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SUMMARY:Fieste
DESCRIPTION:di e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\nelementi scenici Luigina Tusini\nproduzione Teatro Incerto / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nspettacolo in lingua friulana\n\nFrancesco sta per compiere sessant’anni. Non se la passa bene. È depresso. Da un po’ di tempo vive nel bed & breakfast della signora Grubach.\nSta facendo colazione\, quando irrompono nella stanza due strani individui\, Augusto e Benito\, mandati da una fantomatica organizzazione per festeggiare il suo compleanno. Sulle prime Francesco non ci sta\, non vuole far festa\, ma non riesce a sottrarsi alla calcolata insistenza di Augusto e Benito che\, con un metodo alquanto bizzarro\, lo portano a raccontare di sé e dei suoi turbamenti.\nMa chi sono questi due misteriosi individui? E quale segreto nasconde Francesco? \nFieste è uno spettacolo divertente\, ma che non rinuncia a scandagliare l’animo umano\, un testo scritto fra invenzione e ispirazione a modelli letterari – dall’omaggio alla signora Gruback del Processo di Kafka al teatro di Harold Pinter\, che fa capolino fra le battute e le situazioni surreali – ma che si trasforma sulle tavole del palcoscenico nell’inconfondibile e originale stile del Teatro Incerto.
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SUMMARY:Mi vedi?
DESCRIPTION:MI VEDI? è un’esperienza teatrale su Zoom scritta e diretta da Guillermo Pisani.\nTraduzione e adattamento di Rita Maffei.\n Con Paolo Fagiolo\, Daniele Fior\, Rita Maffei\, Klaus Martini\, Nicoletta Oscuro\, Francesca Osso. \nANTEPRIMA\n20 febbraio 2021\, ore 21:00\nPRIMA ITALIANA\n27 febbraio 2021\, ore 21:00\n5 marzo 2021\, ore 21:00 \nREPLICHE STRAORDINARIE\n27 marzo 2021\, ore 21:00\n2 aprile 2021\, ore 21:00\n\nConcepita per la piattaforma di video conferenze Zoom\, la pièce è recitata in diretta e a distanza da sei attori per un centinaio di spettatori\, tutti “in presenza” e connessi da dove si trovano.\nDurata : 55 minuti\n\nCome fare insieme\, come essere insieme se ognuno resta a casa sua? \nQuesta domanda è allo stesso tempo teatrale\, politica e sociale.\nIl regista Guillermo Pisani la mette in scena con uno spettacolo originale\, co-prodotto per la prima versione in italiano dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, interamente provato e rappresentato a distanza grazie alla piattaforma di videoconferenza Zoom.\nMI VEDI? è un modo di riprendere collettivamente\, attraverso il teatro\, le esperienze che sono state esacerbate dal lockdown e dal distanziamento sociale.\nNel suo precedente spettacolo\, J’AI UN NOUVEAU PROJET (2019)\, Guillermo Pisani si è interrogato sulla presenza degli strumenti digitali nella nostra vita. La crisi sanitaria l’ha spinto a radicalizzare i suoi interrogativi sui nostri legami digitali in questa nuova creazione scritta e provata su Zoom.\nCome un primo atto di resilienza. \nCome è nato MI VEDI?\n“L’idea di questa pièce è nata durante il primo lockdown nel marzo 2020. Cercavo il modo per continuare a fare teatro e ho pensato agli strumenti con i quali tutti cerchiamo di proseguire le nostre vite: Zoom\, WhatsApp\, Skype\, ecc. Devo confessare – dichiara il regista Guillermo Pisani –  che ero piuttosto reticente all’inizio\, poiché a teatro sentiamo la compresenza fisica come ciò che definisce la nostra arte. Poi ho deciso di interrogare la questione stessa della compresenza fisica. Se\, come diceva Jerzy Grotowski\, il cuore del teatro è l’incontro\, a che punto l’incontro fisico è costitutivo di ogni incontro? Non è possibile esplorare l’incontro collettivo senza la compresenza fisica? Ma allora\, che caratteristiche\, che natura ha questo incontro\, sul piano dell’esperienza\, del vissuto\, dell’affetto\, della percezione degli altri\, del sentimento di aver vissuto qualcosa insieme o anche di appartenere a una stessa comunità?\nAvevo già fatto l’esperienza di spettacoli in streaming o di teatro in diretta con Facebook live e Instagram.\nQueste esperienze sono interessanti\, ma mi sembra che non interroghino abbastanza la relazione con il pubblico\, manca la condivisione di una vera esperienza comune. Ho cercato di produrre un’esperienza teatrale che sia assolutamente singolare\, fuori territorio\, una pièce che non sia né la traduzione di qualcosa che si dovrebbe fare in scena\, né la ripresa di qualcosa che si realizza simultaneamente in scena davanti a un pubblico.\nSu Zoom l’azione è in tempo reale\nLo spettacolo accade come una videoconferenza su Zoom. All’ora della rappresentazione\, gli spettatori si connettono tramite un link inviato dal teatro. Si possono connettere con un computer dovunque siano e sono accolti dagli attori che sono\, loro stessi\, ciascuno in un posto diverso (a casa propria o in un luogo di prove e di lavoro). La rappresentazione si svolge in tempo reale con gli spettatori che\, se lo desiderano\, restano visibili sullo schermo. E’ un’esperienza molto forte vedere tutti quei volti\, sentire che possiamo incontrare e interagire con questi strumenti digitali. Non si tratta di cercare di riprodurre le condizioni di una rappresentazione in sala\, ma di condividere un’esperienza teatrale multi–sito\, a schermo e a volte un po’ disturbata poiché ognuno è responsabile della sua immagine e del suo computer\, con tutto che ciò implica\, sia a livello di elaborazione dell’immagine o della voce\, delle email e delle chiamate che arrivano improvvisamente e della condivisione del proprio spazio privato con lo spazio dello spettacolo. Alla fine della rappresentazione propongo allo spettatore una discussione con la compagnia per restituire la propria esperienza. Apriamo anche altre stanze di Zoom per gli spettatori che avranno voglia di chiacchierare tra di loro\, come nel foyer del teatro.\nRitroviamo la comunità\nIl primo lockdown è stato un tale choc\, ha prodotto un tale sgomento a tutti i livelli della vita privata e della società\, che ho sentito il bisogno di lavorare sul motivo della distanza e su ciò che la distanza ha sconvolto nella comunità. Come essere insieme se siamo separati? Ogni situazione interroga i nostri legami (affettivi\, familiari\, amorosi\, festivi o associativi\, ecc.) e la voglia del contatto\, della comunità\, il bisogno di prendersi cura dell’altro\, di bere o di cantare insieme\, tutti questi momenti di condivisione resi possibili e messi in tensione dalla videoconferenza. La pièce esplora le possibilità e le frustrazioni messe in atto dal fatto di essere privati della presenza fisica degli altri. Come si arriva una volta ogni tanto\, malgrado tutto\, a fare l’esperienza di vivere qualcosa insieme? Volevo mettere lo spettatore al centro di questa esperienza che\, in qualche modo\, interroga il mito della comunità (teatrale o altro): le forme concrete di un’utopia sono sempre deludenti ma l’aspirazione\, le domande e il processo che dispiegano sono necessari e appassionanti da osservare.\nCon Zoom\, abbiamo dovuto completamente reinventare il processo di creazione\, provando a distanza\, apprendendo un linguaggio ibrido fatto di teatro\, immagini e tecnologia web\, invitando anche molto presto degli spettatori complici per cercare insieme come vivere un’esperienza comune con questo oggetto teatrale.\nUna prima serie di sperimentazioni erano programmate nella stagione online della Comédie de Caen\, poi siamo stati in qualche modo presi dal nuovo confinamento che ha accelerato il nostro processo di creazione e di diffusione. Lo spettacolo è stato montato in meno di tre settimane nella versione francese e in un paio di settimane circa per la nuova versione italiana co-prodotta con il CSS di Udine!\nCi tengo a dire che\, se il progetto è nato dalle circostanze e che è in questo senso “opportunista”\, non si tratta di un opportunismo vano. Per me\, ciò che Mi vedi? intende interrogare ha un’importanza che va al di là della crisi del Coronavirus\, poiché le tendenze che questa crisi ha contribuito ad accelerare non spariranno quando la crisi sarà finita. L’articolazione delle questioni teatrali e delle questioni politiche e sociali è centrale per la nostra compagnia”. Guillermo Pisani (testo e regia) \nGuillermo Pisani\nAutore\, regista\, drammaturgo e traduttore\, è il direttore artistico della Compagnie LSDI.\nHa scritto e diretto: J’AI UN NOUVEAU PROJET (2019\, Studio- Théâtre de Vitry)\, C’EST BIEN AU MOINS DE SAVOIR CE QUI NOUS DÉTER- MINE A CONTRIBUER A NOTRE PROPRE MALHEUR (portrait de Pierre Bour- dieu) (2017\, La Comédie de Caen – CDN de Normandie / Théâtre Ouvert)\, LE SYSTEME POUR DEVENIR INVISIBLE (2015\, théâtre de Vanves).\nProssima creazione : JE SUIS PERDU (Les Plateaux Sauvages\, 2021).\nHa anche scritto: MEXICO (regia di Marcial Di Fonzo Bo e Élise Vigier\, Théâtre National de Bordeaux en Aquitaine\, 2013)\, NAMUNCURA (mise en espace d’Alain Françon\, Théâtre Ouvert\, 2009)\, DÉPAYSAGE (lettura di Alain Françon\, Théâtre Ouvert\, 2008)\, (JEAN) LOUIS 9 (teatro di strada\, regia di Cécile Fraisse nella città di Pontoise\, 2007)\, LA NOSTALGIE DU MARTIN-PECHEUR (mise en espace d’Adrien Béal\, Théâtre de Vanves/Espace Gazier\, 2005)\, OTRA QUE MEA CULPA (regia di Mariana Armelín e Mariana Rovito\, Théâtre Del Otro Lado\, Buenos Aires\, 2002).\nCome dramaturg\, ha accompagnato le creazioni di Rafael Spregelburd\, Marcial Di Fonzo Bo\, Elise Vigier\, Pierre Maillet e Adrien Béal. Ha anche collaborato come autore e dramaturg con il coreografo spagnolo Chevi Muraday (Premio Nazionale della Danza 2006).\nE’ il traduttore francese del teatro di Rafael Spregelburd\, pubblicato da L’Arche Editeur. Ha anche tradotto pièce di Daniel Veronese e di Ignacio Bartolone. La sua traduzione in argentino de La Réunification des deux Corées\, di Joël Pommerat\, per il teatro San Martin de Buenos Aires\, ha ricevuto il Premio Teatro del Mundo nel 2018. \n  \n 
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SUMMARY:Consegne\, una performance da coprifuoco
DESCRIPTION:9\, 10\, 11 febbraio 2021\nore 18.00\, 19.00\, 20.00\, 21.00\n\nun progetto di Enrico Baraldi\, Nicola Borghesi\, Riccardo Tabilio\ncon Nicola Borghesi\, voce Paola Aiello\ncoordinamento Michela Buscema\nfoto Davide Spina\, Michele Lapini\ndisegno sonoro e grafiche Riccardo Tabilio\na cura di Kepler-452\n\nRiaprire il Teatro Pasolini e rilanciare la stagione artistica purtroppo non è ancora possibile.\nMentre restano ancora sospesi fino al 5 marzo gli appuntamenti previsti a inizio anno\, la stagione potrà però proseguire con una programmazione extra che sfrutterà le risorse della rete e ospiterà alcune creazioni nate nei difficili mesi di chiusura del 2020\, per continuare a fare teatro nonostante l’impossibilità di ritrovarsi dal vivo.\nLa stagione di teatro ricomincia quindi con Consegne\, una performance da coprifuoco\, uno spettacolo “in delivery” che porta il teatro nelle case degli spettatori. Si tratta di un’azione urbana itinerante per un attore-rider e per spettatori collegati dalle loro case\, che coinvolgerà l’intera città di Cervignano\, le sue strade\, i suoi percorsi\, per tre giorni il 9\, 10\, 11 febbraio.\n\nConsegne è una performance nata nell’ottobre 2020 in reazione alla seconda\, inaspettata chiusura dei teatri e di molte attività. L’hanno ideata Enrico Baraldi\, Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio della compagnia Kepler 452\, che tornerà a Cervignano dopo il fortunato Lapsus urbano\, l’ultimo giorno possibile\, presentato in piazza Indipendenza al Festival del coraggio 2020. \nConsegne è uno spettacolo speciale\, perché è stato interamente adattato alla città di Cervignano ed entrerà in contatto con i suoi abitanti\, in modo esclusivo\, sicuro e personalizzato.\nUn corriere – attore\, un rider in bicicletta (l’attore Nicola Borghesi) si sposta nella città\, per effettuare la sua consegna.\nPorta un pacco da un punto A\, a un punto B: dal punto di partenza all’indirizzo di consegna a casa degli spettatori.\nÈ collegato al suo destinatario – in questo caso gli spettatori (da 1 a più spettatori presenti nella stessa abitazione) attraverso l’etere (la compagnia userà la piattaforma Zoom). \nCon le immagini delle vie di Cervignano che scorrono davanti ai loro occhi – alternate al volto del rider in primo piano che sta per raggiungerli sotto casa per la sua consegna – gli spettatori sono invitati a un dialogo sull’essenziale\, sul valore delle cose\, sull’incontro. Che cosa vi piacerebbe ricevere davvero in questo momento? – chiede il corriere.\nCosa ti aspetti quando non aspetti nessuno? Che cosa ci resta da fare\, adesso\, insieme?\n\nUna performance corrisponde a un indirizzo di consegna nel Comune di Cervignano e dintorni\, per  spettatori che si trovano nella stessa casa.\nOgni Consegna quindi coinvolge da 1 a più spettatori e ciascuno deve acquistare un biglietto\, oppure utilizzare un voucher della stagione 2019/2020 o un ingresso dell’abbonamento 2020/2021. \nPer partecipare allo spettacolo bisogna avere a disposizione un computer connesso alla rete (gli spettatori riceveranno semplici istruzioni per collegarsi alla piattaforma Zoom e saranno assistiti da remoto prima dell’inizio dalla regia dello spettacolo). \nPer gli abbonati\, gli spettacoli Consegne\, una performance da coprifuoco e Mi vedi? potranno essere scelti in sostituzione di due spettacoli della stagione di prosa già sospesi (Gli sposi e Arsenico e vecchi merletti)\, utilizzando il proprio abbonamento alla stagione 2020/2021. \nLo stesso vale per gli spettatori in possesso di voucher della stagione 2019/2020 ancora da utilizzare\, mentre la biglietteria del teatro resta a disposizione per la prevendita di nuovi biglietti per tutti gli spettatori interessati. \nPer informazioni e prenotazioni è necessario rivolgersi alla Biglietteria del Teatro Pasolini\, tel. 0431.370273 o scrivere una mail a biglietteria@teatropasolini.it.
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SUMMARY:Trascendi e Sali
DESCRIPTION:di e con Alessandro Bergonzoni\nregia Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi\nscene Alessandro Bergonzoni\nuna produzione Allibito srl \nTrascendi e sali: un consiglio ma anche un comando.\nO forse una constatazione dovuta ad una esperienza vissuta o solo un pensiero da sviluppare o da racchiudere all’interno di un concetto più complesso. Perché in fin dei conti Alessandro Bergonzoni in tutto il suo percorso artistico – un percorso che in questi anni l’ha portato oltre che nei teatri\, nei cinema e in radio\, nelle pinacoteche nazionali\, nelle carceri\, nelle corsie degli ospedali\, nelle scuole e nelle università\, sulle pagine di giornali quotidiani e settimanali\, nelle gallerie d’arte e nelle piazze grandi e piccole dei principali festival culturali –  Bergonzoni\, dicevamo\, è diventato un “sistema artistico” complesso che produce e realizza le sue idee in svariate discipline per\, alla fine\, metabolizzare tutto e ripartire da un’altra parte facendo tesoro dell’esperienza acquisita.\nTrascendi e sali è il quindicesimo debutto teatrale di un autore che non mai ha rinunciato alla sua matrice comica\, una matrice che nulla ha a che vedere con la satira.\nTrascendi e sali come vettore artistico di tolleranza e pace\, colmo di visioni che\, magari\, riusciranno a scatenare le forze positive esistenti nel nostro essere.\nPiuttosto che in avanti potrebbe essere\, artisticamente\, un salto di lato a dimostrazione che a volte per una progressione non è sempre necessario seguire una linea retta. Dove la carta diventa forbice per trasformarsi in sasso\, dove il comico si interroga per confessare e chiedere e tornare a indicare quello che evidentemente lui vede prima degli altri. Forse dall’alto delle sue scenografie o nella regia condivisa con Riccardo Rodolfi. Forse. Sicuramente. Sicuramente.
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SUMMARY:Lapsus urbano\, il primo giorno possibile
DESCRIPTION:9 ottobre\, h. 17.30\n 10 ottobre\, h. 19.00\n 11 ottobre\, h. 15.00\nCervignano\, Piazza Indipendenza \nKepler 452\nLapsus urbano\, il primo giorno possibile\nspettacolo itinerante audioguidato\nun progetto di Enrico Baraldi\, Nicola Borghesi\, Riccardo Tabilio\nsupervisione musicale Bebo Guidetti\nuna produzione KEPLER-452 \nLe 3 repliche dello spettacolo sono realizzate nell’ambito del Festival del coraggio\, con il sostegno di Associazione culturale Teatro Pasolini e in collaborazione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\ningresso libero con obbligo di prenotazione (leggi più sotto)\n \nIl nuovo lavoro della compagnia bolognese Kepler-452 reinventa per Cervignano il format della sua performance urbana già presentata in città come Bologna e Udine\, e convoca i cittadini nella sua piazza principale\, Piazza Indipendenza.\nLapsus urbano è una performance concepita nei giorni in cui il «fuori» sembrava un luogo lontano\, nel momento più cupo delle restrizioni alla mobilità\, alla socialità e al lavoro\, quando la routine delle nostre vite veniva squassata e ribaltata dalle fondamenta. \nGli spettatori saranno chiamati a misurare il loro presente con il futuro immaginato dagli autori\, a reagire alle domande poste nelle cuffie\, a guardarsi in faccia\, a contarsi\, a prendere posizione o a emozionarsi di fronte all’evocazione del mondo utopico del dopo epidemia.\nLapsus urbano diventa un momento di partecipazione\, una sfida per raccontare e custodire la memoria del presente\, attraverso la lente di un momento storico di isolamento e privazione\, che richiede di essere riconosciuto come un momento collettivo. \npubblico massimo: 30 persone.\npunto di ritrovo: piazza Indipendenza.\ningresso libero con obbligo di prenotazione:\nt. 351 0173867 o via mail a: info@festivaldelcoraggio.it\nOgni persona può prenotare un altro posto oltre al proprio.\nSi chiede di arrivare mezz’ora prima dell’inizio.\ndispositivi: cuffie igienizzate.
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SUMMARY:Mattia e il nonno
DESCRIPTION:2 ottobre 2020\, h. 17.30\n S. Giorgio di Nogaro\, Auditorium San Zorz \nFactory Compagnia Transadriatica\nMattia e il nonno\ndi Roberto Piumini\ndal romanzo omonimo pubblicato da Einaudi Ragazzi\nadattamento e regia Tonio De Nitto\ncon Ippolito Chiarello\nluci Davide Arsenio\nmusiche originali Paolo Coletta\ncostume Lapi Lou\nuna produzione Factory Compagnia Transadriatica / Fondazione Sipario Toscana – Cascina in collaborazione con Nasca Teatri di Terra \nuno spettacolo per adulti e ragazzi (età consigliata dagli  8 anni) \nserata proposta dall’Associazione culturale Teatro Pasolini in collaborazione con il Comune di San Giorgio di Nogaro nella giornata della Festa dei nonni\ningresso libero\n\nPremio Eolo per il miglior spettacolo del 2019\ndurata 55’ \nMattia e il nonno è un piccolo capolavoro scritto da Roberto Piumini\, uno degli autori italiani più apprezzati della lettura per l’infanzia.\nIn una lunga e inaspettata passeggiata\, che ha la dimensione forse di un sogno\, nonno e nipote\, si preparano al distacco\, a guardare il mondo\, a scoprire luoghi misteriosi agli occhi di un bambino\, incontri magici\, piccole avventure pescate tra i ricordi e a capire che non basta desiderare per ottenere qualcosa\, ma bisogna provare e soprattutto non smettere mai di cercare.\nIn questo delicato passaggio di consegne il nonno insegna a Mattia\, giocando con lui\, a capire le regole che governano l’animo umano e come si può fare a rimanere vivi nel cuore di chi si ama.\nUna tenerezza infinita è alla base di questo straordinario racconto scritto con dolcezza e grande onirismo. Un lavoro che ci insegna con gli occhi innocenti di un bambino e la saggezza di un nonno a vivere la perdita come trasformazione e a comprendere il ciclo della vita. \nE’ un farmaco questo racconto\, uno di quelli che noi adulti\, avremmo dovuto avere la fortuna di conoscere da piccoli per imparare a recepire la separazione come questo cammino tra nonno e nipote che somiglia a un viaggio che non fa più paura.
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DESCRIPTION:#iorestoacasa con…Claudio Moretti.  L’attore e drammaturgo Claudio Moretti\, fondatore del Teatro Incerto\, trio dall’irresistibile matrice comica\, sia in italiano sia in friulano\, è il protagonista del contributo video disponibile online a partire da lunedì 22 giugno ore 18 sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano.  L’intervento è andato in onda in diretta FB per il progetto #iosonoMecenate martedì 31 marzo e volentieri lo riproponiamo anche sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano. \nDurante lo streaming\, oltre a intrattenere e divertire gli spettatori con il suo consueto carisma Claudio Moretti\, presenta anche nuovo progetto\, dedicato alle nuove generazioni\, a cui sta lavorando assieme all’autore e storico Angelo Floramo\, ispirato ad alcuni suoi racconti. \n\n \n 
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SUMMARY:#iorestoacasacon gli artisti: Massimo Somaglino
DESCRIPTION:L’attore\, autore e regista teatrale Massimo Somaglino è il protagonista del contributo video disponibile online a partire da lunedì 8 giugno ore 18 sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano.  L’intervento è andato in onda in diretta FB per il progetto #iosonoMecenate giovedì 16 aprile e volentieri lo riproponiamo anche sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano. \nDurante #iorestoacasacon\,  Massimo Somaglino legge Caterina che per otto anni vestì abiti da uomo\, testo che trae ispirazione dalla vera storia di Caterina Vizzani\, una giovane fanciulla vissuta nel Settecento e protagonista coraggiosa di una modernità che sembra essere contemporanea.\nLa sua vicenda è giunta a noi grazie alla Relazione Anatomica del chirurgo notomista Giovanni Bianchi che effettuò l’autopsia sul corpo della sventurata\, registrata con l’identità maschile di Giovanni Bordoni. Solo dopo la morte venne svelato il suo mistero. Per ben otto anni\, la giovane visse da uomo\, senza essere mai riconosciuta mai svelata né tradita in questa sua scelta. A seguito di questa scoperta\, il medico compì una approfondita ricerca sulla breve biografia della giovane per capire chi realmente fosse la donna che “si fingeva uomo”. \nLa drammaturgia ideata da Massimo Somaglino – direttore artistico del Teatro Club – trae origine dalla Relazione Anatomica\, immagina che il medico che tiene la conferenza\, professor Giovanni Bianchi\, sia in realtà anch’egli una donna\, costretta a travestirsi da uomo per poter perseguire i suoi desideri di studio e di conoscenza. Il racconto della biografia della giovane Caterina diventa pretesto per perorare (con cautela e timore talvolta\, sfacciatamente e con foga talaltra) la causa femminile in una società accademica patriarcale ed esclusivamente maschile. Il testo si addentra in questioni estremamente attuali ancora oggi\, la difesa di una identità femminile in un ambiente ostile\, la sessualità e le questioni legate al rapporto maschile – femminile\, il potere patriarcale\, il rispetto dell’identità e dell’unicità di ciascuno. \nMassimo Somaglino sceglie di dirottare l’apporto dei mecenati al progetto Zerotolerance del Comune di Udine\, sportello d’ascolto per le donne vittime di violenza. \n\n\n 
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SUMMARY:#iorestoacasa con gli artisti: Roberto Anglisani
DESCRIPTION:#iorestoacasa con Roberto Anglisani. L’attore e narratore\, celebre per la sua ricerca e attenzione dedicata alla narrazione teatrale e al perfezionamento dell’arte del racconto è il protagonista del contributo video disponibile online a partire da lunedì 25 maggio ore 18 sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano. L’intervento è andato in onda in diretta FB per il progetto #iosonoMecenate giovedì 26 marzo e volentieri lo riproponiamo da lunedì 25 maggio anche sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano. \nRoberto Anglisani ha aperto le porte di casa sua per raccontare Minotauro\, nuovo spettacolo e produzione CSS\, di cui è interprete\, scritto dal drammaturgo Gaetano Colella e diretto da Maria Maglietta.\n“Il progetto che Maria Maglietta ed io abbiamo sviluppato – dichiara Roberto Anglisani – con l’intervento musicale di Mirto Baliani\, nasce dall’intento di affrontare il tema della diversità. Abbiamo innanzitutto cercato di non restringere questo tema ad una diversità specifica\, ma abbiamo deciso di parlarne in una forma archetipa. Per questo ci siamo rivolti a una figura mitologica come il Minotauro. Il drammaturgo Gaetano Colella ha immaginato un incontro tra il Minotauro e Icaro ragazzino. I due si incontrano grazie ad un pallone lanciato per sbaglio nel labirinto da Icaro che andrà a recuperarlo e lì vedrà per la prima volta “Il Mostro” di cui tutti hanno paura. Ma Icaro non fuggirà” .\n \n\n 
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SUMMARY:#iorestoacasa con gli artisti: Manuel Buttus e Roberta Colacino del teatrino del Rifo
DESCRIPTION:#iorestoacasa con Manuel Buttus e Roberta Colacino. Il tandem di attori del teatrino del Rifo ha aperto le porte\, per il progetto #iosonoMecenate\, delle rispettive case per condividere il loro punto di vista sul momento che stiamo vivendo e per raccontare i loro progetti. Il video conduce gli spettatori digitali attraverso un itinerario di teatro\, poesia e musica per riflettere e immaginare assieme una rinascita possibile in un prossimo futuro. Il video è andato in onda in diretta FB giovedì 2 aprile e volentieri lo riproponiamo da lunedì 11 maggio anche sulla pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano.\n\nDurante lo streaming\, Manuel Buttus e Roberta Colacino ci hanno raccontato dal loro punto di vista la realtà “congelata” con cui siamo costretti a confrontarci e lo hanno fatto con la loro ineffabile ironia\, passando dalla presentazione di due nuovi progetti\, Zero positivo liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Cristina Marginean Cocis e È un mondo difficile\, opera prima dell’enologo Alessandro Dalla Mora\, all’interpretazione di un brano tratto dallo spettacolo In my bed\, commedia che racconta i friulani sotto le lenzuola\, fino a una riflessione sulle relazioni fra uomini e donne estratta da  Se non avessi più te\, l’ultimo progetto portato in scena dal Rifo\, con un contributo della cantante Nicoletta Oscuro e del chitarrista Matteo Sgobino.
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SUMMARY:#iorestoacasa con Teatro Incerto / Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi
DESCRIPTION:#iorestoacasa con il Teatro Incerto vede protagonista l’irresistibile trio Fabiano Fantini\, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi. Il video è anche online da lunedì 27 aprile sulla  pagina Facebook del Teatro Pasolini di Cervignano.\nL’irresistibile matrice comica del Teatro Incerto\, durante l’intervento realizzato per il progetto #iosonoMecenatre\, diverte gli spettatori digitali a partire dalla nuova commedia in lingua friulana Il prosciutto di Guarniero coprodotta dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Bonawentura\, a.Artisti Associati e la Contrada Teatro stabile di Trieste.\nIl Teatro Incerto prende spunto dal testo “Guarnerio d’Artegna. Il suo tempo\, la sua biblioteca” di Elio Varutti e Angelo Floramo per raccontare la figura del vicario patriarcale\, ed in particolare una delle sue missioni diplomatiche a Venezia\, datata 1461. In quella missione\, nata per dirimere certe liti\, Guarnerio porta con sé a Venezia ben 13 chili di prosciutti.
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SUMMARY:La parrucca
DESCRIPTION:da La Parrucca e Paese di Mare di Natalia Ginzburg\nregia Antonio Zavatteri\ncon Maria Amelia Monti e Roberto Turchetta\nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Sandra Cardini\nproduzione Nidodiragno/CMC – Sara Novarese\n \n\nLa Parrucca e Paese di Mare sono due atti unici di Natalia Ginzburg\, l’autrice di Lessico familiare e Ti ho sposato per allegria. I due copioni\, scritti negli anni ‘70\, sembrano l’uno la prosecuzione dell’altro. Comico\, drammatico\, vero\, scritto con l’ironia e la leggerezza che rendono la Ginzburg unica nel panorama italiano\, La Parrucca rivela Maria Amelia Monti come straordinaria interprete ginzburghiana\, l’attrice più adatta oggi a far rivivere quel personaggio femminile che tanto aveva di Natalia stessa\, affiancata in scena dall’attore Roberto Turchetta.\nIn Paese di mare una coppia girovaga e problematica prende possesso di uno squallido appartamento in affitto. Lui\, Massimo\, è un uomo perennemente insoddisfatto\, passa da un lavoro all’altro ma vorrebbe fare l’artista. Lei\, Betta\, è una donna ingenua\, irrisolta\, che si deprime e si annoia facilmente\, e tuttavia è genuina come solo i personaggi della Ginzburg sanno essere. Ne La Parrucca\, ritroviamo Betta e Massimo in un piccolo albergo isolato. Betta è a letto disperata e dolorante perché durante un litigio Massimo l’ha picchiata. Dopo aver urlato al marito la sua rabbia e la sua frustrazione per un matrimonio che non funziona più\, Betta telefona alla madre e le fa una spiazzante rivelazione… \nACQUISTA BIGLIETTO SU VIVATICKET
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SUMMARY:La pazzia di Isabella
DESCRIPTION:Vita e morte dei Comici Gelosi\ntesto\, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso\nconsulenza alla drammaturgia Gerardo Guccini\nmaschere Stefano Perocco di Meduna\ntecnico luci e suono Roberto Passuti \nproduzione Le Belle Bandiere\nin collaborazione con Centro di Promozione Teatrale La Soffitta / Università degli Studi di Bologna \n\nDue grandi interpreti della scena italiana\, Elena Bucci e Marco Sgrosso\, portano al Teatro Pasolini di Cervignano uno dei loro “cavalli di battaglia”\, La pazzia di Isabella.\nVita e morte dei Comici Gelosi. Lo spettacolo narra la vicenda umana e artistica di una coppia di artisti uniti nella vita\, Isabella e Francesco Andreini\, indimenticabili comici vissuti nell’età d’oro della Commedia dell’Arte italiana e diventa via via anche un’occasione per riflettere sulle radici stesse dell’arte dell’attore e sul fascino di quella forza misteriosa di un mestiere che sa tramandarsi nei secoli nonostante il suo carattere effimero. \nAllievi e oggi rappresentanti della straordinaria arte di Leo De Berardinis\, Elena Bucci e Marco Sgrosso ridanno vita a due figure di artisti innovativi e rivoluzionari per il loro tempo. Ricostruiscono il loro mondo\, ricordano viaggi\, prime donne e capocomici\, maschere e canovacci\, mescolano lingue e dialetti\, escono ed entrano dai loro personaggi\, fino a impersonarli spogli da ogni maschera. \nLa pazzia di Isabella\, titolo del monologo che la Andreini scrisse per se stessa e dare libera espressione alle sue doti interpretative\, si intreccia con citazioni ed  esemplificazioni dalle 100 Bravure di Capitano Spaventa di Vall’Inferna\, in un puzzle fiammeggiante di maestria e funambolismo attoriale.
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SUMMARY:La sagra della primavera / Bolero
DESCRIPTION:coreografie di Enrico Morelli e Michele Merola\nproduzione MM Contemporary Dance Company \nSpettacolo realizzato in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito Danza FVG e Artisti Associati \nLa MM Contemporary Dance Company\, l’eccellente compagnia di Reggio Emilia fondata dal coreografo Michele Merola\, porta in scena\, per una doppia serata all’insegna della danza contemporanea\, due grandi titoli del repertorio musicale del Novecento: La sagra delle primavera di Igor Stravinskij\, nella recente versione coreografica di Enrico Morelli\, e il Bolero di Maurice Ravel nella visione di Michele Merola. \nPossente capolavoro musicale Le Sacre du Printemps si ispira a una antica leggenda slava: secondo il mitico racconto\, ad ogni primavera una vergine doveva essere ritualmente sacrificata\, affinché la terra potesse rifiorire.\nNella sua rilettura\, Enrico Morelli si confronta con questa affascinante partitura che ha da poco compiuto 100 anni.\nCi restituisce un’allegoria dell’esistenza umana\, risvolto dell’affannoso dinamismo del nostro tempo\, minacciato dal male\, alla costante ricerca di un capro espiatorio\, di un nemico su cui riversare propri timori e responsabilità.\nMeccanismo ad orologeria dalla rigorosa precisione\, Bolero è ancora oggi tra i brani più noti e ascoltati della storia della musica.\nNel realizzarne una nuova versione coreografica\, Michele Merola si è confrontato con l’ossessività e ripetitività della partitura\, focalizzandosi sul ventaglio inesauribile dei rapporti umani\, in particolare quelli di coppia. Così\, nelle diverse sfumature assunte dalla danza\, la coreografia declina la varietà degli umori ed emozioni scaturite dalle relazioni.
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SUMMARY:L'infinito tra parentesi
DESCRIPTION:di Marco Malvaldi\n\n\nregia Piero Maccarinelli\n\n\ncon Maddalena Crippa\, Giovanni Crippa\n\n\nscene Maurizio Balò\n\n\nmusiche Antonio Di Pofi\n\n\n\nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Teatro della Toscana – Teatro Nazionale\, Mittelfest 2019 \nDirac Oppenheimer e la poesia\, Star Trek e il teletrasporto quantistico\, Carl Barks – il papà di Paperino – scienziato inconsapevole\, Maxwell\, Lucrezio e la teoria cinetica dei fluidi… \n\n\nGli estremi della cultura umanistica e di quella scientifica si intrecciano in questo affascinante testo che parte dall’omonimo libro di Marco Malvaldi e attraverso vicende apparentemente quotidiane ci sfida a entrare nel complesso rapporto tra letteratura/ poesia e scienza.\nIn L’infinito tra parentesi\, Marco Malvaldi traccia infatti una “storia sentimentale della scienza\, da Omero a Borges”\, con cui il celebre giallista dei “Delitti del Barlume” dimostra quanto i due mondi\, umanistico e scientifico\, in realtà dialoghino e si sostengano da sempre.\nL’infinito tra parentesi ci presenta Francesca e Paolo – interpretati magistralmente da due fratelli d’arte come Maddalena e Giovanni Crippa.\nSono loro i fratelli protagonisti della pièce\, umanista lei e scienziato lui\, entrambi con due belle carriere di docenti universitari. A un certo punto le loro strade si incrociano: quando Paolo lotta per diventare rettore dell’Università\, e vi è lo scontro\, e l’incontro\, di due diverse concezioni della realtà.\n«Non ne posso più di vedere l’Università dominata dalla scienza e dalla tecnica. Sono trent’anni che abbiamo solo rettori che vengono dalla scienza. Non avremo mai un Lucrezio\, o un Maxwell\, se continuiamo così – riflette Francesca – solo dei tecnici che stringono un pochino più forte una vite progettata da altri».ACQUISTA BIGLIETTO SU VIVATICKET
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SUMMARY:Se non avessi più te…
DESCRIPTION:testo Manuel Buttus\nricerca musicale e arrangiamenti Matteo Sgobino e Nicoletta Oscuro\ncon Manuel Buttus\, voce; Nicoletta Oscuro\, voce; Matteo Sgobino\, voce e chitarre\nproduzione Teatrino del Rifo\nin collaborazione con Teatro nei Luoghi 2019 \nGiornata contro la violenza alle donne  \nSPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO\ningresso libero (fino ad esaurimento posti) \nLa violenza maschile nei confronti delle donne non è un fatto privato\, ma è un fenomeno strutturale e trasversale della società e che affonda le sue radici nella disparità di potere fra i sessi.\nE ora che gli  uomini stanno perdendo il ruolo predominante che gli è appartenuto per millenni\, ruolo che nessuna moglie\, compagna o madre\, aveva mai osato mettere in discussione sino a questi ultimi anni\, la violenza verso le donne è in continuo aumento.\nSe non avessi più te prova a fare i conti con le ragioni per cui gli uomini temono così tanto di sentirsi “depotenziati”\, si interroga sul perché alcuni di loro arrivino a commettere omicidio verso una donna proprio perché donna\, “colpevole” di essere ciò che è\, un essere umano di genere femminile.\nLa scrittura scenica del teatrino del Rifo incontra per questo progetto la ricerca musicale e vocale di Nicoletta Oscuro e Matteo Sgobino e diventa un teatro sincero e autentico. \n“Il diario di Giulia”\, “Il punto di vista di lei” e “Se non avessi più te” sono tre storie. Queste tre storie cominciano con la Genesi… perché dalla “Notte dei Tempi”\, siamo tutti responsabili.
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SUMMARY:Pensaci\, Giacomino
DESCRIPTION:di Luigi Pirandello\nlettura drammaturgica e regia Fabio Grossi\ncon Leo Gullotta\ne con Liborio Natali\, Rita Abela\, Federica Bern\, Valentina Gristina\, Gaia Lo Vecchio\, Marco Guglielmi\, Valerio Santi e Sergio Mascherpa\nscene e costumi Angela Gallaro Goracci\nmusiche Germano Mazzocchetti\nluci Umile Vainieri\nvoce dei brani cantati Claudia Portale\nproduzione Teatro Stabile di Catania – Compagnia Enfi Teatro \nLeo Gullotta è il primo grande protagonista di questa nuova stagione di teatro e danza. Quanto mai adatto alle sue corde è il ruolo che gli assegna Pensaci\, Giacomino\, un adattamento teatrale di una novella di Luigi Pirandello del 1915\, scritta prima in siciliano e poi in italiano.\nGullotta è il professor Toti\, insegnante di liceo sempre alle prese con la precarietà del suo lavoro. Fino al giorno in cui\, prossimo alla pensione\, riceve una bella eredità. E con questa nuova serenità economica\, sceglie di compiere un gesto altruistico. Chiede in moglie la giovane Maddalena\, figlia del bidello della scuola\, rimasta incinta del suo giovane fidanzato Giacomino\, suo ex allievo. Riesce anche a fargli ottenere un posto da impiegato e accoglie in casa il figlioletto Mimì.\nNaturalmente la società civile si rivolterà contro questa decisione anche a discapito della piccola creatura. Il finale pirandelliano sarà però pieno di amara speranza: e questo perché il giovane Giacomino prenderà coscienza del suo essere\, del suo essere uomo\, del suo essere padre\, e andrà via da quella casa che lo tiene prigioniero\, per vivere la sua vita con il figlio e con la giovane madre.\nIn Pensaci\, Giacomino si ritrovano tutti i ragionamenti\, i capisaldi della poetica del Premio Nobel siciliano. Il contrasto fra apparenza e verità profonda dell’individuo\, la condanna di una società becera e pettegola\, dove il gioco della calunnia\, del dissacro e del bigottismo è sempre pronto ad esibirsi.
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SUMMARY:E' bello vivere liberi!
DESCRIPTION:dai 15 ai 18 anni – scuola secondaria di I e II grado \n\n\nispirato a È bello vivere liberi. Ondina Peteani. Una vita tra lotta partigiana\, deportazione ed impegno sociale\, di Anna Di Gianantonio\, IRSML FVG\, 2007\n\n\nideazione\, drammaturgia\, regia e interpretazione Marta Cuscunà\n\n\ncostruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito\nluci e suoni Marco Rogante\n\n\nuna coproduzione Fies / Operaestate Festival Veneto\nCon il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia\, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia\, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari\, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone\, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari\, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali\, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste\, Comitato Permanente Ondina Peteani.\nMarta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factoryspettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2009\n\n\n\ndurata 65’\nteatro d’attore\, burattini e pupazzi\n\nÈ bello vivere liberi! è uno spettacolo per liberare la Resistenza dal “grigiume” della retorica. Per restituire all’idea di antifascismo la luce e l’entusiasmo che la accompagnarono anche nelle situazioni più difficili. Per riappropriarci della gioia\, delle risate\, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo. È uno spettacolo per riscoprire l’atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile. Per questo È bello vivere liberi! è dedicato a tutti quelli che l’antifascismo l’hanno studiato solo sui libri di scuola\, perché anche per loro la Resistenza diventi “festa d’aprile!”. \nLo spettacolo ha vinto il Premio Scenario Ustica nel 2009.\nLa biografia di Ondina mi ha letteralmente entusiasmata\, scossa\, “accesa”. Ho incontrato una ragazza\, poco più giovane di me\, incapace di restare a guardare\, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese; con un’intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. Un esempio di partecipazione attiva\, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo.\nD’altra parte la vicenda di Ondina mi ha permesso di guardare l’incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: Ondina è stata deportata\, umiliata\, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi\, nonostante tutto.\nAvverto l’urgente necessità di raccontare questa storia\, oggi\, perché “chi è senza memoria è senza futuro” e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza.\nMarta Cuscunà\n\nwww.martacuscuna.it/e-bello-vivere-liberi/
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SUMMARY:Il canto della caduta
DESCRIPTION:liberamente ispirato al mito del regno di Fanes\ndi e con Marta Cuscunà\nprogettazione e realizzazione animatronica Paola Villani\nassistente alla regia Marco Rogante\nprogettazione video Andrea Pizzalis\ncostruzioni metalliche Righi Franco Srl\npartitura vocale Francesca Della Monica\nuna co-produzione Centrale Fies\, CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Teatro Stabile di Torino\, São Luiz Teatro Municipal  – Lisbona\nin collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano\, A Tarumba Teatro de Marionetas  – Lisbona \nIL MITO DEI FANES\, UN REGNO PACIFICO DI DONNE\, DA RISCOPRIRE\nLa guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? E’ realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico?\nIl canto della caduta pone punti interrogativi propri anche del nostro tempo: una risposta\, possibile\, sta forse fra le pieghe di un’antica storia ladina\, il mito dei Fanes\, un regno pacifico inventato e governato dalle donne\, distrutto dalla brama di potere e di dominio degli uomini.\nUno stormo di corvi animatronici  e una piccola comunità di bambini-pupazzo superstiti (ispirati alla street art di Herakut)\, sono i nuovi compagni di scena della straordinaria Marta Cuscunà\, in un nuovo viaggio di resistenza. \nIL LINGUAGGIO DELLA DEA\, UNA SOCIETA’ PACIFICA E’ POSSIBILE?\nL’antropologa Marija Gimbutas\, nel saggio Il linguaggio della Dea – che ha ispirato Marta Cusunà in questo lavoro – ricostruisce un mondo perduto in cui la presenza del femminile sarebbe stata centrale nella visione del sacro e della struttura sociale. Racconta di un’Europa antica molto diversa da quella che ha prevalso successivamente\, in cui le società erano prevalentemente egualitarie e pacifiche.\nIl canto della caduta vuole portare alla luce il racconto perduto di come eravamo\, di quell’alternativa sociale auspicabile per il futuro dell’umanità che viene presentata sempre come un’utopia irrealizzabile. E che invece\, forse\, è già esistita (Marta Cuscunà)
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SUMMARY:D’Ante litteram! Inferno 3-5-26
DESCRIPTION:Giornata mondiale della poesia \nReading dantesco in omaggio a Pier Luigi Cappello\nlettura dei canti 3\,5 e 26 dell’Inferno con Rita Maffei\, Giorgio Monte e Manuel Buttus\naccompagnata dal video-commento ai canti di Pierluigi Cappello\n\nserata in collaborazione con Teatro Nei Luoghi \nOmaggio a Pierluigi Cappello\nD’Ante Litteram! è un coinvolgente viaggio di riscoperta teatrale della Commedia dantesca. Lo spettacolo è un appuntamento capace di rinnovarsi e di appassionare ogni volta nuovi spettatori alla poesia di Dante. Nella Giornata Mondiale della poesia\, in collaborazione con Teatro nei Luoghi 2018\, il ritorno del reading dantesco ideato dal teatrino del Rifo acquista anche il senso di un sentito ed emozionante omaggio a Pierluigi Cappello\, il poeta e amico scomparso un anno fa. Al progetto D’Ante Litteram! Cappello aveva dato fin dalla sua prima edizione un suo appassionato contributo come commentatore ed eccezionale esegeta dantesco dal vivo\, ogni volta che gli era possibile\, o da uno schermo\, in una versione video registrata durante una serata di qualche anno fa. \nTre voci per la poesia di Dante\nNel prezioso video\, Pierluigi Cappello – proprio come Virgilio con Dante – accompagna gli spettatori fra i versi del terzo canto dell´Inferno\, la prima soglia della città dannata\, per iniziare la discesa fino al canto d´amore per antonomasia\, il canto di Paolo e Francesca\, giù giù fino al canto dell´incontro di Dante con Ulisse\, autentico inno alla conoscenza che innalza l´uomo dai suoi istinti più contingenti. Fra un’introduzione e la successiva\, la parola e la poesia passa alla voce di tre lettori danteschi\, gli attori Rita Maffei (canto terzo)\, Giorgio Monte (canto quinto)\, Manuel Buttus (canto ventiseiesimo).
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SUMMARY:Regalo di Natale
DESCRIPTION:di Pupi Avati\nadattamento teatrale Sergio Pierattini\ncon Gigio Alberti\, Filippo Dini\, Giovanni Esposito\, Valerio Santoro\, Gennaro Di Biase\nregia Marcello Cotugno\nscenografie Luigi Ferrigno\ncostumi Alessandro Lai\nluci Pasquale Mari \nUNA NOTTE GIOCANDO A POKER CON LA VITA\nQuattro amici di vecchia data\, Lele\, Ugo\, Stefano e Franco\, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro c’è anche il misterioso avvocato Santelia\, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro\, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato\, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però\, i rapporti sono tesi; la loro amicizia\, infatti\, è compromessa da anni\, al punto tale che Franco\, indispettito dalla presenza dell’ormai ex amico\, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall’idea. La partita si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto\, oltre a un bel po’ di soldi\, c’è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti\, le sconfitte\, i tradimenti\, le menzogne\, gli inganni.\nDAL FILM DI PUPI AVATI A TEATRO\nRegalo di Natale è l’adattamento per il teatro di uno dei più bei film di Pupi Avati\, con protagonisti Diego Abatantuono\, nel suo primo assoluto ruolo drammatico\, e Carlo Delle Piane e altri bravissimi attori italiani.\nUn film lucido\, amaro\, avvincente\, la storia di quattro uomini che nella vita hanno giocato col destino e che\, in un modo o nell’altro\, hanno perso.
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SUMMARY:Un intervento
DESCRIPTION:di Mike Bartlett\ntraduzione Jacopo Gassman\ncon Gabriele Benedetti e Rita Maffei\nregia di Fabrizio Arcuri\nscene Luigina Tusini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nSTORIA DI A E B\, DUE AMICI CON LA PASSIONE PER LA POLITICA\nA e B sono amici da un po’. Si sono incontrati a un party e non si sono più persi di vista. Sono diversi ma assieme sanno che cosa significa discutere di questioni importanti. Se non fosse che A tende a bere un po’ troppo e B si è fidanzato con la persona sbagliata. O almeno\, è quanto pensa A.\nA pensa che quella relazione finirà male. B pensa che A abbia un problema con l’alcol.\nLa situazione degenera quando A partecipa a una marcia contro l’intervento militare del governo in Iraq e B dichiara invece di essere a favore di quella guerra.\nUn intervento è un testo contemporaneo che parla di temi del nostro tempo. Chiama in causa le coscienze su temi di politica internazionale\, sugli interventi armati che provocano guerre civili in altri Paesi.\nCi fa riflettere su quanto accade nel mondo mentre le nostre vite continuano apparentemente come sempre\, fra amori\, tradimenti\, amicizie\, piccoli egoismi quotidiani. \nL’AUTORE\nMike Bartlett\, classe 1980\, è un giovane pluripremiato drammaturgo inglese\, con all’attivo già una trentina di testi e drammi radiofonici per la BBC.\nLo spettacolo Cock nel 2010\, Carlo III e Bull nel 2015\, si aggiudicano il prestigioso Premio Laurence Olivier. Un intervento è tradotto in Italia da Jacopo Gassman e viene portato per la prima volta in scena dal regista Fabrizio Arcuri per una coppia di attori noti come Rita Maffei e Gabriele Benedetti.
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SUMMARY:La guerra dei Roses
DESCRIPTION:di Warren Adler\ntraduzione di A. Brancati e E. Luttmann\ncon Ambra Angiolini e Matteo Cremon\ne con Massimo Cagnina e Emanuela Guaiana\nregia Filippo Dini\nscenografie Laura Benzi\ncostumi Alessandro Lai\nluci Pasquale Mari\nmusiche Arturo Annecchino \nLa guerra dei Roses è prima di tutto il titolo di un romanzo del 1981 e poi\, otto anni più tardi\, diventa un enorme successo cinematografico con protagonisti Michael Douglas e Kathleen Turner.  L’autore del romanzo\, Warren Adler\, scrive anche il soggetto del film e in seguito deciderà di adattare questa vicenda anche per il teatro\, creando una commedia straordinaria\, raffinata e caotica al tempo stesso\, comica e crudele\, ridicola e folle. \nLo spettacolo si focalizza sulla lenta e terribile separazione tra due coniugi: lui ricco e ambizioso uomo d’affari\, lei una moglie obbediente\, ma mai dimessa\, che lo ha accompagnato nella sua brillante ascesa\, con amore e  stima profonda. Ma presto questo idillio si rompe\, si infrange contro lo scoglio della mancata realizzazione professionale di lei\, e quell’amore incondizionato\, la passione e complicità si trasformano in una guerra aperta fra acerrimi nemici\, in un crescendo di cattiveria\, rabbia e reciproche atrocità\, fino alle estreme conseguenze. \n“La commedia di Adler ci pone di fronte ad una delle più potenti e straordinarie deflagrazione umane: la separazione di un uomo e una donna che hanno condiviso un grande amore.\nIl signor Rose e la signora Rose e i loro doppi\, che interpretano i loro rispettivi avvocati e altri personaggi nei quali si imbattono i protagonisti\, come in un sogno che non avrà un lieto fine\, ci divertiranno fino alle lacrime per la loro comicità e ci turberanno nel profondo\, poiché sveleranno in modo più o meno consapevole i nostri intimi fallimenti nel comprendere l’”altro”\, l’opposto\, all’interno di noi stessi”.\nFilippo Dini
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SUMMARY:Questioni di cuore
DESCRIPTION:Lella Costa legge “Le Lettere del Cuore” di Natalia Aspesi\nda un’idea di Aldo Balzanelli\nscenografie di Antonio Marras\nmusiche di Ornella Vanoni \nLe Lettere del Cuore di Natalia Aspesi sono state per trent’anni un appuntamento fisso per i lettori e le lettrici di Repubblica: ogni venerdì\,  le due pagine della rubrica sapevano disegnare nuovi scenari attorno alle storie che gli italiani confidavano alla celebre editorialista di costume sulla loro vita privata\, intima e relazionale.\nQuella celebre rubrica diventa oggi uno spettacolo. Ci ha pensato Lella Costa\, con il placet e anche la complicità dell’autrice e amica milanese\, a scorrere le sue pagine e farle diventare un viaggio attraverso la vita sentimentale e sessuale degli italiani. \nI tradimenti\, le trasgressioni\, le paure\, i pregiudizi. Migliaia di storie d’amore e passione che\, incredibilmente\, non cambiano con il passare dei decenni e l’evoluzione del costume. Dalla ragazzina infatuata per un uomo tanto più grande di lei\, alla donna che ama essere picchiata\, dalla signora che s’innamora di un sacerdote\, alla moglie tradita e abbandonata\, dal giovane che si scopre gay\, al maschio orgoglioso della sua mascolinità. Tutti hanno impugnato la penna (più recentemente la tastiera del pc) per scrivere a Natalia Aspesi chiedendo un consiglio\, un parere. E le risposte\, argute\, comprensive\, feroci\, spesso sono più gustose delle domande.\nA dare voce sul palco a questa corrispondenza c’è un’attrice di razza come Lella Costa\, in un gioco di contrappunti\, tra botta e risposta\, che raggiunge tutte le sfumature\, i diversi gradi d’intensità e di intimità.
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SUMMARY:L’abisso
DESCRIPTION:di e con Davide Enia\nmusiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri\nspettacolo tratto da “Appunti per un naufragio” (Sellerio editore)\nproduzione Teatro di Roma\, Teatro Biondo di Palermo\, Accademia Perduta Teatri\nin collaborazione con Festival Internazionale di Narrazione di Arzo \nL’ABISSO\, MATERIA VIVA DAL PRESENTE DEGLI SBARCHI\nDavide Enia di sbarchi a Lampedusa ormai ne ha visti molti. E di testimoni diretti di quanto succede su quella frontiera di acqua ne ascoltati anche di più: i pescatori e il personale della Guardia Costiera\, gli operatori medici e i lampedusani\, i volontari e le persone sbarcate sull’isola.\nL’abisso è fatto di una materia varia e viva\, tesa e emozionante\, per fondere il racconto puro di uno dei migliori cantori teatrali agli antichi canti dei pescatori\, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa\, al cunto palermitano\, dove l’elemento epico dallo scontro tra i paladini si sposta a un nuovo campo di battaglia: il mare aperto. \n“Durante i nostri incontri si nominavano i sentimenti e le angosce\, le speranze e i traumi secondo la lingua della culla\, usandone suoni e simboli. In più\, ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe\, il vuoto improvviso che frantumava la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile. \nAPPUNTI PER UN NAUFRAGIO\nDavide Enia è autore\, scrittore e regista italiano. E’ nato a Palermo e da vent’anni è una delle voci più originali del teatro di narrazione.\nIl suo libro “Appunti per un naufragio” (edito da Sellerio) ha vinto di recente il Premio Mondello 2018. E’ dalla materia incandescente ma al tempo stesso discreta di questo libro che si genera L’abisso\, il suo ultimo\, formidabile ed emozionante\, racconto per il teatro.
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SUMMARY:I Promessi Sposi
DESCRIPTION:da Alessandro Manzoni\nadattamento e regia Michele Sinisi\nscrittura scenica Michele Sinisi e Francesco Maria Asselta\ncon Diletta Acquaviva\, Stefano Braschi\, Gianni D’Addario\, Giulia Eugeni\, Francesca Gabucci\, Ciro Masella\, Stefania Medri\, Giuditta Mingucci\, Donato Paternoster\, Bruno Ricci\nproduzione Elsinor Centro di produzione teatrale  \n \nA TEATRO\, LA NUOVA VITA DI UN GRANDE CLASSICO\nll più grande romanzo del 900 (non dell’800 ci dice Camilleri)\, conosciuto sui banchi di scuola\, se ripreso in mano da adulti\, rivela la sua straordinaria eccentricità rispetto ad ogni commento\, svelando un contenuto coinvolgente\, ironico\, a volte spietato.\nOggi grazie alla rete\, qualsiasi analisi è già pronta.  Trame\, schemi\, sguardi\, collocazioni storiche\, pensieri filosofici e politici: I Promessi Sposi sul web non hanno segreti\, tutto è già riportato\, pronto e finito.\nLa possibilità offerta dal teatro di trasfigurare ogni contenuto in corpo può invece riconnetterci con l’indagine manzoniana sulle costanti umane\, sul senso della Storia e sul rapporto di ogni singolo personaggio con gli eventi che lo travalicano. Il teatro ci permette di riappropriarci della sua forza narrativa complessa e moderna\, capace di rispecchiare un’umanità talmente pregnante di vita da generare stereotipi o personaggi per antonomasia (Don Abbondio\, Perpetua\, Azzeccagarbugli sono entrati nel linguaggio comune)\, grazie anche ad una indagine psicologica così accurata da bypassare la nozione di personaggio positivo e negativo. \nPer il regista pugliese Michele Sinisi l’opera manzoniana è occasione per rintracciare le costanti di una Storia che è relazione tra esseri umani\, aggiungendo alla visione che Manzoni aveva del proprio tempo la consapevolezza di noi contemporanei\, raggiunta attraverso il tempo.\nSarà un affresco realizzato con una nuova prospettiva\, a dimostrazione che è classico ciò che è inesauribile\, non cristallizzabile\, mai completamente rischiarabile.
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SUMMARY:(Tra parentesi)La vera storia di un’impensabile liberazione
DESCRIPTION:di e con Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua\nregia di Erika Rossi\nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia \nSTORIA DI UNA RIFORMA\nGorizia\, 16 novembre 1961. Un medico di 37 anni entra nel manicomio di Gorizia. Ci sono viali alberati\, muri\, reparti\, e porte chiuse. Lui si chiama Franco Basaglia: sarà il nuovo Direttore. Quello che vede lo disorienta e lo sconcerta. Di fronte a tanta violenza vorrebbe scappare via. Per restare\,\nnon può che scommettere il suo potere di direttore per cambiare ogni cosa.\nRoma\, maggio 1978. In un’Italia ancora scossa per l’assassinio del presidente Aldo Moro\, il Parlamento approva la legge 180. Si tratta dell’atto di nascita della riforma psichiatrica\, che ridisegna lo statuto giuridico dei malati di mente e stabilisce la chiusura degli ospedali psichiatrici.\nLa riforma rappresenta un punto di arrivo di un ampio movimento sociale\, formato in larga misura da operatori\, che da alcuni anni si battono per la chiusura dei manicomi. Leader di questo movimento è Franco Basaglia. \nUNO PSICHIATRA CORAGGIOSO E LA VOCE DI CATERPILLAR\nGiuseppe Dell’Acqua ha avuto la fortuna di iniziare a lavorare con Franco Basaglia partecipando all’esperienza di trasformazione e chiusura dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste.\nAssieme a Massimo Cirri\, celebre conduttore di Caterpillar su Radio 2\,  raccontano i giorni\, memorabili\, in cui la malattia mentale fu messa “tra parentesi” e i malati – prima solo internati senza più nome – tornarono a essere cittadini\, persone\, individui da curare con dignità.
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SUMMARY:Amorosi assassini
DESCRIPTION:Giornata internazionale contro la violenza sulle donne \ndi e con Valeria Perdonò\ne con Marco Sforza al pianoforte \nSPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO\na ingresso libero\na cura dell’Associazione culturale Teatro Pasolini\nCome può in una stessa frase convivere la parola “Amore” con “Assassino”?\nPurtroppo può\, perché la violenza sulle donne spesso viene confusa col troppo amore di un uomo verso una donna\, e diventa\, ogni giorno di più\, protagonista delle nostre vite e delle più crudeli vicende di cronaca. Non perché prima non ci fossero così tanti episodi come negli ultimi anni\, solo perché finalmente se ne parla. \nPer la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne\, uno spettacolo per non voltarsi dall’altra parte e per parlare con sincerità di rapporti fra uomini e donne.\nMusica\, cronaca e poesia. L’attualità messa a nudo con ironia.\nPartendo dalla storia vera di una donna\, sopravvissuta a una violenza inaudita\, quella del suo ex\, parliamo di violenza di genere\, di amore e di donne. \nFogli e un pianoforte\, documenti e musica\, cronaca e poesia\, l’attualità col sorriso dell’ironia. Un’attrice\, Valeria Peronò\, un pianista\, Marco Sforza\, cantautore e jazzista\, assieme in scena.\nUna donna che parla di donne con un uomo e insieme al pubblico.\nUna donna che pensa alle donne e a se stessa.\nLa storia vera di Francesca Baleani fa da filo conduttore\, intrisa di citazioni\, canzoni e riflessioni. Da Esiodo alla Merini\, da De Andrè a Gaber passando per Daniele Silvestri\, Aristotele\, Berkoff e il Trio Lescano\, tra mamme\, nonne e portinaie varie.\nPer dare una voce in più. Per non fare finta di niente\, o almeno provarci. Per aprire una piccola riflessione sulla violenza sulle donne\, sull’amore\, o sulle donne e basta. Con tutta la violenza che comporta\, e con tutta l’ironia e la leggerezza che contraddistingue Valeria Perdonò\, come donna e come attrice.
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SUMMARY:Bella addormentata
DESCRIPTION:regia e coreografia Diego Tortelli\ndrammaturgia musicale Francesco Sacco\nmusica di P.J. Tchaikovsky\nluci Carlo Cerri\ncostumi Santi Rinciari\nproduzione Nuovo Balletto di Toscana \nspettacolo realizzato in collaborazione fra ERT – Circuito Danza FVG e Associazione culturale Teatro Pasolini \n\nUNA FIABA CONTEMPORANEA\nIl coreografo Diego Tortelli crea per la formazione di giovani e giovanissimi professionisti che stanno dando linfa e nuove energie al Nuovo Balletto di Toscana diretto da Cristina Bozzolini\, una Bella addormentata in chiave contemporanea della celebre fiaba di Perrault che ha ispirato l’omonimo balletto di Petipa.\nLa chiave di volta di questa nuova lettura è quello spazio bianco\, ma allo stesso tempo oscuro in cui l’uomo cela i suoi sogni e desideri.\nA differenza della favola originale\, qui il divario tra bene|male\, chiaro|oscuro non è così netto e assoluto\, ma\, al contrario\, disegna un confine fluido come quello della natura umana\, che contiene in sé sia la luce che la sua assenza\, assieme alla molteplicità di ombre e chiaroscuri fra le due.\nBella addormentata è la poesia non ancora scritta nel cuore dell’uomo: solo risvegliando quella capacità di entrare in sintonia e comprendere in profondità il senso dell’esistere\, la principessa aprirà i suoi occhi e vedrà il mondo in modo nuovo\, come le pagine di un libro ancora da scrivere. \nLA BELLA ADDORMENTATA è il secondo dei tre balletti composti da Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il libretto fu scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhsky: la coreografia venne affidata a Marius Petipa.\nLa prima rappresentazione ebbe luogo il 3 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo riscuotendo un successo senza precedenti. \nL’ANTEFATTO.\nAlla corte di re Floristano\, viene indetta una festa per il battesimo della principessa Aurora. Tra gli invitati però manca la strega Carabosse; per vendicarsi del mancato invito\,  la maga getta una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età\, la principessa morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà però\, non avendo ancora fatto il suo regalo\, decide di modificare la maledizione: questa non morirà infatti alla puntura\, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo ed eterno sonno\, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe.
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DESCRIPTION:martedì 10 aprile 2018\, ore 21 \nliberamente ispirato da Art di Yasmina Reza\ndi e con Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\noggetti di scena Luigina Tusini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nIspirato alla commedia della scrittrice francese Yasmina Reza “Arte”\, il nuovo spettacolo del Teatro Incerto vede in scena tre amici che si ritrovano a discutere animatamente del bizzarro acquisto fatto da uno di loro: un quadro completamente bianco. \nIl costo dell’opera è esorbitante e gli altri due amici interpellati dal terzo  – che sostiene di essere un intenditore d’arte contemporanea –  non riescono invece a comprendere la spesa da lui sostenuta e\, ancor meno\, il valore artistico di una tela bianca. Ne scaturisce una diatriba sul significato dell’arte contemporanea che degenera presto in un litigio d’altra natura\, in cui vengono a galla vecchi dissapori e genera incomprensioni che rischiano di mettere in crisi un’amicizia consolidata. \nBlanc è un testo divertente e lucido sulla crisi del nostro tempo. Alla sua maniera\, il trio Fantini-Moretti-Scruzzi adatta l’originale francese\, ambientato in una Parigi anni Ottanta\, nel friulano del loro paese\, riscrivendo la commedia su personaggi in crisi d’identità\, sospesi in un Friuli pieno di contrasti.
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