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SUMMARY:Roberto Anglisani / RIBELLIONE
DESCRIPTION:dal romanzo La Ribellione di Joseph Roth\ndrammaturgia Francesco Niccolini\ncon Roberto Anglisani\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \nLa ribellione – Contro Dio e la sua ingiustizia… e la grazia?\nLa storia narra le vicissitudini di Andreas Pum\, un reduce di guerra storpio\, a tratti ingenuo\, che crede ciecamente nello Stato e nella sua Giustizia. È uno che non si ribella\, che tira per la sua strada\, un timorato di Dio. Tutti gli altri\, per lui\, sono dei pagani\, dei senza Dio e dei ribelli.\nPoi\, per caso incontra un uomo che distrugge la sua vita\, lo trasforma e gli fa perdere ogni speranza nello Stato\, nella sua Giustizia\, nella bellezza della propria esistenza già precariamente ricostruita dopo l’orrore della guerra.\nDov’è Dio di fronte a tutto ciò che gli è accaduto?\nRoth pone l’uomo di fronte a un Dio che dona la grazia anche a chi gli chiede l’inferno\, in un racconto che emoziona e lascia il fiato sospeso. Roberto Anglisani\, abilissimo narratore\, amato dal pubblico del Teatro Pasolini in Giobbe\, sempre di Joseph Roth\, incarna magistralmente i personaggi di questa nuova sfida. \nDurata: 70 minuti
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SUMMARY:Teatro Partecipato / A LIBRO APERTO
DESCRIPTION:ingresso libero \nun progetto di Teatro Partecipato a cura di Ada Delogu\npartecipanti al laboratorio: Patrizia Bojkow\, Sandra Buttignon\, Daniela Fiorin\, Eleonora Gregorat\, Paola Iuri\, Marisa Mariuzzi\, Romeo Mischis\, Alice Moretti\, Luca Paro\, Annamaria Pennella\, Gian Mauro Sica\, Raffaella Tavagnacco\, Sonia Tomasin\, Agnese Zanirato\, Francesco Zorzenon\nscene Luigina Tusini\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\n \nPartendo dalle riflessioni di Massimo Recalcati in A libro aperto\, una vita e i suoi libri\, cercheremo di rispondere insieme a domande come:\nQuale segreto è custodito in un libro? Quali sono i libri che non abbiamo dimenticato e perché? Come può un libro essere un incontro? Perché l’incontro con un libro può cambiare la vita?\nTutti questi interrogativi tracceranno le vie lungo le quali i partecipanti e le partecipanti di ogni età si racconteranno\, ponendo lo sguardo sulle tappe della propria formazione\, sugli avvenimenti importanti e sui cambiamenti della loro vita.\nSi cercherà così di riportare\, nella restituzione pubblica finale\, un intenso spaccato autobiografico di cosa può significare per una vita l’esperienza della lettura\, attraverso un grande e appassionato elogio del libro in un’epoca che sembrerebbe decretarne la scomparsa. \nIl 17 ottobre il laboratorio è stato presentato alla Casa della Musica alle ore 16.30\, nell’ambito del Festival del Coraggio\,\nè proseguito con il seguente calendario\, con orario 17.30-19.30:\n22 e 29 ottobre al Teatro Pasolini;\n12\, 19\, 26 novembre\, 3\, 10 e 17 dicembre\, 14\, 21\, 28 gennaio\, 4\, 11\, 25 febbraio\, 4\, 11\, 18\, 25 marzo alla Casa della Musica. \nper info: partecipa@cssudine.it \n  \n 
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SUMMARY:Ettore Bassi / TRAPPOLA PER TOPI
DESCRIPTION:di Agatha Christie\ntraduzione e adattamento Edoardo Erba\nregia Giorgio Gallione\ncon Ettore Bassi\, Claudia Campagnola\, Dario Merlini\, Stefano Annoni\, Giulia Ricciardi\, Marco Casazza\, Matteo Palazzo\, Raffaella Anzalone\nscene Luigi Ferrigno\ncostumi Francesca Marsella\nmusiche Paolo Silvestri\nluci Antonio Molinaro\nproduzione La Pirandelliana \n“Il 25 novembre 1952 all’Ambassadors Theatre di Londra andava in scena per la prima volta Trappola per topi di Agatha Christie. Da allora\, per 70 anni ininterrottamente\, il sipario si è alzato su questa commedia “gialla” senza tempo e di straordinaria efficacia scenica.\nTrappola per topi ha un plot ferreo ed incalzante\, è impregnata di suspense ed ironia\, ed è abitata da personaggi che non sono mai solo silhouette o stereotipi di genere\, ma creature bizzarre ed ambigue il giusto per stimolare e permettere una messa in scena non polverosa o di cliché.\nNonostante l’ambientazione d’epoca e tipicamente British\, il racconto e la trama possono essere vissuti come contemporanei\, senza obbligatoriamente appoggiarsi sul già visto\, un po’ calligrafico o di maniera\, fatto spesso di boiserie\, kilt\, pipe e tè. Credo che i personaggi di Trappola nascano ovviamente nella loro epoca\, ma siano vivi e rappresentabili oggi\, perché i conflitti\, le ferite esistenziali\, i segreti che ognuno di loro esplicita o nasconde sono quelli dell’uomo contemporaneo\, dell’io diviso\, della pazzia inconsapevole. E credo riusciremo a dimostrarlo grazie alla potenza senza tempo di Agatha Christie\, ma anche e soprattutto con il talento e l’adesione di una compagnia di artisti che gioca seriamente con un’opera “chiusa” e precisa come una filigrana\, che però lascia spazio all’invenzione e alla sorpresa\, una promessa di imprevedibilità e insieme di esattezza. E poi c’è la neve\, la tormenta\, l’incubo dell’isolamento e della bivalenza\, il sospetto e la consapevolezza che il confine tra vittima e carnefice può essere superato in qualsiasi momento. Ingredienti succosi ed intriganti che spero intrappoleranno il pubblico.”\nGiorgio Gallione\n\nDurata: 120 minuti con intervallo \n        \n  \n 
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SUMMARY:The Kitchen Company / RUMORI FUORI SCENA
DESCRIPTION:di Michael Frayn\ntraduzione Filippo Ottoni\ncon Daria D’Aloia\, Fabrizio Careddu\, Mauro D’Amico\, Susanna Valtucci\, Lidia Castella\, Lorenzo Tolusso\, Caterina Cottafavi\, Fabio Facchini\, Marco Zanutto\nregia Massimo Chiesa\nproduzione Dada\nin collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito \nRumori fuori scena è un’irresistibile e pluripremiata commedia inglese. Dal suo debutto ad oggi ha fatto divertire milioni di spettatori e ha raggiunto un numero di messe in scena e di repliche tale da spingerla in vetta alla classifica delle commedie più rappresentate al mondo. Considerato il capolavoro comico per eccellenza\, è scandita da un ritmo inarrestabile che porta lo spettatore a ridere fino alle lacrime. Suddiviso in tre atti\, è un riuscitissimo osservatorio sul mondo del teatro e sulle sue infinite\, sorprendenti\, e rocambolesche dinamiche interne.\nRumori Fuori Scena è il cavallo di battaglia della The Kitchen Company. Rappresentato a Genova per ben 212 serate\, ha totalizzato 55.628 spettatori. Molti di questi lo hanno visto più di 1 volta\, alcuni lo hanno visto per più di 5 volte\, e alcuni “folli” lo hanno visto più di 10 volte! Uno spettacolo imperdibile!\n\nDurata: 140 minuti con intervallo \n      \n  \n 
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SUMMARY:Paola Fresa / P COME PENELOPE
DESCRIPTION:Per una riscrittura contemporanea del mito \ndi e con Paola Fresa\nin collaborazione con Christian Di Domenico\nscene e costumi Federica Parolini\nluci Paolo Casati\nsupervisione registica Emiliano Bronzino\nregista assistente Ornella Matranga\nuna produzione Accademia Perduta / Romagna Teatri\, Fondazione TRG di Torino\nin collaborazione con Officina Corvetto Festival\, TRAC Teatri di Residenza Artistica Contemporanea\, KanterStrasse\, Dialoghi_Residenze delle arti performative a Villa Manin a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\n\nPremio Nazionale Franco Enriquez nella categoria Teatro Classico e Contemporaneo\, sezione Miglior attrice e autrice \nIl processo drammaturgico prende avvio dall’etimologia del nome Penelope\, anatroccola\, con un esplicito riferimento all’episodio dell’infanzia del personaggio\, in cui la futura moglie di Ulisse fu vittima di un tentativo di affogamento da parte del padre. In uno spazio chiuso e asettico\, simile a un laboratorio di analisi\, viene messa sotto il microscopio l’iconica storia di Penelope. L’intento è quello di restituire alla figura universale del mito il suo sguardo negato\, quello della donna che l’ha subito-vissuto\, riconoscendole così una funzione attiva nella narrazione della sua vita. La protagonista\, bloccata in questo spazio\, ripete il gesto di fare e disfare la scena\, proprio come l’omerica Penelope faceva e disfaceva la tela. Questo gesto simbolico permette di ripercorrere la sua esistenza\, segnata dal rapporto con il padre\, trascorsa nell’attesa di un uomo che non è mai tornato\, e interrotta per un figlio che\, una volta cresciuto\, ha scelto di non aspettare e di partire.\nLa chiave ironica con cui vengono affrontate queste tematiche universali\, riporta immediatamente l’indagine intorno al mito al nostro vivere contemporaneo. \nDurata: 55 minuti \n    \n 
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SUMMARY:Vanessa Gravina e Nicola Rignanese / PAZZA
DESCRIPTION:di Tom Topor\ncon Vanessa Gravina e Nicola Rignanese\ne con Maurizio Zacchigna\, Fabrizio Coniglio\, Massimo Rigo e Gloria Sapio\nadattamento e regia Fabrizio Coniglio\nscene Gaspare de Pascali\ncostumi Sandra Cardini\nsound design Enza De Rose\nlight design Bruno Guastini\nproduzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste \nClaudia Draper\, una squillo di lusso\, viene accusata dell’omicidio di un anziano cliente e rischia venticinque anni di carcere. Pur di salvarla\, la ricca famiglia si affida ad un valente legale per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e farla internare in un istituto psichiatrico\, dal quale potrà uscire dopo pochi anni. Ma la donna si sbarazza del legale pagato dai genitori e viene affidata a un avvocato d’ufficio\, il quale intuisce – dietro il contegno ostico dell’indesiderata cliente – un’intelligenza acuta e la capacità di collaborare alla propria difesa. Claudia lo fa a prescindere da ogni possibile cavillo giudiziario\, solo svelando dolorosamente\, con disperata causticità\, lo scabroso entroterra familiare nel quale è maturata la sua scelta di vita e le intollerabili pretese del cliente che scatenarono la sua micidiale reazione di difesa.\nPazza andò in scena per la prima volta a Broadway nel 1980\, per poi essere riproposto al cinema dallo stesso Topor in una fortunatissima versione che vide Barbara Streisand nei panni della protagonista assieme a un giovane Richard Dreyfuss. \nDurata: 90 minuti
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SUMMARY:Claudio Casadio\, Loredana Giordano\, Valentina Carli\, Leone Tarchiani / GLI INNAMORATI
DESCRIPTION:di Carlo Goldoni\nadattamento e regia Roberto Valerio\ncon Claudio Casadio\, Loredana Giordano\, Valentina Carli\, Leone Tarchiani\, Maria Lauria\, Lorenzo Carpinelli\, Damiano Spitaleri\, Alberto Gandolfo\nscene e costumi Guido Fiorato\nmusiche Paolo Coletta\nlight designer Michele Lavanga\nassistente scene e costumi Anna Varaldo\nproduzione Accademia Perduta/Romagna Teatri\, La Contrada Teatro Stabile di Trieste\, La Pirandelliana \nSpecchiatevi\, o giovani\, in questi Innamorati ch’io vi presento;\nridete di loro\, e non fate che si abbia a rider di voi.\n\n“Così Carlo Goldoni introduce la sua commedia al lettore\, e in questa breve frase c’è davvero tutto il succo dell’opera. Due giovani innamorati (Eugenia e Fulgenzio) ci mostrano come un amore dolce\, limpido e senza inganni si possa trasformare senza alcun motivo in folle gelosia: da qui nascono una serie di ripicche\, furibonde liti\, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.\nEsiste un tema più universale e contemporaneo di questo?\nQuale altro sentimento scuote e dilania le nostre anime quanto l’amore folle?\nDiventa allora necessario rimettere in scena questo capolavoro goldoniano che ci rammenta quanto ancora oggi ci sia di sciocco\, buffo\, nei nostri comportamenti durante un innamoramento.\nGoldoni ci presenta una magnifica galleria di personaggi intorno ai due giovani amanti che consigliano\, rimproverano\, ingarbugliano ancor di più la vicenda. Il campione assoluto nel creare scompiglio e nel creare strade drammaturgiche aggrovigliate è Fabrizio (lo zio di Eugenia)\, magnifica maschera di chiacchierone\, bonario bugiardo che esalta e magnifica tutte le persone che lo circondano provocando ilarità degli altri personaggi e di riflesso del pubblico. \nCon una scenografia contemporanea e costumi moderni\, nasce uno spettacolo asciutto\, diretto\, senza fronzoli\, che mescola leggerezza\, risate\, momenti di grande commedia a cupe atmosfere per poter rappresentar un amore più violento di tutti gli altri; uno spettacolo in cui trionfa il Teatro e la magnifica macchina teatrale inventata dal più grande drammaturgo italiano\, capace con un testo scritto nel 1759\, di parlare ancora oggi alle persone sedute in platea.” Roberto Valerio \nDurata: 90 minuti \n \nFoto di Filippo Venturi \nFoto di Filippo Venturi
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SUMMARY:Russian Classical Ballet / LA BELLA ADDORMENTATA
DESCRIPTION:musiche Pyotr Ilyich Tchaikovsky\ncoreografie Marius Petipa\nscenografie Russian Classical Ballet\ncostumi Evgeniya Bespalova\ndirezione artistica Evgeniya Bespalova \nSpettacolo in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG / a.Artisti Associati – Gorizia \nLa Bella Addormentata è un incredibile capolavoro del balletto classico.\nLa dimensione del sogno risveglia la magia delle fiabe\, un mondo incantato di castelli\, foreste\, maledizioni e incantesimi. Solo un bacio dell’amor puro spezzerà il sortilegio. Quest’opera\, consacrazione del romanticismo\, basata sul racconto di Charles Perrault La Belle au Bois Dormant\, integrata nello stile francese del XVIII secolo\, è considerata una delle pièce che crea più interesse per il pubblico.\nQuesta rappresentazione è una grande sfida per i ballerini\, specialmente nell’interpretazione del personaggio principale della Princessa Aurora\, che richiede uno stile cristallino elegante e fragile.\nEseguito dalle principali compagnie mondiali\, questo capolavoro di Pyotr Tchaikovsky è senza dubbio una delle pagine più belle dell’illustre compositore russo. Melodie eterne come Rosa Adagio e Grande Valse Villageoise rivelano il lirismo dell’autore. La relazione tra la musica di Tchaikovsky e la coreografia di Marius Petipa è così perfetta che sarebbe difficile immaginare un’altra lettura della partitura. Pertanto\, la musica e la coreografia in simbiosi geniale hanno reso questa pièce l’Opera più emblematica della danza classica.\nQuesta produzione presenta un incredibile set di bellezza e realismo\, costumi prodotti con dettagli sontuosi e barocchi\, un ensemble di solisti e un corpo di ballo guidato da star del balletto russo. \ndurata: 2 ore e 20 minuti con intervallo
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SUMMARY:Marta Cuscunà / LA SEMPLICITÀ INGANNATA
DESCRIPTION:Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne\n\ndi e con Marta Cuscunà\ndisegno luci Claudio “Poldo” Parrino\ndisegno del suono Alessandro Sdrigotti\ntecnica di palco\, delle luci e del suono Marco Rogante\, Alessandro Sdrigotti\nrealizzazioni scenografiche Delta Studios; Elisabetta Ferrandino\nrealizzazione costumi Antonella Guglielmi\nuna co-produzione Centrale Fies\, Operaestate Festival Veneto\ncon il sostegno di Provincia Autonoma di Trento-T-under 30\, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol\, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia\, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia\, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari\, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari\, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone\, Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone.\ncon il sostegno dei partecipanti al progetto di microcredito teatrale Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d’Autore; L’Attoscuro Teatro – Montescudo di Rimini.\n\nLiberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin\, (Ed. Biblioteca dell’Immagine\, 1998) e a L’Inferno monacale di Arcangela Tarabotti\, a cura di Francesca Medioli (Ed. Rosenberg&Sellier\, 1990) \n\nLiberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine\, La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi “coro” per cambiarlo. La semplicità ingannata riporta alla luce la voce di un gruppo di giovani che\, nel Cinquecento\, lottarono contro le convenzioni sociali\, rivendicando libertà di pensiero e di critica nei confronti della cultura maschile.\nNel Cinquecento avere una figlia femmina equivaleva ad una perdita economica: agli occhi dei padri era una parte del patrimonio economico della famiglia che andava in fumo al momento del matrimonio. Una figlia bella e sana era economicamente vantaggiosa perché poteva essere sposata con una dote modesta. Una figlia brutta o con qualche difetto fisico necessitava invece di una dote più salata.  Per questo i padri di famiglia escogitarono una soluzione alternativa per sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata.\nArcangela Tarabotti e le Clarisse del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di resistenza all’utilizzo delle vocazioni religiose a fini economici davvero unica nel suo genere.\nQueste donne trasformarono il convento in uno spazio di contestazione\, di libertà di pensiero\, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l’universo femminile dell’epoca. L’Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sulle Clarisse di Udine\, ma le monache riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando una sorprendente micro-società tutta al femminile\, in un tempo in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico ed economico della vita.\n\n “Fino a che punto è lecito elaborare i dati senza che questa operazione si trasformi in un tradimento della verità storica? Ho cercato di raccontare alcuni aspetti della vicenda realmente accaduta attraverso analogie che li rendessero più vicini a noi. Concetti come “eresia” o “dote” assumono\, nello spettacolo\, significati più ampi di quelli letterali\, nel tentativo di guardare\, oggi\, alla “monaca forzata” come simbolo non esclusivo della condizione femminile ma una condizione che ha ancora bisogno di riscatto” Marta Cuscunà \nEstratti rassegna stampa\n«Un racconto potente e ironico di resistenza femminile: Marta Cuscunà anima con energia e delicatezza la rivoluzione delle Clarisse di Udine.»\nTiziana Montrasio Il Sole 24 ore \nLa semplicità ingannata è la seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili \ndurata 70 minuti \n    
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SUMMARY:Presentazione libro LETTERE A MARIA SECCARDI
DESCRIPTION:mercoledì 5 novembre\, ore 18:00\n\nPer i 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini \nfuori abbonamento – ingresso libero \nCasa della Musica – Presentazione del libro\nLETTERE A MARIA SECCARDI\ndi Pier Paolo Pasolini\nintervengono Flavia Leonarduzzi\, Rita Maffei\, Massimo Somaglino\, Valentina Marsoni\ne con Maurizio Piccin \nLa presentazione è realizzata in collaborazione con la Biblioteca Civica “Giuseppe Zigaina” di Cervignano del Friuli \nBookshop a cura della Libreria Mariuz
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SUMMARY:Civica Accademia d'Arte Drammatica Nico Pepe / NEL CUORE DELLA REALTÀ. Pasolini: vita e letteratura che si fanno cinema
DESCRIPTION:martedì 4 novembre\, ore 20:45 \nPer i 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini\n\nfuori abbonamento – ingresso libero \nregia e drammaturgia Claudio de Maglio\ncon gli allievi diplomandi Giulio Bianchi\, Silvia Cerchier\, Iacopo Cesaria\, Alvise Colledan\, Erika Maria Cordisco\, Massimo Filoso\, Federica Garbarini\, Santi Maccarrone\, Andrea Monteverdi\, Siro Pedrozzi\, Sara Volpi\, Sara Wegher\ne gli allievi del secondo anno Elia Bonzani\, Francesca Cozzini\, Leonardo Maria Filoni\, Davide Gavini\, Gianluca Madaschi\, Edoardo Maria Mattina\, Gaia Mencarini\, Michela Serra\, Nello Tammaro\, Giacomo Zampini\ncanti a cura di Marco Toller\nconsulenza culturale Naiem Abdulrazaq\nscenografie Claudio e Andrea Mezzelani\ncostumi Emmanuela Cossar\nservice tecnico OnStage di Andrea Saccomano \n“Lo spettacolo si presenta come un viaggio che si sofferma su alcune delle tappe che hanno segnato il percorso artistico del Pasolini regista cinematografico. Soprattutto verranno a fare da pilastri della nostra narrazione due capolavori della letteratura universale: “Decameron” (film del 1971) e “Le mille e una notte” (“Il fiore delle mille e una notte”\, film del 1974) con sortite nelle dichiarazioni di poetica di questo grande autore. Faranno anche parte della nostra pièce alcune delle sue analisi più “ispirate” del mondo contemporaneo assieme ad altri frammenti di pellicole che compongono un patrimonio culturale dal valore inestimabile. In un’Italia sempre più appiattita da un pensiero unico e che da un punto di vista delle dinamiche sociali e della qualità dei suoi dibattiti interni sembra aver fatto dei passi indietro piuttosto che in avanti\, un personaggio “unico” e provocatoriamente “politico” nel senso più profondo ed elevato del termine\, ci manca. Siamo un po’ tutti orfani di Pasolini e delle sue sortite “corsare”\, delle vitalissime sue provocazioni. Anche coloro che non l’hanno amato o lo hanno odiato. Non si può restare indifferenti davanti alle sue realizzazioni\, in qualsiasi ambito lui le abbia collocate. \nLo scopo del nostro spettacolo è quello di cercare di restituire a tutti e soprattutto ai giovani il senso dell’importanza che ha avuto questo artista visionario e profetico\, questo poeta “scomodo” questo scrittore e regista rivoluzionario e che non finisce di sorprenderci ancora oggi risvegliando profonda nostalgia delle sue analisi acutissime … Una presenza come quella di Pasolini ha contribuito in modo essenziale alla crescita culturale\, sociale e civile del nostro Paese e abbiamo la\nresponsabilità di farne testimonianza. Il nostro lavoro vuole quindi essere una carrellata di alcune pietre miliari della sua Opera soprattutto cinematografica (molto “teatrale”) e attraverso di essa incuriosire e stimolare a conoscerlo meglio aiutando le giovani generazioni a coglierne la statura. Rileggere le sue opere come romanzi e poesie\, come film e documentari è anche un’immersione che continua ancora oggi a farci scoprire l’immensa ricchezza e carica vitale di un\nautore che ha attraversato la storia della nostra cultura in modo perturbante e unico. Tornare “nel cuore della realtà” (come Pier Paolo Pasolini definiva la sua ricerca cinematografica) non è esercizio di stile ma un viaggio nelle profondità dell’essere umano che può a volte manifestarsi come disarmante gioiosa semplicità … e non è un paradosso.”\nClaudio de Maglio \ndurata: primo atto 80 minuti\, intervallo\, secondo atto 75 minuti
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SUMMARY:Francesco Alberici / BIDIBIBODIBIBOO
DESCRIPTION:regia e drammaturgia Francesco Alberici\ncon Francesco Alberici\, Maria Ariis\, Salvatore Aronica\, Andrea Narsi\, Daniele Turconi\nscene Alessandro Ratti\nluci Daniele Passeri\naiuto regia Ermelinda Nasuto\ntecnica Fabio Clemente\, Eva Bruno\nproduzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\nin coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Ente Autonomo Teatro Stabile di Bolzano\ncon il sostegno di La Corte Ospitale\nsi ringraziano Alessandra Ventrella\, Davide Sinigaglia e Ileana Frontini \nTesto creato nel corso dell’Ecole des Maîtres 2020-21 per drammaturgh* diretta da Davide Carnevali\nFinalista alla 56a edizione del Premio Riccione per il Teatro\nPremio UBU 2024 come Miglior Nuovo Testo Italiano / Scrittura Drammaturgica\n \n\nCon grande tenerezza e dissacrante ironia Bidibibodibiboo racconta le scelte e le rinunce\, i sogni e le grandi paure di una generazione alle prese con un mondo del lavoro drammaticamente spietato. \nScritto durante l’Ecole des Maîtres 2020-21 da Francesco Alberici\, Bidibibodibiboo\, ora in scena diretto e interpretato dallo stesso Alberici (Premio Ubu 2021 come Miglior attore/performer under 35) è un ritratto al vetriolo della disastrosa situazione in cui versa il mondo del lavoro ai giorni nostri.\nBidibibodibiboo\, testo finalista alla 56a edizione del Premio Riccione per il Teatro\, racconta le traversie di un giovane impiegato: assunto a tempo indeterminato da una grande azienda\, e forse preso di mira da un superiore\, il ragazzo precipita lentamente in una spirale persecutoria che trasforma in un incubo le ore trascorse sul posto di lavoro.  La giuria della 56a edizione del Premio Riccione per il Teatro ha sottolineato come «con un’efficace e misurata composizione\, l’autore\, racconti con asciutta verosimiglianza ed efficacia\, la caduta agli inferi aziendali del protagonista: attacchi\, vergogna\, licenziamento\, omissione\, liberazione.» \ndurata: 105 minuti
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SUMMARY:THE BLACK BLUES BROTHERS
DESCRIPTION:spettacolo acrobatico\, comico e musicale\n\nscritto e diretto da Alexander Sunny\ncon Bilal Musa Huka\, Rashid Amini Kulembwa\, Seif Mohamed Mlevi\, Mohamed Salim Mwakidudu e Peter Mnyamosi Obunde\ncoreografie Electra Preisner e Ahara Bischoff\nscenografie Siegfried Preisner\, Loredana Nones e Studiobazart\nlight designer Andrew Broom\nproduzione Mosaico Errante\ndistribuita in esclusiva mondiale da Circo e dintorni \nIn un elegante locale stile Cotton Club\, assecondando le bizze di una capricciosa radio d’epoca che trasmette musica rhythm’n’blues\, il barman e tutto lo staff si trasformano in equilibristi\, sbandieratori\, acrobati e danzatori col fuoco. Ogni oggetto (sedie\, tavoli\, appendiabiti\, vasi e persino specchi) diventa uno strumento per acrobazie mozzafiato e coinvolgimento costante del pubblico.\nUna festa ricca di momenti spettacolari sulle travolgenti note della colonna sonora del cult movie The Blues Brothers: piramidi umane\, limbo col fuoco\, salti con la corda e nei cerchi\, gag esilaranti\, divertenti striptease\, spassose sfide di ballo e molto altro ancora. \nNato dalla fantasia di Alexander Sunny (già produttore di spettacoli di successo e curatore di speciali TV sul Cirque du Soleil) The Black Blues Brothers si è affermato come un must dell’intrattenimento dal vivo internazionale\, ottenendo ovunque numerosi sold out\, standing ovation e recensioni a quattro e cinque stelle in un tour mondiale di oltre 800 date e 500.000 spettatori\, tra i quali Papa Francesco\, che si è personalmente congratulato con gli acrobati\, il Principe Alberto e la Principessa Stéphanie di Monaco e la Famiglia Reale Inglese\, per la quale il gruppo si è esibito durante la Royal Variety Performance\, storica trasmissione TV britannica che ha accolto i più grandi nomi della danza\, del teatro e del circo\, quando il Re Carlo III ha introdotto la serata lodando l’enorme talento degli artisti coinvolti.\nLo show è reduce dalla quarta volta al Festival Fringe di Edimburgo\, riscuotendo un grandissimo successo\, molti sold out\, standing ovation ogni recita e molte recensioni a 4 e 5 stelle\, oltre alla prima pagina del The Guardian.\nCinque bravissimi ed elegantissimi acrobati in stile americano ma con il ritmo e l’energia dell’Africa nel sangue propongono uno spettacolo dinamico\, adatto a un pubblico di ogni età\, con una forte componente musicale e comica. \ndurata: 75 minuti
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SUMMARY:La tua opinione è preziosa!
DESCRIPTION:Cara amica\, caro amico del Teatro Pasolini\, la tua opinione è preziosa!\nTi chiediamo solo 2 minuti per partecipare a questo breve sondaggio sulla Stagione Teatro Pasolini 2024-2025.\nIl questionario è anonimo e facile da compilare. Grazie \n\n\n\nVAI AL QUESTIONARIO
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SUMMARY:Teatro Incerto / Spierdûts
DESCRIPTION:Mercoledì 9 aprile 2025 _ ore 20.45 \ndi Giovanni Visentin\, Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\nregia Giovanni Visentin\ncon Fabiano Fantini\, Claudio Moretti\, Elvio Scruzzi\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Incerto / Tinaos\n\nspettacolo in lingua friulana \nGiovanni Visentin\, uno dei fondatori del Teatro Ingenuo (amato interprete di cinema e fiction\, lo ricorderete sicuramente nel ruolo del PM del Commissario Montalbano) ha proposto al Teatro Incerto una bizzarra avventura che prende spunto dalla comune esperienza giovanile sulla figura del clown: un incontro – laboratorio durante il quale confrontarsi e interrogarsi sul senso e il ruolo di tale personaggio al giorno d’oggi.\nDa questo incontro è nata l’idea dello spettacolo Spierdûts.\nTre clown\, anziani e acciaccati\, (i tre del Teatro Incerto\, appunto) si ritrovano a condividere un alloggio di fortuna ai margini di una grande città. Il circo in cui lavoravano ha chiuso. Il loro agente non si fa più sentire. I clamorosi successi di un tempo sono finiti. Sono costretti\, per tirare avanti\, a fare alcuni umilianti lavori di fortuna. Nonostante tutto non si arrendono\, continuano a coltivare la loro arte ricordando nostalgicamente il glorioso passato. Si sono costruiti un luogo immaginario\, un’oasi dove spazio e tempo sono relativi\, un surreale rifugio dove poter mettere ancora in scena la loro poetica comicità.\nImprovvisamente e inaspettatamente il telefono squilla di nuovo… \nDurata: 60 minuti
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SUMMARY:Enzo Decaro / Non è vero ma ci credo
DESCRIPTION:Martedì 18 marzo 2025 _ ore 20.45 \ndi Peppino De Filippo\ncon Enzo Decaro\ne con Mario Cangiano\, Carlo Di Maio\, Roberto Fiorentino\, Carmen Landolfi\, Massimo Pagano\, Gina Perna\, Ciro Ruoppo\, Fabiana Russo\, Ingrid Sansone\nregia Leo Muscato\nscene Luigi Ferrigno\ncostumi Chicca Ruocco\ndisegno luci Pietro Sperduti\nassistente alla regia Roberto Fiorentino\nproduzione I Due della Città del Sole \nRispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano\, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo.\nQuella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere\, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte.\nL’avaro\, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano\, interpretato dall’amatissimo Enzo Decaro\, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura.\nLa sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi e anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde ossessioni. Licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo\, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia\, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria\, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente\, gioviale e preparato\, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra sua qualità: la gobba. Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione\, ambientando la storia in una Napoli anni 80\, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola\, Pino Daniele e Maradona.” Leo Muscato \nDurata: 90 minuti
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SUMMARY:Le gratitudini
DESCRIPTION:Martedì 11 marzo 2025 _ ore 20.45 \ndal romanzo di Delphine de Vigan\nadattamento e regia Paolo Triestino\ncon Lucia Vasini\, Lorenzo Lavia\, Paolo Triestino\, Carmen Di Marzo\nla voce di Muriel è di Anna Gualdo\nscena Francesco Montanaro\ncostumi Lucrezia Farinella\nluci Alessandro Nigro\nmusiche originali Massimiliano Gagliardi\nmovimenti coreografici Erika Puddu\nproduzione a.Artisti Associati-Centro di produzione teatrale \n“Vi siete mai chiesti quante volte al giorno dite grazie?\nGrazie per il sale\, per la porta\, per l’informazione. Grazie per il resto\, per il pane\, per il pacchetto di sigarette. Grazie di cortesia\, quasi vuoti. Grazie a te. Grazie di tutto. Grazie infinite. Grazie mille. Grazie professionali: grazie per la sua risposta\, il suo interessamento\, la sua collaborazione. Vi siete mai chiesti quante volte nella vita avete detto grazie sul serio? Un vero grazie. A chi? All’insegnante che vi ha fatto amare i libri? Al ragazzo che è intervenuto il giorno in cui siete stati aggrediti per strada? Al medico che vi ha salvato la vita? Alla vita stessa?” \nSi apre così Le Gratitudini\, il romanzo luminoso e commovente di Delphine de Vigan. Un dirompente inno alla vita\, dove quattro esistenze si intrecciano in un mirabile incrocio di sentimenti\, passioni\, rimpianti\, ma dove tutto è ancora possibile. Basta volerlo\, con caparbietà e decisione. E con un sorriso.\n\nLe Gratitudini mette in scena la storia di Michka\, anziana correttrice di bozze di origini polacche\, che per anni ha accudito Marie\, figlia di una vicina di casa assente e problematica. Ora è lei ad avere bisogno di aiuto: perde le parole\, proprio lei che con le parole ha giocato per tutta la vita. Marie e Jerome\, giovane e appassionato ortofonista\, accudiranno e sosterranno Michka nel suo ultimo viaggio\, determinata a dire grazie a tutti coloro che l’hanno aiutata\, soprattutto a chi l’ha salvata bambina dallo sterminio nazista. \nDurata: 80 minuti
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SUMMARY:Davide Enia / Autoritratto
DESCRIPTION:Venerdì 28 febbraio 2025 _ ore 20.45 \ndi e con Davide Enia\nmusiche originali ed eseguite da Giulio Barocchieri\nluci Paolo Casati\nsuono Francesco Vitaliti\nuna co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Accademia Perduta Romagna Teatri\, Spoleto Festival dei Due Mondi\ncon il patrocinio della Fondazione Falcone\n \nDopo il debutto accolto con standing ovation a ogni replica al Festival dei Due Mondi di Spoleto\, Davide Enia palermitano\, scrittore\, drammaturgo\, interprete e regista\, artista dal 2024 in produzione al CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, porta in tournée Autoritratto\, frutto di una coproduzione CSS\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Accademia Perduta Romagna Teatri\, Festival dei Due Mondi con il patrocinio della Fondazione Falcone. \n19 luglio 1992. Cinquantasette giorni dopo l’uccisione di Giovanni Falcone\, un’autobomba esplode in via D’Amelio\, muoiono il giudice Paolo Borsellino e i cinque membri della scorta.\nA 32 anni dalle stragi mafiose\, Davide Enia racconta l’impatto di Cosa Nostra sulla nostra vita di persone\, di cittadine e cittadini e traccia «un Autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.\nIntrecciando cunto e parole\, corpo e dialetto\, usando gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella sua Palermo\, Autoritratto esplora il rapporto nevrotico con Cosa Nostra e il suo devastante impatto emotivo nella vita di ognuno. Autoritratto è una tragedia\, un memoriale\, un’orazione civile\, una interrogazione linguistica\, un processo di analisi personale e condiviso\, e quindi al contempo intimo e collettivo. \n“Io non ho nessun ricordo del 23 maggio 1992. Non ricordo dove fossi\, con chi\, quando e dove ho appreso la notizia della bomba in autostrada che ha ucciso il giudice Giovanni Falcone\, sua moglie e alcuni agenti della scorta. I miei parenti\, i miei amici\, i miei compagni\, tutte le persone che conosco hanno un chiaro ricordo di quel giorno. Io ho un vuoto che non si riempie. Le mie difese emotive hanno operato una rimozione tanto profonda quanto dolorosa. Ma non è la rimozione uno degli effetti della nevrosi? In Sicilia praticamente tutti abbiamo avuto\, almeno fino alle stragi\, un rapporto di pura nevrosi con Cosa Nostra. È un discorso che ha a che fare con la coscienza collettiva condivisa\, con la pratica del quotidiano\, con strutture di pensiero millenarie. Per diverse ragioni\, da noi la mafia è stata minimizzata\, sottostimata\, banalizzata\, rimossa o\, al contrario\, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è. E\, a questo sfocamento dell’oggetto da studiare\, è corrisposta una inconscia introiezione di quelle identiche modalità di comportamento\, stesse pratiche\, simili scatti emotivi. Per uno sguardo che indugia su un particolare\, a Palermo può partire un aggàddo\, una rissa. Il padre che impone al figlio l’iscrizione a una data facoltà universitaria moltiplica la logica del patriarca cui si deve obbedire. La difficoltà di nominazione del desiderio e la conseguente consegna alla dittatura del silenzio rende la logica del Potere pronta ad aggredire e a imporsi con maggiore facilità. Questo è quindi uno dei problemi che abbiamo con Cosa Nostra: in una maniera dolorosa e sconcertante\, a volte la mafia rappresenta uno specchio della nostra vita familiare\, dei nostri processi decisionali e operativi\, del nostro modo di osservare il mondo e intendere le relazioni\, del nostro rapporto con la religione. Sono tutte operazioni che scavano a livello inconscio\, e che proprio nella comune base linguistica creano le prime cicatrici emotive. In una culla culturale in cui «’a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice”»\, la miglior parola è quella non detta\, che si configura come prima soglia dell’omertà\, affrontare per davvero Cosa Nostra significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé\, quanto cercare di comprendere la mafia in me. Questo assunto configura così una necessaria intelaiatura biografica nella costruzione del testo. A Palermo tutti quanti abbiamo pochissimi gradi di separazione con Cosa Nostra. Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni\, tornando a casa da scuola. Conoscevo il giudice Borsellino\, abitava di fronte casa nostra\, sono cresciuto giocando a calcio con suo figlio. E padre Pino Puglisi\, il sacerdote ucciso dalla mafia\, era il mio professore di religione al liceo. Come me\, i miei amici\, i miei compagni\, i miei concittadini\, tutti quanti abbiamo toccato con mano la mafia. Tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra. \nEcco una costante dei palermitani: sentirsi ovunque costantemente in pericolo. La nevrosi è inscritta nel nostro orizzonte degli eventi.\nLo spettacolo poi prenderà in esame un caso particolare\, un vero e proprio spartiacque nella coscienza collettiva: il rapimento e l’omicidio di Giuseppe di Matteo\, il bambino figlio di un collaboratore di giustizia\, rapito\, tenuto per 778 giorni in prigionia in condizioni spaventose e infine ucciso per strangolamento per poi venire sciolto nell’acido. Una storia disumana che si configura come l’apparizione del male\, il sacro nella sua declinazione di tenebra. Siamo in presenza dell’orrore\, di una ferocia smisurata\, di una linea di azioni così abiette da essere impossibile ogni aggettivazione. E su tutto vibra il sacrificio di una vittima innocente. La verticalità della vicenda ha in sé tutti i requisiti della tragedia\, soprattutto nella formulazione di domande che non possono avere risposte. Gli strumenti linguistici a disposizione per affrontare questo lavoro sono quelli che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo: il corpo\, il canto\, il dialetto\, il pupo\, la recitazione\, il cunto. È dentro questo linguaggio circoscritto che questo problema linguistico va affrontato\, sviscerato\, interrogato\, risolto. \nQuesto nuovo lavoro è una tragedia\, una orazione civile\, un processo di autoanalisi personale e condiviso\, un confronto con lo Stato\, una serie di domande a Dio in persona.\nLo spazio scenico così non può che essere il teatro vuoto: via le quinte\, via i fondali\, via tutto. Resta la nudità di una struttura eletta come luogo della rappresentazione. Il teatro svuotato diventa così il correlativo oggettivo dell’inconscio\, sia individuale che collettivo. Le mura\, le assi\, i pilastri diventano il fondo su cui si depositano le ferite\, i traumi\, le vergogne\, le rimozioni.\nLo spazio vuoto apre all’evocazione del tempo della memoria\, sia del singolo che della comunità. È il campo di forza in cui è possibile ricostruire un immaginario\, risignificando lo spazio\, lo sguardo\, il silenzio\, la parola.\nPer questo\, questo rituale è un autoritratto al contempo intimo e collettivo”.\nDavide Enia \ndurata: 90 minuti \nAscolta l’intervista di Miriam Mauti a Davide Enia su Prima fila – Rai Radio 1\, 30 novembre 2024
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SUMMARY:Edoardo Erba / Rita Maffei / Maratona di New York
DESCRIPTION:Martedì 11 febbraio 2025 _ ore 20.45 \n \ndi Edoardo Erba\ntraduzione e adattamento Paolo Patui\nregia Rita Maffei\ncon Daniele Fior e Marco Rogante\ncoproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Teatri Stabil Furlan\nin collaborazione con ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane \nspettacolo in lingua friulana \nVent’anni dopo la fortunata versione con Claudio Moretti e Fabiano Fantini\, in scena per oltre un centinaio di repliche\, Rita Maffei riprende la sua regia di Maratona di New York\, tradotto in friulano da Paolo Patui\, per un riallestimento affidato a una generazione più giovane di attori friulani: Daniele Fior e Marco Rogante.\nUn teatro a cronometro per una corsa che diventa metafora della vita. \nDue amici\, di notte\, in corsa nella campagna. Si stanno allenando per la gara amatoriale più famosa del mondo. Lunghe falcate nel buio e poche parole. Quelle che bastano per non essere soli\, per ingannare la fatica. È quando il ritmo si fa più teso\, quando il fiato comincia a mancare\, che le parole prendono il sopravvento. Come un cronometro il filo dei pensieri batte più forte. Ricordi comuni e comuni incomprensioni di due maratoneti che si ritrovano a fare i conti con sé stessi e con gli altri\, col senso delle proprie azioni\, con piccoli particolari che non tornano. Mentre il sudore scende più freddo e la milza comincia a far male\, l’allenamento spensierato\, allegro\, esilarante\, svolta verso una mèta drammatica. Le immagini sfuocano nella nebbia e nel buio\, i punti di riferimento si perdono\, ansimano perfino le parole\, presagi di una tragedia da cogliere nelle frasi spezzate\, nell’affanno del respiro\, nel cuore che pompa a vuoto. Nel rumore\, forse soltanto immaginato\, di lamiere che si accartocciano. \nL’avvincente copione di Edoardo Erba vinse nel 1992 il Premio Candoni Arta Terme per la nuova drammaturgia e fu interpretato allora da Luca Zingaretti e Bruno Armando. Training di sport e lavoro di palcoscenico\, Maratona di New York è drammaturgia in tempo reale\, agonismo formato scena\, metafora di una vita da vivere come competizione\, rabbia da consumare in fretta. Troppo in fretta. \nDurata: 65 minuti \nMaratona di New York\ndi Edoardo Erba\ntraduzion furlane par cure di Paolo Patui\ncun Daniele Fior e Marco Rogante\nregjie di Rita Maffei\ncoproduzion Teatri Stabil Furlan e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\nin colaborazion cun ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane \nVincj agns dopo de version fortunade cun Claudio Moretti e Fabiano Fantini\, lade in sene par plui di cent replichis\, Rita Maffei e torne a cjapâ in man il copion di Maratona di New York\, par une gnove version di consegnâ a une gjenerazion plui zovine di atôrs furlans: Daniele Fior e Marco Rogante. Un teatri a cronometri par une corse che e devente une metafore de vite. Doi amîs\, di gnot\, che a corin inte campagne. A son daûr a alenâsi pe gare amatoriâl plui famose dal mont. Pas luncs tal scûr e pocjis peraulis. Chês che a coventin par no jessi di bessôi\, par parâ vie la fadie. Al è cuant che la ande si fâs plui dure\, cuant che al tache a mancjâ il flât\, che lis peraulis a cjapin la volte. Tant che un cronometri\, il fîl dai pinsîrs al bat plui fuart. Ricuarts comuns e incomprensions comunis di doi maratonetis che si cjatin a fâ i conts cun se stes e cun chei altris\, cul significât des lôr azions\, cun piçui particolârs che no tornin. Intant che il sudôr al cole vie plui frêt e la smilze e tache a dulî\, l’alenament al cjape une direzion dramatiche. Lis imagjins si smamissin te fumate e tal scûr\, si pierdin i riferiments\, fintremai lis peraulis a sfladassin\, segnâi di une tragjedie di lei tes frasis rotis\, tal respîr sbalsamât\, tal cûr che al pompe a vueit. Tal rumôr\, salacor dome imagjinât\, di lamieris che si inscartossin.
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SUMMARY:Caterina Guzzanti / Secondo lei
DESCRIPTION:Venerdì 31 gennaio 2025 _ ore 20.45\nAcquista su VIVATICKET \nscritto e diretto da Caterina Guzzanti\ncollaborazione artistica Paola Rota\ncon Caterina Guzzanti e Federico Vigorito\nluci Cristian Zucaro\nscene Eleonora De Leo\neffetti sonori Angelo Elle\ncostumi a cura di Ziamame\nInfinito e Argot produzioni in coproduzione con Teatro Stabile di Bolzano\, in collaborazione con Riccione Teatro e con il contributo di Regione Toscana \nSecondo lei è la narrazione\, dal punto di vista femminile\, delle dinamiche nascoste che regolano i rapporti all’interno di una coppia.\nL’amore\, che dovrebbe essere un luogo sicuro e sano\, diventa un silenzioso campo di battaglia in cui fraintendimenti\, bisogni e necessità si confondono e affondano in un pantano inevitabile di aspettative tradite e promesse sistematicamente rimosse\, imprigionando i due protagonisti in ruoli precisi e precari\, mentre bramano soltanto di essere accettati.\nIl bisogno di realtà\, di trovare una soluzione tangibile alla distanza creatasi tra lui e lei\, irrompe e rimbomba nella loro vita\, ne condiziona prepotentemente i pensieri e le scelte\, lasciandoli sopraffatti da un sentimento di imbarazzo e di inadeguatezza.\nSecondo lei è una storia che invita a riflettere su come la nostra cultura e la società in cui viviamo\, malgrado la strada che ci sembra\, almeno in apparenza\, intrapresa\, continuano a condizionare in modo invalidante sia le donne che gli uomini nelle scelte principali della loro vita così come nelle relazioni\, nei legami più intimi con l’altro e con noi stessi.\nCol suo primo testo e la sua prima regia\, Caterina Guzzanti affronta un tema universale\, su cui il dibattito oggi è più aperto e vivo che mai. \nSecondo lei è una storia sulla crisi tanto del maschio quanto della femmina\, nella quale dolore e ironia convivono nel paradosso della coppia\, in cui ognuno riconoscerà tante storie. \nDurata: 90 minuti
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SUMMARY:Giuseppe Cederna / Storia di un corpo
DESCRIPTION:Venerdì 10 gennaio 2025 _ ore 20.45 \ndi Daniel Pennac\nadattamento Giorgio Gallione\ncon Giuseppe Cederna\nregia Giorgio Gallione\nscene Marcello Chiarenza\nluci Andrea Violato\nproduzioni Fuorivia – Agidì in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano e Teatro Cristallo\n\n \nStoria di un corpo è il viaggio di una vita\, uno straordinario percorso dentro un’esistenza. Un tenero e sorprendente regalo post mortem\, in forma di diario\, che un padre fa alla figlia adorata.\nUna confessione e insieme un’analisi\, fisica ed emozionale\, che il nostro io narrante ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita.\nUna narrazione fluviale dove\, attraverso le sue scoperte e le sue mutazioni\, il corpo del protagonista prende progressivamente la scena\, accompagnandoci in un mondo che si svela attraverso i sensi: la voce anaffettiva della madre\, gli abbracci silenziosi del padre\, l’odore accogliente dell’amata tata\, il dolore bruciante di una ferita\, il sapore dei baci della donna amata.\nPagine e pagine di un diario intimo: lo sviluppo\, la crescita e la rovina della sola esperienza che ci fa davvero tutti uguali\, quella di noi grandiosi e vulnerabili esseri umani.\nDaniel Pennac ci accompagna alla scoperta di quel giardino segreto che è il nostro corpo\, di un organismo che è insieme memoria\, testimonianza e lascito. La “voce” di Pennac si fa grande teatro\, grazie all’interpretazione del noto attore di cinema e teatro Giuseppe Cederna e il diario di un corpo diventa una storia “che merita di essere raccontata”. \nDurata: 75 minuti
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SUMMARY:Ugo Dighero / L’avaro
DESCRIPTION:Sabato 14 dicembre _ ore 20.45 \ndi Molière\ntraduzione e adattamento Letizia Russo\nregia Luigi Saravo\nscene Lorenzo Russo Rainaldi\, Luigi Saravo\ncostumi Lorenzo Russo Rainaldi\nmusiche Paolo Silvestri\nluci Aldo Mantovani\ncon Ugo Dighero\, Stefano Dilauro\, Elisabetta Mazzullo\, Fabio Barone\, Rebecca Redaelli\, Cristian Giammarini\, Mariangeles Torres\, Paolo Li Volsi\, Luigi Saravo \nproduzione Teatro Nazionale di Genova\, a.ArtistiAssociati-Centro di produzione teatrale\, Teatro Stabile di Bolzano\, Centro Teatrale Bresciano \nLo straordinario talento comico di Ugo Dighero al servizio dell’Avaro di Molière. L’attore genovese\, già protagonista di opere di Stefano Benni e Dario Fo\, si confronta per la prima volta con un grande classico\, interpretando Arpagone nel nuovo allestimento diretto da Luigi Saravo. Nella commedia di Molière si assiste a un epico scontro tra sentimenti e soldi. Il protagonista è disposto a sacrificare la felicità dei figli\, pur di non dovere fornire loro una dote e anzi acquisire nuove ricchezze attraverso i loro matrimoni. La regia di Saravo ambienta lo spettacolo in una dimensione che rimanda al nostro quotidiano\, giostrando riferimenti temporali diversi\, dagli smartphone agli abiti anni Settanta agli spot. \n«L’avaro di Molière ruota attorno a un tema centrale\, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro» afferma il regista. «Il conflitto tra Arpagone e il suo entourage è il conflitto tra due visioni economiche: una consumistica e una conservativa. Nella nostra contemporaneità\, in cui vige l’imperativo di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita\, il gesto immobilista di Arpagone\, ossessionato dall’idea di non intaccare il proprio patrimonio\, suona quasi sovversivo\, in opposizione alla tirannia del consumo».\n\nDurata: 140 minuti con intervallo
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SUMMARY:Russian Classical Ballet / Il Lago dei cigni
DESCRIPTION:Mercoledì 4 dicembre _ ore 20.45 \nRussian Classical Ballet\nmusiche P. I. Čajkovskij\ncoreografie Marius Petipa\nlibretto Vladimir Begitchev e Vasily Geltzer\ncostumi Evgeniy Bespalova\nruoli e interpreti:\nOdette/Odile Nadejda Ivanova/Ekaterina Shalyapina\nPrincipe Siegfried Sergey Kuptsov/Dmitry Smirnov/Alexandr Tarasov\n\nSpettacolo in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale – Circuito multidisciplinare del FVG / a.Artisti Associati – Gorizia\n\nIl Lago dei cigni è l’opera più celebre nella storia del balletto. Fu la prima composizione di Čajkovskij per il Balletto dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo\, la sua realizzazione coreografica definitiva è successiva sia a La Bella Addormentata (1890) che a Lo Schiaccianoci (1892)\, le altre due grandi opere del trittico composto per i Balletti.\nIl Lago dei Cigni è un prodotto tipico della scuola ballettistica francese\, in cui si intrecciano pantomima\, i divertissement delle danze folkloristiche del terzo atto\, le sfumature malinconiche di Ivanov e l’atmosfera lunare che accompagna l’arrivo di Odette\, il doppio ruolo Odette/Odile\, cigno bianco e cigno nero\, antitesi tra Bene e Male\, tra amor sacro e amor profano\, tra luce e tenebra. Questa unione unica di elementi ha permesso che il fascino e la fama del balletto Il Lago dei cigni resistano ancora oggi\, rendendo questo titolo uno dei più interessanti per gli appassionati del balletto in quanto appaga l´innato bisogno di romanticismo del pubblico. \nIl Russian Classical Ballet di Mosca si propone in una versione coreografica che ricostruisce filologicamente l’opera originaria di Petipa e Ivanov. 40 ballerini in scena rievocano la storia d’amore eterna tra Odette e il Principe Siegfried\, sullo sfondo scenografie di grande impatto e un uso della luce ricercato che permette di creare le atmosfere del lago. \nDurata: 1 atto 45′ – intervallo 15′ – 2 atto 45′
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SUMMARY:Massimo Somaglino/Alessandro Lussiana / Salām/Shalom. Due padri
DESCRIPTION:Venerdì 8 novembre _ ore 20.45 \ndal romanzo Apeirogon di Colum McCann (Copyright © 2021\, Colum McCann. All rights reserved)\nadattamento di Paola Fresa\nuno spettacolo di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e festival vicino/lontano-Premio Terzani \nTratto dal romanzo Apeirogon di Colum McCann (Copyright © 2021\, Colum McCann. All rights reserved)\, Premio Terzani 2022\, lo spettacolo è una testimonianza necessaria davanti all’orrore della guerra in Israele e Palestina. L’autore irlandese McCann\, ha raccolto nei mille e uno frammenti che compongono il romanzo i brandelli di un conflitto apparentemente senza soluzione. Infiniti sono i lati del poligono chiamato apeirogon da cui il libro prende il titolo. Come infiniti sono i punti di vista da cui due padri\, l’israeliano Rami e il palestinese Bassam – persone reali\, che McCann ha conosciuto -\, cercano di comprendere una realtà troppo complessa per essere osservata\, e giudicata\, da un unico lato.\nDue padri\, portati sulla scena da Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana\, che sono uniti dallo stesso strazio indicibile per la perdita delle proprie bambine\, uccise ciascuna dalla guerra dell’altro; due padri che hanno avuto il coraggio di diventare uomini di pace. \n“Abbracciarsi\, tenersi la mano. Guardarsi negli occhi. Ascoltarsi\, soprattutto. Piccoli gesti normali\, per tempi normali. Per tempi di pace. Gesti eroici quando il tempo della guerra devasta e travolge le vite degli uomini. Infinito è il numero di lati del poligono chiamato apeirogon. Infiniti gli sguardi. Come infinite e mutevoli le cose del mondo\, luogo del caos e del rischio. Dentro quel caos\, due padri: lo stesso dolore\, la stessa forza. Parole di odio possono diventare parole di pace. Proviamo a mettere le parole nei corpi. Proviamo ad ascoltare davvero. Proviamo. Nella geometria dell’apeirogon ogni luogo è raggiungibile\, ogni punto può essere toccato anche se sembra impossibile”.\n\nDurata: 70 minuti
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SUMMARY:Arearea / BO.LE.RO.
DESCRIPTION:ideazione Marta Bevilacqua\ncoreografia Marta Bevilacqua\, Roberto Cocconi\nassistente alla coreografia Valentina Saggin\ndanzano Marta Bevilacqua\, Luca Campanella\, Roberto Cocconi\, Luca Di Giusto\, Irene Ferrara\, Andrea Giaretta\, Angelica Margherita\, Gioia Martinelli\, Marco Pericoli\, Andrea Rizzo\, Valentina Saggin\, Anna Savanelli\, Luca Zampar\nmusica dal vivo Radio Zastava Leo Virgili\, Antonello Valter Sguazzin\, Gabriele Cancelli\, David Cej\, Walter Grison\, Marco D’Orlando\, Pedrag Pijunovic\, Domenico Rinaldi\nluci Stefano Bragagnolo\nfonico Carlo Gris\nproduzione Compagnia Arearea 2023 con Compagnia Menhir/Le Danzatrici – en plein air\, Hangartfest\nin collaborazione con Dialoghi/Residenze delle arti performative a Villa Manin\, con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura e Regione Friuli Venezia Giulia \n“Boléro rappresenta una forte pagina sinfonica. Conta numerose versioni coreografiche\, tra cui quelle di Aurel Milloss\, Serge Lifar\, Pilar López e Maurice Béjart. Bernstein\, nel sostenere l’assoluta originalità del Boléro\, afferma: la musica giusta è quella suonata dagli strumenti giusti\, nella giusta combinazione\, al momento giusto.\nPer i 30 anni di Arearea abbiamo scelto Bolero. Qual è la danza giusta per ciascuno di noi? Qual è il momento giusto? Nella musica di Ravel risolviamo l’ossessione di una danza corale e strutturata. Arearea (dipinto di Gauguin) è una parola tahitiana e significa “gioco”. Anche noi giochiamo insieme da 30 anni girando in cerchio\, seducendoci e guardandoci negli occhi. \nSiamo noi ad esistere nel tempo o il tempo esiste in noi? Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo? Non c’è un tempo più vero di quello della danza. Ci siamo messi in ascolto di questa verità danzando tre composizioni musicali\, una occasione di festa per attraversare le nostre radici artistiche\, i mutamenti della nostra ricerca coreografica e per lanciare nuove possibilità di conoscerci. L’ultima sezione è eseguita dal vivo dai musicisti Radio Zastava”. Arearea \nDurata: 50 minuti
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DESCRIPTION:da Aristofaneadattamento e regia Ugo Chiti\ncon Amanda Sandrelli\,\nGiuliana Colzi\, Andrea Costagli\, Dimitri Frosali\, Massimo Salvianti\, Lucia Socci\, Gabriele Giaffreda\, Elisa Proietti\ne con Lucianna De Falco nel ruolo di Spartana\nuna produzione Arca Azzurra \nLisistrata imperversa da quasi 2500 anni sulla stupidità\, l’arroganza\, la vanità\, la superficialità degli uomini. \nLisistrata ci guarda dal lontano 411 A.C.\, anno del suo debutto nel teatro di Dioniso ai piedi dell’Acropoli di Atene\, e scuote la testa sconsolata di fronte alle tragedie\, alle miserie\, ai disastri provocati da quella stupidità\, arroganza\, vanità\, superficialità\, che sono tutti sostantivi femminili\, come la guerra che da questi viene immancabilmente generata\, ma che sono immancabilmente attributi maschili. \nLo fa attraverso un meccanismo teatrale modernissimo\, una specie di farsa dove molto si ride\, ma che in maniera paradossale e insieme umanissima ci fa scoprire senza falso pudore\, tra sghignazzi e continui doppi sensi saporosissimi\, i meccanismi perversi dell’irragionevolezza umana. Lo fa additando senza ipocrisia\, con un linguaggio diretto e divertentissimo\, i vizi\, le perversioni\, il malcostume\, la corruzione\, le debolezze che ci portano da millenni a ritenere la violenza l’unico mezzo per risolvere i conflitti\, per appianare le liti. Lo fa mettendo bene in chiaro che questo meccanismo opera sempre e a qualsiasi livello: sia quello politico e territoriale\, sia su ogni altro ambito della vita degli esseri umani\, con l’unica conseguenza della sottomissione del più debole. \nDebole ovviamente solo in termini di forza fisica\, di risorse materiali da mettere in campo\, e non certo di intelligenza\, di cultura\, di sensibilità. \nDurata: 95 minuti
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SUMMARY:AquadueO - Un pianeta molto liquido
DESCRIPTION:Spettacolo-concerto conSandro Berti\, mandolino\, chitarra\, violino\, trombone\nGianluigi Carlone\, voce\, sax\, flauto\nRoberto Carlone\, trombone\, basso\, tastiere\nGiancarlo Macrì\, percussioni\, batteria\, bassotuba\ne con il professor Telmo Pievani\nuna produzione Banda Osiris – Aboca \nin collaborazione fra CSS/Euritmica e le Stagioni di Teatro e Musica \n\n \n\n\nLa Terra è il “pianeta blu”. Il 70% della sua superficie è coperto da acqua. Tuttavia per gli esseri viventi sulle terre emerse e per l’uomo solo una piccolissima parte dell’acqua terrestre è disponibile\, e a causa delle attività umane la disponibilità sta progressivamente diminuendo. \nNel nuovo spettacolo della Banda Osiris – il divertentissimo quartetto di musicisti/comici – l’acqua è il pretesto\, attraverso la lente deformata e deformante del gruppo piemontese\, per un viaggio musicale attraverso i problemi che affliggono il nostro pianeta. \nInquinamento\, cambiamenti climatici\, effetto serra\, sono temi con i quali ci si confronta quotidianamente e la Banda Osiris interviene nel dibattito per offrire il suo personale quanto inutile contributo magistralmente guidati da Telmo Pievani\, professore ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Padova\, dove ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche. Il pubblico lo ricorda protagonista insieme a Marco Paolini della trasmissione televisiva di RAITRE La fabbrica del mondo. \nPartendo da una suggestiva “Hommage à l’eau”\, in cui l’acqua diventa base percussiva dell’intero brano\, passando attraverso una lettera indirizzata ai grandi della terra\, “L’acqua che verrà” liberamente ispirata a Lucio Dalla\, e scomodando in seguito Roger Waters\, Buscaglione\, Modugno\, Vivaldi e i Beatles\, la Banda Osiris vuole dimostrare che il nostro mondo è ormai con l’acqua alla gola. \nDurata: 70 minuti
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DESCRIPTION:Il nuovo progetto di Teatro Partecipato di Rita Maffei in collaborazione con Barbara Errico\nInterpreti partecipanti al laboratorio: Marianna Amoruso\, Lucia Beorchia\, Sandra Buttignon\, Fulvia Cristin\, Daniela Fiorin\, Eleonora Gregorat\, Paola Iuri\, Marisa Mariuzzi\, Romeo Mischis\, Anna Maria Pennella\, Gian Mauro Sica\, Paolo Maria Tosolini\, Margherita Valentinuz\nimmagini dal vivo Luigina Tusini\nfonica e luci Jvan Moda\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nVoci è il nuovo progetto di Teatro Partecipato diretto dall’attrice e regista Rita Maffei in collaborazione con la musicista e compositrice Barbara Errico. Il nuovo percorso intreccia le pratiche di Teatro Partecipato e di Circlesinging\, una pratica di canto in cerchio per esprimere liberamente le proprie emozioni. La voce e il suono diventano potente strumento di comunicazione\, armonizzazione e di aggregazione. \nDopo Coraggio! e Comizi d’amore\, i due laboratori curati per il Teatro Pasolini da Rita Maffei\, Voci intende coinvolgere e avere nuovamente come protagonisti le cittadine e i cittadini di ogni età ed esperienze\, provenienti da Cervignano del Friuli e dal tutto il territorio.\nIl percorso prevede un ciclo di incontri settimanali gratuiti da mercoledì 18 ottobre (dalle ore 18 alle ore 20) alla Casa della Musica di Cervignano. Per partecipare non sono necessarie competenze né esperienze precedenti\, per info e iscrizioni: partecipa@cssudine.it \n  
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SUMMARY:L’Orestequando i morti uccidono i vivi
DESCRIPTION:di Francesco Niccolinicollaborazione alla drammaturgia Claudio Casadio\nregia Giuseppe Marini\ncon Claudio Casadio\nvoci di Cecilia D’Amico (sorella)\, Andrea Paolotti (Ermes)\,\nGiuseppe Marini (dottore) e Andrea Monno (infermiere)\nscenografie e animazioni Imaginarium Creative Studio\nlight design Michele Lavanga\nmusiche originali Paolo Coletta\nillustrazioni di Andrea Bruno\ncostumi Helga Williams\nuna coproduzione Società per Attori e Accademia Perduta/Romagna Teatri\nin collaborazione con Lucca Comics & Games \nPremio Enriquez 2023 Miglior attore Teatro Classico e Contemporaneo \n \nL’Oreste è internato nel manicomio dell’Osservanza a Imola.\nÈ stato abbandonato quando era bambino\, e da un orfanotrofio a un riformatorio\, è finito lì dentro perché\, semplicemente\, in Italia\, un tempo andava così.\nDopo trent’anni non è ancora uscito. Non ha avuto fortuna l’Oreste\, e nel suo passato ci sono avvenimenti terribili che ha rimosso ma dai quali non riesce a liberarsi: la morte della sorella preferita\, la partenza del padre per la guerra\, il suo ritorno dalla campagna di Russia tre anni dopo la fine di tutto e poi la sua nuova partenza\, di nuovo per la Russia\, per una fantastica carriera come cosmonauta\, e – come se tutto questo non bastasse – la morte violenta della madre\, una madre che lo ha rifiutato quando era ancora ragazzino con i primi problemi psichici.\nEppure\, l’Oreste è sempre allegro\, canta\, disegna\, non dorme mai\, scrive alla sua fidanzata parla sempre.\nL’Oreste è una riflessione sull’abbandono e sull’amore negato. Su come la vita spesso non faccia sconti e sia impietosa. E su come a volte sia più difficile andare da Imola a Lucca che da Imola sulla Luna. \nA prima vista l’Oreste può sembrare un monologo\, dato che in scena c’è un solo attore in carne e ossa.\nMa quel che attende lo spettatore è ben altro: grazie alla mano di Andrea Bruno\, uno dei migliori illustratori italiani\, e alla collaborazione con il Festival Lucca Comics\, lo spettacolo funziona con l’interazione continua tra teatro e fumetto animato: l’Oreste riceve costantemente visita dai suoi fantasmi\, dalle visioni dei mondi disperati che coltiva dentro di sé\, oltre che da medici e infermieri.\nI sogni dell’Oreste\, i suoi incubi\, i suoi desideri e gli errori di una vita tutta sbagliata trasformano la scenografia in un caleidoscopio di presenze che solo le tecniche del “Graphic Novel Theater” rendono realizzabile. \nDurata: 65 minuti
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SUMMARY:Tre uomini e una culla
DESCRIPTION:di Coline Serreautraduzione Marco M. Casazza\nadattamento teatrale Coline Serreau e Samuel Tasinaje\ndal film omonimo di Coline Serreau\nregia Gabriele Pignotta\ncon Giorgio Lupano\, Gabriele Pignotta\, Attilio Fontana\ne con Fabio Avaro\, Carlotta Rondana\, Malvina Ruggiano\nscene Matteo Soltanto\nluci Eva Bruno\naiuto regia Alessandro Marverti\ncostumi Silvia Frattolillo\nproduzione a.ArtistiAssociati-Centro di produzione teatrale \n \nChi non ricorda i dolci sorrisi che la piccola Marie rivolge dalla culla ai suoi tre papà “improvvisati” nella pellicola francese degli Anni Ottanta?\nLa bimba\, piombata improvvisamente nella routine libertina dei tre scapoli incalliti\, finirà per conquistarne l’affetto e rivoluzionarne la vita. \nLa commedia\, un riuscitissimo mix di tenerezza e divertimento\, approda ora per la prima volta sui palcoscenici italiani grazie al nuovo adattamento teatrale firmato dalla stessa autrice del film\, Coline Serrau.\nFedele alla vicenda originale\, lo spettacolo tratta con lievità e brio il ruolo dei padri e i nuovi modelli di famiglia. \nDurata: 125 minuti con intervallo \n     
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