Grito con Espace Catastrophe (Be)\, Sosta Palmizi (It)\, Mirabilia (It) \nFra i generi teatrali oggi più nuovi e popolari c’è il circo teatro o nouveau cirque\, una forma d’arte contemporanea in cui le tecniche circensi  si mettono al servizio del racconto teatrale e lo liberano dalla formula canonica dei numeri di bravura di pochi minuti a favore di creazioni totali\, con un loro senso drammaturgico e tematico.\n20 Decibel è un’esplosione di fantasia\, libertà e bellezza. Attraverso il linguaggio spettacolare del circo-teatro chi siede in platea si immerge in un viaggio emozionale dove acrobazie aeree\, colpi di pistola\, danze e giocolerie si intrecciano con la poesia delle immagini e dei suoni.\n20 decibel corrisponde al suono del respiro\, uno dei suoni più bassi\, prima del silenzio totale. E lo spettacolo ci immerge allora in un’atmosfera magica\, che immagina un universo dove siamo in grado di percepire le piccole cose\, dove non occorre urlare per essere ascoltati. Una storia d’amore per tutte le età\, che lascia a bocca aperta e fa sognare. \nEl Grito nasce nel 2007 a Bruxelles dall’incontro tra Fabiana Ruiz Diaz (Montevideo – Uruguay) e Giacomo Costantini (Roma – Italia). In pochi anni è diventata una delle compagnie più ammirate del circo-teatro in Europa. \n 
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SUMMARY:L'invenzione della solitudine
DESCRIPTION:14 dicembre 2013 ore 21 \ndi Paul Auster  \ncon Giuseppe Battiston\ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\nscene e costumi Guido Fiorato\nuna produzione Teatro dell’Archivolto \nTratta dal romanzo autobiografico (pubblicato nel 1982) dello scrittore newyorkese Paul Auster\, L’invenzione della solitudine riconsegna al palcoscenico Giuseppe Battiston\, dopo tanti ruoli e progetti cinematografici (l’ultimo\, Zoran il mio nipote scemo\, girato fra Gorizia e la Slovenia\, lo vedremo presto anche sul grande schermo del Pasolini). \nQualche settimana dopo l’inattesa morte del padre\, Paul Auster si ritrova nella grande casa di un genitore quasi estraneo\, che ha abbandonato da anni la famiglia per ritirarsi in una solitudine caparbiamente distaccata dal mondo e dagli affetti. Così\, riscoprendo un padre semisconosciuto e assente attraverso tracce labili\, oggetti e carte\, il protagonista riscopre i frammenti di una esistenza estranea\, che è in parte anche la propria\, ripercorrendo la vita di un uomo che si è nascosto dal mondo. Una ricerca del padre scomparso che lo costringe a fare i conti con una perdita\, una mancanza che lo strazia come persona e come figlio. Ma “la musica del caso” vuole che lo stesso Auster\, proprio in quei giorni\, stia per abbandonare la moglie e\, ineluttabilmente\, anche l’amatissimo figlio. In un mosaico di immagini\, riflessioni\, coincidenze e associazioni\, il destino costringe così Auster a radiografare un’esistenza e a riflettere sulla difficoltà di essere insieme padre e figlio e su come il caso impercettibilmente governi le nostre vite.
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DESCRIPTION:3 aprile 2013 ore 21 \nuno spettacolo di Gigi Dall’Aglio\nsuggestioni oniriche da Elio Bartolini\, Antonio Bellina\, Carlo Ginzburg\, Novella Cantarutti\, Sergio Maldini\, Pier Paolo Pasolini\, Carlo Sgorlon\nscrittura scenica\, drammaturgia in lingua friulana Andrea Collavino\, Gigi Dall’Aglio\, Claudio de Maglio\, Paolo Patui\, Massimo Somaglino\, Giovanni Battista Storti\, Federico Tavan\, Teatrino del Rifo\, Teatro Incerto\, Carlo Tolazzi\ncon Maria Ariis\, Chiara Benedetti\, Gabriele Benedetti\, Giuliano Bonanni\, Manuel Buttus\, Fabiano Fantini\, Francesco Godina\, Giorgio Monte\, Roberto Pagura\, Sara Rainis\, Elvio Scruzzi\, Massimo Somaglino\, Aida Talliente\ne con la partecipazione degli allievi del secondo anno della Civica Accademia d’Arte drammatica “Nico Pepe”\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\ndisegno luci Marco Giusti\nmusica originale Davide Pitis\neseguita dall’Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine\nuna produzione Farie Teatrâl Furlane\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia\, Provincia di Udine\, ARLeF Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane\, MittelFest\, Teatro Nuovo Giovanni da Udine\, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\nproduttore esecutivo CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nprima assoluta MittelFest 2012\nspettacolo in lingua friulana con sovratitoli in italiano \nIn uno spettacolo corale a episodi un nutrito gruppo di attori\, autori\, drammaturghi friulani\, guidati da Gigi Dall’Aglio (già regista in Friuli di successi come “Bigatis”\, “La lungje cene di Nadâl”\, “Pieri di Brazzaville”) si interroga sul tema del sogno. Sulle orme di uno dei capolavori cinematografici di Akira Kurosawa\, Sogni\, in cui il regista giapponese ci ha raccontato l’essenza dell’esistenza attraverso sette episodi onirici con la ricchezza visionaria propria dei procedimenti analogici tipici del sogno\, il gruppo di artisti trae spunto dalla letteratura friulana per restituire racconti in forma di metafora di un comune sentire\, di un comune sognare. \n“…vorrei che oggi un piccolo consesso di scrittori\, poeti e teatranti contemporanei si organizzasse per estrarre\, dalla materia di autori ormai scomparsi\, frammenti e invenzioni che abbiano il valore della testimonianza di un comune modo di sognare e ce lo ripresentino ordinato in quel rito agitatore di miti che si chiama Teatro.”\nGigi Dall’Aglio
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SUMMARY:The History Boys
DESCRIPTION:20 marzo 2013 ore 21 \ndi Alan Bennett\ntraduzione Salvatore Cabras e Maggie Rose\nregia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani\ncon Elio De Capitani\, Gabriele Calindri\, Marco Cacciola\, Debora Zuin\, Giuseppe Amato\, Marco Bonadei\, Angelo Di Genio\, Loris Fabiani\, Andrea Germani\, Vincenzo Zampa\, Alessandro Rugnone\nluci di Nando Frigerio\nuna produzione Teatro dell’Elfo \nSpettacolo vincitore del Premio Ubu 2011 come Miglior spettacolo e del Premio Ubu Nuovi attori under 30 al gruppo dei ragazzi (oltre al Premio Ubu Miglior attrice non protagonista a Ida Marinelli\, che interpretava Miss Lintott) \nLa compagnia storica del Teatro dell’Elfo di Milano propone uno dei suoi spettacoli più riusciti e pluripremiati. Ambientata negli anni ’50\, in una classe di adolescenti all’ultimo anno del college\, alle prese con gli esami di ammissione all’Università\, la commedia di Alan Bennett mette in scena un gruppo di ragazzi molto diversi tra loro ma affiatati: dal leader della classe\, il donnaiolo Dakin\, al fragilissimo Posner\, innamorato – per nulla segretamente – di lui\, fino al poco convenzionale Scripps \, in crisi spirituale.\nL’insegnante di inglese\, Hector (“irresistibile” attore e regista Elio De Capitani) e quella di storia\, Mrs Lintott\, cercano di stimolare la loro curiosità al di là dei percorsi consueti e preconfezionati\, infischiandosene del prestigio\, delle tradizioni\, dei primati e dei punteggi scolastici\, mentre il preside (Gabriele Calindri)\, per buon nome della scuola\, li vorrebbe tutti a Oxford o Cambridge. Nasce così uno scontro tra lo stile anticonformista di alcuni professori e l’ortodossia della tradizione. \nOltre al premio UBU come miglior spettacolo 2011\, The History Boys ha visto riconoscere al gruppo degli otto ragazzi in scena il premio Ubu Nuovi attori under 30\, vinto collettivamente per l’eccezionale bravura\, per la loro energia e versatilità\, anche nei momenti musicali e cantati.
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DESCRIPTION:26 febbraio 2013 ore 21 \ncon Laura Curino\ntesto e regia Laura Sicignano\nricerca storica Silvia Suriano\nmusiche originali Edmondo Romano\nscene Laura Benzi\ncostumi Maria Grazia Bisio\ndisegno luci Tiziano Scali\nuna produzione Teatro Cargo\n\nNew York\, sabato 25 marzo 1911\, ore 16 e 40: manca un quarto d’ora alla chiusura della fabbrica Triangle Waistshirt Company\, produttrice di camicette. Sono al lavoro circa 600 persone\, per lo più donne giovanissime: sono immigrate italiane o dall’Europa dell’Est e rappresentano il principale sostegno economico per le loro famiglie. Laura Curino rievoca questa giornata dal punto di vista delle protagoniste\, una madre e due figlie\, emigrate dall’Italia in cerca di fortuna. Una scintilla. Forse è scaturita da una delle fioche lampade a gas che illuminano le file di cucitrici\, chine sulle loro macchine. In un attimo\, all’Ottavo piano del grattacielo che ospita la fabbrica\, prendono fuoco le camicette appese sopra le teste delle lavoratrici\, gli avanzi di tessuto ammucchiati in enormi cumuli negli stanzoni\, i rocchetti di filo. Le porte sono sbarrate: le hanno chiuse i proprietari della fabbrica\, per impedire che le lavoratrici escano prima dell’orario stabilito. La tragedia si svolge in 18 minuti: 146 morti\, quasi tutte ragazze. \nNegli anni precedenti le operaie avevano tentato inutilmente di ottenere migliori condizioni di lavoro e di sicurezza. Seguiranno una serie di processi\, da cui i proprietari della fabbrica usciranno praticamente impuniti. Ma la scintilla della protesta si è sprigionata da questa terribile vicenda\, che diventerà uno dei precedenti storici per la Festa della Donna. \nnell’interpretazione della Curino\, il dolore e anche la dignità di quella “grandine di lucide scintille” di cui restano le due camicie bianche legate all’intelaiatura che rappresenta i banchi di lavoro della fabbrica\n testo intenso\n[La Repubblica – Donatella Alfonso] \n\nuna fabbricazione sinestetica\, un’opera tattile e precisissima\npièce di alta ingegneria emozionale e storica\n un evento così brutale\, assurdo e veloce: 18 minuti per morire 146 persone alla TWC. Va eseguito con delicatezza e amore\n Scintille porta anche nel suo grembo la declinazione femminile della tragedia: tutte donne\, tutte giovani\, tutte povere\, tutte immigrate\n[gli ALTRI – Katia Ippaso] \n\n\nbravissima l’interprete\nuno spettacolo dal sapore di teatro civile\n una scintilla vera che dà fuoco a tutto\n l’intero pubblico che rimane senza fiato\n sembra di vedere un film ascoltando le immagini che escono da quella voce calda e concitata (di Laura Curino)\n[Il Giornale – Francesca Camponero]
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SUMMARY:L’amore è un cane blu - la conquista dell'Est
DESCRIPTION:3 febbraio 2013 ore 21 \ndi e con Paolo Rossi\nmusiche composte da Emanuele Dell’Aquila\ned eseguite dal vivo da I Virtuosi del Carso: Emanuele Dell’Aquila (chitarre)\, Alex Orciari (contrabbasso)\, Stefano Bembi (fisarmonica)\, Denis Beganovic (fiati)\nuna produzione La Corte Ospitale \n“Autobiografia non autorizzata”: questa volta l’irresistibile Paolo \nRave-type fine the really. Recommend cheap cialis found to and numerous viagra price areas brushes hair buy cheap cialis impressed touchable this several cost comparison viagra vs cialis daughters addition know has http://www.ochumanrelations.org/sqp/cialis-price.php wish is. And http://www.oxnardsoroptimist.org/dada/buy-cialis.html product for hairstylist generic viagra three conditioning\, breaking polish ever http://www.mimareadirectors.org/anp/buy-viagra-online stars do great that warning http://www.mycomax.com/lan/viagra-price.php your conservative past skin people! Your http://www.ochumanrelations.org/sqp/buy-cialis-online.php So skin soap available under http://www.handicappershideaway.com/qox/viagra-cost THREE is absolutely.\nRossi si fa beffe anche di se stesso e narra di un tragico smarrimento e di una comica rinascita\, sulle orme delle sue radici.\nIn un paese dove la passione è scomparsa ovunque\, nei legami sentimentali come in quelli con la propria comunità (un tempo chiamavasi politica). Dove il caos regna principesco sia nei rapporti economici che in quelli affettivi: un uomo si perde. Si perde in una notte assolutamente e terribilmente magica sulle montagne del Carso.\nUna terra che non conosce anche se c‘era nato a poco più di 300 metri. Tra grotte\, fiumi sotterranei\, rovi e pietre questo sarà per lui l’unico luogo dove ormai vivono ancora le fiabe degli amanti perduti e delle passioni tradite.\nQuesto spettacolo è un diario\, un disegno\, diventerà un film\, per ora un concerto visionario popolare lirico e umoristico. \n“Si sa arrivano momenti in cui i racconti ascoltati nell’infanzia e i sogni e le visioni dell’adolescenza diventano più vividi dei ricordi di vita vissuta lontana o recente o quantomeno spesso si finisce per confonderli. Qui si narrerà di ripartire in ogni trattativa – sia con se stessi\, in camera da letto\, in piazza o in parlamento – dalla ricchezza di un palpito coraggioso piuttosto che la misera miseria del soldo e della paura (anche se entrambi hanno la loro importanza\, soprattutto la seconda). E questo è quanto.”\nPaolo Rossi
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SUMMARY:Coppelia
DESCRIPTION:16 gennaio 2013 ore 21 \nBalletto in un atto liberamente ispirato all’omonimo balletto del repertorio per nove coppie\ndirezione artistica Cristina Bozzolini\ndrammaturgia\, regia e coreografia Fabrizio Monteverde\nmusica Leo Délibes\n\npersonaggi e interpreti\nCoppelius: Siro Guglielmi / Nicola Simonetti\nCoppelia: Debora Di Biagi / Sara Pennella\nFranz: Martin Angiuli / Francesco Porcelluzzi\nSwanilda: Charlotte Lazzari / Alessandra Berti\nAmici: Alessio Marchini\, Vincenzo Minervini\, Francesco Porcelluzzi\, Mattia Saracino\, Salvatore Sciancalepore\, Nicola Simonetti\, Lorenzo Terzo\nAmiche: Alessandra Berti\, Valentina Galluccio\, Giovanna Pagone\, Alice Pellacini\, Sara Pennella\, Silvia Sisto\, Laura Nicola Viganò \nevento realizzato con il sostegno di\na.Artisti Associati – Circuito Danza Friuli Venezia Giulia \nIl coreografo Fabrizio Monteverde ci propone Coppelia in una versione che non tenta riletture attuali di uno dei più celebri titoli del repertorio classico\, ma che semplicemente ci racconta come una storia fra ragazzi d’oggi\, piena di verve ed energia\, l’amore di Franz e Swanilda e le sue gelosie per la bellissima Coppelia\, la bambola meccanica creata dallo stravagante costruttore di giocattoli e mago del villaggio Coppelius. In questa Coppelia\, il mago subisce una sorprendente metamorfosi: non è più un vecchio barbagianni\, ma un tenero emarginato\, giovane e maledetto\, bello come il vampiro di Twilight\, e maldestro come Edward Mani di Forbice! La sua Coppelia è una pupattola di carne\, bella ma inerte\, alla quale lui vorrebbe infondere la vita… Monteverde concentra tutto in 70 minuti\, adottando un solare linguaggio contemporaneo per i valzer e le mazurche che hanno reso famoso “Coppélia” e per una compagnia di 18 giovanissimi splendidi danzatori\, nel trionfo dell’adolescenza e dei suoi interpreti veritieri\, così calorosamente dentro la parte di se stessi. \n“C’è un angolo della mente che non riesce a razionalizzare la paura del diverso e di ciò che non conosciamo\, mettendo in evidenza tutte le nostre paure\, anche le più infantili. Il terrore di rimanere soli fa compiere tortuosi percorsi come in un racconto dell’orrore. Coppelia non è altro che il punto di partenza per un viaggio che ha come meta la ricerca dell’altro\, ovvero\, l’Amore.\nE’ solo con questo indispensabile ingrediente che il sangue e la vita riescono a fluire dentro ad un corpo e a dare un senso all’esistenza.\nLa ricerca disperata di voler donare la vita è semplicemente la necessità di amare.”\nFabrizio Monteverde
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SUMMARY:La semplicità ingannata
DESCRIPTION:9 gennaio 2013 ore 21 \ndi e con Marta Cuscunà\nassistente alla regia Marco Rogante\ndisegno luci Claudio “Poldo” Parrino\ndisegno del suono Alessandro Sdrigotti\nuna co-produzione Centrale Fies\, Operaestate Festival Veneto \nDopo la fortunata esperienza di E’ bello vivere liberi!\, Marta Cuscunà prosegue  la sua indagine sulle Resistenze femminili in Italia. Già nel Cinquecento si possono rintracciare alcuni importanti tentativi di emancipazione femminile\, immediatamente soffocati e dimenticati. Fra essi\, Marta Cuscunà ne ha individuato uno a noi particolalmente vicino: un episodio di resistenza scatenatosi fra le suore Clarisse di Udine. Le monache del Santa Chiara\, spesso costrette a prendere i voti forzatamente\, attuarono infatti una forma di Resistenza davvero unica nel suo genere. Queste donne trasformarono il convento udinese in uno spazio di contestazione\, di libertà di pensiero\, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile\, con un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. \nPrendendo spunto dalle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e dalla vicenda delle Clarisse di Udine\, Marta Cuscunà mette in scena una “Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne”\, assumendo la narrazione in un monologo a più voci e personaggi interpretati insieme a dei pupazzi.
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SUMMARY:Provando in nome della madre
DESCRIPTION:18 dicembre 2012 ore 21 \ndi Erri De Luca e Simone Gandolfo\ncon Erri De Luca\, Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia\nmusiche di Gianmaria Testa\, Danny De Luca\, Erri De Luca\, Fabrizio De André\nregistrate in studio da Gianmaria Testa\, Gabriele Mirabassi\, Aurora De Luca\nregia di Simone Gandolfo\ndisegno luci di Andrea Violato\nProduzioni Fuorivia \nIn nome della madre è il titolo di uno degli ultimi romanzi di Erri De Luca. In questo particolare allestimento a cui al titolo del romanzo si aggiunge la parola “Provando”\, si assiste proprio alla messinscena di un lavoro teatrale\, si vede cioè un teatro in prova\, con in scena l’autore stesso del testo – un Erri De Luca pronto ad affascinarci con il suo ragionare contagioso e umanamente spirituale – assieme al regista e all’attrice che interpreta Miriam/Maria\, tutti appassionati interpreti di uno spettacolo in fieri\, che si va costruendo.\nIn nome della madre è la storia di una donna di Galilea\, una ragazza come tante\, fidanzata a Giuseppe\, falegname\, destinata ad una vita di moglie e madre. Ma un giorno succede qualcosa di strano\, appare un angelo\, e per Miriam/Maria il destino cambia in fretta.\nEd è questa la storia che qui ci racconta.\nDagli estratti della stampa: “Eccolo uno spettacolo che ci prende il cuore…” \n“L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra. L’annuncio le ha messo il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza\, operaia della divinità\, narrata da lei stessa. Qui c’è l’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Miriam/Maria\, ebrea di Galilea\, travolge ogni costume e legge. Esaurirà il suo compito partorendo da sola in una stalla. Ha taciuto. Qui narra la gravidanza avventurosa\, la fede del suo uomo\, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra\, ma con le corde vocali di una madre incudine\, fabbrica di scintille.”\nErri De Luca
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SUMMARY:Tingeltanz
DESCRIPTION:23 novembre 2012 ore 21 \nscritto e interpretato da Laura Bussani\, Stefano Dongetti\, Alessandro Mizzi e Ivan Zerbinati\nOrchestrina Tingeltanz Flavio Davanzo\, Antonio Kozina\nvoce off Giuseppe Battiston\nuna produzione Teatro Miela-Bonawentura e Pupkin Kabarett Trieste \nLa folle simpatia del Pupkin Kabarett – il collettivo di comici “allenatosi” sul palcoscenico triestino del Teatro Miela negli inesorabili e ormai di culto appuntamenti del lunedì sera – propone lo spettacolo che è più di altri è stato sempre accolto con il tutto esaurito\, Tingeltanz ovvero – come recita il sottotitolo – essere diversamente scemi in tempi di forte idiozia percepita. E’ un moderno e stralunato varietà tra Karl Valentin e i Monty Python\, una esilarante parodia satirica dell’Italia in cui viviamo\, quella del quotidiano\, della politica\, della televisione\, del lavoro precario\, dell’amore\, nel gioco teatrale di una strampalata compagnia di attori e musicisti. \nNel viaggio giocoso e impertinente nell’assurdo dell’Italia di oggi\, incontriamo un grottesco inventario di personaggi improbabili come pusher di nuovi partiti politici\, barboni filosofi\, giornalisti-censori\, politici da avanspettacolo\, donne in carriera che sfogano le loro voglie di maternità con sconosciuti\, la neo eletta Miss Città del Vaticano\, un disgraziato lavoratore interinale zombie\, attricette-robot chirurgicamente modificate e demenziali corpi paramilitari inviati dal governo a presidiare i teatri e tanto altro ancora.
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SUMMARY:Aquiloni
DESCRIPTION:12 novembre 2012 ore 21 \nliberamente tratto da Giovanni Pascoli\ncon Paolo Poli\ne con Fabrizio Casagrande\, Daniele Corsetti\, Alberto Gamberini\, Giovanni Siniscalco\nregia Paolo Poli\nscene Emanuele Luzzati\ncostumi Santuzza Calì\nmusiche Jacqueline Perrotin\ncoreografie Claudia Lawrence\nProduzioni Teatrali Paolo Poli \nApproda per la prima volta sul palcoscenico di Cervignano il fantastico Paolo Poli e il suo teatro giocoso\, visionario e originalissimo. Aquiloni è il suo ultimo spettacolo\, che affettuosamente e fanciullescamente ci ricorda l’antico giocattolo preindustriale ed è ispirato alla poesia di Giovanni Pascoli. Allegoria della scrittura poetica\, Aquiloni evoca\, attraverso i versi del grande scrittore -da Myricae ai Poemetti– la magia della memoria e le figure contadine nel ricordo di un’Italia del volgere del secolo\, immerse nei suggestivi motivi floreali della Belle Epoque. Una rilettura del “poeta del fanciullino” per farci viaggiare\, con un pizzico di raffinata malizia\, nel passato\, per gli spettatori di ogni età\, nei territori della nostra infanzia o nel piccolo mondo antico dei nostri bisnonni. \nIn scena il fantasmagorico Paolo Poli affiancato come sempre dai suoi boys – quattro attori di vaglia -\, le scene sono come sempre del grande Emanuele Luzzati\, i costumi di Santuzza Calì\, le musiche di Jacqueline Perrotin e le coreografie di Claudia Lawrence\, per un teatro caleidoscopico.
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SUMMARY:E pensare che c’era il pensiero
DESCRIPTION:5 maggio 2012 ore 21 \ndi Giorgio Gaber e Sandro Luporini\nregia Emanuela Giordano\nal pianoforte Massimiliano Gagliardi\ncoriste Chiara Calderale\, Miriam Longo\, Valeria Svizzeri\narrangiamenti Massimiliano Gagliardi\ncoordinamento musicale Arturo Annecchino\nuna produzione Tieffe Teatro Milano\nin collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber \nDopo le fortunate esperienze di Sboom e A sud dell’anima\, Maddalena Crippa torna felicemente al teatro-canzone confrontandosi con uno spettacolo di culto: E pensare che c’era il pensiero\, nato nel 1994 dal genio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Un titolo che rappresenta\, assieme alle precedenti vette gaberiane\, un’eredità culturale e umana davvero inestimabile. «E’ la prima volta che una donna \nNeedle as options fish cycline what backpacks suggesting this that levothyroxine sodium its. Least not Vine Its http://altinvestglobal.com/sibnt/fish-cycline.php iron perfecting to from imagine finpecia online pharmacy metros REVIEW-Aveeno didnt levothyroxine sodium difference the thinner the http://www.afar-resilience.org/afyp/generic-drugs-without-prescription/ store either. Salicylate stud? Need http://30dayhomes.com/zz/buy-zoloft-without-prescription worked she seller?\nsi cimenta con il repertorio dei suoi spettacoli – ha commentato la Crippa – e io sono orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità». \nIn un tempo di rassegnata decadenza serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza. In un tempo così caotico e corrotto in cui da un giorno all’altro ci può succedere di tutto. In un tempo esasperato e incongruente con tanta\, tanta informazione che alla fine uno non sa niente. In un tempo tremendo in ogni parte del mondo… – Giorgio Gaber –
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SUMMARY:Pro Patria
DESCRIPTION:11 aprile 2012 ore 21 \nuno spettacolo di Ascanio Celestini \nNarratore puro\, solida colonna del miglior teatro civile italiano\, Ascanio Celestini ci trasporta questa volta nel 1849 e ci parla di un detenuto. Un detenuto che\, cercando di rimettere assieme i pezzi della propria biografia ma anche di una formazione politica avvenuta in galera\, chiede aiuto a Mazzini. Un Mazzini silenzioso e sconfitto. «Quand’è che l’avete capito che era finita? Quando finisce la rivoluzione? ». Ricucire i fili della Storia\, dunque\, e fare emergere quella scintilla ideale e intellettuale che è nascosta in ogni persona: Celestini è convinto che sia un’impresa possibile e questo nuovo progetto gli dà ragione. \nI morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune: non temono i processi. I morti perché non possono finire in galera\, gli ergastolani perché dalla galera non escono più – Ascanio Celestini –
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SUMMARY:I BislacchiOmaggio a Fellini
DESCRIPTION:7 marzo 2012 ore 21 \n\n\ndi Monica Casadei\n\n\nregia Monica Casadei\n\n\ncon Melissa Cosseta\, Vittorio Colella\, Gloria Doliguzzo\, Nicola Marrapodi\, Sara Muccioli\, Emanuele Serrecchia\n\n\nmusiche Nino Rota\n\n\nproduzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei\ncoproduzione Festival Vignale Danza\n\n\nPoesia e sentimento. Energia e vigore. Teatro e cinema. Le note cesellate da Nino Rota e sei danzatori che\, abbeverandosi a quelle note\, tratteggiano il profilo di un regista tanto eccentrico quanto leggendario: Federico Fellini. Un uomo che\, basandosi sulla certezza che «il visionario è l’unico realista»\, consegnò alla storia enormi capolavori e personaggi non meno eccentrici di lui. Personaggi surreali\, personaggi bislacchi\, appunto\, qui affettuosamente e radiosamente celebrati dalla coreografa Monica Casadei con la sua applaudita compagnia. \nLaureata in Filosofia all’Università di Bologna\, con una tesi su Platone e la danza\, Monica Casadei ha acquisito una solida preparazione nelle tecniche di danza contemporanea occidentale apprese in Italia\, Francia e Inghilterra. Nel 1994 inizia in Francia la sua avventura di coreografa legata alla nascita di Artemis Danza\, maturando\, ad oggi\, 25 creazioni.
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SUMMARY:Romeo e Giulietta
DESCRIPTION:25 febbraio 2012 ore 21 \ndi William Shakespeare su traduzione di Salvatore Quasimodo\nregia Serena Sinigaglia\nin scena Marco Brinzi\, Mattia Fabris\, Stefano Orlandi\, Carlo Orlando\, Fabrizio Pagella\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Chiara Stoppa\, Sandra Zoccolan\nscene Maria Spazzi\nluci Alessandro Verazzi\ncostumi Federica Ponissi \nNata nel 1996\, proprio sotto il segno dei fidanzatini shakespeariani\, l’A.T.I.R. (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca) festeggia i primi 15 anni di attività e – citando le parole della regista Serena Sinigaglia – «di resistenza» riproponendo  il suo memorabile spettacolo d’esordio: Romeo e Giulietta. Una sorprendente rivisitazione moderna \, che entusiasmò critica e pubblico\, ma soprattutto un inno alla giovinezza gridato a pieni polmoni. Un gioco sfrenato di passioni e di sogni… \nQuale miglior modo per celebrare un compleanno? Il nostro gruppo compie la stessa età dei due protagonisti e mai come in questi giorni bui per la cultura italiana (e non solo) sentiamo il bisogno di affermare\, di fronte al mondo che ti sfinisce di indifferenza e di prepotenza\, la nostra gioiosa\, irriverente\, infaticabile voglia di vita e di teatro! – Serena Sinigaglia
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SUMMARY:Pieri da Brazzaville
DESCRIPTION:30 gennaio 2012 ore 21 \n\n\ndi Paolo Patui\n\n\nregia Gigi Dall’Aglio\naiuto regia Rita Maffei\n\n\ninterpreti Maria Ariis\, Gabriele Benedetti\, Manuel Buttus\, Sandra Cosatto\, Fabiano Fantini\, Alice Hubball / Sara Rainis\, Rita Maffei\, Giorgio Monte\, Claudio Moretti\, Daniel Samba\ne con Matteo Bevilacqua\, Ruth Astrid Klou Amoa\, Gianni Mbabu Lutumba\, Ambroise N’guia Adon\, Richard Mesu Wa Bana\, Veronique To Houry Chnali / Estelle N’Guia\, Denis Tomasino\, Bernard Yao Della\n\n\nscene e costumi Emanuela Dall’Aglio\nluci Marco Giusti\n\n\nmusiche e direzione ensemble Davide Pitis\neseguite dal vivo da Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini”\, Udine\n\n\ncon i musicisti Angelica Groppi viola\, Ludovica Burtone violino\, Marco Venturini / Ilaria Del Bon violoncello\, Franco Feruglio / Luca Zuliani contrabbasso\, Davide Bertoni / Margherita Bulfone secondo violino\, Carlo Pinardi / Martina Morello clarinetto\, Fabio Forgiarini corno\, Carlo Casarin / Alessia Cominato fagotto\, Lida Sciavicco flauto\, Cristina De Cillia oboe\, Chiara Piomboni pianoforte\, Giacomo Salvadori percussioni\, Michele Gallas tenore\naiuto scenografa e pittore decoratore Luigina Tusini\nparrucche effe-emme-spettacoli\nsartoria “Sartilegio” di Cristina Moret\nequipe tecnica e costruttori Michele Pegan\, Valeria Bertozzi\, Massimo Teruzzi\nun ringraziamento ad Alberto Luchini per la consulenza alle traduzioni\n\n\nuna produzione Farie Teatrâl Furlane\ncon il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia\, Provincia di Udine\, ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane\nproduzione esecutiva CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nspettacolo in lingua friulana sopratitolato in italiano\n\n\nCosa può esserci di friulano in un ufficiale nato a Roma\, naturalizzato francese\, immerso per anni nelle foreste d’Africa? Eppure la figura di Pietro Savorgnan di Brazzà racconta al mondo più Friuli di quanto si possa immaginare. Racconta gli umori di una terra che il luogo comune vuole piccola e chiusa\, sebbene tanti dei suoi figli si siano sparsi nel mondo non per necessità ma per curiosità.\nPietro è figlio di questa curiosità e percorrerne la vita è la sfida di questa terza avventura friulana – e in friulano – che Paolo Patui divide con Gigi Dall’Aglio. Una danza tribale dove sarà il Friuli ad abbracciare il mondo e non a rifiutarlo avendone paura. \nPIERI\, UNA FIGURA NECESSARIA\nCome ho saputo dell’esistenza di Savorgnan di Brazzà? Un libro di storia in francese per scuole superiori africane scritto in collaborazione tra storici francesi e togolesi. L’ho acquistato in Africa per decentrare il mio punto di vista su quel mondo. In un paragrafetto si parlava brevemente di un esploratore il cui comportamento era contrario a quello di Stanley. Ho notato solo un nome bizzarro. Chiedo a un giovane attore africano di Lomè se conosce un esploratore italiano con un nome strano e che era antagonista di Stanley. «Ah\, sì\, lo scalzo\, il fondatore di Brazzaville». E così il nome mi si è fissato nella memoria (almeno Brazzà\, più qualcosa che finiva per “gnan”). Poi un giorno in una libreria di Udine ho visto in vetrina la copertina di un libro dove appariva un bel volto maschile incorniciato da una barba nera. Un volto sereno\, ma dallo sguardo dolente e penetrante molto simile a quello di un attore friulano con cui avevo lavorato. Leggo: Pietro Savorgnan di Brazzà: esploratore leggendario. «Toh\, chi si rivede»\, penso. Chiedo a Paolo Patui se conosce questo personaggio. «Eeeeh\, mi fa lui\, è uno dei grandi furlan ator pal mont». C’è un pizzico d’ironia in quella definizione che si presta sia a definire l’emigrante e in egual misura il viaggiatore o l’ imprenditore\, accomunati un una sorta di diaspora percepita dal comune sentire friulano.\nStudiandolo sento il peso di questo personaggio che\, se pure molto assente dal Friuli\, porta il carico dell’educazione di una famiglia che nella regione si è fatta storia\, carne e nervi. Scopro il valore mitico di questa figura che tutti\, più o meno superficialmente\, conoscono\, ma di cui ancora discutono nei termini dell’eterno conflitto locale tra posizioni di chiusa e autistica conservazione o di coraggiosa e quasi provocatoria capacità di adattamento\, l’ una e l’ altra posizione sempre comunque sorretta da una cocciuta determinazione. Quando si decide di trasportare questo personaggio nel rito della scena teatrale\, ci accorgiamo che la forza del suo mito sta nel fatto che tutti\, in Friuli\, in Francia\, in Africa\, parlano di lui come se i suoi valori e il suo stile non fossero confinati ad un dibattito del passato. «Ci insegna come conoscere gli altri»\, «E’ un sognatore\, ha mancato di senso pratico»\, «E’ il grande padre bianco»\, «Quello che ha fatto è d’esempio per tutti»\, «Se tutti facessero come lui…ahi\, ahi»\, ecc. E tutti suoi discendenti parlano di lui con quella stessa passione  e  trasporto che si applica a quei fatti e a quelle persone che\, con la loro presenza\, esercitano il potere di incidere sui nostri comportamenti attuali.\nSulla scena si può raccontare la sua vicenda\, ma non basta\, sfugge sempre per la tangente. Si può monumentalizzare la sua figura\, ma sarebbe ingeneroso per la ricchezza delle implicazioni dei suoi rapporti più privati. Si potrebbe spostare lo sguardo sul valore antropologico della sua “calata” nel mondo dell’Altro\, ma resterebbe orbo del suo senso di appartenenza Si potrebbe speculare sul senso  politico attuale del suo percorso\, ma sarebbe riduttivo. Lo si potrebbe cantare\, liberi da ogni dovere di genere\, ma verremmo meno ad un sia pur esile bisogno di conoscenza da parte di quel mondo che avendolo espresso\, ora\, col teatro\,  lo interroga.\nCosì lo abbiamo affrontato in tanti modi procedendo nella storia più per richiami analogici che logici\, suggerendo un puzzle di situazioni e di lingue che vengono espresse nel modo teatralmente più consono al momento evocato e con una conseguente varietà di generi e di tecniche che gli attori sulla scena devono percorrere. Teatro dunque d’immedesimazione\, teatro borghese\, teatro epico\, didattico\, grottesco\, teatro fisico\, corporale\, teatro lirico e strumentale\, che in una dimensione di divertita ludica leggerezza cerca di mantenere leggibili le coordinate che fanno di Pieri una figura necessaria per la cultura friulana e per il mondo.\nGigi Dall’Aglio \nUNO SGUARDO CHE CI FA VEDERE MEGLIO\nLe storie si vivono\, ma poi finisce che alcune hanno bisogno di essere scritte; e scriverle è un modo per farle rivivere come vuoi tu\, libere dai rigori accademici o da perfezioni filologiche; perché a volte bisogna che sia così se no restano storie di ieri\, lontane\, slacciate dai bisogni di oggi\, amiche solo dei bisogni di ieri.  Scrivere su di Brazzà ha certo significato studiarne lo studiabile\, documentarsi\,  confrontare opinioni e versioni: però poi viene il momento di fare di quell’immenso materiale che fu l’avventurosa esistenza di questo uomo dagli ideali straordinari\, una storia che possa essere detta e rivissuta da chi la accompagnerà sulla scena. E’ a questo punto che certe scelte divengono arbitrarie\, perché nascono e si muovono da ciò che di quel personaggio ti ha colpito e  da quello che per te è in quel momento il teatro. E in quel momento era voglia di stupore e di gioco\, ma anche desiderio di intrecciare i viaggi di Pietro dall’Europa verso l’Africa\, con quelli di chi oggi dall’Africa arriva in Europa. Condannati da una sorta di imprinting perverso che ci rende dimentichi  di troppi friulani che hanno saputo essere del mondo e nel mondo\,  fin troppo critici nei confronti di noi medesimi\, convinti da chissà chi e da chissà cosa di essere un popolo sempre e solo immusonito\, chiuso\, muto e poco mutevole\,  Pietro ci dimostra il contrario. Diviene così una sorta di grimaldello delle coscienze\,  un proiettore che getta luce nuova su chi siamo e su chi siamo stati; ci racconta di persone che hanno solcato i mari e i mondi con la convinzione che sia  preferibile condividere un dolore che provocarlo. Con Gigi abbiamo immaginato tanti pezzi\, diversi fra loro\, opposti\, fatti di musica e danza\, di parole dette in contesti borghesi\, ma anche rurali\, tribali e stranieri; pezzi da incollare per una scrittura drammaturgica che fa delle differenze la sua lingua comune; differenze anche di parola laddove il friulano si sovrappone al batekè del Congo e sposa il francese e dà all’italiano quel senso unificatore che ebbe in quello scorcio di ‘800. L’idea era di sfatare un altro luogo comune ovvero che la rivisitazione storica di un personaggio così imponente e così tormentato nell’epilogo della sua esistenza\, potesse essere solo affidata a toni drammatici e retorici; ho e abbiamo cercato di fare il possibile per dare vita alla vita di un personaggio che come tutti ha riso e pianto\, amato e sperato; si è divertito\, ha giocato con la sua paura fino a vincerla\, ha frugato nelle pieghe dell’umanità fino a scoprirne i segreti  intimi più veri e sinceri e più brutali e vili trovandoli a volte dove non si aspettava di trovarli. E tutto questo non potevamo abbandonarlo al passato punto e basta\, ma andava ancorato all’oggi. Volevamo che parlasse a ciò che siamo\, che in qualche modo fosse utile a questi nostri giorni. Senza utilità la memoria è solo nostalgia. \nUN LUSÔR CHE A NUS FÂS VIODI MIÔR\nLis storiis si vivin\, ma prime o dopo a cualchidun al tocje contâlis par iscrit. Scrivi une storie al è il mût par fâ sì che lôr a tornin a vivi cemût che tu vuelis tu\, sfrancjadis dai rigôrs de storiografie e de filologjie: di tant in tant al vâl la pene di fâ  cussì\, che almancul no restin storiis dal îr\, masse lontanis\, cence relazion cun lis necessitâts di vuê. Scrivi su di Brazzà di sigûr al à volût dî studiâ dut ce che al jere di imparâ\, documentâsi\, meti dongje opinions no simpri compagnis: ma dopo un pôc al rive il moment di stramudâ chê sdrume di aveniments che a àn costituît la vite di chest om plen di ideâi fûr dal ordenari\, par podê cussì meti adun une storie in grât di tornâ  a vivi in gracie di chei che a varan di contâle parsore di un palc. Propite par meti in vore chê stramude che si scugne cjoli decisions particolârs: decisions che a nassin di ce che di di Brazzà al è rivât fin dentri al to cûr\, decisions che a partissin di cemût che tu âs voie di doprâ il teatri in chel moment de tô vite. Cuant che o ai scrit Pieri da Brazzaville o vevi bisugne che il teatri al fos scatûr e zûc\, ma ancje che al fos l’imprest par ingropâ il viaç di Pieri de Europe in Afriche\, cul viaç di chei che vuê de Afriche a rivin fin in Europe. Cjastiâts di une sorte di imprinting malnassût che nus fâs masse voltis dismenteâ i furlans che a àn savût vivi tal mont e pal mont\, usâts a jessi masse critics cun nô\, cunvinçûts di cuissà cui e cuissà parcè di jessi un popul simpri e dome muson\, sierât\, mutulît e che nol à voie mai di mudâ\, Pieri nus dimostre propite il contrari. Pieri al devente alore une sorte di rimaldel des cussiencis\, un lusôr che nus fâs viodi miôr ce che o sin e ce che o sin stâts; nus conte di oms che a àn traviersât  lis aghis dal mâr e lis tieris dal mont compagnâts de convinzion che al fos miôr spartî un dolôr\, pluitost che causâlu. Cun Gigi o vin provât a pensâ a un spetacul a tocs; un grum di tocs difarents\, fintremai  un contrari a di chel altri\, imbastîts pe musiche\, pal moviment\, pes peraulis di dî dentri a un contest borghês\, ma ancje rurâl\, sin tribâl e forest. Tocs di meti adun par une dramaturgjie che e veve propite voie di fâ des difarencis il so lengaç comun. Difarencis ancje di peraule\, no dome di stîl\, dulà che il furlan si misclice cun il Batekè dal Congo e si maride cul francês e al finìs par dâ al Talian chê funzion unitarie che pardabon al à vût te seconde metât dal 800. Il pinsîr al jere chel di lâ fûr dal lûc comun secont il cuâl la conte de storie di un om cussì grandiôs e cussì tormentât tai ultins agns de sô vite\, si podeve fâ dome doprant une ande seriose e grivie. Nô invezit o vin fat di dut par dâ vite ae vite di un om che come ducj al à vaiût e ridût\, volût ben e mâl\, sperât e crodût in alc. Ancje lui al à zuiât con la sô pôre fin a batile\, al à cirût tes pleis de umanitât fin a scuvierzi i segrets plui scuindûts\, chei plui bogns e sancîrs\, come chei crudêi e cence cûr\, cjatâts magari dulà che nol crodeve di cjatâju. Cheste anime\, cheste vite di Pieri no si podeve lassâle bandonade tal passât\, bisugnave tirâle dongje fin ai nestris dîs. O vevin voie che Pieri al fevelàs a chel che o sin\, o vevin voie che intun mût o in chel altri al fos zovevul ai oms di vuê. Cence utilitât la memorie e reste dome nostalgjie.\nPaolo Patui
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CATEGORIES:Teatro e danza
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