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DESCRIPTION:venerdì 24\, sabato 25 e domenica 26 ore 20\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nNORIMBERGA\nNuremberg\nUSA\, 2025\, 148\ndi James Vanderbilt\ncon Russell Crowe\, Rami Malek\, Michael Shannon \nAll’indomani della Seconda guerra mondiale\, mentre il mondo è ancora sconvolto dagli orrori dell’Olocausto\, al tenente colonnello Douglas Kelley (il premio Oscar Rami Malek)\, psichiatra dell’esercito americano\, viene affidato un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann Göring (il premio Oscar Russell Crowe)\, il famigerato ex braccio destro di Hitler\, e di altri alti gerarchi nazisti.\nAllo stesso tempo\, gli Alleati — guidati dal giudice Robert H. Jackson (Michael Shannon)\, affrontano l’impresa titanica di istituire un tribunale internazionale\, per far sì che il regime nazista risponda dei propri crimini di fronte alla storia. Nel silenzio delle celle\, Kelley ingaggia un intenso duello psicologico con Göring\, uomo carismatico e manipolatore. Da quello scontro emerge una domanda che ancora oggi tormenta la coscienza del mondo: stavano eseguendo ordini\, erano pazzi… o semplicemente malvagi?\nSul palcoscenico della storia si apre così il processo di Norimberga\, un evento che ha cambiato per sempre la storia e l’umanità.\nIl film è tratto dal saggio “Il nazista e lo psichiatra” di Jack El-Hai (Rizzoli). \n 
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DESCRIPTION:sabato 18 aprile: ore 18:00 e 20:30\ndomenica 19: ore 18:00\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nRENTAL FAMILY – Nelle vite degli altri\nGiappone\, 2025\, 110′\ndi Hikari\ncon Brendan Fraser\, Takehiro Hira\, Mari Yamamoto\, Akira Emoto\, & Shannon Mahina Gorman \nAmbientato nella Tokyo dei giorni nostri\, Rental Family – Nelle Vite degli Altri segue le vicende di un attore americano (Brendan Fraser) che fatica a trovare uno scopo nella vita fino a quando non ottiene un lavoro insolito: lavorare per un’agenzia giapponese di “famiglie a noleggio”\, dove interpreta ruoli diversi per persone sconosciute. Man mano che si immerge nel mondo dei suoi clienti\, inizia a stringere legami autentici che confondono i confini tra performance e realtà.\nAffrontando le complessità morali del suo lavoro\, ritrova uno scopo e un senso di appartenenza scoprendo la bellezza dei legami umani. \n 
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DESCRIPTION:sabato 4 e domenica 5 aprile: ore 18:30 e 20:30\nlunedì 6: ore 20:30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nIL BENE COMUNE\nItalia\, 2026\, 103′\ndi Rocco Papaleo\ncon Rocco Papaleo Con Claudia Pandolfi\, Rocco Papaleo\, Teresa\nSaponangelo\, Vanessa Scalera\, Andrea Fuorto\, Livia Ferri\, Rosanna\nSparapano \nUna guida turistica e un’attrice di “insuccesso” accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino\, alla ricerca del secolare Pino Loricato\, simbolo di resilienza. Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione\, fatto di incontri e cambiamenti\, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo\, fino a diventare una voce collettiva capace di tenere insieme corpi\, emozioni e storie diverse.\nIn una natura dura e bellissima\, attraversata da una solidarietà inattesa\, emergono frammenti di vite complesse\, ferite ancora aperte e il bisogno profondo di essere viste e ascoltate. Parlare\, cantare\, dare un nome a ciò che si è vissuto diventa un modo per sciogliere tensioni e ritrovare un senso di appartenenza\, almeno finché un evento improvviso non rimette tutto in discussione. Perché\, a volte\, raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande. \n 
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DESCRIPTION:sab 14 febbraio ore 18 e 20.30\ndom 15 marzo ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nHAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO\nRegia di: Chloé Zhao\nAnno: 2025\nPaese: USA\nAttori: Jessie Buckley\, Paul Mescal\, Emily Watson\, Jacobi Jupe\, Noah Jupe\, Joe Alwyn\, David Wilmot\, Bodhi Rae Breathnach\nDurata: 125′ \nFra i film più interessanti della stagione dei premi 2026\, Hamnet — Nel nome del figlio segna il ritorno di Chloé Zhao a pellicole più drammatiche\, narrando con uno stile realistico ed evocativo un evento della vita di William Shakespeare che ha contribuito alla creazione delle sue opere più famose. \nDalla sceneggiatrice e regista premio Oscar Chloé Zhao\, Hamnet. Nel nome del figlio racconta la potente storia d’amore e perdita che ha ispirato la creazione dell’intramontabile capolavoro di Shakespeare\, Amleto. \nInghilterra\, 1580. William Shakespeare\, insegnante di latino che vive in povertà incontra Agnes\, una ragazza dallo spirito libero e\, affascinati l’uno dall’altra\, iniziano un’appassionata relazione che li porterà al matrimonio e alla nascita di tre figli. Mentre Will persegue una promettente carriera teatrale nella lontana Londra\, Agnes da sola si occupa della sfera domestica. Di fronte ad una tragedia che li colpisce\, il legame un tempo indissolubile della coppia viene messo a dura prova\, ma la loro esperienza condivisa pone le basi per la creazione del più grande capolavoro di Shakespeare. \n 
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SUMMARY:GIULIO REGENI TUTTO IL MALE DEL MONDO
DESCRIPTION:sab 28 febbraio ore 18 e 20.30\ndom 1 marzo ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nGIULIO REGENI TUTTO IL MALE DEL MONDO\nProd.: Italia\, 2026\nDurata: 101′\nRegia: Simone Manetti\nInterpreti: Claudio Regeni\, Paola Deffendi\, Alessandra Ballerini \nImmortalando le udienze dei processi ai presunti assassini di Giulio Regeni e raccogliendo le testimonianze di chi ancora si batte per dare giustizia al giovane\, Simone Manetti realizza con Giulio Regeni — Tutto il male del mondo un documentario di raro rigore e di notevole coraggio\, che scava in profondità nei misteri della vicenda. \nGiulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro\, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio\, per la prima volta\, sono i suoi genitori\, Claudio Regeni e Paola Deffendi.\nUn padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi.\nAccanto a loro\, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini\, l’avvocato che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023\, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio\, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana.\nIniziato nella primavera del 2024\, il processo andrà a sentenza entro la fine del 2026. \n 
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SUMMARY:MARTY SUPREME
DESCRIPTION:sab 21 febbraio ore 17.30 e 20.30\ndom 22 febbraio ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nMARTY SUPREME\ndi Josh Safdie\n(US\, 2025\, 149′) con Timothée Chalamet\, Gwyneth Paltrow\, Odessa A’zion\, Abel Ferrara\, Tyler the Creator \nForte dell’interpretazione multiforme di Timothée Chalamet\, Marty Supreme del regista newyorkese Josh Safdie propone un travolgente viaggio nella New York degli anni 50 che si barcamena con efficacia fra commedia\, film sportivo e dramma\, non a caso fra i film più quotati della stagione dei premi. \nMarty Mauser (Timothée Chalamet) ha pochi soldi in tasca\, un’irrefrenabile ossessione per il ping pong e la certezza di essere destinato alla grandezza. Dalla New York degli anni ’50 al Cairo\, da Tokyo a Parigi\, insegue i suoi sogni senza mai fermarsi fra truffe\, scommesse\, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life\, eccentrico e ambiziosissimo\, smodato e leggendario.\nFrenetico e travolgente\, MARTY SUPREME di Josh Safdie è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina\, ironia e tensione emotiva\, diretto con ritmo sfrenato e interpretato magistralmente da un Timothée Chalamet da Oscar. Al suo fianco\, un cast stellare che include Gwyneth Paltrow\, Odessa A’zion e Tyler “The Creator” Okonma. \n 
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SUMMARY:LA GRAZIA
DESCRIPTION:sab 14 febbraio ore 17.30 e 20.30\ndom 15 febbraio ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nLA GRAZIA\nProd.: Italia\, 2025\nDurata: 133′\nRegia: Paolo Sorrentino\nInterpreti: Toni Servillo\, Anna Ferzetti \nPaolo Sorrentino e Toni Servillo si ritrovano ne La grazia (che non ha caso è valso all’attore campano la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia)\, film elegante che parte da un fatto di cronaca per proporre riflessioni attuali e coinvolgenti arricchite dall’inimitabile stile di Sorrentino. \nTRAMA Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Nessun riferimento a presidenti esistenti\, frutto completamente della fantasia dell’autore. Vedovo\, cattolico\, ha una figlia\, Dorotea\, giurista come lui. Alla fine del suo mandato\, tra giornate noiose\, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano\, in maniera apparentemente inestricabile\, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio\, dovrà decidere. E\, con grande senso di responsabilità\, è quel che farà questo grande Presidente della Repubblica Italiana. \nCOMMENTO La Grazia è un film d’amore. Questo motore inesauribile che determina il dubbio\, la gelosia\, la tenerezza\, la commozione\, la comprensione delle cose della vita\, la responsabilità.\nL’amore e le sue articolate diramazioni sono viste e vissute attraverso gli occhi di Mariano De Santis\, Presidente della Repubblica verosimile ma rigorosamente inventato.\nMariano De Santis ama la moglie che non c’è più\, la figlia e il figlio e le loro distanze generazionali\, ama il diritto penale che ha studiato per tutta la vita. Mariano De Santis\, dietro il suo aspetto serio e rigoroso\, è un uomo d’amore.\nLa Grazia è un film sul dubbio. E sulla necessità di praticarlo\, soprattutto in politica\, soprattutto oggi\, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni\, attriti e risentimenti\, minando il benessere collettivo\, il dialogo e la tranquillità generale. Mariano De Santis è un uomo mosso dal dubbio.\nLa Grazia è un film su un dilemma morale. Concedere o meno la grazia a due persone che hanno commesso degli omicidi in circostanze\, però\, forse\, perdonabili. Firmare o non firmare\, da cattolico\, una legge difficile sull’eutanasia.\nDa ragazzo rimasi folgorato dal Decalogo di Kieślowski. Un capolavoro tutto incentrato sui dilemmi morali. La trama delle trame. L’unico intreccio davvero appassionante. Più di un thriller.\nNon penso di essermi neanche minimamente avvicinato all’altezza del genio di Kieślowski\, alla profondità con cui affrontava i temi morali\, ma ho sentito la necessità di farlo comunque\, in un momento storico in cui l’etica\, alle volte\, sembra essere opzionale\, evanescente\, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali.\nL’etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo.\nE Mariano De Santis è un uomo serio. \n 
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DESCRIPTION:sab 7 febbraio ore 18 e 20.30\ndom 8 febbraio ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nSIRÂT\nProduzione: Francia\, Spagna\, 2025\nDurata: 114′\nRegia: Óliver Laxe Coro\nInterpreti: Sergi López\, Bruno Núñez Arjona \nTRAMA Luis ed Esteban\, padre e figlio\, sono diretti in un luogo nascosto tra le montagne del Marocco meridionale\, dove pare si terrà un misterioso rave. Sono alla ricerca di Mar\, figlia e sorella\, scomparsa cinque mesi prima durante una di queste feste\, e che loro presumono possa trovarsi proprio lì. Una volta arrivati sul posto la ricerca si rivela molto complicata\, ma i due non demordono e decidono di seguire una comitiva di raver verso un’ultima festa tra le dune\, ancora più a sud\, mentre cominciano a essere raggiunti da notizie allarmanti provenienti dal mondo oltre il deserto. \nCOMMENTO Óliver Laxe Coro ha definito in passato il suo film Mimosas (2016) un “western religioso”. Si potrebbe forse chiamare così anche Sirât\, sostituendo il termine “religioso” con un più generico “spirituale”. Il film dal galiziano Laxe Coro presentato al Festival di Cannes 2025 (dove ha vinto Premio della Giuria) si distingue infatti non solo per il ritmo ponderato e per l’ambientazione in luoghi aridi e desolati tipici del western (anche se qui si tratta delle montagne del Marocco meridionale)\, ma anche per il modo in cui l’incedere cadenzato della narrazione\, pur interrotto da alcune deflagrazione di azione e tensione\, introduce varie riflessioni su temi spirituali ed esistenziali. Il racconto di un viaggio che diviene progressivamente più estremo via via che i protagonisti Luis ed Esteban e i loro inaspettati compagni di viaggio raver si immergono nelle immensità desolate dell’Atlante diviene così il contenitore per le varie esperienze trasformative che si trovano a fronteggiare\, scompaginando non solo le aspettative dei personaggi ma anche quelle degli spettatori. Laddove molti film metterebbero in scena una storia simile con uno stile fragoroso\, Óliver Laxe Coro opta per una regia semplice ed elegante\, anche in questo debitrice del western classico\, nonostante quasi tutto il resto\, dai personaggi sboccati alle derive psichedeliche\, paia ben distante da quel cinema. Misterioso eppure diretto come il suo titolo\, Sirât (che significa “strada” in arabo\, tra l’altro riprendendo proprio alla parola latina strāta) propone un viaggio di sola andata fra panorami mozzafiato e parentesi danzerecce\, fra riflessioni pregnanti e momenti di grande tensione\, in cui una missione di salvataggio può diventare una lotta per la sopravvivenza\, e poi una via per ritrovare sé stessi. \nREGISTA Nato a Parigi da due immigrati provenienti dalla Galizia\, Óliver Laxe Coro è tornato a vivere con la famiglia nella terra natia\, pur mantenendo sempre un legame con la Francia\, così come con la Catalogna\, dove ha studiato cinema all’Università Pompeu Fabra. Un altro legame importante è quello col Marocco\, ambientazione di tre dei suoi quattro lungometraggi\, ovvero Sirât\, il dramma Todos vós sodes capitáns (2010) e il “western religioso” Mimosas\, mentre il successivo O que arde (2019) è ambientato in Galizia. La geografia e lo spazio in generale hanno d’altronde un ruolo centrale nel cinema di Laxe Coro\, come Sirât dimostra con efficacia. \n 
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SUMMARY:SIRÂT
DESCRIPTION:sab 7 febbraio ore 18 e 20.30\ndom 8 febbraio ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nSIRÂT\nProduzione: Francia\, Spagna\, 2025\nDurata: 114′\nRegia: Óliver Laxe Coro\nInterpreti: Sergi López\, Bruno Núñez Arjona \nTRAMA Luis ed Esteban\, padre e figlio\, sono diretti in un luogo nascosto tra le montagne del Marocco meridionale\, dove pare si terrà un misterioso rave. Sono alla ricerca di Mar\, figlia e sorella\, scomparsa cinque mesi prima durante una di queste feste\, e che loro presumono possa trovarsi proprio lì. Una volta arrivati sul posto la ricerca si rivela molto complicata\, ma i due non demordono e decidono di seguire una comitiva di raver verso un’ultima festa tra le dune\, ancora più a sud\, mentre cominciano a essere raggiunti da notizie allarmanti provenienti dal mondo oltre il deserto. \nCOMMENTO Óliver Laxe Coro ha definito in passato il suo film Mimosas (2016) un “western religioso”. Si potrebbe forse chiamare così anche Sirât\, sostituendo il termine “religioso” con un più generico “spirituale”. Il film dal galiziano Laxe Coro presentato al Festival di Cannes 2025 (dove ha vinto Premio della Giuria) si distingue infatti non solo per il ritmo ponderato e per l’ambientazione in luoghi aridi e desolati tipici del western (anche se qui si tratta delle montagne del Marocco meridionale)\, ma anche per il modo in cui l’incedere cadenzato della narrazione\, pur interrotto da alcune deflagrazione di azione e tensione\, introduce varie riflessioni su temi spirituali ed esistenziali. Il racconto di un viaggio che diviene progressivamente più estremo via via che i protagonisti Luis ed Esteban e i loro inaspettati compagni di viaggio raver si immergono nelle immensità desolate dell’Atlante diviene così il contenitore per le varie esperienze trasformative che si trovano a fronteggiare\, scompaginando non solo le aspettative dei personaggi ma anche quelle degli spettatori. Laddove molti film metterebbero in scena una storia simile con uno stile fragoroso\, Óliver Laxe Coro opta per una regia semplice ed elegante\, anche in questo debitrice del western classico\, nonostante quasi tutto il resto\, dai personaggi sboccati alle derive psichedeliche\, paia ben distante da quel cinema. Misterioso eppure diretto come il suo titolo\, Sirât (che significa “strada” in arabo\, tra l’altro riprendendo proprio alla parola latina strāta) propone un viaggio di sola andata fra panorami mozzafiato e parentesi danzerecce\, fra riflessioni pregnanti e momenti di grande tensione\, in cui una missione di salvataggio può diventare una lotta per la sopravvivenza\, e poi una via per ritrovare sé stessi. \nREGISTA Nato a Parigi da due immigrati provenienti dalla Galizia\, Óliver Laxe Coro è tornato a vivere con la famiglia nella terra natia\, pur mantenendo sempre un legame con la Francia\, così come con la Catalogna\, dove ha studiato cinema all’Università Pompeu Fabra. Un altro legame importante è quello col Marocco\, ambientazione di tre dei suoi quattro lungometraggi\, ovvero Sirât\, il dramma Todos vós sodes capitáns (2010) e il “western religioso” Mimosas\, mentre il successivo O que arde (2019) è ambientato in Galizia. La geografia e lo spazio in generale hanno d’altronde un ruolo centrale nel cinema di Laxe Coro\, come Sirât dimostra con efficacia. \n 
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SUMMARY:ULTIMO SCHIAFFO
DESCRIPTION:sab 31 gennaio ore 18 e 20.30\ndom 1 febbraio alle ore 17\nIl regista Matteo Oleotto sarà presente in sala domenica 1 alle 17 per presentare personalmente il suo film\, con un’introduzione a cura di Marco Puntin. \n\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nULTIMO SCHIAFFO\nProduzione: Italia\, Slovenia\, 2025\nDurata: 101′\nRegia: Matteo Oleotto\nInterpreti: Adalgisa Manfrida\, Massimiliano Motta\, Giuseppe Battiston \nTRAMA Come si suol dire\, “a Natale si è tutti più buoni”\, ma per Petra e Jure\, sorella e fratello che abitano nel villaggio minerario di Cave del Predil\, è difficile accettare questa filosofia\, dopo che la vita non è certo stata generosa con loro. Quello che vogliono è abbandonare il paese natio e ricominciare in un posto in cui ci siano vere opportunità per qualcuno come loro: il problema è che per farlo servono soldi\, e loro non li hanno. Complice la scomparsa del cane Marlowe\, per il cui ritrovamento è stata promessa una lauta ricompensa\, il duo comincia a escogitare un piano per andarsene dal villaggio. \nCOMMENTO Dopo aver vinto nel 2013 il Premio del pubblico “RaroVideo” alla Settimana internazionale della critica della Mostra del cinema di Venezia con la commedia sopra le righe Zoran – Il mio nipote scemo\, Matteo Oleotto sembrava aver trovato la sua dimensione nel mondo della serialità televisiva\, dove ha realizzato alcuni prodotti apprezzati come Volevo fare la rockstar (2019) e Maschi veri (2025). Ultimo schiaffo va invece a rappresentare un ritorno netto alle atmosfere agrodolci e ai personaggi eccentrici di Zoran\, nonché ai panorami della sua regione\, sebbene stavolta il film sia ambientato fra le nevi e i monti di Cave del Predil e non nel Collio che ben conosce. Ritorna anche il grande Giuseppe Battiston\, pur questa volta non in un ruolo da protagonista\, ribadendo con forza le radici locali della pellicola\, d’altronde realizzato in collaborazione con la Friuli Venezia Giulia Film Commission e il Fondo audiovisivo del FVG\, oltre che con lo Slovenski Filmski Center di Ljubljana. Nonostante il fortissimo legame fra il territorio friulano e la storia che il film racconta\, i modelli principali di Ultimo schiaffo sono internazionali\, e vanno rintracciati nelle dark comedy grottesche di Joel e Ethan Coen\, al cui capolavoro Fargo (1996) lo stesso Oleotto ha confermato di essersi ispirato. Se lì erano le gelide montagne del North Dakota a fare da cornice a un thriller dall’umorismo surreale\, qui Oleotto ha optato per le ombrose Alpi Giulie\, lasciando però che l’elemento da crime movie sia solo una delle molte anime (e nemmeno una delle più importanti) che compongono il suo atteso ritorno sul grande schermo\, per il quale si può proprio dire che è valsa la pena attendere. \nREGISTA Nato a Gorizia\, Matteo Oleotto si è prima formato come attore all’Accademia “Nico Pepe” di Udine\, per poi dedicarsi alla regia una volta iscritto al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dopo alcuni cortometraggi\, si è distinto nel 2013 con l’apprezzato Zoran – Il mio nipote scemo\, seguito da vari lavori televisivi\, fra cui film come Mai scherzare con le stelle! (2020) e serie tv come Doc — Nelle tue mani (2024). Ultimo schiaffo rappresenta il suo ritorno al cinema con un’altra “ballata di provincia”\, per usare le sue parole\, la quale “porta in scena un cortocircuito […] tra il calduccio rassicurante delle feste e la tristezza siberiana dei personaggi”. \n 
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SUMMARY:ULTIMO SCHIAFFO
DESCRIPTION:sab 31 gennaio ore 18 e 20.30\ndom 1 febbraio ore 17\nIl regista Matteo Oleotto sarà presente in sala domenica 1 alle 17 per presentare personalmente il suo film\, con un’introduzione a cura di Marco Puntin. \n\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nULTIMO SCHIAFFO\nProduzione: Italia\, Slovenia\, 2025\nDurata: 101′\nRegia: Matteo Oleotto\nInterpreti: Adalgisa Manfrida\, Massimiliano Motta\, Giuseppe Battiston \nTRAMA Come si suol dire\, “a Natale si è tutti più buoni”\, ma per Petra e Jure\, sorella e fratello che abitano nel villaggio minerario di Cave del Predil\, è difficile accettare questa filosofia\, dopo che la vita non è certo stata generosa con loro. Quello che vogliono è abbandonare il paese natio e ricominciare in un posto in cui ci siano vere opportunità per qualcuno come loro: il problema è che per farlo servono soldi\, e loro non li hanno. Complice la scomparsa del cane Marlowe\, per il cui ritrovamento è stata promessa una lauta ricompensa\, il duo comincia a escogitare un piano per andarsene dal villaggio. \nCOMMENTO Dopo aver vinto nel 2013 il Premio del pubblico “RaroVideo” alla Settimana internazionale della critica della Mostra del cinema di Venezia con la commedia sopra le righe Zoran – Il mio nipote scemo\, Matteo Oleotto sembrava aver trovato la sua dimensione nel mondo della serialità televisiva\, dove ha realizzato alcuni prodotti apprezzati come Volevo fare la rockstar (2019) e Maschi veri (2025). Ultimo schiaffo va invece a rappresentare un ritorno netto alle atmosfere agrodolci e ai personaggi eccentrici di Zoran\, nonché ai panorami della sua regione\, sebbene stavolta il film sia ambientato fra le nevi e i monti di Cave del Predil e non nel Collio che ben conosce. Ritorna anche il grande Giuseppe Battiston\, pur questa volta non in un ruolo da protagonista\, ribadendo con forza le radici locali della pellicola\, d’altronde realizzato in collaborazione con la Friuli Venezia Giulia Film Commission e il Fondo audiovisivo del FVG\, oltre che con lo Slovenski Filmski Center di Ljubljana. Nonostante il fortissimo legame fra il territorio friulano e la storia che il film racconta\, i modelli principali di Ultimo schiaffo sono internazionali\, e vanno rintracciati nelle dark comedy grottesche di Joel e Ethan Coen\, al cui capolavoro Fargo (1996) lo stesso Oleotto ha confermato di essersi ispirato. Se lì erano le gelide montagne del North Dakota a fare da cornice a un thriller dall’umorismo surreale\, qui Oleotto ha optato per le ombrose Alpi Giulie\, lasciando però che l’elemento da crime movie sia solo una delle molte anime (e nemmeno una delle più importanti) che compongono il suo atteso ritorno sul grande schermo\, per il quale si può proprio dire che è valsa la pena attendere. \nREGISTA Nato a Gorizia\, Matteo Oleotto si è prima formato come attore all’Accademia “Nico Pepe” di Udine\, per poi dedicarsi alla regia una volta iscritto al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dopo alcuni cortometraggi\, si è distinto nel 2013 con l’apprezzato Zoran – Il mio nipote scemo\, seguito da vari lavori televisivi\, fra cui film come Mai scherzare con le stelle! (2020) e serie tv come Doc — Nelle tue mani (2024). Ultimo schiaffo rappresenta il suo ritorno al cinema con un’altra “ballata di provincia”\, per usare le sue parole\, la quale “porta in scena un cortocircuito […] tra il calduccio rassicurante delle feste e la tristezza siberiana dei personaggi”. \n 
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SUMMARY:FATHER MOTHER SISTER BROTHER
DESCRIPTION:sab 17 ore 18 e 20.30\ndom 18 ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nFATHER MOTHER SISTER BROTHER\nProduzione: USA\, Irlanda\, Francia\,\nItalia\, Giappone\, 2025\nDurata: 110′\nRegia: Jim Jarmusch\nInterpreti: Adam Driver\, Charlotte Rampling\, Cate Blanchett\, Vicky Krieps \nTRAMA Tre famiglie i cui membri hanno da tempo diradato i rapporti si riuniscono in contesti molto diversi: in un’anonima cittadina degli Stati Uniti d’America nord—orien­tali\, un fratello e una sorella fanno visita all’eccentrico padre\, chiuso da anni nel suo isolamento; a Dublino\, le due figlie di un’austera scrittrice vanno a trovarla per il loro appuntamento annuale di fronte a una tazza di tè\, nonostante vari problemi per raggiungerla; a Parigi\, due gemelli si ritrovano a raccogliere le ultime cose dall’appartamento dei genitori dopo la loro tragica morte in un incidente aereo. \nCOMMENTO Dopo più di vent’anni Jim Jarmusch è tornato alla Mostra del cinema di Venezia e guarda caso l’ha fatto con un film a episodi\, come il cult Coffe and Cigarettes che presentò fuori concorso nel 2003. Father Mother Sister Brother è difatti composto da tre capitoli tra loro indipendenti che esplorano i vari modi in cui le relazioni famigliari mutano nel tempo e come le persone risentono di questi cambiamenti. Partendo da un fratello e una sorella di mezza età che\, da professionisti affermati\, si trovano a visitare il padre recluso e senza apparenti fonti di reddito dopo la morte della moglie\, trovandolo indifferente e distante come sempre\, fino ad arrivare ai due gemelli parigini che scoprono vari dettagli misteriosi sul passato dei genitori esplorando l’appartamento in cui vivevano prima dell’imprevista morte\, Jim Jarmusch costruisce un film perfettamente inserito nella sua produzione\, un’opera fondata sul dialogo e dal ritmo compassato\, quasi ipnotico\, nonostante i colpi di scena che arricchiscono la narrazione. Sebbene negli ultimi anni la Mostra del cinema di Venezia abbia premiato film di genere di grande appeal\, come La forma dell’acqua (2017) di Guillermo Del Toro\, Joker (2019) di Todd Phillips o Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos\, quest’anno il Leone d’oro è andato al rigoroso film d’autore diretto da Jarmusch\, il quale comunque offre con Father Mother Sister Brother un’esperienza stimolante e mai banale. Complici sono i numerosi grandi attori e attrici coinvolti nel progetto\, da Adam Driver a Françoise Lebrun\, passando per Cate Blanchett\, grazie a cui la pellicola diventa un viaggio nella complessità dei rapporti famigliari che adotta diversi registri\, dal grottesco al drammatico\, per rendere indimenticabili\, e cinematografici\, i vari momenti di vita quotidiana che compongono i suoi tre episodi. \nREGISTA Considerato il più grande cineasta indipendente affermatosi negli Stati Uniti fra anni ‘80 e ‘90\, il regista e musicista Jim Jarmusch può vantare la regia di alcuni dei principali cult del periodo\, come la commedia carceraria (col nostro Roberto Benigni) Daunbailò (1986)\, il western psichedelico Dead Man (1995) e il noir Ghost Dog – Il codice del samurai (1999). Ciononostante\, non ha smesso di sperimentare\, alternando raffinati film d’autore del calibro di Coffe and Cigaret- tes e Paterson (2016) a film horror (seppur molto particolari) come Solo gli amanti sopravvivono (2013) e I morti non muoiono (2019)\, tutti accomunati dalla centralità della musica\, a volte composta da lui stesso. \n 
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SUMMARY:C’ERA UNA VOLTA MIA MADRE
DESCRIPTION:sab 10 ore 18 e 20.30\ndom 11 ore 17\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nC’ERA UNA VOLTA MIA MADRE\n(MA MÈRE\, DIEU ET SYLVIE VARTAN)\ndi Ken Scott\ntratto dal romanzo di Roland Perez «Ma mère\, Dieu et Sylvie Vartan»\nVincitore del Prix Littéraire du Cheval Blanc 2022\nNel cast di altissimo livello Jonathan Cohen\, Naïm Naji e Sylvie Vartan nel ruolo di se stessa. \nTRAMA Parigi\, anni ‘60. In una numerosa famiglia di origine marocchina arriva un nuovo figlio\, a cui viene dato il francesissimo nome Roland. Il bambino però ha un problema: è nato con una malformazione che secondo i medici gli impedirà di camminare da solo. La madre Esther non si arrende a questa diagnosi e comincia a percorrere ogni strada per permettere al suo Roland di guarire e poter essere indipendente. Dopo molte fatiche ce la farà: Roland si dedicherà alla danza\, farà l’attore\, poi l’avvocato e infine il giornalista\, sempre seguito dall’ombra amorevole ma a tratti invadente di Esther. \nCOMMENTO Tratto da Ma mère\, Dieu et Sylvie Vartan\, romanzo autobiografico di grande successo scritto dal giornalista francese Roland Perez\, il film di Ken Scott si pone il chiaro obiettivo di adattare in maniera estremamente fedele il libro\, operazione non facile trattandosi di un’opera autobiografica. Il titolo italiano C’era una volta mia madre\, modellato su quello internazionale in inglese Once Upon My Mother\, aiuta a capire subito su quale elemento della triade formativa madre-Dio-Sylvie Vartan il regista canadese ha deciso di concentrare la sua attenzione. \nLa pellicola infatti si mostra fin da subito come una celebrazione spassionata della determinazione di Esther Perez\, ottimamente interpretata dall’attrice franco-algerina Leïla Bekhti\, la quale ricorre a ogni ritrovato medico e non per cercare di curare il figlio\, il quale non a caso pare guarire quasi per miracolo. A questo punto forse entra nell’equazione anche il secondo elemento della triade succitata\, Dio\, nello specifico il Dio incostante della tradizione ebraica sefardita che è quella di origine del protagonista\, sebbene l’elemento religioso non venga molto esplorato nel film di Scott. Ha un ruolo più marcato il terzo elemento della triade\, ovvero la leggendaria chanteuse Sylvie Vartan\, le cui canzoni affollano la colonna sonora\, soprattutto nelle sezioni dedicate all’infanzia e alla giovinezza di Roland\, e che non a caso compare anche in un cameo durante una delle scene più importanti del film\, quando Roland\, divenuto giornalista\, intervista la cantante che ha tanto contribuito alla sua formazione. \nInserendosi con convinzione nel filone dei cosiddetti feel good movie\, C’era una volta mia madre propone un racconto tratto da una storia vera e con un lieto fine\, una combinazione che di questi tempi può parere poco credibile\, ma che qui colpisce per il modo convincente con cui è resa\, ribadendo\, nel suo piccolo\, la forza del cinema. REGISTA Cineasta canadese che ben rappresenta la natura bilingue di quel paese e anche della sua industria cinematografica\, Ken Scott per molto tempo è stato noto soprattutto come membro del gruppo comico Les Bizarroïdes e per aver scritto alcune sceneggiature molto apprezzate. Affermatosi nel corso del decennio scorso grazie ad alcune commedie di successo realizzate a Hollywood\, negli ultimi anni Scott è tornato alla regia di pellicole più variegate per genere\, passando dall’avventuroso L’incredibile viaggio del fachiro (2018) al più drammatico Goodbye Happiness (2021)\, senza dimenticare C’era una volta mia madre\, che mostra tutte le anime del suo cinema. \n 
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DESCRIPTION:sab 3\, dom 4\, mar 6 ore 16.30\, 18.30\, 20.30\ngio 1\, ven 2\, lun 5 ore 18.30\, 20.30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nBUEN CAMINO\ndi Gennaro Nunziante\nCast: Beatriz Arjona\, Checco Zalone\, Hossein Taheri\, Letizia Arnò\, Martina Colombari \nQuella di Checco è una vita agiata e comodissima e non potrebbe essere altrimenti visto che è il figlio unico di Eugenio Zalone\, un ricchissimo produttore di divani.\n\nSpiaggiato in piscina nelle sue ville lussuose\, un numero imprecisato di filippini a servizio\, una giovanissima modella messicana come fidanzata\, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare; si direbbe una vita davvero invidiabile visto che non gli manca niente ma proprio niente. Anzi no. Qualcosa gli manca. È la figlia minorenne Cristal\, chiamata così in onore delle famose bollicine francesi\, scomparsa all’improvviso senza lasciare traccia. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della sua paternità provando a cercare la ragazzina\, compito parecchio complicato visto che di Cristal e della sua vita non sa assolutamente niente. In suo soccorso giunge però Corina\, la migliore amica di Cristal\, che Checco riesce a corrompere e farle confessare che la figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Scoprirà raggiungendola che Cristal ha deciso di percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela\, 800 chilometri da camminare a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita\, una distanza immensa da percorrere che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto ad intraprendere. Per sentieri assolati\, montagne fredde e piovose\, passando per piccoli paesi sperduti\, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini\, Checco proverà a ricomporre la sua relazione con Cristal. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio si sa può cambiare la vita e renderla ricca per davvero. \n 
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DESCRIPTION:sab 3\, dom 4\, mar 6 ore 16.30\, 18.30\, 20.30\ngio 1\, ven 2\, lun 5 ore 18.30\, 20.30\nINGRESSO: Intero 7\,00 euro Ridotto 5\,00 \nBUEN CAMINO\ndi Gennaro Nunziante\nCast: Beatriz Arjona\, Checco Zalone\, Hossein Taheri\, Letizia Arnò\, Martina Colombari \nQuella di Checco è una vita agiata e comodissima e non potrebbe essere altrimenti visto che è il figlio unico di Eugenio Zalone\, un ricchissimo produttore di divani.\n\nSpiaggiato in piscina nelle sue ville lussuose\, un numero imprecisato di filippini a servizio\, una giovanissima modella messicana come fidanzata\, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare; si direbbe una vita davvero invidiabile visto che non gli manca niente ma proprio niente. Anzi no. Qualcosa gli manca. È la figlia minorenne Cristal\, chiamata così in onore delle famose bollicine francesi\, scomparsa all’improvviso senza lasciare traccia. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della sua paternità provando a cercare la ragazzina\, compito parecchio complicato visto che di Cristal e della sua vita non sa assolutamente niente. In suo soccorso giunge però Corina\, la migliore amica di Cristal\, che Checco riesce a corrompere e farle confessare che la figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Scoprirà raggiungendola che Cristal ha deciso di percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela\, 800 chilometri da camminare a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita\, una distanza immensa da percorrere che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto ad intraprendere. Per sentieri assolati\, montagne fredde e piovose\, passando per piccoli paesi sperduti\, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini\, Checco proverà a ricomporre la sua relazione con Cristal. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio si sa può cambiare la vita e renderla ricca per davvero. \n 
URL:https://www.teatropasolini.it/evento/buen-camino-3/
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