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SUMMARY:Se non avessi più te
DESCRIPTION:testo Manuel Buttus\nricerca musicale e arrangiamenti Matteo Sgobino e Nicoletta Oscuro\ncon Manuel Buttus\, voce; Nicoletta Oscuro\, voce; Matteo Sgobino\, voce e chitarre\nproduzione Prospettiva T – Torviscosa \ndurata 70’\nteatro di narrazione e canzone \n“La violenza maschile nei confronti delle donne non è un fatto privato\, ma è un fenomeno strutturale e trasversale della società e che affonda le sue radici nella disparità di potere fra i sessi.\nIl “Delitto d’onore”\, è stato abrogato solo nel 1981.\nFino ad allora\, commettere un omicidio al fine di “salvaguardare l’onore”\, prevedeva una sanzione minore\, attenuata\, rispetto all’analogo delitto di diverso movente. Perché l’offesa all’onore\, arrecata da una condotta disonorevole (della donna)\, era gravissima provocazione. E\, la riparazione dell’onore\, non determinava una riparazione sociale. \nNoi uomini abbiamo perso il ruolo predominante che ci è appartenuto per millenni\, e che nessuna moglie\, compagna o madre\, aveva mai osato mettere in discussione sino a questi ultimi anni.\nE questa nuova condizione di maschio depotenziato\, come la risolviamo?\n“Femminicidio” è un (brutto) neologismo inserito nel vocabolario e nel Codice Penale Italiano.\nÈ un termine che si è consolidato in questi anni per descrivere l’assassinio di una donna per il carico specifico che si propone di significare.\nLa donna\, viene uccisa\, perché donna.\nLa vittima\, è colpevole di essere ciò che è\, dunque\, meritevole di essere eliminata assieme alla sua specificità.\nLa femminilità è dunque una responsabilità di genere. \nL’unica arma possibile è l’educazione\, che insegni genere\, differenze e uguaglianze.\nUn’educazione\, sociale\, scolastica\, familiare\, culturale.\nUn impegno che deve vederci tutti uniti e coinvolti. \nPurtroppo\, non credo che un lavoro teatrale possa far cambiare idea a qualcuno che decide di uccidere una donna.\nSarebbe troppo facile.\nMa da parte mia\, c’è soprattutto l’esigenza di capire\, come essere umano\, cosa succede ad un altro essere umano quando compie una cosa che\, alla fine\, a me sembra il più grande esercizio di potere che ci sia. Una cosa che ha il sapore dell’onnipotenza: togliere la vita a una persona (DONNA) che\, come ci hanno insegnato a “dottrina”\, è una cosa che può fare solo Dio”.\nManuel Buttus\n\nSe non avessi più te è uno spettacolo che giovani uomini e donne dovrebbero vedere\, perché prova a fare i conti con le ragioni per cui gli uomini temono così tanto di sentirsi “depotenziati”\, si interroga sul perché alcuni di loro arrivino a commettere omicidio verso una donna proprio perché “donna”.\nLa scrittura scenica del teatrino del Rifo incontra per questo progetto la ricerca musicale e vocale di Nicoletta Oscuro e Matteo Sgobino e diventa un teatro sincero e autentico.\n“Il diario di Giulia”\, “Il punto di vista di lei” e “Se non avessi più te” sono le tre storie di questo racconto. Queste tre storie cominciano con la Genesi… perché dalla “Notte dei Tempi”\, siamo tutti responsabili.
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DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \ndi e con Daniele Tenze\nproduzione CEA Mulino Cocconi ODV ente gestore dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese – Gemona del Friuli \nSPETTACOLO GRATUITO RISERVATO ALLE CLASSI CHE ADERISCONO AD UN’ALTRA PROPOSTA DELLA STAGIONE \ndurata: 70/80 minuti\nperformance teatrale di divulgazione scientifica \nDopo i numerosi laboratori e le lezioni interattive per le scuole sul tema del terremoto\, condotti a partire dal 2017 nel Laboratorio didattico sul Terremoto di Gemona del Friuli\, l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese assieme a Daniele Tenze\, attore e comunicatore scientifico\, laureato in scienze geologiche\, promuove uno spettacolo teatrale sul tema delle scienze della Terra e in particolare sul fenomeno sismico.\nNella prima parte dello spettacolo gli argomenti affrontati riguarderanno la struttura interna della Terra\, la deriva dei continenti\, le faglie e i processi che stanno alla base della geodinamica del pianeta.\nIn un secondo momento si affronteranno temi legati alla sismologia\, come le onde sismiche e alcuni contenuti di acustica. Infine si presenteranno al pubblico dei “casi studio”\, ovvero eventi sismici storici\, a partire da quello di Gemona del 1976. Per gli eventi individuati si affronterà sia il contesto geologico\, rimandando ai concetti già espressi a livello teorico\, che quello storico\, umano e sociale. \n 
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SUMMARY:Lucy/gli orsi
DESCRIPTION:dagli 8 agli 11 anni – scuola primaria e secondaria di I grado \ndi Karin Serres\ntraduzione Federica Iacobelli in collaborazione con Claire Uzenat\nregia\, luci e scene Fabrizio Pallara\ncon Luca Giacomini\, Grazia Nazzaro\, Carolina Signore\nillustrazioni video Massimo Racozzi\naiuto regia Roberta Ferrari\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG\, Teatro Metastasio di Prato\, La Piccionaia-Centro di Produzione Teatrale\nin collaborazione con teatrodelleapparizioni \nAlberta\, Canada. Lucy vive con il padre e la sorella in una cittadina circondata dalla natura e tagliata in due da un’autostrada e\, in un luogo geografico dove non è difficile incontrare orsi\, comincia a vederne alcuni del tutto diversi\, bianchi e trasparenti. Il primo a comparire è proprio l’orso di Lucy\, che lo accoglie con stupore e meraviglia: “È caduto dal cielo per non lasciarmi mai più”.\nGradualmente ne appaiono altri\, fino a quando si assiste ad una vera e propria invasione: ogni persona ha il suo orso che la osserva e la accompagna. Ma Lucy è l’unica a vedere queste creature sorprendenti e misteriose\, generando confusione nell’intera comunità cittadina con i suoi racconti. La radio lancia un’allerta grizzly e le milizie anti-orsi si mobilitano.\nUna storia di confini e contrapposizioni: tra l’infanzia e l’adolescenza\, tra il mondo interiore di Lucy e la realtà esterna\, tra l’intimità della famiglia Wing e la vita fuori casa\, tra la cittadina canadese e la natura che la circonda.\nIn una scena realistica e contemporanea gli orsi compaiono sotto forma di videoproiezioni\, svelando lo sguardo della protagonista e la sua capacità di trasformare il dolore in un’occasione di relazione con gli altri.\nUna storia che racconta un altro punto di vista\, un modo personale di guardare il mondo e provare a dargli un senso. \ndurata: 60 minuti
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SUMMARY:La storia di Nicolache non voleva andare a scuola
DESCRIPTION:dai 6 ai 10 anni – scuola primaria \ndi e con Roberto Anglisani\nregia Roberto Anglisani\nmusiche composte e eseguite dal vivo da Francesco Bertolini\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nQuando ero piccolo\, ogni volta che portavo a casa la pagella\,\nuna bella pagella\, mio padre la guardava e diceva:\n“ Mmh\, si! Ma gli 8 devono diventare 9 e i 9 devono diventare 10!”.\nCosì sono cresciuto con l’idea che non facevo mai abbastanza\,\nanche se i miei voti erano 8\, 9 e 10.\nA volte succede che i padri non sappiano vedere le qualità nascoste dei propri figli. \n\n\n\nHo pensato a questo leggendo una fiaba contenuta nelle Fiabe italiane di Italo Calvino: La Scuola di Salamanca.\nIn quella storia si parlava proprio di un bambino considerato svogliato perché voleva stare sempre a giocare\, magari con le lucertole o correndo dietro ai cani\, un bambino che poi si rivela un piccolo grande mago\, capace addirittura di sconfiggere il Maestro della Scuola di Salamanca. \nHo letto le Fiabe italiane in un momento in cui cercavo materiale per creare nuove narrazioni da portare sul palcoscenico. Lessi allora anche la raccolta di Fiabe russe di Afansjev; in quel libro trovai una fiaba intitolata L’arte magica che sembrava la versione russa della Scuola di Salamanca. Le vicende erano molto simili; scoprii che la fiaba dell’allievo del mago era addirittura di origine indiana\, e poi la ritrovai nella raccolta dei Grimm Il ladro stregone. Si trattava sempre di una fiaba di formazione che vede protagonista un giovane intelligente\, che tutti credono poco capace e pronto a imparare da un Maestro molto preparato\, ma geloso del suo sapere e che mal sopporta che un suo allievo diventi più bravo di lui. \nDecisi quindi di raccontare questa storia per dare fiducia a tutti i bambini e le bambine che stanno crescendo e che spesso si sentono svalutati da qualche adulto che non riesce a vedere l’enorme potenziale che è nascosto dentro di loro e non fa altro che criticare\, avvilire e scoraggiare. \nCosì cominciai a lavorare a una storia che aveva come riferimento e ispirazione La scuola di Salamanca dalle Fiabe italiane e L’arte magica dalle Fiabe russe\, poi visto che La scuola di Salamanca viene dalla Puglia\, che è la mia terra d’origine\, ho dato a qualche personaggio un carattere e un modo di parlare che ricorda persone del mio paese.\nCosì è nata La storia di Nicola che non voleva andare a scuola. \nRoberto Anglisani
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SUMMARY:Alice! è tardi
DESCRIPTION:dai 5 ai 7 anni – scuola dell’infanzia e primaria \nda Lewis Carroll\nun’idea di Fabrizio Pallara\ndrammaturgia Roberta Ferrari e Fabrizio Pallara \n\n\n\nregia Fabrizio Pallara\n\n\ncon Eleonora Bracci e Francesco Picciotti\n\n\nscene e burattini Fabrizio Pallara e Francesco Picciotti\n\n\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con teatrodelleapparizioni\n\n\nUna baracca sovrastata da un grande orologio che scandisce il tempo\, una famiglia di conigli bianchi e una grande fretta.\n“È tardi! È tardi!” continua a ripetere il papà mentre accompagna la piccola Alice a scuola. Ma lei tutta quella fretta non la capisce e si sofferma lungo la strada dove incontra una serie di personaggi\, ripercorrendo così la storia di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll.\nOgni volta che la coniglietta è immersa nelle sue avventure e perde di vista il papà il grande orologio della baracca si ferma. Quando invece il papà la ritrova il tempo ricomincia a scorrere e lui non può fare a meno di ripeterle: “È tardi! Sbrigati!”.\nAlice e suo padre vivono tempi diversi: da una parte un presente pieno\, fatto di continue scoperte\, dall’altra un futuro da rincorrere\, con appuntamenti da rispettare e obiettivi da raggiungere.\nUno spettacolo di teatro di figura in cui pupazzi di peluche abitano scene diverse\, che si susseguono nel percorso dalla casa dei conigli alla scuola di Alice.\nUno sguardo sulla dimensione del tempo nel rapporto tra le generazioni\, in cui la libertà e la capacità delle bambine e dei bambini di vivere il momento presente vengono minacciate da un mondo adulto che li trascina verso il futuro\, in una realtà inconsistente fatta di velocità e scadenze.
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SUMMARY:Romeo and Juliet
DESCRIPTION:dai 14 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado\ncon Glyn Connop\, Dan Wilder\, Kim Baker\, Rian Wunderlin\, Colm O’Brien\, Nina Schlautmann\nproduzione ARTED NET (Art Education Network) \ndurata 90’\nteatro d’attore \nspettacolo in lingua inglese \n\nTNT Theatre has developed an international reputation for presenting dynamic\, exciting and direct productions of Shakespeare’s major works. Live music\, powerful choreography and a simple performance style allow a modern audience to experience Shakespeare’s great love story as an Elizabethan audience might have done at a London theatre some four hundred years ago. In this production the play is freed from clichés. Verona is brought to the stage in all its classical glory\, Latin passion and baroque decadence. This is an Italy where honour\, pride and family loyalty are valued above morality\, peace and love. \nTNT works carefully to bring out the true richness and depth of Shakespeare. This approach has been much appreciated by a wide audience who is often surprised at how accessible and relevant Shakespeare’s plays become when they are performed in the manner Shakespeare might have intended. \nThe music for this production comprises both recorded instrumental and live vocal elements. In addition to original composition\, John Kenny has arranged and adapted many baroque vocal and instrumental works\, which are performed on historical instruments by The Scott Free Ensemble (baroque violin\, alto & tenor sackbuts recorders\, percussion\, harpsichord and organ). This production tours widely in Europe and China this season and has visited over thirty countries since its premier ten years ago.
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SUMMARY:Essere o non essere
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado testo Valeria Raimondi e Enrico Castellani cura Valeria Raimondi parole Enrico Castellani con Carlo Durante\, Barbara Petti\, Enrico Stefanelli\, Anđelka Vulić produzione Cantieri Teatrali Koreja – Lecce in collaborazione con Babilonia Teatri durata 60’ teatro d’attore Uno spettacolo per raccontare cosa voglia dire divenire bambini e bambine\, per interrogarsi su quali siano i fattori\, culturali e sociali\, che guidano l’educazione in relazione al genere. Quattro piccole\, semplici storie che diventano esempi potenti dell’impossibilità di essere se stessi in un mondo che traccia una linea netta di demarcazione tra maschile e femminile. Quattro piccole\, semplici storie di bambini e bambine che ci fanno riflettere\, commuovere e arrabbiare perché nascondono umiliazione e incomunicabilità. Lo spettacolo si compone per quadri\, per immagini. Quattro enormi pance che aspettano un bambino gioiscono\, litigano\, si emozionano e ci fanno riflettere e sorridere su quanto una gravidanza sia colorata fin dall’inizio di aspettative. La storia di una bambina con la passione delle moto e la storia di un bambino che amava truccarsi diventeranno emblema delle infinite possibilità che ognuno contiene. Le due attrici e i due attori presenti in scena danno vita a immagini\, azioni e parole che si inseguono e si rincorrono. Gli attori si colorano\, si vestono\, si travestono\, si scambiano di posto. Danno vita a una divertente e potente sfilata di matrimoni. Tornano se stessi indossando ali luccicanti. Da una parte fotografiamo come ancora oggi il maschile e il femminile vengano separati in modo dicotomico. Rosa e azzurro. Pallone e tutù. Libri da maschi e libri da femmine. Dall’altra proviamo a mostrare come ascoltando l’indole\, il carattere\, la sensibilità e l’unicità di ognuno le linee di demarcazione saltino. Crescere leggendo consiglia: Julien è una sirena di Jessica Love …perché questa è la storia di Julian che desidera essere una sirena\, solo per un giorno o forse per sempre chissà…
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SUMMARY:La stanza di Agnese
DESCRIPTION:dai 14 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado\ndi e con Sara Bevilacqua\ndrammaturgia Osvaldo Capraro\ndisegno luci Paolo Mongelli\nvideo Mimmo Greco\nproduzione Meridiani Perduti Teatro – Brindisi\ncon il supporto di TRAC Centro di residenza teatrale pugliese\ncon il sostegno di Factory Compagnia Transadriatica\nin sinergia con Scuola Di Formazione Antonino Caponnetto\nSi ringrazia la famiglia Borsellino \n\n\nSpettacolo in collaborazione con Libera-Associazioni\, nomi e numeri contro le mafie – coordinamento di Udine \n\n\ndurata 60’\nteatro d’attore \nSono passati trent’anni dalla strage di Via D’Amelio. Una ferita ancora aperta nel cuore dell’Italia. Tante le indagini\, i processi i depistaggi e le sentenze per una verità\, forse\, troppo dura da accettare.\nLa Stanza di Agnese è dedicata al giudice Paolo Borsellino\, nel trentennale della sua tragica scomparsa. \n2010. Agnese Piraino Leto in Borsellino\, segnata da una terribile malattia\, riceve una telefonata da parte dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga: “Via D’Amelio è stata da colpo di stato”. Poche parole che inevitabilmente fanno riemergere i ricordi di una vita\, sin da quando\, figlia del presidente del Tribunale di Palermo e immersa negli usi e costumi dell’alta borghesia palermitana\, incontra per la prima volta Paolo\, giovane pretore a Mazara del Vallo. Da questo momento parte la narrazione della sua crescita accanto al marito e della scoperta di una Palermo diversa\, meno luccicante di quella a cui era abituata\, ma forse più bella\, anche se disgraziata\, passando attraverso i primi anni di matrimonio e la nascita dei figli. Fino a narrare i momenti più bui\, compresa la morte di amici e colleghi di Paolo; i rapporti con la scorta che diventa parte della famiglia; la difficoltà di accettare la situazione da parte dei figli.\nMa anche l’altro lato di Paolo\, quello giocoso e sempre pronto allo scherzo\, al “babbìo”. Il lavoro nel pool antimafia accanto a Giovanni Falcone fino alla terribile morte di quest’ultimo. Infine il tradimento da parte di chi avrebbe dovuto combattere al suo fianco. \nTutto questo è La Stanza di Agnese. Più che un monologo\, un dialogo incessante tra lei e Paolo\, che continua tra le pieghe dei ricordi\, con toni di tenerezza quando si tratta dei propri figli e di indignazione nei confronti dei traditori dello Stato.
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SUMMARY:La biblioteca delle meraviglie
DESCRIPTION:dai 6 ai 10 anni – scuola primaria\ndi e con Antonio Catalano\nregia Antonio Catalano\ndirezione tecnica Matteo Catalano\nproduzione Casa degli Alfieri – Castagnole Monferrato (AT) \ndurata: 60’\nteatro di oggetti e di narrazione \nLo spettacolo è stato programmato in relazione alla mostra LA CAMERA DELLE MERAVIGLIE che si terrà dal 28 gennaio al 2 giugno 2024 presso la Biblioteca Comunale Villa Dora di San Giorgio di Nogaro.\n “La camera delle meraviglie” è un omaggio agli universi sensibili di Antonio Catalano\, attore\, scrittore\, pittore\, scultore\, poeta\, panettiere. La mostra si compone di suggestive installazioni interattive\, proiezioni\, padiglioni delle meraviglie che contengono pietre\, piume\, radici\, piante\, tracce dell’energia della natura. Le ambientazioni sono intrecciate con le storie sonore e silenziose\, haiku\, filastrocche che Antonio Catalano ha utilizzato nei suoi libri. Tale varietà ben si presta a raccontare a bambini e adulti le possibilità immaginifiche della natura e delle cose quotidiane. \nIl progetto è promosso dal Comune di San Giorgio di Nogaro e Sistema Bibliotecario InBiblio con il patrocinio dell’Associazione Italiana Biblioteche FVG. \nDa un “armadio sensibile” nasce La biblioteca delle Meraviglie\, scaffalatura/mondo di libri fantastici\, artigianali\, “presi a prestito” dalla Villa della Scalogna di Pirandello e letti in diretta da Catalano.\nLibri fai-da-te\, di pietra\, di pane\, di foglie\, di vento\, contenenti le storie più strane\, spesso sonore\, primitive\, fatte di balbettii\, sussurri\, vagiti\, grammelot.\n\n“Dietro a una foglia troverai una soglia\, se\nin fretta la passi troverai un sasso\, dietro\nun sasso è disegnata una foglia\, dietro\nogni foglia è disegnata una soglia”. \nIl bosco\, la natura come Biblioteca delle meraviglie.\n\nSi leggono foglie come racconti d’avventura\, si legge il vento come una favola che arriva dall’oriente. Tutto si può “leggere” come un grande libro\, nel quale si rinnova lo sguardo stupito del bambino che scopre il mondo sensibile.\nAllora mettiamo in fila foglie\, fiori\, rametti\, terra e facciamo un piccolo concerto sentimentale\, in cui il raccontare è fatto di suoni e di sospiri.\nCome una grande biblioteca sonora e di parole perdute\, il nostro piccolo giardino ci può far scoprire l’anima che abita le piccole cose della terra.
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SUMMARY:Fino a quando la mia stella brilleràStoria di Liliana Segre
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \ntratto dal libro Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre e Daniela Palumbo edito da Mondadori\ndrammaturgia Daniela Palumbo\nregia Lorenzo Maragoni\ncon Eleonora Panizzo\nmusiche originali Filippo Cosentino\ncostumi Silvana Galota\ndirezione tecnica Alberto Gottardi\nsound designer Marco Labruna\nproduzione M.i.l.k. – Minds In a Lovely Karma – Roma\ncon il sostegno di Zaino Foodservice Srl e mpg.cultura\ncon il patrocinio di Associazione Figli della Shoah e Comunità Ebraica di Venezia\nin collaborazione con La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale – Vicenza \nspettacolo in collaborazione con Libera-Associazioni\, nomi e numeri contro le mafie – coordinamento di Udine \ndurata 60’\nteatro d’attore \n\n“Perché non posso più andare a scuola papà?” “Perché siamo ebrei\, Liliana” \nUna storia dolorosa\, indimenticabile\, quella di Liliana Segre che a soli 13 anni viene deportata nel campo di concentramento di Auschwitz e liberata dopo un anno e mezzo di prigionia\, oggi Senatrice della Repubblica e testimone della Shoah. Una storia di cui il mondo deve farsi portatore per tramandare quello che è stato e che non deve mai più accadere. \nLa storia è raccontata da Eleonora Panizzo attraverso un monologo pensato in modo specifico per essere fruibile anche da un pubblico giovane\, dagli undici anni in su. \nBasato sul libro di Daniela Palumbo e Liliana Segre\, lo spettacolo scritto da Daniela Palumbo ci parla in modo semplice\, diretto. \nCome si può raccontare l’orrore della Shoah anche ai giovanissimi? Ma ancora: come può essere che ragazzi e ragazze di quell’età quell’orrore lo abbiano vissuto?\nAccanto alle testimonianze scritte\, visive\, sonore\, centro imprescindibile della memoria delle leggi razziali\, del fascismo\, dei campi di sterminio\, il teatro può farsi strumento cruciale nell’educazione delle nuove generazioni\, un mezzo per fare\, in un contesto protetto e condiviso\, l’esperienza di “mettersi nei panni di”.\nCon pochissimi semplici oggetti\, il suo corpo e la sua voce\, Eleonora Panizzo ci accompagna nel percorso storico ed emotivo di una ragazzina\, poco più che bambina\, costretta a vivere l’orrore della Shoah\, una storia di legami familiari infranti\, deportazione\, indicibile sofferenza\, e infine liberazione e lenta rinascita.\nNel farlo\, ci rende tutti potenziali testimoni\, e ci ricorda che potremmo esserne potenziali vittime\, e potenziali perpetratori: ci indirizza a consegnare alle nuove generazioni la memoria di quello che è stato possibile lasciar accadere\, e avviarle alla responsabilità di decidere\, come gli adulti di domani\, quello che accadrà.\nLa cultura resta l’unico strumento per combattere l’odio\, la violenza\, la discriminazione. È Liliana che ci insegna tutto ciò e noi con questo spettacolo\, la aiutiamo a portare avanti questo messaggio.
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SUMMARY:Il messaggero delle stellecome evitai la guerra\, salvai il mondo e divenni amico di Galileo Galilei
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \ntesto Francesco Niccolini\nregia Marinella Anaclerio\ncon Flavio Albanese\nscene e grafica Francesco Arrivo\nluci Cristian Allegrini\nconsulenza scientifica Marco Giliberti\nvideo e animazioni Giuseppe Magrone\ncostume Simona De Castro\nassistente alla regia Stella Addario\nproduzione Compagnia del Sole – Bari / Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus – Torino / Accademia Perduta/Romagna Teatri – Ravenna \ndurata 65’\nteatro d’attore \n \nUn cavaliere medievale\, di più: un paladino di Carlo Magno\, è lui il protagonista dello spettacolo. Non arriva in scena come un qualunque personaggio\, lui precipita letteralmente dal cielo. Non è un paladino qualunque\, è Astolfo d’Inghilterra\, il più sorprendente\, strano e pasticcione fra tutti i paladini di Carlo Magno. Precipita dal\ncielo perché da sempre lui viaggia su e giù dalla Luna: a lui il compito di riportare sulla Terra il senno di Orlando\, che lo ha smarrito per amore della bella Angelica. Nel suo eterno viaggiare gli è successo qualcosa di inatteso\, un incontro speciale\, lassù sulla Luna\, dove è conservato tutto ciò che sulla Terra viene perduto incontra un gruppo di vecchietti vestiti con abiti antichi\, impegnati – intorno a una grande tavola riccamente imbandita – a discutere. Sono loro ad accoglierlo e ad aprirlo ai misteri della conoscenza\, tra ragione\, follia\, dubbi ed errori: chi sono questi anziani signori\, lo scoprirà poco alla volta\, con una serie di avventure e sorprese che lo porteranno a comprendere come è complicata e affascinante la strada della comprensione\, della libertà di pensiero e della scienza. Tra rime surreali\, un po’ di scienza e molta patafisica\, l’incontro tra uno dei magici protagonisti dell’Orlando Furioso e Galileo\, Copernico\, Keplero\, Newton e gli altri grandi scienziati del passato\, si trasforma in una giostra di sorprese e scoperte\, che farà di Astolfo un autentico\n“messaggero delle stelle”\, almeno quanto lo è stato Galileo Galilei con il suo Sidereus Nuncius e la sua vita piena di sorprese\, fin dopo la morte. Uno spettacolo brillante\, per buona parte in rima\, nel quale Francesco Niccolini e Flavio Albanese tornano alla storia della scienza dopo L’Universo è un materasso.
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SUMMARY:Nelson
DESCRIPTION:dai 14 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado\ntesto e regia Giuseppe Di Bello\ncon Marco Continanza\nproduzione Compagnia Anfiteatro – Torino / Progetto COnTatto\n \ndurata 60’\nteatro d’attore \nDov’è quell’angolo del nostro cervello o del nostro cuore dove nascono le idee “buone”.\nÈ davvero un mistero\, soprattutto se si considera una vita come quella di Nelson Mandela\, nato in una nazione oppressa dal razzismo\, dalla violenza che questo ha generato e dal suo “evolversi” in nel terribile regime che è stato Apartheid.\nQuesto sistema\, privo di pietà\, che ha vessato lui\, la sua famiglia e il suo popolo e che infine lo ha rinchiuso in un carcere su una piccola isola in mezzo all’oceano solo per le sue idee; in una cella di due metri per due per 27 anni\, non solo non è riuscito a piegarlo\, ma cosa più incredibile sembra avergli offerto l’opportunità di maturare una profonda umanità\, cosa che lo porterà attraverso la compassione\, ad elevarsi tra i grandi spiriti della storia dell’uomo.\nSi racconteranno i momenti salienti della vita di quest’uomo e dei mondi in cui ha vissuto: la sua infanzia\, la sua adozione\, dopo la morte del padre\, da parte del re della sua tribù\, gli anni della scuola e la presa di coscienza\, gli anni del terrorismo\, la condanna al carcere a vita\, le stragi nei ghetti\, e poi la sua liberazione\, l’elezione a Presidente della Nazione\, fino a quel capolavoro umano che è stata l’istituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione.\nIl racconto\, sostenuto dalla partecipata e potente narrazione di Marco Continanza\, evoca immagini e sentimenti e si muove a ritmo sostenuto in un crescendo di emozioni fino a farci provare la liberazione da quel senso di rabbia e di odio che monta sin dalle sue prime parole e facendoci così sentire la potenza del perdono\, della pace e della fratellanza perché “…nessuno nasce odiando un altro per il colore della sua pelle\, la sua storia o la sua religione.”
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SUMMARY:Caro Lupo
DESCRIPTION:dai 5 ai 7 anni – scuola dell’infanzia e primaria \n  \n\n\nideazione Miriam Costamagna e Andrea Lopez Nunes\nregia\, drammaturgia e cura dell’animazione Nadia Milani\n\n\ncon Miriam Costamagna\, Andrea Lopez Nunes\, Giacomo Occhi\nvoci di Aurora Aramo\, Arianna Aramo\, Miriam Costamagna\, Andrea Lopez Nunes\, Nadia Milani\, Giacomo Occhi\n\n\nscene\, sagome e puppets Gisella Butera\, Andrea Lopez Nunes\, Miriam Costamagna\, Nadia Milani\, Matteo Moglianesi\ndisegno luci Matteo Moglianesi e Andrea Lopez Nunes\n\n\nmusiche originali Andrea Ferrario\n\n\nconsulenza registica Matteo Moglianesi\n\n\nproduzione Drogheria Rebelot / Nadia Milani – Milano\n\n\n  \ndurata: 55’\nteatro d’ombre\, teatro su nero \n\n \nCaro Lupo // TRAILER from Drogheria Rebelot on Vimeo. \n«Caro Lupo…» è l’inizio di una lettera che ha il sapore di una fiaba.\nC’è una piccola casa in mezzo ad un grande bosco. La neve regala alla notte un silenzio sospeso\, mentre le stelle abitano un limpido cielo invernale.\nIn quella casetta vecchia e sgangherata\, si sono appena trasferiti la mamma\, il papà e la piccola Jolie.\nJolie è una bambina con una fervida immaginazione che la porta ad inventare milioni di storie\, tanto che anche lei\, ogni tanto\, si interroga sul confine labile tra realtà e finzione. È curiosa\, coraggiosa\, intraprendente\, le piacciono le stelle\, il suo inseparabile orso di pezza Boh e le cose che fanno un po’ paura.\nI suoi genitori non le credono quando Jolie si accorge di una presenza insolita\, una creatura del bosco che la affascina e contemporaneamente\, la terrorizza. E quando Boh scompare\, Jolie sente un coraggio inarrestabile\, quel coraggio che solo l’Amore sa regalarci. E decide di partire\, di andare alla ricerca di Boh\, verso l’ignoto\, si addentra nel bosco\, incontra i suoi abitanti\, si imbatte in ombre scure\, scopre paesaggi incantati\, e quando pensa di essersi perduta per sempre\, Nonno Nodo e Nonna Corteccia le regaleranno la chiave per affrontare la paura. Perché tutti abbiamo paura\, e\, a volte\, essa si può addomesticare\, se le guardiamo da vicino\, se la attraversiamo\, sa diventare piccola e preziosa. \nLa nostra ricerca parte proprio da qui: quanto possono apparire spaventose le cose che non conosciamo? Quanto riusciamo a ridimensionare la paura se facciamo un passo verso di lei? Quanto può essere salvifica e quanto può essere distruttiva se ci attanaglia senza via di fuga?\nIl linguaggio della fiaba diviene il nostro mezzo\, il Lupo è archetipo che da sempre simboleggia il sentimento della paura. La protagonista è una bambina\, Jolie\, con cui i nostri piccoli spettatori e le nostre piccole spettatrici potranno empatizzare e in cui potranno immedesimarsi come se vivessero la favola in prima persona. Proveranno paura con lei\, per lei ed insieme a lei la supereranno. \nIl nostro desiderio è quello di far dialogare il linguaggio del teatro delle ombre con quello del teatro su nero.\nLa scelta del linguaggio del teatro d’ombre è determinata dalla sua intrinseca natura evanescente e misteriosa. L’ombra è qualcosa che vediamo ma che non possiamo toccare e sulla quale non possiamo agire: l’ombra rappresenta così la paura stessa.\nIl teatro su nero è un linguaggio profondamente immaginifico dove l’applicazione di un taglio di luce permette l’animazione di oggetti\, materiali e pupazzi rendendo gli animatori completamente invisibili. Il nero ci permette di inscenare un mondo magico dove reale ed irreale si confondono.
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SUMMARY:La storia di Nicolache non voleva andare a scuola
DESCRIPTION:dai 6 ai 10 anni – scuola primaria \ndi e con Roberto Anglisani\nregia Roberto Anglisani\nmusiche composte e eseguite dal vivo da Francesco Bertolini\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \nQuando ero piccolo\, ogni volta che portavo a casa la pagella\,\nuna bella pagella\, mio padre la guardava e diceva:\n“ Mmh\, si! Ma gli 8 devono diventare 9 e i 9 devono diventare 10!”.\nCosì sono cresciuto con l’idea che non facevo mai abbastanza\,\nanche se i miei voti erano 8\, 9 e 10.\nA volte succede che i padri non sappiano vedere le qualità nascoste dei propri figli. \n\n\n\nHo pensato a questo leggendo una fiaba contenuta nelle Fiabe italiane di Italo Calvino: La Scuola di Salamanca.\nIn quella storia si parlava proprio di un bambino considerato svogliato perché voleva stare sempre a giocare\, magari con le lucertole o correndo dietro ai cani\, un bambino che poi si rivela un piccolo grande mago\, capace addirittura di sconfiggere il Maestro della Scuola di Salamanca. \nHo letto le Fiabe italiane in un momento in cui cercavo materiale per creare nuove narrazioni da portare sul palcoscenico. Lessi allora anche la raccolta di Fiabe russe di Afansjev; in quel libro trovai una fiaba intitolata L’arte magica che sembrava la versione russa della Scuola di Salamanca. Le vicende erano molto simili; scoprii che la fiaba dell’allievo del mago era addirittura di origine indiana\, e poi la ritrovai nella raccolta dei Grimm Il ladro stregone. Si trattava sempre di una fiaba di formazione che vede protagonista un giovane intelligente\, che tutti credono poco capace e pronto a imparare da un Maestro molto preparato\, ma geloso del suo sapere e che mal sopporta che un suo allievo diventi più bravo di lui. \nDecisi quindi di raccontare questa storia per dare fiducia a tutti i bambini e le bambine che stanno crescendo e che spesso si sentono svalutati da qualche adulto che non riesce a vedere l’enorme potenziale che è nascosto dentro di loro e non fa altro che criticare\, avvilire e scoraggiare. \nCosì cominciai a lavorare a una storia che aveva come riferimento e ispirazione La scuola di Salamanca dalle Fiabe italiane e L’arte magica dalle Fiabe russe\, poi visto che La scuola di Salamanca viene dalla Puglia\, che è la mia terra d’origine\, ho dato a qualche personaggio un carattere e un modo di parlare che ricorda persone del mio paese.\nCosì è nata La storia di Nicola che non voleva andare a scuola. \nRoberto Anglisani
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