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SUMMARY:L'Uomo Calamita
DESCRIPTION:scritto e diretto da Giacomo Costantini\ntesto e libro originale Wu Ming 2\ncon Uomo Calamita\, Wu Ming 2\, Cirro\nluci Domenico De Vita\nmusiche Cirro\ncostumi Beatrice Giannini\nocchio esterno Fabiana Ruiz Diaz\, Giorgio Rossi\, Tonio de Nitto\nconsulenza alla drammaturgia Luca Pakarov\nideazione e costruzione macchinari e scene Simone Alessandrini\, ADIF Design\nproduzione Circo El Grito\ncoprodotto da Sosta Palmizi \n\n\n\n\nrealizzato grazie al sostegno del Ministero dei Beni Culturali e Regione Marche \n\n\n\n \nL’Uomo Calamita è uno straordinario spettacolo di circo contemporaneo\, illusionismo\, musica e letteratura. Un supereroe assurdo che combatte l’assurdità della guerra\, tra funambolismi del corpo e della lingua\, in uno spettacolo che fonde i gesti di un circense con le frasi di un racconto e le note di uno spartito. Tra spericolate acrobazie\, colpi di batteria e magie surreali\, la voce dal vivo di Wu Ming 2 guida lo spettatore in una vicenda tra storia e fantasia\, quella di un circo clandestino durante la seconda guerra mondiale. L’11 settembre 1940 con una circolare telegrafica\, il capo della polizia ordina che vengano controllati tutti i carrozzoni\, i circhi e le carovane\, affinché “vengano rastrellati e concentrati sotto rigorosa vigilanza”. L’Uomo Calamita e altri fenomeni da baraccone si ritrovano così senza tendone\, senza lavoro e ricercati dalla polizia.  Lena – una bimba di otto anni – si ritrova invece senza il suo supereroe preferito e senza lo spettacolo che attendeva dall’anno prima.\nIn scena vedrete l’Uomo Calamita alle prese con i suoi superpoteri. Che ci crediate o no\, resterete col fiato sospeso mentre prova in segreto i suoi pericolosi esercizi di equilibrismo magnetico. E se non bastassero i suoi virtuosismi in altezza a farvi tremare le budella\, ci penserà Cirro che sulla batteria sfoga tutta la sua rabbia da quando i nazisti gli hanno ammazzato il fratello. Wu Ming 2 non solo racconta la loro storia ma ne prende parte. Sarà lui a cimentarsi in un esercizio dalla cui riuscita dipenderà la vita dell’Uomo Calamita\, che in uno dei suoi numeri è incatenato\, appeso per i piedi\, immerso dentro una vasca d’acqua… Siamo circensi\, quando sfidiamo la morte lo facciamo sul serio! \nDurata: 60 minuti
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SUMMARY:Lo Schiaccianoci
DESCRIPTION:coreografia originale Marius Petipariallestimento coreografico Marco Batti\nscenografie S.I.R.T. S.r.l.\nlight design Michele Forni\nmusiche Pëtr Il’ič Čajkovskij\ncostumi e oggettistica Jasha Atelier\, V.I.P. S.r.l.\nproduzione Balletto di Siena \nspettacolo realizzato in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG / a.Artisti Associati – Gorizia \n \nLe vicende della piccola Clara e del suo magico viaggio in un mondo incantato\, le celeberrime musiche di Čajkovskij\, sono solo alcuni dei motivi del successo di questo capolavoro che da più di cento anni incanta intere platee di spettatori. La produzione della compagnia senese\, firmata dal M° Marco Batti\, ha il merito di comunicare anche al pubblico dei più piccoli. Grazie ad una rilettura dell’opera fresca a spontanea\, bambini e adulti si immedesimano nei giovani dello spettacolo. \nUna favola moderna che il Maestro Batti ha saputo interpretare a trecentosessanta gradi conferendo all’opera sontuosità e giocosità e abbinando i movimenti più intimistici a quelli più festaioli all’interno di un’atmosfera sognante che accompagna lo spettatore fino all’ultima scena. \nDurata: 90 minuti (2 atti)
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SUMMARY:Cumbinìn (Intrics e poesie)
DESCRIPTION:di e con Martina Delpiccolo\, Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Incerto \n\n\n\nDue uomini in accappatoio\, nella sala relax di una beauty farm\, attendono un terzo per discutere e portare a termine un losco affare. Nell’attesa\, il dialogo spregiudicato e senza filtri\, mette in luce la personalità dei due individui: sono uomini ambigui\, di dubbia moralità che\, attraverso un linguaggio tragicomico\, si mostrano nella loro bassezza e meschinità.\nNel frattempo\, il terzo\, telefona\, invia messaggi in un crescendo parossistico che accompagnerà tutto lo spettacolo. Arriverà? Senza di lui l’affare non si può concludere.\nFinalmente vengono raggiunti dalla responsabile del luogo che\, stranamente\, appare loro sconosciuta\, subentrata per un repentino cambio di gestione. Tutto sembra bizzarro e paradossale in lei: il modo di porsi\, i trattamenti proposti\, il metodo folle di pagamento.\nUna diversità e una distanza abissale sembrano dividerli\, ma il contrasto che scaturisce dalla personalità sognante di lei a contatto con il realismo dei due apre scenari inaspettati sul modo di percepire il mondo.\nÈ un immaginario sconosciuto ai due come lo è la nuova gestrice della Beauty Farm\, dove credevano di ricevere cure per la bellezza del corpo e invece ricevono attenzione per la bellezza dell’anima.\nPuntellata dall’ironia\, ancorata alla realtà ma anche lievitata da suggestioni letterarie\, la vicenda offre l’occasione di domandarsi cosa sia la Poesia\, come scaturisca\, a cosa possa ancora servire. \nFoto Elia Falaschi/Phocus Agency © 2022 \nFoto Elia Falaschi/Phocus Agency © 2022
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SUMMARY:Every Brilliant Thing(Le cose per cui vale la pena vivere)
DESCRIPTION:di Duncan Macmillan con Johnny Donahoe\ntraduzione Michele Panella\nregia Fabrizio Arcuri / Filippo Nigro\ncon Filippo Nigro\naiuto regia Antonietta Bello\noggetti di scena Elisabetta Ferrandino\nuna co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Sardegna Teatro \n\n\n\n\nPremio nazionale Franco Enriquez 2022 – XVIII^ edizione\n“per un teatro\, un’arte e una comunicazione di impegno sociale e civile” – Città di Sirolo (Ancona)\nper la regia a Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro nella categoria Teatro Contemporaneo\nMiglior attore Filippo Nigro nella categoria Teatro Contemporaneo \n\n\nEvery Brilliant Thing è un’opera teatrale dello scrittore britannico Duncan Macmillan scritta nel 2013 assieme a Johnny Donahoe (che ne è stato anche il primo interprete). La pièce – un’autobiografia brillante scandita da una lista di “cose per cui vale la pena vivere” –  è stata presentata in versione originale con grande successo al Festival di Edimburgo e al Barrow Street Theatre di New York e in tour internazionale\, fra Inghilterra\, Australia e Nuova Zelanda.Nel 2021 viene messo in scena in Italia\, nella traduzione di Michele Panella con la regia a quattro mani di Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro\, anche attore protagonista dello spettacolo\, per la coproduzione di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Sardegna Teatro.Filippo Nigro\, uno dei più interessanti attori del cinema e del teatro italiano\, porta in scena un racconto di autofiction scandita da “liste di cose per cui vale la pena vivere”\, nel tentativo di fornire alla madre un inventario di possibilità per cui valga la pena vivere.\nUna lista che si allunga con il tempo\, dall’infanzia alla vita adulta\, fino a enumerare un milione di valide ragioni.\nLa lista che ne esce – e che il protagonista condivide con chi lo ascolta\, con tono confidenziale\, coinvolgente\, intimo –  è imprevedibile\, emozionante e personalissima\, fatta di episodi e aneddoti catturati al volo dal protagonista a margine di libri\, scontrini e sottobicchieri del pub.\nEvery Brilliant Thing dà vita a un racconto/confessione umano e informale di momenti speciali\, illuminazioni\, piccole manie\, incontri\, emozioni e attimi indimenticabili\, durante il quale mette sempre più a fuoco il rapporto con il padre\, con il suo primo amore\, il fallimento del suo matrimonio\, la ricerca di aiuto nei momenti di difficoltà.\nAlla fine\, la lista\, più che alla madre\, sarà stata utile a se stesso almeno a comprendere che “…se vivi tanto a lungo e arrivi alla fine dei tuoi giorni senza esserti mai sentito totalmente schiacciato\, almeno una volta\, dalla depressione\, beh\, allora vuol dire che non sei stato molto attento!”.\nCon la complicità di alcuni spettatori –  chiamati a dare un piccolo contributo per far sì che i ricordi del passato prendano vita – e attraverso una scrittura dal ritmo sempre serrato e divertente\, Every Brilliant Thing riesce a toccare con sensibilità e con una non superficiale leggerezza un tema delicato e complesso come la depressione.\nIn questa personale versione\, Every Brilliant Thing diventa una pièce partecipativa che costituisce per il pubblico innanzitutto un’esperienza.\nGrazie alla risposta dell’audience\, alla temperatura emotiva e alle reazioni che ogni sera si creano in teatro\, lo spettacolo non è mai lo stesso\, può essere ogni sera diverso. Di fatto\, Filippo Nigro riscrive in scena il pezzo insieme agli spettatori che lo vorranno aiutare.\nIn questa direzione Arcuri persegue la sua personale ricerca di costruzione di immaginari collettivi che affrontano sempre riflessioni sulla vita\, sulla società in cui viviamo e sul senso del teatro. \nSpettacolo vincitore del\nPremio nazionale Franco Enriquez 2022\nLa giuria del Premio nazionale Franco Enriquez 2022 – XVIII^ edizione “per un teatro\, un’arte e una comunicazione di impegno sociale e civile” – Città di Sirolo (Ancona) ha assegnato il\nPremio nazionale Franco Enriquez 2022 – Città di Sirolo XVIII^ edizione nella Cat. Teatro Contemporaneo Sez. regia a Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro e nella Cat. Teatro Contemporaneo Sez. Miglior attore a Filippo Nigro\ncon la seguente motivazione:\n“Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro hanno scelto di dirigere insieme e Nigro di interpretare magistralmente questo testo di Duncan Macmillan sul tema della depressione\, il male oscuro che rende impossibile affrontare le nostre vite. Attraverso un lungo elenco di momenti memorabili da ricordare e una lunga lista di appunti presi qua e là\, su tutto ciò che si trova al momento si può arrivare a trovare le motivazioni per amare e vivere la vita. Cercando di essere d’aiuto alle persone a noi vicine che ne soffrono\, si finisce per psicoanalizzarsi e con il tempo questa “Lista della vita” diventa sempre più importante\, scandisce i momenti di una giornata e costruisce “appunto su appunto” lo scheletro di una personalità. Coinvolgente e brillante la regia dello spettacolo richiede un’interazione con alcuni spettatori che chiamati a partecipare\, impersonano alcuni dei personaggi minori\, diventando l’elemento destabilizzante e innovativo ad ogni replica. Lo spettacolo apre un interessante approfondimento sul tema della depressione\, affrontandola con leggerezza ed ironia. \nFilippo Nigro è un affermato attore di cinema\, televisione e teatro. Esordisce al cinema nel 1998. Nel 2001 inizia la sua collaborazione con Ferzan Özpetek\, che lo vuole nel cast del film Le fate ignoranti e due anni dopo nel suo film successivo\, La finestra di fronte\, con cui l’attore ottiene la candidatura ai Nastri d’argento come migliore attore non protagonista e vince il Globo d’Oro della Stampa estera come migliore attore.\nDopo aver partecipato alle due stagioni della miniserie tv La dottoressa Giò (1998)\, ritorna in televisione nelle serie di Canale 5 R.I.S. – Delitti imperfetti (2005-2007). Nel 2008 recita in Un gioco da ragazze dell’esordiente Matteo Rovere\, in Amore che vieni amore che vai\, tratto dal libro Un destino ridicolo di Fabrizio De André. È tra i protagonisti della commedia corale Amore\, bugie e calcetto di Luca Lucini\, che l’anno successivo lo chiama ad interpretare Oggi sposi.\nNel 2009 con Diverso da chi?\, commedia brillante dell’esordiente Umberto Carteni\, ottiene la candidatura al David di Donatello\, come migliore attore non protagonista e vince il premio per l’interpretazione maschile Annecy Cinéma Italien per il suo ruolo nel film. Nel 2010 interpreta il ruolo di Danilo nel film Dalla vita in poi di Gianfrancesco Lazotti con cui vince il premio come miglior attore al Taormina Film Fest.\nNel 2011 e 2012 è in scena con lo spettacolo Occidente solitario di Martin McDonagh con il quale vince il Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro come migliore attore emergente.\nNel 2014 è ancora a teatro nella piece di Neil LaBute Pretty\, un motivo per essere carini!\, con la regia di Fabrizio Arcuri.\nNel 2012 recita a fianco di Pierfrancesco Favino e Marco Giallini nel film ACAB – All Cops Are Bastards\, tratto dall’omonimo libro di Carlo Bonini\, diretto da Stefano Sollima. Nello stesso anno è tra gli interpreti di E la chiamano estate\, per la regia di Paolo Franchi.\nNel 2013 veste i panni di Ponzio Pilato nella miniserie italo-americana Barabba\, al fianco di Billy Zane.\nNel 2015 è protagonista\, al fianco di Camilla Filippi\, del thriller In fondo al bosco\, e partecipa al film TV Limbo di Lucio Pellegrini.\nNel 2017 entra a far parte del cast di Suburra – La serie\, basato sull’omonimo film e prodotta da Netflix.\nNel 2019 prende parte al cast di La dea Fortuna di Ferzan Özpetek. \nFabrizio Arcuri è regista e fondatore\, nel 1991\, di Accademia degli Artefatti. Alla progettualità e cura per la compagnia come direttore artistico e regista\, ha sempre affiancato un’intensa attività di promozione culturale\, ha firmato importanti curatele\, direzioni artistiche\, per festival\, teatri\, manifestazioni ed eventi.\nDal 2020 è co-direttore artistico del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG.\nÈ stato direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova per il triennio 2011 – 2013\, consulente alla programmazione per il 2014 e il 2015\, e curatore del Festival internazionale Prospettiva per lo Stabile di Torino dal 2009 al 2015.\nDa 11 anni\, a Roma si occupa della regia del Festival Internazionale delle Letterature di Massenzio e dal 2006 fonda e dirige il festival Short Theatre.\nFra le numerose esperienze prestigiose\, vanno ricordate quella come assistente di Luca Ronconi dal 2005 al 2008\, e come artista residente del Teatro Nazionale “Teatro di Roma” dal 2014 al 2018.\nPer quattro anni è stato il direttore artistico del progetto La Festa di Roma fino al 2019\, un’idea di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale per il capodanno con il coinvolgimento delle principali istituzioni della Capitale.\nAlcune sue regie hanno vinto i più autorevoli premi italiani: nel 2005 il Premio Ubu per la migliore proposta drammaturgica straniera con Tre pezzi facili di Martin Crimp. Nel 2010 il Premio della critica con Spara/Trova il tesoro/Ripeti\, il Premio Ubu speciale per il festival Prospettiva. Nel 2011 vince il Premio Hystrio alla regia. Nel 2020 riceve il premio Radicondoli per i Maestri del teatro dall’associazione nazionale critici del teatro. Nel 2022 vince il Premio Ubu speciale “per il ruolo seminale di una progettualità artistica e organizzativa che nel corso di trent’anni ha saputo creare percorsi collettivi e di incontro tra gli artisti della scena contemporanea\, tra festival\, rassegne\, spettacoli e oggetti fuori formato. Dalla nascita di Area06 e Short Theatre a Roma\, passando per Prospettiva a Torino\, il Teatro della Tosse a Genova e la più recente esperienza al CSS di Udine\, Arcuri ha plasmato luoghi di aggregazione ispirati a una visione plurale. Parallelamente\, la compagnia degli Artefatti è stata a sua volta luogo di incontri artistici fecondi che hanno poi saputo diramarsi anche al di fuori di essa.” \nDuncan Macmillan è un autore e regista britannico. Scrive per il teatro\, la radio\, a televisione e per il cinema.\nNel suo Paese ha vinto numerosi riconoscimenti di prestigio: per il suo riadattamento di 1984 di George Orwell\, ha vinto il UK Theatre Award come miglior regista. Ha vinto il Best New Play all’Off West End Awards nel 2013\, Il Pearson Prize nel 2008\, il Big Ambitious Award all’Old Vic nel 2009.\nI suoi lavori sono stati presentati al Festival di Avignone e in numerosi altri paesi.\nLa produzione originale di Every Brilliant Thing è stata presentata al Festival di Edimburgo\, al Barrow Street Theatre di New York e ha poi continuato il suo tour in Inghilterra\, in Australia e Nuova Zelanda. \n\n\n\nDurata: 70 minuti
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SUMMARY:Maçalizi - Il dio del massacro
DESCRIPTION:20 aprile 2023\, ore 21.00\n21 aprile 2023\, ore 19.00 e 21.00\nCervignano\, Teatro Pasolini \ndi Yasmina Reza\ntraduzione William Cisilino e Michele Calligaris\nregia Fabrizio Arcuri e Rita Maffei \ncon Fabiano Fantini\, Rita Maffei\, Massimo Somaglino\, Aida Talliente \nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione FVG e Mittelfest2022\ncon ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane\nspettacolo in lingua friulana e italiana \nLe Dieu du carnage è una commedia della drammaturga francese Yasmina Reza del 2006\, pubblicata in Italia col titolo Il dio del massacro e resa celebre nel 2011 dal film Carnage\, di Roman Polànski con protagonisti Jodie Foster\, John C.Reilly\, Christoph Waltz e Kate Winslet.\nLa commedia racconta il confronto/scontro tra due famiglie all’interno di un contesto borghese.\nDue coppie si ritrovano in un normale salotto per appianare la lite violenta tra i rispettivi figli. Presto\, questo incontro riappacificatore si trasforma in uno scontro esplosivo.\nLa tensione si rispecchia nell’evoluzione delle parole. All’inizio l’italiano maschera\, da lingua astratta della convenzione\, i sentimenti più autentici e profondi\, che emergono via via con il friulano\, che finisce così per rivelarsi la lingua degli stati d’animo e istinti più autentici.\nLe buone maniere\, la tolleranza\, il rispetto dei punti di vista\, il politically correct\, la stessa moralità\, lasciano spazio a sentimenti di pancia e decisamente più maligni e spietati\, smascherano “il dio del massacro” che può annidarsi dentro ognuno di noi.\nIl salotto sarà ricreato al centro del palcoscenico\, in una teca/gabbia di vetro: gli spettatori siederanno tutti intorno a osservare la scena\, come degli studiosi in un teatro anatomico.
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SUMMARY:La ValigiaIn viaggio con DovlatovUn torero squalificato
DESCRIPTION:tratto da La Valigia di Sergei Dovlatovtraduzione Laura Salmon\nadattamento Giuseppe Battiston e Paola Rota\ncon Giuseppe Battiston\nregia Paola Rota\nscena Nicolas Bovey\ncostumi Vanessa Sannino\nluci Andrea Violato\nsuono e musica Angelo Elle\nproduzione Gli ipocriti \nbasato sul libro CHEMODAN copyright © Sergei Dovlatov Estate\, 2019; tutti i diritti riservati \n pubblicato in Italia da Sellerio Editore a cura di Laura Salmon\n \nCome si fa a capire\, indovinare i pensieri di un emigrante alla vigilia di una partenza che porta il marchio dell’irreversibilità? Esiste un gioco\, una sorta di test psicologico\, che si avvicina a quella simulazione impossibile. Si devono scrivere su un foglio 12 cose che si porterebbero con sé\, per sempre.\nUna volta fatta la lista\, ad ogni due cose va associato un ricordo. Ad ogni due ricordi\, un sentimento. Il sentimento dominante indica quello stato d’animo.\nQuando si parte per non tornare mai più\, come si guarda ad ogni oggetto che si lascia? E soprattutto\, come si guarda ad ogni oggetto che si prende con sé?\nUna storia dissacrante\, ironica….. Una carrellata di personaggi che riemergono dalla memoria; uomini e donne raccontati con il filtro della distanza\, della distorsione e della comicità. La valigia\, così personale e unica\, diventa metafora della diasporica condizione umana\, di un sentirsi emigranti dello spazio e del tempo. Emigriamo dalla nostra giovinezza\, da un passato fatto di persone\, di immagini\, di episodi e sentimenti che il ricordo ha la forza di immortalare e resuscitare.\nAttraverso gli oggetti e i ricordi che questi attivano\, Battiston dà vita a una serie di personaggi. In questo continuo passaggio tra presente e passato\, si articola lo spettacolo che usa come dispositivo di racconto e di evocazione uno studio radiofonico\, in cui un presentatore si aggancia al mondo sonoro per evocare la propria storia. Un testo per provare a dissacrare il sacro; per imparare a rispettare ciò che rispettabile non è\, per capire che\, a dispetto di ogni logica\, i valori umani esistono solo al di fuori delle convenzioni. Cosa contiene quella valigia che un giorno\, per caso\, salta fuori dal suo armadio\, dimenticata?
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SUMMARY:Arlecchino muto per spavento
DESCRIPTION:con Sara Allevi\, Francesca Botti\, Marie Coutance\, Matteo Cremon\, Michele Mori\, Stefano Rota\, Pierdomenico Simone\, Maria Luisa Zaltron\, Marco Zoppellosoggetto originale e regia Marco Zoppello\nscenografia Alberto Nonnato\ncostumi Licia Lucchese\ndisegno luci Matteo Pozzobon e Paolo Pollo Rodighiero\nmaschere Stefano Perocco di Meduna\nduelli Massimiliano Cutrera\nconsulenza musicale Ilaria Fantin\ntrucco e parrucco Carolina Cubria\nproduzione Stivalaccio Teatro / Teatro Stabile del Veneto / Teatro Stabile di Bolzano / Teatro Stabile di Verona \n \nVenerdì 17 marzo la giovane compagnia Stivalaccio Teatro porta al Teatro Pasolini di Cervignano un grande omaggio alla Commedia dell’Arte e all’abilità tutta italiana del fare di necessità virtù. Arlecchino muto per spavento è uno spettacolo ritmato e fresco\, con le sue maschere\, i giochi comici\, le invenzioni sceniche\, il divertimento tutto popolare che scaturisce da proverbi e massime di buon senso comune. Uno spettacolo in cui l’amore\, la paura e il dramma si mescolano\, celati dalle smorfie delle maschere e dall’abilità dei nove infaticabili interpreti\, abilissimi nel maneggiare gli strumenti della commedia dell’arte: la recitazione\, il canto\, la danza\, il combattimento scenico\, i lazzi e l’improvvisazione. \nLa trama è quella “classica” della Commedia dell’Arte\, con un amore contrastato e i lazzi e le improvvisazioni lasciate ai personaggi e alle maschere che portano in scena. Qui il giovane Lelio\, lasciata Venezia e giunto a Milano\, pretende sia fatta giustizia. Nella sua patria si è follemente innamorato di Flaminia\, figlia di Pantalone De’ Bisognosi\, ampiamente ricambiato. Ma il padre della giovane l’ha già promessa in sposa a Mario\, figlio di Stramonia Lanternani\, mercantessa di stoffe\, anche se il timido Mario ama Silvia\, giovane risoluta e determinata. Ecco il motivo della venuta di Lelio a Milano: ricondurre alla ragione Mario e la madre Stramonia o\, alla peggio\, sfidare il giovane a duello. La notizia avrebbe dovuto rimanere nascosta\, ma Arlecchino\, servitore di Lelio\, appena giunto in città la diffonde ad ogni anima viva incontrata. Per ridurlo al silenzio il suo padrone gli gioca un tranello: finge che un demonio sia imprigionato nel proprio anello e\, se Arlecchino parlerà\, il demonio glielo rivelerà ed il servitore sarà decapitato. Arlecchino decide dunque di chiudersi in un religioso silenzio\, diventando muto… per spavento! \n 
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SUMMARY:Comizi d’amore
DESCRIPTION:ideazione e regia di Rita Maffeicon i cittadini e le cittadine partecipanti al laboratorio di Teatro Partecipato: Sara Benfatto\, Paola Carnevale\, Agnese Cosulich\, Daniela Fiorin\, Eleonora Gregorat\, Elisa Mansi\, Rita Morsut\, Monica Murer\, Gian Mauro Sica\, Margherita Valentinuz\, Eleonora Zaja\, Giorgia Zuliani\nscene e video Luigina Tusini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nComizi d’amore è un laboratorio di teatro partecipato aperto a persone di tutte le età\, ispirato all’omonimo film inchiesta sulle abitudini sessuali degli italiani\, girato dal poeta Pier Paolo Pasolini più di 50 anni fa.\nSotto la guida dell’attrice e regista Rita Maffei\, i partecipanti intessono un lungo discorso sull’amore e sulle relazioni nel senso più ampio.\nPer partecipare non sono necessarie competenze né esperienze teatrali precedenti. Semplicemente\, ogni partecipante porta la propria esperienza di vita\, il proprio pensiero\, le proprie emozioni\, e attraverso il percorso fatto assieme trova la modalità per esprimerle nel modo più rispondente a sé.\nDal 12 ottobre 2022 il laboratorio si tiene ogni mercoledì nella Casa della Musica a Cervignano dalle ore 18.\nPer info: partecipa@cssudine.it
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SUMMARY:Stanno sparando sulla nostra canzone
DESCRIPTION:una black story musicale di Giovanna Gra\nideazione scenica e regia Gra&Mramor\ncon Veronica Pivetti\, Cristian Ruiz\, Brian Boccuni\nmusiche Alessandro Nidi\nproduzione a.ArtistiAssociati – in collaborazione con Pigra srl\n\nSiamo in America\, nei mitici anni venti. Anni d’oro e ruggenti. I baci e gli abbracci non sono più sconsigliati\, l’epidemia di spagnola è un lontano ricordo. In ogni pentola\, o quasi\, frigge quel che passa il convento\, ma anche una bella manciata di futuro fresco e incontaminato. Gli scampati corteggiano le sopravvissute. Le sopravvissute si danno alla pazza gioia e sanno che la speranza è l’ultima a morire.\nSiamo in pieno proibizionismo\, la malavita prospera e con essa un folto sottobosco di spregiudicati.\nQuesta l’atmosfera della nostra storia accompagnata dalla contemporaneità di canzoni fra le più note e trascinanti della musica pop e rock.\nProtagonista di questa black story\, una sensuale e spiritosa Veronica Pivetti\, in arte Jenny Talento\, fioraia di facciata ma\, in realtà\, venditrice d’oppio by night\, che finisce col cedere alle avances di un giovane e inesperto giocatore di poker\, Nino Miseria.\nLa voglia di risorgere\, dopo gli anni della pandemia\, soffia sulla passione\, e Jenny si lascia trascinare in un mondo perduto fatto di malavita\, sesso\, amore e gelosia. Fino a quando il gangster più temuto della città\, Micky Malandrino\, un visionario dal mitra facile spacciatore di sentimenti e tentazioni\, non pretende da lei la restituzione di un vecchio debito contratto dal suo amante. Dopo qualche resistenza\, la donna cede\, ma poi ci ripensa trascinandoci all’epilogo\, in una resa dei conti salata e non più rinviabile\, con un finale in crescendo decisamente esplosivo.\nUno spettacolo incalzante dalle atmosfere retrò\, travolte e stravolte da un allestimento urban\, spolverato dai fumi colorati delle strade di Manhattan\, da occhiali scuri\, mitra\, calze a rete\, scintille e canzoni. E dalla travolgente esuberanza di un mondo risorto alla vita.
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SUMMARY:Italia-Brasile 3 a 2Il ritorno
DESCRIPTION:di e con Davide Eniamusiche in scena Giulio Barocchieri\, Fabio Finocchio\nluci Paolo Casati\nsuoni Paolo Cillerai\nproduzione Teatro Metastasio di Prato\, Fondazione Sipario Toscana\ncollaborazione alla produzione Fondazione Armunia Castello Pasquini Castiglioncello-Festival Inequilibrio \nÈ proprio vero: a volte certe cose ritornano. O forse non se ne sono mai andate. Di certo quando tornano non sono sempre uguali\, perché nel frattempo siamo cambiati noi. È questo il caso di Italia-Brasile 3 a 2. Il ritorno\, scritto\, diretto e interpretato da Davide Enia.\nQuesto spettacolo festeggia un doppio anniversario: il ventennale dal suo debutto e il quarantennale dalla storica partita disputata allo Stadio Sarrià di Barcellona.\nLa nuova messa in scena rivisita il testo originale\, così come le luci\, le musiche e la regia. Dice Enia: “Il mondo è cambiato\, diverse sono le urgenze\, i vuoti urlano più dei pieni. I tempi sono cupi\, si profila un conflitto sociale durissimo\, il Covid e l’esperienza del lockdown hanno segnato uno spartiacque che rimette in discussione lo stesso dispositivo teatrale\, la sua urgenza\, il suo fine”.\nQuesto spettacolo porta in scena la coscienza collettiva\, legata all’evento sportivo\, e la coscienza intima\, ovvero l’operazione privata di scomposizione e ricomposizione di temi e sentimenti\, in particolare il rapporto tra i vivi e i morti.
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SUMMARY:Cenerentola
DESCRIPTION:in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG / a.Artisti Associati – Gorizia\nmusica Sergej Prokof’ev\ncoreografia\, regia\, drammaturgia Jiří Bubeníček (dalle fiabe dei Fratelli Grimm)\nCenerentola Veronica Galdo\nIl principe Paolo Rizzo\nLa madre Beatrice Ciattini\nIl padre Matteo Capetola\nLe sorellastre Francesca Capurso\, Matilde Di Ciolo\nGli uccellini Aldo Nolli\, Niccolò Poggini\nGruppo donne Cristina Acri\, Sofia Bonetti\, Alice Catapano\, Beatrice Ranieri\nGruppo uomini Matteo Capetola\, Carmine Catalano\, Mattia Luparelli\, Voce recitante Laura Bandelloni\nscene Jiří Bubeníček\, Nadina Cojocaru\ncostumi Nadina Cojocaru\nproduzione Compagnia Nuovo BallettO di ToscanA\nin co-produzione con Teatro del Maggio Musicale Fiorentino \nIl NUOVO BALLETTO DI TOSCANA\, compagnia tra le maggiori del nostro panorama\, in co-produzione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino\, affida a Jiri Bubenicek\, già primo ballerino del Balletto di Amburgo e dell’Opera di Dresda e oggi coreografo di fama internazionale\, la rilettura della fiaba di CENERENTOLA nella versione dei fratelli Grimm\, sulle intramontabili note di Sergei Prokofiev. Appuntamento sabato 17 dicembre ore 20.45 al Teatro Pasolini di Cervignano\, all’interno della stagione di teatro e danza 2022/2023 a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG / a.Artisti Associati – Gorizia. \nLa Compagnia Nuovo Balletto di Toscana\, costante presenza nella storia della danza italiana fin dal 1970\, propone una versione moderna\, dal sapore quasi felliniano\, della celebre fiaba\, conservando la trama e i personaggi che tutti conoscono – le sorelle\, la matrigna\, il principe – per arricchirsi di significati simbolici nella lettura contemporanea del coreografo Jiří Bubeníček per i quattordici i danzatori della compagnia fiorentina. \nBubeníček per il suo remake della Cenerentola ha optato per la versione dei fratelli Grimm pubblicata nel 1812 con il titolo di Aschenputtel\, sensibilmente diversa da quella indubbiamente più nota di Charles Perrault. Toni più cupi caratterizzano la Cenerentola dei Grimm\, resa ‘più umana’ sin dall’incipit in cui la piccola si trova al capezzale della madre. Sarà lei a raccomandarle: “sii sempre docile e buona\, così il buon dio ti aiuterà e io ti guarderò dal cielo e ti sarò vicina”. Raccomandazione che Cenerentola non scorderà e che la porterà a realizzare i propri sogni. Così anche nel libretto pensato da Jiří Bubeníček per i quattordici i danzatori della compagnia fiorentina adagiato sull’intramontabile musica di Sergej Prokof’ev composta per la prima edizione del balletto al Bolshoi di Mosca nel 1945.
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SUMMARY:Ci vuole orecchio: Elio canta e recita le canzoni di Enzo Jannacci
DESCRIPTION:in collaborazione fra CSS/Euritmica e le Stagioni di Teatro e Musica \nCi vuole orecchio.  Elio canta e recita le canzoni di Enzo Jannacci è uno spettacolo ideato dal frontman degli irriverenti Elio e le Storie Tese e che racconta le infinite sfaccettature del “poetastro” milanese in scena giovedì 17 novembre alle ore 20.45 al  Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli. \nUno speciale appuntamento nato dall’incrocio della Stagione di teatro e di musica a cura rispettivamente del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e dell’Associazione culturale Euritmica che assieme a Cooperativa Bonawentura firmano la programmazione dell’articolato palinsesto culturale del Teatro Pasolini\, realizzato con il sostegno della Regione Friuli-Venezia Giulia\, del Comune di Cervignano del Friuli e della Fondazione Friuli. \nEnzo Jannacci\, il poetastro come amava definirsi\, è stato il cantautore più eccentrico e personale della storia della canzone italiana\, in grado di intrecciare temi e stili apparentemente inconciliabili: allegria e tristezza\, tragedia e farsa\, gioia e malinconia. E ogni volta il suo sguardo\, poetico e bizzarro\, è riuscito a spiazzare\, a stupire: popolare e anticonformista contemporaneamente.\nJannacci è anche l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare la Milano delle periferie degli anni ‘60 e ‘70\, trasfigurandola in una sorta di teatro dell’assurdo realissimo e toccante\, dove agiscono miriadi di personaggi picareschi e borderline\, ai confini del surreale. “Roba minima”\, diceva Jannacci: barboni\, tossici\, prostitute coi calzett de seda\, ma anche cani coi capelli o telegrafisti dal cuore urgente.\nUn Buster Keaton della canzone\, nato dalle parti di Lambrate\, che verrà rivisitato\, reinterpretato e “ricantato” da Elio.\nSul palco\, nella coloratissima scenografia disegnata da Giorgio Gallione regista dello spettacolo\, troveremo assieme a Elio cinque musicisti\, i suoi stravaganti compagni di viaggio\, che formeranno un’insolita e bizzarra carovana sonora: Alberto Tafuri al pianoforte\, Martino Malacrida alla batteria\, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso\, Sophia Tomelleri al sassofono\, Giulio Tullio al trombone.\nA loro toccherà il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile\, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada\, reali o ideali\, di “schizzo” Jannacci. Da Umberto Eco a Dario Fo\, da Francesco Piccolo a Marco Presta\, a Michele Serra. Uno spettacolo giocoso e profondo perché “chi non ride non è una persona seria”.\n\nPer informazioni\nCERVIGNANO\, TEATRO PASOLINI\, PIAZZA INDIPENDENZA 34\norario: martedì\, mercoledì e venerdì\, ore 16.00-18.00 giovedì e sabato\, ore 10.00-12.00 tel. 0431.370273 – info online: www.teatropasolini.it
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SUMMARY:Guarneriusmangjâ libris e sfueâ parsuts
DESCRIPTION:di e con Angelo Floramo\, Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzioggetti di scena Luigina Tusini\nproduzione Artisti Associati Gorizia / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / La Contrada Teatro Stabile di Trieste / Bonawentura/Teatro Miela Trieste\, con il sostegno di Banca Ter\n\nspettacolo in lingua friulana e italiana\n\nSi può raccontare la vita di un grande uomo e il suo tempo nel breve spazio concesso da un viaggio?\nE’ mai possibile definire il profilo di uno tra i più importanti umanisti friulani\, quel Guarnerio d’Artegna che lasciò alla Comunità di San Daniele del Friuli\, nel morire\, una tra le prime biblioteche pubbliche in Europa?\nDue cramârs e un calzolaio di Gradisca di Sedegliano\, assieme a un improbabile monaco benedettino riescono perfettamente nell’intento.\nForse perché narrare significa anche errare\, vagare dentro ai ricordi che si fanno suggestione e meraviglia\, specchio in cui si immilla l’anima stessa del Teatro.\nForse perché la sapienza non appartiene ai grandi\, come invece questi hanno la presunzione di credere\, e non ama la voce inaridita dell’Accademia\, ma si compiace dello stupore\, quello che attecchisce nel cuore delle anime semplici\, capaci ancora di nutrirsi di emozione e di commuoversi davanti alla bellezza e all’amore.
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SUMMARY:Romeo e Giulietta\, una canzone d'amore
DESCRIPTION:da William Shakespeare\ncon Paola Gassman\, Ugo Pagliai\, Enrico Castellani\, Valeria Raimondi\, Francesco Scimemi e Luca Scotton\n\nNon una coppia di adolescenti\, ma due attori anziani e una vicenda che si concentra esclusivamente su di loro.\nCon lo sguardo profondo e irriverente che da sempre li caratterizza\, la giovane compagnia veronese Babilonia Teatri inquadra il grande classico shakespeariano con un radicale ribaltamento di prospettiva rendendo protagonista assoluta dello spettacolo una coppia inossidabile\, a teatro e nella vita\, come Ugo Pagliai e Paola Gassman. \nLe scene in cui Romeo e Giulietta si incontrano e dialogano\, isolate dal resto del testo\, assurgono a icone di un amore totale e impossibile. Il fatto che a pronunciarle siano due attori che nella vita sono una coppia da più di cinquant’anni le rende ancora più commoventi e profonde.\nI continui riferimenti alla morte\, alla fine\, alla notte e alla tomba di cui Shakespeare punteggia l’intero testo assumono qui una veridicità che sconvolge ed emoziona. L’età di Romeo e Giulietta cambia\, ma il binomio Amore e Morte su cui si basa il capolavoro rimane invariato. \n“Lo spettacolo si concentra completamente sui protagonisti della vicenda\, mette da parte tutto il contorno: la guerra tra le rispettive famiglie\, gli amici di Romeo\, i genitori di Giulietta e il frate.\nCi interroga su quanto questa storia sia anche nostra\, su quanto sia quella degli attori che la interpretano\, su per quanto tempo possa ancora sopravvivere a se stessa dopo averci accompagnati per così tanti anni”.\nBabilonia Teatri \nDurata: 100 minuti
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SUMMARY:La camera azzurra
DESCRIPTION:di Georges Simenon\nadattamento teatrale Letizia Russo\nregia Serena Sinigaglia\ncon Fabio Troiano\, Irene Ferri\, Mattia Fabris e Giulia Maulucci\nassistenti alla regia Sandra Zoccolan e Giulia Dietrich\nscenografia Maria Spazzi\ncostumi Erika Carretta\ndisegno luci Alessandro Verazzi\nscelte musicali Sandra Zoccolan\nuna produzione Nidodiragno/Coop CMC – Sara Novarese \n\nLa penna inesauribile di Georges Simenon ci regala una storia permeata di eros e di noir che per la prima volta approda a teatro.\nLa camera azzurra (La chambre bleue\, 1963) è una vicenda dove sensualità\, paura\, pettegolezzo\, omertà\, tradimento e moralismo si mescolano nello scenario di una provincia francese retriva e giudicante. \nLa storia è quella di due amanti\, Tony e Andrée – interpretati in scena da Fabio Troiano e Irene Ferri\, due volti del cinema e della tv che ritroverete a teatro in una splendida prova.\nEx compagni di scuola\, oggi quarantenni ed entrambi sposati\, i due si incontrano nella camera azzurra per dare sfogo alla propria passione irrefrenabile.\nTempo dopo\, li ritroveremo in un’aula di tribunale accusati di aver commesso crimini efferati\, l’eliminazione di entrambi i coniugi con modalità diaboliche.\nL’interrogatorio cui vengono sottoposti per svelare la verità e rispondere alla sete di giustizia forcaiola della comunità si trasforma nella penna di Simenon in un’indagine sull’umano\, straordinaria quanto necessaria. \n“Il giallo in sé è intrigante ma non è la parte più interessante del romanzo. La parte più interessante\, a mio avviso\, è lo scandaglio sull’umano\, sui suoi istinti più profondi e segreti. E’ l’erotismo che vi circola\, è l’eterno conflitto tra passione e ordine. La passione degli amanti\, l’ordine della famiglia.\nDue tensioni umane che appaiono difficili da conciliare\, sempre”.\nSerena Sinigaglia
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SUMMARY:Teatro Partecipato / Coraggio!
DESCRIPTION:un progetto ideato e diretto da Rita Maffei\ncon le cittadine e i cittadini del percorso di Teatro Partecipato/Cervignano\nLucia Beorchia\, Agnese Cosulich\, Daniela Fiorin\, Alessandro Gratton\, Eleonora Gregorat\, Paola Iuri\, Gian Mauro Sica\, Elisa Soardo\, Margherita Valentinuz\, Eleonora Zaja\, Agnese Zanirato\ne con Nicoletta Oscuro\, voce e Matteo Sgobino\, chitarra e voce\nscene e video Luigina Tusini\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nSperimenteremo questa stagione\, per la prima volta a Cervignano\, un percorso di Teatro partecipato che intende coinvolgere e avere come protagonisti le cittadine e i cittadini di Cervignano e del suo territorio\, di ogni età ed esperienza.\nIl percorso – fatto di incontri settimanali gratuiti (primo incontro: domenica 10 ottobre e successivamente ogni mercoledì alla Casa della Musica\, dalle 20 alle 22) – culminerà con uno spettacolo ospite della nostra stagione\, intitolato Coraggio!\nCoraggio! è il nuovo progetto di Teatro partecipato ideato e diretto da Rita Maffei \, attrice regista che si è dedicata con continuità in questi anni a diversi progetti di teatro partecipato del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, sia a Udine che in altre città italiane.\nLa pratica del Teatro partecipato prevede che chiunque possa prendere parte agli spettacoli come ‘esperto di vita quotidiana’. Ogni partecipante porta la propria esperienza di vita\, il proprio pensiero\, le proprie emozioni e viene messo nelle condizioni di portarle sulla scena.\nÈ un’esperienza sociale e artistica a cui si sceglie liberamente di partecipare. \nInfo: partecipa@cssudine.it
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SUMMARY:Museo Pasolini
DESCRIPTION:Spettacolo fuori abbonamento per il Progetto 100×100 Pasolini \n\n\nuno spettacolo di e con Ascanio Celestini\n\n\nuna produzione Mismaonda\, Fabbrica\, Teatro Carcano\n\n\nA cento anni dalla nascita del poeta\, regista e intellettuale di origine friulana\, Ascanio Celestini ci guida in un ipotetico Museo Pasolini che\, attraverso le testimonianze di uno storico\, uno psicanalista\, uno scrittore\, un lettore\, un criminologo\, un testimone che l’ha conosciuto\, si compone partendo dalle domande: Qual è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica\, recuperarlo da qualche magazzino\, discarica\, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? Cosa siamo tenuti a fare per conservarlo? Cosa possiamo comunicare attraverso di lui? E infine: in quale modo dobbiamo esporlo? \ndice Ascanio Celestini\n“Secondo l’ICOM (International Council of Museums) le 5 funzioni di un museo sono: ricerca\, acquisizione\, conservazione\, comunicazione\, esposizione.\nCome potrebbe essere un museo Pier Paolo Pasolini?\nIn una teca potremmo mettere la sua prima poesia: di quei versi resta il ricordo di due parole “rosignolo” e “verzura”.\nÈ il 1929. Mentre Mussolini firma i Patti Lateranensi\, Antonio Gramsci ottiene carta e penna e comincia a scrivere i Quaderni dal Carcere.\nE così via\, come dice Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò\, l’ultima sua opera\, noi avremo il ritratto della storia italiana dalla fine degli anni del fascismo fino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni”. \nAscanio Celestini è attore\, regista e autore teatrale italiano (Roma\, 1972). È considerato uno dei rappresentanti più importanti del nuovo teatro di narrazione.\nI suoi spettacoli\, preceduti da un approfondito lavoro di ricerca\, hanno la forma di storie narrate in cui l’attore-autore assume il ruolo di filtro con il suo racconto\, fra gli spettatori e i protagonisti della messa in scena.\nTra i suoi spettacoli\, molti dei quali visti a Teatro Contatto\, ricordiamo: Radio clandestina (2000); Fabbrica (2002); Scemo di guerra. Roma\, 4 giugno 1944 (2004); La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico (2005); Live. Appunti per un film sulla lotta di classe (2006); Il razzismo è una brutta storia (2009); Pro patria (2012); Discorsi alla nazione (2013). \nDurata: 130 minuti
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SUMMARY:Dei figli
DESCRIPTION:uno spettacolo di Mario Perrotta\nconsulenza alla  drammaturgia  Massimo  Recalcati\ncon Luigi Bignone\, Dalila Cozzolino\, Matteo Ippolito\, Mario Perrotta\ne con – in video – Arturo Cirillo\, Alessandro Mor\, Marta Pizzigallo\, Paola Roscioli\, Maria Grazia Solano\ne con – in audio – Saverio La Ruina\, Marica Nicolai\, Paola Roscioli\, Maria Grazia Solano\naiuto regia Marica Nicolai\ncostumi Sabrina Beretta\nluci e scene Mario Perrotta\nvideo Diane\nmashup Vanni Crociani\, Mario Perrotta\nuna co-produzione Teatro Stabile di Bolzano\, La Piccionaia\, Fondazione Sipario Toscana Onlus\, Permàr\n\nDei figli conclude la trilogia di Mario Perrotta dedicata alla famiglia degli anni Duemila e le sue più macroscopiche trasformazioni.\nIn particolare Dei figli\, prova a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti\, per fortuna\, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia sì\, e sono tanti. \nIl fenomeno l’ha spiegato bene Massimo Recalcati\, il noto psicanalista che è stato l’interlocutore principale di Mario Perrotta per questo progetto.\nRecalcati afferma infatti che “una delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione dell’adolescenza.\nOggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della ‘tempesta’ psicosessuale della pubertà bensì una condizione di vita perpetua che tende a cronicizzarsi. Quando questo accade in primo piano è la difficoltà del figlio di accettare la separazione dai genitori per riconoscersi e viversi come adulto. \n“La scena è una casa\, fluida come le vite che vi abitano. Le uniche certezze sono quattro monitor di design\, bianchi\, come enormi smartphone.\nSu ognuno di essi stanziano\, incombenti\, le famiglie di origine degli abitanti: genitori\, sorelle\, cugini…\n13 personaggi per un intreccio amaramente comico\, un avvitamento senza fine di esistenze a rischio\, imbrigliate come sono nel riflettere su se stesse”.\nMario Perrotta \nDurata: 75 minuti
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SUMMARY:Profumo d'acacia
DESCRIPTION:coreografia Giovanni Leonarduzzi\nassistente alla coreografia Lia Claudia Latini\ndramaturg Carlo Massari\ncostumi Lia Claudia Latini\ndisegno luci Stefano Mazzanti\nassistenti Stephanie Juge\, Giulia Serra\, Nicole Naclerio\nmusiche dal vivo Gruppo Musicale Folkloristico Val Resia\ntracce musicali Maurizio Cecatto/Aron Shorty\, Emer Palquen\ntesti in friulano Mauro Tubetti/Tubet\nproduzione Compagnia Bellanda/CE.RI.DA \nSpettacolo realizzato in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG/ a.Artisti Associati – Gorizia\n\nLa Compagnia Bellanda (dal friulano biele ande) nasce nel 2012 dalla volontà del danzatore e coreografo Giovanni Leonarduzzi\, in arte Gava\, di ricercare un’evoluzione originale e personale della breakdance\, attraverso una ricerca che dalle radici urban si spinge verso la danza contemporanea. \nQual è il confine tra favola e bugia?\nProfumo d’acacia è un’illusione\, una meravigliosa menzogna in un posto e in un tempo che di magico hanno ben poco.\nProfumo d’acacia attinge dalla tradizione.\nTesti\, musica e danza sono il risultato di un intreccio fra elementi tradizionali e visioni contemporanee. La partitura coreografica è accompagnata live da musicisti che attingono e rielaborano la musica tradizionale friulana e dell’Alta Resia.\nBalli popolari di festa sono intrecciati ad un movimento la cui matrice è la breakdance\, una danza nata\, creata e vissuta tra i giovani. Sono giovani anche i protagonisti di questo racconto\, anime energiche\, in un continuo bilico tra festa e lutto. Tra euforia e decadenza.
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SUMMARY:Pojana e i suoi fratelli
DESCRIPTION:di e con Andrea Pennacchi\nmusiche dal vivo Giorgio Gobbo e Gianluca Segato\nproduzione Teatro Boxer\nin collaborazione con People\n\nAndrea Pennacchi e l’ineffabile Pojana\, la sua maschera comica oggi con più fan\, accompagnata dal corteo dei suoi fratelli maggiori: Edo il security\, Tonon il derattizzatore\, Alvise il nero e altri… Tutti personaggi che videro la luce all’indomani del primo aprile 2014. Mentre Franco Ford detto “Pojana” era già nato. Era il ricco padroncino di un adattamento delle “Allegre comari di Windsor” ambientato in Veneto\, con tutte le sue fisse: le armi\, i schei e le tasse\, i neri\, il nero. \nPiù di recente\, il fenomeno Pennacchi esplode sul piccolo schermo: la banda della trasmissione satirica Propaganda Live ha voluto sul palco il suo Pojana\, e lui si è rivelato appieno per quel che è: un demone\, piccolo\, non privo di saggezza\, che usa la verità per i suoi fini e trova divertenti cose che non lo sono\, e che è dentro ognuno di noi. \nIl personaggio nasce dalla necessità di raccontare alla nazione le storie del nordest che fuori dai confini della neonata Padania nessuno conosceva. È significativo e terribile che i veneti\nsiano diventati\, oggi\, i cattivi: evasori\, razzisti\, ottusi. Di colpo.\nDa provinciali buoni\, gran lavoratori\, un po’ mona\, che per miseria migravano a Roma a fare le servette o i carabinieri (cliché di molti film in bianco e nero)\, a avidi padroncini\, così\, di colpo\, con l’ignoranza a fare da denominatore comune agli stereotipi.\nUn enigma\, che si risolve in racconto: passando da maschere più o meno goldoniane a specchio di una società intera. Una promozione praticamente. Ed eccolo qui\, Franco Ford detto il Pojana\, con tutti i suoi fratelli a raccontare storie con un po’ di verità e un po’ di falsità mescolate\, per guardarsi allo specchio. \nDurata: 70 minuti
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SUMMARY:Lo zoo di vetro
DESCRIPTION:di Tennessee Williams\nadattamento e regia Leonardo Lidi\n con Lorenzo Bartoli\, Tindaro Granata\, Mariangela Granelli\, Anahì Traversi\nscene e light design Nicolas Bovey\ncostumi Aurora Damanti\nsound design Dario Felli\nassistente alla regia Alessandro Businaro\nuna produzione LAC Lugano Arte Cultura\nin coproduzione con Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea\, TPE – Teatro Piemonte Europa \n\nRileggere un classico del Novecento con la libertà di seguire la propria ispirazione e visione: è quanto accade in questo adattamento del celebre dramma di Tenessee Williams firmato dal giovane regista Leonardo Lidi\, un talento emergente del nostro teatro.\nOpera teatrale del celeberrimo drammaturgo e sceneggiatore statunitense Tennessee Williams\, la storia\, dalla chiara impronta autobiografica\, racconta le vicende della famiglia Wingfield composta dalla madre Amanda e dai suoi due figli\, Tom e Laura\, ragazza timida e claudicante.\nUna storia che è entrata a fare parte della memoria di tutti noi anche grazie a numerose versioni cinematografiche; una tra tutte quella che Paul Newman diresse nel 1987 di cui furono protagonisti Joanne Woodward e John Malkovich. \nDal sobborgo del Missouri in cui è ambientata la vicenda della famiglia Winfield\, Lidi di trasporta invece in una dimensione decisamente  più onirica\, in una casa rosa confetto\, avvolta in un immaginario infantile e zuccheroso su cui si proiettano le ansie e le difficoltà di una madre abbandonata troppo presto dal marito. \nDurata: 90 minuti
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SUMMARY:La nave dolce
DESCRIPTION:testo e regia Daniela Nicosia\ncon Massimiliano Di Corato\nscene Bruno Soriato\naiuto regia Vassilij Gianmaria Mangheras\ndisegno luci e suono Paolo Pellicciari\nscenotecnico Théo Longuemare\nuna produzione Tib Teatro \nIspirato al film di Daniele Vicari del 2012\, La nave dolce ricorda quello che è stato il primo grande fenomeno di immigrazione vissuto dal nostro Paese nel ventesimo secolo. \nE’ l’8 agosto 1991 e nel porto di Bari attracca la nave Vlora carica di ventimila albanesi.\n20.000 persone che arrivano\, in un sol colpo\, sono un paese intero.\nDa un lato ci sono le autorità governative che vogliono quei ventimila\, rinchiusi nello stadio cittadino con gli elicotteri che controllano dall’alto. Dall’altro la comunità di Bari\, che accoglie anche a suon di paste al forno e focacce raccolte tra le famiglie!\nUna vicenda esemplare che apre lo sguardo sul panorama politico europeo degli anni ‘90\, sulle ferite ancora aperte.\nQuesta storia ritrova oggi piena attualità. \nTre i punti di vista: un giovane albanese\, un barese\, un bambino a testimoniare un evento che ha mutato per sempre la storia dell’immigrazione.\nTre voci – quella di chi si mette in viaggio\, quella di chi accoglie\, quella di chi guarda – e una storia.\nTre lingue: un idioma italo-albanese – per raccontare il viaggio\, le attese\, l’approdo; un idioma italo-pugliese – la coscienza critica; e infine l’italiano – la lingua dello stupore.
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SUMMARY:Da Lontano - Chiusa sul rimpianto
DESCRIPTION:scritto e diretto da Lucia Calamaro\nper e con Isabella Ragonese\ncon la partecipazione di Emilia Verginelli\ndisegno luci Gianni Staropoli\nscene Katia Titolo\ncostumi Francesca Di Giuliano\nuna coproduzione Infinito / Argot Produzioni\nin collaborazione con Riccione Teatro \n“Quanti di noi\, da piccoli\, hanno assistito impotenti ai drammi degli adulti amati? Quanti avrebbero voluto intervenire?\nAiutare\, capire. In fondo salvarli.\nE quasi mai si può.\nNon stavano sempre bene i nostri genitori\nAvevano parecchi dispiaceri.\nE noi eravamo piccoli\,\nper lo più impotenti\ndi fronte a quella loro ben declinata infelicità.\nIntuivamo\, non sapevamo\, sospettavamo\, non sapendo che fare.” \nLucia Calamaro\, drammaturga e regista fra le più quotate in Italia\, ha scritto l’atto unico Da lontano – Chiusa sul rimpianto “su misura” per la sua interprete\, l’attrice Isabella Ragonese\, volto del nostro cinema (ha esordito con Paolo Virzì in “Tutta la vita davanti” ed è stata diretta da registi come Daniele Lucchetti\, Mario Martone \, Sergio Rubini\, Pupi Avati) e attrice teatrale di grande talento.\n“Da lontano. Chiusa sul rimpianto racconta il tentativo di una figlia adulta\, diventata terapeuta\, di aiutare la madre infelice\, fragile\, l’adulta impreparata al mondo che la accudiva alla bell’e meglio.  La figlia\, un tempo impotente di fronte al dramma della madre\, ora che ne ha i mezzi avverte il sentimento di psicanalizzare quel genitore dolente che ha conosciuto da bambina\, darle l’ascolto dovuto e aiutarla senza che se ne accorga.\nAllora ho immaginato un luogo\, piccolo\, tra un fantomatico di qua e un di là\, in cui questo fatto\, questa parola che sia ‘evento’ che curi\, possa accadere\, per un po’”.\nLucia Calamaro
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SUMMARY:Io non sono un numero
DESCRIPTION:Giornata internazionale contro la violenza alle donne \ndrammaturgia Laura Bussani e Sabrina Morena\ncon Laura Bussani\nregia Sabrina Morena\nvideo allestimento Den Baruca\nscenografia Marco Juratovec\nuna produzione Bonawentura\n\ningresso libero\n \nIn occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne\, il Teatro Pasolini invita la cittadinanza a una serata speciale\, a ingresso libero\, per ricordare le tante\, troppe donne\, che ancora vivono il loro quotidiano nella discriminazione\, in rapporti di forza\, subiscono violenza\, fino al femminicidio.\n“Purtroppo\, finché ci sarà violenza\, di ogni tipo\, verso le donne\, bisognerà continuare a parlarne\, a indagare il fenomeno e soprattutto raccontarlo. Non solo le donne si devono interrogare sull’argomento\, devono esserci anche gli uomini\, per superare assieme una visione patriarcale della società e delle relazioni”.\nSabrina Morena\n\nLa regista Sabrina Morena assieme alla protagonista di questo spettacolo\, l’attrice Laura Bussani\, esplorano allora che cosa si nasconde dietro ai numeri delle statistiche\, in particolare quelle riguardanti la violenza sulle donne e le ricadute sulle famiglie e sulla società.\nIo non sono un numero è stato scritto analizzando dati\, ascoltando esperti di psicologia sociale\, riportando storie presenti e rimaste nella nostra memoria.\nIl numero è uno strumento utile per capire la realtà\, ma anche un mezzo con il quale ridurre a oggetto le persone\, spogliandole della loro particolare individualità.\nNe nasce una riflessione approfondita sul tema dell’oggettivizzazione e della disumanizzazione della donna.
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SUMMARY:Arsenico e vecchi merletti
DESCRIPTION:di Joseph Kesserling\ntraduzione Masolino D’Amico\nregia Geppy Gleijeses\ncon Annamaria Guarnieri e Marilù Prati\ncon Maria Alberta Navello\, Mimmo Mignemi\, Paolo Romano\, Luigi Tabita\ne con Tarcisio Branca\, Bruno Crucitti\, Francesco Guzzo\, Daniele Biagini\, Lorenzo Venturini\nuna produzione Gitiesse Artisti Riuniti in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival\, Napoli Teatro Festival \nBrooklyn\, anni Quaranta. La visita alle due vecchie zie di Mortimer Brewster\, critico teatrale\, scapolo per vocazione\, ma con fidanzata al seguito\, si trasforma in un crescendo di situazioni paradossali\, con continui colpi di scena. A partire dalla scoperta di un cadavere nella cassapanca\, prova dell’ennesimo assassinio delle due amabili zie. Candidamente\, ammettono con il nipote di praticare una sorta di “pietosa eutanasia” sui loro anziani inquilini. Arma del delitto: un cocktail di vino al sambuco corretto all’arsenico. Ma ce di più: a complicare le cose\, ci pensano un vecchio zio convinto di essere Theodore Roosevelt\, che cerca di scavare il Canale di Panama in cantina\, e un altro nipote di zie Abby e Martha\, che a sua volta ha in carico un cadavere da nascondere in cantina…\n\nIn omaggio a Mario Monicelli (che lo diresse nel 1992 nel ruolo del protagonista)\, il regista Geppy Gleijeses dirige oggi un esilarante Arsenico e vecchi merletti con protagonista due prime donne assolute del teatro italiano\, Annamaria Guarnieri e Marilù Prati\, in uno dei capolavori della commedia brillante di Broadway\, resa immortale sul grande schermo da Franck Capra\, nel 1944\, interpretata da Cary Grant. \nUn carnevale di paradossi\, una sfilata di tipi umani grotteschi\, un congegno comico ad alta precisione\, per una serata leggera ed esilarante\, di grande teatro. \nSi informa il gentile pubblico che il ruolo della zia Abby non sarà interpretato dalla signora Giulia Lazzarini\, come precedentemente annunciato\, ma sarà affidato a un’altra grande interprete del teatro italiano\, la signora Marilù Prati.
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SUMMARY:Vanja a Cervignano
DESCRIPTION:Gentili abbonati e spettatori\,\nvi informiamo che le repliche dello spettacolo Vanja a Cervignano in programma a Villa Vitas\, a Strassoldo il 18\,19\,20 giugno sono state modificate\, per cause operative.\nLe nuove date dello spettacolo sono 20 giugno\, 11 luglio e 18 luglio\, sempre a Villa Vitas\, con inizio alle ore 19.00.\nLa nostra biglietteria ha già riprogrammato gli abbonati e spettatori già prenotati per le serate del 18 e 19 giugno per le serate dell’11 luglio (prenotati del 18 giugno) e del 18 luglio (prenotati del 19 giugno).\nPer gli abbonati e spettatori prenotati per il 20 giugno\, la replica è confermata.\nLa biglietteria del Teatro Pasolini resta a disposizione per tutti gli spettatori che vorranno prenotarsi per vedere lo spettacolo nelle nuove date con il seguente orario:\norario: martedì\, mercoledì\, venerdì\, ore 16.00-18.00\, giovedì e sabato: ore 10.00 – 12.00\, 0431.370273\, o scrivere a: biglietteria@teatropasolini.it \nVANJA A CERVIGNANO\nprove da “zio Vanja” di Cechov\nadattamento di Rita Maffei\, liberamente ispirato al film Vanya sulla 42a strada di Louis Malle\ncon Gabriele Benedetti\, Pepa Balaguer\, Paolo Fagiolo\, Fabiano Fantini\, Daniela Fattori\, Natalie Norma Fella\, Rita Maffei\, Klaus Martini\, Nicoletta Oscuro\nscena Luigina Tusini\nregia Rita Maffei\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \ndurata: 120 minuti \nFa tappa anche a Cervignano\, a Villa Vitas di Strassoldo\, il progetto Vanja in città\, ideato dalla regista Rita Maffei e ispirato al film di Louis Malle\, “Vanya sulla 42a strada”.\nNel 1989 il regista teatrale André Gregory raduna un gruppo di attori per allestire lo “Zio Vanja“ di Cechov nella versione contemporanea adattata da David Mamet. Provarono per due anni al Victory Theatre di New York senza mai andare in scena. Nel 1994\, il grande Louis Malle ha iniziato a filmare le prove dello spettacolo ambientandolo nel New Amsterdam\, un vecchio teatro fatiscente sulla 42a Strada\, destinato alla demolizione. \nLa compagnia del CSS ritorna a fare teatro\, dopo i mesi di lontananza forzata dal palcoscenico\, partendo da questa suggestione: aprire le prove al pubblico\, cercando i sentimenti e i dialoghi intimi di Cechov in alcuni luoghi\, prima a Udine (le prove sono iniziate in città a luglio e tutt’ora in corso)\, e ora anche a Cervignano del Friuli.\nAnche qui a Cervignano\, per la prima volta\, usciremo dal teatro per portare il teatro nella città\, fra i cittadini.\nOgni “prova” diventa un appuntamento sia per gli attori che per gli spettatori\, che potranno assistere all’evolversi di tutta la vicenda dello “Zio Vanja” di Cechov\, proprio nel suo farsi.\nLa storia\, in breve\nIn una tenuta di campagna\, sotto a un vecchio pioppo\, c’è una tavola sempre pronta a servire il tè. Poco più in là dondola un’altalena. Un luogo dall’atmosfera quieta\, quasi idilliaca\, che farà presto da sfondo a girotondo di sentimenti\, conversazioni\, amori\, desideri e frustrazioni.\nLa vita sempre uguale fino alla monotonia che Ivan Petrovič Vojnickij\, lo zio Vanja del titolo\, e sua nipote Sonja conducono in quella residenza di proprietà del professor Serebrijakov sono infatti turbati dall’arrivo dell’illustre accademico – cognato di Vanja e padre di Sonja –  e della sua bellissima seconda moglie Elena…
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SUMMARY:DEBORA VILLA / Venti di risate!
DESCRIPTION:di e con Debora Villa\nuna produzione Si può fare productions \nIl programma della stagione artistica di prosa\, danza\, musica del Teatro Pasolini\, accompagna  – in questo anno particolare – il nostro riappropriarsi della vita sociale e si prolunga fino a fine giugno con eventi in Teatro (gli spettacoli Fieste/Teatro Incerto\, In nome del padre/Mario Perrotta e Il Rovescio/Arearea)\, a Villa Vitas a Strassoldo (Vanja a Cervignano/Compagnia del CSS) e nella location all’aperto del Parco Europa Unita\, per due serate (rispettivamente il 15 e il 29 giugno) con due protagonisti del teatro comico come Paolo Rossi\, accompagnato dai fedelissimi Virtuosi del Carso\, e Debora Villa\, per serate all’insegna di risate intelligenti e leggerezza. \nDebora Villa festeggia con il suo nuovo spassoso recital Venti di Risate!\n20 anni di carriera e sale sul palco con gli sketch che l’hanno resa famosa e amata tra il pubblico.\nVenti di risate! raccoglie infatti il meglio del suo repertorio\, dalle gag sull’universo femminile e sulla varia umanità alle favole raccontate con graffiante cinismo comico.\nPassando per Adamo ed Eva\, Debora ci racconterà cosa succede ad una donna quando raggiunge i nannaranannannanni…\nUomini\, donne\, affanni\, sogni\, illusioni\, frastuoni\, emozioni co(s)miche\, tra favole e cronache\, Debora sarà un’onda travolgente\, cinica e intelligente. \nIn 20 anni di carriera tra televisione\, radio\, cinema e teatro\, Debora Villa  è riuscita sempre ad alternare ruoli comici o di conduttrice brillante\, a ruoli drammatici in fiction tv.\nPaolo Rossi\, Diego Abatantuono\, Massimo Boldi\, Biagio Izzo\, Aldo Giovanni e Giacomo\, Ricky Tognazzi\, Stefania Sandrelli\, Elena Sofia Ricci\, Claudio Amendola\, Enrico Bertolino\, sono solo alcuni dei grandi artisti con cui Debora ha lavorato.\nFra le sue partecipazioni più significative e memorabili\, vanno ricordati trasmissioni e progetti come Camera Cafè\, le Iene\, Così fan tutte\, Zelig\, Colorado\, Pechino Express\, Glob\, Lilit\, Benvenuti a Tavola\, I Cesaroni\, Alex &Co.
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SUMMARY:PAOLO ROSSI / L’operaccia del pane o libertà
DESCRIPTION:di e con Paolo Rossi\nmusiche dal vivo I Virtuosi del Carso\nuna produzione Teatro Stabile di Bolzano \nIl programma della stagione artistica di prosa\, danza\, musica del Teatro Pasolini\, accompagna  – in questo anno particolare – il nostro riappropriarsi della vita sociale e si prolunga fino a fine giugno con eventi in Teatro (gli spettacoli Fieste/Teatro Incerto\, In nome del padre/Mario Perrotta e Il Rovescio/Arearea)\, a Villa Vitas a Strassoldo (Vanja a Cervignano/Compagnia del CSS) e nella location all’aperto del Parco Europa Unita\, per due serate (rispettivamente il 15 e il 29 giugno) con due protagonisti del teatro comico come Paolo Rossi\, accompagnato dai fedelissimi Virtuosi del Carso\, e Debora Villa\, con lo spettacolo con cui l’attrice festeggia i suoi 20 anni di carriera.\nPaolo Rossi è autore e interprete di un teatro che incanta il pubblico e sta in ascolto\, che vive delle sue reazioni e interazioni; un teatro di emergenza che si riappropria del ruolo del contastorie per dare conforto agli spettatori e condurli in dimensioni “altre” dalle quali la realtà appare lucidamente. «Vorrei fare qualcosa che dia al mio essere chiamato comico una via di fuga verso un teatro sociale\, nella poesia del buffo e della magia»\, commenta Rossi.\n“L’Operaccia del Pane o Libertà” è uno spettacolo che unisce stand-up comedy a commedia dell’arte\, giunge a varcare l’universo shakespeariano ma sempre con profonde stoccate di contemporaneità. Un viaggio sinuoso che Rossi intraprende – assieme alla fidata band I Virtuosi del Carso –  un percorso narrativo sempre controcorrente.\nAgile\, dirompente\, sfuggente alle definizioni di genere\, L’Operaccia del Pane o Libertà” mescola la figura del primo Arlecchino\, quello che possedeva il biglietto di andata e ritorno per l’aldilà\, a quella che fu poi una delle sue evoluzioni come intrattenitore popolare capace di spaziare dalle stalle al cabaret. \nIn maniera ironica e profonda\, Paolo Rossi riflette sulla condizione e il ruolo degli artisti oggi\, su come sia cambiato il modo di fare spettacolo\, dai cortili ai teatri\, con sapienza teatrale e dirompente potenza comica.\nUna serata da non perdere!
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SUMMARY:Il rovescio
DESCRIPTION:coreografie Marta Bevilacqua\nassistente alla coreografia Valentina Saggin\ndanzano Alejandro Bonn\, Angelica Margherita\, Gioia Martinelli\, Carolina Alessandra Valentini\nmusiche Dark Side of the Moon – Pink Floyd\nsovratitoli tratti da “Il diritto e il rovescio” di Albert Camus\nlight designer Daniela Bestetti\nvideo e followspot operator Stefano Bragagnolo\nuna produzione Compagnia Arearea in co-produzione con Hangartfest – Pesaro\ncon il sostegno di Dialoghi Residenze delle arti performative a Villa Manin CSS Teatro stabile d’innovazione del FVG\nin collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito Multidisciplinare del Friuli Venezia Giulia / a.ArtistiAssociati\n \n“ll Rovescio è insieme un’azione e una situazione.\nE’ un evento che modifica la prospettiva\, un’azione imprevista che sposta la dinamica del presente. Il mio nuovo progetto affronta\, ancora una volta\, il caro tema del doppio.\nNe Il Rovescio il doppio si allontana dall’ambito psicologico ed introspettivo per guardare alle sorti della cultura contemporanea e della convivenza sociale.\nIl Rovescio saltella\, nella speranza di vincere la gravità\, e si guarda intorno accompagnato da un grande classico della cultura della pace\, della speranza\, del rispetto della complessità esistenziale: Dark Side of the Moon concepito nel 1973 dal mitico gruppo britannico Pink Floyd.\nI quattro performer si misurano con parole che oggi paiono vuote: potere\, libertà\, temperanza\, diritto (tra le altre).\nNella mercificazione dei linguaggi dell’arte\, nell’omologazione delle tendenze culturali\, nel subissamento della bellezza appannaggio delle verità ad effetto\, Il Rovescio si staglia nella mia ricerca artistica con una punta di autoironia e una messa al centro dei contenuti che ancor oggi\, con un senso sempre più agguerrito sulla didascalia\, alimentano la quotidiana lotta alla superficialità: quella che si traveste di ogni cosa o che urla un giorno e poi si addormenta tra le mediocrità sfavillanti della comunicazione globale. Ma che cosa rovesciamo noi? Ne siamo ancora capaci? Potremo mai invertire la tendenza?\nIl Rovescio si nutre de: Il Diritto e il Rovescio di Albert Camus\, Les amours suspendues dell’illustratrice Marion Fayolle\, le immagini protosatiriche de Le Monde Renversè”.\nMarta Bevilacqua
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SUMMARY:In nome del padre
DESCRIPTION:uno spettacolo di Mario Perrotta\nconsulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati\nuna produzione Teatro stabile di Bolzano \nIn nome del padre è il capitolo di partenza di una trilogia di Mario Perrotta sulle figure di padre – madre – figlio\, scritta per comprendere quanto profonda sia la mutazione delle famiglie nel nuovo millennio. Accompagnato dal pensiero di Massimo Recalcati\, Perrotta cuce addosso alla sua arte attoriale tre figure di padre\, diversissime\, per cultura\, estrazione\, provenienza\, e racconta il tempo che li accomuna\, quello odierno dell’evaporazione della figura del padre infallibile e dell’avanzare dell’era dei padri smarriti. Che sia necessario inventare una nuova lingua che riapra il dialogo padri-figli? \n“Il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli. Ogni esercizio dell’autorità è vissuto con sospetto e bandito come sopruso ingiustificato. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi\, parlano lo stesso linguaggio\, si vestono allo stesso modo. La differenza simbolica tra le generazioni collassa.\nIn questo contesto di decadenza emerge forte una esigenza di nuove rappresentazioni del padre. Trovare una nuova lingua per i padri è una necessità sempre più impellente se si vuole evitare l’indistinzione confusiva tra le generazioni e la morte di ogni discorso educativo o\, peggio ancora\, il richiamo nostalgico al tempo perduto dell’autoritarismo patriarcale.\nIl linguaggio del teatro può dare un contributo essenziale per cogliere sia l’evaporazione della figura tradizionale della paternità\, sia il difficile transito verso un’altra immagine – più vulnerabile ma più umana – di padre della quale i nostri figli – come accade a Telemaco nei confronti di Ulisse –continuano ad invocare la presenza”.\nMassimo Recalcati \n 
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