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SUMMARY:La paranza dei bambini
DESCRIPTION:domenica 25 marzo 2018\, ore 21 \ndi Roberto Saviano e Mario Gelardi\ncon Vincenzo Antonucci\, Luigi Bignone\, Riccardo Ciccarelli\, Mariano Coletti\, Giampiero de Concilio\, Simone Fiorillo\, Carlo Geltrude\,  Antonio Orefice\, Enrico Maria Pacini\ne con la partecipazione di Ivan Castiglione\nscene Armando Alovisi\nluci Paco Summonte\nmusiche Tommy Grieco\ncostumi 0770 di Irene De Caprio\nun progetto Nuovo Teatro Sanità\nMismaonda presenta:\nun progetto Nuovo Teatro Sanità\nco-prodotto da Marche Teatro e Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea\, in partnership con AMREF \nL’espressione La paranza dei bambini indica la batteria di fuoco\, ma restituisce anche con una certa fedeltà l’immagine di pesci talmente piccoli da poter essere cucinati solo fritti\, proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo ultimo best seller. E quel romanzo diventa ora uno spettacolo teatrale che racconta una verità cruda\, violenta\, senza scampo. Lo porta in scena il Nuovo Teatro Sanità\, la compagnia diretta da Mario Gelardi\, un luogo ‘miracoloso’ nel cuore di Napoli\, dove si tenta di costruire un presente reale e immaginare un futuro possibile. \n“L’infanzia è una malattia\, un malanno da cui si guarisce crescendo’\, diceva William Golding\, l’autore de ‘Il signore delle mosche”.\nE come nel romanzo di Saviano così anche nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi.\nDopo la felice esperienza dello spettacolo Gomorra\, Roberto Saviano e Mario Gelardi si uniscono di nuovo in questo progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù adolescente verso il potere\, pronta a piombare nel buio della tragedia scespiriana e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller.\n“Io per diventare bambino ci ho messo dieci anni\, per spararti in faccia ci metto un secondo”. \n“Hanno ali tatuate sulla schiena. Sfrecciano in moto contromano per le vie di Napoli perché sanno che la loro unica possibilità è giocarsi tutto e subito. Non temono il carcere né la morte. Sparano\, spacciano\, spendono. Sono la paranza dei bambini.”\nRoberto Saviano
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SUMMARY:Diario di una casalinga serba
DESCRIPTION:Giornata internazionale della donna\nGiovedì 8 marzo\, ore 20.45\nCervignano\, Teatro Pasolini Cervignano\nDiario di una casalinga serba\nliberamente tratto dal romanzo di Mirjana Bobic Mojsilovic\ncon Ksenija Martinovic\nregia Fiona Sansone\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\ningresso libero \n \nAndjelka\, una giovane donna\, rivive i propri ricordi sentendo il bisogno di ripercorrere quella che era la sua vita: la sua infanzia nella Jugoslavia di Tito\, la sua adolescenza\, la sua maturità nella Serbia di Milosevic. Come guardarsi allo specchio dopo tanti anni? Un atto di presa di coscienza. Presa di coscienza di un’intera generazione di giovani che non erano pronti a ritrovarsi adulti così presto. \nInfo: Cervignano\, Teatro Pasolini\, piazza Indipendenza 34\ntel. +39 0431 370273 fax +39 0431 370591\nmartedì\, mercoledì\, venerdì ore 16 – 18\ngiovedì e sabato ore 10 – 12\nbiglietteria@teatropasolini.it   info@teatropasolini.it\nwww.teatropasolini.it   www.cssudine.it
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SUMMARY:Viktor und Viktoria
DESCRIPTION:mercoledì 7 marzo 2018\, ore 21 \ncommedia con musiche liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schunzel\nversione originale Giovanna Gra\nregia Emanuele Gamba\ncon Veronica Pivetti e Giorgio Lupano\ne con Pia Engleberth\, Roberta Cartocci\, Nicola Sorrenti\nuna produzione a.ArtistiAssociati / Pigra \nIl mondo dello spettacolo non è sempre scintillante e quando la crisi colpisce anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno. Ecco allora che Viktoria\, talentuosa cantante disoccupata\, si finge Viktor e conquista le platee… ma il suo fascino androgino scatenerà presto curiosità e sospetti. Tra battute di spirito e divertenti equivoci si legge la critica ad una società bigotta e superficiale (la nostra?) sempre pronta a giudicare dalle apparenze.\nLa Berlino degli Anni Trenta fa da sfondo ad una vicenda che\, con leggerezza\, arriva in profondità.\nVeronica Pivetti si cimenta nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria\, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale. \nLA TRAMA\nCanta che ti passa’ è un detto da trincea coniato durante la prima guerra mondiale.\nPurtroppo\, nella Berlino degli anni ’30 non basta.\nLo sa bene Viktoria Weber\, talentuosa\, intraprendente e sfortunata soprano che annaspa alla disperata ricerca di una scrittura per arrivare a fine mese.\nLe porte in faccia sono la routine.\nNon c’è lavoro\, non ci sono soldi. E l’inverno non fa sconti\, con un cappotto di tela liso dagli anni.\nFra un provino e un altro sembra sempre d’incontrare le solite facce\, ma in realtà\, in certi casi non sembra\, ma si tratta proprio della solita faccia.\nDove ieri c’era il volto di un’avvenente soubrette\, oggi c’è quello di un… elegante signore! Ed è proprio andando a curiosare sotto la sua maschera che Viktoria incontra Viktor.\nAttore\, cantante che\, all’occasione\, può diventare ballerina e soubrette.\nE\, all’occorrenza\, anche en travesti.\nDel resto\, cosa non si fa per vivere?\nSotto la stella della misera possono consumarsi grandi meschinità\, ma anche nascere solide amicizie. Questo avviene fra Viktor e Viktoria.\nTante le cose in comune. Prima fra tutte la passione per il proprio lavoro e la voglia di arrivare e dare un calcio alla furibonda povertà.\nFinché un giorno\, a causa delle gelide giornate berlinesi\, alle soglie di un provino che potrebbe essere la svolta\, Viktor si ammala: affrontare il provino con una polmonite non è pensabile.\nE così Viktoria\, vestiti i panni dell’amico\, decide che andrà al suo posto a sfidare la sorte.\nQuarantotto ore per imparare a diventare un uomo? Dal suo letto di dolore Viktor insegna all’amica tutti gli escamotages possibili per rendersi credibile.\nViktoria è pronta. Spaventata ma decisa a tentare l’impresa.\nViktor\, riconoscente e febbricitante\, decide di accompagnarla.\nL’avventura\, ovviamente\, si complica quando Viktoria deve affrontare il mondo esterno sotto mentite spoglie\, ma i due vanno avanti temerari fra gags\, trovate geniali e grandi interpretazioni che li colgono in comiche ed impensate situazioni.\nAl provino Viktoria sfonda riscuotendo un gran successo.\nAnche Viktor è incantato e\, tornando a casa\, fra i morsi della fame\, la febbre e l’euforia\, i due hanno l’illuminazione.\nL’idea con la I maiuscola. La trovata che li condurrà alla svolta.\n“Vuoi che finga di essere un uomo ?” domanda esaltata Viktoria all’amico entusiasta.\n“Non un uomo\, ma il più grande En Travesti che Berlino abbia mai visto!” replica lui.\nDopotutto\, se la fame aguzza l’ingegno\, l’ingegno può anche rubare la scena alla morale…\nI due decidono così d’inventare il personaggio che li porterà al successo e trovano una buona idea battezzare la loro invenzione con un nome pomposo e altisonante.Così\, il nobile tedesco Viktor Von Weber\, il più grande e stupefacente En travesti del secolo\, conquista Berlino nei panni di Viktor Viktoria.\nAccade però che il ricchissimo conte tedesco Frederick Von Stein approdi in città in compagnia di un’eccentrica amica. E che nelle follie delle tumultuose notti berlinesi assista\, incantato\, alle prodezze della meravigliosa Viktoria\, rimanendone irrimediabilmente affascinato e ipnotizzato dal memorabile colpo di scena. Quando\, cioè\, sfilandosi la parrucca da donna\, Viktoria si rivela quale giovane blasonato tedesco dall’indiscutibile piglio virile.\nFrederick è molto colpito. E’ attratto dalla fascinosa androginia di Viktor\, ma l’istinto gli dice che sotto i panni del giovane Viktor Von Weber si deve nascondere una ragazza.\nIndaga. Lo appura. Se ne innamora.\nIntanto\, Viktor e Viktoria\, grazie al grande successo di lei\, sono sotto lo sguardo di molti.\nEntrambi si godono la vita e giurano che niente e nessuno li farà tornare indietro.\nMa forse\, qualcuno c’è.\nÈ Frederick che\, coadiuvato dalla sua eccentrica e sensuale amica\, sottopone Viktoria ad una serie di estenuanti\, nonché esilaranti\, prove che metteranno a dura prova la presunta virilità della nostra protagonista con l’ovvio intento di smascherarla.\nLa situazione si complica quando anche Viktoria capisce di essersi innamorata di Frederick. Ma\, accidenti\, nulla\, nemmeno l’amore\, le farà tradire Viktor\, l’amico dei vecchi tempi.\nFacile a dirsi… Ma a farsi?\nRivelare di essere una donna per avere l’uomo che ama?\nO sostenere di essere un uomo per mantenere fede al patto con l’amico di sempre?\nViktoria si dispera\, divisa fra due grandi sentimenti e l’altrettanto grande necessità di lavorare. Ma Viktor non è cieco. Da bravo amico attende la decisione di Viktoria che\, dopo una serie di buffe confessioni\, tentavi di coming out sotto l’occhio divertito di Frederick e dell’amica\, fa marcia indietro. Rinuncia all’amore. Pur adorando il nobile conte\, non può sottrarsi all’impegno preso\, al patto d’amicizia.\nFrederick\, disperato\, non può sopportarlo e annuncia la sua imminente partenza.\nNonostante il dolore\, come ogni sera si va in scena.\nUn addio straziante\, dal palco alla platea.\nMa hanno importanza gli abiti che portiamo\, se sotto quegli abiti si nascondono dei veri sentimenti?\nÈ questo quello che succede quando la società\, attraverso la morale\, la censura o il biasimo\, ci chiede conto della maschera sociale che indossiamo?\nEppure\, talvolta\, aderire ottusamente a un ruolo può voler dire perdere se stessi o le persone a cui teniamo\, mentre\, i valori iniqui della società fanno strazio dei nostri cuori.\nInnamorarsi! Per cambiare il modo di vedere le cose bisogna innamorarsi.\nDi chi\, non ha proprio nessuna importanza.\nQuesto canta Viktoria e ce lo racconterà con i modi plateali e anticonvenzionali che le sono tipici\, accompagnandoci verso un finale\, totalmente originale e pieno di colpi di scena grazie all’ultima inaspettata e strabiliante performance di… Viktor Viktoria!\nGiovanna Gra
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SUMMARY:Giobbestoria di un uomo semplice
DESCRIPTION:giovedì 22 febbraio 2018\, ore 21 \ndi Joseph Roth\nadattamento e regia Francesco Niccolini\ncon Roberto Anglisani\nconsulenza letteraria e storica Jacopo Manna\ncostumi Mirella Salvischiani\nuna produzione Teatro d’Aosta \nPiù di cento anni fa\, in Russia\, al confine con la Polonia\, in un villaggio così piccolo che non è riportato su nessuna mappa\, viveva un maestro. Si chiamava Mendel Singer. Era un uomo insignificante. Era devoto al Signore. Insegnava la Bibbia ai bambini\, come prima di lui aveva fatto suo padre. Insegnava con molta passione e poco successo. Uno stupido maestro di stupidi bambini: così pensava di lui sua moglie Deborah». \nCosì inizia questo racconto\, che attraversa trent’anni di vita della famiglia di Mendel Singer\, di sua moglie Deborah e dei suoi quattro figli. Ma attraversa anche la storia del primo Novecento\, dalla Russia all’America\, dalla guerra russo giapponese alla prima guerra mondiale e oltre. Ma soprattutto attraversa il cuore di Mendel\, lo stupido maestro di stupidi bambini\, devoto al Signore\, e dal Signore – crede lui – abbandonato. \nRoberto Anglisani dà voce a tutti i pensieri dei protagonisti\, alle paure\, alle speranze e alla disperazione\, alle preghiere e alle rivolte. Come dice Skowronnek\, grande amico di Mendel Singer\, «Noi siamo dentro il disegno\, e il disegno ci sfugge»\, per questo Mendel – e tutti gli altri – fanno tanta fatica: la vita è un mistero\, la fede un rifugio\, e il dolore mette a dura prova anche l’uomo più giusto.\n“Giobbe” – romanzo perfetto di Joseph Roth – diventa così un racconto teatrale tragicomico proprio come la vita\, dove si ride e si piange\, si prega e si balla\, si parte\, si arriva e si ritorna\, si muore in guerra e si rinasce. Senza giudizio\, senza spiegazioni: ma\, attraverso lo sguardo mite e sereno di un narratore misterioso e onnisciente\, ricco di compassione e accompagnati da un sorriso\, lieve\, dolcissimo\, che spinge tutti i protagonisti di questa storia\, lunga quanto una vita\, e forse anche un po’ di più.
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SUMMARY:La domanda della regina
DESCRIPTION:martedì 6 febbraio 2018\, ore 21 \ndi Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti\nregia Piero Maccarinelli\ncon Emanuele Fortunati\, Ester Galazzi\, Francesco Migliaccio\nscene e costumi Andrea Stanisci\nluci Alessandro Macorigh\nmusiche Antonio Di Pofi\nuna produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \n«Why did nobody notice it?» : ecco la domanda della Regina che da’ il titolo alla commedia con protagonista la compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  La Regina Elisabetta rivolse quella fatidica domanda –  “Come mai nessuno si è accorto di tutto ciò?”  al gotha della finanza mondiale presente\, durante una conferenza alla London School of Economics: perché il crollo della Lehman Brothers del 2008  – che aveva fatto perdere alla Corona 18 milioni di sterline – era stato così imprevedibile e gli esperti non erano riusciti a valutarne il rischio globale? \nLa domanda della regina è una pièce opera di un sodalizio inedito e funzionale fra un drammaturgo di rango come Giuseppe Manfridi e un fisico-imprenditore\, Guido Chiarotti\, e parla del nostro sistema economico e finanziario attraverso l’incontro fortuito fra tre personaggi.\nSeguendo il loro rapporto\, il pubblico si troverà a seguire le teorie di Darwin o gli errori di due grandi economisti americani come Reinardt e Rogoff\, il sistema delle vincite al totocalcio e gli otto individui al mondo che sono più ricchi di metà degli abitanti della terra. Rifletterà sulla borsa di New York e sulla necessità dell’uomo di scommettere: gioco\, perdita\, debito\, colpa\, oppure anche vittoria\, ricchezza\, certezza. \n«Di fronte all’incertezza radicale dell’uomo cieco che immerso nella folla\, affronta il destino\, non ci resta che un espediente: consapevoli che il nostro giudizio individuale non vale nulla\, cerchiamo di ricorrere al giudizio del mondo che forse è meglio informato. Così si fissa il prezzo di un’azione in borsa o il tasso di interesse: cercando di indovinare la direzione della folla\, mentre siamo smarriti in mezzo a quella stessa folla che noi stessi siamo.\nDue uomini alla fine di una cena per l’inaugurazione di una libreria sono rimasti nel ristorante.\nIl Professore\, sessantenne autorevole e solo\, colto di una cultura enciclopedica e dai mille interessi\, e Dario un giovane pubblicista e trainer in una palestra. Non sembrano avere punti in comune\, se non quello di fumare un’ultima sigaretta.\nPresto intuiamo che Dario ha un problema e che vorrebbe parlarne con il professore per trovare una opinione autorevole e saggia che lo aiuti a risolverlo.\nInizia una conversazione su due livelli\, variegata e brillante\, durante la quale alle domande di Dario vengono restituite risposte articolate e complesse.\nProprio sulla differenza di complesso e complicato si gioca gran parte del loro rapporto. Fino all’arrivo di una donna che entrambi conoscono\, ma uno come Anna e l’altro come Lisa.\nÈ la stessa donna\, ma nessuno dei due sa che l’altro la conosce.\nSi moltiplica con il suo arrivo il gioco della complessità.\nTutto il testo è sapientemente costruito come un elegante gioco\, in cui la tessitura linguistica e i rapporti verbali creano le dinamiche fra i personaggi.\nIl linguaggio e le conoscenze\, la cultura dei tre\, è il terreno per un incontro che non troverà soluzioni oggettive\, ma genererà altri punti di vista\, altra complessità\, senza la possibilità di una soluzione definitiva e oggettivante.\nAlcune domande otterranno delle risposte\, ma solo parziali e il gioco come è cominciato riprenderà\, generando nuove domande che non potranno avere risposta\, così come non sapremo mai se il misterioso commensale evocato dai tre come beneficiario di una vincita miliardaria al totocalcio\, sia e in che modo coinvolto con Annalisa.\nIl testo di Manfridi-Chiarotti è un sofisticato e ironico play dove la parola – da quella della scienza a quella della matematica\, della filosofia\, a quella della poesia – costituisce la struttura portante”.\nPiero Maccarinelli
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DESCRIPTION:venerdì 19 gennaio 2018\, ore 21 \nuno spettacolo di Ascanio Celestini\ncon Ascanio Celestini e Gianluca Casadei\nsuono Andrea Pesce\nuna produzione Fabbrica \nin co-produzione con RomaEuropa Festival 2017 e il Teatro Stabile dell’Umbria \nPueblo è una commedia umana ambientata dietro alla cassa di un supermercato e dietro al bancone di un bar di periferia\, fra barboni\, prostitute\, commesse\, zingari\, giocatori d’azzardo. Ascanio Celestini\, il cantore con spirito da antropologo diventato uno dei narratori civili più originali della scena italiana\,  torna a Cervignano e ci porta ai margini del mondo\, in un viaggio folgorante dentro luminose fragilità e prodigiose voglie di riscatto. \n“Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame\, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene\, un africano\, facchino in un grande magazzino. E poi il padre di Domenica\, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina\, bambino anche lui\, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono\, si incrociano\, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia\, di quelli con le slot machine\, dove in qualche maniera tutti finiscono. \nA me interessava raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso\, di tremendo\, di violento. Quando quello che accade\, insomma\, si trasforma in una notizia.\nE invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti\, sono deboli anche quando sono cattivi\, sono deboli anche quando sono colpevoli”.\nAscanio Celestini
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SUMMARY:Il canto e la fionda. Pensiero e vita civile di David Maria Turoldo
DESCRIPTION:lunedì 8 gennaio 2018\, ore 21\n\nun progetto di Fabiano Fantini e Massimo Somaglino\ndrammaturgia e regia di Massimo Somaglino\ncon Fabiano Fantini\ne Irene Canali\, Miriam Costamagna\, Daniele Palmeri\, Giacomo Segulia\, Mauro Sole\, Francesco Tozzi\, Francesca Zaira Tripaldi\nmusiche Claudia Grimaz e Gianluigi Meggiorin\ncollaborazione artistica Alessandra Asuni e Maia Cornacchia\nassistente alla regia Simona Persello\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ncon il sostegno di Comune di Sedegliano / Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia\n\nIl 30 ottobre del 1938 a Vicenza il ventiduenne Giuseppe Turoldo\, ultimo figlio della più povera famiglia di Coderno di Sedegliano\, emette la sua “professione solenne”\, assumendo definitivamente il nome di ‘David’\, pastore e poeta biblico.\n“I salmi e la fionda erano già\, così\, nel suo destino”\, commenterà successivamente il suo fraterno amico di una vita\, padre Camillo De Piaz.  Dalla fionda di David lungo l’arco della sua vita partiranno macigni\, e sulla sua strada i Golia non sarebbero mancati. \nIl canto e la fionda intende raccontare soprattutto il Turoldo civile e politico\, e conseguentemente profondamente cristiano\, uomo della coerenza assoluta tra il dire e il fare per la credibilità del Vangelo\, della difesa della Chiesa come casa di tutti gli uomini\, della centralità dei poveri come origine del proprio credo\, della ricerca continua di un Dio a contatto con la gente. \nIn scena – Massimo Somaglino e Fabiano Fantini\, a cui si deve questo progetto che ci riavvicina alla figura di Turoldo\, a cent’anni dalla sua nascita – hanno riunito un gruppo di giovani attori\, visti come veri portatori\, oggi come sempre\, delle istanze di speranza e di presenza civile\, per una rappresentazione fisica e partecipata delle parole di padre Turoldo. Una adesione sentita e profetica\, in rapporto con la società di oggi\, della quale padre David già vedeva le storture e prevedeva gli sviluppi. \n“La ricchezza va sempre più concentrandosi nelle mani di pochi. E sarà sempre più grave.”\n“Ordine non è quando va bene solo per te o solo per me ma per te e per me insieme.”\n“L’America del sud è un cortile dell’America del nord dove io ho il diritto di fare ciò che voglio.”\n“La Costituzione non è mai stata applicata\, parlano di cambiarla senza averla neanche applicata.”\n“Il terrorismo è un figlio naturale del sistema. Non è forse terrorismo bombardare le città?”\n“L’industria di guerra serve a pochi\, a quelli che comandano. L’industria di pace serve a tutti\, e perciò non interessa.\nDavid Maria Turoldo\n\nDavid Maria Turoldo è stato un religioso e un poeta italiano\, sacerdote nell’Ordine dei “Servi di Santa Maria”. “Coscienza inquieta della Chiesa”\, come è stato definito\, è una delle figure che hanno contribuito al cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900.\nNacque nel 1916 a Coderno\, da famiglia poverissima e molto religiosa.\nDecisiva nella sua biografia è stata l’esperienza di Casa Emmaus\, una piccola comunità che fondò nell’antica ex abbazia  cluniacense di Sant’Egidio a Fontanella di Sotto il Monte\, un centro di studi aperto anche a persone atee e di altre fedi\, come quella islamica\, all’insegna di un ecumenismo radicale.
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SUMMARY:Social Comedy
DESCRIPTION:venerdì 15 dicembre 2017\, ore 21 \ndi Maurizio Zacchigna\nregia Marko Sosič\ncon Marcela Serli\, Roberta Colacino\, Manuel Buttus\, Daniele Fior\, Adriano Giraldi\, Maurizio Zacchigna\nuna produzione Mamarogi\ncon il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia \nspettacolo realizzato in collaborazione con la rassegna Teatro nei Luoghi 2017 \nQuattro operatori sociali estremamente variopinti\, la loro capa estremamente autorevole\, un drammaturgo estremamente sperduto\, un poliziotto gentile sempre in vivavoce e un’anziana signora…. (del Ku Klux Klan?) E poi rifugiati afgani di cui si parla sempre ma che non si vedono mai. Due giornate ricche di tensioni\, colpi di scena\, equivoci\, incontri\, scontri\, tragedie annunciate\, tragedie evitate\, un amore etero e una storia omosessuale.\nIl testo\, secondo classificato al concorso Fortunedautore 2016\, è stato commissionato all’autore dall’ICS\, Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio rifugiati. La drammaturgia è frutto di incontri\, interviste\, presenze nei luoghi di accoglienza e di confronto quotidiano con gli operatori dell’ICS\, assieme ai quali proporremo ogni sera a fine spettacolo un momento di dialogo e scambio con il pubblico.\nDi fronte all’ondata xenofoba e razzista che monta nel corpo sociale noi vogliamo affrontare questa battaglia di civiltà utilizzando il teatro.\nE vogliamo farlo insieme a voi… ridendo !
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SUMMARY:Le quattro stagioni_From Summer to Autumn
DESCRIPTION:mercoledì 29 novembre 2017\, ore 21 \ncoreografia Marta Bevilacqua\, Roberto Cocconi\nassistenti alla coreografia Valentina Saggin\, Luca Zampar\ncon Luisa Amprimo\, Marta Bevilacqua\, Luca Campanella\, Roberto Cocconi\, Angelica Margherita\, Daniele Palmeri\, Marco Pericoli\, Andrea Rizzo\, Valentina Saggin\, Anna Savanelli\, Luca Zampar\ndisegno luci Daniela Bestetti\nmusica The Four Season\, recomposed by Max Richter\, P. Marino\, F. Albanese\nuna coproduzione Arearea/Mittelfest 2016 \nDieci danzatori\, due stagioni: Estate e Autunno. Arearea si misura con Le Quattro Stagioni di Vivaldi riscritte da Max Richter. Freschezza e nostalgia\, sorrisi e cadute rendono il lavoro un elogio alla vita.\nL’Estate è il femminile\, è soprattutto il nostro attaccamento alla realtà sensuale del mondo. Ne assaporiamo la quiete dopo una tempesta. La tempesta\, così sceglie di aprire Vivaldi\, crea un incantevole disordine. E che pace\, e che frescura\, e che desiderio di ascoltare ogni minimo impulso naturale. Nulla è inutile\, ricorda Camus in “Estate e altri scritti solari”\, tutto può servire a nascere una nuova volta.\nMarta Bevilacqua\nAutunno\, è tempo di transizione\, tempo per rivolgersi all’interno\, passaggio tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile. E così uno sparuto gruppetto di uomini tergiversa sui suoi passi\, attardando il più possibile ogni piccola decisione\, ponderando che la separazione tra gli opposti prima o poi si assottiglierà fino a scomparire.\nRoberto Cocconi \nQualche parola sulla composizione è doverosa.\nI primi quattro concerti grossi sono stati composti da Vivaldi  nel 1727\, e riscritti da Max Richter\, compositore tedesco cresciuto in Inghilterra e da quattro anni in pianta stabile a Berlino\, in un Cd per la Deutsche Grammophon (Recomposed by Max Richter-Vivaldi\, The Four Seasons)\, nel 2015.\nRicomporre Le Quattro Stagioni\, un’idea folle. Far convivere ambient music ed elettronica con il più popolare concerto della storia della musica\, un sacrilegio.\n“Non c’era bisogno di riscrivere Vivaldi\, sono d’accordo con lei”\, dice Richter alla stampa \, “ma si trattava di un’esigenza personale. Sono sempre stato innamorato delle Quattro Stagioni\, fin da piccolo. Poi crescendo ho incominciato a sentirle ovunque\, nei centri commerciali e negli ascensori\, nelle segreterie telefoniche e in pubblicità. Ad un certo punto ho smesso di amarle\, le ho odiate anzi. Riscriverle è stato come guidare attraverso un meraviglioso paesaggio conosciuto usando una strada alternativa per apprezzarlo di nuovo come la prima volta”. \nIl progetto\nArearea rielabora la sfida del “compositore di protesta” e fa vibrare il suo linguaggio corporeo contemporaneo per il nuovo progetto site specific co-prodotto da Mittelfest 2016. La cicuitazione della creazione è stata sostenuta dalla regione Friuli Veneszia-Giulia\, la Fondazione Crup e diversi comuni del territorio: Udine\, Staranzano\, Pro Loco di Venzone\, Associazione Le scuelute di Castions delle Mure\, comune di Rivignano-Teor.\nPer la versione urbana Arearea ha coinvolto quindici danzatori e articolato uno spettacolo di danza urbana itinerante suddiviso in quattro atmosfere. Ogni stagione una location naturale diversa\, ogni ambiente una qualità di movimento diversa. Marta Bevilacqua e Roberto Cocconi scelgono Estate e Autunno per un adattamento teatrale attraverso tappe residenziali a partire da novembre 2016. \nLe Quattro Stagioni – From Summer to Autumn – il linguaggio\nLa scrittura del gesto ci rivela\, di più e meglio\, delle opere che abbiamo voluto con tutta la nostra forza consapevole. La comprensione del gesto e della sua eccedenza di significati\, è tra le sensibilità più rare.\nD’altra parte il coreografo e il danzatore lavorano nella materia magnifica e futile che si chiama presente e il presente\, si raffigura sempre con un gesto.\nIl nostro è un gesto geografico\, localizzato\, portatore e veicolo di una complessità mediterranea\, che\, non a caso\, danza il richiamo delle Quattro Stagioni. La felicità è tutta qui\, non c’è un altrove. E’ qui che danziamo\, qui ed ora.
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SUMMARY:Copenaghen
DESCRIPTION:martedì 14 novembre 2017\, ore 21 \ndi Michael Frayn\ntraduzione Filippo Ottoni\, Maria Teresa Petruzzi\nregia Mauro Avogadro\ncon Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e con Giuliana Lojodice\nscene Giacomo Andrico\ncostumi Gabriele Mayer\nluci Giancarlo Salvatori\nmusiche Andrea Liberovici\nuna produzione\nCSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Emilia Romagna Teatro Fondazione (1999-2010)\nCompagnia Umberto Orsini / Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, in co-produzione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG (2017) \nA diciotto stagioni dalla rivelazione della prima versione per l’Italia\, Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen\, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn.\nUna nuova co-produzione riporta in scena in un nuovo tour nazionale\, il formidabile duello verbale\, su due fronti bellici contrapposti\, fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg\, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica. \nQuali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? Può il progresso venire condizionato da scelte etiche? Su queste domande cruciali che hanno segnato tutta la storia della scienza si sofferma anche uno straordinario testo teatrale di questi anni\, Copenaghen\, un formidabile thriller scientifico-politico del drammaturgo inglese Michael Frayn\, rappresentato in molteplici allestimenti in tutta Europa. In scena tre grandi interpreti del teatro italiano\, Umberto Orsini\, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice\, diretti dal regista Mauro Avogadro\, si ritrovano al centro di un inquietante processo a porte chiuse\, nel disegno drammatico di un serratissimo faccia a faccia: Copenaghen è infatti una disputa etica e scientifica a tre voci\, densa di angoscianti riflessioni e interrogativi alla vigilia del primo devastante uso della bomba atomica. La vicenda ambientata nel 1941 proprio nella capitale nordeuropea e ricostruisce l’incontro\, in una Danimarca occupata dai nazisti\, di due scienziati\, entrambi Premi Nobel\, un tempo maestro e allievo. Due ex compagni di ricerche costretti dalla guerra a guardarsi come due nemici. L’ebreo danese Niels Bohr e il tedesco Werner Heisenberg (che formulò per primo il  “Principio di Indeterminazione”) si ritrovano così imprigionati in un labirinto di domande che stentano a trovare risposta\, sommerse come sono da ambiguità e dubbi estenuanti sul rapporto fra potere\, scienza e morale.
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SUMMARY:Buon compleanno\, Teatro Pasolini!
DESCRIPTION:BUON COMPLEANNO TEATRO PASOLINI!\nUna giornata di festa per i primi 20 anni di teatro\, \ndanza\, musica\, cinema a Cervignano del Friuli \nSABATO 21 OTTOBRE 2017\nCERVIGNANO\, TEATRO PASOLINI \nore 17.00\, Raccontami una storia\nspettacolo da ascoltare per immaginare ad occhi aperti\ndi e con Roberto Anglisani\nun momento di spettacolo dal vivo\, per bambini e famiglie\netà consigliata: 4-10 anni – ingresso libero \nQuando la scrittura non esisteva e neppure la televisione o il cinema\, allora ci si trovava spesso nella piazza o intorno al fuoco ad ascoltare qualcuno che raccontava storie. Nel corso del tempo\, i moderni mezzi di comunicazione – disegni animati\, immagini ad alta definizione\, effetti speciali – si sono sostituiti a quel narratore. Ciò nonostante\, il semplice racconto orale ha sempre un grande fascino per i bambini.\nRoberto Anglisani è un narratore inesauribile\, un inventore prodigioso di storie fatte solo di parole\, ma che accendono immagini\, fantasie\, ribaltano il tempo e ci fanno volare nello spazio. Raccontami una storia è uno spettacolo di parole ma anche pieno di suoni\, di giochi verbali\, di forma narrative che assomigliano a quelle del cinema\, vanno veloci come un fumetto e raccontano i temi eterni delle grandi narrazioni classiche: le grandi avventure e i grandi sentimenti! \nore 20.30\, Buon compleanno Teatro Pasolini!\nUna serata in onore dei primi 20 anni del Teatro di Cervignano\nconduce la giornalista Martina Riva\ninterventi dal vivo di Laura Marinoni\, Arearea\, Dj Tubet e molto altro…\nIngresso libero (fino ad esaurimento dei posti disponibili) \nE’ possibile riservare un posto scrivendo a:\nbiglietteria@teatropasolini.it o chiamando al numero 0431 370273 \ninfo Associazione Culturale Teatro Pasolini\npiazza Indipendenza 34\n33052 Cervignano\ntel. +39 0431 370273\nfax +39 0431 370591\ninfo@teatropasolini.it
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SUMMARY:Numero primo - Studio per un nuovo Album
DESCRIPTION:9 aprile 2017 ore 21 \ncon Marco Paolini\ntesti Gianfranco Bettin e Marco Paolini\nuna produzione Jolefilm \nMarco Paolini conclude la stagione di prosa con un suo nuovo Album.\nNumero Primo è un nuovo monologo della serie degli Album con cui Paolini ha conquistato le platee italiane negli ultimi vent’anni. Un Album che guarda al futuro\, che si sforza di immaginarne uno. Un Album che parla di una generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Dell’attrazione e della diffidenza verso di essa\, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale.\nQuasi una verifica sull’avverarsi delle più pazze immaginazioni della fantascienza\, dalle videochiamate di 2001 Odissea nello spazio\, ai sottomarini supertecnologici di 20.000 leghe sotto i mari\, alle stupefacenti preveggenze di cui è pieno Le Mille e una notte\, dall’invenzione della password “apriti sesamo” al touch-screen della lampada di Aladino!\nScritto da Marco Paolini assieme a Gianfranco Bettini\, Numero Primo è una storia che racconta di un futuro probabile fatto di cose\, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare. Numero Primo è anche il soprannome del protagonista\, figlio di Ettore e di madre incerta. Ma anche le cose e le bestie hanno voci e pensieri in questa storia.
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SUMMARY:Figli di un dio minore
DESCRIPTION:19 marzo 2017\, ore 21 \ndi Mark Medoff\ntraduzione Lorenzo Gioielli\nregia Marco Mattolini\ncon Giorgio Lupano e Rita Mazza\ne con Cristina Fondi\, Francesco Magali\, Gianluca Teneggi\, Deborah Donadio\nuna produzione a.ArtistiAssociati – OTI Officine del Teatro Italiano \nNon era stato mai ancora messo in scena in Italia il testo teatrale di Mark Medoff reso celebre sul grande schermo dalla coppia da Premio Oscar interpretata da William Hurt e dall’attrice sordomuta Marlee Matlin\, nel 1986.\nCi ha pensato Marco Mattolini per la compagnia degli Artisti Associati\, a regalare ai palcoscenici italiani la storia d’amore fra Sara\, ragazza non udente (interpretata da Rita Mazza) e il suo logopedista\, il professor James (un intenso Giorgio Lupano). Una commedia intoccata dal passare del tempo per attualità e freschezza\, con la forza di un classico contemporaneo.
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SUMMARY:La bastarda di Istanbul
DESCRIPTION:13 marzo 2017 ore 21 \ndall’omonimo romanzo di Elif Shafak (traduzione di Laura Prandino – Ed. Rizzoli)\nriduzione e regia Angelo Savelli\ncon Serra Yilmaz\ne Valentina Chico\, Riccardo Naldini\, Monica Bauco\, Marcella Ermini\, Fiorella Sciarretta\, Diletta Oculisti\, Elisa Vitiello\nvideo-scenografie Giuseppe Ragazzini\ncostumi Serena Sarti\nluci Alfredo Piras\nelementi scenici Tuttascena\nI diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown\nProduzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi \n \nDal romanzo di Elif Shafak\, una delle scrittrici più influenti della letteratura turca contemporanea\, La Bastarda di Istanbul porta a teatro una meravigliosa saga inter-etnica\, con protagonista Serra Yilmaz\, splendida attrice icona del cinema del regista turco Ferzan Ozpetek. Una storia ironica\, appassionante\, che ricorda la persecuzione e lo sterminio del popolo armeno\, tanto più necessaria oggi\, nei nostri tempi di inquietudini\, insicurezze\, intolleranze.\nLa giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul – un gineceo popolato di mamme\, zie e nonne – le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L’unico uomo di casa\, lo zio Mustafà è da tempo emigrato in America. Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all’eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose\, pur avendo una figlia\, divorzia e si risposa\, per ripicca\, con un turco: Mustafà.\nQualche tempo dopo\, Armanoush\, la figlia di Rose decide di andare di nascosto a Istanbul\, presso la famiglia del patrigno\, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya\, la sua famiglia e i suoi amici\, si accorge di non odiare affatto i turchi. Un segreto lega la Turchia all’America\, i turchi agli armeni\, Asya ad Armanousch. Un segreto che forse non verrà svelato. Un segreto che ha l’aspetto di un’antica spilla di rubini a forma di melograna.
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SUMMARY:La parola padre
DESCRIPTION:2 febbraio 2017 ore 21 \ndrammaturgia e regia Gabriele Vacis\ncon Irina Andreeva (Bulgaria)\, Alessandra Crocco (Italia)\, Aleksandra Gronowska (Polonia)\, Anna Chiara Ingrosso (Italia)\, Maria Rosaria Ponzetta (Italia)\, Simona Spirovska (Macedonia)\nscenofonia e allestimento Roberto Tarasco\ncoordinamento artistico Salvatore Tramacere\nassistente alla regia Carlo Durante\ntraining Barbara Bonriposi\nproduzione Cantieri Teatrali Koreja \nLa parola padre è uno spettacolo di donne. Sei donne di quattro diversi Paesi e culture\, a confronto nella loro relazione con la figura paterna. Tutte hanno conti in sospeso con la loro patria\, tutte hanno questioni aperte con i loro padri. In quanti modo si può dire padre? In quanti modi si declina la relazione con questa figura di riferimento\, in presenza o in assenza? Immagini\, danze\, musiche\, dialoghi e parole frullano identità impossibili\, mobili\, fluide. \nSei giovani donne si incontrano in uno dei tanti crocevia del presente. Quei non luoghi che frequentiamo senza vedere. Ola\, Anna Chiara\, Simona\, Irina\, Alessandra\, Rosaria. Tre sono italiane\, una è polacca\, una è bulgara\, una è macedone.\nTutte parlano più o meno inglese.\nQuali sentimenti coltivano sei ragazze di nazionalità diverse\, che si parlano attraverso una lingua comune superficiale?\nHanno memorie comuni? Che storie possono raccontarsi e raccontare? E\, soprattutto hanno una storia comune da raccontare?\nCon le sei ragazze ho fatto lunghe interviste che ho ripreso in video. Più che interviste sono sedute psicanalitiche.\nHo chiesto loro di raccontarmi quando hanno avuto davvero paura\, quando si sono sentite al sicuro.\nLa paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Perlopiù cose. Quindi abbiamo paura che gli altri\, che il resto del mondo\, a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo\, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via.\nAlle sei ragazze ho chiesto di raccontare storie\, non ho chiesto opinioni.\nSono venute fuori testimonianze diverse: se una ha vissuto sei\, sette anni sotto il comunismo\, ha paure e desideri diversi da una che discende da Alessandro il Macedone.\nPer queste ragazze è molto importante raccontare il padre. I loro padri…fino ad Alessandro il Macedone. E la parola padre ha la stessa radice semantica della parola patria.\nGabriele Vacis \nwww.teatrokoreja.it
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SUMMARY:Dichiaro guerra al tempo
DESCRIPTION:19 gennaio 2017 ore 21 \nda I Sonetti di William Shakespeare\ncon Manuela Kustermann e Melania Giglio\nmusiche Pink Floyd\, David Bowie\, Queen\, Rolling Stones\, Joni Mitchell\, Peter Gabriel\na cura di Daniele Salvo\nuna produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello (Roma) / Festival La Versiliana \nDue donne giacciono sprofondate negli abissi del tempo. Una in epoca elisabettiana\, l’altra in epoca moderna.\nAbitano la stessa stanza. Non si vedono\, non si parlano direttamente\, ma sicuramente si percepiscono.\nLa stanza è la stanza della memoria. Ovunque\, manoscritti\, versi\, perpetue parole\, spartiti musicali. I versi appartengono a William Shakespeare.\nIn un dialogo che pare inesauribile\, le due donne si interrogano ancora e ancora sulla vera natura dell’amore. Sul confine tra amore e amicizia.\nIn che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive?\nShakespeare nei suoi sonetti indaga tutti i possibili aspetti dell’amore. E l’amore stesso diviene così lo strumento d’eccellenza per conoscere se stessi\, l’altro\, il mondo\, la poesia\, la bellezza e la caducità.
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SUMMARY:Il solito viaggio
DESCRIPTION:10 gennaio 2017 ore 21 \ndi Matteo Oleotto e Filippo Gili\nregia Matteo Oleotto\ncon Marina Massironi\, Roberto Citran\, Luisa De Santis\, Giancarlo Ratti\, Aram Kian\nuna produzione La Contrada – Teatro Stabile di Trieste\n \nNon è un ufficio di collocamento. Non è un’agenzia interinale. Non è l’anagrafe\, né\, come di primo acchito sembra\, un’agenzia di viaggi. Lì non si comprano sogni\, case\, lavori\, svaghi: lì si aiuta nel migliore dei modi… chi vuol togliersi la vita. Buttarsi giù? E da dove? Da una montagna\, da un palazzo\, da un monumento? Barocco? Antico? Oppure sotto un treno? O meglio\, sotto una macchina? Un suicidio che lasci il segno? In più\, l’agenzia offre pacchetti ottimizzati: forse in due no\, ma in tre\, a morire in quello stravagante modo\, si può fare!… Pomeriggio inoltrato. Prima Franco\, poi Zelda\, entrano in ufficio. Da alcuni giorni hanno deciso di aprire l’attività la sera\, sperando di intercettare più clienti. Qualcuno bussa: è Bartolo\, con una donna\, Graziana\, sua madre. La situazione è strana\, si capisce che l’organizzazione viaggi copre\, in realtà\, un ben diverso servizio: favorire e ottimizzare la scelta di luoghi splendidi e originali per aspiranti suicidi. I gestori illustrano il catalogo delle loro proposte. Improvvisamente suona la porta. Entra un uomo in divisa: Anacleto. Zelda sbianca\, madre e figlio non sanno cosa fare. Dopo una serie di fraintendimenti\, si capisce che Anacleto non è lì per fare dei controlli\, è semplicemente un agente di polizia che ha voglia di farla finita. Tutti discutono animatamente sui vari pacchetti collettivi proposti dall’agenzia\, ma sul più bello ecco un black-out. Dopo i primi attimi di panico ci si rende conto che – finestre serrate\, ascensori fuori uso e scale pericolose al buio – i cinque sono prigionieri. Proteste\, lamenti\, rivendicazioni. Chi è claustrofobico\, chi ha paura del buio\, chi pretende\, in assoluta discordia con gli altri\, un’assistenza suicida immediata… Surreale e dissacrante\, la commedia di Matteo Oleotto e Filippo Gili interpreta con ironia l’insicurezza e la fragilità che pervade il nostro mondo\, il cinismo di coloro che speculano sulla debolezza altrui\, mentre in realtà si è alla ricerca disperata di un contatto con altri esseri umani per sentirsi vivi.
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SUMMARY:Souper
DESCRIPTION:20 dicembre 2016 ore 21 \ndi Ferenc Molnár\ntraduzione Ada Salvatore\nadattamento e regia Fausto Paravidino\ncon Filippo Borghi\, Adriano Braidotti\, Ester Galazzi\, Andrea Germani\, Lara Komar\, Riccardo Maranzana\, Francesco Migliaccio\, Maria Grazia Plos e Federica De Benedittis\nscene Laura Benzi\nluci Alessandro Macorigh\nsuono e video Daniele Natali\ncostumi Sandra Cardini\nuna produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nScandali e corruzione sono al centro di Souper nell’adattamento e messa in scena di uno dei più talentuosi drammaturghi italiani\, FAUSTO PARAVIDINO che riscopre l’attualità insita nella pièce\, ironica e tagliente\, di Ferenc Molnár (1930). \nUn direttore di banca\, il giorno del suo compleanno invita gli amici a cena. Il festeggiamento dei successi di tutta una vita con le persone con cui più sono stati condivisi viene interrotto e troncato dall’arrivo di un ispettore di polizia\, che cambia all’improvviso ogni prospettiva fra le relazioni. Le persone radunate attorno a quella tavola sono ancora gli amici che qualche istante prima brindavano e ridevano? Tutto il sostegno avuto nel costruire questa luminosa carriera è sempre avvenuto alla luce del sole e nella piena legalità? \nLa casta\, gli interessi\, la giostra di amanti\, affari\, regali e ricatti\, finiscono per ricordarci da vicino gli ingredienti di una narrazione straordinariamente presente della società e della politica del XXI secolo. \nL’attualità è nel testo e non credo che vada particolarmente forzata\, perché l’attualità vera a teatro annoia: vederla in scena ti fa assistere a qualcosa di già vecchio… Invece è più divertente trovare l’attualità nei testi scritti tanto tempo fa: si fa il percorso inverso. Si guarda la nostra attualità del momento e si scopre che non è attualità per niente\, che più o meno siamo fatti da sempre così! Ad esempio\, siamo – giustamente – così sconvolti dalla nostra corruzione\, che sembra sia stata inventata adesso… E invece i meccanismi della nostra corruzione sono così antichi che ci si scrivevano sopra commedie nel primo Novecento facendoci grandi sghignazzate.\nEcco la vera componente d’attualità.\nFausto Paravidino \nwww.ilrossetti.it
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SUMMARY:Tanti lati latitanti
DESCRIPTION:10 dicembre 2016 ore 21 \ndi Alessandro Besentini\, Francesco Villa e Antonio De Santis\nregia Alberto Ferrari\ncon Ale e Franz\nuna produzione ITC2000 \nIn tandem comico\, ALE E FRANZ ci divertono con l’infallibile dinamica della loro relazione a due: due uomini insicuri\, irrisolti\, attanagliati da dubbi\, stralunati. Tanti lati della stessa natura\, la natura umana. \nLati tanti – Tanti lati della vita e degli uomini.\n A conoscerli tutti come sarebbe più semplice poi capirsi.\n Ogni incontro nasce da una coppia. Ogni dialogo nasce da un incontro. A ogni azione verbale e non\, corrisponde una risposta… quella dell’altro.\n È così che come Ale & Franz esploriamo il mondo delle relazioni.\n L’inesauribile materiale umano è sempre il nostro punto di partenza da cui tutto nasce.\n Di tutto può parlare l’uomo. Tutto può smontare e rimontare il ragionamento umano.\n Sottolineare le cose in base alle diverse angolazioni in cui ogni persona le osserva\, diventa il segreto per ridere di noi stessi.\n Lati tanti – Tanti lati in cui riconoscersi e fingere di non vedere che siamo proprio noi questi uomini. Noi con i nostri modi di vivere\, di pensare\, i nostri tic e le nostre ingenuità e virtù\, le nostre forze e la nostra inesauribile e unica follia.\n Un vedersi allo specchio\, un cercarsi e riconoscersi tra la folla e ridere (tanto) di gusto insieme.\nAle & Franz
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SUMMARY:RossinTestaPaolo Rossi canta Gianmaria Testa
DESCRIPTION:3 dicembre 2016\, ore 21 \ncon Paolo Rossi – voce\nEmanuele Dell’Aquila – chitarre\ne I Virtuosi del Carso\ncordinamento scenico Paola Farinetti\ndsegno luci Andrea Violato\ncanzoni originali di Gianmaria Testa\nfonica Francesco Groppo \nideato e pensato da Produzioni Fuorivia in collaborazione con Teatro Colosseo di Torino. \nLa poesia del cantautore prova ad abitare la satira dell’attore in un progetto speciale ideato e pensato da Produzioni Fuorivia in collaborazione con Teatro Colosseo di Torino. \nPaolo Rossi\, il più stralunato e incisivo degli attori comici italiani\, una passione e un talento mai nascosto per la musica\, e Gianmaria Testa\, cantautore abituato a confrontarsi con il teatro -ma qui presente solo nella veste di autore\, come era previsto sin dall’inizio\, prima ancora della sua scomparsa- condividono da tempo un viaggio fatto di amicizia\, destino\, lavoro. Le canzoni di Gianmaria – scritte per alcuni lavori teatrali di Rossi fra cui il nuovo Molière – trovano nell’interpretazione di Paolo una nuova veste\, restituiscono spazio al concetto stesso del teatro-canzone che fu di Gaber e di Iannacci.\nUn concerto teatrale\, se vogliamo dirla in un altro modo\, diviso idealmente in 4 capitoli: il teatro\, con straordinarie canzoni dedicate al mestiere dell’attore e al rapporto tra persona e personaggio\, le donne\, il sociale e anche un omaggio a Jannacci\, amatissimo da entrambi\, sia da Paolo che da Gianmaria. Il tutto arricchito dalla bravura dei musicisti in scena (Emanuele dell’Aquila e i Virtuosi del Carso\, ovvero: Stefano Bembi\, Bika Blasko\, Alex Orciari e Roberto Paglieri) e da un allestimento molto curato con le belle luci di Andrea Violato e pochi\, ma molto significativi elementi scenografici realizzati dal pittore Valerio Berruti.\nUno spettacolo di musica vestita da teatro\, sogno\, speranza\, parola e risate\nIn programma anche la realizzazione di un disco\, che uscirà prossimamente.
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SUMMARY:In Chopin
DESCRIPTION:26 novembre 2016 ore 21 \nmusiche Frederic Chopin\ncoreografia Marco De Alteriis\ncostumi Maria Teresa Grilli\nluci Davide Rigodanza\nincursioni musicali Concetta Cucchiarelli\ndanzatori del Balletto Teatro di Torino \nSpettacolo di danza in collaborazione con Circuito multidisciplinare del Friuli Venezia Giulia \nNel comporre la coreografia Marco De Alteriis contrappone alle note di Chopin dolci o suadenti\, brillanti o melanconiche\, ma sempre classiche\, una tecnica contemporanea graffiante\, dove i danzatori lasciano esprimere il loro sentire attraverso l’ampiezza e la fisicità del movimento\, facendosi trasportare in una dimensione immaginaria che sta al di sopra del rapporto pubblico/artista.\nLa coreografia parla di storie d’amore ma anche di solitudine\, voglia di cercarsi e di scoprirsi.\nLa semplicità di uno sguardo\, il calore degli abbracci e la musica accompagnano i danzatori a vivere realmente quello che accade in scena creando un’atmosfera intima e coinvolgente.\nMarco De Alteriis
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SUMMARY:Rumori fuori scena
DESCRIPTION:30 marzo 2016 ore 21 \ndi Michael Frayn\ntraduzione di Filippo Ottoni\ncon Viviana Toniolo\, Annalisa Di Nola\, Stefano Messina\, Carlo Lizzani\, Roberto Della Casa\, Marco Simeoli\, Elisa Di Eusanio\, Claudia Crisafio\, Sebastiano Colla\nscene Bruno Garofalo\nmusiche Arturo Annecchino\nregia Attilio Corsini\nuna produzione Teatro Vittoria / Attori e Tecnici \nRumori fuori scena\, un successo mondiale\nRumori fuori scena del drammaturgo inglese Michael Fryn è la commedia più rappresentata del Novecento: tradotta in 29 lingue\, è stata messa in scena in tutto il mondo ed è anche diventata un film diretto da Peter Bogdanovich\, interpretato da Michael Caine e Christopher Reeve. In Italia\, deve il suo successo alla compagnia Attori e Tecnici fondata da Attilio Corsini\, che\, da 30 anni e più di 3000 repliche\, la porta ancora in tournée in tutta Italia\, con un successo inesauribile. \nUn congegno perfetto di risate e colpi di scena di teatro nel teatro\nLe avventure di una sgangherata compagnia teatrale impegnata nella messa in scena di una commedia\, costituiscono la trama di questo testo scritto da Frayn dopo “un’illuminante visita” nel backstage di uno spettacolo teatrale. Se nel primo atto gli spettatori si trovano ad assistere alla prova generale della pièce che si regge su un perfetto meccanismo di ingressi e uscite\, equivoci e accenti farseschi\, nel secondo\, dopo il felice debutto\, la scena si capovolge: il pubblico è invitato a sbirciare dietro le quinte\, dove s’imbatterà nelle ripicche e nei litigi tra gli attori che si riflettono nel loro comportamento sul palcoscenico\, rendendo lo spettacolo assurdamente esilarante. \nUn irresistibile pastiche di interruzioni\, errori\, isterie\, conflitti\, tensioni\, riappacificazioni a cui s’intreccerà anche qualche intrallazzo amoroso che sembra compromettere definitivamente le repliche della commedia. Solo nel terzo atto\, quando ormai la messinscena sembra irrimediabilmente compromessa\, tutto culmina nel lieto fine.
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SUMMARY:Sglaçât
DESCRIPTION:9 marzo 2016 ore 21 \ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\nspazio scenico e tecniche Luigina Tusini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nspettacolo in lingua friulana \nDormiva da 30mila anni. Era ibernato nei ghiacci della Siberia e si è risvegliato a causa del riscaldamento globale. Si tratta di un virus gigante: il Pithovirus sibericum. La notizia di questa scoperta ci pone davanti a un quesito: ci sono altri esseri viventi sopiti nei ghiacci pronti a scongelarsi? Uno scenario che\, secondo alcuni scienziati\, potrebbe non essere così distante. \nSi diverte allora il Teatro Incerto\, in un gioco surreale\, ad immaginare alcune storie di scongelamenti improbabili\, storie di vite sospese che tornano in un tempo che non è più il loro tempo\, uomini e animali che\, risvegliati da un letargo ancestrale\, portano ad uno sconvolgente confronto-scontro con il presente. \nCi si congela e ci si scongela nel nuovo spettacolo del trio; e non si capisce se è preferibile la prima o la seconda condizione: restare immobili in un tempo zero\, fermo\, apparentemente statico o riprendere di nuovo il cammino\, alla scoperta di mondi nuovi\, distanti e sconosciuti.
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SUMMARY:Tante facce nella memoria
DESCRIPTION:27 febbraio 2016 ore 21 \nuno spettacolo a cura di Mia Benedetta e Francesca Comencini\ntesti liberamente tratti dalle registrazioni di Alessandro Portelli\ncon Mia Benedetta\, Bianca Nappi\, Carlotta Natoli\, Lunetta Savino\, Simonetta Solder\, Chiara Tomarelli\nluci Gianni Staropoli\ncostumi Paola Comencini\nregia Francesca Comencini\n\nLe donne della Resistenza\, le Fosse Ardeatine\, la memoria\nTante facce della memoria racconta sei storie di donne partigiane e non che nel ‘44 vissero l’eccidio delle Fosse Ardeatine\, feroce rappresaglia dopo il tragico attentato di via Rasella del 23 marzo 1944. \n“L’ordine è già stato eseguito”\n“Una cosa di cui io non m’ero mai molto reso conto prima è che lì alle Fosse Ardeatine sono morti tutti uomini e hanno lasciato tutte donne: questa è una storia che non viene mai raccontata: le vite delle persone che sono rimaste\, sua madre\, sua sorella\, cioè voi vi siete trovate…” Scrive così Alessandro Portelli nel suo libro L’ordine è già stato eseguito\, e da questa sua considerazione nasce l’idea di mettere in scena le voci di queste donne\, le loro testimonianze\, la loro storia che si ricongiunge e intreccia con la parte di una storia d’Italia e di Roma in particolare\, profondamente significativa per la costruzione di ciò che siamo adesso. \nMarisa\, Carla\, Ada e le altre\nPartigiane\, parenti delle vittime\, testimoni\, figure di resistenza all’occupazione di Roma: sono loro le protagoniste di questo spettacolo che poggia sono una vitalissima memoria orale\, emotiva\, sensitiva. La lucidità di Marisa Musu\, il coraggio di Carla Capponi\, l’intelligenza popolare di Gabriella Polli e di Ada Pignotti\, la passione della Simoni e della Ottobrini\, ricostruiscono attraverso il proprio sguardo personale un periodo storico tragico della nostra Storia recente.
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SUMMARY:La fabbrica dei preti
DESCRIPTION:12 aprile 2016 ore 21 \ndi e con Giuliana Musso\nassistenza e ricerche fotografiche Tiziana De Mario\nresponsabile tecnico Claudio Parrino\ncollaborazione allestimento Massimo Somaglino\nrealizzazione video Giovanni Panozzo e Gigi Zilli\nelementi di scena Francesca Laurino\nricerche bibliografiche Francesca Del Mestre\nconsulenza musicale Riccardo Tordoni\nuna produzione La Corte Ospitale \nLa Fabbrica dei Preti: un reportage\, un album di fotografie\, tre vite\nLa Fabbrica dei Preti intreccia tre diverse forme di racconto: un reportage della vita nei seminari declamato dal “pulpito” (ispirato al racconto omonimo di Don Antonio Bellina)\, la proiezione di tre album fotografici e la testimonianza vibrante di tre personaggi: un timido ex-prete\, un ironico prete anticlericale ed un prete poetaoperaio. Sul palco una serie di schermi di proiezione degli anni ’60 e alcuni abiti appesi: una tonaca\, un vestito da sposo\, un clergyman\, una tuta da operaio. Giuliana Musso dà voce con emozionante maestria ai tre sacerdoti\, tre uomini anziani che si raccontano con franchezza: la giovinezza in un seminario\, i tabù\, le regole\, le gerarchie\, e poi l’impatto col mondo e col mondo delle donne\, le frustrazioni ma anche la ricerca e la scoperta di una personale forma di felicità umana. \n“Lo spettacolo\, mentre racconta la storia di questi ex-ragazzi\, ex-seminaristi\, ci racconta di noi\, delle nostre buffe ipocrisie\, paure\, fragilità… e della bellezza dell’essere umano. E così mentre ridiamo di loro\, ridiamo di noi stessi e mentre ci commuoviamo per le loro solitudini possiamo\, forse\, consolare le nostre.”\nGiuliana Musso
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SUMMARY:L'amore ai tempi del colera
DESCRIPTION:16 gennaio 2016 ore 21 \noperita musical per cantattrice e suonatori\ndal romanzo di Gabriel Garcia Marquez\ncon Laura Marinoni\nmusica dal vivo Alessandro Nidi (pianoforte)\, Marco Caronna (chitarra e percussioni)\nscene e costumi Rosanna Monti\nregia Cristina Pezzoli\nuna produzione Pierfrancesco Pisani\, Nidodiragno e Parmaconcerti\nin collaborazione con infinito srl e il Funaro/Pistoia \nUn amore atteso “51 anni\, 4 mesi e 11 giorni\, notti comprese”\nCantare un amore a distanza che dura tutta la vita fino a compiersi nella vecchiaia avanzata è la straordinaria invenzione narrativa di uno dei più grandi autori di storie del nostro tempo\, recentemente scomparso: Gabriel García Márquez.\nFlorentino e Fermina sono i protagonisti di questa storia indimenticabile. Si incontrano poco più che adolescenti\, si innamorano e si separano\, ma si tengono nel cuore da lontano\, mentre le loro vite scorrono parallele con le scelte che ne conseguono: marito\, amanti\, figli\, infelicità e abitudine. Quello che si era acceso tra loro nella prima giovinezza si compie con uno stupefacente happy end autunnale. \nUna ricerca di “fusion” tra parole e musica\nLa potente epopea romantica di L’amore ai tempi del colera autorizza ad aprire un dialogo tra episodi e personaggi e musica. E così la musica accompagna quasi tutto lo spettacolo\, in un inseguirsi di parole e musica senza soluzione di continuità. Musica caraibica – la musica dei luoghi dove è ambientato il romanzo – ma anche “incursioni” in altri generi musicali: da Gardel alla morna\, dalla canzone francese a quella brasiliana\, fino ad arrivare a Jannacci\, Paolo Conte\, Joni Mitchell\, Nina Simone\, Cesaria Evora.\nMusica e canzoni entrano in cortocircuito con le vicende e le atmosfere del romanzo e rivelano un’inedita e “scanzonata” Laura Marinoni che recita e canta accompagnata dal vivo da Marco Caronna (chitarra e percussioni) e Alessandro Nidi (pianoforte).
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SUMMARY:Fragile XXL
DESCRIPTION:7 gennaio 2016 ore 21 \ncirco teatro per clown\, acrobati\, scatole e note musicali\ncon Benoit Roland\, Emanuele Pasqualini\, Emmanuelle Annoni\, Pol Casademunt\, Flavio Costa\nmusiche originali eseguite dal vivo da Flavio Costa\nscene e costumi Licia Lucchese\ndisegno luci Alessandro Scarpa\nregia Ted Keijser\nuna produzione Pantakin Circo Teatro (Italia) / Compagnie AD HOC (Francia)\ncon il sostegno di Espace Catastrophe – Centre International de Crèation des Artes du Cirque (Belgio) / Comune di Scorzè / Comune di Cadoneghe / A ss. Carichi Sospesi \nCirco teatro con la forza di un film muto di Chaplin\nFragile XXL è uno spettacolo di circo teatro per clown\, acrobati\, scatole e note musicali\, costruito intorno all’idea di imballaggio\, alle scatole di cartone\, alla relazione dell’uomo con un materiale.\nAl tempo stesso\, lo spettacolo deve la sua ispirazione ai film muti d’inizio Novecento con Charlie Chaplin\, Buster Keaton\, Laurel e Hardy e alla loro straordinaria capacità di raccontare emozioni e avventure con la sola forza delle loro azioni. I due attori protagonisti formano infatti un duo affiatato e collaudato come lo erano Stanlio e Olio e danno vita a uno visione fatto di piccole meraviglie e di rapporti umani. Il gioco dello stupore si amplifica con la presenza di due artisti circensi\, fra acrobatica e virtuosismi di equilibrismo. \nNiente storie! Abbiamo solo voglia di giocare con le scatole! “\n“Così senza proferire alcuna parola\, abbiamo riempito il palcoscenico con un mare di scatole e lo spazio\, abitato principalmente da due stralunati personaggi\, si è trasformato in una ditta di spedizioni con una ferrea logistica\, nella sala operatoria di un ospedale\, in un ristorante caleidoscopico\, in un canile con cani quadrati\, in un teatro pirandelliano con scatole in cerca di essere spedite\, in un acquario cinese\, in un circo sott’acqua e tanto altro ancora.\nTed Keijser\, il regista
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SUMMARY:Le difettose
DESCRIPTION:18 dicembre 2015 ore 21 \ntratto dal romanzo “Le Difettose” di Eleonora Mazzoni\nadattamento teatrale di Eleonora Mazzoni\, Serena Sinigaglia e Emanuela Grimalda\ncon Emanuela Grimalda\nregia Serena Sinigaglia\nproduzione Eva contro Ave – La Corte Ospitale \nPerché le “difettose”?\nLe difettose è un romanzo adattato per il teatro dalla sua stessa autrice\, Eleonora Mazzoni\, straordinario perché sa raccontare un mondo\, quello della sterilità e della procreazione assistita\, ancora poco conosciuto\, nonostante sia oggetto di tanti pregiudizi. Un microcosmo apparentemente marginale\, sotterraneo\, invisibile a occhio nudo\, in realtà assai popoloso e destinato a crescere\, ma soprattutto ricco di storie\, allegro e disperato\, trasversale e vitalissimo. Le difettose non è però solo un racconto sulla fecondazione artificiale. Dentro alla ricerca di un figlio che non arriva e al tentativo di correggere\, grazie alla scienza\, i difetti della natura\, si nasconde una metafora più grande della vita. \nEmanuela Grimalda\, fra teatro\, cinema e fiction italiana\nEmanuela Grimalda è un’attrice e autrice versatile e anomala\, capace di spaziare dal teatro e cinema d’autore al prodotto popolare. Tanto cinema\, tanto teatro e fiction come Un medico in famiglia (dove interpreta la mitica Ave)\, Tutti pazzi per amore\, Boris\, Non è mai troppo tardi. \nCarla e il suo viaggio “creativo”\n“Le difettose ha il raro pregio di contenere con forza un dato di universalità. Anche chi non si sia confrontato con l’esperienza della procreazione assistita\, finisce presto per identificarsi con Carla e il suo viaggio “creativo”\, la sua domanda esistenziale di “senso”\, il suo disperato bisogno di realizzazione. Ci vuole grazia e grande delicatezza per affrontare un tema così spinoso\, ci vuole anche una bella dose di ironia e auto-ironia. E così è. Ti ritrovi immerso in un mondo ricco di parole nuove e colorite\, “fivettare”\, “incicognarsi”\, “stikkare”\, “covare”. Incontri uomini e donne che non si rassegnano\, che desiderano\, amano\, sperano\, cadono. Un flusso continuo che ti guida attraverso l’oceano del più grande mistero della vita: il suo inizio.”\nSerena Sinigaglia\, la regista
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SUMMARY:Traviata
DESCRIPTION:2 dicembre 2015 ore 21 \ncoreografia\, regia\, scene\, luci e costumi Monica Casadei / Compagnia Artemis Danza\nmusiche Giuseppe Verdi\n elaborazione musicale Luca Vianini\nassistente alla coreografia Elena Bertuzzi\ndrammaturgia musicale Alessandro Taverna\nuna produzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei\nin coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara\nspettacolo realizzato in collaborazione con Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia e con a.Artisti Associati \nLo spettacolo prevede il coinvolgimento  di 15-20 giovani allievi della Scuola di danza classica e contemporanea Avenal di Cervignano del Friuli che affiancheranno la compagnia per alcune scene corali\n \nLa coreografa Monica Casadei si confronta con il capolavoro di Giuseppe Verdi e ci immerge in un viaggio coreografico in cui la danza e l’opera duettano dando corpo a un fluire di immagini legato a doppio filo al dramma di Violetta.\nPer il debutto sul palco di Cervignano\, la compagnia Artemis Danza coinvolgerà in scena\, accanto ai suoi interpreti\, anche alcuni giovani allievi delle scuole di danza del territorio. \nDa Dumas a Verdi\, da Traviata a la Dama delle camelie\nAlfredo e Violetta si mischiano nella memoria con Marguerite e Armand\, i protagonisti dello struggente romanzo del 1848 La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio. Una storia\, scriveva il suo autore\, che ha un solo merito: “quello di essere vera”. \nQuale Traviata vedremo stasera?\n“Una Traviata letta dal punto di vista di Violetta. Violetta\, appunto\, contro tutti. Violetta in bianco\, speranza di purezza\, Violetta in rosso\, perché le sanguina il cuore. Un cuore che forse sarebbe stato meglio non fosse mai battuto. Meno dolore\, meno contrasto. Violetta al centro di una società maschilista espressa da un coro in nero. Violetta moltiplicata in tanti elementi femminili\, in tanti spaccati di cuore. Violetta disprezzata\, che anela\, pur malata\, pur cortigiana\, a qualcosa di puro. Violetta contro cui si scagliano le regole borghesi espresse dal padre di Alfredo\, Giorgio Germont\, emblema di una società dalla morale malsana. Una società in cui per certi versi si rispecchia a distanza anche la nostra.\nMonica Casadei\, la coreografa
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SUMMARY:Non c'è acqua più fresca
DESCRIPTION:13 novembre 2015 ore 21 \nVolti\, visioni e parole dal Friuli di Pier Paolo Pasolini\ncon Giuseppe Battiston e Piero Sidoti\ndrammaturgia Renata M. Molinari\ncanzoni e musiche originali Piero Sidoti\ndisegno luci Andrea Violato\nregia e spazio scenico Alfonso Santagata\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nUno spetaculut\, di sogni e visioni in memoria di un poeta\nGiuseppe Battiston e Piero Sidoti sono Sandro e Rico\, i due protagonisti di una storia che ha come motivo ispiratore di partenza “Memoria di un Spetaculut” uno dei racconti in cui Nico Naldini ricostruisce i giorni e l’esperienza giovanile dell’Academiuta friulana fondata da Pasolini e dai suoi amici di Casarsa.\nNon c’è acqua più fresca ci immerge a piene mani nella sostanza stessa della prima poesia di Pasolini\, quella scritta in lingua friulana: la relazione di un poeta con i miti della propria giovinezza\, le storie di famiglia\, la vita “rustica” di Casarsa\, l’attrazione ispiratrice verso una lingua vivace e tutta nuova come il friulano della terra della madre.\nUno spettacolo di apparizioni\, di riappropriazioni\, anche autobiografiche\, di sogni e visioni che nella poesia di Pier Paolo Pasolini si fanno memoria collettiva. \nGiuseppe Battiston e la riscoperta della “terra di temporali e primule”\n“La prima volta che lessi le poesie in friulano di Pasolini ero un ragazzo\, uno studente\, le trovai difficili\, le lasciai lì… Poi negli anni – come accade spesso con le cose messe da parte o lasciate sul comodino – ritornandoci\, compresi perché\, da ragazzo\, inconsapevole\, immaturo forse\, non mi era stato possibile comprendere quei versi\, che invece parlavano a me dei miei luoghi\, i luoghi della mia infanzia. Quelle parole così mie\, quei suoni\, proprio gli stessi di mio padre\, quella lingua che si parlava a tavola\, mi raccontavano quella terra di “primule e temporali”\, di feste e sagre paesane\, di vento\, di corse in bicicletta a perdifiato\, dell’avvicendarsi delle stagioni nel lavoro dei contadini. Di colori\, suoni e profumi. Di quello che fu la guerra e ciò che venne dopo e dopo ancora e di me e di noi\, e di quell’acqua: \nFontana di aga dal me país.\nA no è aga pí fres-cia che tal me país.\nFontana di rustic amòur.\n\nInsomma i miei ricordi invece di assumere i toni malinconici del passato\, si sono ravvivati\, fatti nuovi\, simili a sogni\, e ho così immaginato di poter raccontare un aspetto di quella vita e di quel tempo che nella poesia di Pasolini si fanno memoria collettiva.”\nGiuseppe Battiston
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