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SUMMARY:Albert eD Io
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndi Francesco Niccolini\ndrammaturgia Flavio Albanese\, Marinella Anaclerio\, Francesco Niccolini\ndirezione scientifica del progetto Marco Giliberti\nregia Marinella Anaclerio\ncon Flavio Albanese\nscena Francesco Arrivo\nluci Cristian Allegrini\ncostume Marinella Anaclerio\nvideo Giuseppe Magrone\nconsulenza (e pazienza) scientifica Vincenzo Napolano\nproduzione Compagnia del Sole – Bari / Fondazione Sipario Toscana Città del Teatro – Cascina (PI)\, Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani – Torino \ndurata: 60 minuti\nteatro d’attore \nUn uomo anziano suona il violino in un parco e incontra un bambino che gioca a campana con regole bizzarre. La stranezza del gioco incuriosisce l’uomo\, che non riesce più a concentrarsi sulla musica e chiede spiegazioni. Che l’uomo sia Albert Einstein non ci sono dubbi\, ma chi è quel misterioso ragazzino? Come in un moderno Simposio\, Einstein\, come Socrate racconta la sua iniziazione ai segreti dell’Universo\, il desiderio di conoscere e il peso della responsabilità delle scoperte. \nInizia così la terza e ultima tappa della trilogia sull’Universo che si accinge alla prova più impegnativa: Albert Einstein e la meccanica quantistica.\nMa come condividere con il pubblico più giovane un percorso di ricerca scientifico che\, almeno per il pensiero classico occidentale\, è completamente privo di senso? Come esporre gli ultimi traguardi della ricerca\, confini che nemmeno gli scienziati riescono a spiegare? Che nemmeno Einstein ha potuto accettare?\nLa frase che si sente ripetere più spesso tra i fisici è che: la meccanica quantistica non si può comprendere\, ci si può solo arrendere e accettarla\, e – in un certo senso – è quello che accade al protagonista dello spettacolo.\nInizia un dialogo surreale\, comico\, struggente\, un botta e risposta fitto\, dove il bambino demolisce le certezze dell’anziano\, che a sua volta riesce a trasmettere al ragazzino buona parte della meraviglia che anni di studi e di scienza gli hanno permesso di provare\, ma anche le delusioni\, le attese\, le scoperte fatte e quelle che non farà in tempo a fare. \nAlbert eD Io è un viaggio poetico e malinconico tra la felicità delle scoperte più incredibili e la sofferenza di non poter capire tutto quello che vorremmo comprendere\, mischiate con il peso della responsabilità delle scoperte e delle loro applicazioni\, e la voglia di avere ancora tempo\, più tempo\, per scoprire ancora\, e ancora\, e ancora.\nUno spettacolo sull’insaziabile curiosità e sul tempo che non basta mai\, per scoprire ancora.
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SUMMARY:Dr Jekyll & Mr Hyde
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \nby Robert Louis Stevenson\nadapted by Paul Stebbings & Phil Smith\ndirected by Paul Stebbings\ncast Sylas Shaw\, Simone Mumford\, Jean-Paul Pfluger\nmusical score by Christian Auer\nchoreography by Jennie Tomasson\nproduction TNT The New Theatre UK – Grantly Marshall \nduration: 85 minutes\nplay in English language \nAll of us contain good and evil\, but can we separate these two energies into two people and live a wholly good life? This is what Dr Jekyll wants to achieve\, but tragically\, it is the evil half of Mr Hyde who bursts upon the streets of Victorian London\, causing chaos\, crime\, and murder. Dr Jekyll tries desperately to control his dark side but fails\, not least because the darkness fascinates him more than the light. \nThe short novel by Robert Louis Stevenson is a masterpiece of classical literature that has lost none of its relevance today. It is both a horror story and a moral tale\, a thriller\, a gothic comedy\, and in the TNT version\, a tragic love story. We have switched the character of the lawyer Utterson into a female\, allowing us both deeper emotions and half our audience to have a more personal investment in the characters. \nChristian Auer has added a series of powerful songs that shed light on both the characters and the drama. The talented cast of professional British actors brings this powerful story to life and sings like the angels to which Dr Jekyll aspires. The staging is dynamic\, fast\, and furious\, with choreography by Jennie Tomasson and a revolving set that transports the audience to the streets\, laboratories\, and salons of Victorian London.
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SUMMARY:Giovanni Livigno
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado\n\nballata per piccione solista ispirata al più famoso parente Jonathan Livingston\ndi e con Roberto Anglisani\ndrammaturgia Roberto Anglisani\, Alessandra Ghiglione\, Maria Maglietta\nregia Maria Maglietta\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \ndurata: 60 minuti\nteatro d’attore \nUno come tanti. Le piume sempre un po’ scomposte. Una voglia fin da piccolo di gettarsi oltre il nido e fare un salto ad ali spiegate.\nGiovanni Livigno è un piccione nato in un quartiere alla periferia di una grande città. Ciò che Giovanni ha di più caro sono i suoi quattro amici.\nGiovanni è in quel momento della vita in cui il gruppo è tutto\, ma la vita del gruppo non è semplice e ha le sue dinamiche\, i suoi conflitti\, le sue regole: l’identità di ognuno smette di esistere\, c’è solo il gruppo e c’è un capo che vuole essere rispettato ed è disposto ad ottenere rispetto anche con la violenza. Si fa casino\, si passa il tempo\,  ma non si sfugge ugualmente alla noia e la vita  sembra che ti scivoli via tra le zampe. Allora bisogna cercare sempre qualcosa di nuovo\, di pericoloso. C’è bisogno di sentire un brivido.\nGiovanni ha la sua proposta: volare alto!! Siamo uccelli\, no?\nMa al capo non piace volare e comincia per Giovanni il tempo dell’emarginazione\, della solitudine\, della sofferenza per la difesa del suo sogno e della sua identità. Fino allo scontro finale\, quello che stabilisce chi merita di essere parte del gruppo e chi no…\nLa sfida è terribile\, rischiosa…\nPassata quella soglia\, c’è solo il grande buio dentro e fuori.\nGiovanni accetta e perde ciò che ha di più prezioso: l’amicizia\, lo sguardo incantato dell’infanzia… il desiderio di inseguire un  sogno.\nAlla discarica della città\, terra di reietti e di diversi\,  Giovanni Livigno incontra però un maestro e…\n\n…è solo vincendo la paura che si può andare incontro al proprio destino.\nIl resto non conta. Le ali te le porti dentro\, da sempre.\nOgni momento è quello giusto per farlo… il grande volo!\n\nUno spettacolo poetico e potente che affronta con profondità i temi dell’identità\, del bullismo e della violenza e\, soprattutto\, invita a credere nei sogni\, nel valore dell’appartenenza e nel coraggio di essere sé stessi. \nQuesto spettacolo ha debuttato nel 1997\, in quel momento il tema del “Sogno” aveva per me una grossa importanza\, volevo creare uno spettacolo che esortasse e spingesse i ragazzi a perseguire il proprio sogno\, a trovarlo\, ad appassionarcisi e poi ad essere disposti ad affrontare fatiche e ostacoli per realizzarlo.\nAvevo conosciuto il libro “Il gabbiano Jonathan Livingston” intorno ai vent’anni. Quando lessi questo libro mi sembrò che parlasse di me\, delle mie ansie di libertà\, della mia voglia di essere diverso da come avrei dovuto essere per i miei genitori\, per il destino che mi aveva assegnato la classe sociale a cui appartenevo.\nMi ritrovai spesso ad andare a cercare forza e determinazione nell’esperienza di Jonathan Livingston per superare le difficoltà e le sconfitte.\nQuando raggiunsi ciò che più desideravo: il teatro\, decisi che avrei raccontato in uno spettacolo la storia di Jonathan Livingston\, ma volevo che fosse più vicina alla mia esperienza in modo che i ragazzi la sentissero più vicina a loro e fosse più facile entrare in empatia col gabbiano… ma non poteva essere un gabbiano\, troppo bianco\, pulito\, troppo in alto. Allora cercai una chiave\, mi serviva un altro volatile certo\, perchè il volo doveva essere la metafora del “sogno”. Mi ricordai allora che quando ero adolescente facendo il gioco “a che animale somiglia…” una ragazza che mi piaceva molto disse che somigliavo a un piccione\, io avrei preferito avesse detto un’aquila\, ma così fu. Adesso però quella somiglianza diventava la chiave per raccontare la storia di un piccione di periferia che contrariamente a quello che vogliono i piccioni: vuole volare!\nOggi a distanza di più di vent’anni sento che il tema del sogno è ancora vivo\, che l’importanza di avere un sogno per i ragazzi e ancora grande\, e le difficoltà per raggiungerlo sono aumentate\, per la china materialistica della società e per una difficoltà a percepire il futuro. E sento anche che al tema del sogno si sono aggiunti il tema dell’identità\, dello stare in gruppo\, del bullismo e della sopraffazione violenta come mezzo per risolvere i conflitti. E mi sono reso conto che nella storia di Giovanni Livigno questi temi sono tutti presenti ed è per questo che ho deciso con il CSS di rendere di nuovo disponibile per il teatro ragazzi questo spettacolo.\nRoberto Anglisani
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SUMMARY:Laboratori Fare Teatro 2025-2026
DESCRIPTION:LABORATORI FARE TEATRO 2025-2026\nFormazione per insegnanti\, bibliotecari\, lettori volontari ed operatori culturali ed educativi \nIncontri di presentazione della Stagione ContattoTIG 2025-2026\na cura di Rita Maffei\nlunedì 29 settembre 2025\nUdine\, Teatro Palamostre – Sala Carmelo Bene / dalle ore 17 alle ore 19 \nmartedì 30 settembre 2025\nCervignano del Friuli\, Teatro Pasolini / dalle ore 17 alle ore 19\nmercoledì 1 ottobre 2025\nS. Giorgio di Nogaro\, Biblioteca Villa Dora / dalle ore 17 alle ore 19 \nIncontro con Claudio Milani\nFormazione sul potere delle narrazioni e degli oggetti in relazione all’infanzia\n17 novembre 2025\, dalle ore 16.30 alle ore 19.00\nUdine\, Teatro Palamostre\n19 novembre 2025\, dalle ore 16.30 alle ore 19.00\nCervignano del Friuli\, Teatro Pasolini\n\nFRAMMENTAZIONE VORACE\na cura di Silvia Colle e Lucia Vinzi\n21 gennaio\,11 febbraio\, 4 e 24 marzo 2026\, dalle ore 16.30 alle ore 18.45\nCervignano del Friuli\, Teatro Pasolini \nUn laboratorio per affrontare con spirito d’avventura attraverso il teatro e l’arte le sfide educative al tempo delle creazioni digitali e dei rapidi consumi culturali.\nNegli ultimi anni abbiamo parlato e riflettuto\, agito e cercato una strada nel bosco delle storie e dei racconti. In un tempo che si fa sempre più frammentato e vorace nei suoi consumi cerchiamo ancora un tempo inutile\, attraversato da sentieri segnati da briciole\, fragili e potenti. Continueremo ad incontrare insegnanti\, ma in generale adulti\, che stanno tra l’infanzia e l’adolescenza\, il teatro e le forme artistiche. Una comunità adulta che\, come noi\, cerca strumenti\, connessioni di esperienze\, confronti\, pensieri e conferme del proprio fare. Cercheremo nuovi occhi e approcci trasversali per orientarci nel campo dell’educazione estetica dei bambini e dei ragazzi\, mai\, come oggi\, così necessaria. \nIl percorso\nViviamo tempi in cui la produzione artistica davvero si consuma in un palmo di mano. Tutto è disponibile e si digerisce rapidamente: conoscenza\, saperi\, strumenti scorrono fra le dita come acqua che rinfresca ma non disseta. Nel corso dei quattro incontri di laboratorio\, si affronteranno e si approfondiranno i seguenti focus:\n1. Cos’è oggi l’infanzia e l’adolescenza vorace? Bisogni reali ed immaginati d’arte e cultura dei bambini e dei ragazzi alle prese con le impellenze e gli obblighi di una società che fa scivolare in superficie.\n2. Binomi secchi: come resistere alla tentazione di inseguire attraverso il teatro e le storie per l’infanzia e l’adolescenza la logica semplice e semplificata del like/dislike. Come riconoscere\, ed evitare\, i prodotti caduti in tentazione.\n3. Ricostruire il paesaggio\, trovare il sentiero: che strumento è il teatro? Può ricomporre i pezzetti di una comunità specializzata\, marginalizzata e targhettizzata? Può aiutare a trovare il proprio sentiero e il proprio posto nel mondo?\n4. Nutrire il lupo: a quale bisogno risponde oggi il teatro? Quali funzioni educative del teatro a scuola? \nCi guideranno le storie e le parole: soglia\, confine\, distanza\, frammentazione\, abitudini\, riti. Ci lasceremo portare dalle mani\, dagli occhi\, dal naso e dalle orecchie.\nCureremo un tempo di qualità\, da spendere nel benessere del gruppo e ci muoveremo\, come sempre\, tra albi illustrati\, letteratura per l’infanzia\, fumetti\, ascolti musicali\, letture ad alta voce\, oggetti\, immagini\, semplici attività manuali e fisiche. \nPercorso ideato e realizzato da Silvia Colle e Lucia Vinzi\, parte del progetto Siamo la mamma di Cappuccetto Rosso: dialoghi operosi e incontri di formazione sulla relazione fra infanzia\, adolescenza con il teatro e i linguaggi dell’arte\n\nSilvia Colle – Lucia Vinzi Nasciamo e viviamo in Friuli Venezia Giulia. Come la nostra regione siamo l’unione di affini diversità e radici comuni. Lavoriamo insieme da oltre 28 anni ricercando\, progettando e realizzando contesti culturali ed artistici per l’infanzia e l’adolescenza. A lungo siamo state le responsabili del settore per la formazione ed educazione del pubblico del Circuito multidisciplinare regionale Danza – Musica- Prosa del FVG dove abbiamo avuto l’opportunità\, e fatto la fatica\, di crescere e imparare. I molti progetti ed esperienze con gli artisti\, gli educatori\, le famiglie e le comunità ma soprattutto con i bambini e le bambine\, i ragazzi e le ragazze ci hanno plasmate e specializzate nell’ambito dell’educazione dei bambini e dei ragazzi (0-18 anni) ai linguaggi e alle arti performative\, dell’audience development e più in generale della partecipazione artistica e culturale dell’infanzia. Con Siamo la mamma di Cappuccetto Rosso\, da libere professioniste continuiamo a sperimentare le strategie raccolte nutrendo le nostre visioni insieme ai piccoli. Ci onora e ci commuove aver ricevuto nel 2022 il Premio Internazionale Valeria Frabetti dedicato a chi ha promosso lo sviluppo e la diffusione delle arti performative per bambini 0-3 anni. \nPer informazioni rivolgersi a francescapuppo@cssudine.it
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SUMMARY:Se te ne vai
DESCRIPTION:nelle scuole o in altri spazi \ndai 13 ai 16 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Kelly Rivière\ntraduzione Francesca Ritrovato\nregia Andrea Collavino\ncon Francesca Ritrovato e Kevin Di Sole\nuna produzione Bam Teatro – Cagliari in collaborazione con Teatro del Grillo – Soverato (CS) / Bonawentura – Trieste Teatro di Anghiari \ndurata: 55 minuti\nteatro d’attore \nSe te ne vai è uno spettacolo\, che parla del difficile tema dell’abbandono scolastico\, specialmente tra le e gli adolescenti.\nNathan\, un quindicenne che vuole abbandonare il liceo\, scrive una lettera alla sua prof di lettere\, in cui spiega i motivi di questa decisione ma\, prima di andarsene\, decide di incontrarla\, alla fine delle lezioni\, per avere un confronto con lei e ribadire la sua posizione. Ne nasce un acceso dialogo nel quale la prof cerca di distogliere Nathan dal suo intento\, portando a galla le reciproche fragilità\, grazie a una sincerità che rompe lo schematismo dei ruoli di docente e discente. Data la sua grande sensibilità\, l’autrice riesce a rendere empatici entrambi i protagonisti e a stimolare riflessioni e sentimenti contrastanti in chi assiste alla pièce\, come il buon teatro deve fare. \n“Un dialogo tra un’insegnante e un allievo\, questo è quello che racconta il testo di Rivière\, niente di più e niente di meno. Però è un dialogo senza esclusione di colpi\, privo di toni paternalistici e con due personaggi tridimensionali\, che dicono cose spiazzanti.  La volontà di Nathan di abbandonare la scuola è quella di un ragazzo totalmente immerso nella realtà digitale\, dove trova modo di guadagnare e appagare la sua ribellione alle regole e agli insegnamenti degli adulti. Mme Ogier è una prof di oggi\, alle prese con un mondo adolescenziale che cambia a una velocità sempre più grande. Sono due solitudini che cercano di dare un senso all’esistenza.”\nAndrea Collavino \n 
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SUMMARY:Tutto cambia!Il bruco e la farfalla e altri racconti
DESCRIPTION:dai 4 agli 8 anni – scuola dell’infanzia e primaria \nregia e drammaturgia Marco Ferro\ncon Deniz Azhar Azari\ndisegni e scene Nicoletta Garioni\nsagome Nicoletta Garioni e Federica Ferrari\ndisegno luci Anna Adorno\nluci e fonica Cesare Lavezzoli\ncostruzione scene Erilù Ghidotti e Giovanni Mutti\nmusiche Paolo Codognola\nideazione ombre Marco Ferro e Nicoletta Garioni\ncura dei movimenti e dell’animazione Valeria Sacco\ncostumi Tania Fedeli\nproduzione Teatro Gioco Vita – Piacenza \ndurata: 50 minuti\nteatro d’ombre e d’attore \nTre piccole storie che intrecciano affabulazione e scienza ci mostrano come tutto ciò che ci circonda\, compresa la nostra stessa vita\, sia un lungo e\ncostante cambiamento.\nTraendo ispirazione sia da racconti classici sia da opere moderne e scientifiche\, lo spettacolo intreccia mito e realtà conducendo i giovani spettatori nello stupefacente mondo della metamorfosi. Grazie a un linguaggio semplice e poetico\, seguiamo le vicende di un piccolo essere attraverso i suoi continui mutamenti che si rivelano ora naturali\, ora fantastici.\nCosì come il seme si trasforma in albero e il bruco in farfalla\, una giovane ragazza può mutarsi\, grazie all’immaginazione\, in un’intera foresta. \nSeguendo un percorso a tappe\, il racconto si rivela un viaggio attorno al tema del cambiamento – così presente nella vita quotidiana del bambino – e affronta con delicatezza quel naturale sentimento di paura che gli è connesso\, mostrando come ogni “metamorfosi” porti con sé una nuova\, grande\, opportunità.
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SUMMARY:Lo specchio della Regina
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \ndi Antonio Viganò ed Eleonora Chiocchini\ncoreografie Eleonora Chiocchini\ntesti e regia Antonio Viganò\ncon Jason Mattia De Majo\, Maria Magdolna Johannes\, Rocco Ventura\nscene Roberto Banci\, Antonio Viganò\nlight design Melissa Pircali\nassistente alla drammaturgia e disegno sonoro Paola Guerra\ncollaborazione alla creazione Paola Guerra e Paolo Grossi\nproduzione Teatro La Ribalta-Kunst der Vielfalt – Bolzano\nin coproduzione con Tanz Bozen Bolzano Danza Festival\ncon il sostegno di L’arboreto – Teatro Dimora\, Centro di Residenza Emilia-Romagna e degli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino\nsponsor Alperia \nPremio Eolo Awards 2025 per il miglior spettacolo ex aequo \ndurata: 50 minuti\nteatro fisico \n\nLa celebre fiaba di Biancaneve vede come protagonisti due improbabili personaggi: una Regina affaticata dal dover essere sempre “la più bella del Reame” e il suo Specchio che\, stanco di dover ripetere sempre “quello che fanno gli altri” cercherà una via di fuga.\nLa Regina\, orfana della sua immagine riflessa\, dovrà dunque trovare un modo per riconquistare la fiducia dello Specchio.\nUn appassionante racconto che smonta e rimonta una delle fiabe più celebri di tutti i tempi\, donandoci una prospettiva del tutto nuova sulla bellezza della diversità.\nLe coreografie di Eleonora Chiocchini reinterpretano il testo teatrale di Antonio Viganò Bianca & Neve\, già andato in scena e tradotto in varie lingue: lo Specchio e la Regina si animano in una danza di relazione\, sfumature giocose\, a volte litigiose\, a tratti misteriose\, colorano il loro dialogo che si farà corpo. Sempre complici come può esserlo soltanto uno specchio e l’immagine che esso riflette. \n“Lo spettacolo è destinato anche ad un pubblico dell’infanzia e dell’adolescenza perché abbiamo voglia di incontrare le nuove generazioni\, il nostro futuro. Un pubblico\, quello dei bambini\, che conosce bene il linguaggio del corpo e incontrerà\, grazie a questo spettacolo\, degli interpreti\, danzatori e attori diversi\, che riveleranno loro che essere definiti diversi non è qualcosa in meno\, una mancanza\, ma un’altra possibilità\, un altro modo\, pieno di poesia\, verità e capacità.”\nAntonio Viganò
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SUMMARY:Cenerentola 301
DESCRIPTION:dai 6 ai 10 anni – scuola primaria \ndrammaturgia Daria Paoletta\ncon Daria Paoletta e Raffaele Scarimboli\ncostruzione pupazzi Raffaele Scarimboli\nproduzione Burambò – Foggia \ndurata: 55 minuti\nmarionette da tavolo\, pupazzi in gommapiuma e attori \nRaffaele e Daria\, due burattinai di mestiere\, sanno che per raccontare questa antica fiaba occorre una matrigna\, due sorellastre\, un principe\, un re e una ragazzina\, Cenerentola! Ma non sanno cosa li aspetta.\nI pupazzi\, infatti\, rivelano da subito una vita propria. Raffaele ha appena finito di scolpire la matrigna e già si stupisce del suo accento; le sorellastre si lamentano di come il burattinaio le ha rifinite; il re padre fatica ad essere presente; Cenerentola mette in discussione il suo sogno; il principe procrastina le sue responsabilità.\nDaria si affanna per mantenere un equilibrio tra le parti ma\, inesorabilmente\, i piani si confondono e il sottile confine che segna ciò che è reale e ciò che è immaginario si farà sempre più sottile. Infine\, la coppia di animatori riuscirà sì a raccontare la fiaba ma soltanto attraverso la loro personalissima esperienza.
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SUMMARY:La Rosa Bianca
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndi Aida Talliente\ncon Aida Talliente e Sandro Fulvio Pivotti\nmusiche Marco Colonna\nproduzione Aria Teatro e Treno della Memoria \ndurata: 60’\nteatro d’attore \nSpettacolo in collaborazione con Libera. Associazioni\, nomi e numeri contro le mafie – coordinamento di Udine \nLa “Rosa Bianca” è il nome scelto da un gruppo di studenti universitari di Monaco\, che dalla primavera del 1942 all’inverno del 1943 iniziarono e portarono avanti con coraggio un percorso di resistenza politica contro il regime nazista. Il gruppo di amici e conoscenti\, ispirati da “libri proibiti” di straordinari scrittori\, organizzarono un’attività sovversiva\, scrivendo e divulgando in diverse città della Germania dei volantini che portavano la voce di una piccola parte del popolo\, quello che non poteva tacere davanti alla violazione dei diritti umani e alla negazione della libertà. Il nucleo principale composto da Hans e Sophie Sholl\, Alexander Schmorell\, Willi Graf\, Christoph Probst e il professor Kurt Huber\, venne scoperto nel febbraio del 43. Tutti e sei i componenti furono arrestati\, processati e ghigliottinati per alto tradimento. Ma il loro messaggio non si esaurì quell’inverno\, fu accolto e portato avanti da altri\, anche in seguito alla loro morte.
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SUMMARY:Fare un fuoco
DESCRIPTION:dagli 11 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Francesco Niccolini e Luigi D’Elia\nmolto liberamente ispirato ai Racconti dello Yukon di Jack London\nregia Francesco Niccolini e Luigi D’Elia\ncon Luigi D’Elia\ndisegno luci Francesco Dignitoso\nmusiche originali Giorgio Lazzarini\nassistenti alla produzione Elisabetta Aloia\, Adalgisa Vavassori\, Susanna Zoccali\nproduzione Teatri di Bari – Fondazione Sipario Toscana-La Città del Teatro – Cascina (PI)\nin collaborazione con INTI \ndurata: 60 minuti\nteatro di narrazione \n\n\nFare un fuoco narra la storia di un uomo audace\, determinato a raggiungere i suoi compagni in cerca d’oro attraversando una delle regioni più ostili dello Yukon. Deve raggiungere i suoi compagni in una vecchia miniera dove sono convinti di trovare molte pepite d’oro e la ricchezza. Deciso a partire all’alba di un giorno d’inverno\, quando il sole non sorge nemmeno e la temperatura tocca i 60 gradi sottozero\, ignora le suppliche di una donna inuit che lo avverte del pericolo mortale del viaggio. Convinto di essere preparato\, l’uomo intraprende il cammino con il suo fidato husky\, Macchia\, un cane di straordinaria intelligenza. Tuttavia\, la natura\, con la sua bellezza assoluta e crudele\, si rivela un avversario implacabile.\nFare un fuoco è il racconto delle disavventure dell’uomo e del suo cane\, in una natura dalla bellezza tanto assoluta quanto crudele\, sotto un cielo senza sole e senza stelle. Solo neve\, alberi\, ghiaccio\, visioni\, sogni e ricordi\, in un susseguirsi di sorprese fino all’ultimo secondo.\nE in fondo\, alla fine di quel viaggio\, per sopravvivere\, altro non dovrà fare quell’uomo che… accendere un fuoco.
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SUMMARY:Il bosco delle storie di Natale
DESCRIPTION:dai 5 ai 10 anni – scuola dell’infanzia e primaria \nUno spettacolo di Drogheria Rebelot\nliberamente ispirato ai racconti di Selma Lagerlöf e ad altre leggende nordiche\ndrammaturgia e scene Enrica Carini\nregia Andrea Lopez Nunes\ncon Miriam Costamagna\nluci Rossella Corna\nsagome e figure Gabriele Genova\nproduzione Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani – Torino / La Piccionaia – Vicenza \ndurata: 45 minuti\nnarrazione e teatro di figura \nLa Vigilia di Natale si può stare svegli a leggere finché si vuole.\nQuando gli occhi ancora aperti in questa lunga notte iniziano a sognare\, le figure dei libri e le parole delle leggende si animano nel buio della cameretta. Allora il bosco coperto di neve può fiorire sotto le stelle\, gli animali riunirsi in una festa per il ritorno della luce\, e il Tomte raccontare la meraviglia della rinascita della natura intorno a loro. È questo che accade nella cameretta di Lou mentre la notte della Vigilia prende vita sul suo tappeto dei giochi che tra libri\, figure\, lenzuola e cuscini si trasforma nel bosco delle storie di Natale. \nI Tomte\, figure tradizionali della cultura scandinava\, assomigliano molto agli gnomi\, vivono a nord\, nelle foreste\, e durante il periodo dell’Avvento si prendono cura degli animali e delle piante attorno a loro… e anche dei bambini.\nUn modo per assicurarsi la loro benevolenza è quello di lasciargli un po’ di cibo ogni sera e\, alla Vigilia di Natale\, una scodella di porridge preparato con latte e avena\, o latte e riso.\nLou\, la nostra protagonista\, ogni anno prepara una minuscola cameretta per il suo Tomte\, il quale trascorre le lunghe notti d’inverno nella fattoria ai margini del bosco dove abita la bambina.\nUn giorno però\, dopo una furiosa tempesta di neve\, il Tomte non arriva a casa. Cosa gli sarà successo? Sarà un coraggioso pettirosso\, aiutato dagli animali incontrati nel bosco\, a partire alla sua ricerca\, per salvare il Natale della piccola Lou.
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SUMMARY:Son io cosa vostra?Maschere\, musica e… donne: Goldoni oggi
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndrammaturgia\, adattamenti e regia Ferruccio Merisi\nscelte testuali\, musicali\, figurative e coreografiche del collettivo\ncon Lucia Zaghet\, Giulia Colussi\, Daria Sadovskaia\nmusici Alice Gaspardo\, Jacopo Pittino\ncostumi e maschere del collettivo\ncura realizzazione scene Jacopo Pittino\nproduzione Scuola Sperimentale dell’Attore / L’Arlecchino Errante – Pordenone\ncon la collaborazione di Cultura Base Sur Siviglia\, Eufonia Lecce\, Ortoteatro Pordenone\ncon il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia \ndurata: 60 minuti\nteatro in maschera \n“Son io cosa vostra?”\, è una domanda pronunciata dal personaggio di Rosaura nella commedia goldoniana La vedova scaltra. “Mi avete forse comperato?” – continua il personaggio – contestando una scenata di gelosia del suo innamorato…\nDomande estremamente attuali\, non solo nel senso della rivendicazione di una libertà femminile al riparo da ogni forma di prevaricazione. Ma anche nel senso\, se vogliamo un po’ scomodo e controcorrente\, della sicurezza e della realizzazione femminile e del loro costo quotidiano in termini di concessioni non incolpevoli alla prepotenza maschile.\nSon io cosa vostra? è però soprattutto un omaggio alla donna\, partecipe e molto allegro\, che adora sia i pregi che i difetti dell’altra metà del cielo. Un inno cordiale e disincantato\, risultante da un puzzle di scene goldoniane\, scelte per la loro modernità e anzi “contemporaneità”\, non a caso collegate tra loro da una bella serie di canzoni pop dell’immaginario collettivo attuale\, eseguite dal vivo.\nE in questo divertissement\, che unisce sapidità e grazia leggera\, c’è un’altra novità rispetto alle esecuzioni goldoniane tradizionali: tutti i personaggi portano la maschera\, in contrasto con l’idea chiave della maturità dell’Autore\, che all’opposto avrebbe voluto eliminare tutte le maschere… Ma grazie ad esse le attrici interpretano sedici personaggi diversi… E forse con queste loro nuove maschere danno corpo ad un’altra consapevolezza contemporanea: che non c’è limite al grottesco!
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SUMMARY:Le lacrime di Achille
DESCRIPTION:dai 12 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ntesto e regia Renata Coluccini\ncon Davide Del Grosso e Giacomo Peia\nscene e luci Marco Zennaro\nmusiche Luca De Marinis\ncostumi Caterina Berta\nconsulenza storico-letteraria Emanuela Spadavecchia\nproduzione Teatro del Buratto \ndurata: 60 minuti\nteatro d’attore \n…per stupirci della fragilità di Achille e della forza di Patroclo\, della loro crescita\, della guerra\, dell’amore e della morte.\n\nIl mito è un racconto fuori dal tempo\, è attuale\, non serve attualizzarlo\, e ci consente di porre delle domande all’oggi\, di affrontare tematiche sempre vive. Per questo la storia di Achille e Patroclo; per parlare di due ragazzi\, di famiglie differenti\, di forza e fragilità\, di amore\, di guerra\, di un destino con cui fare i conti.\nRipercorrere il mito\, affrontare l’Iliade per narrare la storia di un legame che affronta un futuro già designato\, del goffo e invisibile Patroclo scelto dal giovane eroe Achille\, per scoprire le diverse facce e possibilità de protagonisti\, per stupirci della fragilità di Achille e della forza di Patroclo\, della loro crescita\, degli insegnamenti di Chirone\, della guerra\, dell’amore e della morte; questi sono gli elementi del nostro raccontare.\nNe Le lacrime di Achille si viaggerà nei ricordi del grande eroe Achille e del semplice ragazzo Patroclo\, dalla loro infanzia a Ftia all’addestramento sul monte dei centauri\, dai giorni di attesa in Aulide\, sino al tempo in cui Achille sarà divorato dall’ira sotto le mura di Troia.\nVivremo la storia di Achille che sceglierà Patroclo\, il più esile\, magrolino e invisibile tra i tanti ragazzi nobili che si allenano nel palazzo re Peleo. Giungerà il tempo del loro crescere sotto la saggia guida del maestro centauro Chirone. Incomberanno le profezie come condanna\, ma anche le profezie come giustificazione per non scegliere.\nUn’amicizia\, un amore intenso\, dall’inizio alla fine…\nSarà la voce di Patroclo a guidarci\, sono il suo desiderio e il suo bisogno di essere ascoltato a trovare forma\, pace e a dare voce a parole che ad Achille nessuno ha mai regalato. Per raccontare chi era davvero Achille. Per dare ad entrambi una nuova voce. \nIn questa fusione le parole si mescolano con i movimenti\, creando un linguaggio artistico unico che attraverso i gesti\, le espressioni e le coreografie diventano veicoli potenti per comunicare storie complesse ed emozioni profonde. Grazie ai linguaggi teatrali presenti all’interno dello spettacolo è stato possibile sottolineare la connessione tra il corpo e la psiche umana\, evidenziando la potenza della parola e della danza come veicolo per esplorare stati d’animo\, relazioni e conflitti interiori. Le coreografie diventano una forma di linguaggio visivo che si combinano armoniosamente con le parole dei dialoghi e dei monologhi\, amplificando l’impatto emotivo dello spettacolo.
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SUMMARY:Lulù
DESCRIPTION:dai 4 ai 7 anni – scuola dell’infanzia e primaria \ndi e con Claudio Milani\nscenografie Elisabetta Viganò\, Armando Milani\nluci Fulvio Melli\nmusiche Debora Chiantella\, Emanuele Lo Porto\, Andrea Bernasconi\nconsulenza per i testi Francesca Rogari\nproduzione Compagnia MOMOM / Latoparlato – Como \ndurata: 50 minuti\nteatro di narrazione e pupazzi \nLulù è un capolavoro del teatro per l’infanzia.\nIn questa storia ci sono tre fratelli nati in un mattino d’estate\, dopo una notte piena di lucciole. Il destino li separerà\, conducendoli per tre strade diverse. Ma darà loro tre doni – intelligenza\, istinto\, cuore – sufficienti per cavarsela\, diventare grandi e finalmente ritrovarsi\, affrontando perfino uno Stregone che può farsi grande come una montagna.\nQuando la notte sarà più buia\, arriveranno le lucciole ad indicare loro la strada.\nE Lulù?\nLulù è lo spirito del bosco. È tutto azzurro e blu\, come il cielo\, il mare e l’acqua della sorgente. Ha gli occhi rotondi\, la pancia rotonda e il cuore grande. A Lulù piace: volare sopra al bosco\, scavare gallerie\, mangiare.\nMa la cosa che sa fare meglio è far nascere le lucciole. Dalla sua pancia.\nTutti sanno che esiste\, ma pochissimi lo hanno visto. Per vederlo bisogna essere molto fortunati.\nL’incanto e la meraviglia suscitati dalle straordinarie vicende dei tre piccoli\nprotagonisti accompagnano gli spettatori\, in un crescendo di curiosità e stupore\, fino all’epilogo della storia\, nel quale tutto si ricompone e l’attesa viene ampiamente ripagata da un arrivo sorprendente.\nUn racconto sull’irrinunciabile valore dell’intelligenza\, dell’istinto e della generosità\, che ci incoraggia ad avere fiducia nelle nostre qualità.
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SUMMARY:Le rocambolesche avventure dell’orso Nicola\, del ragnetto Eugenio e del moscerino che voleva vedere il mondo e che rese tutti felici
DESCRIPTION:dai 6 ai 10 anni – scuola primaria \ncon Alberto Branca\, Annalisa Arione\, Dario de Falco\nmusiche Enrico Messina\nin collaborazione con Annalisa Cima\nproduzione Compagnia Arione de Falco – Milano \ndurata: 50 minuti\nteatro d’attore \nPremio EOLO AWARDS 2025 per la migliore scrittura drammaturgica\n\nCosa ci fanno un enorme orso e un colorato ragnetto nella stessa casa? Semplice\, si prendono cura l’uno dell’altro! Tra una chiacchiera prima di addormentarsi e una deliziosa cena cucinata insieme\, entra nella loro vita un moscerino entusiasta che darà inizio a una vera rivoluzione.\nLe rocambolesche avventure… è una storia che insegna a superare la diffidenza verso gli altri\, ad abbracciare le differenze e ad affrontare con curiosità e coraggio le avventure che la vita ci mette davanti. \nNicola è un orso enorme che ama leggere\, Eugenio è un ragnetto piccolino e velocissimo. Vivono nella città di Città che è un posto dove tutto corre in modo frenetico ma ordinatissimo\, dal traffico alla fila di carrelli del supermercato.\nAgli abitanti di Città Nicola fa un po’ paura: è grande\, grosso\, potrebbe fare loro del male. Agli abitanti di Città anche Eugenio fa un po’ paura: ha otto\nocchi\, le zampe lunghe e s’infila dappertutto: vorrebbero tutti schiacciarlo.\nGli abitanti di Città non conoscono bene né Nicola né Eugenio\, eppure ne sono spaventati.\nAnche Nicola ed Eugenio hanno un po’ di paura l’uno dell’altro e\, quando si trovano costretti a vivere nella stessa casa\, anche a causa delle loro diverse dimensioni\, per un po’ mantengono le distanze.\nPiano piano però imparano a conoscersi per davvero\, la paura scompare e lascia il posto all’amicizia\, alla condivisione e alla cura: Eugenio e Nicola\, insieme\, non si sentono più soli e si prendono cura l’uno dell’altro. \nAnche in questo spettacolo la Compagnia Arione de Falco s’impegna a raccontare alle nuove generazioni l’incontro con l’altro e con l’altra che\, se unito all’ascolto e all’empatia\, arricchisce di consapevolezza\, complessità e nuovi punti di vista attraverso cui guardare.\nLa storia viene raccontata e vissuta in una scena completamente vuota\, scelta stilistica di ogni spettacolo della Compagnia: non ci sono scenografie né costumi troppo caratterizzanti.\nGli attori e l’attrice\, con i loro corpi e le loro voci\, danno vita a un processo immaginativo condiviso a cui partecipano anche bambini e bambine. Anche se la scena è vuota\, grazie all’evocazione e all’immaginazione\, si riempie di cose\, persone e atmosfere diverse.
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SUMMARY:Fiabe da tavoloCappuccetto Rosso e I tre porcellini
DESCRIPTION:nelle scuole o in altri spazi \ndai 3 ai 5 anni – scuola dell’infanzia \nregia\, scene e testo Fabrizio Pallara\ncon Desy Gialuz\nuna produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e teatrodelleapparizioni\ncon il sostegno di Corsia OF \n“Io credo questo: le fiabe sono vere. […] sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna” Italo Calvino \nDentro ai libri\, sulle bocche di chi le racconta\, lette\, immaginate\, sognate\, le fiabe nascono e poi si mettono in viaggio correndo nelle parole\, e durante il viaggio cambiano\, crescono\, si trasformano.\nMappe di vita che accompagnano i bambini e i grandi; riti di passaggio che indirizzano e segnano strade possibili\, piccoli sentieri\, grandi avventure.\nQuattro fiabe viaggiano in quattro valigie e due alla volta\, in ogni incontro\, verranno evocate con oggetti\, suoni\, racconti e immaginazioni.\nSolo un tavolo che è una casa\, un bosco\, un lago\, una montagna\, la piccola scena di ogni narrazione; e come in un gioco\, nei giorni di pioggia e di freddo\, tutti intorno per stare ad ascoltare con lo stupore dell’infanzia\, cominciando insieme a diventare adulti. \ndurata: 40’ per il racconto di due fiabe
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SUMMARY:Ti vedo. La leggenda del Basilisco - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 5 ai 10 anni – scuola dell’infanzia e primaria \nun progetto di Emanuela Dall’Aglio\nregia Emanuela Dall’Aglio\ncon Emanuela Dall’Aglio\, Riccardo Paltenghi\npaesaggi sonori e luci Mirto Baliani\ncostruzioni Emanuela Dall’Aglio\, Michele Columna\, Riccardo Paltenghi\, Caterina Berta\nassistente alla regia Beatrice Masala\nuna coproduzione Teatro del Buratto\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia \nnarrazione e teatro di figura\ndurata: 50 minuti \n“Vi vedo\, tutte le creature che gli uomini chiamano mostri.  Creature mostruose?… chi sono mai? Sono coloro che non possono essere salvati\, che sono di una forma non adatta a questo mondo\, ma se per una volta fossero loro gli eroi\, incauti goffi involontari salvatori di loro stessi.”\nN. Haynes\n\nUn abito storia che racconta un mito.\nUna grande gonna che contiene in se tutti gli elementi di questa storia. Una montagna di stoffa rossa in cui una narratrice racconta di una strega e del suo basilisco.\nL’uomo ha bisogno di costruire e combattere mostri che racchiudano in se il male e i difetti del mondo\, e questo spettacolo nasce con la creazione\, il rito magico che fa nascere un basilisco.\nOra però dobbiamo fronteggiare il Re dei serpenti\, una creatura non adatta alla vita tra gli uomini\, dai poteri soprannaturali\, che semina terrore e che con il solo sguardo trasforma gli esseri viventi in pietra.\nNei secoli molte leggende lo hanno visto come protagonista terribile e mortale.\nAttingendo da alcune di queste\, la nostra storia inizia con l’arrivo del Basilisco in un tranquillo villaggio\, il suo potere genera paura e sconcerto\, gli abitanti che non sanno come cacciarlo\, incapaci di difendersi da questa magia\, si chiudono in casa spaventati.\nMa questa creatura è davvero un mostro o forse è solo incapace di cambiare la sua natura?\nForse inconsapevole di come gestire il suo potere ne è imprigionato.\nSoltanto dall’incontro-scontro con un piccolo eroe inconsapevole\, attraverso il suo incauto coraggio e la sua dolcezza si darà al Basilico la possibilità di una soluzione\, in questo caso di un antidoto magico\, uno stratagemma per non fare morire nessuno\, né il mostro\, né il villaggio.\nAttraverso la conoscenza\, il coraggio\, l’incontro e anche un pizzico di magia\, troviamo una nuova soluzione ad una vecchia leggenda.
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SUMMARY:Jack\, il ragazzino che sorvolò l'oceanoUna storia tra cielo e mare - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 5 ai 10 anni – scuola dell’infanzia e primaria \ntesti\, regia e scene Michelangelo Campanale\ncura del testo Katia Scarimbolo e Paolo Gubello\ncon Maria Pascale\, Michelangelo Campanale e la partecipazione di Michelangelo Volpe\nvoce registrata Lorenzo Gubello\nluci Michelangelo Volpe\ncostumi Maria Pascale\nassistente alla regia Giulia Gaudimundo\nproduzione La luna nel letto – Ruvo di Puglia – Bari \ndurata: 50 minuti\nnarrazione e teatro di figura \nDopo Jack e il fagiolo magico\, prosegue la trilogia dedicata al piccolo Jack\, un bambino speciale\, come lo sono tutti i bambini e le bambine\, che con coraggio imparano a vivere nel mondo complicato degli adulti. In questo secondo episodio\, Jack non è più un bambino: è diventato un ragazzino ingegnoso e infaticabile. Nel suo paese è arrivata la guerra; tutti i suoi amici più cari sono scappati a bordo di una nave diretta in America. Ha desiderio di raggiungerli\, di salvarsi\, ma i soldati hanno occupato il porto. C’è un oceano che li divide. “Devo trovare la soluzione… devo trovare la soluzione… devo trovare la soluzione… ma certo! Ce l’ho! Li raggiungerò volando!”. \nLa storia\, rifacendosi a Charles Lindbergh – il primo pilota ad attraversare l’oceano Atlantico in solitario – prende forma grazie all’unione di nuove tecnologie e artigianalità; l’utilizzo delle prime è utile alla scoperta di un mondo in cui la manualità e il gioco (e soprattutto il gioco manuale) sono ancora al centro.\nCome sfogliando un albo illustrato\, le immagini prendono vita sulla scena; l’attrice Maria Pascale a ritmo della sua voce dirige una macchina scenica che\, manovrata fin nei più piccoli particolari da Michelangelo Campanale e Michelangelo Volpe\, consente allo spettatore di entrare in piccoli mondi fantastici per fantastici piccoli eroi.
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SUMMARY:L'Europa non cade dal cielo - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 12 ai 15 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Laura Orlandini\nideazione e regia Alessandro Argnani\ncon Camilla Berardi\, Massimo Giordani\ndisegno luci Roberto Magnani\, Gerardo De Vita\nvideo Alessandro Penta\nassistente alla regia Alice Cottifogli\nconsulenza storica Michele Marchi\, Lucrezia Ranieri\nconsulenza musicale Alessandro Luparini\, Roberto Magnani\nproduzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro\ncon il patrocinio di Commissione Europea\, Rappresentanza in Italia \ndurata: 55 minuti\nteatro documentario d’attore\, divulgazione storico-civica sull’Unione europea \nLo spettacolo è un racconto a due voci che ha come nucleo centrale l’Unione Europea a partire proprio dalla sua nascita fino ad arrivare ai giorni nostri. Due giovani attori ravennati ripercorrono la storia d’Europa. Una narrazione corredata da immagini e costellata da una playlist musicale legata ai diversi periodi storici raccontati\, in un intreccio che mette in luce l’immaginario e gli ascolti delle giovani generazioni nei diversi momenti della vita dell’Unione Europea. Un affondo non solo nella storia\, ma anche nei miti\, nella musica e negli artisti che gli adolescenti di allora\, oggi adulti\, vivevano e amavano. \n«Cos’è l’Europa\, e cosa è stata\, per generazioni di giovani che l’hanno attraversata e vissuta? – si chiede Laura Orlandini\, autrice del testo -. Abbiamo voluto provare a raccontare l’integrazione europea attraverso le vite delle persone: un decennio alla volta\, un percorso di avvicinamento e di contraddizioni\, di culture condivise e di conflitti\, di grandi trasformazioni economiche e sociali. Cercando di raccontarne anche le spaccature\, i nodi dolenti\, e quelle reti di scambio formate dalle persone in movimento\, dalle idee in circolo\, dalle necessità della vita e dai sogni di cambiamento. Partendo dalle origini\, nella spinta ideale sorta tra le macerie della guerra\, fino all’oggi carico di interrogativi. Tutto osservato attraverso gli occhi di due ventenni\, simbolo della generazione che sempre è protagonista più̀ viva della storia».
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SUMMARY:Ti vedo. La leggenda del Basilisco - ContattoTIG
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SUMMARY:1984 - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \nby George Orwell\ndramatised by Paul Stebbings & Phil Smith\ndirected by Paul Stebbings\nwith Avena Mansergh (Wallace)\, Ellen Victoria\, Bruno Roubicek\, Jack Herlihy\, Tom Vercnocke\, Claire Martin\nmusical score by Christian Auer\nproduction ADG Europe productions with TNT Theatre Britain \nduration: 90 minutes\nplay in English language \n1984 may well be the most significant work of modern fiction. The company brings this work to the stage without seeking to simplify its message or dilute its power. The brilliance of 1984 is not only that it predicts a surveillance society in which we now exist\, or that it exposes the lies behind every totalitarian ideology or belief\, but that it explores these themes inside the human mind as well as in the outer world. “Thought Control” is the aim of the State in 1984\, and this will be achieved by destroying language so that it is impossible to commit “Thought Crime”. \nIs Orwell’s vision any different from the dumbing down of our communication through digital media\, the collapse of writing and the triumph of the digital banal? Orwell predicts a world where Ideology vanishes under the crushing impact of brute power\, power for its own corrupt sake. Meanwhile\, as Orwell predicted\, War becomes a continuous condition of life\, one that justifies any and every form of repression in the name of nothing. \nPaul Stebbings directs a thriller and a love story\, a mind game and an end game. Illuminated by a modern rock score from Christian Auer this production aims to tell what may be the greatest story of our time as we stumble towards an”Orwellian” future where Big Brother is watching YOU.\n\n“TNT – highly effective and charismatic theatre.” – Village Voice New York\n“One of the most interesting developments on the current theatrical scene.” – The Guardian\, Britain.\n“If young people need to be persuaded to go to the theatre\, TNT are the company to see.” – Sudkurier\, Germany.
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SUMMARY:La rosa bianca - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndi Aida Talliente\ncon Aida Talliente e Sandro Fulvio Pivotti\nmusiche Marco Colonna\nproduzione Aria Teatro e Treno della Memoria \ndurata: 60’\nteatro d’attore \nSpettacolo in collaborazione con Libera. Associazioni\, nomi e numeri contro le mafie – coordinamento di Udine \nLa “Rosa Bianca” è il nome scelto da un gruppo di studenti universitari di Monaco\, che dalla primavera del 1942 all’inverno del 1943 iniziarono e portarono avanti con coraggio un percorso di resistenza politica contro il regime nazista. Il gruppo di amici e conoscenti\, ispirati da “libri proibiti” di straordinari scrittori\, organizzarono un’attività sovversiva\, scrivendo e divulgando in diverse città della Germania dei volantini che portavano la voce di una piccola parte del popolo\, quello che non poteva tacere davanti alla violazione dei diritti umani e alla negazione della libertà. Il nucleo principale composto da Hans e Sophie Sholl\, Alexander Schmorell\, Willi Graf\, Christoph Probst e il professor Kurt Huber\, venne scoperto nel febbraio del 43. Tutti e sei i componenti furono arrestati\, processati e ghigliottinati per alto tradimento. Ma il loro messaggio non si esaurì quell’inverno\, fu accolto e portato avanti da altri\, anche in seguito alla loro morte.
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SUMMARY:Giungla - ContattoTIG
DESCRIPTION:dagli 11 ai 13 anni – scuola secondaria di I grado \ndi e con Roberto Anglisani\nregia Maria Maglietta\nmusiche Mirto Baliani\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG \ndurata: 60 minuti\nteatro di narrazione \nÉ una sera d’autunno\, piove\, la stazione centrale di Milano è piena di pendolari che tornano a casa dal lavoro. In mezzo alla folla\, come se fossero invisibili si muovono otto… dieci ragazzini stranieri di età diverse. Sono guidati da un uomo con un lungo cappotto\, una finta pelliccia di tigre\, è Sherekhan. Mentre il gruppo si dirige verso l’uscita uno dei ragazzi scappa nei sotterranei della stazione\, si chiama Muli e non vuole più essere costretto sotto la minaccia delle botte a rubare e a mendicare per Sherekhan. \nCon la fuga di Muli si apre la narrazione di Roberto Anglisani e Maria Maglietta\, l’ispirazione parte dal Libro della Giungla di Kipling\, ma la giungla questa volta è la grande stazione centrale\, con i suoi anfratti\, i sottopassaggi bui e umidi\, dentro cui si muove una umanità con regole di convivenza diverse\, dove la legge del più forte è un principio assoluto. Ma in questo contesto “selvaggio”\, Muli riuscirà ad aiutare i suoi amici\, e troverà amici veri che lo aiuteranno a fermare Sherekhan.\nI personaggi del racconto si ispirano ai personaggi del Libro della Giungla: c’è Baloon\, un barbone che vive nei sottopassaggi\, Bagheera la pantera e Sherekhan la tigre. Lo spettacolo vede in scena Roberto Anglisani che riesce a creare magistralmente\, con la forza della parola e del corpo\, un racconto emozionante dove le immagini si snodano come in un film d’avventura. \n 
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SUMMARY:Salām/Shalom. Due padri - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 16 ai 18 anni – scuola secondaria di II grado \ndal romanzo Apeirogon di Colum McCann (Copyright © 2021\, Colum McCann. All rights reserved)\nadattamento di Paola Fresa\nuno spettacolo di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana\nproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e festival vicino/lontano-Premio Terzani \ndurata: 75 minuti\nteatro d’attore \nTratto dal romanzo Apeirogon di Colum McCann (Copyright © 2021\, Colum McCann. All rights reserved)\, Premio Terzani 2022\, lo spettacolo è una testimonianza necessaria davanti all’orrore della guerra in Israele e Palestina. L’autore irlandese McCann\, ha raccolto nei mille e uno frammenti che compongono il romanzo i brandelli di un conflitto apparentemente senza soluzione. Infiniti sono i lati del poligono chiamato apeirogon da cui il libro prende il titolo. Come infiniti sono i punti di vista da cui due padri\, l’israeliano Rami e il palestinese Bassam – persone reali\, che McCann ha conosciuto -\, cercano di comprendere una realtà troppo complessa per essere osservata\, e giudicata\, da un unico lato.\nDue padri\, portati sulla scena da Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana\, che sono uniti dallo stesso strazio indicibile per la perdita delle proprie bambine\, uccise ciascuna dalla guerra dell’altro; due padri che hanno avuto il coraggio di diventare uomini di pace. \n“Abbracciarsi\, tenersi la mano. Guardarsi negli occhi. Ascoltarsi\, soprattutto. Piccoli gesti normali\, per tempi normali. Per tempi di pace. Gesti eroici quando il tempo della guerra devasta e travolge le vite degli uomini. Infinito è il numero di lati del poligono chiamato apeirogon. Infiniti gli sguardi. Come infinite e mutevoli le cose del mondo\, luogo del caos e del rischio. Dentro quel caos\, due padri: lo stesso dolore\, la stessa forza. Parole di odio possono diventare parole di pace. Proviamo a mettere le parole nei corpi. Proviamo ad ascoltare davvero. Proviamo. Nella geometria dell’apeirogon ogni luogo è raggiungibile\, ogni punto può essere toccato anche se sembra impossibile”. \n 
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SUMMARY:Questo... non s'ha da fare - ContattoTIG
DESCRIPTION:dai 12 ai 16 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Valeria Cavalli\nda I promessi sposi di Alessandro Manzoni\ncollaborazione didattica Prof.ssa Simonetta Muzio\nregia Claudio Intropido\ncon Daniele Gaggianesi e Flavia Marchionni\nscenografia Marco Muzzolon\ncostumi Francesca Biffi\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi – Milano \ndurata: 70 minuti\nteatro d’attore \nI Promessi Sposi che romanzo! Lo abbiamo letto\, riassunto\, visto in tv\, ne sono stati fatti sceneggiati\, parodie\, persino fumetti e quindi come fare a raccontarlo ancora? Noi ci abbiamo provato con il dovuto rispetto e un po’ di disubbidienza che non guasta mai. Abbiamo immaginato come può essere nata l’idea di un romanzo così famoso\, abbiamo divagato andando fuori tema inciampando nelle virgole\, nei punti e virgola che sono una caratteristica del fraseggio manzoniano e\, nonostante sia stato scritto molti anni fa\, abbiamo scoperto la sua modernità. È nato quindi uno spettacolo che non vuole essere un “bigino” che sintetizza i trentotto capitoli ma un gioco fra i due protagonisti\, che porterà le pagine dei Promessi Sposi lontano dai banchi di scuola e i ragazzi a scoprire l’importanza della lettura dei classici.\n“Questo… non s’ha da fare”\, il titolo già lo racconta\, esce dai binari e ci è piaciuto affrontare questa sfida ma\, per citare lo stesso Manzoni\, “se vi annoieremo\, non s’è fatto apposta”. \n 
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DESCRIPTION:dai 12 ai 16 anni – scuola secondaria di I e II grado \ndi Valeria Cavalli\nda I promessi sposi di Alessandro Manzoni\ncollaborazione didattica Prof.ssa Simonetta Muzio\nregia Claudio Intropido\ncon Daniele Gaggianesi e Flavia Marchionni\nscenografia Marco Muzzolon\ncostumi Francesca Biffi\nproduzione Manifatture Teatrali Milanesi – Milano \ndurata: 70 minuti\nteatro d’attore \nI Promessi Sposi che romanzo! Lo abbiamo letto\, riassunto\, visto in tv\, ne sono stati fatti sceneggiati\, parodie\, persino fumetti e quindi come fare a raccontarlo ancora? Noi ci abbiamo provato con il dovuto rispetto e un po’ di disubbidienza che non guasta mai. Abbiamo immaginato come può essere nata l’idea di un romanzo così famoso\, abbiamo divagato andando fuori tema inciampando nelle virgole\, nei punti e virgola che sono una caratteristica del fraseggio manzoniano e\, nonostante sia stato scritto molti anni fa\, abbiamo scoperto la sua modernità. È nato quindi uno spettacolo che non vuole essere un “bigino” che sintetizza i trentotto capitoli ma un gioco fra i due protagonisti\, che porterà le pagine dei Promessi Sposi lontano dai banchi di scuola e i ragazzi a scoprire l’importanza della lettura dei classici.\n“Questo… non s’ha da fare”\, il titolo già lo racconta\, esce dai binari e ci è piaciuto affrontare questa sfida ma\, per citare lo stesso Manzoni\, “se vi annoieremo\, non s’è fatto apposta”. \n 
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